Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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domenica 8 marzo 2020

La Campagna di Sicilia. La Battaglia del ponte di Primosole. 14 luglio 1943


(a)     14 luglio
-     Operazioni terrestri
Il 2° battaglione del Ten.Col. Frost, alle ore 05.30 circa, arrivò nelle posizioni a lui assegnate (i punti JOHNNY 1, 2 e 3, a sud-est del ponte di Primosole) con una forza di soli 140 uomini e privo degli appoggi che potevano offrire loro le armi di reparto e mezzi di comunicazione[i].
L’offensiva tedesca non si fece attendere infatti, alle prime luci dell’alba, il 2° battaglione fu attaccato dalle truppe del 1° battaglione paracadutisti mitraglieri che si era schierato a 2 km a sud del ponte.
Il 2° battaglione del Ten.Col. Frost riuscì comunque a sostenere l’urto dei contrattacchi tedeschi durante le prime ore della giornata del 14 luglio. Ad ogni modo le perdite furono ingenti[ii] e le munizioni cominciarono a scarseggiare e si andò via via delineando la certezza di una imminente sconfitta, anche perché non vi era alcuna traccia dell’arrivo della VIII Armata (il Comandante della Brigata paracadutisti - Gen. Lathbury- apprese in mattinata che la 50^ Divisione non sarebbe arrivata nei tempi previsti in quanto stava incontrando una forte resistenza nei pressi di Lentini).
Il 3° battaglione arrivò sul luogo prescelto e occupato l’obiettivo, immediatamente dovette iniziare a gestire molti soldati italiani che, alla loro vista, si erano arresi.
Il 1° battaglione paracadutisti, che aveva l’ordine di effettuare il colpo di mano per la presa del ponte, atterrò nella zona giusta solo con un piccola parte dei suoi uomini e privo di quasi tutte le mitragliatrici Vicker, dei mortai e delle armi anticarro, che andarono perdute nel lancio. Il ponte, che era in mano a forze difensive italiane[iii] e che, alla vista del nemico, erano fuggite evitando il combattimento, fu preso all’incirca alle ore 03.00 da parte di un gruppo di circa 50 uomini comandati dal Cap. Rann. La difesa del ponte venne organizzata con i pochi uomini (circa 120) a disposizione del 1° battaglione, oltre a due plotoni avuti in rinforzo dal 3° battaglione e tre cannoni anticarro.
Per quanto concerne le difese dell’Asse sulla riva settentrionale del fiume Simeto, queste consistevano di pochi battaglioni italiani, mentre a sud era schierato il battaglione paracadutisti mitraglieri, giunto in rinforzo alla Divisione “Goering” in data 13 luglio. Il battaglione creò non poche perdite alle truppe inglesi già nella fase di aviolancio. Le truppe inglesi, infatti, furono fatte oggetto di fuoco da parte delle mitragliatrici tedesche appostate nella zona a sud del ponte. All’inizio del pomeriggio, subirono anche un cannoneggiamento da parte dell’artiglieria pesante tedesca con pezzi da 88 mm. Nella tarda mattinata del 14 i Tedeschi cominciarono una serie di contrattacchi, ad opera del Cap. Stangenberg, per riprendersi il ponte[iv]. Stangeberg riuscì a radunare in breve tempo una forza di circa 350 uomini (200 della sua task force e 150 radiotelegrafisti), che consisteva anche di una batteria contraerea equipaggiata con soli due cannoni (uno da 88 mm e un vecchio cannone italiano da 5 cm fatto funzionare da serventi tedeschi). La batteria contraerea fu schierata ai lati della strada 114, mentre i radiotelegrafisti agli ordini del Cap. Fassl furono schierati a est con il compito di attraversare il fiume Simeto e di attaccare il fianco destro inglese. Poco dopo le 13 iniziò il primo attacco da parte tedesca, che fu respinto senza troppe difficoltà. Ne seguì un secondo dal fianco destro che costrinse le forze inglesi a restringere il perimetro della linea difensiva attorno al ponte. Gli attacchi proseguirono per tutta la mattinata e il Ten. Col. Pearson accortosi che la 50^ Divisione tardava ad arrivare e che oramai scarseggiavano anche le munizioni, alle ore 17.30 diede ordine di abbandonare la riva settentrionale del fiume Simeto[v].
Al crepuscolo, dopo l’aviolancio del battaglione paracadutisti del genio tedeschi sulla piana a nord del fiume Simento, l’unità di Stangeberg fu rischierata a difesa del porto di Catania, mentre i primi ricevettero l’ordine della riconquista del ponte. Sin dalle 21:30, nell’area v’erano in perlustrazione u paio di camionette del II btg. Arditi al comando del S.ten. Donìa; la fama del reparto era giunta da tempo all’orecchio dei tedeschi. Un ufficiale dei genieri fermò Donìa e , dopo avergli illustrato il proposito di agire per riprendere il ponte, chiese che gli arditi vi dessero una mano alla loro maniera. Donìa chiamò il magg. Marcianò, che lasciò subito il comando di battaglione dirigendo su Primosole alla testa di tre pattuglie della 113a cp.. Raggiunto il Simento, Marcianò impartì le ultime istruzioni ai suoi uomini, che avrebbero agito al comando del Cap.Paradisi, vicecomandante di battaglione. Alle 01:45 del 15, dopo l’azione preparatoria dei tedeschi, le sei camionette imboccarono il ponte a tutta velocità mettendo in fuga l’avanguardia avversaria che si diresse verso bivio Jazzotto, ove era il grosso della brigata. Conclusosi l’assalto degli arditi, la 1acp. Genieri prese posizione sulla sponda sud del fiume, presso il ponte; le altre due si sistemarono su quella nord, a cavallo del rettifilo, avendo sulla sinistra la 553a cp. Mitraglieri e sulla destra i mitraglieri del Cap. Shmidt che, nella notte erano indietreggiati, appostandosi tra il Gornalunga ed il Simento.
Nel frattempo. a Sud di JOHNNY 1, alla vista del Gen. Lathbury apparve il primo carro Sherman della 4^ Brigata Corazzata, seguito due ore dopo da una compagnia appiedata del 6° reggimento di fanteria leggera “Durham”.
L’arrivo dei carri Sherman costrinse i Tedeschi a ritirarsi sulla riva settentrionale del Simeto, dove si preparano a fronteggiare un eventuale attacco delle forze inglesi intenzionate a spingersi sino a Catania, anche se l’attacco inglese fu rimandato alla notte successiva[vi].
Nel frattempo a sud gli uomini del 3° FJR stavano respingendo l’avanzata della 5^ Divisione verso Carlentini, ma una volta persa Lentini il Col. Shmalz ordinò agli uomini del 3° FJR di far ritirare i suoi paracadutisti ad ovest del ponte. Inizialmente Heilmann si rifiutò di abbandonare la posizione e la ritirata iniziò con ritardo, solo quando era oramai impossibile continuare a mantenere la posizione. Heilmann aveva nutrito la speranza di riuscire a fuggire verso Catania, ma si rese conto che la via di fuga scelta era resa impraticabile dal costante cannoneggiamento della Royal Navy. Costretti ad abbandonare armi e mezzi pesanti, i paracadutisti tedeschi si diressero a nord-est nella notte tra il 14 e il 15 luglio e all’alba del 15 luglio si ritrovarono a sud-est del ponte Malati, in quanto la via di fuga inizialmente prescelta era bloccata da truppe e carri inglesi (riuscirono a raggiungere l’aeroporto di Catania dove vi rimasero per tutto il 16 luglio, mentre colonne inglesi procedevano verso Primosole).
-     Operazioni aeree
Una volta giunti sull’obiettivo, gli uomini del 1° battaglione inglese furono lasciati indisturbati per buona parte della mattinata del 14, ad eccezione di un bombardamento aereo a circa metà mattinata che mitragliò sul ponte senza però causare gravi danni[vii];
-     Operazioni aviotrasportate
Alle prime ore del crepuscolo furono paracadutate sopra l’aeroporto di Catania tre compagnie del 1° battaglione Fallschirm-Pionier (battaglione del genio della 1^ Divisione paracadutisti tedesca). I circa 450 uomini aviolanciati, agli ordini del Cap. Adolff, durante la notte raggiunsero il ponte di Primosole per dare il cambio agli uomini del Cap. Stangenberg. Adolff sistemò due delle sue compagnie attraverso la strada 114 all’estremità meridionale del ponte, mentre la terza compagnia formata da 150 uomini ne difendeva l’estremità settentrionale;
-     Operazioni anfibie/di forze speciali
Nihil;


[i]Frost J., A drop too many, , London 1982  pag. 180.
[ii]Secondo quanto riportato nel Diario di Guerra del 2° battaglione paracadutisti, le perdite in mattinata  furono di 22 morti ed altrettanti feriti.
[iii] Wilhelsmaeyer H., The battle for Primosole Bridge, Parte I.
[iv]Stangerberg – che aveva fatto parte della aliquota di ricognizione del 3° FJR con il Col. Heilmann - ebbe la notizia da una staffetta tedesca che truppe inglesi avevano bloccato la strada 114. Ritornò a Catania e riuscì a radunare sola una unità di radiotelegrafisti - 1^ compagnia del 1° battaglione paracadutisti delle comunicazioni, giunta sul posto pochi giorni prima con lo scopo di installare le comunicazioni per la Divisione “Goering” - e ottenne il permesso di impegnarli in un contrattacco sul ponte di Primosole.
[v]Nel frangente il 1° battaglione contava circa 160 effettivi, in quanto si erano uniti allo stesso parecchi soldati “sbandati” dopo l’aviolancio iniziale (Diario di guerra del 1° Battaglione paracadutisti).
[vi]Il Comandante della Brigata – Gen. B. Senior– decise di aspettare il giorno seguente per lanciare l’attacco decisivo, in quanto i suoi uomini avevano camminato ininterrottamente fin dal giorno dello sbarco. Il battaglione più avanzato – il 9° reggimento di fanteria leggera – non riuscì ad avvicinarsi al ponte prima delle 21.30 e le restanti unità della Brigata di fanteria si trovavano molto indietro, verso Lentini. L’ultimo contingente giunse solo poco prima della mezzanotte del 14 luglio (Senior R.H., The Durham light infantry at the Primosole, The Brithis Army Quarterly, ottobre 1944).
[vii]Diari di guerra della 1^Brigata e di Wilhelmsmeyer, parte I.

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