Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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martedì 22 marzo 2011

ALBANIA 1943
La Divisione "Perugia" ed i suoi tanti interrogativi


Si riceve la seguente lettera
Caro Coltrinari

Non so se è a conoscenza del fatto che a luglio dello scorso anno alcuni sub hanno individuato nella baia di Sarande il relitto della Probitas.
Hanno condotto una esplorazione sulla nave affondata, come è noto, il 25 settembre 1943 a seguito dei ripetuti bombardamenti condotti dagli aerei tedeschi.
Ironia della sorte l’ordine di imbarco prevedeva che ad imbarcarsi per primo doveva essere proprio il II Btg. “Ciclisiti”……
Comunque sono in contatto con i sub che hanno condotto l’esplorazione ed ho anche le foto.
Particolare interessante è che la nave non si trova nel porto bensì in rada. E questo lo sapevamo. Quello che però che non sapevamo (almeno io non lo sapevo) è che la nave ha le ancore praticamente issate. In altri termini mi spiegava il sub, che è un esperto sottufficiale di Marina, la nave non era ferma ma, probabilente, era già in condizione di manovrare e stava manovrando.
Da ricerche condotte risulta che la mattina successiva entra in rada il MAS 516 con nuovi ordini per la “Perugia”. Si ma quali erano gli ordini? Ma gi ordini di portarsi a Porto Palermo non erano già stati recapitati con un aereo? Lei ha notizie più precise in merito?
Lo scorso 7 ottobre sono stato a Kuç per celebrare l’anniversario della fucilazione (con me c’era anche Gustavo Lanza nipote dell’omonimo colonnello comandante il 129°) e poi mi sono spinto fino a Sarande dove ho visitato baia Limione. Li non c’è niente che ricordi l’eccidio di Chiminello e dei suoi ufficiali. Peccato. Solo qualche vecchio pescatore ricorda il massacro dei soldati italiani. Eppure quei luoghi sono rimasti immutati. Avevo con me le due foto scattate dai tedeschi durante la fucilazione di Chiminello e Bernardelli. I luoghi sono perfettamente riconoscibili.


Brutta storia quella della “Perugia”: abbandonata oggi come allora!


Nei suoi libri ha sempre con coraggio sostenuto la tesi dell’abbandono della “Perugia”, in ultimo al convegno “Settembre 1943 - La Tragedia della Divisione Acqui a Cefalonia” dove, parlando della “Perugia”, ha evidenziato che l’argomento è “pericoloso” e può mettere in discussione la carriera o l’interesse di qualche maggiorente, più o meno importante, non esiste ricordo, storia o altro che tenga: l’argomento va evitato, affossato, cancellato”. Potrebbe essere più preciso in merito. In altri termini lei conosce i nomi dei “maggiorenti”?

Spero di poterla risentire presto
Vincenzo Rago

Risposta



Caro Rago,

basta leggere il libro  sulla Divisone "Perugia" e vi è la risposta ai suoi quesiti. Non vi è nulla di nascosto. Se si seguono i processi decisionali si arriva facilmente alla verità. Occorre solamente avere il tempo, la voglia e la paziannza, ma tutto è alla luce del sole.
Inoltre vi è il volume scritto con Giorgio Prinzi "Salvare il Salvabile" che ampiamente tratta l'argomento della crisi armistiziale e che credo sia abbastanza esaustivo, che Le riporto sopra.
Un carissimo saluto. Massimo Coltrinari




sabato 19 marzo 2011

IL CALENDARIO ASSOCIATIVO PER IL
 2009

MONTE MARRONE 31 MARZO 1944

L’epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”

Pagina 2

Carissimi Soci,

A Montelungo è tradizione che noi, rimasti veramente in pochi, ci si ritrovi per ricordare non a noi stessi che li abbiamo sempre nel cuore, ma ai giovani, a quelle future generazioni per cui abbiamo combattuto, i nostri fratelli Caduti. Noi non siamo qui in una sorta di pellegrinaggio di tristezza e di mestizia, ma fieri e orgogliosi di quello che nella nostra ormai lontana giovinezza abbiamo fatto. Il Calendario Associativo di quest’anno è dedicato alla epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”, che esordì nella Guerra di Liberazione con l’impresa di Monte Marrone. Non voglio qui ricordare le tappe di questa epopea. Basta sfogliare le pagine del Calendario, che anche quest’anno rinverdisce la solida tradizione militare che affonda le sue radici nella nostra storia reggimentale della fine dell’ottocento, per rendersi conto di quale valore e di quale perizia si siano dimostrati i nostri Alpini. L’Associazione è tesa a ricordare questa gesta, ed anche quest’anno siamo lieti di offrire questo calendario, che è segno della nostra vitalità e intraprendenza. Lo sforzo che facciamo per non far cadere nell’oblio la storia della Guerra di Liberazione è continuo, ed ogni anno qui a Montelungo, ne tracciamo il bilancio. Anche quest’anno è soddisfacente, ma se lo rapportiamo alle nostre risorse, è eccezionale. Davanti a queste tombe, noi ci sentiamo orgogliosi di tutto questo, fieri di non aver dimenticato e sempre più determinati a continuare la nostra opera. Questo 2008 che sta per concludersi si è portato via uno dei più cari amici, che anche da questa tribuna voglio ricordare, Pietro Toselli. Abbiamo passato una vita insieme, ed ora che Lui è andato avanti, ci sentiamo un pochino più soli. Ma la memoria che con la nostra attività abbiamo costruito, costruiamo e andiamo a costruire è un punto di riferimento così saldo, una certezza così limpida che ci aiuta a superare ogni tristezza.

Come l’anno scorso e gli anni passati, con questi sentimenti, nel ricordo ancora dei nostri Caduti, nel consegnarvi idealmente qui a Montelungo il Calendario dell’anno che sta per iniziare, una tradizione iniziata nel 2001, porgo ad ognuno di Voi, Cari Soci, ai vostri familiari, agli amici e a tutti coloro che nutrono sentimenti patrii nei nostri confronti i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.

Montelungo, 8 dicembre 2008 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina: Un Alpino sale lungo le pendici rocciose di Monte Marrone. A destra, la Bandiera del “Battaglione Piemonte” . Il Distintivo da petto coniato nel 50° anniversario della presa di Monte Marrone, 1994.



Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Sergio Pivetta, Alberto Zignani, Edoardo Cristofari, e da Luigi Morena

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari , Sergio Pivetta e Massimo Coltrinari. Composto e deciso a Chianciano, il 9 marzo 2008 durante il Consiglio nazionale della Associazione.


Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta - Via Carlo Crivelli 20 20122 Milano, con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2009.”



Fonti: Le fotografie, che non provengono direttamente dall’Archivio Pivetta, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:G. Conti, Il Primo Raggruppamento Motorizzato, Roma, Ministero della Difesa, Ufficio Storico, 1984; Ministero della Difesa, La partecipazione delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e alla resistenza, 8 settembre 1943-8 maggio 1945. Roma. 2003; L. Poli, G. Oliva, Le Forze Armate dalla Guerra di Liberazione alla Nascita della Repubblica 1943-1947, Roma, 1997. Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma 1987.


Pagina 3 LA PREPARAZIONE

Foto 4. Una delle basi di partenza verso la cresta di Monte Marrone, a quota 1000, Colle Rotondo. Foto 5. Alpini con la mitragliatrice Breda 37 salgono verso la cresta di Monte Marrone. Foto 6. La salita non fu facile e in certi punti tutta l’abilità degli Alpini sarà messa a dura prova.

Monte Marrone rappresentava nel settore del Corpo di Spedizione Francese a fine Marzo 1944 una posizione di osservazione e di dominio tattico di notevole rilevanza che, con l’avanzare della primavera poteva essere occupata in forze dal nemico il che avrebbe seriamente compromesso le condizioni di difesa nel settore di Castelnuovo e delle Mainarde Il gen. Utili, comandante del I raggruppamento Motorizzato, che, a fine marzo 1944, constava di sette battaglioni ( I e II Battaglione del 68° Reggimento Fanteria, XIX e XXXIII Battaglione Bersaglieri, Battaglione Paracadutisti, Battaglione Arditi, Battaglione Alpini Piemonte, giunto il 22 marzo 1944) aveva studiato e concordato con i comandi francesi una azione mirata alla conquista e tenuta di Monte Marrone, volta a prevenire ogni iniziativa nemica, che se attuata avrebbe resa ardua, se non impossibile, ogni azione di riconquista.

pagina 4 LA VIGILIA



Idea centrale del piano del gen.Utili era quella di prevenire ogni azione tedesca, occupare di sorpresa, mediante pattuglie a ventaglio che giungessero pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta e subito attivassero un servizio di vigilanza, i reparti destinati a presidiare la posizione , in totale oltre 600 uomini, avrebbero dovuto iniziare l’ascesa dalla quota 1180 e dalla valle Petrara al fine di raggiungere la cresta ed installarvisi tra le 9 e le 10 del mattino. Il piano prevedeva che al seguito di questi uomini salissero portatori nella misura più larga possibile.

Il gen. Utili affidò la direzione e la condotta delle operazioni al colonnello Ettore Fucci, comandante della fanteria del Raggruppamento e al magg. Alberto Briatore. L’ordine di operazione fu ricco di disposizioni e modalità particolareggiate, tutte volte a realizzare la sorpresa e a sviluppare l’azione in tempi e modi concatenandosi nel modo migliore sia sul piano tattico sia su quello tecnico-tattico.



Foto 7: Alle spalle degli Alpini, era vitale che colonne di portatori seguissero l’azione, per poter rafforzare immediatamente le posizioni. Foto 8. Pattuglia di esploratori sulle rocciose pendici di Monte Marrone in marcia verso le posizioni di cresta.





Pagina 5 IL TERRENO



Foto 9. Visione generale della catena di monti in cui è inserito Monte Marrone, come appare ad inizio primavera, lo stesso paesaggio che si presentava nel 1944 ai nostri soldati. Foto 10. Vista dalle posizioni di Monte Marrone. Il I Raggruppamento Motorizzato, dopo aver partecipato al combattimento di Montelungo inquadrato della 36 Divisione “Texas”, passò alle dipendenze del Corpo di Spedizione Francese al comando del gen. Juen, per poi passare alle dipendenze del II Corpo Polacco del gen. Anders.



Pagina 6 e Pagina 7 31 MARZO 1944 L’AZIONE ORE 3,30

L’operazione ebbe inizio alle 3,30 del 31 marzo. Mentre gli Alpini muovono, a nord sui contrafforti settentrionali di Monte Castelnuovo operano pattuglie del Battaglione Paracadutisti e a sud sulle propaggini meridionali della Catenella agiscono elementi del 4° Reggimento Bersaglieri. Gli Alpini avanzano ed iniziano ad arrampicare. Si va incontro a qualche incidente, ma tutto procede con regolarità. Da un momento all’altro, nonostante tutte le precauzioni, il nemico, che ha il dominio di quota, può aprire il fuoco. Due ore e 45 minuti dopo che l’azione era cominciata, i primi esploratori giungono in cresta , dopo aver superato non poche difficoltà, alcune di ordine alpinistico. La cresta viene trovata sgombra dal nemico. Alle 7,15 anche la 1a , la 2°, e la 3° compagnia giungono in vetta. L’azione di sorpresa è riuscita.

Nelle restanti ore inizia il febbrile lavoro di rafforzamento delle posizioni, consci tutti che sicuramente il nemico tenterà., favorito anche dal terreno, una azione di riconquista. Le colonne di portatori iniziano la spola tra la base e la linea di cresta.



Schizzo della azione del Battaglione Alpini Piemonte e percorso della 1ma, 2da ,3za compagnia. Foto 11. Pezzo di artiglieria portato a spalla verso le posizioni in quota. Foto 12. Postazione a Monte Marrone con sullo sfondo Monte Mare.



Pagina 8 IL CONSOLIDAMENTO



La sorpresa per i tedeschi fu totale, tanto che in un primo tempo si mostrarono disorientati , dando attraverso i loro organi di informazione radio notizie contrastanti. Iniziarono,subito a svolgere una intensa attività di pattuglie, volta ad acquisire informazioni ed entità delle forze che avevano di fronte. Fino al 10 aprile si svolse questa attività , che fu intervallata da frequenti azioni di bombardamento, ed anche di puntate più o meno consistenti di pattuglie esplorative. Mentre questo si svolgeva l’azione di rafforzamento delle posizioni da parte italiana proseguì incessante.



Foto. 13. Gli Alpini si organizzano per migliorare le condizioni di vivibilità in quota. Foto 14. Pezzo da 75/13 in postazione. Foto 15. Rifugio antischegge sul versante sud di Monte Marone. Foto 16. Il ten. Guerriera che cadrà da valoroso nei mesi successivi,ivi,. Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, a cui è intitolata la sezione della Associazione a Milano



Pagina 9 LA REAZIONE NEMICA





Il 10 aprile 1944 i tedeschi passarono all’azione: tentarono un attacco a livello di compagnia, il massimo che il settore poteva permettere, contro le posizioni italiane di Monte Marrone. L’attacco fu preparato e sostenuto dal fuoco di artiglieria, di mortai, di tromboncini ed armi automatiche pesanti. L’attacco fu respinto dagli elementi di manovra del Battaglione Piemonte. Altre due compagnie di alpenjager Tedeschi, che erano di rincalzo,vennero bloccate dal violentissimo fuoco d’arresto o di controbatteria,delle artiglierie polacche ed italiane.





Foto. 16 Lavori di sistemazione a Monte Marrone. Pausa Rancio. Foto 17. Le condizioni meteo furono particolarmente avverse data la stagione, aggrado di molto le condizioni di vita degli Alpini. Era reale la possibilità che i tedeschi approfittassero di questa situazione per riconquistare le posizioni perdute. Foto 18. Le tende erano sistemate a ridosso degli strapiombi,in posizioni defilate.



Pagina 10 I SACRIFICI

Il significato dell’azione su Monte Marrone, prima come felice intuizione da parte dei Comandi, poi come esecuzione ardita e perfettamente eseguita in tutte le sue modalità, poi nella tenace resistenza al ritorno del nemico, è importante nel quadro della guerra di Liberazione. Il successo è indubbio, anche se nella reale dimensione si è trattato di fatto d’armi di proporzioni relative; in effetti si respinse l’attacco di tre grosse formazioni nemiche, dopo aver conquistato una posizione non presidiata. Ma contribuì ad elevare il tono morale del Raggruppamento, uscito non certo bene dalle giornate di Montelungo, sempre minacciato di scioglimento e operante nel non palese ma sempre pensato orientamento alleato di utilizzare gli Italiani come forza lavoro e non come unità combattenti. Suscitò reazioni favorevoli presso i Comandi Alleati, che avevano notevoli difficoltà ad operare in montagna. Quasi immediatamente da parte Alleata si ampliarono i compiti ed il settore di competenza assegnati al Raggruppamento.



Foto 20. I rifornimenti dovevano giungere o a spalla o con l’inseparabile mulo. Foto 21. L’artiglieria tedesca svolse un ruolo importante nella azione per la riconquista di Monte Marrone. Nella foto un colpo in arrivo. Foto 22. Rifugio tedesco in caverna, versante Nord di Monte Marrone. Foto 23. Paesaggio invernale, dall’osservatorio nord di Monte Marrone.







Pagina 11 LA MEMORIA



Il Raggruppamento Motorizzato, pur avendo dato prova, l’8 dicembre 1943, nel corso el primo combattimento sulla pietraia carsica di Montelungo, della volontà ri riscatto del nostro Esercito era stato costretto a ripiegare con gravi perdite sulle posizioni di partenza. L’attacco venne ripetuto, con l’appoggio degli americani, la domenica seguente, il 16 dicembre ma, nonostante il sucesso conseguito, Il Raggruppamento venne ritirato dalla prima linea ed inviato a riposo. Quando tutto sembrava perduto, i comandi alleati ci concessero una prova di appello consentendoci il ritorno in linea nella Val di Mezzo, sovrastata dal massiccio, considerato da tutti inespugnabile, di Monte Marrone. Prova d’appello affidata ai nostri Alpini che si imposero al rispetto degli anglo-americani realizzando una impresa ritenuta impossibile, prima occupando con un arditissimo colpo di mano,poi respingendo i ritorni offensivi del nemico culminati con l’attacco in forze la notte di Pasqua. E il 18 aprile 1944 il nostro Esercito vide la sua unità operativa in linea cambiare la propria denominazione e consistenza, passando dai 5000 uomini del 1 Raggruppamento ai 25000 uomini del Corpo di Liberazione Italiano (C.I.L.) dal quale, nel settembre 1944, raggiunto il Metauro, sarebbero nati i Gruppi di Combattimento (50.000), passando con ciò dal livello ordinativi della brigata a quello di divisione, che si affiancavano alle Divisioni Ausiliarie ( non meno di 192.000 nell’aprile del 1945) che operarono valorosamente sulla linea Gotica fino al suo sfondamento.



Foto 24. La Madonnina del Battaglione Alpini “Piemonte” nel Santuario di Val di Canneto. Foto 25. L’Aquila 1989. Il Battaglione Alpini “Piemonte” sfila durante il raduno nazionale della Associazioni Alpini. Foto 26. Rocchetta al Volturno, Durante la messa in ricordo dei caduti, una croce con i cappelli alpini, a testimoniare la memoria imperitura di un evento che segnò la storia del nostro Esercito. Foto 26. Pellegrinaggio di Alpini, nel sessantennale (1994-2004) alla croce, opera dello scultore alpino Vittorio Piotti, voluta ed eretta dalle penne nere del battaglione Piemonte sull trincee di quota 1770.
















Pagina 12

Calendario del 2009
Il Presidente della Associazione Nazionale Paracadutisti ha inviato una lettera nella quale sostiene  che il Calendario Associativo 2011 con riferimenti storici che coprono la partecipazione dei paracadutisti italiani alla lotta per la libertà non ha citato i paracadutiti accusando l'Associazione di Dissanttenzione se non di omissione storica, in pratica lanciando accuse pesanti di estremismo a tutto danno dei valori della Guerra di Liberazione

Nella lettera segue una presunta lezione di storia militare sui paracadutisti e il loro apporto alla Guerra di Liberazione

In attesa di rispondere come si conviene, l'impressione che il predetto Presidente o non ha visto il Calendario 2011 oppure lo ha scorto velocemente oppure è animato a quache altro motivo a noi sconociuto per asserire cose lontane dal vero e avanzare accuse veramente infamanti.

Intanto inviatiamo il Predetto Presidente a rivedere meglio il Calendario e ci prepariamo ad una risposta degna al fine di comprendere il motivo di così tanta animosità

La sezione Studenti e Cultori della Materia della ANC

sabato 12 marzo 2011



Si riceve la seguente lettera:
Gentile Prof. Coltrinari, ho letto casualmente navigando su internet della Sua pubblicazioni sullo sfortunato destino della Fanteria Perugia. Mio nonno Capitano Mannino Antonino faceva parte dei 35 ufficiali fucilati a Kuc insieme al generale Chiminello. Mi è capitato di vedere delle foto che ritraggono il generale Chiminello
dopo la fucilazione, mi sono sempre chiesto se esistono altre foto di quel giorno? Mi piacerebbe altresì sapere se ci sono altre foto della fanteria Perugia in Albania. Non mi voglio dilungare ci sarebbe tanto da dire... Le allego un link ad un sito gestito da un nipote di un altro caduto della Perugia che raccogli le testimonianza dei quei giorni. > >http://kuc.altervista.org/

In attesa suo riscontro la saluto con cordialità

Alberto Mannino

Chi avesse foto della Divisione Perugia in Albania è pregato di mettersi in contatto con il Sig. Mannino alla email albertomannino@virgilio.it

venerdì 11 marzo 2011

Testo del Calendario Associativo del 2007

Il Ritorno

1945 –1946 -1947

Prigionieri, Internati, Reduci



Pagina 2

Carissimi Soci,
vogliamo dare inizio ad una tradizione, già presente in altre Associazioni come la nostra, con la edizione di un Calendario che divulghi e, nel tempo, rapresenti, quello che è sempre in priorità assoluta il nostro scopo sociale: divulgare, far conoscere, amare il passetto e le sue bellezze naturali.
Un calendario che vuole testimoniare il nostro impegno ed il nostro amore volto a diffondere e far vivere i valori ed i significati di un tratto di storia della nostra città, che identifica e qualifica Ancona. In questo anno trascorso, anche tra le nostre file, abbiamo visto l’affiorare di situazioni che potremmo definire “di stupore”, in qualche cosa anche di segno contrario. Appare veramente strano che i primi contrasti che si incontrano nel voler diffondere e far conoscere il Passetto nascono proprio li dove ti aspetti una attività di propulsione, di spinta, di voglia di fare. Molte iniziative perdono il proprio slancio perché non trovano in chi te li aspetti quell’entusiasmo, quella voglia di realizzare, che è la condizione prima per ogni futuro successo, e che qualifica una Associazione di cultura e di volontariato come la nostra. Di contro, abbiamo visto l’entusiastica partecipazione di giovani, di studenti, di meno giovani, di anziani, che veramente rincuora alle nostre iniziative. Niente di eccezionale, a dire il vero, ma sempre iniziative volte a far amre, apprezzare e a rendere il più godibile, nel suo equilibrio e nel suo ecosistema, il Passetto. Questa bella realtà ha generato ulteriori sorprese. Ha stimolato molti di noi, ormai scivolati verso l’apatia intellettuale, verso uno stanco attendere, verso un oblio dovuto alle mille disillusioni. Uno stimolo, una spinta che ci ha portato una ventata di voglia di continuare a fare. Molto spesso da noi parte lamentele di ogni risma e di ogni natura che spesso ci fa richiudere su noi stessi e di contro consegna il Passetto all’oblio. Accanto all’altra lamentela cronica, quella della mancanza di iniziative, di risorse, la frase tipica è “non ci sono i fondi”, giustifichiamo il nostro non fare, il nostro attendismo, peggio, in alcuni, la nostra mascherata ideologia di andare contro tutti quei valori che il sano vivere civico impone..
E’ una realtà a luci ed ombre, che occorre ben tenere presente se si vuole ancora dare un senso nel vivere la nostra città, Ancona, da Anconetani
a cerimonie come quella di oggi a Montelungo, o quella di Porta San Paolo, o a Poggio Rusco, Filottrano, Finale Emilia. Una realtà, che vista in chiave positiva, ci permette di continuare a svolgere la nostra attività associativa e a diffondere ed illustrare i valori, già accennati, della Guerra di Liberazione. Noi abbiamo avuto la fortuna di vedere il crollo del muro di Berlino e con esso l’implosione della Unione Sovietica. Con questo eventi epocale è finito lo scontro ideologico tra est ed ovest, che aveva ingessato, all’indomani della fine della guerra, tutte quelle aspettative di rinnovamento che la Guerra di Liberazione aveva generato. Abbiamo la possibilità di attuale, senza vincoli ideologici, una società libera dalla mistificazione, dall’imbroglio morale, dalla lotta contrapposta di parte che è sterile e non crea una società futura migliore. Le speranze che sono state riaccese qui a Montelungo in quel ormai lontano 1943 possono realizzarsi se riusciamo a porre al centro di ogni nostra azione il superiore interesse della Patria, intesa come una collettività ove onestà intellettuale e morale, tolleranza, e spirito di sacrificio siano assi portanti del nostro vivere quotidiano. Sono parole quasi utopistiche, vedendo quanto sia già difficile agire e realizzare in seno alla nostra Associazione, ma davanti a queste tombe ragionare in termini ampi non solo rappresenta una necessità, ma anche un dovere.
Con queste parole, nel ricordo dei nostri Caduti, porgo ad ognuno di voi, Cari Soci, ai vostri familiari i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.
Montelungo, 8 dicembre 2006 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina:

Foto: Linea Ferroviaria Brennero-Verona. Una tradotta in osta in attesa di riprendere il viaggio verso Verona. Sul carro ferroviario, scritte di Internati Militari Italiani inneggianti al ritorno a casa, dopo la lunga sofferenza nel lager germanici. Maggio 1945.


Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Agostina Brugiavini.

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari e Massimo Coltrinari
Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario ( minimo di 15 euro; se, possibile di più), da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta Via Crivelli 20 20122 Milano con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2007.”
Fonti: Le fotografie, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:
Schreiber G., I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'esercito, ufficio Storico, Roma, 1992; Kazimier Smolen, Il Museo di Oswiecim, Oswieciem, Edizioni Museo Statale di Oswieciem, 2006; Pietro Vaenti, Il Ritorno dai Lager, Cesena, Società Editrice 2Il Ponte Vecchio, 1995; Patria Indipendente, Anno LV, N. 2, 19 Febbraio 2006.; Massimo Coltrinari, Enzo Orlanducci, I prigionieri Militari Italiani degli Stati Uniti nella seconda Guerra Mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1996., Renato Sicurezza, I Prigionieri e gli Internati Italiani nella seconda guerra mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1995


Pagina 3

Una piazza della Germania. Al momento della resa tedesca nel maggio del 1945 l’Europa era un mare di rovine, non solo materiali, ma soprattutto morali. In queste macerie, cercavano di sopravvivere i sopravvissuti alla guerra. La liberazione, in questo clima, non significava un ritorno immediato. Tutti coloro che per le vicende belliche erano stati allontanati dalla propria patria, dal proprio paese, fra mille difficoltà, cercavano di ritornare alle loro case.

In basso: figura di Internato.
L’Organizzazione per il l’Assistenza ai Reduci 1944-1947

Con il trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi l’Italia chiudeva definitivamente la difficile pagina aperta con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 che l’aveva portata a combattere con tutti i paesi del mondo. Fino all’8 settembre 1943, l’Italia aveva combattuto contro le Nazioni Unite; a queste aveva chiesto l’armistizio e dal 13 ottobre 1943 aveva dichiarato guerra alla Germania, ex alleata, e a tutti i paesi della coalizione hitleriana. Il 25 aprile 1945, con la sollevazione popolare del Nord Italia, hanno termine i combattimenti e praticamente la guerra con la sconfitta dell’Esercito tedesco in Italia. Da quella data si cerca, fra difficoltà di ogni sorta, di riprendere una vita normale. In questo sforzo il ritorno a casa di tutti coloro che sono stati travolti dalla guerra, rappresenta un momento fondamentale e qualificante. Significa ripristinare la normale vita familiare, dare una dimensione utile alla famiglia, in cui, dopo le paure, gli orrori, i lutti e le crudeltà della guerra, si ricompongono gli affetti e la voglia di vivre ed affrontare il futuro.

Sin dai primi mesi del 1944, il Governo del Sud, in relazione al problema dei profughi civili, e poi dei prigionieri di guerra, aveva istituito:

L’Alto Commissariato per i Prigionieri di Guerra, con decreto-legge 6 aprile 1944, che doveva sovrintendere allo stato, trattamento impiego ed assistenza dei prigionieri di guerra “sino all’atto del loro rimpatrio”

L’Alto Commissariato per l’Assistenza dei Profughi di Guerra, con decreto-legge 29 maggio 1944, che era destinato a trattate le materie “nei confronti dei civili profughi di guerra internati e deportati in conseguenza di eventi bellici.

L’Alto Commissariato per i Reduci, con decreto-legge 1 marzo 1945 n. 110, per occuparsi dei reduci al momento del loro collocamento in congedo.



Nell’ottobre 1944, allorché l’andamento della guerra stava autorizzando a pensare che si poteva profilare un inizio di rientro dei militari reduci dalla Prigionia e dall’Internamento, si affrontò il tema di come mettere sul campo le attrezzature necessarie e chi vi dovesse provvedere.La Presidenza del Consiglio, preso atto che gli Alleati intendevano che l’Esercito si dovesse disinteressare a questo problema, in quanto gli Alleati non intendevano distrarre dalla loro organizzazione logistica e in parte operativa, alcun elemento italiano, decise di dare mandato al Sottosegretario alla Guerra di predisporre un piano per l’accoglimento dei Reduci, in accorto con i due Alti Commissariati esistenti.



Da tale piano emerse e fu costituito l’Ufficio Autonomo Reduci da prigionia di Guerra e Rimpatriati ( Decreto Ministeriale del 9 novembre 1944 n. 4300).

I reduci, a mano a mano che venivano restituiti alla vita civile entravano nella sfera di competenza del Ministero dell’Assistenza post-bellica, istituto con Decreto Legge del 21 giugno 1945 n. 380 e del 31 luglio 1945 n. 425. Questo Ministero sostituì ed assunse le attribuzioni dei tre Alti Commissariati istituti nel 1944.


Pagina 4 Pagina 5

Il Ritorno dei Prigionieri di Guerra. L’Inizio dell’oblio e dell’indifferenza

Soldati Italiani dietro i reticolati. Nel Momento in cui si possono prendere queste fotografie, voleva dire che era giunto il momento della Liberazione ed iniziava la fase del rimpatrio. Il momento a lungo atteso durante i lunghi mesi di prigionia. Per alcuni essa si protrasse per oltre un lustro prima di essere rilasciati e rientrare in Patria.



Carta della Organizzazione dei centri alloggi nel periodo maggio-settembre 1945. In genere i prigionieri di guerra rientravano in Italia dai porti meridionali; Internati e deportati dai centri di alloggio del nord Italia.
Una fotografia simbolica circa il rimpatrio dei prigionieri di guerra: prigionieri italiani appena liberati ospiti di una famiglia di italo-americani al farewell party prima del rientro in Italia. L’accoglienza e il rientro in famiglia rappresenta il primo passo verso il totale inserimento nel tessuto sociale dopo l’esperienza della prigionia.



Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943, in linea teorica tutti i prigionieri di guerra italiani in mano alle potenze alleate dovevano essere rilasciati ed avviati in Italia. Così non fu. Il rilascio dei prigionieri iniziò già in Sicilia nell’estate del 1943 ( ne furono rilasciati sulla parola 65.000) ma i veri e propri rimpatri iniziarono nell’estate del 1945.


I prigionieri in mano agli Stati Uniti ammontavano a 124.000, in campi di concentramento in Nord Africa, negli Stati Uniti e nelle Haway; in mano alla Gran Bretagna 408 500, in campi di concentramento in Nord Africa, in Medio Oriente, in Kenya, in Sud Africa, in India, a Cylon, in Australia e nello stesso territorio metropolitano, in Gran Bretagna; in mano alla Unione Sovietica si supponeva un numero di 80-100 Uomini, tutti provenienti dall’ARMIR, In mano alla Francia Libera, circa 37.000. Il totale dei prigionieri di guerra assommava, secondo le stime del 1945, a circa 591.000

Nel periodo novembre 1944 – gennaio 1945, per i centri di Accoglienza di Castellana, Oria, Trifase, rientrarono circa 26.800 ex militari dalla Grecia e dalla Balcania, e circa 4.400 prigionieri dal Medio Oriente, dall’India e dall’Africa orientale. Attraverso il Centro di Napoli, circa 12.150 prigionieri, in mano a Francesi, Inglesi ed Americani. Nel periodo febbraio. Aprile 1945, dai centri di alloggio pugliesi transitarono 15600 reduci dalla Grecia e dalla Balcania, e 7.200 prigionieri di guerra in mano inglese. Da Napoli circa 3900 prigionieri con la medesima provenienza.

Nel periodo maggio-settembre 1945, sempre attraverso i centri meridionali, rientrano oltre 40.000 reduci dai Balcani e dalla Grecia, mentre furono messi in libertà dalle autorità Anglo-americare circa 38.000 prigionieri cooperatori che avevano prestato il loro servizio nelle Italian Service Units (ISU) Statunitensi e Britanniche. A poche migliaia ammontano i prigionieri in mano alleata.

Nel periodo ottobre dicembre 1945 rientra la gran parte dei soldati che sono nei Balcani e dalla Grecia, oltre 204.200, mentre iniziano a rientrar quelli in dagli Stati Units (22.800) dalle colonie Inglesi (21.300) .Nel trimestre successivo rientrano oltre 137.000 prigionieri in mano britannica, e dagli Stati Uniti. Da Aprile a luglio 1946 rientrano oltre 283.950 prigionieri di guerra, di cui 126.000 dall’Inghilterra (che sono sostituiti nelle loro mansioni soprattutto in agricoltura, da prigionieri tedeschi) e dal resto dell’Impero, e dagli Stati Uniti (26000). Si completano i rientri dal Nord Africa dei prigionieri in mano francese,mentre rientrano 10030 prigionieri in Mano alla URSS. In realtà dall’Unione Sovietica giugno oltre 21000 prigionieri, ma solo 10300 erano gli appartenenti all’ARMIR. Si accendono su questi rientri polemiche violentissime in quanto mancano all’appello oltre 60-70.000 soldati che si presuppone essere ancora in mano alla URSS. Si accusa la URSS di non voler restituire i prigionieri per motivi ideologici. In realtà la URSS non può restituire i soldati italiani in quanto questi sono periti durante i tragici mesi della primavera del 1943, nella più grande tragedia, la ritirata di Russia, a cui è andato incontro l’Esercito Italiano.

Con la fine del 46 e il febbraio 1947 sono stati portati a termine i rimpatri dei prigionieri dall’Inghilterra, dal medio oriente, dal Sud Africa, dal Kenya, dall’Africa Orientale e dall’Australia. Rimangono 63 ufficiali e 1115 soldati da rimpatriare dall’Jugoslavia.



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Il Ritorno degli Internati Militari: dalla delusione al silenzio

Nelle foto sono rappresentati momenti della partenza di Militari Internati Italiani in Germania per l’Italia. I viaggi di rientro in Italia erano spesso difficili, lunghi e pieni di imprevisti. Il Punto di transito era il Brennero, e quello di prima accoglienza principale era Pescantina, vicino Verona.



Secondo lo storico tedesco Gherard Schreiber nel suo volume I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, l'Italia schierava, alla data dell'armistizio oltre 1 milione e mezzo di uomini; complessivamente ne sono stati disarmati 1006730, mentre i rimanenti 493.000 sono riuscite a sfuggire alla cattura tedesca, o a raggiungere la montagna, o le proprie case oppure, se all'estero, i movimenti di resistenza già attivi contro la coalizione antihitleriana.

Lo stesso Schreiber offre il seguente quadro generale di situazione sui militari italiani internati in Germania: militari italiani alle armi, oltre 1.500.000; militari italiani sfuggiti alla cattura, 493.000; militari italiani catturati, 1006.780; militari italiani sfuggiti ai tedeschi dopo la cattura, 190.000; militari italiani internati, 725.000; militari italiani che hanno aderito alla RSI dopo l'ingresso nei lager, 114.500; militari italiani considerati prigionieri ed inviati al fronte dell'est come ausiliari, 12000;militari italiani internati nei lager del III Reich e territori occupato, 598.000



La Massa degli Internati Militari in Germania rientra in Italia dal maggio al settembre 1945. In totale ammontano per questo periodo 404.500, includendo anche gli Internati, sia civili che militari, in Svizzera. Nel trimestre successivo, da ottobre al dicembre 1945 ne rientrano altri 204.600 : Nel 1946 rientrano dalla Germania a più riprese circa 25.000 Internati e con l’inizio dell’estate del 1946 si può dire che tutti gli Internati Militari Italiani in Germania sono rientrati in Patria.



Gli Internati Militari provarono una fortissima delusione al ritorno in Patria, non solo per le mancate accoglienze, ma soprattutto per un mondo ideale, quello della Patria e della famiglia, sognato nei lunghi mesi di prigionia, che alla luce della realtà, svanisce e lascia tanta amarezza.

La prima delusione è la famiglia, in quanto non gli si riconosco le sue sofferenze ( anche noi abbiamo patito tanta fame, pericoli e crudeltà); La seconda delusione sono le Autorità, che trascurano i Reduci dall’Internamento non per cattiva volontà, ma perché assillati da tantissimi problemi.

L’ex Internato si sente dimenticato da tutti quelli che lo circondano. E si rifugia in un silenzio che ancora dura. Il silenzio degli Internati ha origine negli animi: hanno vissuto una vicenda troppo lunga in condizioni di abbruttimento tali da mortificare la dignità umana. Ognuno è attanagniato dalla paura di non essere capito. Nel Lager era abbandonato da tutti: Croce Rossa Internazionale, Governo di Salò, Governo del Sud, la cui voce non viene mai avvertita. Ritornato in Patria, è ancora più solo, in un Italia, che non lo riconosce e non lo capisce.



“Per questa generazione non v’e congedo” scrisse un tipografo partigiano di Cuneo in un proclama da lui stampato ed affisso il 29 aprile 1945. Edmond Michelet che era stato a Dachau ha scritto “L’esperienza che abbiamo vissuto è indelebile. Ci ha segnati per il resto dei nostri giorni . Ne abbiamo ancora le cicatrici, non tutte visibili… Abbiamo sondato gli abissi, in noi e negli altri.” Secondo Vittorio Emanuele Giuntella “Il reticolato è restato dentro di noi nel profondo. Per questo non ci piace e lo detestiamo, anche quando indica soltanto un termine.”

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Al momento dell’arrivo al campo di concentramento, l’Internato veniva fotografato e schedato. Fotografie scattate al momento dell’arrivo al campo di Auschwitz.

Campo di Auschwitz, nella cittadina polacca di Oswiecim,frammento della recinzione del campo. Auschwitz, trasformato in museo, rappresenta una delle principali fonti materiche sul dramma dell’Olocausto.



Il Ritorno degli Ebrei

Si può parlare di Ritorno da parte di coloro che furono oggetto e soggetti di sistematico sterminio in tutta Europa? Le cifre dello sterminio sono eloquenti: 800.000 morti nei ghetti; 1.300.000 morti per le azioni dei Einsatzgruppen e fucilati; 2.700.000 assassinati nei centri di sterminio; 300.000 nei lager. Su un totale di 9.142.000 ebrei presenti in Europa, a seconda dei diversi criteri di calcolo, si ritiene che siano stati uccisi circa 5.100.000 ebrei, per un calcolo prudente, e 5.860.000, per un calcolo meno prudente, in una percentuale che oscilla tra il 56 e il 64% degli Ebrei presenti in Europa nel 1939.

I sopravissuti non ebbero nemmeno la gioia di ritornare in una ambiente familiare, in una propria città, nella propria comunità, essendo queste totalmente distrutte. I Italia questo fenomeno, comune all’Europa occupata dia Nazisti, si attenua. Le comunità ebraiche in Italia, nonostante le Leggi Razziali del 1938 e l’occupazione tedesca e l’azione della R.S.I., riescono a non essere distrutte, anche se la loro sopravvivenza è stata spesso legata ad un filo. Degli oltre 49.000 ebrei presenti in Italia alla vigilia del conflitto, ne periscono 8.500 nell’immane tragedia dell’Olocausto.

La comunità più colpita, forse, è quella romana, che subisce il rastrellamento el 16 ottobre 1943. degli oltre 1089 ebrei deportati, solo una dozzina riescono a ritornare. Ma sarà un ritorno amaro, che per molti significa impossibilità, dopo tutto quello che si è passato, a vivere con gli altri e per gli altri. Molti, subito dopo il ritorno o anche a distanza di tempo, come per Primo Levy e, più recentemente per Di Veroli (2006, ad 82 anni), uno dei due ultimi sopravissuti ebrei romani di Auschwitz, si suicidano. La volontà di ricordare, di non lasciare cadere nell’oblio tutto quanto è stato, rappresenta per molti un’ancora di salvezza e di volontà di vivere, che è uno dei patrimoni più ampi da conservare, per evitare il rinnovarsi degli orrori dell’Olocausto.

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In Alto. Il Treno. Il trasporto ferroviario rappresenta un elemento qualificante della esperienza dell’Internamento e della Deportazione. Un treno che parte per l’Italia stava a significare che iniziava veramente il ritorno, dopo l’esperienza del lager e le attese seguite alla Liberazione

A lato. Interno di una baracca ad campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau. Le condizioni di alloggio in tutti i KL erano precarie e difficili, per lo più baracche di legno, non o male riscaldate, tutte sempre sovraffollate. La descrizione del campi di concentramento e della esperienza del lager trova un “muro” di comunicazione con chi è rimasto in Italia, una incomunicabilità che contribuirà a rendere amaro il Ritorno.



Il Ritorno dei Deportati Civili – Le Conseguenze dell’Internamento e della Prigionia

Durante il periodo 1943—1945 i deportati italiani furono oltre 40000 e solamente il 10% di loro, cioè 4000 riuscirono a ritornare a casa dai campi di internamento in Germania. I Deportati Civili furono gli oppositori politici, i partigiani che non venivano uccisi sul posto, i sospettati, i semplici rastrellati per avere manodopera a basso costo necessaria allo sforzo bellico tedesco, altre persone che non possono ascriversi a categorie, che subirono l’Internamento per le più svariate cause. Il ritorno a casa fu accolto per lo più con atteggiamenti non positivi. Come esempio si può portare il ritorno a casa delle popolazioni contadine dell’altomodenese, che rastrellate e internate in Germania,in funzione antipartigiana, vissero l’Internamento come un’onta, come se fossero dei criminali, ed il ritorno vissuto con sentimenti di vergogna.



La liberazione, per i Prigionieri di guerra gli Internati Militari e i Deportati, in moltissimi casi, non fu l’anticamera del ritorno a casa. Moltissimi di loro dovettero sobbarcarsi anni di ospedale e sanatori Alleati posti in Germania, prima e poi, con il migliorare delle condizioni di salute, in Italia; in ogni caso il ritorno a casa avvenne parecchi anni dopo la fine della guerra. In molti casi il ricovero per le malattie contratte significava, nonostante le cure e le attenzioni dei medici, non farcela e morire dopo aver provato la gioia della liberazione. Comune a tutti coloro che subirono la Prigionia, l’Internamento, e la Deportazione nel decennio successivo alla liberazione, malattie cardiache, arteriosclerosi precoce, con lesioni infartuati e morti improvvise, molto più frequenti in confronto alla popolazione normale. Questi processi, nel ventennio successivo, si accentuano con invecchiamento precoce, manifestazioni neuropschiche con perdita della memoria, irritabilità, neurostemia, con notevole anticipo sul normale invecchiamento fisiologico. E’ il retaggio nel tessuto sociale che il Reduce porta con se e che non ebbe il giusto riconoscimento.



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A Lato.Nel mondo concentrazionario nazista non esisteva alcuna distinzione tra uomo e donna. Nella foto, selezione degli Ebrei appena giunti al campo, eseguita da medici delle SS. Pochi di loro avranno la gioia del ritorno.

In Basso La società italiana subisce, all’indomani della fine della guerra, profondi cambiamenti in tutti i settori. La partecipazione della donna alla guerra di Liberazione è la premessa del ruolo nuovo ed attivo della donna stessa nella società. L’esperienza dell’Internamento e della Deportazione contribuisce ulteriormente, attraverso il dolore, il sacrifico e le immani difficoltà all’avvio delle pari opportunità tra i sessi nel contesto sociale italiano.Il ritorno dai campi di concentramento delle Internate e delle Deportate è uno dei momenti di avvio di questo processo.



Il Ritorno delle Donne dall’Internamento

Se l’Internamento e la Deportazione è per tutti l’introduzione in un modo ignoto e capovolto rispetto a quello che di norma si conosce, l’sconvolgimento e il rovesciamento risultano totali quando ad esserne afferrato è un destino di donna. Nella nostra società alla vigilia della seconda guerra mondiale si esaltava per la donna le virtù “quotidiane”. Nessuno considerava possibile una esperienza come quella concentrazionaria, fatta di promiscuità e esposizione di corpi, di sradicamento da persone e luoghi familiari, abbruttimento e annientamento di tutto quello che può essere femminile, per le donne. Nemmeno per la donna ebrea, che proveniva da una antica storia di persecuzioni.

La liberazione dai campi di concentramento con l’inizio del ritorno fa iniziare il processo inverso di inserimento nel tessuto sociale. Chi aveva affrontato la cattura, il viaggio e il lager con uno o più familiari, malati, fragili, per l’età troppo avanzata o troppo precoce, vedendoli scomparire, si ritrova al ritorno senza altre persone amate, senza casa, senza lavoro, senza beni di fortuna. Un ritorno che è la continuazione della tragedia appena vissuta. Chi invece fu Internata o Deportata da sola, sapendo i propri cari a casa e relativamente al sicuro, ha la fortuna di rientrare nel calore degli affetti e di una esistenza sociale protetta, e per lei il ritorno è l’inizio di una nuova fase della vita più facile. In tutte, però, si alza il muro della comunicazione. Se si prova a raccontare, gli altri preferiscono che non si parli, o quanto lo permettono, mettono sullo stesso piano la propria esperienza e quella di chi ha conosciuto il lager: non capiscono, fraintendono, dubitano della veridicità, pensano a esagerazioni malate o a incubi più che a fatti reali, con sospetti e congetture che le accompagneranno per il resto della loro vita. Sono donne, quelle sopravissute che ritornano, giovani per lo più, perché le vecchie sono perite, catturate da uomini e internate in campi dirette da uomini: il corto circuito tra Internamento femminile e stupro o complicità nella violenza o cedimenti, è inevitabile. Tutto è travisato, nel ritorno, e la vera esperienza, quella effettiva non è capita da nessuno. Un ritorno che non è una liberazione, ma che per le donne sarà ancora più duro e difficile di quello degli uomini, per gli anni a venire. Ogni occasione (vedi film come”La casa delle bambole”, o “Il portiere di notte”) è buona, con favorire la nascita di sensi di colpa e di vergogna irreali, per esacerbare ulteriormente il dolore del Lager.
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In Alto. Sfilata di formazioni, che mostra un armamento che in montagna non avevano mai visti, dei Combattenti per la Libertà a Modena, nei giorni della Liberazione. Le formazioni partigiane consegnarono le armi e rientrarono alla vita civile ritornando alle loro famiglie, nell’estate del 1946

A Lato. I gruppi di Combattimento confluirono nel rinato esercito Italiano. Il retaggio dei loro reparti ed unità rappresenta uno dei punti salienti della tradizione nuova delle Forze Armate della repubblica.

Il Ritorno dei Reduci – Partigiani Soldati dei Gruppi di Combattimento.



La fine della Guerra e la resa tedesca, avvia la smobilitazione delle forze combattenti. Gli Eserciti Alleati rimarranno sul suolo nazionale fino agli inizi del 1947, poi anche l’ultimo soldato Alleato torna a casa.

La smobilitazione delle formazioni partigiane viene svolto nell’estate del 1945 in un clima di esaltazione collettiva, di euforia, di voglia di guardare al futuro. Il Partigiano, si sente il vincitore morale, ed anche materiale, della guerra di liberazione, e questo fa da contrappeso, anche negativo, ai Reduci della Prigionia e dell’Internamento. Ha tutta l’attenzione delle autorità ed è presente, con ruolo centrali, in tutte le cerimonie. Il suo ritorno a casa, ove anche lui trova lutti e miserie, è però permeato dalla considerazione collettiva e dall’autostima, dalla convinzione che il suo impegno ha liberato l’Italia dall’idra nazifasciste e che ora vi è la concreta possibilità di avere un Italia migliore. Il suo affatto spirituale, adesso che ha deposto le armi, viene riversato nell’impegno politico, ideologico, civile, con la partecipazione alla vita democratica, attraverso i partiti politici.

La smobilitazione dei soldati dei gruppi di Combattimento è una smobilitazione parziale. I Gruppi di Combattimento, raggiunti i confini alpini nelle ultime fasi dei combattimenti, sono l’ossatura sul terreno di quello che sarà ed è l’esercito Italiano, quello che poi si definirà di transizione, e che sarà la base delle Forze Armate della repubblica. Vengono congedate le classi più anziane ed immesse le nuovi classi di leva, mentre si assorbono coloro che, combattuta la guerra come “prigionieri-cooperatori” con americani e inglesi, sono in grado di gestire il materiale, armi ed equipaggiamenti, che gli Alleati lasciano in Italia. Particolare significativo il Ritorno a casa dei soldati del nord Italia, che sorpresi al sud dell’Armistizio, riescono a rivedere le loro famiglie dopo anni di lontananza


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Calendario del 2007

giovedì 10 marzo 2011

Il Secondo Risorgimento d’Italia

E mail risorgimento23@linero.it

Rivista

Dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione
Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate

Direzione, Redazione, Via Sforza 4-5, 00184 Roma

Elenco dei numeri pubblicati



(numero, anno, titolo copertina, n. pagine, colore della copertina)


1 Anno XI 2001 n. 1 Cefalonia Pag. 207 (Azzurro)

2 Anno XII 2002 n. 2 Lauro De Bosis Pag. 128 (Azzurro)

3 Anno XII 2002 n. 3 Il fronte Interno Pag. 128 (azzurro)

4 Anno XIII 2003 n. 4 Corvetta Bajonetta Pag. 128 (verde)

5 Anno XIII 2003 n. 5 Montelungo 1944 Pag. 128 (rosso scuro)

6 Anno XIV 2004 n. 6 Ancona 1944 Pag. 128 (marrone)

7 Anno XIV 2004 n. 7 Sommergibile Scirè Pag. 128 (verde chiaro)

8 Anno XIV 2004 n. 8 Gen. Eisenhower Pag. 128 (viola)

9 Anno XV 2005 n. 9 Reduci Pag. 128 (giallo)

10 Anno XV 2005 n. 10 Monte Marrone Pag. 128 (Rosso)

11 Anno XV 2005 n. 11 Medagliere Associazione Pag. 128 (Blu)

venerdì 4 marzo 2011

E' possibile opporsi alla mignottocrazia?
Una nota tratta da un comunicato ANSA fa sperare che qualcosa nel mondo cattolico si stia muovendo

POSSIAMO PIU' TACERE'' (ANSA) - ROMA, 26 FEB -

Un gruppo di laici

cattolici halanciato una sottoscrizione via internet per denunciare ilproprio disagio di fronte al caso Ruby e all'atteggiamentoconsiderato troppo morbido dei vertici della Chiesa. E in pochigiorni l'iniziativa, denominata ''Anche noi abbiamo un sogno'' etuttora aperta, ha raccolto circa quasi mille firme. A lanciarlaun gruppo di laici del Centro Giovanile Antonianum di Padova,''convinti - dicono - che come cristiani non si possa piu'tacere di fronte a quanto sta accadendo nel nostro paese''. Tra le firme - al momento 945 - quelle di sacerdoti e religiose, di esponenti di varie organizzazioni laiche diispirazione cristiana, come: i Cvx, ossia le Comunita' di vitacristiana vicine ai Gesuiti, di Roma, Trento, Firenze, Padova,Torino; le Acli, l'Azione Cattolica, la Caritas, l'Agesci e gliscout. E poi persone che si definiscono semplicemente''cittadino'', ''libero pensante'', ''cristiano'', ''insegnantecattolico'', ''catechista''. C'e' anche un cittadino che sidefinisce ''ateo preoccupato per amici cattolici''.
''Un giorno - si legge nella home page del sito - chi guidala Chiesa in Italia riuscira' a denunciare i comportamentiinaccettabili con chiarezza e determinazione, perche' avra' comeunico interesse l'annuncio della Buona Notizia. In situazionicome quelle odierne, dira' che chi offende ed umilia le donne inmodo cosi' oltraggioso non puo' governare un paese.

Dira' checoinvolgere minorenni in questo mercato sessuale e', sepossibile, ancora piu' sconcertante. Dira' che chi col denarovuol comprare tutto, col potere vuol essere al di sopra delleleggi, con i sotterfugi evita continuamente di rendere conto deipropri comportamenti, costui propone e vive una vita che e'all'opposto di quanto insegna il nostro maestro Gesu'. Perevitare ambiguita' - si legge in internet - dira' chiaramenteche questa persona e' il nostro Primo Ministro''.

''Da quel giorno - prosegue l'appello - chi guida la Chiesaci esortera' all'onesta', alle scelte etiche, alla coerenza,dimostrando anche con l'esempio che davvero cio' che piu' contasono i valori evangelici.
Allora noi smetteremo di pensare chesiano gli interessi economici o di potere a giustificare ilsostegno a chi si comporta in modo cosi' scandaloso''. ''Quandola Chiesa italiana sara' chiamata a una verifica di cosa hadetto e fatto in questi momenti tragici della vita politicaitaliana - si conclude il testo - non saremo dunque costretti ariconoscere che le nostre lampade erano spente e nascoste sottoil moggio. Sogniamo che questo giorno sia oggiAggiungi un appuntamento per oggi: non possiamo piu' tacere''. (ANSA).