Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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sabato 30 novembre 2019

Campagna di Sicilia La battaglia del Ponte di Primo Sole. I Belligeranti. La Storia Il Potenziale economico gli ordinamenti Civili

(3)    La storia
Nella sua millenaria storia, la Sicilia è stato un vero crocevia di popoli diversi e conflitti, che ha visto il susseguirsi di numerose dominazioni, ciascuna delle quali ha lasciato il proprio segno nella cultura, tradizione e società.
Con specifico riguardo al contesto in argomento, risulta opportuno sottolineare che la Sicilia entrò nel Regno d'Italia animata da fervide speranze di rinnovamento.
I sistemi di governo dei nuovi funzionari piemontesi, però, non si rivelarono adatti alla situazione e divennero ben presto impopolari. Da qui il cosiddetto “antipiemontesismo", sfociato ben presto nel brigantaggio, nel banditismo (Salvatore Giuliano fu uno dei principali e più noti esponenti), nella diffidenza e nell'ostilità delle popolazioni che all'ingiustizia statale cominciarono a preferire la giustizia semplice (agli occhi di molti efficace) di organizzazioni settarie, come la mafia.
Il XX secolo trovò la Sicilia alle prese con quasi tutti i suoi problemi vecchi e nuovi che né i governi della Destra né quelli della Sinistra avevano saputo alleviare.
(4) Il potenziale economico
La situazione economica siciliana era gravemente deficitaria ancor prima dell’inizio delle operazioni militari anglo-americane: la penuria di mano d’opera, il razionamento alimentare ed energetico, il mercato nero, la crescita dell’inflazione ed il disagio sempre più diffuso tra le classi più povere, rappresentavano soltanto alcuni dei fattori di malessere economico e sociale, verso cui il governo italiano aveva dimostrato di essere palesemente in difficoltà.
La Sicilia aveva bisogno di importare dal continente non solo il carbone, il cemento, il ferro, gli attrezzi ed i macchinari necessari alla realizzazione delle fortificazioni difensive (realizzate poi in minima parte), ma anche i viveri ed i medicinali per le truppe dell’Asse e per gli stessi isolani.
In particolare, la situazione era precaria soprattutto nelle città a causa della carenza di grano (gli stessi carichi di frumento e di granturco provenienti dai Paesi danubiani[viii], non erano mai giunti nonostante le promesse del governo centrale). La Sicilia divenne, quindi, il principale focolaio del mercato nero, conseguenza delle difficoltà e delle restrizioni alimentari[ix].
Inoltre si ritiene necessario sottolineare come il razionamento dell’olio avesse indotto quale effetto una diminuzione della preparazione casalinga del sapone. Ciò contribuì alla propagazione della scabbia, che contagiò largamente anche le truppe[x].
Con riguardo poi alle vie di comunicazioni esistenti sull’Isola nel 1943, la rete ferroviaria aveva uno sviluppo di circa 2000 chilometri e collegava le principali città siciliane. Analoga lunghezza aveva la rete stradale statale, cui si aggiungevano altrettanti chilometri di vie secondarie. Dalle rotabili costiere, che univano le principali località litoranee, dipartivano numerose strade che, nell’insieme, costituivano quasi un reticolo con convergenza verso Palermo, più marcato nella Sicilia occidentale e meno in quella orientale[xi].
I trasporti erano tuttavia problematici e resi ancora più difficoltosi dai bombardamenti aerei delle linee ferroviarie dell’Italia meridionale, specie della Calabria, e dei porti siciliani divenuti ormai in parte inutilizzabili.[xii]
(5) Gli ordinamenti civili
La situazione morale, economica e politica della Sicilia aveva raggiunto un livello di gravità tale da indurre il Governo fascista a ricorrere ad un Commissario Straordinario civile per la Sicilia con il compito di coordinare l’amministrazione civile con quella militare[xiii]: la disorganizzazione e lo sfacelo erano però ormai giunti ad un livello irreversibile, al punto da rendere inefficace anche tale drastica misura. 
Da una parte, quindi, il crescente malcontento, la crescente insofferenza di una popolazione già provata fisicamente e moralmente, dall’altra la retorica ufficiale della propaganda fascista che intendeva così celare i cedimenti ormai evidenti di un regime vacillante.
Per meglio comprendere l’esatta dimensione della confusione istituzionale che regnava nell’Isola nel periodo storico in esame, si deve prendere in considerazione l’ulteriore aggravarsi della disgregazione politico-economica siciliana allorquando subì anche l’urto di forze disgregatrici di tipo separatista e criminale[xiv].
Le illusioni del movimento separatista (facente capo ad Andrea Finocchiaro Aprile ed a Lucio Tasca Bordonaro), assai apprezzato dagli Anglo-Americani[xv], svanirono solo dopo il febbraio 1944 quando le autorità militari alleate riconsegnarono la Sicilia all’Amministrazione italiana.
Nel complesso quadro politico si inserisce, infine, il ruolo della mafia, fenomeno mai realmente abbattuto dal fascismo, ma solo addomesticato e inserito nel sistema e negli ingranaggi governativi[xvi].
Le occasionali azioni di resistenza antifascista ed antinazista furono invece determinate più da situazioni contingenti che da una effettiva volontà insurrezionale[xvii].
(6) Le istituzioni militari
Nel corso di tutta l’operazione, i soldati Alleati impegnati furono 478.000 (di cui 250.000 britannici e 228.000 americani), contro gli appena 175.000 italiani e 67.500 tedeschi che costituirono le forze dell’Asse a difesa dell’Isola, più un numero di 57.000 tra Italiani e Tedeschi addetti ai servizi[xviii].
Se l’esatta cifra sul numero effettivo dei militari impiegati non è univoco tra gli storici[xix], certo è che le forze da combattimento disponevano di un armamento del tutto inefficiente di fronte a quello nemico.
Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale; soltanto con l’invasione della Normandia (Operazione “Overlord”), undici mesi dopo, si impiegò un numero maggiore d’uomini. Nella fase iniziale dell’Operazione “Husky” furono sbarcate ben otto divisioni contro le cinque sbarcate nel corso della corrispondente fase in Normandia; la flotta navale riunita per “Husky” fu in realtà la più gigantesca della storia mondiale[xx].
Al di là della differente entità numerica dei due schieramenti, la difesa della Sicilia era in partenza un’impresa senza molte possibilità di successo, a causa dell’assoluto dominio del mare da parte delle forze alleata anglo-americana e della generale ed  indiscussa superiorità aerea[xxi].
Questa percezione di inferiorità era comunque percepita da parte delle truppe italiane. Lo stesso Generale Rosi – nominato Comandante della VI Armata, preposta alla difesa dell’Isola, in sostituzione del Generale Ambrosio, passato allo Stato Maggiore Generale – scoprì nelle sue ispezioni che la Sicilia difettava di tutto, dal cemento per le fortificazioni ai cannoni, dai reticolati ai binocoli per le vedette. Spesso capitava che anche gli alloggi dei soldati mancavano di energia elettrica.
I nuclei, scriveva il Generale Rosi, mancavano “di motociclisti e soprattutto di idee chiare circa i compiti, dipendenze, collegamenti”[xxii].
Lo scarso numero delle difese fisse in cemento, l’insufficienza dei mezzi da trasporto, sia marittimi sia terrestri, incidevano notevolmente sull’intera organizzazione difensiva. I trasporti terrestri soffrivano per le distruzioni di materiale ferroviario e per i danneggiamenti alle stazioni, alle officine ed ai porti, nonché per la penuria di carbone e di gasolio e per la carenza di ricambi e di gomme[xxiii].
Tra le dotazioni era particolarmente carenti quelle di armi controcarro e mine; parimenti erano ben pochi i fossi anticarro realizzati prima dell’invasione.
Al di là delle evidenti disparità di carattere logistico, si sottolinea che la quasi totalità degli ufficiali presenti in Sicilia proveniva dalla riserva e mancavano di preparazione ed aggiornamento tecnico.
Quanto alle truppe, erano formate prevalentemente di classi anziane, appartenenti in maggioranza ai distretti siciliani: ciò, anziché costituire un incentivo a resistere accanitamente, rappresentò invece, talvolta, motivo di abbandono del proprio posto sin dai primi giorni dell’invasione per tornare dalle famiglie[xxiv].
A completare il quadro vi era poi la circostanza che la presenza sul suolo dell’Isola di corposi contingenti di truppe, sia italiane sia tedesche, sottraeva preziose risorse alimentari – già scarse – alla popolazione locale, facendo dei soldati una presenza mal sopportata. Inoltre, numerosi fonti assicuravano che incidenti tra siciliani e militari germanici erano frequenti[xxv].
Per la popolazione siciliana, l’idea che con l’arrivo degli Alleati tutto sarebbe mutato, rappresentò però solo un’illusione: con l’ordine generale n. 5 dell’08 ottobre 1943, a firma “Francis Baron Rennel of Rodd, Maggiore Generale, Capo degli affari civili”, venne ordinata la “denunzia dei prodotti essenziali” e la loro precettazione[xxvi]. Le truppe inglesi ed americane si lasciarono quindi andare a rapine e violenze e la loro presenza diede un ulteriore impulso al mercato nero.


sabato 23 novembre 2019

Campagna di Sicilia Battaglia del Ponte di Primo Sole. I Belligeranti 1 Territorio e Società umana



2.   I BELLIGERANTI - LE ORIGINI DEL CONFLITTO
a.   I belligeranti
Nel luglio del 1943, la Sicilia fu il teatro di eventi bellici che crearono le premesse per la caduta del fascismo e la fine dell’alleanza tra Italia e Germania: le sue coste furono interessate da un imponente sbarco di truppe anglo-americane che in poco più di un mese ebbero la meglio sulle truppe dell’asse italo-tedesco. L’operazione, che vide la partecipazione di un’intera divisione canadese e unità coloniali del libero governo francese, costituì la prova generale dello sbarco in Normandia. 
Per comprendere la portata di tali eventi, è necessario analizzare lo scenario nel cui ambito essi si svilupparono.
(1)    Il territorio
La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo: è separata dal continente europeo attraverso lo Stretto di Messina che, nel tratto più breve, misura circa 2 miglia e dista dalla Tunisia circa 80 miglia[i].
L’Isola, per la sua particolare posizione geografica, rappresenta pertanto un ponte “naturale” tra il Nord Africa e la penisola italica. Su di essa, infatti, cadde la scelta dell’alleanza anglo-americana di sferrare il primo attacco alla “fortezza europa”, non appena conclusa la campagna d’Africa[ii].
Le coste tirreniche e ioniche sono quasi tutte ripide, ma con grandi rade, mentre la costa sud-occidentale è in gran parte piatta e poco frastagliata.
Da un punto di vista orografico, l’isola presenta una catena montuosa costiera settentrionale ed un massiccio interno (che si appoggia al vulcano Etna, tutt’oggi in attività). La zona meridionale della Sicilia è costituita invece da altipiani degradanti verso il mare e da estese pianure.
I numerosi corsi d’acqua che solcano la Sicilia hanno prevalentemente carattere torrentizio: più brevi e ripidi quelli che sboccano nel Tirreno e più lunghi ed abbondanti quelli che invece sfociano nello Ionio.
Il clima della Sicilia[iii] è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Sulle coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane ed è caratterizzato da estati torride. Generalmente l'estate siciliana è calda e scarsamente piovosa, ma secca e ventilata, soprattutto nelle zone interne, dove gli indici di umidità sono bassissimi. Le piogge sono più scarse nelle zone interne e lungo le coste meridionali, mentre si presentano più abbondanti sulle coste tirreniche e soprattutto sul messinese e l'etneo.
Infine, è importante sottolineare che fu scelta proprio la data del 10 luglio per beneficiare di condizioni di luce lunare tali da favorire lo sbarco dal mare e proteggere con l’oscurità l’atterraggio degli alianti.
(2)    La società umana
Secondo un censimento del 1936 la popolazione isolana era di circa 4 milioni di unità, addensata principalmente in 352 comuni, dei quali 69 con oltre 20.000 abitanti. L’estrema povertà dei contadini della Sicilia centrale, ha favorito il volgere verso le zone costiere dei flussi migratori interni, secondo un processo già iniziato ai tempi del Settecento. Per quanto invece concerne la migrazione esterna all’Isola, nel ventennio fascista si registrò un altissimo numero di spostamenti verso il Nord della penisola e, dopo la guerra, il nuovo orientamento fu confermato dalle partenze verso il triangolo industriale italiano e il mercato del lavoro europeo (prima la Francia, poi la Germania e la Svizzera)[iv].
Le difficili condizioni di vita erano accompagnate da un livello morale generalmente basso.
Le informazioni che giungevano dal territorio siciliano (oggetto di un memorandum predisposto in data 15 febbraio 1953 dall’Ufficio di collegamento dell’Esercito americano a Londra e conservato presso l’Archivio Nazionale di Washington)[v] evidenziavano come il popolo italiano fosse stanco della guerra, e soffrisse di scarsa alimentazione, quanto fossero detestate le truppe tedesche e il regime fascista fosse divenuto inviso soprattutto in Sicilia e quanto, infine, la maggior parte dei cittadini dell’isola desiderasse la pace al di sopra di ogni cosa.
In realtà, il morale della popolazione non era mai stato molto elevato neanche in passato, perché la guerra non solo era “poco sentita”, ma era divenuta, anzi, impopolare per la netta consapevolezza della insufficienza delle difese, la generale disistima nei capi militari e l’intensificazione della indisturbata offensiva aerea nemica[vi].
Tuttavia, appariva, nel contempo, evidente come i siciliani, malgrado le privazioni e l’ostilità alla guerra, non fossero pronti alla rivolta e mantenessero fermi i propositi di lealtà alla Nazione e di patriottismo popolare[vii].
Pertanto, sebbene nell’immediato futuro non vi fossero le premesse per l’emergere di gruppi sufficientemente forti ed organizzati tali da scatenare in Italia una rivoluzione, sussistevano le condizioni necessarie e sufficienti per un attacco che, secondo le ipotesi degli anglo-americani, non avrebbe trovato la coriacea opposizione della popolazione locale in Sicilia.

[i]     Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 15 e segg..
[ii]     Al riguardo, l’Ammiraglio americano Ernest J. King – Comandante in Capo della Flotta degli Stati Uniti e Capo delle Operazioni Navali – nella relazione inviata al Ministro della Marina degli Stati Uniti “sulla Marina americana in tempo di pace e in tempo di guerra comprese le operazioni di guerra fino al 1 marzo 1944”, ha scritto: “Nel luglio 1942, dopo parecchi mesi di discussione e di studi da parte degli Stati Maggiori Riuniti Alleati, fu deciso di effettuare degli sbarchi nell’Africa settentrionale e di metter là le nostre truppe di fronte all’esercito tedesco. L’importanza strategica di questa mossa appare oggi più evidente che mai, giacché le truppe che sbarcarono in Nord-Africa passarono poi dalla Sicilia alla penisola italiana, dove impegnarono ingenti forze terrestri nemiche”; ed ancora: “Nel maggio 1943 le forze tedesche erano state eliminate dalla Tunisia, e la nostra potenza offensiva era tale, che potevamo fare piani strategici ben definiti, per attaccare il nemico nel suo stesso territorio. Scegliemmo la Sicilia come obiettivo immediato e cominciammo i preparativi per un’operazione anfibia su vastissima scala”.
Generale G. C. Marshall, Ammiraglio E.J. King, Generale H.H. Arnold, Relazione del Comando Supremo, dal sito internet: http://cronologia.leonardo.it/usa/usa00.htm
[iii]    http://it.wikipedia.org/wiki/Sicilia
[iv]    Sanfilippo M., L’emigrazione siciliana, dal sito internet dell’archivio storico dell’emigrazione italiana http://www.asei.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=152&Itemid=250, Editore Sette Città, Viterbo.
[v]     Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 37 e segg. – op. cit. -.
[vi]    Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 43 e segg..
[vii]   Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 42. – op. cit. -.
[viii] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 40 – op. cit. -.
[ix]    Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 10.
[x]     Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 15 – op. cit. -.
[xi]    Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 18 e segg. – op. cit. -.
[xii]   Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 44 – op. cit. -.
[xiii] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 46 – op. cit. -.
[xiv] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 53 – op. cit. -.
[xv]   Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 44 e segg. – op. cit. -.
[xvi] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 39 – op. cit. -.
[xvii] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 46 – op. cit. -.
[xviii]          Dati citati da Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Ufficio Storico, Roma, 1983, pagine 100 - 103.
[xix] A titolo d’esempio, secondo i dati dello storico americano dell’invasione, ammiraglio Samuel E. Morison, il 15 luglio la Settima Armata americana contava già 204.000 uomini e l’Ottava Armata britannica, pochi giorni dopo, ne contava 250.000  (da Zingali G., L’invasione della Sicilia, Catania 1962, p. 240) mentre per il generale Emilio Faldella, capo di Stato Maggiore delle Forze Armate in Sicilia. (da Zingali G., op. cit., p. 239) furono schierati a difesa dell’isola appena 230.000 italiani e 60.000 tedeschi (tra l’altro, in queste cifre erano comprese le truppe addette ai servizi).
[xx]   D’Este C., Lo sbarco in Sicilia, Milano 1990, pag. 119  
[xxi] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 437 – op. cit. -.
[xxii] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 11 – op. cit. -.
[xxiii]          Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 89 – 90 – op. cit. -.
[xxiv] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 32 - 33 – op. cit. -.
[xxv] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 41 – op. cit. -.
[xxvi] Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 21.

sabato 16 novembre 2019

Campagna di Sicilia Battaglia del Ponte di Primosole Premessa


1.   INTRODUZIONE
a.   Avvenimento oggetto di studio
L’oggetto di studio dell’elaborato è rappresentato dalla battaglia del ponte di Primosole, inserita nella campagna di Sicilia sviluppatasi nell’estate del 1943,  dopo la vittoria alleata in Africa Settentrionale.
Il fatto d’armi si caratterizza per l’impiego di personale effettivo ad unità aviotrasportate degli schieramenti contrapposti e vede l’impiego di tutte le componenti militari (aerea, navale, terrestre e anfibia), pur se in un ristretto settore di operazioni.
La battaglia rappresenta un esempio precursore, in embrione, di quelle che saranno denominate operazioni joint ed evidenzia le peculiarità specifiche di un’operazione aviotrasportata.
b.   Suoi limiti di tempo e di spazio
L’Operazione “Husky”, denominazione alleata della campagna di Sicilia, ebbe inizio il 9 luglio 1943. A distanza di pochi giorni, dal 14 luglio 1943 per proseguire sino al 17 luglio 1943, ebbe luogo l’Operazione “Fustian” volta alla conquista del ponte di Primosole, crocevia obbligato per Catania e quindi per lo stretto di Messina.
c.   Scopi e criteri (eventuali) dello studio
Il presente elaborato ha lo scopo di approfondire la vicenda storica assegnata partendo da due distinti livelli di analisi.
Il primo riguarda l’esposizione delle ragioni tecnico-militari e psicologico-sociali che portarono alla conquista della Sicilia ad opera degli Alleati.
Il secondo è correlato alla battaglia del ponte di Primosole, in relazione alla quale si evidenzieranno:
    la modernità e le difficoltà della pianificazione joint e combined;
    il valore dei combattenti contrapposti;
          l’attitudine spregiudicata e brillante dei Comandanti dei frangenti in azione.

domenica 10 novembre 2019

Campagna di Sicilia Battaglia del Ponte di Primo Sole Indice


INDICE


1.     INTRODUZIONE ……………………………………………….…………...
pag. 01
a.      Avvenimento oggetto di studio …………………………….…………….
pag. 01
b.      I limiti di tempo e di spazio ………………………………………………
pag. 01
c.      Scopi e criteri dello studio ……………………………………………….
pag. 01
2.     I BELLIGERANTI. LE ORIGINI DEL CONFLITTO ...…………………...
pag. 01
a.      I belligeranti ……………………………………….……………………..
pag. 01
b.      Le origini del conflitto ….………………………………………………..
pag. 05
3.     LA SITUAZIONE GENERALE ……………………………………………
pag. 06
a.      La situazione generale militare …………………………………………..
pag. 07
b.      Gli avvenimenti ed i provvedimenti in vista dello sbarco ……………….
pag. 13
c.      Considerazioni riepilogative ….………………………………………….
pag. 16
4.     LA SITUAZIONE PARTICOLARE …………………………………………
pag. 17
a.      Le operazioni precedenti ………….………………………………………
pag. 17
b.      L’ambiente operativo ..……………………………………………………
pag. 18
c.      I piani operativi …..……………………………………………………….
pag. 18
d.      Le forze in campo …...…………………………………………………….
pag. 19
5.     GLI AVVENIMENTI ………..……………………………………………….
pag. 22
a.      Le operazioni di guerra ..………………………………………………….
pag. 22
b.      Gli avvenimenti politici ed economici durante le operazioni …………...
pag. 28
c.      Considerazioni riepilogative ……………………………………………....
pag. 31
6.     CONSIDERAZIONI FINALI. AMMAESTRAMENTI …...…………………
pag. 33
a.      Considerazioni finali riferite all’epoca del conflitto …………………….
pag. 33
b.      Gli ammaestramenti di valore attuale …...……………………..…………
pag. 33

domenica 3 novembre 2019

Campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole


LA CAMPAGNA DI SICILIA. LA BATTAGLIA DEL PONTE DI PRIMOSOLE

L’Operazione Husky, denominazione alleata della campagna di Sicilia, ebbe inizio il 9 luglio 1943. Essa rappresenta il punto di partenza della Campagna d’Italia e venne concepita ed organizzata dagli alleati in un clima di notevole controversia circa la linea operativa da seguire per il prosieguo del conflitto. A distanza di pochi giorni, precisamente dal 14 luglio e sino al 17 luglio, la Sicilia fu teatro di un’altra operazione, denominata Fustian. Quest’ultima intendeva conquistare il ponte di Primosole, crocevia obbligato per Catania e quindi, da lì, attraverso lo stretto di Messina, per la penisola italiana. La ricostruzione storico-politica degli eventi ha evidenziato l’azione dello statista inglese Churchill, che riuscì a convincere gli alleati statunitensi dell’importanza strategica che l’invasione della Sicilia avrebbe avuto, quale centro di gravità della nazione italiana, epicentro della volontà di combattere e che, qualora conquistata, avrebbe portato alla resa italiana.
Lo svolgimento delle operazioni militari pone in risalto come il Gen. Montgomery propose un piano di sbarco in cui le due armate (la 7a USA e la 8a UK) sviluppassero uno sforzo parallelo, supportandosi reciprocamente e mantenendo saldi i principi della “massa” e della “coordinazione”. Il successo iniziale portò successivamente alla separazione delle linee d’azione dei due corpi d’armata dell’8a armata che, abbandonando l’idea di concentrare le forze sul corridoio costiero, dispersero le proprie forze e limitarono il supporto del fuoco navale alle sole operazioni limitrofe alla costa. In tal modo, rallentata l’avanzata dell’8a Armata, si compromise la conquista del porto di Messina, permettendo il ripiegamento delle forze dell’Asse.
La ricostruzione dell’operazione aviotrasportata Fustian ha consentito di accertare come di ben 1.800 uomini imbarcati su velivoli e alianti, solo 280 raggiunsero la destinazione prefissata. Il quadro generatosi, frutto dell’assenza di cooperazione diretta tra truppe a terra e forza aerea, della mancanza di concentrazione delle forze inglesi nell’area della battaglia e della resistenza opposta dal Gruppo Shmalz durante l’avanzata delle truppe di terra lungo la costa orientale a sud del fiume Simento, sono la chiave di lettura del ritardato ricongiungimento con gli uomini della 1^ Brigata Paracadutisti. Dopo la conquista del ponte di Primosole, infatti, gli stessi soldati inglesi dovettero combattere un’aspra lotta contro le truppe dell’Asse per riuscire ad arrivare a Catania, subendo un ritardo di 20 giorni rispetto alla pianificazione e permettendo un ordinato ripiegamento delle truppe italo-tedesche dall’isola. Storicamente, l’episodio testimonia un clima di notizie frammentarie e confuse provenienti dal fronte. Si delineò un quadro generale non corrispondente alla realtà. Il convincimento della Gerarchia fascista di una resistenza della Sicilia rapidamente crollata, della presenza di viltà, di errori attribuiti all’Esercito nascondono la realtà di una sconfitta non imputabile alle unità schierate nell’isola siciliana. La superiorità di mezzi aerei, navali e terrestri delle truppe alleate, una situazione operativa che aveva permesso al nemico di scegliere il settore d’attacco e quindi di concentrare le forze sono, infatti, emblematiche per la lettura degli eventi.
L’invasione della Sicilia, seppur attesa dalle forze dell’Asse, ebbe un profondo impatto psicologico sul popolo italiano che, ormai deluso dagli insuccessi riportati in Nord Africa e in Russia, si abbandonò alla convinzione che il conflitto fosse ormai militarmente perso.