Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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martedì 31 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primo Sole. Addestramento


(a)    Grado di addestramento delle forze
La maggior parte delle truppe alleate che parteciparono all’operazione “Husky”, aveva preso parte alla campagna in Africa Settentrionale e quindi si trattava di assetti agguerriti, ben addestrati ed equipaggiati. Le altre unità che non avevano preso parte alla campagna africana aveva effettuato un intenso addestramento. I paracadutisti inglesi e americani avevano effettuato esercitazioni di lancio notturno e le navi da guerra e gli equipaggi dei mezzi da sbarco godevano dell’esperienza maturata con gli sbarchi del novembre 1942 nell’Africa del Nord.
Una delle preoccupazione di Eisenhower e del suo staff riguardava il luogo e il momento dello sbarco. Queste preoccupazioni erano in gran parte motivate dalla mancanza di addestramento congiunto delle forze designate per lo sbarco in Sicilia. Per tale motivo gli alleati crearono un centro di addestramento congiunto in Algeria, a Djidjelli.
La 51^ Divisione e la 78^ Divisione britanniche furono le uniche che parteciparono a delle esercitazioni joint e a tre rehearsals anfibi e navali, mentre la 1^ Divisione Canadese effettuò il suo addestramento in Inghilterra e la 5^ Divisione e la 231^ Brigata britanniche si addestrarono in Medio Oriente, dove effettuarono un addestramento con i mezzi da sbarco nel Golfo di Aqaba. Le unità statunitensi si addestrarono nelle sei basi presenti in Algeria e in Tunisia.
Il 22 giugno la 45^ Divisione di fanteria arrivò direttamente nell’area di operazione imbarcata sulle navi anfibie, pronta per lo sbarco, senza aver preso parte a nessun addestramento congiunto con le altre forze alleate.
Nonostante gli sforzi organizzativi, Eisenhower non era molto soddisfatto perché si trattava di rehearsals ridotti, che non prevedevano lo sbarco completo delle forze e coinvolgevano un numero ridotto di navi e mezzi anfibi.
La maggior preoccupazione di Eisenhower era costituita dallo sbarco di ingenti forze in Sicilia che avrebbe potuto causare l’intasamento delle spiagge, provocando problemi per la mobilità delle forze alleate nel prosieguo delle operazioni terrestri.
L’addestramento anfibio delle forze alleate si concluse il 4 luglio.

sabato 28 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. Le forze aere e navali


(a)    Le forze navali
Le forze navali complessive dell’ammiraglio Cunningham comprendevano 280 navi da guerra e 2.775 navi da trasporto di tutti i tipi e 1.124 mezzi da sbarco così suddivisi per classi:
-        Landing craft assault, L.C.A., per lo sbarco della fanteria;
-        Landing craft personal, L.C.P., per il trasporto di uomini;
-        Landing craft motor, L.C.M., per il trasporto di autoblindo e carri leggeri da 15 e 18 tonnellate;
-        Landing craft tank, L.C.T., per il trasporto di carri pesanti da 30 e 38 tonnellate;
-        Landing ship tank, L.S.T., grandi navi che trasportavano e mettevano in mare i mezzi da sbarco per la fanteria (L.C.A. e L.C.P.).
Le LST potevano arrivare direttamente sulla spiaggia di sbarco e grazie all’apertura della  prua potevano sbarcare carri, uomini e mezzi ruotati.
Inoltre erano presenti numerosi veicoli anfibi corazzati D.U.K.W., capaci di navigare, e una volta giunti a terra muoversi come un normale blindato.
Per fronteggiare l’eventuale azione della Flotta italiana, l’ammiraglio Cunningham aveva in mare forze navali indipendenti da quelle che appoggiavano lo sbarco e così costituite:
-      Forza “H” (ammiraglio Sir Algernono Willis):
·      4 navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite, Valiant);
·      2 portaerei (Indomable, Formidable);
·      18 cacciatorpedinieri.
-      Forza “Q” (ammiraglio W. G. Agnew) costituita da 6 incrociatori leggeri.
-      Forza “Z” ( capitano di vascello Spaatz):
·      2 navi da battaglia (Howe, King George);
·      6 cacciatorpedinieri.
(b)    Le forze aeree
Le forze aeree del maresciallo Tedder contavano 3.462 aerei da bombardamento e da caccia, dei quali 2510 operativi[i] ripartiti in 146 squadriglie americane e 121 britanniche.
(c)    I materiali di armamento e di equipaggiamento, i mezzi tecnici e i servizi
Le forze anglo-americane erano dotate di moderni equipaggiamenti e sovrastavano per quantità, tecnologia e mezzi tecnici le forze dell’asse sia nel campo navale, terrestre e aereo. Per quanto riguarda la componente terrestre, la sproporzione rispetto alle forze dell’Asse era impressionante. Le divisioni alleate erano equipaggiate con un gran numero di automezzi ruotati e soprattutto cingolati, questi ultimi comprendenti sia i cari armati, sia le artiglierie semoventi e gli Alfatrac (una sorta di autocarri dotati di cingoli) per il trasporto truppe.


[i]Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Aberto Santoni,  Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, Roma, 1983.

martedì 24 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Le forze terrestri


(a)    Le forze terrestri
-      L’8^ armata britannica era costituita da:
·      XIII corpo d’armata al comando del generale Miles Dempsey, con alle dipendenze la 5^ divisione (gen. Horatio Berney Ficklin) e la 50^ divisione (gen. Sidney Kirkman), ambedue provenienti dal Medio Oriente;
·      XXX corpo d’armata al comando del tenente generale Sir Oliver Leese con alle dipendenze la 51^ divisione (gen. Douglas Neil Wimberley) proveniente dalla Tunisia, la 1^ divisione canadese (gen. Guy Simonds) proveniente dalle Isole Britanniche e la 231^ brigata Malta (brigadiere Robert Uruhart) proveniente da Malta;
·      7^ divisione corazzata ( IV e XIII brigata) proveniente da Tripoli.
·      1^ divisione aviotrasportata stanziata a Kairouan con 134 aerei da trasporto più numerosi alianti;
·      tre battaglioni Commandos dei Royal Marines inglesi;
·      l’8^ armata aveva inoltre a disposizione il comando del X corpo d’armata a Tripoli, con la 56^ divisione a Tripoli e la 78^ divisione in Tunisia.
-        La 7^ armata era costituita da:
·      II corpo d’armata (gen. Omar N. Bradley), 1^ divisione (gen. Terry Allen) proveniente dalla Tunisia, 3^ divisione (gen. Lucian K. Truscott) proveniente dalla Tunisia, 45^ divisone (gen. Troy Middleton) provenite dagli Stati Uniti e tre battaglione Rangers;
·      2^ divisione corazzata;
·      82^ divisione aviotrasportata (gen. Matthen B. Ridgway), già a Kairouan, con 226 aerei da trasporto e numerosi alianti;
·      9^ divisione (gen. Manton S. Eddy) a disposizione in Tunisia.
Nel complesso le forze del 15^ gruppo d’armata comprendevano 10 divisioni di fanteria, di cui 3 in riserva, 2 divisioni corazzate e 2 aviotrasportate, oltre ai reparti speciali e ai battaglioni Ranger e Royal Marines. In totale 17 divisioni. Altre 10 divisioni erano disponibili nel teatro di operazioni del Mediterraneo. Le unità delle divisioni corazzate erano state ripartite fra le divisioni di fanteria che potevano contare dai 50 ai 100 carri armati ciascuna.
La forza numerica 7^ armata era di 228.000 uomini della, mentre quella della 8^ armata era di 250.000 uomini, per un totale di 478.000.[i]
Il complesso delle forze impiegate per l’attacco iniziale degli Alleati contava 160.000 uomini, 14.000 veicoli, 600 carri armati e 1.800 cannoni oltre al supporto del fuoco navale della flotta che fu fondamentale durante le operazioni di sbarco per neutralizzare le batterie costiere italiane.


[i]Storia delle operazioni navali degli Stati Uniti, ammiraglio Morison volume IX.

sabato 21 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia La Battaglia del Ponte di Primo sole. La Situazione generale 1


SITUAZIONE GENERALE
a.   Situazione generale militare
(1)    I Quadri, le forze, i mezzi Alleati
(a)    I Capi – gli SM – i Quadri
Il supremo comando delle forze per l’operazione Husky fu affidato al generale Dwight D. Eisenhower che aveva alle sue dipendenze il generale Harold Alexander (USA), vice comandante delle forze terrestri, l’ammiraglio Sir Andrew B. Cunningham (Royal Navy), comandante delle forze marittime ed il maresciallo dell’aria Sir Arthur W. Tedder (Royal Air Force), comandante delle forze aeree.
Il generale Alexander, era altresì comandante del 15° Gruppo d’armate ed  aveva alle sue dipendenze le seguenti armate:
-        8^ britannica, comandata dal generale Sir Bernard Law Montgomery, coadiuvato dall’ammiraglio Sir Bertrma H. Ramsey e dal vice maresciallo dell’aria Broadhurst
-        7^ americana comandata dal generale George S. Patton, coadiuvato dall’ammiraglio Henry Kent Hewitt e dal generale dell’aviazione Carl Spaat.

venerdì 13 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Le Origini del Conflitto Le cause


(1)    Le cause reali, remote e prossime
Le cause dell’invasione della Sicilia sono da ricondurre a considerazioni di carattere essenzialmente politico-strategico: l’Isola sarebbe stato l’obiettivo principale delle armate americane e inglesi per colpire immediatamente il “ventre molle dell’Asse[i], duramente provata da tre anni di guerra e prostrata dai continui bombardamenti aerei.
Tale assunto trova fondamento nella ricostruzione del periodo di intensa preparazione che precedette l’invasione, caratterizzato da dispute e indecisione.
Tra il 14 ed il 23 gennaio 1943 Roosvelt, Churchill e i Capi di Stato Maggiore congiunti si riunirono nella conferenza di Casablanca, dopo che Stalin aveva declinato l’invito per non assentarsi da Mosca durante lo svolgimento della controffensiva di Stalingrado[ii].
Nell’ambito della conferenza si formarono immediatamente due correnti dottrinarie: quella americana, soprattutto rappresentata dal Gen. Marshall, desiderosa di conservare intatte le risorse alleate per un prossimo attacco verso la Manica, e quella inglese che riteneva preferibile proseguire nella cosiddetta “strategia periferica” volta a sottrarre dalla difesa della “Fortezza Europa” almeno 55 divisioni tedesche, di stanza in Francia e sul fronte orientale, per proteggere il fronte sud ed i Balcani.
La decisione alleata non fu facile: il 18 gennaio 1943 l’invasione della Sicilia venne accettata dai partecipanti alla conferenza e fissata poi per la fase di luna favorevole del 25 luglio o del 22 agosto.
Gli obiettivi generali erano così identificati:
-      rendere più sicura la linea di comunicazione marittima che attraversava il Mediterraneo;
-      allentare la pressione tedesca sul fronte russo;
-      intensificare la pressione sull’Italia;
-      agevolare le trattative per indurre la Turchia ad entrare in guerra a fianco degli Alleati.
A livello politico-militare, la successiva Conferenza Trident tenuta dal Comando alleato a Washington a metà maggio, non riuscì a raggiungere un accordo sulle questioni strategiche lasciate irrisolte a Casablanca[iii]. «Il pomo della discordia era sempre lo stesso: la richiesta americana che si ponesse un limite alle operazioni nel Mediterraneo mirante a favorire l’invasione mediante l’attraversamento della Manica, e l’affermazione inglese che la strada per la Francia passava attraverso la Sicilia e l’Italia, perché ciò avrebbe costretto la Germania a impiegare le sue sempre più scarse forze militari per difendere l’Europa meridionale. Ancora una volta il Generale George C. Marshall guidò l’opposizione americana dicendo bruscamente a Sir Alan Brooke[iv] di non avere modificato la sua avversione per le operazioni nel Mediterraneo, le quali, a suo parere, avrebbero creato un effetto di “pompa aspirante” a spese di Overlord».
Churchill sperava che la campagna di Sicilia avrebbe avuto una rapida fine e premeva per ottenere un impegno a continuare le operazioni per mettere fuori combattimento l’Italia. Gli storici ufficiali inglesi sostengono che la propensione inglese per il Mediterraneo era dettata da «uno spirito di caccia e non da qualche dedizione ad una “strategia periferica” – ancor meno da un calcolo dei vantaggi politici ottenibili nel dopoguerra – ed era quello spirito che in quel momento portava gli Inglesi a premere con impazienza perché le loro recenti vittorie in Nordafrica venissero sfruttate fino in fondo[v]».
Quando Marshall si oppose e l’Ammiraglio Ernest J. King[vi] chiese un maggior impegno nel Pacifico, Brooke cominciò a disperare di riuscire a trovare un terreno comune per uscire da quella situazione di stallo. Ma grazie all’abile diplomazia di Sir John Dill[vii], una serie di incontri “non ufficiali” raggiunsero un compromesso ingegnosamente concepito che salvava la faccia placando le due parti contendenti, senza riuscire però, neppure questa volta, a risolvere la questione ancora in sospeso di un’invasione dell’Italia dopo la Sicilia (anche se il compromesso implicava tale azione).
In esito ad un incontro ad Algeri tra una delegazione inglese guidata da Sir Winston Churchill, George Marshall e il generale Eisenhower, si pervenne ad un accordo informale che, dopo l’auspicato successo dell’Operazione “Husky”, “Ike” avrebbe proposto di sfruttare l’abbrivio continuando ad avanzare attraverso lo stretto di Messina nell’Italia meridionale.



[i]Come, non senza ironia, Winston Churchill aveva definito l’Italia di Mussolini.
[ii]Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 26 e segg. – op. cit. -
[iii]D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, Pag.111
[iv]Brillante e riservato portavoce dei Capi di Stato Maggiore britannici.
[v] Bryant A., The turn of the Tide, Londra, 1957, pag. 620.
[vi]Ammiraglio, capo delle operazioni navali USA
[vii]Maresciallo di campo, già Capo di Stato Maggiore imperiale UK, a quel tempo ufficiale superiore che rappresentava i Capi di SM inglesi a Washington (sostituito da Brooke ed esiliato a Washington con la qualifica di capo della missione  dello SM inglese.

venerdì 6 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia . La battaglia del ponte di Primosole Le origini del Conflitto Antefatti


 Le origini del conflitto
(1)    Gli antefatti
Il 10 giugno del '40 Benito Mussolini annunciò l'ingresso in guerra dell'Italia accanto all’alleato tedesco con cui, anni prima, aveva siglato il patto d’acciaio. La decisione di Mussolini arrivò dopo che le truppe di Hitler avevano conquistato Polonia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e si apprestavano ad invadere la Francia. Dal 1940 al 1942 le truppe dell’Asse sembravano avere la meglio sugli Alleati.
All’ingresso degli Stati Uniti d’America (dopo l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre del 1941), le sorti del conflitto cambiarono per l’Asse italo-tedesco.
Dopo la sconfitta di El Alamein in Nord Africa e di Stalingrado in Russia, iniziò la contro-offensiva degli Alleati.
Il 1943 sarà l’anno dell’inizio della disfatta per Hitler e Mussolini: la morsa a tenaglia organizzata dagli Alleati – fronte russo e fronte africano – metteranno in crisi la macchina da guerra nazista.
Lo sbarco in Sicilia era stato ideato dagli Inglesi sin dal 1941. Infatti, i generali del primo ministro inglese Churchill avevano già a quel tempo progettato l’attacco e l'occupazione dell’Isola senza poi dare seguito al piano. Dopo la presa di Tunisi e la fortunata campagna in Nord Africa, nel giugno del 1943 si rendeva necessario conquistarla ed utilizzarla per la loro aviazione.
Sul versante italiano, la possibilità – ancorché considerata improbabile - di uno sbarco nemico in Sicilia ed un’analisi delle modalità e dei luoghi dove lo sbarco sarebbe potuto avvenire fu considerata e vagliata da parte degli ufficiali superiori italiani nell’autunno del 1941[i].
Si tentò, pertanto, di apprestare, “senza tanta convinzione”, uno schema difensivo, ma le numerose indecisioni e polemiche interne allo stesso comando sul valore teorico e pratico dello schema di difesa ne condizionarono fortemente lo sviluppo.
D’altronde, come affermava un promemoria del 16 ottobre 1942 per il Capo di Stato Maggiore Generale stilato dall’Ufficio Operazioni del Comando Supremo, era «improbabile l’eventualità di sbarchi in grande stile sulle coste d’Italia»[ii].
I fatti andarono, come noto, molto diversamente da come ipotizzato: nel maggio del 1943 l’aviazione alleata cominciò a bombardare la Sicilia.


[i]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 29 – op. cit. -.
[ii]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 34 – op. cit. -.

sabato 30 novembre 2019

Campagna di Sicilia La battaglia del Ponte di Primo Sole. I Belligeranti. La Storia Il Potenziale economico gli ordinamenti Civili

(3)    La storia
Nella sua millenaria storia, la Sicilia è stato un vero crocevia di popoli diversi e conflitti, che ha visto il susseguirsi di numerose dominazioni, ciascuna delle quali ha lasciato il proprio segno nella cultura, tradizione e società.
Con specifico riguardo al contesto in argomento, risulta opportuno sottolineare che la Sicilia entrò nel Regno d'Italia animata da fervide speranze di rinnovamento.
I sistemi di governo dei nuovi funzionari piemontesi, però, non si rivelarono adatti alla situazione e divennero ben presto impopolari. Da qui il cosiddetto “antipiemontesismo", sfociato ben presto nel brigantaggio, nel banditismo (Salvatore Giuliano fu uno dei principali e più noti esponenti), nella diffidenza e nell'ostilità delle popolazioni che all'ingiustizia statale cominciarono a preferire la giustizia semplice (agli occhi di molti efficace) di organizzazioni settarie, come la mafia.
Il XX secolo trovò la Sicilia alle prese con quasi tutti i suoi problemi vecchi e nuovi che né i governi della Destra né quelli della Sinistra avevano saputo alleviare.
(4) Il potenziale economico
La situazione economica siciliana era gravemente deficitaria ancor prima dell’inizio delle operazioni militari anglo-americane: la penuria di mano d’opera, il razionamento alimentare ed energetico, il mercato nero, la crescita dell’inflazione ed il disagio sempre più diffuso tra le classi più povere, rappresentavano soltanto alcuni dei fattori di malessere economico e sociale, verso cui il governo italiano aveva dimostrato di essere palesemente in difficoltà.
La Sicilia aveva bisogno di importare dal continente non solo il carbone, il cemento, il ferro, gli attrezzi ed i macchinari necessari alla realizzazione delle fortificazioni difensive (realizzate poi in minima parte), ma anche i viveri ed i medicinali per le truppe dell’Asse e per gli stessi isolani.
In particolare, la situazione era precaria soprattutto nelle città a causa della carenza di grano (gli stessi carichi di frumento e di granturco provenienti dai Paesi danubiani[viii], non erano mai giunti nonostante le promesse del governo centrale). La Sicilia divenne, quindi, il principale focolaio del mercato nero, conseguenza delle difficoltà e delle restrizioni alimentari[ix].
Inoltre si ritiene necessario sottolineare come il razionamento dell’olio avesse indotto quale effetto una diminuzione della preparazione casalinga del sapone. Ciò contribuì alla propagazione della scabbia, che contagiò largamente anche le truppe[x].
Con riguardo poi alle vie di comunicazioni esistenti sull’Isola nel 1943, la rete ferroviaria aveva uno sviluppo di circa 2000 chilometri e collegava le principali città siciliane. Analoga lunghezza aveva la rete stradale statale, cui si aggiungevano altrettanti chilometri di vie secondarie. Dalle rotabili costiere, che univano le principali località litoranee, dipartivano numerose strade che, nell’insieme, costituivano quasi un reticolo con convergenza verso Palermo, più marcato nella Sicilia occidentale e meno in quella orientale[xi].
I trasporti erano tuttavia problematici e resi ancora più difficoltosi dai bombardamenti aerei delle linee ferroviarie dell’Italia meridionale, specie della Calabria, e dei porti siciliani divenuti ormai in parte inutilizzabili.[xii]
(5) Gli ordinamenti civili
La situazione morale, economica e politica della Sicilia aveva raggiunto un livello di gravità tale da indurre il Governo fascista a ricorrere ad un Commissario Straordinario civile per la Sicilia con il compito di coordinare l’amministrazione civile con quella militare[xiii]: la disorganizzazione e lo sfacelo erano però ormai giunti ad un livello irreversibile, al punto da rendere inefficace anche tale drastica misura. 
Da una parte, quindi, il crescente malcontento, la crescente insofferenza di una popolazione già provata fisicamente e moralmente, dall’altra la retorica ufficiale della propaganda fascista che intendeva così celare i cedimenti ormai evidenti di un regime vacillante.
Per meglio comprendere l’esatta dimensione della confusione istituzionale che regnava nell’Isola nel periodo storico in esame, si deve prendere in considerazione l’ulteriore aggravarsi della disgregazione politico-economica siciliana allorquando subì anche l’urto di forze disgregatrici di tipo separatista e criminale[xiv].
Le illusioni del movimento separatista (facente capo ad Andrea Finocchiaro Aprile ed a Lucio Tasca Bordonaro), assai apprezzato dagli Anglo-Americani[xv], svanirono solo dopo il febbraio 1944 quando le autorità militari alleate riconsegnarono la Sicilia all’Amministrazione italiana.
Nel complesso quadro politico si inserisce, infine, il ruolo della mafia, fenomeno mai realmente abbattuto dal fascismo, ma solo addomesticato e inserito nel sistema e negli ingranaggi governativi[xvi].
Le occasionali azioni di resistenza antifascista ed antinazista furono invece determinate più da situazioni contingenti che da una effettiva volontà insurrezionale[xvii].
(6) Le istituzioni militari
Nel corso di tutta l’operazione, i soldati Alleati impegnati furono 478.000 (di cui 250.000 britannici e 228.000 americani), contro gli appena 175.000 italiani e 67.500 tedeschi che costituirono le forze dell’Asse a difesa dell’Isola, più un numero di 57.000 tra Italiani e Tedeschi addetti ai servizi[xviii].
Se l’esatta cifra sul numero effettivo dei militari impiegati non è univoco tra gli storici[xix], certo è che le forze da combattimento disponevano di un armamento del tutto inefficiente di fronte a quello nemico.
Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale; soltanto con l’invasione della Normandia (Operazione “Overlord”), undici mesi dopo, si impiegò un numero maggiore d’uomini. Nella fase iniziale dell’Operazione “Husky” furono sbarcate ben otto divisioni contro le cinque sbarcate nel corso della corrispondente fase in Normandia; la flotta navale riunita per “Husky” fu in realtà la più gigantesca della storia mondiale[xx].
Al di là della differente entità numerica dei due schieramenti, la difesa della Sicilia era in partenza un’impresa senza molte possibilità di successo, a causa dell’assoluto dominio del mare da parte delle forze alleata anglo-americana e della generale ed  indiscussa superiorità aerea[xxi].
Questa percezione di inferiorità era comunque percepita da parte delle truppe italiane. Lo stesso Generale Rosi – nominato Comandante della VI Armata, preposta alla difesa dell’Isola, in sostituzione del Generale Ambrosio, passato allo Stato Maggiore Generale – scoprì nelle sue ispezioni che la Sicilia difettava di tutto, dal cemento per le fortificazioni ai cannoni, dai reticolati ai binocoli per le vedette. Spesso capitava che anche gli alloggi dei soldati mancavano di energia elettrica.
I nuclei, scriveva il Generale Rosi, mancavano “di motociclisti e soprattutto di idee chiare circa i compiti, dipendenze, collegamenti”[xxii].
Lo scarso numero delle difese fisse in cemento, l’insufficienza dei mezzi da trasporto, sia marittimi sia terrestri, incidevano notevolmente sull’intera organizzazione difensiva. I trasporti terrestri soffrivano per le distruzioni di materiale ferroviario e per i danneggiamenti alle stazioni, alle officine ed ai porti, nonché per la penuria di carbone e di gasolio e per la carenza di ricambi e di gomme[xxiii].
Tra le dotazioni era particolarmente carenti quelle di armi controcarro e mine; parimenti erano ben pochi i fossi anticarro realizzati prima dell’invasione.
Al di là delle evidenti disparità di carattere logistico, si sottolinea che la quasi totalità degli ufficiali presenti in Sicilia proveniva dalla riserva e mancavano di preparazione ed aggiornamento tecnico.
Quanto alle truppe, erano formate prevalentemente di classi anziane, appartenenti in maggioranza ai distretti siciliani: ciò, anziché costituire un incentivo a resistere accanitamente, rappresentò invece, talvolta, motivo di abbandono del proprio posto sin dai primi giorni dell’invasione per tornare dalle famiglie[xxiv].
A completare il quadro vi era poi la circostanza che la presenza sul suolo dell’Isola di corposi contingenti di truppe, sia italiane sia tedesche, sottraeva preziose risorse alimentari – già scarse – alla popolazione locale, facendo dei soldati una presenza mal sopportata. Inoltre, numerosi fonti assicuravano che incidenti tra siciliani e militari germanici erano frequenti[xxv].
Per la popolazione siciliana, l’idea che con l’arrivo degli Alleati tutto sarebbe mutato, rappresentò però solo un’illusione: con l’ordine generale n. 5 dell’08 ottobre 1943, a firma “Francis Baron Rennel of Rodd, Maggiore Generale, Capo degli affari civili”, venne ordinata la “denunzia dei prodotti essenziali” e la loro precettazione[xxvi]. Le truppe inglesi ed americane si lasciarono quindi andare a rapine e violenze e la loro presenza diede un ulteriore impulso al mercato nero.


sabato 23 novembre 2019

Campagna di Sicilia Battaglia del Ponte di Primo Sole. I Belligeranti 1 Territorio e Società umana



2.   I BELLIGERANTI - LE ORIGINI DEL CONFLITTO
a.   I belligeranti
Nel luglio del 1943, la Sicilia fu il teatro di eventi bellici che crearono le premesse per la caduta del fascismo e la fine dell’alleanza tra Italia e Germania: le sue coste furono interessate da un imponente sbarco di truppe anglo-americane che in poco più di un mese ebbero la meglio sulle truppe dell’asse italo-tedesco. L’operazione, che vide la partecipazione di un’intera divisione canadese e unità coloniali del libero governo francese, costituì la prova generale dello sbarco in Normandia. 
Per comprendere la portata di tali eventi, è necessario analizzare lo scenario nel cui ambito essi si svilupparono.
(1)    Il territorio
La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo: è separata dal continente europeo attraverso lo Stretto di Messina che, nel tratto più breve, misura circa 2 miglia e dista dalla Tunisia circa 80 miglia[i].
L’Isola, per la sua particolare posizione geografica, rappresenta pertanto un ponte “naturale” tra il Nord Africa e la penisola italica. Su di essa, infatti, cadde la scelta dell’alleanza anglo-americana di sferrare il primo attacco alla “fortezza europa”, non appena conclusa la campagna d’Africa[ii].
Le coste tirreniche e ioniche sono quasi tutte ripide, ma con grandi rade, mentre la costa sud-occidentale è in gran parte piatta e poco frastagliata.
Da un punto di vista orografico, l’isola presenta una catena montuosa costiera settentrionale ed un massiccio interno (che si appoggia al vulcano Etna, tutt’oggi in attività). La zona meridionale della Sicilia è costituita invece da altipiani degradanti verso il mare e da estese pianure.
I numerosi corsi d’acqua che solcano la Sicilia hanno prevalentemente carattere torrentizio: più brevi e ripidi quelli che sboccano nel Tirreno e più lunghi ed abbondanti quelli che invece sfociano nello Ionio.
Il clima della Sicilia[iii] è mediterraneo, con estati calde e inverni miti. Sulle coste, soprattutto quella sud-occidentale, il clima risente maggiormente delle correnti africane ed è caratterizzato da estati torride. Generalmente l'estate siciliana è calda e scarsamente piovosa, ma secca e ventilata, soprattutto nelle zone interne, dove gli indici di umidità sono bassissimi. Le piogge sono più scarse nelle zone interne e lungo le coste meridionali, mentre si presentano più abbondanti sulle coste tirreniche e soprattutto sul messinese e l'etneo.
Infine, è importante sottolineare che fu scelta proprio la data del 10 luglio per beneficiare di condizioni di luce lunare tali da favorire lo sbarco dal mare e proteggere con l’oscurità l’atterraggio degli alianti.
(2)    La società umana
Secondo un censimento del 1936 la popolazione isolana era di circa 4 milioni di unità, addensata principalmente in 352 comuni, dei quali 69 con oltre 20.000 abitanti. L’estrema povertà dei contadini della Sicilia centrale, ha favorito il volgere verso le zone costiere dei flussi migratori interni, secondo un processo già iniziato ai tempi del Settecento. Per quanto invece concerne la migrazione esterna all’Isola, nel ventennio fascista si registrò un altissimo numero di spostamenti verso il Nord della penisola e, dopo la guerra, il nuovo orientamento fu confermato dalle partenze verso il triangolo industriale italiano e il mercato del lavoro europeo (prima la Francia, poi la Germania e la Svizzera)[iv].
Le difficili condizioni di vita erano accompagnate da un livello morale generalmente basso.
Le informazioni che giungevano dal territorio siciliano (oggetto di un memorandum predisposto in data 15 febbraio 1953 dall’Ufficio di collegamento dell’Esercito americano a Londra e conservato presso l’Archivio Nazionale di Washington)[v] evidenziavano come il popolo italiano fosse stanco della guerra, e soffrisse di scarsa alimentazione, quanto fossero detestate le truppe tedesche e il regime fascista fosse divenuto inviso soprattutto in Sicilia e quanto, infine, la maggior parte dei cittadini dell’isola desiderasse la pace al di sopra di ogni cosa.
In realtà, il morale della popolazione non era mai stato molto elevato neanche in passato, perché la guerra non solo era “poco sentita”, ma era divenuta, anzi, impopolare per la netta consapevolezza della insufficienza delle difese, la generale disistima nei capi militari e l’intensificazione della indisturbata offensiva aerea nemica[vi].
Tuttavia, appariva, nel contempo, evidente come i siciliani, malgrado le privazioni e l’ostilità alla guerra, non fossero pronti alla rivolta e mantenessero fermi i propositi di lealtà alla Nazione e di patriottismo popolare[vii].
Pertanto, sebbene nell’immediato futuro non vi fossero le premesse per l’emergere di gruppi sufficientemente forti ed organizzati tali da scatenare in Italia una rivoluzione, sussistevano le condizioni necessarie e sufficienti per un attacco che, secondo le ipotesi degli anglo-americani, non avrebbe trovato la coriacea opposizione della popolazione locale in Sicilia.

[i]     Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 15 e segg..
[ii]     Al riguardo, l’Ammiraglio americano Ernest J. King – Comandante in Capo della Flotta degli Stati Uniti e Capo delle Operazioni Navali – nella relazione inviata al Ministro della Marina degli Stati Uniti “sulla Marina americana in tempo di pace e in tempo di guerra comprese le operazioni di guerra fino al 1 marzo 1944”, ha scritto: “Nel luglio 1942, dopo parecchi mesi di discussione e di studi da parte degli Stati Maggiori Riuniti Alleati, fu deciso di effettuare degli sbarchi nell’Africa settentrionale e di metter là le nostre truppe di fronte all’esercito tedesco. L’importanza strategica di questa mossa appare oggi più evidente che mai, giacché le truppe che sbarcarono in Nord-Africa passarono poi dalla Sicilia alla penisola italiana, dove impegnarono ingenti forze terrestri nemiche”; ed ancora: “Nel maggio 1943 le forze tedesche erano state eliminate dalla Tunisia, e la nostra potenza offensiva era tale, che potevamo fare piani strategici ben definiti, per attaccare il nemico nel suo stesso territorio. Scegliemmo la Sicilia come obiettivo immediato e cominciammo i preparativi per un’operazione anfibia su vastissima scala”.
Generale G. C. Marshall, Ammiraglio E.J. King, Generale H.H. Arnold, Relazione del Comando Supremo, dal sito internet: http://cronologia.leonardo.it/usa/usa00.htm
[iii]    http://it.wikipedia.org/wiki/Sicilia
[iv]    Sanfilippo M., L’emigrazione siciliana, dal sito internet dell’archivio storico dell’emigrazione italiana http://www.asei.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=152&Itemid=250, Editore Sette Città, Viterbo.
[v]     Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 37 e segg. – op. cit. -.
[vi]    Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 43 e segg..
[vii]   Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 42. – op. cit. -.
[viii] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 40 – op. cit. -.
[ix]    Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 10.
[x]     Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 15 – op. cit. -.
[xi]    Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 18 e segg. – op. cit. -.
[xii]   Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 44 – op. cit. -.
[xiii] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 46 – op. cit. -.
[xiv] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 53 – op. cit. -.
[xv]   Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 44 e segg. – op. cit. -.
[xvi] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 39 – op. cit. -.
[xvii] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 46 – op. cit. -.
[xviii]          Dati citati da Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Ufficio Storico, Roma, 1983, pagine 100 - 103.
[xix] A titolo d’esempio, secondo i dati dello storico americano dell’invasione, ammiraglio Samuel E. Morison, il 15 luglio la Settima Armata americana contava già 204.000 uomini e l’Ottava Armata britannica, pochi giorni dopo, ne contava 250.000  (da Zingali G., L’invasione della Sicilia, Catania 1962, p. 240) mentre per il generale Emilio Faldella, capo di Stato Maggiore delle Forze Armate in Sicilia. (da Zingali G., op. cit., p. 239) furono schierati a difesa dell’isola appena 230.000 italiani e 60.000 tedeschi (tra l’altro, in queste cifre erano comprese le truppe addette ai servizi).
[xx]   D’Este C., Lo sbarco in Sicilia, Milano 1990, pag. 119  
[xxi] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 437 – op. cit. -.
[xxii] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 11 – op. cit. -.
[xxiii]          Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 89 – 90 – op. cit. -.
[xxiv] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 32 - 33 – op. cit. -.
[xxv] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 41 – op. cit. -.
[xxvi] Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 21.