Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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venerdì 30 ottobre 2020

Il C.I.S.R. Il Rimpianto. La situazione logistica di sostegno. Luglio 1941

 Considerazioni sulla Campagna di Russia.

Il Maresciallo Messe non fa mistero che l'aver deciso di andare avanti fu un azzardo che mise a dura prova la capaicta  del C.I.S.R. Così ebbe modo di scirvere nella sua relazione finale:

Bisogna aver combattuto fianco a fianco con eserciti stranieri per comprendere tutto ciò. L’onore della Bandiera della Patria, la tutela del nostro prestigio, la fiducia che riponevo nelle mie truppe ispirarono la mia linea di condotta e la mia decisione fu quella di “osare per affermarsi”.

Riporto alcuni brani di una lettera che l’attivissimo e bravo Intendente del C.S.I.R., generale Biglino, mi diresse in occasione del passaggio dell’Intendenza alle dipendenze del1’8° Armata nel luglio 1942:

“..... Ricordo, a mezzo ottobre, l’arresto oltre il Dnjepr a causa del cattivo tempo. Tutti i trasporti erano fermi e le truppe invece marciavano. Pensavo al distacco inesorabile delle truppe dai servizi, alla assoluta impossibilità dei rifornimenti, al sopraggiungere di nuove piogge e all’inverno, che i primi freddi preannunciavano.

Se richiesto di un parere, la mia prudenza logistica avrebbe consigliato l’arresto. Ma Voi interrogaste qualche cosa di diverso e di più alto della logistica. Sono questi, io penso, i momenti supremi del comando, quando il comandante decide sulla base di elementi che egli solo vede, sente e giudica.

Giunsero giorni angosciosi: il distacco completo dell'Intendenza dalle divisioni, i rifornimenti per via aerea, goccia nel mare.

Per colmare in qualche modo quel senso di doloroso isolamento che mi ossessionava mi recavo ad interrogare, presso gli ospedali, i feriti sgomberati per via aerea ed avevo attraverso ad essi un tenue contatto con le truppe che a 300 km. di distanza combattevano in condizioni estremamente difficili. Voi, in quei gravi momenti, raccoglievate quanto avevate seminato...”.

mercoledì 21 ottobre 2020

Il C.I.S.R. Il Dilemma di Messe: arrestarsi o avanzare Luglio 1941

 Considerazioni sulla Campagna di Russia 



La carenza logsitica era tae che il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe , comandante del C.I.S.R.  aveva non qualche dubbio se continuare oppure arrestarsi nell'estate del 1941. Il porblema era serio Così lo espne nella sua relazione sugli avvenimenti del C.I.S.R. in quei primi mesi di campagna:

. Ma in realtà se le divisioni si erano attestate al fiume con la parte combattente in tempo per partecipare attivamente alla battaglia di sfondamento, la maggior parte delle truppe di corpo d’armata e soprattutto gli organi dei servizi erano ancora disseminati su una profondità di circa 800 km. Ospedali, forni, depositi di munizioni, materiali del genio, magazzini vestiario ed equipaggiamento, delegazioni d'Intendenza, parchi, officine sostavano lungo la interminabile linea di comunicazione, privi di ogni possibilità di spostamento per insufficienza di mezzi.

La stazione di testa ferroviaria era Belzy, a 378 km. dalla delegazione d'Intendenza più prossima alle truppe operanti e soltanto per i primi di settembre si prevedeva di rimettere in esercizio qualche tronco ferroviario più avanzato.

Gli automezzi incominciavano ad accusare lo sforzo eccessivo cui necessariamente dovevano essere sottoposti; il servizio delle riparazioni procedeva con ritmo inadeguato per insufficiente numero di autofficine e, soprattutto, per mancanza di parti di ricambio (deficienza, quest’ultima che ha fortemente inciso dovunque sul rendimento della nostra motorizzazione, già tanto scarsa quantitativamente e qualitativamente tanto inadeguata). La conseguenza era la progressiva diminuzione di portata dei nostri autotrasporti, materialmente espressa dal sorgere dei primi “campi autoguasti”, veri cimiteri di macchine, destinati a moltiplicarsi col procedere dell’avanzata.

Situazione nel suo complesso preoccupante, suscettibile di miglioramento soltanto attraverso un periodo di raccoglimento che, consentendo al corpo d’armata di riunire le sue sparse membra, avrebbe potuto conferire alle unità maggior vitalità operativa. Viceversa occorreva riprendere senza indugio il movimento verso oriente, per affermarsi nel bacino industriale del Donetz e nella zona di Rostov: un nuovo sbalzo di 300 km. alle cui incognite operative venivano pertanto a sovrapporsi quelle, già tragiche, dei rifornimenti.

Avrebbe potuto il Corpo di Spedizione superare la prova? o non si sarebbe corso il pericolo di vedere le nostre truppe disperse su fronti e profondità smisurate, senza viveri, senza munizioni, senza carburante, paralizzate ed inerti alla mercè della reazione nemica?

Prudenza avrebbe voluto che noi avessimo denunciato, fino da quel momento, la necessità di una sosta, prima di riprendere a seguire gli alleati, tanto meglio attrezzati per quel genere di operazioni e, soprattutto, assai meglio alimentati dai loro organi di rifornimento. Ma ciò avrebbe significato la fine del C.S.I.R. come unità combattente e la sua definitiva condanna alle retrovie per servizi territoriali.

Suprema responsabilità di comando di cui ricordo ancora oggi l’angoscia del travaglio! Nel tormento delle decisione io “sentii” che il soldato era pronto ad affrontare qualunque sacrificio pur di difendere la sua dignità e il suo buon nome d’italiano.

mercoledì 14 ottobre 2020

Il C.I.S.R. I Rapproti con i Tedeschi. La Logistica

 

 Mussolini ispeziona i Reparti in partenza per la Russia  Giugno 1941


Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe nella sua Relazionesugli avvenimenti del Corpo Italiano di Spedizione in Russia così ebbe modo di scrivere in merito al tema dei rapporti con i Tedeschi in tema di logstica:

Il C.S.I.R. giunge alla zona di schieramento, sul Dnjepr, piuttosto stanco ma con spirito intatto, come risulta dal suo brillante intervento nella battaglia di Dnjepropetrovsk.  Ma conviene qui domandarci: sarebbe stato possibile, nonostante tutte le deficienze di organizzazione, raggiungere questo primo obiettivo con minor sforzo e, soprattutto, con minor contributo di sacrifici?  

Indubbiamente si, qualora i tedeschi avessero osservato gli impegni relativi alle derrate che, per convenzione, erano tenuti a fornirci, non si fossero riservata l’esclusività dello sfruttamento delle risorse locali e ci avessero consentito di valerci, nell’ambito del nostro settore di azione, delle inesauribili scorte, specialmente di cereali, di carne e di foraggi.

Praticamente avvenne che i rifornimenti tedeschi, sufficientemente regolati nel mese di luglio e nella prima decade di agosto, andarono successivamente inaridendosi, risultando sempre più inadeguati alle esigenze, fino a porre talvolta le unità in grave stato di crisi, in particolar modo per i carburanti.

Alle nostre rimostranze l'Intendenza tedesca rispondeva che il soldato dei Reich “non ha diritto ad una razione fissa, ma consuma ciò che la Patria (sotto la specie dell’Intendenza) è in grado di procurargli di volta in volta”. Ornato concetto retorico, questo, cui non rispondeva certamente la prassi di una reale applicazione e si risolveva anzi generalmente, con riprovevole parzialità, ai danni della parte italiana. Amor di verità vuole si riconosca che anche i tedeschi si dibattevano allora in serissime difficoltà, per l’insufficienza dei trasporti, ma bisogna pur dire che delle loro disponibilità soltanto il superfluo veniva assegnato agli alleati, dopo soddisfatta ogni loro esigenza.

Quanto poi allo sfruttamento delle risorse locali possiamo rilevare il concetto informativo tedesco dalle seguenti “direttive sulla potestà militare, sulla sicurezza e sull'amministrazione dei territori conquistati ad est del Dnjestr” emanate dal comando della 11° Armata:

 

a) - lo sfruttamento del paese per i bisogni delle truppe e l’alleviamento dei rifornimenti è di importanza decisiva per le operazioni;

b) - è importante che tutte le forze dell’esercito tedesco, romeno e italiano impiegate nel territorio retrostante si regolino in modo unitario per conseguire tale scopo;

c) - la preda bellica è a disposizione dei reparti che l’hanno catturata soltanto per le armi, i materiali e i beni di approvvigionamento che possono essere sfruttati per i propri rifornimenti ed equipaggiamenti. All’infuori di ciò, tutto quanto può servire per il comune proseguimento delle operazioni, è a disposizione del comando dell’11° Armata.

Le grandi riserve, non utilizzabili ai fini delle operazioni devono essere consegnate alle organizzazioni tedesche di retrovia per l’invio in Germania. E’ proibito l’invio di preda bellica ai Paesi amici.

 

L’intransigenza tedesca al riguardo era così assoluta da considerare come sabotaggio ogni sfruttamento delle risorse volto a migliorare le condizioni dell’economia dei paesi alleati. Eravamo di fronte all’applicazione di un concetto totalitario in fatto di accaparramento delle risorse e dei beni economici di ogni genere, che non ammetteva eccezioni, neppure di fronte alle imperiose esigenze delle operazioni.

La logica e lo stesso comune interesse delle operazioni avrebbe suggerito che criteri meno esclusivisti fossero almeno applicati per i viveri ed in genere per le derrate necessarie alla vita delle unità, tenendo conto che un simile apporto si sarebbe risolto in un alleggerimento del carico dei trasporti, che appunto lamentavano uno stato permanente di crisi. Invece, ci si imbatteva continuamente negli organi dell’occupazione economica tedesca, incredibilmente solleciti ad installarsi immediatamente nelle località conquistate per mettere le mani su tutte le risorse economiche disponibili.

mercoledì 7 ottobre 2020

La guerra breve dell'Italia. Terza Parte

La prima e la seconda parte sono state

rispettivamente pubblicate il 7 ed il 30 settembre 2020




ALESSIA BIASIOLO


 Il Mediterraneo al centro del conflitto

L’11 novembre 1942, truppe italo-tedesche entrarono in Tunisia, in Corsica e nel territorio metropolitano sottoposto a Vichy. Venne imposto a Laval di dichiarare guerra agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna, inutilmente. Quindi, era indispensabile appropriarsi della marina francese che, obbedendo agli ordini impartiti segretamente dal Ministro della Marina lo stesso 11 novembre, si autoaffondò nella notte tra il 26 e il 27 del mese. Mussolini vedeva infranti i suoi progetti, ma allo stesso tempo era chiara la sua superiorità politica e intuitiva rispetto a Hitler. Egli, infatti, aveva ben presente da tempo che Laval non fosse affidabile e aveva ancora chiaro che la situazione francese avrebbe dovuto essere gestita diversamente. Così come era lampante che il Duce aveva ragione anche su un altro punto. Il fronte focale della guerra doveva essere, da subito, il Mediterraneo, mentre Hitler la pensava diversamente. Soltanto risolvendo prima la questione mediterranea, le sorti della guerra sarebbero state ben diverse per l’Asse. Ora, con la Francia occupata, i tedeschi era evidente che avrebbero lasciato agli italiani soltanto le briciole, mentre questi ultimi non avevano forze sufficienti per pretendere dalla Francia quanto sarebbe loro spettato, in termini di rifornimenti di materie prime come il carbone, di soldi, di territori e di altro. Per questo si susseguirono altri due convegni dei responsabili delle Commissioni d’armistizio, il 29 aprile-3 maggio 1943 a Monaco, e uno più tecnico il 18-21 maggio. In entrambi i casi, gli alleati tedeschi tesero a mantenere lo status quo della situazione che pendeva tutta a loro favore per quanto riguardava l’utilizzo delle risorse francesi e la ripartizione delle commesse. A breve il regime fascista sarebbe caduto, così com’erano naufragati i sogni di ricompattamento territoriale italiani.