Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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martedì 31 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primo Sole. Addestramento


(a)    Grado di addestramento delle forze
La maggior parte delle truppe alleate che parteciparono all’operazione “Husky”, aveva preso parte alla campagna in Africa Settentrionale e quindi si trattava di assetti agguerriti, ben addestrati ed equipaggiati. Le altre unità che non avevano preso parte alla campagna africana aveva effettuato un intenso addestramento. I paracadutisti inglesi e americani avevano effettuato esercitazioni di lancio notturno e le navi da guerra e gli equipaggi dei mezzi da sbarco godevano dell’esperienza maturata con gli sbarchi del novembre 1942 nell’Africa del Nord.
Una delle preoccupazione di Eisenhower e del suo staff riguardava il luogo e il momento dello sbarco. Queste preoccupazioni erano in gran parte motivate dalla mancanza di addestramento congiunto delle forze designate per lo sbarco in Sicilia. Per tale motivo gli alleati crearono un centro di addestramento congiunto in Algeria, a Djidjelli.
La 51^ Divisione e la 78^ Divisione britanniche furono le uniche che parteciparono a delle esercitazioni joint e a tre rehearsals anfibi e navali, mentre la 1^ Divisione Canadese effettuò il suo addestramento in Inghilterra e la 5^ Divisione e la 231^ Brigata britanniche si addestrarono in Medio Oriente, dove effettuarono un addestramento con i mezzi da sbarco nel Golfo di Aqaba. Le unità statunitensi si addestrarono nelle sei basi presenti in Algeria e in Tunisia.
Il 22 giugno la 45^ Divisione di fanteria arrivò direttamente nell’area di operazione imbarcata sulle navi anfibie, pronta per lo sbarco, senza aver preso parte a nessun addestramento congiunto con le altre forze alleate.
Nonostante gli sforzi organizzativi, Eisenhower non era molto soddisfatto perché si trattava di rehearsals ridotti, che non prevedevano lo sbarco completo delle forze e coinvolgevano un numero ridotto di navi e mezzi anfibi.
La maggior preoccupazione di Eisenhower era costituita dallo sbarco di ingenti forze in Sicilia che avrebbe potuto causare l’intasamento delle spiagge, provocando problemi per la mobilità delle forze alleate nel prosieguo delle operazioni terrestri.
L’addestramento anfibio delle forze alleate si concluse il 4 luglio.

sabato 28 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. Le forze aere e navali


(a)    Le forze navali
Le forze navali complessive dell’ammiraglio Cunningham comprendevano 280 navi da guerra e 2.775 navi da trasporto di tutti i tipi e 1.124 mezzi da sbarco così suddivisi per classi:
-        Landing craft assault, L.C.A., per lo sbarco della fanteria;
-        Landing craft personal, L.C.P., per il trasporto di uomini;
-        Landing craft motor, L.C.M., per il trasporto di autoblindo e carri leggeri da 15 e 18 tonnellate;
-        Landing craft tank, L.C.T., per il trasporto di carri pesanti da 30 e 38 tonnellate;
-        Landing ship tank, L.S.T., grandi navi che trasportavano e mettevano in mare i mezzi da sbarco per la fanteria (L.C.A. e L.C.P.).
Le LST potevano arrivare direttamente sulla spiaggia di sbarco e grazie all’apertura della  prua potevano sbarcare carri, uomini e mezzi ruotati.
Inoltre erano presenti numerosi veicoli anfibi corazzati D.U.K.W., capaci di navigare, e una volta giunti a terra muoversi come un normale blindato.
Per fronteggiare l’eventuale azione della Flotta italiana, l’ammiraglio Cunningham aveva in mare forze navali indipendenti da quelle che appoggiavano lo sbarco e così costituite:
-      Forza “H” (ammiraglio Sir Algernono Willis):
·      4 navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite, Valiant);
·      2 portaerei (Indomable, Formidable);
·      18 cacciatorpedinieri.
-      Forza “Q” (ammiraglio W. G. Agnew) costituita da 6 incrociatori leggeri.
-      Forza “Z” ( capitano di vascello Spaatz):
·      2 navi da battaglia (Howe, King George);
·      6 cacciatorpedinieri.
(b)    Le forze aeree
Le forze aeree del maresciallo Tedder contavano 3.462 aerei da bombardamento e da caccia, dei quali 2510 operativi[i] ripartiti in 146 squadriglie americane e 121 britanniche.
(c)    I materiali di armamento e di equipaggiamento, i mezzi tecnici e i servizi
Le forze anglo-americane erano dotate di moderni equipaggiamenti e sovrastavano per quantità, tecnologia e mezzi tecnici le forze dell’asse sia nel campo navale, terrestre e aereo. Per quanto riguarda la componente terrestre, la sproporzione rispetto alle forze dell’Asse era impressionante. Le divisioni alleate erano equipaggiate con un gran numero di automezzi ruotati e soprattutto cingolati, questi ultimi comprendenti sia i cari armati, sia le artiglierie semoventi e gli Alfatrac (una sorta di autocarri dotati di cingoli) per il trasporto truppe.


[i]Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Aberto Santoni,  Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, Roma, 1983.

martedì 24 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Le forze terrestri


(a)    Le forze terrestri
-      L’8^ armata britannica era costituita da:
·      XIII corpo d’armata al comando del generale Miles Dempsey, con alle dipendenze la 5^ divisione (gen. Horatio Berney Ficklin) e la 50^ divisione (gen. Sidney Kirkman), ambedue provenienti dal Medio Oriente;
·      XXX corpo d’armata al comando del tenente generale Sir Oliver Leese con alle dipendenze la 51^ divisione (gen. Douglas Neil Wimberley) proveniente dalla Tunisia, la 1^ divisione canadese (gen. Guy Simonds) proveniente dalle Isole Britanniche e la 231^ brigata Malta (brigadiere Robert Uruhart) proveniente da Malta;
·      7^ divisione corazzata ( IV e XIII brigata) proveniente da Tripoli.
·      1^ divisione aviotrasportata stanziata a Kairouan con 134 aerei da trasporto più numerosi alianti;
·      tre battaglioni Commandos dei Royal Marines inglesi;
·      l’8^ armata aveva inoltre a disposizione il comando del X corpo d’armata a Tripoli, con la 56^ divisione a Tripoli e la 78^ divisione in Tunisia.
-        La 7^ armata era costituita da:
·      II corpo d’armata (gen. Omar N. Bradley), 1^ divisione (gen. Terry Allen) proveniente dalla Tunisia, 3^ divisione (gen. Lucian K. Truscott) proveniente dalla Tunisia, 45^ divisone (gen. Troy Middleton) provenite dagli Stati Uniti e tre battaglione Rangers;
·      2^ divisione corazzata;
·      82^ divisione aviotrasportata (gen. Matthen B. Ridgway), già a Kairouan, con 226 aerei da trasporto e numerosi alianti;
·      9^ divisione (gen. Manton S. Eddy) a disposizione in Tunisia.
Nel complesso le forze del 15^ gruppo d’armata comprendevano 10 divisioni di fanteria, di cui 3 in riserva, 2 divisioni corazzate e 2 aviotrasportate, oltre ai reparti speciali e ai battaglioni Ranger e Royal Marines. In totale 17 divisioni. Altre 10 divisioni erano disponibili nel teatro di operazioni del Mediterraneo. Le unità delle divisioni corazzate erano state ripartite fra le divisioni di fanteria che potevano contare dai 50 ai 100 carri armati ciascuna.
La forza numerica 7^ armata era di 228.000 uomini della, mentre quella della 8^ armata era di 250.000 uomini, per un totale di 478.000.[i]
Il complesso delle forze impiegate per l’attacco iniziale degli Alleati contava 160.000 uomini, 14.000 veicoli, 600 carri armati e 1.800 cannoni oltre al supporto del fuoco navale della flotta che fu fondamentale durante le operazioni di sbarco per neutralizzare le batterie costiere italiane.


[i]Storia delle operazioni navali degli Stati Uniti, ammiraglio Morison volume IX.

sabato 21 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia La Battaglia del Ponte di Primo sole. La Situazione generale 1


SITUAZIONE GENERALE
a.   Situazione generale militare
(1)    I Quadri, le forze, i mezzi Alleati
(a)    I Capi – gli SM – i Quadri
Il supremo comando delle forze per l’operazione Husky fu affidato al generale Dwight D. Eisenhower che aveva alle sue dipendenze il generale Harold Alexander (USA), vice comandante delle forze terrestri, l’ammiraglio Sir Andrew B. Cunningham (Royal Navy), comandante delle forze marittime ed il maresciallo dell’aria Sir Arthur W. Tedder (Royal Air Force), comandante delle forze aeree.
Il generale Alexander, era altresì comandante del 15° Gruppo d’armate ed  aveva alle sue dipendenze le seguenti armate:
-        8^ britannica, comandata dal generale Sir Bernard Law Montgomery, coadiuvato dall’ammiraglio Sir Bertrma H. Ramsey e dal vice maresciallo dell’aria Broadhurst
-        7^ americana comandata dal generale George S. Patton, coadiuvato dall’ammiraglio Henry Kent Hewitt e dal generale dell’aviazione Carl Spaat.

venerdì 13 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Le Origini del Conflitto Le cause


(1)    Le cause reali, remote e prossime
Le cause dell’invasione della Sicilia sono da ricondurre a considerazioni di carattere essenzialmente politico-strategico: l’Isola sarebbe stato l’obiettivo principale delle armate americane e inglesi per colpire immediatamente il “ventre molle dell’Asse[i], duramente provata da tre anni di guerra e prostrata dai continui bombardamenti aerei.
Tale assunto trova fondamento nella ricostruzione del periodo di intensa preparazione che precedette l’invasione, caratterizzato da dispute e indecisione.
Tra il 14 ed il 23 gennaio 1943 Roosvelt, Churchill e i Capi di Stato Maggiore congiunti si riunirono nella conferenza di Casablanca, dopo che Stalin aveva declinato l’invito per non assentarsi da Mosca durante lo svolgimento della controffensiva di Stalingrado[ii].
Nell’ambito della conferenza si formarono immediatamente due correnti dottrinarie: quella americana, soprattutto rappresentata dal Gen. Marshall, desiderosa di conservare intatte le risorse alleate per un prossimo attacco verso la Manica, e quella inglese che riteneva preferibile proseguire nella cosiddetta “strategia periferica” volta a sottrarre dalla difesa della “Fortezza Europa” almeno 55 divisioni tedesche, di stanza in Francia e sul fronte orientale, per proteggere il fronte sud ed i Balcani.
La decisione alleata non fu facile: il 18 gennaio 1943 l’invasione della Sicilia venne accettata dai partecipanti alla conferenza e fissata poi per la fase di luna favorevole del 25 luglio o del 22 agosto.
Gli obiettivi generali erano così identificati:
-      rendere più sicura la linea di comunicazione marittima che attraversava il Mediterraneo;
-      allentare la pressione tedesca sul fronte russo;
-      intensificare la pressione sull’Italia;
-      agevolare le trattative per indurre la Turchia ad entrare in guerra a fianco degli Alleati.
A livello politico-militare, la successiva Conferenza Trident tenuta dal Comando alleato a Washington a metà maggio, non riuscì a raggiungere un accordo sulle questioni strategiche lasciate irrisolte a Casablanca[iii]. «Il pomo della discordia era sempre lo stesso: la richiesta americana che si ponesse un limite alle operazioni nel Mediterraneo mirante a favorire l’invasione mediante l’attraversamento della Manica, e l’affermazione inglese che la strada per la Francia passava attraverso la Sicilia e l’Italia, perché ciò avrebbe costretto la Germania a impiegare le sue sempre più scarse forze militari per difendere l’Europa meridionale. Ancora una volta il Generale George C. Marshall guidò l’opposizione americana dicendo bruscamente a Sir Alan Brooke[iv] di non avere modificato la sua avversione per le operazioni nel Mediterraneo, le quali, a suo parere, avrebbero creato un effetto di “pompa aspirante” a spese di Overlord».
Churchill sperava che la campagna di Sicilia avrebbe avuto una rapida fine e premeva per ottenere un impegno a continuare le operazioni per mettere fuori combattimento l’Italia. Gli storici ufficiali inglesi sostengono che la propensione inglese per il Mediterraneo era dettata da «uno spirito di caccia e non da qualche dedizione ad una “strategia periferica” – ancor meno da un calcolo dei vantaggi politici ottenibili nel dopoguerra – ed era quello spirito che in quel momento portava gli Inglesi a premere con impazienza perché le loro recenti vittorie in Nordafrica venissero sfruttate fino in fondo[v]».
Quando Marshall si oppose e l’Ammiraglio Ernest J. King[vi] chiese un maggior impegno nel Pacifico, Brooke cominciò a disperare di riuscire a trovare un terreno comune per uscire da quella situazione di stallo. Ma grazie all’abile diplomazia di Sir John Dill[vii], una serie di incontri “non ufficiali” raggiunsero un compromesso ingegnosamente concepito che salvava la faccia placando le due parti contendenti, senza riuscire però, neppure questa volta, a risolvere la questione ancora in sospeso di un’invasione dell’Italia dopo la Sicilia (anche se il compromesso implicava tale azione).
In esito ad un incontro ad Algeri tra una delegazione inglese guidata da Sir Winston Churchill, George Marshall e il generale Eisenhower, si pervenne ad un accordo informale che, dopo l’auspicato successo dell’Operazione “Husky”, “Ike” avrebbe proposto di sfruttare l’abbrivio continuando ad avanzare attraverso lo stretto di Messina nell’Italia meridionale.



[i]Come, non senza ironia, Winston Churchill aveva definito l’Italia di Mussolini.
[ii]Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 26 e segg. – op. cit. -
[iii]D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, Pag.111
[iv]Brillante e riservato portavoce dei Capi di Stato Maggiore britannici.
[v] Bryant A., The turn of the Tide, Londra, 1957, pag. 620.
[vi]Ammiraglio, capo delle operazioni navali USA
[vii]Maresciallo di campo, già Capo di Stato Maggiore imperiale UK, a quel tempo ufficiale superiore che rappresentava i Capi di SM inglesi a Washington (sostituito da Brooke ed esiliato a Washington con la qualifica di capo della missione  dello SM inglese.

venerdì 6 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia . La battaglia del ponte di Primosole Le origini del Conflitto Antefatti


 Le origini del conflitto
(1)    Gli antefatti
Il 10 giugno del '40 Benito Mussolini annunciò l'ingresso in guerra dell'Italia accanto all’alleato tedesco con cui, anni prima, aveva siglato il patto d’acciaio. La decisione di Mussolini arrivò dopo che le truppe di Hitler avevano conquistato Polonia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e si apprestavano ad invadere la Francia. Dal 1940 al 1942 le truppe dell’Asse sembravano avere la meglio sugli Alleati.
All’ingresso degli Stati Uniti d’America (dopo l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre del 1941), le sorti del conflitto cambiarono per l’Asse italo-tedesco.
Dopo la sconfitta di El Alamein in Nord Africa e di Stalingrado in Russia, iniziò la contro-offensiva degli Alleati.
Il 1943 sarà l’anno dell’inizio della disfatta per Hitler e Mussolini: la morsa a tenaglia organizzata dagli Alleati – fronte russo e fronte africano – metteranno in crisi la macchina da guerra nazista.
Lo sbarco in Sicilia era stato ideato dagli Inglesi sin dal 1941. Infatti, i generali del primo ministro inglese Churchill avevano già a quel tempo progettato l’attacco e l'occupazione dell’Isola senza poi dare seguito al piano. Dopo la presa di Tunisi e la fortunata campagna in Nord Africa, nel giugno del 1943 si rendeva necessario conquistarla ed utilizzarla per la loro aviazione.
Sul versante italiano, la possibilità – ancorché considerata improbabile - di uno sbarco nemico in Sicilia ed un’analisi delle modalità e dei luoghi dove lo sbarco sarebbe potuto avvenire fu considerata e vagliata da parte degli ufficiali superiori italiani nell’autunno del 1941[i].
Si tentò, pertanto, di apprestare, “senza tanta convinzione”, uno schema difensivo, ma le numerose indecisioni e polemiche interne allo stesso comando sul valore teorico e pratico dello schema di difesa ne condizionarono fortemente lo sviluppo.
D’altronde, come affermava un promemoria del 16 ottobre 1942 per il Capo di Stato Maggiore Generale stilato dall’Ufficio Operazioni del Comando Supremo, era «improbabile l’eventualità di sbarchi in grande stile sulle coste d’Italia»[ii].
I fatti andarono, come noto, molto diversamente da come ipotizzato: nel maggio del 1943 l’aviazione alleata cominciò a bombardare la Sicilia.


[i]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 29 – op. cit. -.
[ii]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 34 – op. cit. -.