Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 25 settembre 2014

Patria Indipendente. Numero Speciale per il 25 Aprile 2014

Per tradizione Patria Indipendente, la rivista dei  Partigiani d'Italia dedica un numero speciale alla data del 25 Aprile. Una tradizione che si rinnova ogni anno e che è ancora più apprezzabile in un panorama pubblicistico delle associazioni combattentistiche sempre più scarso.
(vedi post  di questo blog in data 14 maggio 2014)
 
riportiamo l'articolo di Massim Coltrinari dedicato ad uno dei maggiori episodi della crisi armistiziale
 
Cefalonia

 
“Capire è impossibile, ricordare è un dovere”

Cefalonia e le altre Cefalonie dell’armistizio del 1943.

 

Oggi citare Cefalonia nella pubblica opinione italiana ha un preciso significato: il sacrifico  di migliaia di soldati italiani per mano tedesca trucidati senza alcun motivo come rappresaglia e punizione per l’uscita della guerra l’8 settembre 1943 da parte dell’Alleato Italiano. In più si può aggiungere che tanta ferocia era la reazione tedesca alla constatazione, nel settembre 1943, che la guerra era perduta. L’Italia l’aveva compreso e cercava di uscirne sena altre tragedie, la Germania perseverava..

 Cefalonia ha assunto un valore simbolico, segno di sacrifico e dedizione alla Patria. Questa presa di coscienza è dovuta principalmente all’azione del Presidente Ciampi che dal 2003 in poi ha voluto riportare al centro della attenzione questo immane sacrifico dei saldati italiani, lui che ha subito, come sottotenente autiere, il dramma armistiziale in Grecia.

Ma fino a Ciampi per molti italiani Cefalonia non voleva dire alcunché. Anzi era meglio non parlarne, per non andare fuori del “ politico corretto”, soprattutto nell’ambito della storiografia accademica e non. Gli stessi Reduci non preferivano parlare di questo segmento di storia della Guerra di Liberazione e l’intero mondo della Resistenza dei militari Italiani all’estero rimase confinato nella memorialistica e nei ricordi e testimonianze personali.

 

Come il processo Eichmann nel 1962 è servito per far entrare nella coscienza del mondo e soprattutto europea quello che è stata non solo la Scioah, ma anche lo sterminio del “ diverso” (gli ammalati di mente, i diversamente abili, gli omosessuali, gli oppositori politici, i Rom, i testimoni di Geova, gli esseri considerati inferiori  come lo erano i prigionieri russi e in genere gli slavi ecc.), così Cefalonia rappresenta per la coscienza italiana il sacrificio del soldato italiano che si innesta in quello rappresentato all’Internamento in Germania ( siglizzato nella formula I.M.I) frutto della tragedia armistiziale.

Che cosa era successo a Cefalonia?

Isola Greca , insieme a Corfù, era presidiata dalla Divisione di Fanteria da Montagna “Acqui”, al comando del gen. Gandin, , che aveva in organico 11.500 uomini per l’occupazione di queste importanti isole greche. A questi uomini si aggiunsero all’indomani dell’armistizio, oltre 4000 uomini provenienti dalla’Albania, che si attestarono a Corfù

L’annuncio  dell’armistizio colse di sorpresa, come del resto tutto l’Esercito in armi, anche il Comando della Divisione. Il gen. Gandin. Che aveva assunto il Comando della “Acqui” solo qualche settimana prima, sostituendo il gen. Chiminello che fu mandato a comandare la divisione “Perugia” il 1 settembre 1943. E’ importante questo in quanto le due divisioni si opposero ai tedeschi, la “Perugia” rimase in armi combattendo i tedeschi fino al 3 ottobre 1943: ma i Comandanti erano “freschi” d comando e non “conoscevano” i loro uomini, ma soprattutto non “conoscevano i loro collaboratori. Passate le prime ore di incertezza, avuto da Atene, da cui dipendeva indicazioni vaghe e contraddittorie (se i tedeschi non si muovo, non si deve fare nulla) che permise ai tedeschi di organizzarsi, il 10 settembre l’ex alleato dettò le sue condizioni: cedere le armi e darsi prigionieri: risposta entro le 7 di sera. Iniziarono due giorni di incertezze: furono convocate assemblee di ufficiali, prassi regolamentare nel regio Esercito che permetteva ai Comandanti di conoscere l’opinione dei subordinati. Furono convocate anche riunioni ristrette dei Comandanti di Corpo: pochi erano per la era resa ai tedeschi e pochissimi volevano aderire; la stragrande maggioranza per il mantenimento delle armi e opposizione anche violenta al tedesco. Gandin sapeva benissimo che questo avrebbe significato rappresaglie tedesche. Troppo inesperto delle cose della Divisione, per prende decisioni immediate. Intanto nell’isola incidenti tra italiani e tedeschi si susseguivano a ritmo serrato, con i tedeschi sempre più aggressivi, ed i soldati lasciati nell’incertezza. Il personale dipendente diveniva sempre più irrequieto e partecipante alle decisioni, cosa che in guerra è sempre foriera di tragedie. Furono ascoltati anche i Cappellani: ma quale consiglio potevano dare se non quello da uomini di Chiesa?.La decisione non era stata ancora presa sul cosa fare, quando il 15 settembre, zattere tedesche con armati si presentarono davanti alle batterie italiane: i comandanti in sottordine, in particolare il Cap. Renato Apollonio senza esitare ordinò di aprire il fuoco e respinse lo sbarco tedesco, provocando morti e feriti ( la stessa cosa accadde il 29 settembre davanti a Porto Edda, difesa dalla Divisione “Perugia”, con lo stesso risultato: i tedeschi vennero respinti). Era lo scontro aperto. Se questa decisione fosse stata presa alla sera dell’8 settembre, i tedeschi non avrebbero avuto tutte le possibilità concesse in sette giorni di indecisione, e gli esiti dei combattimenti sarebbero stati ben altri.

Iniziarono giorni di combattimenti e sulle prime gli Italiani ebbero il sopravvento ( vennero fatti 500 prigionieri tedeschi, che furono racchiusi in un campo di concentramento, debitamente marcato con i segni germanici per evitare il cosiddetto fuoco amico; tali prigionieri dagli Italiani furono rispettati secondo la convenzione di Ginevra del 1929, anche se l’Italia non era in guerra con la Germania; a parti invertite, gli Italiani furono trucidati. Si rifletta in Germania su questo aspetto, prima di emettere giudizi sugli Italiani, su come si fa la guerra tra nazioni civili.). Cefalonia è anche questo.

Ricevuti debiti rinforzi, i Tedeschi, soprattutto con l’appoggio dell’aviazione tattica, ebbero modo di eliminare via via tutte le posizioni Italiane. Peraltro gli uomini della 2Acqui” non avevano scampo, senza l’appoggio della aviazione era impossibile resistere. E qui si apre il più grande punto interrogativo degli eventi della “Acqui”, prima, e della “Perugia”, poi: perche non furono soccorse? Perché non vennero aiutate e sostenute nella loro azione contro i Tedeschi. Cefalonia, Corfù, la costa albanese con il porto di Serrande era presidiata e tenuta da 20.000 italiani in armi. I tedeschi compresero subito questo pericolo e furono spietati.

Il Comando Italiano era a Brindisi, ad un ora di volo scarso, una notte di navigazione via mare, 55 kilometri di distanza. Convogli in partenza da Porto Edda, toccando anche Corfù, raggiungevano Brindisi ed Otranto. Il 19 settembre il ten. col Gigante della “Perugia” era partito da Porto Edda e si recò a Brindisi. Ritornò, novello Attilio Regolo, a Porto Edda con viveri, munizioni, un cifrario ed una Radio. Brindisi sapeva tutto, della “Acqui” e della “Perugia”  Cefalonia è anche questo: mancate risposte e domande omesse.

Le giornate fino al 23 settembre furono drammatiche: senza soccorsi, gli Italiani cedevano posizioni su posizioni fino a che a sera del 23 anche l’ultima cadde. Da Brindisi nulla. Dagli Alleati, nulla. La tragedia di Cefalonia inizia qui con la domanda: perche prima Gandin, e poi Chiminello,con i loro soldati combattenti contro i Tedeschi sono stati abbandonati a loro stessi?. Che significato poteva avere ribellarsi in un isola al tedesco e non sperare nei soccorsi?

Prima di portare l’attenzione a quello che seguirà è necessario riflettere su questo punto. Cefalonia merita una risposta.

Quello che seguì fu solo crimine di guerra, ferocia, rabbia che si sfoga dopo il pericolo corso, rancore, ovvero i più bassi istinti dell’uomo liberati senza alcun controllo.

Il 24 settembre viene fucilato il gen. Gandin, via via tutti gli altri ufficiali, per poi passare ai soldati. Il calcolo delle perdite a Cefalonia ancora non è stato fatto. Si deve partire da una situazione chiara: La divisione Acqui contava: 11525 di cui, 4000 a Corfù a cui si devono aggiungere3500/4000 uomini giunti dall’Albania, a Cefalonia vi erano, quindi 7525  uomini circa.

I calcoli delle perdite sono varie a seconda dei dati di partenza. In totale si parte da una cifra che va da 1647 Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa, alle ipotesi dei dati disponibili negli anni novanta, secondo Giorgio Ro chat, che davano 6500 Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa più 3500 Caduti in mare durante il trasporto. Dopo gli studi di Schreiber del 2001, Rochat parla di 3800 uomini Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa e 1360 morti in mare. Secondo i Comandi tedeschi i Caduti in combattimento e fucilati dopo la resa sono 4000 e danno la stessa cifra per i Caduti in mare. Dodici le ipotesi formulate dei dati finali, tutte diverse tra loro a seconda dei dati di partenza.

Nella sostanza le cose mutano poco. I tedeschi invocano il diritto “statario”, gli ordini ricevuti, le disposizioni superiori.

C’è, nel solco negazionista, chi sostiene che, in base alla reazione italiana, i tedeschi erano nel loro diritto di sterminare gli Italiani. Ma se gli ordini erano gli stessi, agli stessi Comandi, perché a Cefalonia furono sterminati ufficiali, sottufficiali e truppa, mentre, per le stesse azioni, in Albania contro la “Perugia” furono fucilati solo gli Ufficiali? (198 Caduti ed il resto inviato ai campi di concentramento.) Gli ordini non vanno ristoppati ovunque, oppure si applicano a discrezione? Altro interrogativo di Cefalonia

I tedeschi esercitarono una rappresaglia massiccia sugli Italiani, senza motivo e giustificazione alcuna  se non quella belluina di dare “un esempio” e terrorizzare i loro nemici, che  altro non era che il segno della loro debolezza, quale era la loro situazione nei Balcani ed in Albania nel settembre 1943, con una guerra che dopo Stalingrado, era perduta.

Cefalonia è questo.

 Ricordare Cefalonia, il simbolo di tutte le Cefalonie che hanno punteggiato la nostra crisi armistiziale; ed anche qui, come per gli altri crimini tedeschi, Primo Levy va citato “capire è impossibile, ricordare è un dovere”.

 

 

 

lunedì 22 settembre 2014

Il testo di un calendario mai pubblicato. Materiale per il Progetto Storia in Laboratorio

A richiesta di alcuni amici, con cui siamo in cordiale contatto, pubblichiamo il testo della bozza del Calendario del 2013 pronta nell'aprile 2012 e già in Tipografia il mese successivo. 

Tale bozza è servita come materiale per il progetto Storia in Laboratorio.

 Inoltre per alcuni studenti è stata l'architettura di base delle loro tesi di laurea triennale.

Si pubblica questo testo, inoltre, per fornire materiale didattico agli Insegnanti impegnati nel progetto Storia in Laboratorio per l'anno scolastico 2014-2015

Pagina 1

Copertina
calendario 

2013

  Titolo

 1943-2013

 A SETTANTA ANNI

DAL 1943


 Pagina 2 

Riflessioni su una data anniversaria


Carissimi Soci,
porto il saluto qui a Montelungo del gen. Poli che, per ragioni di salute, non è potuto, nonostante ogni sue volontà,
intervenire. Questo appuntamento per noi Combattenti estremamente significativo, oggi ci permette di rendere omaggio ai nostri Caduti, non solo di Montelungo ma di tutta la Guerra di Liberazione. Un saluto riverente e commosso, che sottolinea come il Loro sacrifico non sia stato dimenticato. Su queste balze iniziò quel percorso che portò in due anni a riscattare l’Italia uscita dalla crisi armistiziale distrutta ed occupata. Questo omaggio ci permette di fare alcune riflessioni su quei mesi e su quei anni. Siamo a 70 anni dagli avvenimenti  che ci videro  protagonisti  e possiamo trarre qualche considerazione. Le vicende dell’armistizio ancora sono avvolte in molta nebbia; tanti protagonisti hanno dato versioni di loro preciso interesse, manifestando l’intensione di non voler far emergere verità scomode. Questo a tutto danno di chi si espose in quei giorni in prima linea. Sono emerse, soprattutto negli ultimi anni,  versioni ed atteggiamenti che hanno esaltato e riconsiderato coloro che fecero la scelta opposta, militando e combattendo accanto a soldati espressione di quel regime del genocidio che insanguinò tutta Europa. Noi combattenti della Guerra di Liberazione dobbiamo chiederci perché abbiamo combattuto; dobbiamo tracciare una linea precisa tra chi sta di qua e chi sta di la. Tutta la nostra attenzione è dedicata a mettere i puntini  sulle “i”  per distinguere chi fu combattente del sud, internato, partigiano, spesso in contrasto tra Noi. Sono i temi della guerra fredda che ha prodotto,  alla fine,  alla rinascita di quel fascismo che fu la causa pria delle tragedie d’Italia. Dobbiamo riflettere su questo, per poter traghettare e tradurre alle nuove generazioni il vero significato della Guerra di Liberazione. Nuove generazioni che necessario che si diano una grossa svegliata, se non vogliono essere tradite e turlupinate come fummo noi negli anni del fascismo. Nuove generazioni che devono mostrare interesse, loro per prime, per questi avvenimenti che sono la matrice della nuova Italia, quella onesta, capace, produttrice che è riuscita negli anni del dopoguerra a garantire un futuro alle sue nuove generazioni, cosa che in questo momento non è garantita. La crisi economica che il paese oggi attraversa non è una crisi economica, almeno non solo, ma una crisi morale, etica, culturale. Crisi foriera di tragedie, di difficoltà, di lacrime e sangue, di cui le prime vittime sono proprio le nuove generazioni. Il loro dovere è quello di crearsi un futuro, basando questo sulla conoscenza, sullo studio, sul sapere, lasciando da parte i vari imbonitori, i promettitori di niente, i furbi e i faccendieri dalle soluzioni facili. La libertà, anche quella dal bisogno e dall’indigenza, come quella del pensiero, non  la dona nessuno, ma la si conquista ogni giorno, combattendo ogni ora con le armi che la  morale e l’etica e la cultura ci danno. Noi, in quei lontani giorni del 1943, combattendo per questo.
Dobbiamo anche riflettere  sul significato dell’Associazionismo. Noi Combattenti ci stiamo assottigliando sempre più. Oggi qui per la prima volta non c’è il gen. Marzollo; a lui come a tanti altri che ci hanno lasciato il nostro reverente saluto. Quanto può durare un Associazionismo senza i suoi protagonisti. Molti di coloro che si sono affiancati a noi sono onesti e leali, ma altri non hanno queste qualità. Sono  troppi i casi, sotto i nostri occhi, in cui ci vengono messe in bocca frasi e suggerito comportamenti che mascherano interessi non nostri. Vediamo come l’Associazione partigiani si è trasformata in un gruppo di pressione politico in cui i Partigiani veri non hanno più voce in capitolo, ma tutti parlano a loro nome. Vogliano fare la stessa fine o abbiamo il coraggio virile di mettere un punto fermo a questa ennesima situazione equivoca. Un altra battaglia da combattere, per la nostra dignità e il nostro essere uomini, che sarà uno dei temi di questo anno anniversario.

Con questi intendimento, in questo giorno significativo, a nome anche del Presidente Gen. Luigi Poli, e mio personale formulo a tutti i soci ogni augurio ed ogni fortuna.
 (Nota:testo inviato al gen. Poli, non ritornato per via della Sua malattia)

Montelungo, 8 dicembre 2012                                                                                                             


Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Sergio Pivetta, Luigi Marsibilio, Osvaldo Biribicchi, Franco Faticati, Goffredo Mancinelli, e da altri soci della Sezione “Studenti e Cultori della Materia” che non desiderano essere citati.
Ricerche iconografiche Laura Coltrinari.

Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario  da versare sul conto corrente postale  37885209 intestato al Direttore responsabile di “II  Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta - Via Carlo Crivelli 20 20122 Milano, con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2012.”

Fonti: Le fotografie, che non provengono direttamente dall’Archivio della Associazione., dall’archivio Pivetta, e dall’Archivio di “Il Secondo Risorgimento d’Italia”. Sono tratte da Mario Cervi ( a cura di), 25 luglio – 8 settembre 1943. Album di una disfatta, Milano, Rizzoli, 1993
Il Calendario è disponibile sul sito associativo  www.secondorisorgimento.it

Foto di Copertina. Il generale statunitense Water Bedell Smith, in una tenda a Cassibile, in Sicilia, firma il cosiddetto “Armistizio Corto” alla presenza degli altri Comandati Alleati e del rappresentate Italiano, generale Castellano, e del consigliere diplomatico ed interprete, Montanari. Un semplice generale di brigata, che non conosceva l’inglese, fu incarico di concludere un armistizio che segno i destini dell’Italia per anni, è altro segno della superficialità ed incapacità del Governo Badoglio di gestire una situazione difficilissima.

Pagina 3
La Monarchia asseconda il Fascismo,
e né diviene succube.

La Monarchia, con il re Vittorio Emanuele III, aveva chiamato al potere il Fascismo, con a capo Benito Mussolini, nel 1922. Lo aveva assecondato in tutte manifestazioni, ad iniziare dalle leggi “fascistissime” del 1925, che avevano dato l’avvio anche formale alla Dittatura, alla adesione al Nazismo di Adolfo Hitler, con l’approvare, nel 1938, le leggi antirazziali, forse il punto più basso di Casa Savoia nella sua millenaria storia. Tanta acquiescenza aveva portato il Re a rimorchio  delle scelte mussoliniane anche in politica estera.  Il re e tutto il vertice monarchico non riuscì ad impedire la dichiarazione di guerra nel 1940, pur sapendo che l’Italia non era pronta ad affrontare un conflitto di tale portata.  In questa guerra, al contrario di quella del 1915-1918, il re fu emarginato nelle decisioni fondamentali; anche nella conduzione delle operazioni fu completamente messo da parte. Le Forze Armate Italiane andarono incontro a 39 mesi di sconfitte, che furono ammantate esaltando il valore e il sacrificio dei soldati.    



Foto 1. Il Maresciallo Badoglio con il Principe di Piemonte. Umberto. Badoglio fu uno dei protagonisti del 1943 e succedette a Mussolini  alla guida del Governo.

Foto 2 – Mussolini con il cosiddetto “ras di Cremona”, Farinacci. Nel 1941 a seguito di un attacco di Farinacci a Badoglio, all’epoca Capo delle Forze Armate Italiane, a seguito del disastro della Guerra contro la Grecia, Badoglio fu costretto a dimettersi dalla carica di Capo di Stato Maggiore Generale.


.Pagina 4   
Apparire, non essere

“Otto milioni di Baionette” fu uno sloga tra i tanti, del Fascismo. L’azione di propaganda ed autopromozione fu martellante. Il Fascismo, fin dal suo inizio, esalto il militarismo. Ogni sua azione era indirizzata all’esaltazione dello spirito guerriero e ad esaltare la guerra come la soluzione di ogni problema politico. Militarizzò il popolo italiani e tutti furono messi in divisa, attraverso le organizzazione del partito Nazionale Fascista. Dalla più tenera età, (I Figli della Lupa) alla maggiore età (21 anni) i ragazzi e le ragazze furono inquadrate Nella Gioventù Italiana del littorio, di stampo gerarchico-militarista in tutte le sue manifestazioni. Alla prova dei fatti quando la guerra scoppio, questa gioventù fu bruciata sui campi di battaglia, dove andò incontro a sconfitte cocenti. I Controffensiva inglese in Africa, Attacco alla Grecia , II Controffensiva in Africa, El Alamein, Russia sono le tappe di queste sconfitte, in cui lasciammo al nemico oltre 700.000 prigionieri. I Caduti furono oltre 200.000.

Foto 3 Present’arm di gerarchi durante una cerimonia. Il secondo da destra è il Duca Pietro Acquarone, ministro della real Casa ed anima e cervello del complotto che portò alla destituzione e all’arresto di Mussolini il 25 luglio 1943.
Foto 4: Prigionieri Italiani in Africa settentrionale. Le sconfitte furono seguite dalla cattura di un gran numero di prigionieri che portò a depauperare il potenziale bellico dell’Italia che, al momento dell’invasione del territorio metropolitano, si trovò indifesa.


Pagina 5      

Il Gran Consiglio
 del Fascismo cancella il Fascismo


Persa l’Africa nel maggio del 1943, dopo la disastrosa ritirata di Russia (101.000 persi tra prigionieri e Caduti) e tutto il materiale di una Armata, il nemico sbarca in Sicilia che viene conquista in 37 giorni, mentre le città italiane sono sottoposte a durissimi bombardamenti; il Paese ormai non ha più la forza di difendersi. I gerarchi fascisti, dopo venti anni di potere assoluto, prendono atto che il movimento fascista è morto e non ha più nulla da dire agli Italiani. Su iniziativa di Dino Grandi, in un ordine del giorno votato da 19 dei 25 Consiglieri del Gran Consiglio, sfiduciano Mussolini additandolo al popolo italiano come colui che ha portato l’Italia in questa disastrosa situazione.               



Foto 5.. Forze statunitensi sbarcano in Sicilia, 9 luglio 1943. Sbarcarono la VII Armata statunitensi agli ordini di Patton e l’VIII Armata inglese, veterana delle Battaglie d’Africa al comando del maresciallo Montgomery.

Foto 6.La seduta del Gran Consiglio del Fascismo in cui fu discusso, tra gli altri Ordini del Giorno, anche quello di Dino Grandi, che di fatto destituiva Mussolini.

Foto 7. Carlo Scorsa, Segretario del Partito Nazionale Fascista. Era suo dovere difendere Mussolini e preservare il potere al partito. Alla prova dei fatti non seppe o non volle mobilitare il partito
o stesso, e soprattutto la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, vera forza armata che poteva difendere il regime. All’indomani della ricostruzione a settembre del PNF  e in sede storica questi sono i dati da analizzare circa la consistenza o meno del movimento fascista come espressione del popolo italiano e come legittimità a governare.

Pagina 6      

Il Crollo del Fascismo
Il Governo Badoglio

Il re, constata che l’Italia ormai non aveva più speranza di difendere se stessa, prende la decisione, sollecitata anche dai capi fascisti, di sostituire Mussolini. Il 25 Luglio 1943, durante una visita di routine a Villa Savoia, il Re, con scarsissimo stile  che fa indignare la Regina Elena, fa arrestare Benito Mussolini, dando l’incarico di forare il Governo al Maresciallo Badoglio, ed assumendo direttamente il comando delle Forze Armate. L’annuncio è accolto con manifestazioni di giubilo in tantissime città d’Italia, tutti convinti che questo sia il primo passo verso l’uscita dalla guerra, che tutti ormai avevano compreso che era persa. Nonostante che Badoglio dichiari che l’Alleanza con i tedeschi è immutata, cercando di giostrarsi tra un nemico sempre più incalzante e temibile e un alleato sempre più diffidente e  minaccioso



Foto. 8. L’annuncio al popolo italiano della destituzione di Benito Mussolini come Capo del Governo e la sua sostituzione con il Maresciallo Badoglio. Annuncio che fu accolto con entusiasmo dalla popolazione, convinta che fosse il primo passo verso l’uscita dalla guerra.
Foto 9. Bombardamenti  Milano. Rovine del teatro alla Scala, simbolo assurto delle vittime non umane fatte dall’azione del nemico. Tutte le città italiane nel 1943 vivevano sotto l’incubo dei bombardamenti senza alcuna difesa attiva o passiva efficace. Segno ulteriore del  fallimento del Fascismo nella preparazione e conduzione della guerra.

Pagina 7
La caduta del fascismo fu accolta dalla popolazione con scene di entusiasmo. La reazione popolare fu in molti casi violenta ed i simboli del fascismo furono distrutti in una furia iconoclasta che rileva come il regime avesse perso ogni consenso. La voglia di pace, di normalità, di vita vissuta senza eroismi e guerre, ovvero normale si era impossessata di tutti. Il dato più significativo fu che il fascismo si era dissolto senza lottare, senza una minima reazione. Dei 42.000.000 di iscritti al Partito Nazionale Fascista, nessuno si oppose con la forza in quel fine luglio 1943, ne un gesto significativo, tranne quello di Manlio Morgagni.
Manlio Morgani era presidente della agenzia di stampa fascista Stefani, la voce del regime, che si tolse la vita lasciando questo biglietto: “Il Duce non c’è più: la mia vita non ha più scopo. Viva Mussolini”.   Morgagni destinò ogni suo avere ai dipendenti della “Stefani”. E’ facile comprendere che il gesto di Morgagni, nobile e coerente, rileva quanto il fascismo fosse ormai, come movimento e come regime, finito.  
In cotanto sfacelo morale, dopo vent’anni di governo fascista, la popolazione viveva sotto i bombardamenti in condizioni di vita disastrose.


Foto 10. Nonostante la volontà di distruggere i simboli del fascismo, nella popolazione prevaleva la voglia di pace e di normalità, non l’odio. Il ritratto di Mussolini distrutto.

Foto 11. Manlio Morgagni, Presidente della agenzia di stampa fascista Stefani.

Foto 12. La lettura del “Corriere della Sera” nelle strade di Milano della caduta del Fascismo
da parte di due giovani donne, dall’evidente atteggiamento compiaciuto.

Foto 13. La drammatica situazione della popolazione, costretta all’emergenza a vivere in modo precario. Sono le conseguenze dell’attacco al fronte interno, in applicazione delle teorie di Giulio Douhet, teorico dell’impiego strategico della aviazione.


Pagina 8     
L’Armistizio
La guerra era arrivata sul territorio nazionale, l’Italia era invasa. I bombardamenti alleati colpivano ancora con più violenza le città, soprattutto quelle industriali del nord. La caduta del fascismo aveva fatto capire a tutti gli italiani che la guerra era persa ed ora si doveva trarre la logica conseguenza: concludere una qualsiasi pace con gli Alleati. Il Governo Badoglio avviò trattative più o meno segrete conducendole in modo maldestro e da incapace che irritano gli Alleati e mettono ancora di più in guardia i Tedeschi.
In una tenda eretta sotto gli aranceti vicino a Cassibile il 3 settembre 1943 viene firmato l’Armistizio Corto” tra gli Alleati e l’Italia. Tra riserve mentali, menzogne, doppi giochi e raggiri, il Governo Badoglio gestiva questa fase delicatissima in modo veramente colpevole, arrivando alla proclamazione dell’Armistizio, l’8 settembre 1943, completamente impreparato. Non diede alcuna disposizione alle Forze Armate, se non qualche indizio criptato e di difficile comprensione, nella paura di una reazione tedesca, lasciando ogni Comando ogni soldato senza ordini, di fronte a se stesso.
Proclamato da radio Roma e Radio Algeri alle 19,45 dell’8 settembre 1943, l’Armistizio, mente gli alleati sbarcano a Salerno,  fu accolto dalla popolazione italiana con giubilo, credendo che la guerra fosse finita. In realtà iniziava la più grave e profonda crisi istituzionale della Storia d’Italia. Il re e il Governo Badoglio, finalmente resosi conto in quale baratro avevano portato l’Italia, non trovarono altra soluzione che lasciare Roma e portarsi al sicuro in territorio controllato dagli Alleati, a Brindisi.    


Foto 14. I giornali annunciano l’Armistizio. Anche nei sottotitoli emerge il grande equivoco. Non si ha il coraggio di apertamente la situazione. Mai titolo fu insieme più rispondente alla realtà e più ingannevole di questo che si riporta dal quotidiano “La Stampa” di Torino.

Foto 15. Il cippo che ricorda ove fu firmato l’Armistizio, a Cassibile, il 3 settembre 1943.

Foto 16. Il giorno della proclamazione dell’armistizio gli Alleati sbarcarono a Salerno, zona scelta in quanto entro il raggio di protezione della loro aviazione tattica. Badoglio ed i suoi consiglieri si aspettavano uno sbarco o a Civitavecchia o ad Anzio o addirittura nel nord Italiana. 


Pagina 9    

L’Alleato diventa nemico

L’alleato germanico, fin dalla caduta del fascismo aveva visto Roma con grave sospetto. Aveva subito compreso che l’Italia voleva uscire dalla guerra ed aveva prese le sue contromisura preparando piani ( il più importante quello a “Asche” per l’invasione ed il controllo dell’Italia). Alla proclamazione dell’armistizio, mentre i Comandi e di soldati italiani erano senza ordine, i Comandi ed i soldati tedeschi sapevano esattamente cosa fare. Diretti dal Maresciallo Kesserling, in poco più di una settimana disarmarono le forze italiane ed occuparono tutta l’Italia. Liberarono Mussolini dalla sua prigione del Gran Sasso, e lo trasportarono i Germania, ove, incontrato Hitler, decise di far resuscitare il fascismo. Alla Rocca delle Caminate, in Romagna, Mussolini con i sopravissuti del crollo del 25 luglio fondò la Repubblica Sociale Italia, uno dei tanti stati fantoccio d’Europa sorti ne’orbita nazista, in tutto e per tutto dipendenti dalla germana e dai suoi interessi.

Foto. 17. Il Maresciallo Kesserling a colloquio con i suoi collaboratori. Nonostante l’ordine di ritirasi verso le Alpi, il Kesserling riuscì a fronteggiare lo sbarco a Salerno e stabilizzar e il fronte a sud di Napoli. L’Italia era divisa in due.
Foto 18. Mussolini incontro Hitler a Vienna dopo essere stato liberato dalla prigionia sul Gran Sasso. In quell’incontro Hitler gli chiese come era stato possibile che il fascismo, il 25 luglio, si liquefò senza opporre resistenza. Mussolini non seppe rispondere.

Foto 19. La Rocca delle Caminate. Qui Mussolini, rientrato in Italiana, proclamo, senza alcun fondamento giuridico, la repubblica Sociale Italiana e diede vita al Partito Fascista repubblicano

Pagina  10
L’Italia diventa un campo di battaglia
La crisi armistiziale del settembre 1943 è il punto più basso e più difficile della Storia d’Italia. Ancora vi sono molto lati oscuri di questa vicenda, e molti protagonisti, responsabili di tanto sfacelo, distruggendo ogni prova a loro carico, si stanno sottraendo al giudizio della Storia. La realtà è che l’Italia vide distrutte le sue forze armate, fatte prigioniere e internate perche  senza Comando ed abbandonate a loro stesse, la popolazione civile in balia
 di un alleato che ben presto si rileverà un occupatore dispositivo ed esigente,e in condizioni di vita assolutamente precarie e miserevoli. Questo il quadro di sintesi della situazione del settembre 1943, le cui responsabilità, prescindere  da ogni spiegazione e giustificazione, vanno addebita alla Monarchia, in linea generale ed la Fascism, in via complementare.

Foto 20. Soldati italiani catturati dai tedeschi all’indomani dell’armistizio ed avviati ai campi di concentramento in Germania.Si apre la pagina dell’Internamento Militare in Germania, e il grande interrogativo del perché successe tutto questo. Oltre 650.000 soldati in Italia e all’estero furono catturati, nella gran parte senza che si opponesse alcuna resistenza.

Foto 21 e Foto 22. Con la proclamazione dell’armistizio l’Italia divenne un campo di Battaglia. Le condizioni di vita peggiorarono ulteriormente costringendo gli italiani ad una quotidiana t veramente difficile.


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L’Italia dichiara guerra alla Germania
13 ottobre 1943

Nell’abisso in cui era sprofondata, l’Italia continuava con le sue Istituzioni a funzionare in alcune provincie pugliesi e Brindisi prima e poi Bari divennero le capitali di quello che poi fu definito il Regno del Sud. Il re, spaesato, male orientato e male consigliato dal ministro della Real casa duca Acquarone, non voleva prendere atto della situazione e si rifiutava d’abdicare in tempi brevissimi, come tantissimi,anche in campo monarchico pressantemente consigliavano, e si irritava degli attacchi che con crescente veemenza si rivolgevano alla dinastia. Solo il 13 ottobre 1943, anche su pressione degli Alleati, decide di dichiara guerra alla Germania. Grazie a ciò, gli Americani, nonostante l’opposizione degli Inglesi, permettono di costituite una unità italiana da combattimento, il I Raggruppamento Motorizzato, con unità raccolte in Puglia. Sarà questa unità  che l’8 Dicembre 1943, a Montelungo, entrerà in linea, alla presenza del Principe Ereditario. Sconfitto, e questa sconfitta sarà ancora una volta ammantata dall’esaltazione del volare dei singoli, riprende l’azione
e il 16 dicembre conquista le posizioni. Ma la situazione morale è gravissima ed il reparto viene ritirato dalla linea del fuoco.

Si conclude un anno, il 1943, il più tragico ed il più difficile della Storia d’Italia. Un anno non da celebrare ma da studiare per comprendere bene cosa realmente sia accaduto, mondando ogni evento dall’azione distorta di chi, per un verso o per un altro, cerca di far prevalere la sua versione ai suoi fini, che per lo più sono volti a nascondere errori, vigliaccherie, ignominia, incapacità,tradimenti perpetrati in nome e alle spalle
e del Popolo Italiano.


Foto 23. Il Re passa in rivista un Reparto nelle Puglie. Saranno queste truppe che daranno vita al I Raggruppamento Motorizzato.
Foto 24. Il Principe Umberto a colloqui con due Ufficiali Statunitensi nel Dicembre 1943. Ogni sforzo
 era dedicato affinchè l’Italia partecipasse alla guerra, per avere al tavolo della pace condizioni meno dure di quelle annunciate a Casablanca nel gennaio 1943.
Foto 25. Il terribile anno 1943 si chiude con le giornate di Montelungo. In cui, a tre mesi dall’annuncio dell’Armistizio, le Forze Armate Italiane entrano in combattimento per dare vita al Secondo Risorgimento d’Italia. Nella foto la Dorsale di Montelungo

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Calendario del 2013

martedì 16 settembre 2014

Da Taranto una simpatica nota




IN TARANTINO,………SIGNIFICA: CE NE VOGLIONO DI VOI PER FARE NOI.

Il Maestro ed artista insuperabile 
Masserini ci sempre sempre più

lunedì 8 settembre 2014

Da un 8 settembre all'altro.

LA DATA ANNIVERSARIA DELL'8 SETTEMBRE NEGLI ANNI PASSATI ERA L'OCCASIONE PER RIVEDERE AMICI E SIMPATIZZANTI CHE AVEVANO FATTO VERAMENTE LA GUERRA DI LIBERAZIONE. 

IN PARTICOLARE L'APPUNTAMENTO ERA CON GLI AMICI E, SOPRATUTTO, CON COLORO CHE AVEVANO DATO UN CONTRIBUTO SERIO E INCISIVO ALLA RESISTENZA A ROMA. 
ERA ANCHE L'INCONTRO CON IL GENERALE POLI, DOPO LE VACANZE ESTIVE. LUI TORNAVA DA PORTO AZZURRO IO DALLA COSTA ADRIATICA E DALLE DOLOMITI. OCCASIONE DI ALLEGRIA E DI SIMPATIA, IN CUI SI FINALIZZAVA CON LUI IL NUMERO DI II RISORGIMENTO DEDICATO ALLE CERIMONIE COMMEMORATIVE DI SETTEMBRE, SOPRATUTTO QUELLA DI ROMA CON GLI EPISODI DI PORTA SAN PAOLO ED ALTRE. 
SI TRACCIAVANO LE LINEE ORIENTATIVE DELLA ATTIVITA' DA SVOLGERE NEI MESI SUCCESSIVI IN VISTA DELLE CERIMONIE DELL'OTTO DICEMBRE E DEI CONVEGNI GIA' AVVIATI. 

ALBERTO MARENGA CON LA SUA MACCHINA FOTOGRAFICA IMMORTALAVA QUEI MOMENTI. RACCOGLIEVA IL MATERIALE CHE POI RAPPRESENTAVA LE PAGINE INIZIALI DELLA RIVISTA, IL N 3 DELL'ANNO.

GIORNI DI FESTA E DI CREATIVITA' CHE ORMAI, CON LA MORTE DEL GEN.POLI,HANNO PRESO UNA DIMENSIONE ED UN PROFILO DIVERSO. 
RIMANE IL RICORDO DI QUELLE ORE DEGNE DI NOTE, TRA STORIA, RICORDI ED AMICIZIA VERA. ANCHE SE ADESSO TUTTO PROSEGUE, NEL CAMPO DELLA RICERCA E DELLO STUDIO COME PRIMA IN ALTRE FORME. MA NON INCONTRARE I PROTAGONISTI VERI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE, COLORO CHE VIDERO NEGLI OCCHI IL NEMICO TEDESCO CON LE ARMI IN MANO, COLORO CHE RISCHIARONO DI FINIRE A VIA TASSO, E QUALCUNO CI FINì DAVVERO, COLORO CHE FURONO RICERCATI DAI VARI PRIEBKE E KLAPPER IN OGNI ANGOLO DI ROMA, 
NON INCONTRARE ALCUNI AMICI ISRAELITI TESTIMONI DI GIORNI TERRIBILI CHE SAREBBERO VENUTI DOPO L'8 SETTEMBRE
E' UN VUOTO CHE DA ALLA CERIMONIA DI PORTA SAN PAOLO, DAL MIO PUNTO DI VISTA, UNA IMMAGINE DI TENERA TRISTEZZA CHE IL RITO, PUR NELLA SUA AUSTERITA' E SEMPLICITA' NON RIESCE A CANCELLARE. 

UN PO  LO STESSO SPIRITO, CON LE DOVUTE DIMENSIONI E CON IL SEMPRE DOVUTO RISPETTO, CHE RUGGERO ZANGRANDI PROVAVA NEGLI ANNI SESSANTA RICORDANDO IN QUEI LUOGHI PERSICHETTI. 

FIRENZE, DURANTE UNO DEI TANTI CONVEGNI VOLUTI ED ORGANIZZATI DAL GEN. POLI.
 RIMANE LA VOGLIA ANCORA INTEGRA DI PROSEGUIRE SULLA VIA DELLA DIVULGAZIONE DI QUESTI AVVENIMENTI, CHE LE RECENTI INIZIATIVE HANNO RINVIGORITO, MA VEDERE PORTA SAN PAOLO SENZA I PROTAGONISTI VERI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE CHE ERANO ANCHE DEI VERI AMICI FA NASCERE NEL CUORE UN VELO DI TRISTEZZA; SOPRATUTTO NON VEDERE ED INCONTRARE IL GEN.POLI, SORRIDENTE ED ALLEGRO ACCANTO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO RIEMPE ANCOR PIù DI MALICONIA. 

LA SUA MORTE HA RAPPRESENTATO ANCHE UN MOMENTO CHE HA PERMESSO DI PROSEGUIRE SENZA UNA ZAVORRA CHE SI ERA ACCUMULATA NEGLI ULTIMI ANNI. UNA CHIARIFICAZIONE CHE HA PERMESSO, SORPRENDENTEMENTE, DI LIBERARE NOVELLE ENERGIE E FAR FIORIRE ANCORA PIù BELLE ED INTERESSANTI AMICIZIE,INCONTRANDO PERSONE CHE, SOTTO MOLTI ASPETTI, SONO VERAMENTE ECCEZIONALI.

 CON COSTORO OGGI SI RICORDA QUESTA DATA SIGNIFICATIVA IN UN CLIMA DI RECIPROCA STIMA, SENZA RISERVE MENTALI E SINCERA AMICIZIA, IN UNA COLLABORAZIONE SCIENTIFICA E DI RICERCA ENTUSIASMANTE, CHE COMPENSA CHI NON C'E' PIù. 
SOPRATUTTO PER GLI AMICI COINVOLTI NEL PROGETTO DEDICATO AL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE CHE HA VISTO,RECENTEMENTE, SIGNIFICATIVE REALIZZAZIONI,  E CHE PROMETTE DI RAGGIUNGERE ALTRI NOTEVOLI E INTERESSANTI TRAGUARDI. 

UNA CERIMONIA VELATA, QUINDI, DI TRISTEZZA E MALINCONIA NEL RICORDO DI CHI CI HA LASCIATO, MA INCORNICIATA IN UN CLIMA DI AMICIZIA E DI FECONDO LAVORO RICCO DI INIZIATIVE CHE, CON VERA SORPRESA, SI RINNOVA IN CONTINUAZIONE E RENDE TUTTI NOI, OLTRE CHE SODDISFATTI DEL LAVORO SVOLTO, SERENI, POSITIVI E FIDUCIOSI DEL FUTURO CHE CI ATTENDE.

Lo studio e l'approfondimento delle tecniche di guerriglia ed antiguerriglia tedesche elaborate dal 1936 al 1941 ed applicate in Italia dal 1943 contro le forze "ribellistiche" e' un filone di ricerca avviato dal 2010. TRa gli altri che partecipano a queste ricerche, Gianluca Bonci ha pubblicato in questo contesto un bellissimo articolo sulla Rivista Militare incentrando l'attenzione sull'azione svolta in Unione Sovietica.
 Questo sarebbe stato uno degli argomenti proposti al Gen. Poli per un intervento non solo di Gianluca Bonci ma anche di altri per il prossimo numero di Secondo Risorgimento che si sarebbe realizzato dopo la cerimonia di Porta San Paolo
Sicuro che lo avrebbe accettato senza battere ciglio, e avrebbe espresso oltre la sua accettazione anche il suo incondizionato apprezzamento, che per tutti noi  che lavoravamo a II Risorgimento era il compenso di questa collaborazione.



giovedì 4 settembre 2014

Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona

Prima Pagina del Volume "Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona, Roma Università la Sapienza Società Editrice Nuova Cultura, Giugno 2014, pag. 358. euro 25

UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO
 AL CLUB UFFICIALI MARCHIGIANI, 
CHE NELLA ASSEMBLEA DI PRIMAVERA A SARNANO LO SCORSO GIUGNO HA DECRETATO IL SOSTEGNO E LA SPONSORIZZAZIONE DEL VOLUME DELLA COLLANA STORIA IN LABORATORIO DEDICATO AL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE ED ALLE SUE VICENDE NELLE MARCHE NEL GIUGNO-LUGLIO 1944

NELLA STESSA OCCASIONE E' STATO APPROVATO IL MEDESIMO SOSTEGNO AL VOLUME CHE TRATTERA' DELLE OPERAZIONI DEL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE NELL'AGOSTO 1944 NEL NORD DELLE MARCHE FINO AL SUO SCIOGLIMENTO