Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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venerdì 20 marzo 2015

Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Prefazione

IL volume è acquistabile presso tutte le libreria d'Italia. Oppure presso la casa editrice Nuova Cultura.
ordini@nuovacultura.it

Questa pubblicazione è in linea perfettamente con le motivazioni che hanno informato la gestione del settore “Cultura e Pubblica Istruzione” del Comune di Agugliano, sviluppata attivando tutte le iniziative miranti a definire l’identità storico-culturale della comunità aguglianese, nel rispetto delle sue specificità.
          Da qui l’ideazione e la creazione di organizzazioni strutturali e momenti importanti di ricerca e di studio che hanno contrassegnato l’attività del settore.
          Nel novero delle operazioni strutturali, va segnalata la promozione e la creazione del Centro Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, che ha coinvolto tanti cittadini sensibili a tali problematiche, promotore di seminari, convegni, incontri tutti codificati e fissati in pubblicazioni che rappresentano un patrimonio indelebile e fondamentale per il futuro.
          Questa associazione, insieme alla benemerita attività svolta dalla Biblioteca Comunale, ha rappresentato il braccio operativo di tutta l’attività proposta, organizzata e condivisa, prodotta dall’Assessorato alla Cultura e P.I.
          Tra le tante proposte offerte ai cittadini e agli studiosi non solo locali, vorrei ricordare - in occasione del 150° anniversario dell’Unità D’Italia - un partecipato e importante convegno sul Risorgimento che ha visto la presenza prestigiosa e apprezzata di Annita Garibaldi, ultima discendente dell’ “eroe dei due mondi”.
          Il Comune di Agugliano, per la prima volta, è stato inserito anche in un tour culturale (Grand Tour Cultura Marche 2013) importante a livello regionale, che ha compreso 8 iniziative riguardanti la presentazione di pubblicazioni soprattutto di carattere storico, che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico intervenuto agli eventi.
          E’ importante rilevare che tante manifestazioni si sono svolte anche nella sede della Società Operaia di Castel d’Emilio, luogo storico, riconosciuto e ospitale della comunità casteldemiliese, che rappresenta un unicum da sottolineare e rispettare.
Luogo dichiarato Monumento Nazionale fin dal 1916, la cui storia è stata dovutamente trattata in un recente convegno intitolato: “ Castel d’Emilio: pagine di storia”, che ha aggiornato la ricerca in tutti i campi e prodotto una interessantissima pubblicazione degli atti.
Ancona. Il Maresciallo Alexander e il Gen. Leese allo Stadio Dorico per la parata dell vittoria il 31 luglio 1944.

Con il recente lavoro sugli stemmi delle due comunità comunali più rilevanti, quella di Agugliano e l’altra di Castel d’Emilio ( lo stemma di quest’ultima si è ritrovato recentemente grazie alla ricerca prodotta dal Centro Studi Storici) si è conclusa la codificazione delle forme espressive e visivamente simboliche della comunità.
I risultati di tutte le ricerche sono stati trasmessi anche alle scuole locali, quale dinamica conclusiva che garantisce la conoscenza e la diffusione degli elementi primari d’integrazione per una tradizione riconosciuta e condivisa, specifica e caratterizzante Agugliano.
Anche i documenti relativi ai convegni svolti su tematiche locali, atti e libri, sono stati donati alle biblioteche scolastiche, quali strumenti necessari per conoscere il paese e sviluppare quella identificazione positiva e consapevole che parte dalle radici storico culturali del luogo in cui si vive.
Pertanto approfondire e completare alla luce di nuove e importanti documentazioni un altro momento storico per la comunità quale è la “Liberazione” dalla barbarie nazi-fascista del 1944 avvenuta all’alba del 18 luglio 1944 ad opera delle truppe polacche, rappresenta un tassello fondamentale per la definizione storico culturale del paese.
Come è noto il “passaggio del fronte” in Agugliano è inserito nella cosiddetta seconda battaglia di Ancona, ed ha prodotto lutti e terrore nella popolazione civile, come è perfettamente documentato dall’autore.
Momenti tragici che ancora sono ricordati e tramandati ai più giovani come monito, affinché la conoscenza dei fatti non sia mai disgiunta dalle valutazioni che servono per interpretarli e capire le cause che li hanno prodotti.
Perciò ritengo sia molto importante la serie di manifestazioni create in occasione del 70° anniversario del passaggio del fronte (1944-2014) insieme alle amministrazioni comunali di Polverigi e Camerata Picena e alle associazioni quali il Centro Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, la Mediateca Giamagli di Polverigi e l’Associazione Storica del Cassero di Camerata Picena.





Questi eventi si concretizzeranno in una serie di mostre di carattere storico organizzate nei tre centri e si concluderanno il 19 luglio in Agugliano, con un grande convegno che si terrà in Piazza V. Emanuele II, dove si percorreranno tutti i momenti del passaggio del fronte e della successiva liberazione dei tre comuni.
A questo convegno interverrà anche il Gen. Coltrinari che, essendo nativo di Castel d’Emilio, arricchirà con racconti e testimonianze raccolte nel nostro territorio il suo intervento sulla tattica militare degli schieramenti in campo 70 anni fa, di cui questa pubblicazione rappresenta la fonte aggiornata e importantissima di  riferimento.


Agugliano, 31 marzo 2014


Aroldo Berardi
Assessore Cultura e Pubblica Istruzione

Comune di Agugliano




lunedì 16 marzo 2015

Progetto Storia in Laboratorio. Istituto Carlo e Nello Rosselli. Materiali

Introduzione
(Cenni sul personale impiegato e sulla guerra di trincea)
Aprilia, 18 febbraio 2015
(Gen.D. Dott. Gianfranco Gasperini)


Il mio compito, stamane, è quello di gestire gli interventi degli amici relatori e le eventuali vostre domande di chiarimento o approfondimento che alla fine della mattinata vorrete porre.
Prima desidero chiarire quale sarà l’oggetto della mia breve introduzione: l’uomo soldato della grande guerra e la trincea; infatti questi due elementi hanno caratterizzato in modo imponente  questo terribile primo conflitto mondiale il cui inizio -da parte italiana- celebriamo quest’anno. Altri fenomeni quali gli aspetti tecnologici innovativi delle armi utilizzate, l’uso indiscriminato dei gas, l’uso intenso del nuovo mezzo aereo, l’impiego massiccio delle donne nell’industria, quella bellica in particolare, eccetera, furono anch’essi notevoli, ma non come i due che ho scelto.

1.IL PERSONALE

Durante l'intero corso della guerra il traguardo dell'armonizzazione della quantità con la qualità fu uno dei principali problemi degli Stati Maggiori di tutti i belligeranti. Il problema dei quadri ufficiali e sottufficiali fu assillante. L'esercito italiano, procedette rapidamente all’incremento della truppa (last. 3) e in seguito a provvedimenti di ogni genere, dei quali fondamentale quello dell'istituzione di corsi accelerati integrati da concorsi tra ufficiali di complemento e da promozioni di sottufficiali, entrò in campagna(last 4,5) con 45000 ufficiali, dei quali 26000 in servizio attivo, sufficienti a mobilitare tutte le unità di arma combattente con la quantità dì ufficiali previsti, tranne l'artiglieria.
La loro provenienza sociale era molto varia, quelli usciti dalle Accademie di Modena e Torino provenivano, in gran parte dalla piccola nobiltà terriera e dalla borghesia, quelli di complemento (che avrebbero arricchito i quadri inferiori durante la guerra), appartenevano alla piccola borghesia impiegatizia cittadina e rurale.
Gli ufficiali a ruolo, all’inizio del conflitto, come si è visto, erano 45.000; questi però erano diversi per origine, provenienza, cultura e pratica del servizio; in compenso, tutti erano animati da un alto spirito del dovere che essi dimostrarono con quegli atti di sublime sacrificio che caratterizzarono le nostre battaglie e che tanti vuoti provocarono tra le file di questi magnifici giovani e dei loro soldati. I dati relativi a tali ingentissime perdite appaiono dalle successive (last. 6, 7, 8).
I nuovi comandanti (last. 9) venivano tratti in gran parte dai giovani soggetti ad obblighi di leva con titolo di studio superiore e dai sottufficiali più esperti con o senza titoli speciali di studio; si dava loro una istruzione professionale sommaria in corsi accelerati di qualche mese presso l’Accademia di Modena, o in zona di guerra e dopo un breve periodo di servizio alle truppe con il grado di aspirante si nominavano ufficiali .[1] A causa delle perdite, derivanti dalla furia della guerra, la fabbrica artigianale dei quadri continuò a sfornare per tutta la durata della guerra ufficiali che giunsero in tempi brevissimi al comando delle compagnie e addirittura dei battaglioni.
Il fabbisogno di personale qualificato non riguardò solo i quadri ufficiali, ma anche i sottufficiali e la truppa e crebbe, in proporzione geometrica in relazione all'aumento delle unità e all'introduzione di nuovi mezzi e di nuove tecniche.
Ciò che esasperò il problema della qualità, più che quella di nuovi corpi o specialità di arma, fu la creazione in tutte le armi di personale specializzato nell'impiego dei nuovi mezzi tecnici e delle armi nuove. La fanteria, l'artiglieria, il genio e l'aviazione stessa, in seguito all'aumento quantitativo delle dotazioni e dei tipi di materiale da impiegare, dovettero moltiplicare gli incarichi speciali all'interno delle unità preesistenti nei riguardi sia dell'organizzazione degli organi direttivi, sia dei reparti d'impiego.[2]

Testimonianza delle capacità e del valore dimostrato dai nostri soldati sono i dati relativi ai decorati al V.M. (last. 10, 11, 12)

2.LA GUERRA IN TRINCEA (last.13)

Fu la mitragliatrice resa quasi invulnerabile dalla fortificazione potenziata dall'ostacolo, a determinare il carattere particolare della guerra e la prevalenza dell'azione difensiva su quella offensiva. Venne meno la mobilità tattica e la fanteria cercò di riacquistarla mediante l'aumento della sua potenza di fuoco e di urto, intesa non solo come aumento del numero di armi automatiche in dotazione e del loro decentramento ai minimi livelli fra i combattenti. Quella routine giornaliera, quell' abitudine alla morte come evento frequente e quindi accettato come un rischio quasi normale dell' esistenza, faceva, sì, apprezzare come beni eccelsi i piaceri più normali, una buona dormita in un letto, un pasto caldo e ben servito, un abito decente; ma, a differenza di quanto accadeva negli attacchi sanguinosi, non raggiungeva il limite dell' insopportabilità. Ed aveva anche affratellato gli uomini, i soldati di provenienza contadina, con i giovani ufficiali inferiori, figli della modesta borghesia delle città. Il pericolo non aveva acuito l’egoismo personale, aveva anzi sviluppato un cameratismo affettuoso, che impediva di cercare la salvezza propria a scapito della vita degli altri.[3]
Il luogo paradigmatico di questi fenomeni fu principalmente la trincea. Le trincee, (last.14) compatibilmente con la natura del terreno, erano state portate quanto più possibile vicino a quelle dell' avversario: talora la distanza reciproca non superava qualche decina di metri. Reti di filo spinato costituivano la prima difesa contro l’improvvisa irruzione del nemico. Agganciate a paletti infissi nel terreno, esse potevano essere distese, salvo nei giorni nebbiosi, soltanto di notte. Per aprire in essi dei varchi, dopo le cesoie di infame memoria e i tubi di gelatina esplosiva - i soli strumenti disponibili nel 1915 - venivano largamente usate le bombarde, vere artiglierie da trincea, in grado di lanciare a breve distanza e con scarsa precisione enormi bidoni di esplosivo. Quando uno di questi barili scoppiava, erano di solito stragi paurose; ma appunto per mitigare i danni le trincee non erano costruite rettilinee, ma (last. 15) ad angolo o a labirinto.[4].
Qui i nostri fanti mangiavano, bevevano, dormivano e morivano. Camminamenti trasversali, che partivano dalle terze linee, incrociavano le seconde e le prime, per arrivare alle trincee degli avamposti, infelici, che avevano il compito - a chi toccava toccava -di subire il primo assalto di sorpresa. Lungo questi camminamenti, defilati fin dove possibile al tiro nemico, ma per forza di cose scoperti in taluni punti, che diventavano dei trabocchetti obbligatori, in cui si giocava a rimpiattino con la morte, si svolgeva un intenso traffico di rifornimenti verso i reparti più avanzati. Dinnanzi al reticolato e alla trincea, verso il nemico, si stendeva la "terra di nessuno” popolatissima dai morti e dai disertori di entrambe le parti.
Di seguito e concludo, una serie di immagini dei vari tipi di trincee che danno loro un’idea della vita che vi si svolgeva.(last. 16, ecc.)

1 Relazione sulla grande guerra, Pubblicazione Nazionale in occasione del decennale della vittoria, Vallecchi, Firenze, 1929
2 USSME (Filippo Stefani), La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano,  Roma,1984
[1] www.bibliolab.it, Laboratorio di storia, la 1^ guerra mondiale
[1] USSME, L’Esercito Italiano nella grande guerra, vol. VI, Roma, 1980








venerdì 6 marzo 2015

Masserini un grande pittore e un grande amico



riceviamo dall'amico Masserini le tre fotografie qui riportate
dedicate al rapporto tra un bar di Bergamo e la Spedizione dei Mille



Ancora una volta si apprezza la grande autonomia culturale e il tratto libero e felice della pittura di Masserine, che evoca sempre momenti di spensieratezza, onestà e capacità di stare insieme


L'amore per la Marina Militare e la sua originalità rievocano momenti esaltati passati insieme in occasione di un altro grande lavoro svolto qui a Roma

Avevamo chiesto a Masserini di predisporre bozzetti per 
 la Rivista "Il Secondo Risorgimento"
dedicati alla figura ed alla attività del Gen. Poli
 La sua disponibilità è stata istantanea ed ora che, sulla base delle nostre informazioni, 
 la rivista "Il Secondo Risorgimento" ha un altra Direzione, 
utilizzeremo il lavoro di Masserini 
come tanti altri che continuano a giunge nel solco di una collaborazione pluriennale,
per un altra Rivista che sta per vedere la luce
Quindi, Grazie ancora all'amico Masserini per la sua disponibilità, e grazie a tutti coloro che ancora collaborano con noi