Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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mercoledì 28 dicembre 2011

Montelungo 8 dicembre 2011

Il Gen Poli tra i Sindaci


Il Medagliere della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione si avvia a prendere posizione lungo la scalea del Cimitero Monumetale
Il Medagliere della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione con l'Alfiere Pasquale de Cataldis, Presidente della Sezione di Matino

martedì 6 dicembre 2011

Il Risorgimento in Umbria: il 1860

Il 7 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi entrava a Napoli e proclamava chiaramente che dopo il potere borbonico avrebbe abbattuto il potere temprale dei Papi, ovvero marciare e conquistare Roma. Il processo unitario italiano (lastrina 2) aveva avuto la sua nascita nel 1799 con la formazione delle repubbliche filofracensi ( lastrina3 e 4). A Vienna veniva ripristinato il potere temporale dei Papi (lastrina5), ma il sentimento nazionale si sviluppo per tutta la prima metà dell’ottocento. (lastrina 6) Sconfitto nel 1848-49, si sviluppò attraverso quello che fu definito il decennio di preparazione. (lastrina 7) Papa Pio IX (Lastrina 8 e 9) con gli altri regni conservatori (lastrina 10-11) si opponeva ad ogni forma di unità nazionale. Nel 1859 La Francia scese in campo per aiutare i protagonisti del processo unitario (lastrina 12) e con l’Armistizio di Villafranca sembra tutto compromesso.(lastrina 12) Ma l’iniziativa Garibaldinia, voluta dal partito progressista altera ogni cosa. ( lastrina13 e 14)). Napoli in mano garibaldina apre nuovi scenari (Lastrina 15 e 16)

L’equilibrio europeo poteva essere fortemente alterato da questa iniziativa. La Francia, e soprattutto, l’Austria, non avrebbero permesso un simile affronto al Soglio pontificio ed erano pronte ad intervenire. (lastrina 17) Era necessario fermarlo. (Lastrina 18)

Cavour colse questa occasione che l’iniziativa progressista e rivoluzionaria gli offriva e offri a Napoleone III la soluzione per mantenere la situazione in equilibrio. (Lastrina 19)Ottenuta l’approvazione francese, il Cavour operò immediatamente, in una situazione ad alto rischio in quanto non si era certi dell’atteggiamento dell’Austria. Posto a difesa della Lombardia e del restante territorio sabaudo il grosso dell’Esercito (147.000 uomini) incaricava Manfredo Franti di organizzare una forza di invasione che doveva conquistare, in una prima fase le marche e l’Umbria, e successivamente scendere nel meridione per andare incontro a Garibaldi e fermarlo. (Lastrina 20)

Fanti organizzò questa forza su due Corpi d’Armata (Lastrina 21) il IV, al comando di Enrico Cialdini ( 20.000 uomini) che doveva operare lungo la litoranea adriatica con obiettivo Ancona; il V, al comando di Enrico Morozzo della Rocca, (15.000 uomini) che doveva invadere l’Umbria con obiettivo Perugia nella loro marcia dovevano conquistare e rendere inoffensive le piazzaforti pontificie catturane le guarnigioni, sostituendole con forze sarde. La 13a Divisione, al comando di Raffaele Cadorna, doveva operare lungo la dorsale appenninica con compiti di collegamento e raccordo con i due Corpi d’Armata. (Lastrina 22)

LA difesa pontificia era in mano al generale francese Cristoforo de La Moricière, l’eroe di Costantina e l’inventore del corpo coloniale degli Zuavi. (Lastrina 23) Il piano di difesa approntato nel maggio-giugno 1860 prevedeva di lasciare Roma e il Lazio alla difesa delle truppe francesi (Gen. Goyon, 15 uomini), mentre tutte le forze operative pontificie furono stanziate in Umbria sull’asse terni, Spoleto, Foligno perugia. La 1a Brigata (3500 uomini, al comando del Gen. De Pimodan, a terni; la Brigata di Riserva ( 3000 uomini, gen. Cropt, a Spoleto-Foligno, la 2a Brigata (3000 uomini, gen.Schimdt, quella che si era resa protagonista delle sanguinose giornate del 1859 a Perugia passate alla storia come “le stragi di Perugia) tra Foligno Città della Pieve e Perugia. Quartier Generale, baricentro, a Spoleto. La 3a Brigata operativa ( 3500 uomini, al comando del gen. De Courthen), a Macerata ed Ancona con elementi irradianti in tutte le Marche per controllare il territorio da ogni insorgenza e per assicurare i collegamenti con Ancona e quindi con l’Austria. La minaccia principale era l’azione garibaldina da sud, materializzatesi alla fine di agosto, e tutto il dispositivo sia operativo che quello ancorato sulle piazzeforti era orientato a sud.

In caso di attacco, la Francia e l’Austria sicuramente sarebbero accorse e compito dell’esercito pontificio era resistere quel lasso di tempo per permettere alle truppe francesi, via Tolone-Civitavecchia, e austriache, via Trieste-Ancona, di portare aiuto e soccorso.(Lastrina 24)

L’11 settembre, dopo un ultimatum di Torino al Governo Pontificio, naturalmente respinto, iniziano le operazioni di invasione, al comando del Fanti ( Lastrina 25) mentre la Flotta al comando del Persano lascia Napoli destinazione Ancona. Cialdini in breve si rende padrone di Pesaro e Fano e macia su Senigallia che raggiunge il 14 settembre.

Le truppe del V Corpo d’Armata, non da meno, operarono celermente. Varcato il confine con la Toscana, primo obiettivo era occupare Città di Castello, che fu conseguito alla sera del 12 settembre; senza por tempo in mezzo le forze di Morozzo della Rocca puntarono su Fratta che fu investita e conquista nella giornata del 13. A sera le truppe sarde erano in grado di minacciare Perugia.

A fronteggiarle si era diretta la Brigata del gen. Schimdt pontificia, ma presto dovette ritornare su i suoi passi e rinserrarsi a Perugia.

Intanto le forze pontificie stanziate in Umbria, si erano radunate, nei giorni 11 e 12 settembre e avevano preso la strada per Macerata ed Ancona, via Colfiorito, tanto che alla sera del 13 settembre l’Umbria non aveva più truppe operative pontificie. Il loro intento era di raggiungere Ancona, rinserrarsi e dare vita ad un assedio, per permettere ad Austria e Francia di intervenire. Durante la marcia su Ancona, De La Moricière riceve un dispaccio da Roma che lo informa che “L’Imperatore ha dato ordine a truppe di fanteria di imbarcarsi a Tolone”. Questo viene interpretato come il primo segnale dell’intervento francese. In realtà tali truppe servono solo a rinforzare la guarnigione francese di Roma.

Certo che i Francesi non si sarebbero mossi dal Lazio, Morozzo della Rocca il 14 settembre diede l’assalto a Perugia, alla fortezza Paolina che, in virtù dell’ardimento e del valore del I Reggimento Granatieri, ove trovo gloriosa morte il cap. Ripa di Meana, medaglia d’oro alla memoria, fu conquistata. La guarnigione pontificia si arrese e Morozzo della Rocca potè comunicare a Fanti che il suo obiettivo era stato raggiunto. Ma la situazione era in movimento e tutto il V Copro d’Arma, oltrepassa perugia e il 15 settembre raggiunge Foligno. Qui si riordina e organizza colonne di marcia per raggiungere, via Colfiorito, sulle orme delle truppe pontificie, Ancona. Mentre inizia a valicare l’Appennino, Morozzo della Rocca distacca un colonna, al comando del generale Brignone, con il compito di conquistare Spoleto.

La Rocca spoletina è difesa da un battaglione di Irlandesi, il Battaglione San Patrizio. Cattolici ferventi e determinati, oppongono una serie resistenza, e solo dopo reiterati assalti, il 17 settembre 1860, Brignone si rese padrone di Spoleto.

Con la conquista di Spoleto e il passaggio dell’Appennino da parte del V Corpo d’Armata, che aveva lasciato guarnigioni nelle principali piazzeforti pontificie conquistate, si completa il passaggio dell’Umbria dallo stato preunitario allo stato nazionale; in pratica viene a finire il potere temporale dei Papi, iniziato dieci secoli prima.

Contemporaneamente, il 18 settembre i pontifici furono sconfitti a Castelfidardo (Lastrina 26) e, con i due corpo d’armata convergenti su Ancona, la piazzaforte cadde il 29 settembre (Lastrina 27), in virtù anche dell’Azione del Cialdini (Lastrina 28) e del Persano (Lastrina29) Il re arrivò ad Ancona il 3 ottobre e con questo gesto la campagna di invasione per l’annessione dell’Umbria e delle Marche ebbe termine. ( Lastrina 30-31)

Fatto l’Italia occorreva fare gli Italiani e in questo ruolo si distinsero le Forze Armate che nei 50 anni successivi cementarono il sentimento di unità nazionale e che messo a dura prova nella Prima Guerra Mondiale, si affermò definitivamente, al costo di gravi sacrifici, con la vittoria del 1918. ( Lastrine 32-35)

lunedì 21 novembre 2011

Forum dell'Innovazione

ANNUNCIO DI INIZIATIVA ITALO - RUSSA


Con la presente, pensando che possa essere di Vostro interesse, siamo lieti di inviare il Programma provvisorio di una rilevante iniziativa italo-russa che si svolgerà al Palazzo del Rettorato della Università La Sapienza a Roma il prossimo 12-13-14 dicembre 2011.
Si tratta del FORUM ITALO - RUSSO DELL'INNOVAZIONE che è promosso dal Centro di Studi Russi (Direttrice Natalia Fefelova) e dalla Università La Sapienza (ProRettore prof. Antonello Biagini), in collaborazione con Eurispes.
Il Forum intende offrire agli operatori italiani una opportunità di confronto con primari operatori pubblici e privati della Federazione Russa allo scopo di favorire eventuali collaborazioni e partnership future.
Il Programma (provvisorio) prevede una Cerimonia di apertura, il giorno 12 dic., seguita da tre Sessioni, il giorno 13 dic.: una Sessione introduttiva, illustrativa degli strumenti nazionali di supporto alle collaborazioni economiche; una Sessione dedicata allo Sviluppo Industriale Territoriale (articolata in tre Tavoli tematici); una Sessione dedicata ai progressi nel mondo della medicina.
Le relazioni hanno un solo scopo introduttivo per meglio individuare le aree di interesse ed utilità reciproca: il vero obbiettivo del Forum è infatti favorire il confronto diretto e approfondito tra gli operatori italiani e russi.
Con questa iniziativa, il Centro di Studi Russi e la Università La Sapienza intendono aprire uno scenario di approfondimenti e scambi, come contributo al rafforzamento delle opportunità di sviluppo e crescita comuni, per l'Italia e per la Russia. Sono previste, infatti, ulteriori iniziative in questa direzione. .
In allegato sono inviate:

La partecipazione al Forum è libera. Quanti sono interessati a prendere parte sono pregati comunque di dare conferma, via email e fax, al fine di favorire la migliore organizzazione dell'evento.
Antonello Folco Biagini

Pro Rettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali
Sapienza Università di Roma
P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma
T (+39) 06 49913415 49910021

martedì 15 novembre 2011

Il Risorgimento, l'Europa, La Polonia. Tra il mito e la realtà: giornata di studio

Centro di Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze a Roma Dipartimento di Culturologia e Linguistica Antropocentrica dell’Università di Varsavia

Giornata di studio:

Il Risorgimento, l'Europa, la Polonia. Tra il mito e la realtà.

Roma, 17 novembre (giovedì) 2011
Centro di Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze a Roma, vicolo Doria, 2 (Piazza Venezia)

PROGRAMMA
ore 9.00 Accoglienza e saluto

ore 9.15-11.00 �C Sessione del mattino: Presiede Marina Ciccarini (Università Tor Vergata)

Annita Garibaldi (Consiglio Italiano del Movimento Europeo): Risorgimento e unità europea nel pensiero di Giuseppe Garibaldi

Alberto Mario Banti (Università di Pisa): La nazione italiana nel Risorgimento e dopo l'Unità

Piotr Podemski (Università di Varsavia): Evviva l’Italia con il Santo Padre: il mito popolare di Pio IX

Silvia Tatti (Università ‘La Sapienza’ di Roma): La retorica della sconfitta nella poesia risorgimentale

Pausa caffé ore 11.30-13.00

Fulvio Conti (Università di Firenze): Il culto dei martiri della patria nel Risorgimento e nell'Italia unita

Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia di Viterbo): Memorie e celebrazioni del Risorgimento nell'Italia unita

Andrea Ciampani (Università LUMSA di Roma): Il XX settembre e le origini di un partito cattolico in Italia: da Pio IX a Leone XIII


Pausa pranzo

ore 15.00-17.00 �C Sessione del pomeriggio: Presiede Rita Tolomeo (Università ‘La Sapienza’ di Roma)

Krystyna Jaworska (Università di Torino):Considerazioni sulla partecipazione polacca ai moti del 1848 in Italia

Margherita Verdirame (Università di Catania): La Polonia nelle pagine risorgimentali siciliane

Leszek Kuk (Centro di Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze a Roma): I Polacchi come protagonisti della collaborazione italo-slava negli anni ‘40 e '50 dell’Ottocento

Anna Tylusi��ska-Kowalska (Università di Varsavia): La Polonia negli scritti di Niccolò Tommaseo: riflessioni sulla solidarietà italo-polacca ai tempi del Risorgimento

Ore 17,00 : Dibattito e conclusione dei lavori

venerdì 11 novembre 2011

Le Catacombe

Delle catacombe si era persa memoria finchè nel 1578 nella biblioteca apostolica vaticana fu trovato un documento in cui sono menzionate le catacombe di Priscilla (che era la proprietaria del terreno, non una “Santa”).
In epoca romana (erano diffuse sia l’inumazione che l’incenerazione) si poteva sotterrare nei terreni privati a due condizioni 1) fuori delle mura 2) dichiarare la presenza degli spogli presenti nelle proprie proprietà; di essi esisteva un censimento.
Il termine catacombe nasce nel IX secolo a San Sebastiano. Bisogna sfatare due leggende, o dicerie sfatate proprio dagli archeologi = 1) che fossero tutte collegate tra loro } non lo

2) che fossero rifugio durante persecuzioni }erano affatto
Le persecuzioni principali furono:
1) Decio (250)
2) Valeriano (257-8)
3) Diocleziano (305-6)
4) Giuliano l’Agostata (più ridotta)

Dopo Diocleziano, inventore della tetrarchia, il più grande imperatore per la città di Roma fu Masseurio che nei sei anni disegnò (306-312) risistemo tutte le strade consolari, edificò la Basilica, il circo (che non fu mai usato, lungo 510 metri, con carceri, spine un po trasversale, e obelisco ora a Piazza Navona) ed il Mausoleo dove è sepolto suo figlio morto affogato nel tevere a 14 anni.

Masseurio e Costantino erano cognati ma Costantino si disinteressò a Roma e donò alla chiesa il Laterano ricevuto in dote dalla moglie, stabilendosi a Milano.

Le Catacombe a Roma sono: cristiane > uguali nella struttura si

Ebraiche distinguono dai simboli

Miste le ebraiche hanno il candelabro e l’arca

I Martiri, i Santi, ed i Papi furono sepolti nelle catacombe comunitarie non nelle private (es. ipogeo dei valori è privato, ubicato in V.le Manzoni all’incrocio con Via Labicana).

Esse hanno sepolture di questi tipi = loculo, arcosolio, tomba terranea, camera sepolcrale. Il defunto era avvolto in un lenzuolo e murato.

In esse si celebrava il Refrigerium = cena dei familiari in commemorazione del defunto nell’anniversario del suo “dies natalin” (o della morte? ) Tale uso è derivato dai pagani. I martiri vi furono solo prima di Costantino, dopo no.

Nel IV sec. Papa Damaso incoraggia la visita ai morti e nasce così il culto del pellegrinaggio alle tombe dei santi, dei martiri e dei papi. (A Roma non esistevano ancora le grandi Basiliche). Il pellegrinaggio, partendo dalla tomba di Pietro alla necropoli vaticana, toccava i vari siti di testimonianza secondo gli itinerarti:

1) verso destra attorno a Roma

2) verso sinistra attorno a Roma.

Egli scrive poesie e iscrizioni ancor oggi, giuste, visibili a San Sebastiano, in caratteri bellissimi, accurati chiamati filocaliani dall’esecutore Furio Dionisio Filocalo. Alcune sono state ricostruite grazie alle “sillogi darmasiane” e cioè copie esportate dai pellegrini).

Nelle catacombe abbondano le immagini = esse avevano funzione didattica essendo i cristiani analfabeti. Tra gli episodi rappresentati sono più numerosi quelli del vecchio testamento rispetto a quelli den nuovo testamento probabilmente perché le storie remote avevano più fascino rispetto a quelle contemporanee di cui i protagonisti vivevano ancora o quasi.

Le immagini sono costruite da affreschi, brutti rispetto alla contemporanea pittura pagana che è molto raffinata.

Le figure sono riproporzionate = le mani enormi rispetto al corpo ecc. ecc. .

Le immagini primitive parlavano in modo semplice e comprensibile per gli analfabeti.


SIMBOLI usati: Colomba (=pace); Ancora (= valore soteriologico, cioè di salvezza); (Cristogramma = chi e ro più alfa e omega); pesce (= acrostico); pane; grappolo d’uva; a quello (dapprima simboleggia l’anima poi con l’aggiunta della verga simboleggia Cristo); Buon Pastore (derivato da Ermes); Pavoni (= immortalità dell’anima); la Fenice (resurrezione della carne); Mosè che con la verga tocca l’acqua; Lazzaro che resuscita ecc.; Giona mandato a Ninive per convertire i pagani; Giona naufrago che approda su una spiaggia dopo essere stato vomitato dalla balena; Giona sotto un pergolato; ecc. ecc.

La “Fractio Panis” (= moltiplicazione dei pani) si riconosce dal numero delle ceste di pane raffigurate. Esse sono 7 o 12; se le ceste sono di meno o mancano del tutto allora è una semplice eucarestia e non una moltiplicazione dei pani.

Se abbondano gli affreschi, nelle catacombe mancano invece i mosaici poco adatti a resistere all’usura del tempo in quell’ambiente.

SCULTURE= sono rappresentate dai sarcofagi o monolitici o rabberciati. In questi ultimi si nota grande abilità nel nascondere le giunture ad es. con tronchi e rami di albero. I più antichi sono a forma di vasca poi essi diventano rettangolari. Attrezzi usati per lavorarli = scalpello (= panneggi, manti) e trapano (per capelli)

ISCRIZIONI 40.000 censite a Roma eseguite dai FOSSORI o dai lapicidi; sono in genere in latino, pochissime quelle in greco (1:7)

Alcune volte il morto si fa riconoscere per la sua attività. Es. i fossori (=scavatori di catacombe e di tombe) si fanno rappresentare con i loro attrezzi da lavoro= badile, piccone, filo a piombo. Eseguivano anche le iscrizioni, spesso con errori di ortografia. Es. i bottai, i fornai, pescivendoli ecc.

Le catacombe furono in uso fino al VI o VII secolo ma tra il IX e il X i martiri ed i papi furono traslati nelle chiese.

Le fonti per le notizie sono:

- Acta Martirum = atti dei processi romani a carico dei martiri
La copia di tali processi era conservata al Foro.
- CALENDARIO
- LIBER PONTIFICALIS
- MARTIROLOGI
- SACRAMENTALI
- INDEX OLEORUM = presso la tomba dei martiri ardeva lampada accesa – Teodolinda mandò un messo a Roma a prendere un campione di olio da ogni tomba. Ne abbiamo 28.
I cristiani ci tenevano ad essere sepolti accanto ai martiri quasi che la vicinanza significasse protezione particolare, perciò davano la bustarella ai fossori.

(Da Storia in Laboratorio. 2009)

lunedì 19 settembre 2011

Porta Asinara

Nel 270 d.c., quando Roma non era più centro dell’Impero Marco Aurelio, Imperatore originario della Ill * la Dalmazia nella odierna Jugoslavia voleva dimostrare al Senato ed al popolo romano che si prendeva cura dei loro interessi. Da qui il progetto di costruire una nuova cinta di mura che desse sicurezza alla città, anche se a dire il vero Roma era ormai tagliata fuori dalle grandi linee di tensioni europee, e quindi era quanto mai improbabile che fosse posta in assedio.

Le mura Aureliane, nel progetto di costruzione, * ai seguenti criteri: velocità di costruzione, l’eragrafie di Roma, seguire assecondare viabilità esistenti, non lasciare fuori dalle mura palazzi ed edifici già esistenti, per non dare ad un eventuale nemico la possibilità di utilizzo di questi a fini logistici.

Da questi cancelli nacquero le mura aereliane, che inglobarono molti edifici esistenti. Le mura, erano mediamente oltre sui sei metri, e lungo il perimetro si aprivano delle porte, su corrispondenza delle maggiori vie, e dei * per l’accesso ai fondi rustici o agli orti e vigneti fuori le mura.

A brevi intervalli o nei punti ritenuti deboli le mura erano rinforzate da torri, quadrate, o inclinate “a scarpa”. Sopra le mura * il cammino di ronda.

Siamo alla fine del III d. c. e Roma ha le sue mura, che, in quanto non utilizzate, rimangono solo come opera architettonica.

Quella che poi sarà definita la Porta Asinaria immetteva su una strada di campagna, che si univa alla Via Campana di origine medievale ed alla Via Appia, di origine romana. A * a San Giovanni giungevano tutte le vie che collegavano Roma da Napoli.

Nel 1404 la Porta Asinara è chiusa e così rimane per vario tempo.

Con la rivoluzione urbanistica voluta da Sisto V dell’area di San Giovanni, si ha una riconsiderazione della Porta Asinaria. Il tratto di mura divenne l’unico di Roma, per effetto dell’avallamento esistente davanti alla porta, su tre piani. Il primo originario di 6 metri, il cammino di ronda, con i merli, che sopra sono stati chiusi.

L’attuale porta che non è una porta, uno degli archi, è opera della * di Gregorio XIII, che nell’anno III del pontificato (1574) decide di rivedere questo tratto di mura. Per chi viene dalla Campania la porta si presenta monumentalizzata, con l’idea del bugnato; sopra vi è lo stemma papale a vedetta. Secondo la tradizione anche romana e suffragata dalle memorie di M. Azelio, in questa porta, come quella latina, si esponevano in gabbie i resti di qualche brigante, ladro o manutengolo, o marito per coloro che avevano male intenzioni.

Accanto alla Porta di San Giovanni in uso, vi è la Porta Asinaria. Fu * che operò profondi restauri, con torri, con il corpo mancato, e con il raddoppio del cammino di ronda.

Attualmente la porta, rinchiusa da un cancello detto palatino, si presenta su due corpi: uno principale, con due torri e il vano centrale con la porta stessa, ed una verso San Giovanni, contro porta.

Il corpo centrale ospitava una camera di manovra per l’utilizzo della saracinesca, in cui si affacciavano le stanze del corpo di guardia. La porta era a doppio battente, rinforzato. Nella chiave di volta della porta vi è uno stemma, a croce, di origine cristiana.

Nel cortile interno si possono osservare le varie fasi architettoniche e di costruzione, in cui si evince la poco accuratezza dei lavori.

La controporta non presenta elementi di rilievo: la sua funzione era quella di fermare eventuali assalitori che si erano impossessati della porta principale.

La funzione di difesa della porta non fu mai messa a prova.

Durante la guerra che vide protagonista Belesario, il Generale bizzantino che due volte assediò Roma e due volte la difese, la porta fu oggetto di assedio.

Ma Totila, entrò in trattativa con i soldati che non erano romani ma di una popolazione dell’Impero, i Sauri, che difendevano la porta e, con l’oro ed il denaro li comprò e la porta fu aperta senza tanti problemi.

La Porta Asinaria, nel contesto di San Giovanni, tra Via Sannio e la porta stessa, è un buon esempio di fortificazione medievale * l’impiego delle azioni da fuoco, e ben conservata, anche se * dal complesso lateranenze.

sabato 17 settembre 2011

Umanesimo e Rinascimento

Rinascimento. Una parola che ha rivoluzionato la storia dell’uomo e ancora oggi oggetto di mille studi e interpretazioni. Momento di totale rottura rispetto alle epoche precedenti caratterizzate da un forte protagonismo, secondo la tesi peraltro assai contestata sostenuta dal Burckhardi.

Rinascimento inteso come una manifestazione nuova di quella tipicamente medievale, come diceva il Burdacit?

La tematica è assai complessa e per riuscire ad interpretare e gustare fino infondo il carattere straordinario dell’arte del periodo è necessario mettere bene in luce alcuni caratteri fondamentali. Dietro ad un disegno o ad una volta c’è tutta una filosofia straordinaria.

Alla fine del ‘300 l’Italia viveva una straordinaria ripresa culturale grazie a tutta l’opera del………..Vi furono riprese dagli studi platonici, Platone era conosciuto attraverso le opere degli scrittori latini e un…… alla sua riscoperta fu data dagli incontri tra la Chiesa Romana Cattolica e quella ortodossa orientale che facilitò l’arrivo in Italia di studiosi greci.

Firenze divenne il centro più importante degli studi e della cultura, nacquero centri di studi di lingua greca e della filosofia platonica che facilitarono il loro diffondersi. Nel 1463 crollò l’impero romano d’oriente ad opera dei turchi e così ci fu una vera e propria diaspora di molti intellettuali che lasciarono la Grecia per rifugiarsi in Italia.

Così nacque l’Umanesimo, un movimento culturale dedito agli Studia Humanitatis, secondo la definizione data da Leonardo Bruni.

E’ fondamentale mettere in luce il rapporto tra il 400 e il mondo classico poiché questo avrà conseguenze dirette su tutta l’arte nei suoi molteplici aspetti.

L’ispirazione e l’esempio della civiltà classica in realtà non erano mai venuti meno durante tutto il medioevo ma mentre in questa età il mondo antico si mostrava quale era stato trasmesso dalla tradizione, nel rinascimento si negò il valore di quest'ultima, che aveva determinato la deformazione del modello, la ………… della lingua come dello spirito classico e si affermò la necessità di un ritorno alle fonti originali, cioè alle opere degli scrittori latini e greci. Furono ripresi come modelli i grandi scrittori latini:

Cicerone per la prosa, Ovidio per il poemetto mitologico, Virgilio per l’elegia.

La filosofia umanistica rinascimentale rivendicava all’uomo la piena autonomia intellettuale e spirituale anche nei confronti della religione, i cui antichi valori…… non soltanto non vennero negati o ……..ma furono strettamente concessi con i valori umani, …… della natura umana, nella cui esaltazione Pico della Mirandola vedeva una tendenza ad identificarsi in Dio. Il pensiero umanistico si manifestava quindi come una negazione della concessione religiosa medievale (notificazione psico-fisico dell’uomo, dogmatismo), non della religione in se stessa poichè umanisti furono molti esponenti della Chiesa come Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II.

La nuova coscienza con cui l’uomo veniva a porsi di fronte al mondo implicava una nuova valutazione del mondo stesso studiato ed interpretato con spirito scientifico e per mezzo della ragione, veniva meno il condizionamento dogmatico basato su un presupposto mistico e medievale e si iniziava la riconquista razionale e sentimentale della realtà.

L’arte assume una fondamentale funzione civile come non era mai successo prima: non nel medioevo dove era stata rifugiata tra le occupazioni normali una attività eminentemente pratica, non in età romana, quando, ritenuta causa di lusso e di corruzione fu tollerata soltanto in quanto utile alla propaganda politica; e neppure nell’età d’oro della civiltà greca, quando, esclusa dalla sfera delle attività intellettuali, era tenuta su un piano inferiore a quello della poesia o della filosofia.

Nel rinascimento l’arte fu considerata come una manifestazione spirituale come la letteratura, la musica e la matematica poiché si riconobbe che era allo stesso tempo poesia, pensiero e scienza. In quanto legata alla matematica ottenne un posto in seno alla filosofia e questo forniva la formulazione di una dottrina estetico generale e di una trattatistica specifica che vede il Ghiberti come precursore e il Vasari il fondatore.

Questo rispondeva ad una duplice esigenza da una parte quella di confermare su basi filosofiche il rapporto tra l’arte e le altre attività intellettuali; dall’altra quella di fornire un ideale estetico assoluto e medievale.

Caratteristica peculiare dell’arte rinascimentale fu la piena rivoluzione della forma, come presupposto essenziale del contenuto, e il concetto di arte come invenzione e libera creazione. E’ un elemento di totale rottura rispetto al Medioevo dove i concetti dell’arte erano dedotti dalla dottrina aristotilica per cui l’arte era di caratterizzare per la subordinazione della forma all’opera d’arte alla funzione d’insegnamento il morale e il concetto d’arte era sinonimo di imitazione.

La situazione politica dell’Italia nel ‘400 si caratterizza per la presenza delle signorie, locali centri di potere gestiti da una classe sociale di nuova formazione accanto alla nobiltà si afferma la nuova classe dirigente borghese composta da mercanti, banchieri e imprenditori. Una forma di competizione che si instaura tra le famiglie per la conquista del potere è rappresentata dal mecenatismo: gli artisti sono chiamati dai vari signori per compiere opere d’arte di carattere pubblico, per arricchire la città e dimostrare così la loro potenza.

E proprio per la grande richiesta di artisti la loro formazione era molto complessa: lungo e rigoroso rimaneva il tirocinio dell’apprendista in bottega; fondamentale era l’insegnamento diretto del maestro sull’allievo che doveva copiare e ricopiare per anni opere altrui prime di inventarne di proprie.

Doveva esercitarsi a lungo nel disegno e apprendere le varie tecniche per rispondere alle richieste dei molti committenti.

Tra il 1420 e il 1430 un gruppo di artisti fiorentini, Brunelleschi, Donatello, Mosaccio danno l’avvio ad una nuova cultura che si diffuse prima in tutta Italia e poi in Europa.

La loro nuova forma di rappresentazione si fonda su una ……….originale e moderna della realtà riflettendo la cultura umanista.

Importanza centrale assume il valore dinamico della figura, come espressione di vita e movimento. Il rapporto tra la figura umana e l’ambiente circostante tra il corpo e lo spazio viene stabilito secondo principi di una nuova creazione razionale, scientifica della realtà attraverso lo strumento della prospettiva.

Con la prospettiva si applica nelle arti, visivamente l’idea base del rinascimento ossia la………. dell’uomo. Lo spazio è racchiuso in se stesso, è autosufficiente, è un meccanismo dove l’uomo è misura di tutte le cose. Ora c’è la libertà di interpretare lo spazio a misura d’uomo poiché esso è al centro dell’Universo e questo materialmente si realizza attraverso il punto di fuga: l’osservatore è dentro il quadro, è pienamente coinvolto, la soggettività rappresentata non è di un singolo individuo bensì è universale, il punto di vista umano fa un tutt’uno con la realtà.

Nel rinascimento ci fu la riscoperta del nudo come fonte di inesorabile ispirazione ma in un’occasione assai più umana e realistica di quella classica, sebbene meno spontanea, poichè anche se si superò il senso peccaminoso medievale la figura nuda non rappresentò più, come in Grecia l’espressione di un culto naturalistico.

mercoledì 6 luglio 2011

La Lapide dei Giornalisti morti per la Patra I Guerra Mondiale

Questi i nomi degli 83 giornalisti morti combattendo per la Patria nella Prima Guerra Mondiale così come sono riportati sulla grande lapide in marmo, che misura cm. 170 di altezza, cm. 101 di larghezza e cm. 3 di spessore e che si trova oggi nello scantinato di un complesso INPGI a sud di Roma:





IN MEMORIA
DEI GIORNALISTI MORTI PER LA PATRIA
1915-1918


ALIOTTI EUGENIO “La Sicilia”



ASTOLFONI ANGELO “La Gazz di Venezia”



BATTISTI CESARE “Il Popolo” - medaglia d'oro



BATTISTIG ROMEO “La Patria del Friuli”



BERNASCONI NINO “Cronaca Prealpina”



BERTA LUIGI



BIAGI ASPROMONTE



BIANCONI GASPARE “L’Ordine” Ancona



BOCCACCINO GIOV. “Il Gazzettino”



BONACCI GIULIANO “Corr. della Sera”



BONO VLADIMIRO “Il Grido del Popolo”



BORELLA LUCIANO “La Libertà” Padova - Medaglia d'argento



BORGHI CESARE “La Nazione”



BORSI GIOSUE’ “Il Nuovo Giornale” - Medaglia d'argento



CACCIAMI VITTORIO “La Sera”



CAGGIANO VITTOR. “Il Commercio”



CANTAGALLI DEL ROSSO “Corr. di Livor” - Medaglia d'argento



CARAVAGLIOS NINO - Medaglia d'argento



CARONCINI ALBER “Resto del Carlino” - Medaglia d'argento



CARUSO ARTURO “L’Ordine” - Medaglia d'argento



CASOLI ALFRED “Corr. della Sera”



CASSAN CARLO CASTELLINI GUALTIERO “Idea Nazionale”



CERVI ANNUNZIO “Don Marzio”



CIPOLLA GIOVANNI “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento



COTRONEI VITTOR “Il Mattino”



CROLLALANZA GIAC. “Il Secolo”



CRUDELI RACLIFF “Corr. di Livorno”



D’AGATA ETTORE “Giornale dell’Isola” - Medaglia di bronzo



D’ALFONSO PIETRO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'argento



DEFFUNU ATTILIO “Popolo d’Italia”



DE MASI FELICE “Il Mattino”



DE PROSPERI LUIGI “Idea nazionale”



DE ROSA SALVAT. “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento



FAURO RUGGERO “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento



FAVA CARLO “Roma”, Napoli



FERRO IGNAZIO “Giornale dell’Isola”



FIGLIOLA FELICE “La Terra Italia”



FINOTTI PIERO “Corriere del Polesine”



FIORILLI RICCARDO



FIORINI MARIO “Il Messaggero” - Medaglia d'argento



(N.B. Al centro in fondo é stato posto):



RIDELLA CARLO “Prov. Pavese” - Medaglia d'argento



(N.B. Poi si é ripreso in ordine alfabetico):



FORNACIARI DINO "Corr. di Livorno”



FRANCESCHI GARIBALDI “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro



GALLARDI CARLO "La Sesia” - Medaglia d'oro



GEMINIANI PIETRO “La Patria del Friuli”



GIAMPIETRO MARIO “Don Marzio”



GIBELLI PAOLO “La Patria degli italiani”



GIOVANNETTI REN. "La Vita", Napoli



GRIFEO FEDERICO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro



HENRY PAOLO "Agenzia Stefani"



LUCCHESI VEZIO “Corr. della Sera”



MARCIANO ROBERTO “L’Ora", Palermo



MAZZINI AMILCARE "La Stampa”



MORESCHI AUGUSTO “Il Cittadino”



OXILIA NINO “Gazz. di Torino” - Medaglia d'argento



PETRACCONE ENZO “Il Giorno", Napoli



PICARDI VINCENZO “Rass. Contem.” - Medaglia d'argento



PINTAURA MANLIO “Roma", Napoli



PITTERI GIULIO “Corr. del Mattino”



PORRY PASTOREL AMER. "Messaggero"



ROTELLINI AMERIGO "Il Fanfulla"



SAVINI EMILIO "L'Avv. d'Italia"



SCARIONI FRANCO "Gazz. dello Sport"- Medaglia d'argento



SERRA RENATO "La Voce"



SERRANI GAETANO "Il Popolo d’Italia"



SERRETTA SALVAT. "L'Ora" Palermo



SLATAPER SCIPIO "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento



SOLDANI AUGUSTO "Il Corr. di Catania"- Medaglia d'argento



SOLDATI PIETRO "Corr. del Polesine" - Medaglia d'argento



SPALLANZANI GIOVANNI "Giorn. di Modena"



SPIRO XIDIAS "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro



SVIGO FELICE "Corriere della Sera"



TALAMINI GIOV. "Il Gazzettino"



TAVERNITI ROBERTO "Terra Nostra"



TOSINI MARIO "Il Numero"



UMERINI UMBERTO "Il Sole" - Medaglia d'argento



VERSI ANGELO "Corr. di Livorno" - Medaglia d'argento



VIDALI GIUSEPPE



VIMERCATI ALDO



VITTA ZELMAN EMIL "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo



VIZZOTTO CARLO "La Lombardia"



TEVINI GEROLAMO "Il Piccolo", Trieste - Medaglia d'argento
RIEPILOGO DELLE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE RISULTANTI SULLA LAPIDE:

Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 21
Medaglie di bronzo n. 2
Croci di guerra -
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 28
Totale decorazioni n. 28

ECCO, INVECE, COME DOVREBBE ESSERE LA LAPIDE OGGI CON NOMI, COGNOMI CORRETTI E REALI DECORAZIONI CONFERITE

N.B. I nominativi preceduti dall’asterisco indicano i 13 giornalisti riportati sulla lapide scoperta nello scantinato INPGI, ma sui quali per ora non si è trovato nulla o quasi. Di conseguenza sono possibili ulteriori modifiche.

1) * Eugenio ALIOTTI - “La Sicilia”

2) * Angelo ASTOLFONI - “La Gazzetta di Venezia”

3) Cesare BATTISTI - “Il Popolo” di Trento - medaglia d'oro al v. m. alla memoria

4) Romeo BATTISTIG - Giornalista de “La Patria del Friuli”

5) * Nino BERNASCONI - “Cronaca Prealpina”

6) Luigi BERTA - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria

N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide




7) Aspromonte BIAGI



8) Gaspare BIANCONI - “L’Ordine” - Ancona



9) * Giovanni BOCCACCINO - “Il Gazzettino”





10) Giuliano BONACCI - “Corriere della Sera” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.

N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.



11) Vladimiro o Valdimiro Carlo BONO - “Il Grido del Popolo” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.

N.B. La medaglia d’argento e le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.



12) Luciano BORELLA - “La Libertà” di Padova - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



13) Cesare BORGHI - “La Nazione”



14) Giosuè BORSI - “Il Nuovo Giornale” di Firenze - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



15) Vittorio CACCIAMI - "La Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria

N. B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.





16) * Vittorio CAGGIANO - “Il Commercio”





17) * CANTAGALLI DEL ROSSO - “Corriere di Livorno”- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria. Non si conosce ancora il suo nome di battesimo.





18) Antonino o Nino o Nino Florio CARAVAGLIOS - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria





19) Alberto CARONCINI - "Resto del Carlino" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



20) Arturo CARUSO - “L’Ordine” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria



21) Alfredo CASOLI - “Corriere della Sera”





22) Carlo CASSAN - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria



N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.





23) Gualtiero CASTELLINI - “Idea Nazionale” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria e Croce al merito di guerra.

N.B. La medaglia d’argento al v. m. alla memoria e la Croce al merito di guerra non sono indicate sulla lapide.



24) Nunzio o Annunzio CERVI - “Don Marzio”- 2 medaglie d’argento al v. m. alla memoria.



N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.





25) * Giovanni CIPOLLA - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria





26) Vittorio COTRONEI - “Il Mattino”





27) Giacomo CROLLALANZA - “Il Secolo” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.

N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.



28) Rateliff (o Ratcliff o Racliff) CRUDELI - “Corriere di Livorno”





29) Ettore D’AGATA - “Giornale dell’Isola” di Catania - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria





30) Pietro D’ALFONSO - “Corriere di Livorno” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria





31) Attilio DEFFENU - “Popolo d’Italia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria

N.B. La medaglia d’argento non é indicata sulla lapide.





32) * Felice DE MASI - “Il Mattino”





33) Luigi DE PROSPERI - “Idea nazionale”





34) Salvatore DE ROSA - “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria





35) Gerolamo o Girolamo DE TEVINI (o TEVINI) - Il Piccolo - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



N.B. Negli atti ufficiali è conteggiato per errore 2 volte: nel Trentino a pag. 51 sotto il cognome DE TEVINI (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/30%5C51.jpg), mentre tra gli Irredenti del Veneto a pag. 837 sotto il cognome TEVINI e il nome Girolamo (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/27%5C837.jpg)





36) Carlo FAVA - “Roma” di Napoli





37) Ignazio FERRO - “Giornale dell’Isola”di Catania





38) Felice FIGLIOLIA - “La Terza Italia” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria



N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.





39) Piero FINOTTI - “Corriere del Polesine”





40) Riccardo FIORILLI -





41) Mario FIORINI - “Il Messaggero” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria





42) Dino FORNACIARI - “Corriere di Livorno”





43) Garibaldi FRANCESCHI - Corriere di Livorno - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.



N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.





44) Carlo GALLARDI - "La Sesia" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria





45) Pietro GEMINIANI - “La Patria del Friuli”





46) Mario GIAMPIETRO - “Don Marzio”





47) Paolo GIBELLI - “La Patria degli italiani” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria

N. B. La medaglia d'argento non é indicata sulla lapide.





48) * Renato GIOVANNETTI - “La Vita, Napoli”





49) Federico GRIFEO - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria + medaglia di bronzo al v. m.



N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.





50) Paolo HENRY - Agenzia Stefani





51) Vezio LUCCHESI - “Corriere della Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria



N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.





52) Roberto MARCIANO - “L’Ora” di Palermo





53) Amilcare MAZZINI - "La Stampa” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.



N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.





54) * Augusto MORESCHI - “Il Cittadino”





55) Angelo Nino OXILIA - “Gazzetta di Torino” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.





56) Enzo (Vincenzo Maria) PETRACCONE - “Il Giorno" di Napoli - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria

n.b. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.





57) Vincenzo PICARDI - “Rassegna Contemporanea” - Medaglia d'argento al v. m. alla

memoria





58) Manlio PINTAURA - “Roma" di Napoli





59) * Giulio PITTERI - “Corriere del Mattino”





60) * Amerigo PORRY PASTOREL - "Il Messaggero"





61) Carlo RIDELLA - “Provincia Pavese” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.



N.B. Le 2 medaglie di bronzo al v. m. non sono indicate sulla lapide.





62) Amerigo ROTELLINI - "Il Fanfulla" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



N.B. La medaglia d’argento al v. m. non é indicata sulla lapide.





63) Emilio SAVINI - "L'Avvenire d'Italia"



64) Francesco (Franco) SCARIONI - "Gazzetta dello Sport"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.

N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.



65) Renato SERRA - "La Voce" - medaglia d’argento al v. m. alla memoria

N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.





66) Gaetano SERRANI - "Il Popolo d’Italia"





67) Salvatore SERRETTA - "L'Ora" di Palermo - Medaglia di bronzo al v. m. e medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.



N.B. Le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.



68) Scipio SLATAPER - "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



69) Augusto SOLDANI - "Il Corriere di Catania" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria



70) Pietro SOLDATI - Corriere del Polesine - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria





71) Giovanni SPALLANZANI - "Giornale di Modena"



72) Felice SUIGO - Corriere della Sera



73) Giovanni TALAMINI - "Il Gazzettino"



74) Roberto TAVERNITI - "Terra Nostra" - 2 medaglie d’argento al v. m. di cui una alla memoria.


N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.



75) Ruggero TIMEUS, conosciuto anche come Ruggero FAURO e/o Ruggero FAURO TIMEUS e/o Ruggero TIMEUS FAURO e/o Ruggero TIMEUS (FAURO) - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.

76) * Mario TOSINI - "Il Numero".

77) Umberto UMERINI - "Il Sole - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria

78) Angiolo (Angelo) VERSI - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria

79) Giuseppe VIDALI - Croce di guerra al v. m. alla memoria

N.B. La decorazione con la croce di guerra alla memoria non é indicata sulla lapide.

80) Aldo VIMERCATI

81) Emilio VITTA-ZELMAN - "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria

82) Carlo VIZZOTTO - "La Lombardia".

83) Spiro (o Spiridione) Tipaldo XIDIAS - "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m..

La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.

RIEPILOGO DELLE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE:
Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 35
Medaglie di bronzo n. 16
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 47 (n. 10 hanno ricevuto più di una decorazione)

Totale decorazioni n. 58

RIEPILOGO DELLE DIFFERENZE TRA LE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DEDLLA PRIMA GUERRA MONDIALE E QUELLE RIPORTATE SULLA LAPIDE. RISULTANO MANCANTI RISPETTO ALLA REALTA':
Medaglie d’oro n. -
Medaglie d’argento n. 14
Medaglie di bronzo n. 14
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati in più n. 19
Totale decorazioni in più n. 30.

In conclusione: su 83 giornalisti eroi ne sono stati decorati ben 47 (cioè il 56%): 5 medaglie d’oro, 35 medaglie d’argento, 16 medaglie di bronzo e 2 Croci di guerra. In totale 56 medaglie e 2 decorazioni. Viceversa sulla lapide risultano solo 5 medaglie d’oro, 21 medaglie d’argento e 2 medaglie di bronzo. Pertanto mancano in realtà la metà delle medaglie!


ECCO ORA ALCUNI ESEMPI DI COGNOMI SBAGLIATI O INCOMPLETI RIPORTATI SULLA LAPIDE:
CANTAGALLI DEL ROSSO: manca il nome di battesimo

DEFFUNU ATTILIO : é DEFFENU

FIGLIOLA FELICE : é FIGLIOLIA

FAURO RUGGERO : é TIMEUS RUGGERO (FAURO ERA IL SUO NOME D’ARTE O DI BATTAGLIA)

SVIGO FELICE : é SUIGO

TEVINI GEROLAMO: é DE TEVINI GEROLAMO

I Giornalisti morti nella I Guerra Mondiale




Identificati 70 degli 83 giornalisti Eroi di ogni parte d’Italia morti per la Patria nella 1^ Guerra Mondiale 1915-1918 indicati sulla grande lapide in marmo ritrovata in uno scantinato dell’INPGI.

Roma, 21 giugno 2011

Cari colleghi,
vi segnalo le ultime importanti novità, in parte già da me anticipate venerdì scorso in chiusura dei lavori dell’ultima seduta del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in merito al recente ritrovamento nello scantinato di un complesso a sud di Roma di proprietà INPGI (Istituto nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola" - Fondazione ex decreto legislativo n. 509 del 1994 - ente previdenziale privatizzato con sede in Roma via Nizza 35) di una grande lapide in marmo con impressi i nomi degli 83 giornalisti Eroi di ogni parte d’Italia morti per la Patria nella 1^ Guerra Mondiale 1915-1918.
Vi confermo innanzitutto che la lapide é un documento di straordinario valore e di grande importanza storico-culturale, e non solo per la nostra categoria. Un’epigrafe unica di cui non vi è - né vi era - alcuna traccia nei giornali, nei libri di storia, nelle biblioteche, né tantomeno su internet. Lo stesso mio giudizio mi è stato espresso ieri dal collega Mario De Renzis, consigliere nazionale dell’Ordine ed ex Vice Presidente dell’Associazione Stampa Romana, che sabato scorso non senza commozione ha scattato una serie di foto della lapide, restandone incantato dal suo fascino proprio per tutta la storia che racchiude (ovviamente vi invierò le foto appena saranno sviluppate).
Partendo dai soli dati ricavabili dalla lapide, cioè dal nome e cognome degli 83 colleghi che hanno dato la loro vita per la Patria (senza altri riferimenti, se non la testata giornalistica di appartenenza e/o le decorazioni guadagnate sul campo per gli atti di eroismo) sono riuscito in poco più di un mese di ricerche a tappeto su internet e su enciclopedie (soprattutto di notte) a trovare un discreto numero di dati e di informazioni abbastanza utili.
E’ stato un lavoro piuttosto faticoso, anzi una ricerca certosina (una specie di caccia al tesoro), che mi ha, però, particolarmente appassionato e coinvolto quanto una tesi di laurea. Ma mi ritengo, comunque, abbastanza soddisfatto dei suoi buoni frutti perché in poco più di 100 pagine sono riuscito a ricostruire l’identikit di ben 70 degli 83 eroi con i dati anagrafici salienti (luogo e data di nascita, paternità, ruolo svolto in guerra, data e luogo dell’eroica morte, decorazioni ottenute per il valore dimostrato sul campo, opere letterarie, scritti, foto, lapidi ed ogni altro interessante riferimento alla loro pur breve vita). Per 13 eroi, invece, ho purtroppo trovato per ora solo pochissimi elementi utili alla loro identificazione. Ma ciò, paradossalmente, avalla ancor di più l’importanza storica della lapide, perché dimostra che se non fosse stata mai scoperta sarebbe stato assolutamente impossibile ricostruire l’appartenenza alla nostra categoria di tutti gli 83 colleghi.
Sono poi giunto alla conclusione che sulla lapide mancano addirittura più della metà delle decorazioni effettivamente concesse dalle autorità militari. Infatti su 83 giornalisti eroi ne sono stati decorati ben 47 (cioè il 56%) con 5 medaglie d’oro, 35 medaglie d’argento, 16 medaglie di bronzo e 2 Croci di guerra. In totale 56 medaglie e 2 decorazioni (e potrebbero aggiungersene altre quando fossero tutti identificati). Viceversa sulla lapide risultano indicate solo 5 medaglie d’oro, 21 medaglie d’argento e 2 medaglie di bronzo. In totale 28 medaglie, cioè la metà!
Ho poi scoperto che gli 83 eroi (fanti, alpini, bersaglieri, artiglieri, bombardieri, granatieri e piloti) rappresentano praticamente tutte le Regioni (mancano solo il Molise e forse la Valle d'Aosta). La maggior parte di essi sono morti al fronte attaccando il nemico, altri in trincea, in aereo, in ambulanze, in ospedali da campo. C'é persino chi é annegato in mare per l’affondamento nel Mediterraneo della nave trasporto truppe silurata da un sommergibile tedesco. Tra gli 83 giornalisti ci sono addirittura colleghi della stessa testata morti incredibilmente a pochi metri e a poche ore di distanza tra loro! Solo pochissimi Eroi hanno avuto il privilegio di morire in casa o in un ospedale della propria città per malattia o ferite riportate al fronte.

Ho pertanto effettuato la suddivisione degli 83 giornalisti per Regione di appartenenza (o comunque con legami ivi esistenti) e con il curriculum di ognuno dei 70 sinora identificati. Per i rimanenti 13 si dovranno, invece, effettuare ulteriori e più approfondite ricerche in loco (vedere l’Allegato in calce).

Sulla lapide peraltro vi sono parecchi errori nei nomi e cognomi che risultano quindi sbagliati o incompleti. Ecco, ad esempio, i cognomi corretti di 5 degli 83 giornalisti: Attilio Deffenu (e non Deffunu), Felice Figliolia (e non Figliola), Ruggero Timeus (e non Fauro, che era il suo cognome d’arte o di battaglia), Felice Suigo (e non Svigo) e Gerolamo de Tevini (e non Tevini). Pertanto va anche ipotizzata l'eventualità di una nuova lapide in marmo aggiornata con nomi corretti non essendo possibile - anche per mancanza di spazio - provvedere direttamente alle rettifiche sulla vecchia lapide senza rischiare di danneggiarla.

Tra i 70 Eroi identificati vi sono almeno 35 personaggi (Direttori ed ex Direttori di giornali, il figlioccio di Carducci, il pupillo di Benedetto Croce, figli di deputati, senatori e ministri, nipoti di garibaldini della spedizione dei Mille, il segretario della Federcalcio, ecc.) appartenenti anche a religioni diverse e un paio nati all’estero sui quali poter andare a fondo nelle ricerche, incrementando il materiale da me già raccolto o individuato.

Ecco alcune sintetiche anticipazioni su 35 degli 83 eroi (per il dettaglio si rimanda allegato):


Cesare BATTISTI - “Il Popolo” di Trento - medaglia d'oro al v. m. alla memoria
Giornalista e Patriota. Irredento. Fi impiccato dagli austriaci nel castyello del buon Co nsiglio a Trento il 13 luglio 1916.


Romeo BATTISTIG - Giornalista de “La Patria del Friuli”
Veneziano di nobile famiglia goriziana poi trasferita a Udine. Irredentista, mazziniano, massone ed anticlericale friulano. Una figura storica di Libero Pensatore da non dimenticare. Suo padre fu cospiratore con i fratelli Bandiera.

Luigi BERTA - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Medico socialista di Torino e Direttore della rivista scientifica “L'Educazione sessuale”, pubblicata a Torino dalla Lega Neo Malthusiana che aveva lui stesso fondato. Fu processato in tribunale nel 1913 per oltraggio al pudore per la prefazione de “L'Arte di non far figli". Ma fu assolto e l’opuscolo al centro dello scandalo divenne un best-seller (ben 7 edizioni) per una tiratura complessiva di ben 85 mila copie.

Aspromonte BIAGI
Educatore toscano, garibaldino, giornalista, storico e poeta.

Gaspare BIANCONI - “L’Ordine” - Ancona
Umbro, scrisse dal fronte una toccante lettera appena tre giorni prima di morire.

Giuliano BONACCI - “Corriere della Sera” – Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
Fiorentino, ma di famiglia marchigiana originaria di Jesi. Volontario garibaldino in Grecia. Fu inviato nel Benadir, in Eritrea, in Somalia, poi in Libia, a Tunisi, in Russia e in Romania e infine in zona di guerra in Libia nel 1911. Suo padre Teodorico fu Senatore del Regno, deputato, Vice Presidente della Camera e due volte ministro Guardasigilli.

Vladimiro o Valdimiro Carlo BONO - “Il Grido del Popolo” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
Capitano medico torinese. E’ stato il più medagliato fra gli 83 Eroi.

Giosuè BORSI - “Il Nuovo Giornale” di Firenze - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Livornese. Scrittore, giornalista e poeta. Figlioccio di Carducci, che era amico del padre (anch’egli giornalista) e che fu suo compare di battesimo. Proprio in suo onore fu chiamato come lui. Fu Direttore del Nuovo Giornale di Firenze. Pochi giorni prima della fine aveva scritto a sua mamma: «Tutto dunque mi è propizio, tutto mi arride per fare una morte fausta e bella, il tempo, il luogo, la stagione, l'occasione, l'età. Non potrei meglio coronare la mia vita ...»

Vittorio CACCIAMI - "La Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Romano di nascita, ma vissuto a Vercelli dove il padre, antico ufficiale garibaldino, fu per 20 anni Conservatore delle ipoteche. Suo nonno materno fu uno dei Mille.

Antonino o Nino o Nino Florio CARAVAGLIOS - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Nativo di Alcamo (Trapani). Fu avvocato, direttore d'orchestra, critico musicale e studioso di storia della musica, giornalista e agguerrito polemista. Suo padre Raffaele dirigeva la banda municipale di Napoli.

Alberto CARONCINI - "Resto del Carlino" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Studioso di problemi economici e nazionalista fu Vice Direttore del Resto del Carlino nel 1914.
Fu in rapporti di stretta amicizia con Giovanni Amendola che alla sua morte ne tracciò un commosso ritratto (a Giovanni Amendola fu poi intitolato l’INPGI - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani).

Carlo CASSAN - Medaglia d’argento al v.m. alla memoria
Riminese, si trasferì ancora bambino con la famiglia a Padova dove divenne Presidente della sezione padovana della Società Trento e Trieste per l'italianità delle terre irredente.

Gualtiero CASTELLINI - “Idea Nazionale” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria e Croce al merito di guerra.
Giornalista e uomo politico. Fu uno dei promotori del partito nazionalista fin dalla fondazione ed amico di altri due degli 83 Eroi, Vincenzo Picardi e di Ruggero Timeus Fauro. Era nipote del celebre Nicostrato Castellini (patriota, maggiore dei garibaldini nella spedizione dei Mille e medaglia d’oro al valor militare). Seguì come corrispondente la guerra libica e quelle balcaniche e nel 1914 fu un acceso interventista.

Nunzio o Annunzio CERVI - “Don Marzio”- 2 medaglie d’argento al v. m. alla memoria.
Poeta e scrittore sardo di Sassari morì a soli 26 anni e fu uno degli ultimi caduti della Grande Guerra. Fece parte del Cenacolo napoletano "La Diana", assieme a Giuseppe Ungaretti.

Attilio DEFFENU - “Popolo d’Italia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Uomo politico sardo nativo di Nuoro. Partecipò al movimento sindacalista-rivoluzionario di Filippo Corridoni. Interventista, prese parte volontario alla prima guerra mondiale e vi trovò la morte in combattimento a soli 27 anni sul Piave. Gli fu intitolata nel 1927 una motonave postale-passeggeri poi trasformata dalla Regia Marina in incrociatore ausiliario all'inizio della II Guerra Mondiale ed affondata nel 1941 da un sommergibile britannico circa 3 miglia al largo di San Cataldo (Lecce) dove giace su un fondale sabbioso ad una profondità di 30 metri.

Gerolamo o Girolamo DE TEVINI (o TEVINI) - Il Piccolo - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria

Nato nel 1874 a Trento a palazzo Geremia. Negli atti ufficiali militari viene erroneamente conteggiato 2 volte: una nel Trentino con il cognome de Tevini, l’altra tra gli Irredenti del Veneto con il cognome Tevini.

Carlo FAVA - “Roma” di Napoli
Vittorio Locchi di Figline Valdarno, noto come il “poeta-soldato” per il poemetto “la Sagra di Santa Gorizia” (manoscritto, fatto pubblicare da Ada Negri, che ebbe uno straordinario successo tanto da essere letto in tutto il fronte, nelle prime linee e nelle retrovie e da giungere nel 1956 alla 14^ edizione). Il piroscafo "Minas" che li trasportava con un notevole contingente di truppe italiane, francesi e serbe diretto a Salonicco e fu infatti affondato da due siluri lanciati dal sommergibile tedesco U 39 a 180 miglia dalla costa nei pressi di Capo Matapan (punta estrema a sud della penisola del Peloponneso in Grecia). Sembra che a bordo vi fosse anche un notevole carico di lingotti d'oro (25 cassette), finito così in fondo al mar Egeo.


Carlo GALLARDI - "La Sesia" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria
Piemontese di Vercelli. Qualche giorno prima di cadere eroicamente al fronte aveva così scritto in una lettera a suo padre Ermenegildo facendogli coraggio per poter sorreggere la madre: «È venuto purtroppo il momento di fare appello a tutta la tua virtù, non solo e non tanto per vincere te stesso, quanto per il conforto della tua impareggiabile compagna, della povera mamma, altrettanto buona e sensibile, ma forse non sorretta da altrettanta forza d’animo [...] sappi tu infondere coraggio e rassegnazione alla più grande vittima dell’immensa sventura. Ad essa il mio reverente ossequio; a te un abbraccio»

Federico GRIFEO - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
Conte fiorentino comandava il reparto Arditi dell'11° Reggimento Bersaglieri. Apparteneva ad una delle più antiche e nobili casate siciliane, i Grifeo di Partanna originaria del Mille. La moglie di suo bisnonno Benedetto VIII, Principe di Partanna, l’affascinante Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, dopo essere rimasta vedova risposò in seconde nozze morganaticamente il Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone (1770-1826), salito al trono nel 1759 all’età di appena 8 anni il quale era a sua volta rimasto vedovo della moglie Maria Carolina d’Asburgo sposata giovanissima per procura e da cui aveva avuto ben 17 figli.

Angelo Nino OXILIA - “Gazzetta di Torino” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
Torinese. Giornalista, scrittore, poeta, regista e sceneggiatore del cinema muto. Divenne famoso con la commedia “Addio giovinezza!”, scritta nel 1911 in collaborazione con Camasio, da cui furono tratti ben quattro film, il primo dei quali girato dallo stesso Oxilia. La canzone "Addio giovinezza" nacque, invece, nel 1909 con il titolo “Il Commiato”, come canto goliardico di addio agli studi degli universitari di Torino, dalla penna di Nino Oxilia e sulle note di Giuseppe Blanc, laureando in giurisprudenza e, allora, allievo del Liceo Musicale. Le parole gioiose e malinconiche di Oxilia celebravano la fine della spensierata età degli studi, ma anche le sue gioie, gli amori, il vigore e la spavalderia dell'aver vent'anni. Successivamente divenne l’inno degli Arditi (1917, anonimo-Blanc), quindi l’inno dei Battaglioni d’assalto (1918), poi l’inno degli Squadristi (1919, Manni-Blanc) e infine l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista (1924, Gotta-Blanc). Fu una delle canzoni più diffuse della prima metà del XX secolo in Italia ed ebbe vasta eco anche all'estero.

Enzo (Vincenzo Maria) PETRACCONE -“Il Giorno" di Napoli - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Nativo di Muro Lucano (Potenza). Scrittore, critico d’arte e giornalista. Fu grande amico e allievo di Benedetto Croce e lavorò al “Giorno”, diretto da Matilde Serao. Fu detto lo “scrittore-soldato”. Una delle più belle figure di eroi che la Basilicata abbia dato nella Grande guerra. Cadde da prode sul campo il 15 giugno 1918. In un primo tempo era stato dato per disperso. Il suo corpo fu poi ritrovato, ma solo dopo parecchi mesi. Benedetto Croce lo ricordò con queste parole:” Così questo giovane che non ciarlava di politica, che non portava sulle labbra parole enfatiche, che si ammantava volentieri di freddezza e asseriva di non credere a nulla, andò forte e sereno a dare la sua vita per la patria e la dette in una memorabile giornata nella quale, per opera sua e degli altri a lui simili, furono restaurati l’onore e la fortuna d’Italia”

Vincenzo PICARDI - “Rassegna Contemporanea” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Messinese. Fece parte del gruppo di Enrico Corradini, fondatore del movimento nazionalista nel 1910. Fu amico di Gualtiero Castellini e di Ruggero Timeus Fauro. Fu suo compagno di fede e d’armi il cognato Luigi Valli (allievo prediletto di Giovanni Pascoli). Suo padre Silvestro Picardi fu Senatore del Regno, Deputato al Parlamento per 5 Legislature consecutive (dalla XVII alla XXI) e Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio per due mesi dal 15 febbraio al 18 aprile 1901 nel Governo di Giuseppe Zanardelli di cui era molto amico. Anche il suo omonimo nonno Vincenzo Picardi fu Deputato per 6 Legislature (nella X e dalla XII alla XVI).

Il "nostro" Vincenzo Picardi fu Condirettore della rivista «Rassegna contemporanea». L'altro condirettore Giovanni Antonio Francesco Giorgio Landolfo Colonna, duca di Cesarò, fu invece uno dei principali divulgatori dell'antroposofia in Italia. Cesarò divenne poi Ministro delle Poste e Telegrafi dal 26 febbraio al 2 marzo 1922 nel primo governo Facta e, sempre con la stessa carica, anche nel Governo Mussolini dal 28 ottobre 1922 fino al 5 febbraio 1924, data in cui dette le dimissioni per l'impossibilità di partecipare alle elezioni del 1924 con il proprio partito. Fu poi tra i capi della secessione aventiniana insieme a Giovanni Amendola e De Gasperi fino al 1926, anno in cui il Parlamento fu sciolto. Successivamente Cesarò fu sospettato di essere l'organizzatore dell'attentato a Benito Mussolini compiuto da Violet Gibson.

Carlo RIDELLA - “Provincia Pavese” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
Patriota, avvocato e giornalista. Fu Direttore per alcuni anni della “Provincia Pavese”. Convinto interventista, dalle prime pagine del giornale si scagliò ripetutamente contro Giolitti e tutti i neutralisti ritenendo disonorevole il loro comportamento. Una volta che il Parlamento deliberò l’entrata in guerra, spronò i suoi lettori a partecipare vivamente e in qualunque modo al conflitto. “Ognuno che può sia soldato. Ognuno che non può essere soldato sia un fratello. In Italia ogni italiano in quest’ora deve essere superbo di fare il suo sforzo. Comunque. Col sangue, coll’opera, col denaro, con la fede.” Così scriveva nell’articolo di fondo de “La Provincia Pavese” di mercoledì 19 maggio 1915. Cinque giorni dopo l’Italia entrava in guerra e Ridella si arruolò volontario trovando la gloriosa morte combattendo in prima linea.

Amerigo ROTELLINI - "Il Fanfulla" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Nato a San Paolo del Brasile da famiglia di origine mantovana. Dopo la sua morte nel 1917 sulla Bainsizza fu pubblicato un volumetto in suo ricordo. Successivamente nacque una Fondazione intitolata a suo nome come risulta nell'archivio della Camera e sulla Gazzetta Ufficiale.
Il Fanfulla della domenica su cui scriveva uscì per 40 anni fino al 1919 e detiene un primato: fu la prima pubblicazione periodica italiana a diffusione nazionale e fu anche il principale settimanale culturale dell'Italia post-unitaria. Tra le firme di maggior prestigio figurano Giosuè Carducci (fino al 1881), Matilde Serao, Emma Perodi, Grazia Deledda, Ruggiero Bonghi, Giovanni Verga (sulla rivista apparvero alcune sue novelle inedite), Luigi Capuana, Federico De Roberto (fino al 1890).


Francesco (Franco) SCARIONI - "Gazzetta dello Sport"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
Milanese, Capitano pilota osservatore e Comandante della 31^ Squadriglia da Ricognizione, morì il 21 maggio 1918 a 34 anni in un incidente aereo a bordo di un Savoja- Pomilio S.P.3 sul campo di Castelgomberto (Vicenza) assieme al sottotenente pilota Lorenzo Marchese Cassolo.
Come giornalista sportivo de "La Gazzetta dello Sport", si specializzò in calcio , pugilato e nuoto. Ricoprì anche importanti incarichi organizzativi. Allestì nel 1910 i campionati militari di calcio. Fu inoltre Segretario della Federcalcio e della Federazione Italiana Rari Nantes, di cui pose in essere i campionati italiani di Passignano (1909) e Genova (1910). La sua più rilevante iniziativa ideata e realizzata furono le cosiddette Popolari di Nuoto, manifestazioni di massa tese alla promozione natatoria e aperte a tutti: una sorta di grande scuola di nuoto per i giovani e i non più giovani, che, invece delle odierne piscine, sfruttavano laghi, mari e fiumi d'Italia. La prima edizione ufficiale riusale al 1913. In undici anni le Popolari di Nuoto videro la partecipazione di ben 20 mila nuotatori e Milano, in memoria del loro ideatore, volle dedicargli un impianto che ha fatto la storia di questo sport: la Piscina Scarioni. Da anni si svolge invece la Coppa Scarioni, importante Trofeo di nuoto della Gazzetta dello Sport intitolato alla sua memoria. La sua prima edizione si svolse nel 1918 sulla distanza di mille metri, nelle acque del Naviglio Grande di Milano.

Renato SERRA - "La Voce" - medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Scrittore, nativo di Cesena. E’ considerato tra i massimi critici letterari. Gianfranco Contini ha riconosciuto in lui elementi anticipatori della critica stilistica. Si laureò in Lettere con Carducci nel 1904 con una tesi sullo "Stile dei Trionfi del Petrarca", apprezzata ancora oggi per la larghezza dell'informazione erudita e la puntualità dell'esame filologico, condotto sulla falsariga del metodo carducciano.
Direttore della Biblioteca Malatestiana e della Biblioteca Piana, entrò in corrispondenza con Benedetto Croce, che apprezzava il suo ingegno.
Aderì alle posizioni interventiste del 1° conflitto mondiale. Serra considerava la guerra come un'esperienza di dolorosa unione con gli altri, cui l'intellettuale non poteva sottrarsi se non voleva essere accusato di astrattezza o di aristocraticismo. Richiamato alle armi come tenente di complemento nell'aprile 1915, appena tre mesi dopo cadde colpito a morte in combattimento davanti al monte Podgora, nei pressi di Gorizia, a soli 31 anni.

Scipio SLATAPER - "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Nato a Trieste da genitori di stirpe slovena si formò culturalmente a Firenze. Poeta e scrittore, nel 1912 pubblicò un libro che gli diede una certa fama dal titolo “Il Mio Carso”. Allo scoppio della guerra si arruolò come volontario nei Granatieri. e combattè insieme al fratello Guido. Il 3 dicembre 1915 rimasero entrambi feriti sul Podgora. Ma la sua ferita alla gola risultò subito incurabile. Sua moglie che attendeva un figlio gli imporrà il nome di Scipio II. Entrambi i fratelli riceveranno poi la medaglia d'argento. Per Guido anche quella d'oro due anni dopo sul Monte Santo. I rispettivi figli Scipio II e Giuliano saranno poi decorati di medaglia d'oro alla memoria in Russia nella Seconda Guerra Mondiale.

Giovanni TALAMINI - "Il Gazzettino"
Era figlio di Gianpietro (Vodo di Cadore 1845 - Venezia 1934), che il 20 marzo 1887 fondò "Il Gazzettino" di Venezia (attualmente il giornale più venduto del Triveneto) di cui ne sarà Direttore per ben 47 anni. Così nel sito dell’”Associazione storico culturale del “Fronte del Piave” si dà notizia dell’eroica morte di Giovanni Talamini nella “Battaglia del Solstizio”:“Ci sono in giro due padri in cerca dei figli. Uno, il deputato Gambarotta, l’ha trovato che dormiva placidamente in trincea; l’altro Talamini, cadorino, direttore del Gazzettino, non lo troverà mai, perché è caduto eroicamente all'età di soli 23 anni il 17 giugno 1918, alla Fossetta. Ne cerca ora la salma, ma anche questa è dispersa. Passa fra i soldati chiuso nel suo dolore, col volto di uno stoico. La madre nulla sa ancora, e il padre si assideva i giorni scorsi a mensa, con simulata serenità, per brindare alla salute del figlio lontano...”

Roberto TAVERNITI - "Terra Nostra" - 2 medaglie d’argento al v. m. di cui una alla memoria.
Nativo di Pazzano, il paese più piccolo per numero di abitanti della Vallata dello Stilaro in provincia di Reggio Calabria, che nel periodo borbonico fu importante per essere il principale centro minerario di estrazione del ferro di tutto il Mezzogiorno, Roberto Taverniti pubblicò il suo primo articolo sul giornale "La Luce" il 27 Ottobre 1904, a soli 16 anni. Il giornalismo era talmente radicato nell'animo di Roberto che sarebbe lungo da riportare l’elenco dei giornali su cui egli scrisse.
A soli 23 anni divenne collaboratore e redattore capo per i servizi interni dell'Agenzia Stefani. Svolse questo incarico con grande passione mettendo in luce le sue spiccate qualità di ottimo giornalista. Nel 1911 fondò in Roma il giornale "Terra Nostra" per mezzo del quale era riuscito a porre l'attenzione di tutti i veri problemi della sua Calabria, come fossero parte integrante, fondamentale dei problemi italiani. Dal 1913 al 1915 furono pubblicati 40 numeri di “Terra Nostra” (Roberto Taverniti curava la pubblicazione del suo giornale anche quando era al fronte, quando le pause del combattimento glielo consentivano).
La sua intensa e feconda opera di pubblicista, nei suoi ultimi anni, é collegata con alcune questioni politiche, di carattere generale, sia calabresi che nazionali, da lui sollevata e sostenuta con convinzione dal suo grande amico Meuccio Ruini. Rientrano in questi dibattiti la costruzione dei laghi della Sila, che dovevano fornire l'energia elettrica per lo sviluppo industriale della Calabria, con al centro Crotone.
Dal fronte così scriveva al padre, il quale viveva momenti di angoscia e di tormento nel sapere che Roberto si trovava a combattere in prima linea, cercando di rincuorarlo ed assicurarlo:”se poi dovessi soccombere non vi addolorate troppo; pensate che avrò chiuso la mia vita nel modo più nobile e che la mia morte sui campi della gloria italica darà al nostro nome maggiore lustro ed onore di quanto potrebbero eventualmente dargli le lezioni della mia vita avvenire”. E in un'altra lettera al padre datata 21 Ottobre 1915 si legge: “Caro Papà, fra un'ora usciamo all'assalto. Se muoio vi prego di perdonarmi i dolori che vi ho dato, come io perdono a tutti il male che ricevo. Vi abbraccio con tutti i miei fratelli e le sorelle. Roberto”.
Alle ore 16 del 16 Settembre 1916 su quota 144, sulle alture di Monfalcone, una raffica micidiale di mitragliatrice austriaca pose fine alla sua vita eroica. Cinque giorni dopo sulla prima pagina de “Il Giornale d'Italia” il famoso giornalista Achille Benedetti, compagno di Università di Roberto, corrispondente di guerra, annunciava all'Italia che Roberto Taverniti era caduto in battaglia da eroe. Un giovane giornalista che aveva immolato la sua vita non solo per il Risorgimento socio-economico della sua Calabria, ma anche per la grandezza dell'Italia.

Ruggero TIMEUS, conosciuto anche come Ruggero FAURO e/o Ruggero FAURO TIMEUS e/o Ruggero TIMEUS FAURO e/o Ruggero TIMEUS (FAURO) “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
Saggista e scrittore fra i più noti irredentisti del suo tempo é considerato il più conseguente e intemerato fra i nazionalisti italiani.
Collaborò con una certa continuità a “L'Idea nazionale”, facendosi conoscere per il proprio acceso nazionalismo, che lo allontanò dagli irredentisti più moderati, come Scipio Slataper e Giani Stuparich, suo ex-compagno di classe a Trieste. Alla vigilia della prima guerra mondiale, pubblicò a Roma il saggio “Trieste” (1914) che ebbe ampia diffusione e che può essere considerato il suo testamento spirituale. Negli ultimi anni di vita si attribuì il cognome d’arte o di battaglia di Ruggero Fauro.

Umberto UMERINI - "Il Sole - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Livornese.Fece parte come tenente della celebre Compagnia Alpini comandata dal capitano Cristoforo Baseggio, meglio nota come «Compagnia della Morte» o «Compagnia Baseggio», composta da circa 400 soldati con 13 ufficiali, "scelti uno ad uno, fusi in una disciplina non formalisticamente rigida, ma moralmente inflessibile, i quali tutto hanno sacrificato, con gesti eroici, o folli, che hanno del leggendario. Unica legge: il dovere”.
La gloriosa fine di Umberto Umerini viene raccontata nell’articolo di Luca Girotto “S. Osvaldo - 6 aprile 1916 - la fine della Compagnia della Morte”, pubblicato con foto e cartina geografica nel sito internet del Gruppo Alpini di Roncegno Terme.

Giuseppe VIDALI - Croce di guerra al v. m. alla memoria
Repubblicano istriano, giornalista, irredentista. Con Corridoni fu animatore dei Fasci interventisti milanesi e quindi volontario allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Fu compagno di studi di Nazario Sauro, altro eroe della 1^ Guerra Mondiale.

Emilio VITTA-ZELMAN - "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Nativo di Biella (Vercelli), di famiglia di origine ebraica. Morì il 29 novembre 1915 nell’Ospedale da campo di Sagrado (22^ Sezione di sanità) dopo essere rimasto gravemente ferito il giorno prima nella 4^ Battaglia dell’Isonzo. E’ sepolto nel Cimitero ebraico ad Acqui Terme (Alessandria).

Carlo VIZZOTTO - "La Lombardia".
Bolognese, librettista (autore e revisore di un gran numero di libretti per il teatro leggero), giornalista, storico dell'arte e critico musicale del «Resto del Carlino». Tra le sue operette si segnalano: “La duchessa del Bal Tabarin”, “La Casta Susanna” , ma soprattutto il “Birichino”, edita nel 1912 da Renzo Sonzogno e nata dal fortunatissimo incontro tra una favola di vizzotto con la musica del livornese Alberto Montanari. Il “Birichino” al Teatro Duse di Bologna (30 novembre 1912) fu un trionfo, che si ripeté anche sulle scene parigine, per non parlare della favorevolissima impressione che destò anche al Teatro Reinach. Tradotto in tedesco, approdò anche al Carltheatre di Vienna e fu portato da Sonzogno pure in Brasile e Argentina. Quest'operetta divenne anche un film. E con il “Birichino” nacque la soubrette italiana.

Spiro (o Spiridione) Tipaldo XIDIAS - "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m..
Irredento. "Valorosissimo soldato, apostolo di italianità, propugnatore con la parola, con lo scritto, con il braccio, della redenzione del natio suolo triestino, durante l’intera campagna fu primo tra i primi nei pericoli, nei disagi, nella lotta. Cadde eroicamente durante l’avanzata sul Carso", così si legge nella motivazione del conferimento delal medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Fin qui questa prima carrellata sui principali personaggi che figurano sulla lapide.


Quanto al suo casuale ritrovamento sembra, da quanto ho appreso - ma non so quanto vi sia di vero o sia, invece, una leggenda metropolitana - che la lapide sarebbe stata esposta fino a circa 45 anni fa nelle vaste sale dell’Associazione Stampa Romana (sindacato unitario dei giornalisti del Lazio fondato nel 1877), che aveva sede a Palazzo Marignoli, imponente edificio quadrilatero costruito nel cuore di Roma alla fine dell’Ottocento tra via del Corso/via delle Convertite/piazza San Silvestro/Via di San Claudio (siamo a due passi da Palazzo Chigi e da Palazzo Montecitorio) prima di trasferirsi in piazaz San Lorenzo in Lucina e da qui - intorno al 1979 (durante la presidenza di Ettore Della Riccia, già Presidente dell’INPGI) - negli attuali locali di proprietà INPGI nella vicina piazza della Torretta 36. Evidentemente durante il primo trasloco del 1967 non si trovò posto per ricollocare la lapide che finì così in un grande scantinato che si era appena liberato in un complesso INPGI a sud di Roma nei pressi della via Cristoforo Colombo insieme a molti arredi, mobili, enciclopedie ed incartamenti vari dell’Assostampa Romana che tuttora sono lì ammassati. Ed é qui che è stata ritrovata dal Presidente della Commissione Assegnazione Alloggi e Affitto Immobili INPGI Massimo Signoretti e dal Dirigente del Servizio Immobiliare INPGI - settore tecnico - ing. Francesco Imbimbo, che ancora ringrazio di cuore per la sensibilità avuta nel segnalarmi l’importante scoperta.

Su Internet si è sinora parlato del ritrovamento di questa lapide sui seguenti siti:
http://www.giornalisticalabria.it/2011/05/11/83-giornalisti-eroi-della-%E2%80%9Cgrande-guerra%E2%80%9D/http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6704
http://www.fnsi.it/cerca/detail.asp?itemNumber=0
http://www.ucsi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1164:prima-guerra-mondiale-1915-1918-dal-sito-fnsiritrovata-una-lapide-di-marmo-con-i-nomi-di-giornalisti-83-di-ogni-parte-ditalia-morti-per-la-patria-&catid=3:le-istituzioni&Itemid=7
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/05/13/news/battisti-tutti-i-segni-che-lo-ricordano-4186288

http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?c=43630&f=43630&idd=9776211
nella-grande-guerra/

http://webpedia.altervista.org/post/130241/
http://miles.forumcommunity.net/?t=45661033

Per quanto riguarda le mie ricerche mi sono avvalso dei seguenti siti internet, che ringrazio sentitamente perché mi hanno aiutato in modo determinante sia per identificare i 70 giornalisti Caduti nella Prima Guerra Mondiale, sia per conoscere le motivazioni ufficiali del conferimento delle 5 medaglie d’oro, nonché ulteriori dettagli sui fanti italiani morti nel 1915-1918:
http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx
http://www.cadutigrandeguerra.it/

http://www.frontedelpiave.info/
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Un analogo ringraziamento va anche ad altri due interessanti siti di Associazioni combattentistiche:
http://www.nondimenticare.com/Altopiano%20dei%20sette%20comuni%20nel%20conflitto.html

http://www.altopiano-asiago.it/galleriafotografica/detail.asp?iPic=559&iType=30

nonché al sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d'Autore - ICCU - OPAC SBN - Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche:

http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/base.jsp
Questo mio lavoro conclude la 1^ fase di un percorso che, come mi auguro vivamente, dovrebbe definirsi entro quest’anno con due contemporanei obiettivi: la ricollocazione della lapide (o con la collocazione accanto anche di una seconda nuova lapide con nomi esatti e decorazioni aggiornate) in un luogo istituzionale a conclusione di una pubblica cerimonia alla presenza delle più alte cariche dello Stato e la contestuale pubblicazione di un volume/strenna natalizia, magari accompagnato da un Cd/Dvd documentario che ricordi gli 83 giornalisti Eroi. La scoperta della lapide potrebbe anche stimolare tesi di laurea mirate nelle varie Scuole di Giornalismo operanti in Italia e riconosciute dall’Ordine.

Per la spesa necessaria per la stampa del libro/strenna natalizia con la storia degli 83 Eroi, accompagnata da una ricerca bibliografica dei loro scritti e da un documentario su Cd/Dvd, si potrebbe eventualmente attingere ai fondi messi annualmente a disposizione dell’INPGI da Unicredit e/o dalla Banca Popolare di Sondrio. In caso di vendita in libreria o in edicola l'intero ricavato dovrebbe essere, però, devoluto in beneficienza o al Fondo dei giornalisti disoccupati gestito dalla FNSI.


Quanto al luogo di ricollocazione della lapide (o delle 2 lapidi) ritengo che il più adatto potrebbe essere la Sala Stampa della Camera o quella del Senato, trattandosi di luoghi istituzionali frequentati in vita non solo da parecchi degli 83 giornalisti Eroi, ma anche e da alcuni loro genitori. In alternativa, il Vittoriano o Forte Bravetta a Roma dove furono fucilati dai nazisti il 2 febbraio 1944 i giornalisti Carlo Merli di Milano ed Enzio Malatesta di Carrara Apuania. Forte Bravetta, che è stato riaperto al pubblico proprio pochi giorni fa dal Sindaco Gianni Alemanno, è infatti destinato a diventare un polo storico-culturale sulla memoria degli eventi del 1900 e un simbolo per dire no alla pena di morte e alla tortura.

Scarterei, invece, l'idea di ricollocare la lapide (o le 2 lapidi) all'interno di locali degli enti di categoria (CNOG, FNSI, INPGI), ma tutti di proprietà INPGI, per le possibili e inevitabili discussioni e polemiche, legate alla disputa sull’appartenenza della lapide.

Suggerirei comunque la creazione all'interno dell’Ordine nazionale dei giornalisti, dell’INPGI e della FNSI di un apposito gruppo di lavoro composto da colleghi che volontariamente e senza particolari costi siano interessati a questa lodevole iniziativa e provvedano a coordinare al meglio in loco e in tempi brevi le ricerche a livello regionale (2^ Fase) e ad assemblarne i risultati (3^ Fase) in modo da poter già fissare sin d'ora la data della ricollocazione della lapide per il 4 novembre prossimo anche per sfruttare le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Propongo quindi di coinvolgere nell’importante iniziativa oltre ai Consiglieri nazionali dell’Ordine anche gli Ordini regionali, i Consiglieri generali INPGI, compresi i Fiduciari e vice Fiduciari, la FNSI e le Associazioni regionali Stampa, l’UNCI e i Sindacati regionali cronisti, l’UNGP e i Gruppi Pensionati regionali, i giornalisti pensionati, disoccupati o inoccupati, le Scuole e i Masters di Giornalismo, le Associazioni combattentistiche (come, ad esempio, “Cime e trincee”, “per non dimenticare”, ecc.), nonché la Fieg e le testate giornalistiche interessate, la Presidenza della Repubblica, il Ministero della Difesa, gli Uffici stampa di Camera e Senato, Regioni, Provincie e Comuni, gli studiosi e storici della Prima Guerra Mondiale e gli Archivi delle testate giornalistiche ancora esistenti.

Per facilitare la ricerca presso questi ultimi ecco l’elenco dei giornalisti Eroi con accanto la loro testata di appartenenza: Paolo Henry "Agenzia Stefani" (prima agenzia di stampa italiana nata a Torino nel 1853. Oggi la proprietà della testata appartiene all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna e dà il nome al settimanale della scuola di giornalismo di Bologna); Giuliano Bonacci, Alfredo Casoli, Vezio Lucchesi e Felice Suigo, tutti e quattro del “Corriere della Sera”; Franco Scarioni de "La Gazzetta dello Sport"; Amilcare Mazzini de "La Stampa”; Umberto Umerini de "Il Sole"; Carlo Ridella della “Provincia Pavese”; Giovanni Boccaccino e Giovanni Talamini de “Il Gazzettino”; Gerolamo de Tevini de "Il Piccolo"; Emilio Savini de "L'Avvenire d'Italia"; Alberto Caroncini e Scipio Slataper de “Il Resto del Carlino”; Cesare Borghi de “La Nazione”; Mario Fiorini e Amerigo Porry Pastorel de “Il Messaggero”; Giacomo Crollalanza de “Il Secolo”; Vittorio Cotronei e Felice De Masi de “Il Mattino” e Salvatore De Rosa de il “Giornale di Sicilia”.

Concludendo questo mio lavoro, che metto liberamente a disposizione di tutti e che mi auguro possa essere di vostro gradimento, auspico davvero che questo mio sogno possa diventare presto realtà anche per riabilitare la nostra tanto bistrattata categoria agli occhi dell’opinione pubblica, sfruttando un’occasione da non perdere come le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Vi ringrazio per la cortese attenzione e, restando a disposizione per ogni eventuale chiarimento, vi invio i miei più cordiali saluti.
Pierluigi Roesler Franz





Consigliere nazionale dell’Ordine, Sindaco INPGI e Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati

venerdì 27 maggio 2011

La Grande Tradizione Cattolica: Il Giubileo

Il Giubileo è l’evento con cui si è aperto il nuovo millennio. Sono nella mente di tutte le immagini del Papa che apre la Porta Santa e le tante cerimonie che sono state celebrate per l’occasione. Per ovvie ragioni, quindi noi immaginiamo il Giubileo come un avvenimento della cultura cristiano cattolica.


In realtà il Giubileo è la pratica del pellegrinaggio nasce in tempi molto antichi e non solo nel bacino Mediterraneo ma è presente anche in oriente.

Questo perché il pellegrinaggio rappresenta una componente millenaria nella cultura religiosa dei popoli e si possono trovare delle analogie tra Le pratiche del culto nonostante le diverse provenienze religiose.

Nel mondo orientale la diffusione di religioni come lo Shintoismo in Giappone e l’induismo in India favorirono i pellegrinaggi.

In Giappone il pellegrinaggio più importante era quello verso il tempio di ISE’ dedicato ad Amaterasu, la dea del sole. Tra i più popolari vi erano anche quelli ai 33 santuari di KWnnon, dea favorevole alle miserie umane e quello, ai FUJI-YAMA, la più alta montagna vulcanica del Giappone.

Il pellegrinaggio in Giappone si caratterizzava per l’enorme sacrificio che i pellegrini dovevano fare per arrivare alle mete poiché i santuari erano situati in luoghi molto alti e poco accessibili. I pellegrini si distinguevano perché erano vestiti di bianco e viaggiavano in piccoli gruppi. E quando poi arrivavano alla meta li celebravano digiuni e bagni rituali.

In India le catene montuose dell’Himalaya e del Kashmir ospitavano molti santuari. La divinità più diffusa era Siva ma vi erano altre divinità: Kalì, Visnu e Krsna. Tuttavia il pellegrinaggio tipico in India era quello verso i fiumi sacri il Gange, il Jumna, il Narbada: immergersi in queste acque signoficava cancellare le impurità del corpo e quelle dell’anima. Come testimonianza del pellegrinaggio compiuto si faceva un tatuaggio. Con la diffusione del buddismo mete di pellegrinaggi divennero i luoghi dove era stato buddha in particolare Kapavilastu dove nacque, Benares, dove predicò le quattro sante verità e Kusnagara dove morì.

Il culto di Buddha varcò i confini dell’India arrivando fino a Ceylon dove fu eretto un tempio dedicato ad un dente di Buddha e in Birmania dove fu costruita la pagoda di Shwe Dagon a Rangoon dove si conservano cento immagini di Buddha e la reliquia di otto suoi capelli. Questo posto divenne celebre non solo in Cina e in Siam ma anche in Giappone e Corea.

Spostandosi nell’area mediterranea già nel mondo antico troviamo tracce di pellegrinaggi .

Nel mondo greco vi erano molti templi e altrettante divinità; Pausania, uno scrittore vissuto nella seconda metà del II sec. d.l. scrisse un’opera dove Grecia” dove venivano indicati tutti i luoghi nei quali c’erano templi e santuari, statue di eroi e di divinità.

Anche a Roma erano diffusi i pellegrinaggi ai santuari degli eroi in particolare alla tomba e alla casa di Romolo e ai templi di tutte le divinità. Molto celebri furono quelli dedicati a Giove e alla Sibilla Cumana. Durante l’impero Roma si caratterizzò per il proselitismo religioso, nacquero e si diffusero templi di diverse divinità soprattutto quelle orientali. Ed è così che già ai tempi dell’antichità Roma assumeva la caratteristica di luogo privilegiato per il pellegrinaggio. Addirittura nei primi secoli dell’Impero si diffusero gli “Itinera”, dei libretti dove si indicavano tutte le strade per arrivare a Roma.

Intorno al 20 A.C. Augusto volle erigere nel Foro Romano sotto il tempio di Saturno il Miliario Aureo: era una colonna rivestita di bronzo dorato dove erano scritte le distanze tra la Capitale e le principali città dell’Impero. E in ogni grande città dell’Impero si conservava nel foro una pietra miliare d’oro dove era incisa la distanza della città da Roma.

Tutte le strade dell’Impero avevano la pietra miliare che segnavano il percorso miglio dopo miglio, inoltre avevano le stazioni di posta per permettere la sosta e il cambio dei cavalli corrieri imperiali.

Spostandoci in Medio Oriente vediamo come esso sia stato la culla della civiltà islamica. In questa religione è la legge islamica medesima a prevedere il pellegrinaggio alla Mecca dei credenti almeno una volta durante la vita purchè abbiano la salute fisica e le vie di comunicazione siano sicure.

Il pellegrinaggio alla Mecca raccoglieva un’antica tradizione: era uso recarsi al Santuario della Pietra nera per celebrare il culto della KA’BAH. Si credeva che il Santuario fosse stato costruito da Abramo e fosse stato il primo tempio eretto sulla terra per il culto di Dio.

Maometto istituì quindi, sulla base della precedente tradizione, il pellegrinaggio alla Mecca. Al ritorno il pellegrino riceveva un titolo onorifico di HAGG che di solito si premetteva al nome. Il pellegrinaggio fu sempre riconosciuto e sostenuto dai califfi e sultani di un tempo e lo è tuttora dai governi arabi.

Ma da dove deriva il Giubileo cristiano? Esso ha le sue origini nell’antico mondo ebraico. La prima testimonianza del Giubileo si ha nel Levitico (XXV-10):” – e santificherai l’anno cinquantesimo e annuncierai la remissione a tutti gli abitanti del tuo paese: poiché è il Giubileo….”

L’inizio dell’anno era annunciato da un corno di capra chiamato Yobel (da qui sembra essere derivato il termine Giubileo). Durante questo anno la terra non doveva essere seminata, gli uomini avrebbero vissuto di ciò che Dio avrebbe mandato loro. Ai debitori venivano rimossi i loro debiti e quelli che avevano venduto le proprietà ne tornavano in possesso così come ogni schiavo ebraico riacquistava la propria libertà.

Secondo l’erudito irlandese Usserio vissuto nel XVII Sec. il primo Giubileo celebrato dopo l’emanazione della legge di Mosè fu nell’anno del periodo Giuliano 3319 del mondo 2600 prima dell’era volgare 1395.
Il secondo nel 3367 al periodo di Giuliano, 2658 del mondo, 1346 prima dell’era volgare.
Il terzo 49 anni dopo anche fino all’avvento del cristianesimo.