Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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mercoledì 21 ottobre 2020

Il C.I.S.R. Il Dilemma di Messe: arrestarsi o avanzare Luglio 1941

 Considerazioni sulla Campagna di Russia 



La carenza logsitica era tae che il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe , comandante del C.I.S.R.  aveva non qualche dubbio se continuare oppure arrestarsi nell'estate del 1941. Il porblema era serio Così lo espne nella sua relazione sugli avvenimenti del C.I.S.R. in quei primi mesi di campagna:

. Ma in realtà se le divisioni si erano attestate al fiume con la parte combattente in tempo per partecipare attivamente alla battaglia di sfondamento, la maggior parte delle truppe di corpo d’armata e soprattutto gli organi dei servizi erano ancora disseminati su una profondità di circa 800 km. Ospedali, forni, depositi di munizioni, materiali del genio, magazzini vestiario ed equipaggiamento, delegazioni d'Intendenza, parchi, officine sostavano lungo la interminabile linea di comunicazione, privi di ogni possibilità di spostamento per insufficienza di mezzi.

La stazione di testa ferroviaria era Belzy, a 378 km. dalla delegazione d'Intendenza più prossima alle truppe operanti e soltanto per i primi di settembre si prevedeva di rimettere in esercizio qualche tronco ferroviario più avanzato.

Gli automezzi incominciavano ad accusare lo sforzo eccessivo cui necessariamente dovevano essere sottoposti; il servizio delle riparazioni procedeva con ritmo inadeguato per insufficiente numero di autofficine e, soprattutto, per mancanza di parti di ricambio (deficienza, quest’ultima che ha fortemente inciso dovunque sul rendimento della nostra motorizzazione, già tanto scarsa quantitativamente e qualitativamente tanto inadeguata). La conseguenza era la progressiva diminuzione di portata dei nostri autotrasporti, materialmente espressa dal sorgere dei primi “campi autoguasti”, veri cimiteri di macchine, destinati a moltiplicarsi col procedere dell’avanzata.

Situazione nel suo complesso preoccupante, suscettibile di miglioramento soltanto attraverso un periodo di raccoglimento che, consentendo al corpo d’armata di riunire le sue sparse membra, avrebbe potuto conferire alle unità maggior vitalità operativa. Viceversa occorreva riprendere senza indugio il movimento verso oriente, per affermarsi nel bacino industriale del Donetz e nella zona di Rostov: un nuovo sbalzo di 300 km. alle cui incognite operative venivano pertanto a sovrapporsi quelle, già tragiche, dei rifornimenti.

Avrebbe potuto il Corpo di Spedizione superare la prova? o non si sarebbe corso il pericolo di vedere le nostre truppe disperse su fronti e profondità smisurate, senza viveri, senza munizioni, senza carburante, paralizzate ed inerti alla mercè della reazione nemica?

Prudenza avrebbe voluto che noi avessimo denunciato, fino da quel momento, la necessità di una sosta, prima di riprendere a seguire gli alleati, tanto meglio attrezzati per quel genere di operazioni e, soprattutto, assai meglio alimentati dai loro organi di rifornimento. Ma ciò avrebbe significato la fine del C.S.I.R. come unità combattente e la sua definitiva condanna alle retrovie per servizi territoriali.

Suprema responsabilità di comando di cui ricordo ancora oggi l’angoscia del travaglio! Nel tormento delle decisione io “sentii” che il soldato era pronto ad affrontare qualunque sacrificio pur di difendere la sua dignità e il suo buon nome d’italiano.

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