giovedì 30 aprile 2020
domenica 26 aprile 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Bibliografia
BIBLIOGRAFIA
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Sicily : How
the Allies Lost Their Chance for Total Victory, Stackpole Books, 2007
SITI WEB
domenica 19 aprile 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Ammaestramenti
a. Ammaestramenti di valore
attuale
Sicuramente gli ammaestramenti
tratti dall’ operazione Husky costituirono un base essenziale per la
pianificazione dell’operazione Overlord che avrebbe costituito l’azione
militare più importante della II Guerra Mondiale nel teatro europeo. Tali
indicazioni rappresentano tutt’ora dei corner
stone sui quali sviluppare qualsiasi intervento militare joint e combined. In particolare si
possono elencare:
- importanza
di una solida base informativa; la difficoltà degli Alleati di sviluppare
attività di human intelligence sul
territorio siciliano, chiuso, patriarcale e di connotazione contadina causò
l’approssimativa definizione del quadro operativo inerente le forze tedesche
nell’area orientale dell’isola e di conseguenza una limitata concentrazione di combat power nella seconda fase
dell’operazione;
- sincronizzazione e coordinamento delle
operazioni joint e combined; la
mancanza di coordinazione e controllo delle attività interforze causò delle
gravi perdite alla componente aviotrasportata sin dall’immissione sul terreno
di operazioni a causa di fuoco amico; inoltre capacità di comunicazione inadeguata impedì spesso il
coordinato intervento delle diverse capacità e quindi un attrito maggiore delle
operazioni offensive;
- dettagliata pianificazione e preparazione di
operazioni aviotrasportate; tali azioni belliche, a causa della loro
dinamicità, sfruttamento dell’effetto sorpresa, utilizzo della terza dimensione
e sviluppo in un ambiente altamente variabile e incerto, richiedono un’attenta
e maniacale cura dei dettagli di ogni fase dell’operazione;
- pianificazione di contingenza; le
operazioni interforze, a causa della loro intrinseca complessità, comportano
una elevata possibilità di evoluzioni impreviste e improvvise; tali situazioni
richiedono la disponibilità di piani redatti in precedenza e di pronta
attuazione per perseguire il principi della guerra del mantenimento
dell’iniziativa e del “tempo delle operazioni”.
venerdì 10 aprile 2020
10 Aprile 1944. Monte Marrone
Il 10 aprile 1944 gli alpini del
Battaglione Piemonte
dopo averlo scalato e presidiato,
lo difendevano dall'attacco tedesco
Fu una tappa fondamentale nel recupero della credibilità agli occhi degli Alleati
Con Monte Marrone inizia un nuovo percorso per l'Esercito Italiano
dal 1° Raggruppamento Motorizzato
si passò al Corpo Italiano di Liberazione
da 5000 combattenti si passò a 25.000 combattenti
Il gen. Utili che gestì questa difficile transizione sotto la guida del generale Messe e del gen. Berardi
riusc' ad amalgamare le unità in un contesto veramente difficile
Sergio Pivetta
Medaglia d'Argento al Valor MIlitare
fu uno dei partecipanti a Monte Marrone
con il Battaglione Piemonte
Uno di quelli che combatterono fino al maggio del 1945 in prima linea
Per noi delle generazioni successive
oltre che un amico, un Gigante rispetto
a tanti nanerottoli che frequentava
mercoledì 8 aprile 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni finali Truppe anglo-americane
a. Considerazioni
finali inerenti le truppe anglo-americane
L’Operazione HUSKY fu concepita dagli alleati in un
clima di totale controversia. Durante la Seconda Conferenza di Washington
nell’estate del 1942, si sviluppò un acceso dibattito tra gli inglesi e gli
americani in merito a quale dovesse essere la linea strategica da adottare
nella guerra contro le potenze dell’Asse. Il piano inglese prevedeva
l’applicazione di una pressione continua sull’Asse con tutti i mezzi disponibili.
In riferimento al Nord Africa e al Mediterraneo, si intendeva spingere l’Italia
fuori dal conflitto e costringere la Wermacht ad allungare il proprio
dispositivo sino al limite massimo. Al contrario del concetto americano, che
sosteneva una strategia di consolidamento nel Nord Africa e l’utilizzo delle
basi per effettuare attacchi aerei contro l’Italia e la Germania, lo schema
inglese richiedeva la conquista della Sicilia o della Sardegna per aumentare la
pressione sull’Italia. Alla fine Churchill riuscì a convincere gli alleati
statunitensi della bontà delle sue tesi e l’invasione della Sicilia, colpendo
il centro di gravità della nazione italiana, cioè la volontà di combattere,
raggiunse l’obiettivo strategico della resa italiana.
Al livello operativo, l’imponente figura del Gen.
Montgomery influenzò notevolmente lo schema della manovra dell’operazione
Husky. Inizialmente egli impose l’applicazione di un piano di sbarco in cui le
due armate svilupparono il proprio sforzo parallelamente dandosi supporto reciproco
e mantenendo saldi i principi della massa e della coordinazione, ma
successivamente, galvanizzato dalla relativo successo iniziale, sviluppò la
campagna di Sicilia contemporaneamente lungo due direttrici. Una principale, sulla
quale il XIII corpo d’armata avrebbe attraversato la piana di Catania e
conquistato la città, una secondaria, ove il XXX corpo d’armata avrebbe preso
Vizzini, Caltagirone, Enna e Loeonforte, chiudendo l’accerchiamento alle spalle
la Divisione Hermann Goering in collaborazione con le truppe del Gen. Patton.
In realtà il generale inglese aveva apparentemente
perso di vista il fatto che non si stava più operando nel deserto, con un
terreno ampio e libero da ostacoli. In Sicilia, si combatteva su un territorio
montuoso e compartimentato che offriva limitate e canalizzate linee di avanzata, molte posizioni difensive, poco
spazio di manovra. Inoltre la velocità non era mai stata una delle peculiarità
delle formazioni sotto il comando di Montgomery. Infine lo sviluppo
dell’operazione Husky, sbilanciato a favore dell’8^ Armata di Montgomery aveva
sicuramente trascurato il vantaggio in uomini e mezzi posseduto dalla 7^ armata
del Gen. Patton e quindi aveva relegato parte delle forze a disposizione ad un
ruolo prettamente secondario.
L’attacco su Catania avrebbe dovuto prevedere una
forte concentrazione di forze, con l’impiego di tutte le risorse dei Corpi
d’Armata disponibili, anziché dissipare la potenza delle truppe inglesi su due
fronti. Inoltre, non era stata predisposta una consistente riserva tale da
poter fronteggiare, all’occorrenza, situazioni che avrebbero potuto portare
alla sconfitta delle forze dell’Asse che contrastavano l’avanzata inglese
attraverso il ponte di Primosole.
Tali errori rallentando notevolmente l’avanzata dell’8^,
compromisero la conquista del porto della città di Messina nei tempi previsti e
consentì l’ordinato ripiegamento delle forze dell’Asse e quindi, il mancanto
conseguimento dell’obiettivo operativo della distruzione delle forze avversarie
sull’isola.
sabato 4 aprile 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni finali. Truppe Italo Tedesche
5. CONSIDERAZIONI FINALI. AMMAESTRAMENTI
a. Considerazioni
finali inerenti le truppe italo-tedesco
L’invasione della Sicilia,
seppur attesa dalle forze dell’Asse, ebbe un profondo impatto psicologico sul
popolo italiano che, deluso dalle sconfitte subite su tutti i teatri di guerra,
si abbandonò alla convinzione che il conflitto fosse ormai militarmente perso.
Le notizie frammentarie e confuse provenienti dal fronte, riguardanti difese costiere inefficienti,
batterie autodistrutte, truppe fuggiasche delinearono, inoltre, un quadro della
situazione generale che non corrispondeva alla realtà e diedero la possibilità
alle gerarchie fasciste deluse dalla situazione bellica di sfogare il proprio
risentimento verso l’Esercito[i].
In realtà, Mussolini era
pesantemente influenzato sia dalle fonti di stampa nemica, che in verità
dipingevano una situazione tesa all’esaltazione della vittoria, sia dagli
ispettori politici fascisti, che basandosi su notizie approssimative e spesso
non verificate, tentavano di mettersi in mostra riferendo fatti eccezionalmente
gravi. Da tali premesse nacquero quelle “fantasie” di una resistenza troppo
rapidamente crollata, di viltà, di insufficienze, di errori.
A ragion del vero, la sconfitta
per quanto dolorosa, aveva cause precise che prescindevano dall’operato delle
unità schierate nell’isola siciliana:
- la
schiacciante superiorità di mezzi aerei, navali e terrestri degli Alleanti,
nonché l’adozione di nuove tecniche da sbarco che rivoluzionarono l’ambito
delle operazioni anfibie;
- la
situazione operativa della difesa di posizioni costiere che permetteva al
nemico di scegliere il settore d’attacco e quindi concentrare in esso tutte le
forze disponibili, conseguendo una schiacciante superiorità locale;
- le deteriorate
relazioni tra le unità tedesche chiamate a difendere il territorio siciliano e
le unità italiane scarsamente equipaggiate e demoralizzate.
martedì 31 marzo 2020
Campagna di Sicilia. La Battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni riepilogative 2
(1) Sui riflessi
esercitati su di esse dagli avvenimenti politici ed economici verificatisi
durante il loro svolgimento
Le valutazioni politiche e strategiche operate dai leader di Germania e Italia sulle
possibili evoluzioni del conflitto in Europa e, in particolare, la
sottovalutazione dell’ipotesi di un ingresso degli Alleati dalla Sicilia,
finirono per lasciare, come precedentemente meglio evidenziato, l’isola
sguarnita da forze, sia italiane sia tedesche, che per quantità e qualità ne
potessero garantire un’adeguata difesa. Contestualmente, la popolazione isolana
- prostrata dagli incessanti bombardamenti, dalla penuria di genere essenziali
e dalla percezione di assenza di effettività del governo centrale fascista –
sviluppò gradualmente un’attitudine di sconforto, disillusione e rassegnazione,
che si sarebbe concretizzata, all’atto dell’invasione, nella festosa
accoglienza dei “liberatori” d’oltremare.
Gli anglo-americani, dal canto loro, avevano finito
per fare propria l’idea di Churchill che, per arrivare a colpire il cuore del
nemico, sarebbe stato, innanzi tutto, necessario incunearsi nel “ventre molle”
dell’Asse, così determinando l’uscita dal conflitto l’Italia. Tale linea
d’azione, supportata da efficaci diversivi, disinformazione e, presumibilmente,
anche da contatti con la mafia siciliana, furono i prodromi di quello che
sarebbe stato il primo e decisivo passo sul suolo patrio dell’avversario.
domenica 29 marzo 2020
Campagna di Sicilia. La Battaglia del ponte di Primosole, Considerazioni riepilogative 1
- Considerazioni
riepilogative
(1) Sull’impostazione,
lo sviluppo ed i risultati delle operazioni di guerra
Le lesson
learned dell’operazione aviotrasportata Fustian evidenziano una certa
approssimazione nella preparazione del piano operativo in quanto la flotta
navale inglese al largo dell’isola di Malta e della Sicilia non era a
conoscenza dello stesso. Testimonianza di ciò è data dall’intenso fuoco
fratricida cui furono sottoposti i velivoli prima di procedere all’aviolancio
dei paracadutisti della 1^ Brigata sulle zone prescelte. Inoltre, le attività
che prevedevano l’impiego dalla terza dimensione risultavano ancora poco
efficaci, tant’è che a partire dal 15 luglio fu sospesa ogni ulteriore
operazione aerotrasportata della 1^ Divisione allo scopo di meglio approfondire
l’addestramento delle varie componenti. A tal proposito, occorre ricordare, che
nel corso del lancio andarono persi, a causa della scarsa preparazione dei
piloti, numerosi alianti (trainati dai velivoli che trasportavano il personale
della 1^ Brigata) con l’armamento pesante e il munizionamento, lasciando
successivamente il personale atterrato senza adeguati mezzi per respingere i
contrattacchi delle forze tedesche.
Un ulteriore “errore” commesso nel corso delle
operazioni per la conquista del ponte fu quello di non avvalersi delle truppe
anfibie per aggirare le posizioni difensive a Nord del fiume Simento e quindi
far cadere la resistenza avversaria per manovra. Infatti, già in data 15
luglio, quando le truppe inglesi decisero di rimandare l’attacco decisivo al
giorno successivo (in virtù della sconfitta riportata in mattinata dagli uomini
del 9° Reggimento di fanteria e del 44° Rgt. carri), Catania risultava oramai
indifesa. Le truppe dell’Asse avevano già abbandonato la città trasferendo il
grosso delle truppe verso il ponte di Primosole, allo scopo di mantenerne il
possesso. Inoltre, le poche unità italiane rimaste sul posto non erano più in
grado di mantenere le posizioni. In tale contesto, un eventuale operazione dal
mare (sia a mezzo cannoneggiamenti sia attraverso l’impiego di una forza da
sbarco) avrebbe potuto permettere alle forze Alleate di impadronirsi di Catania
e stringere i tedeschi sul ponte tra loro e le forze della 50^ Divisione, ormai
prossima all’obiettivo.
In realtà, il Gen. Dempsey propose una simile
operazione ma la stessa fu prima rimandata e poi annullata in quanto c’era la
convinzione di poter riportare una “facile” vittoria sul Ponte attraverso il
solo impiego delle forze di terra.
Analogamente per le forze aeree, non vi è alcuna prova
che le forze inglesi nel corso dell’avanzata per la conquista di Lentini e del
ponte di Primosole abbiano usufruito dell’appoggio del fuoco proveniente dalla
terza dimensione. Risulta, infatti, che il principale sforzo dell’aviazione era
stato concentrato sull’eliminazione delle forze aeree nemiche, anche se erano
ancora disponibili un elevato numero di velivoli che avrebbero potuto sostenere
l’azione delle forze appiedate. In merito, il 14 luglio la RAF (Royal Air
Force) registrò il fatto che 34 cacciabombardieri Kittyhawk operarono
contro obiettivi occasionali nei pressi di Caltagirone e Lentini[i].
Altro fattore che ritardò la vittoria della battaglia
del ponte è da attribuirsi, in parte, all’impiego della 50^ Divisione. Il Gen.
Montgomery aveva fortemente voluto tale unità, costituita dai veterani che
avevano combattuto con successo nel nord dell’Africa ma che erano, proprio per
i loro trascorsi, oltremodo provati. Infatti, nonostante diversi tentativi di spronare
la 50^ Divisione ad avanzare più velocemente, questa si mosse con estrema
lentezza nell’entroterra siciliano, ritardando il cambio delle forze
aviotrasporate già in possesso del ponte di Primosole. Tutto questo, anche a
causa della scarsa disponibilità di adeguati mezzi di trasporto. Il terreno
montuoso all’interno della Sicilia, infatti, riduceva fortemente le possibilità
di movimento delle forze appiedate. Senza mezzi e animali per il trasporto
degli equipaggiamenti e munizionamento, l’aggiramento del nemico divenne
praticamente impossibile. Nella fattispecie, l’area delle operazioni del XXX
Corpo d’Armata era una zona poco adatta per le truppe meccanizzate ma idonea
per l’uso di animali da soma. In verità, uno dei primi ordini della battaglia
prevedeva l’impiego di compagnie di muli, decisione che successivamente fu
annullata riducendo le possibilità di un adeguato supporto logistico[ii].
Ulteriore lacuna presente nelle unità inglesi consisté
nella scarsa coordinazione dimostrata tra le forze di fanteria e le unità
carri, che ritardò notevolmente la presa del ponte (nel corso degli attacchi
portati dai reparti della fanteria leggera della Brigata Durham non era stata
prevista la copertura delle truppe corazzate del 44° Rgt. carri), e la poca
affidabilità degli apparati radio inglesi che lasciarono le truppe del 1°
Battaglione paracadutisti, una volta preso il ponte, completamente isolati,
privi di qualsiasi mezzo di collegamento per la richiesta di rinforzi e/o per
aggiornare le truppe alleate in merito alla situazione in atto.
[i]RAF Meditterranean Review,
n.4 luglio-settembre 1943. Le 34 missioni avrebbero potute essere, invece,
inviate per l’appoggio dell’offensiva della VIII Armata sulla piana di Catania.
[ii]La
decisione di non impiegare animali da soma fu uno dei meno noti ma più
significativi errori della campagna di Sicilia. The Mediterranean and the Middle East, Vol. V, pag. 114, London 1973.
giovedì 26 marzo 2020
La Campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Paesi neutrali
(1)
Interferenze di Paesi o “movimenti” simpatizzanti o
neutrali
La struttura geografica ed il “provincialismo” della
Sicilia rendevano l’impiego di agenti dei servizi informativi alleati
praticamente impossibile. Inoltre, come successivamente evidenziato anche dal
Comandante delle Forze Alleate in Italia, Maresciallo Harold Rupert Leofric George Alexander, «la polizia e il sistema di controspionaggio erano talmente validi in
Sicilia che non fummo in grado di ottenere informazioni dirette dall’isola[i]». In
particolare, né il Secret Intelligence
Service (SIS) britannico né l’Office
of Strategic Service (OSS) americano erano riusciti a penetrarvi[ii],
anche a ragione del fatto che gli Italiani non utilizzavano il sistema Enigma
(le cui chiavi erano state scoperte dagli Alleati fin dal luglio 1941), bensì
altre metodologie, nei confronti dei quali le uniche possibilità di
intercettazione era ottenibile tramite la Signal
Intelligence (SIGINT) oppure la lettura della posta inviata ai prigionieri
di guerra in Nord Africa (intercettata e letta dal controspionaggio inglese al
Cairo).
Proprio al fine di ottenere gli elementi informativi
mancanti sulle potenzialità di combattimento delle forze dell’Asse in Sicilia,
gli statunitensi stabilirono, secondo una teoria, peraltro non formalmente
confermata, una scellerata alleanza con la mafia[iii].
Nel merito, il trait d’union sarebbe
stato il boss italo-americano Charles “Lucky” Luciano che, dopo essere stato
arrestato nel 1936 dal procuratore Thomas E. Dewey, era ristretto in carcere
nella città della “Grande Mela”. Nello specifico, i mafiosi italo-americani –
ostili al fascismo, in forza della lotta contro di loro condotta da Mussolini –
sarebbero stati, in un primo momento nel 1942, avvicinati dal servizi segreti
del terzo Distretto della Marina militare USA, per far fronte alla minaccia
degli U-boat nazisti che si erano
spinti fino al baia dell’Hudson e, in un secondo tempo, nel 1943, a premessa
dell’invasione della Sicilia[iv].
Benché il Dipartimento della Marina abbia sempre negato ogni diretto
coinvolgimento, esistono indizi secondo cui “Lucky” Luciano effettivamente
avrebbe aiutato alcuni agenti siculo-americani a contattare importanti membri
della mafia siciliana, per ottenere informazioni e appoggio a sbarco effettuato[v]. Lo
stesso OSS sarebbe stato coinvolto nella creazione di questa rete di contatti
nonché nella liberazione di mafiosi dalle carceri di Mussolini[vi].
Comunque siano andati i fatti, è peraltro indubitabile che l’occupazione
alleata offrì alla mafia, che negli anni del fascismo era stata apparentemente
inattiva, l’occasione per fare un ritorno in grande stile. A partire, infatti,
dalle “infiltrazioni” nella Allied
Military Government of Occupied Territories (AMGOT), la riappropriazione
mafiosa dell’isola continuò inarrestabile, senza che alcuno vi si potesse
efficacemente opporre.
[i]Bollettino
di Alexander, PO (CAB 106/594).
[ii]OSS
War Report, 1946.
[iii]Uno
dei principali sostenitori di questa ipotesi è Rodney Campbell che, nell’opera The Luciano Project (New York, 1977), si
basa largamente su un’indagine segreta ad alto livello, in precedenza
soppressa, condotta nel 1954 dal Commissario investigativo di New York, William
B. Herlands.
[iv] D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo
Mondadori Editore, 1990, pag. 483-484.
[v]Dunlop R., Donovan: America’s Master Spy, Chicago 1982 e Campbell R., op. cit. (fonti citate da Carlo D’Este, op.cit., pag. 485-486).
[vi]Il
coinvolgimento è sempre stato, peraltro, smentito dal Direttore dell’OSS, “Wild
Bill” Donovan, che riteneva la mafia «un movimento cospirativo sopranazionale del tutto privo
di ogni devozione verso gli Stati Uniti» (Dunlop R., op.cit., pag. 398).
domenica 22 marzo 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primo sole. Avvenimenti Politici. Stati Uniti e Gran Bretagna
(a)
Stati Uniti d’America
Gli USA nel 1943, dopo aver completato il transito
verso il modello produttivo di guerra, avevano ormai portato la capacità
produttiva dell’industria a quello che sarebbe stato il massimo livello nel
conflitto. «L’ultima automobile era
uscita dalle linee di montaggio il 10 febbraio 1942: nel 1943 al suo posto ci
sarebbero stati 30 mila carri armati, più di tre all’ora per ventiquattr’ore al
giorno e più di quanti la Germania ne costruì dal 1939 al 1945. La Rudolph
Wurlitzer Company adesso fabbricava bussole e dispositivi antighiaccio anziché
pianoforti e fisarmoniche; l’International Silver sfornava fucili automatici
invece delle posate e diversi stabilimenti di cosmetici, macchine da scrivere e
coppe per ruote costruivano, rispettivamente, rivestimenti per cartucce,
mitragliatrici ed elmetti[i]». Il sistema economico, nel medesimo
anno, avrebbe fornito anche 6 milioni di fucili, 98 mila bazooka, 648 mila
autocarri, 33 milioni di pantaloni militari in cotone, 61 milioni di paia di
calze di lana e cosi via. Le Forze Armate, parallelamente, avevano moltiplicato
il numero di mezzi ed effettivi, con un Esercito di più di 6 milioni di uomini,
un’Aeronautica aumentata del 3.500% dalla metà del 1941 e con un numero di
aerei di 86 mila nel solo ’43 e, infine, una Marina con un numero di portaerei
salito da 8 a 50[ii]. Ma quello che più
incideva era, probabilmente, la tetragona unità del popolo americano nello
sforzo bellico, sia in termini di contributo di uomini in uniforme sia di
solidarietà nazionale in Madrepatria, ove ben pochi sembravano sottrarsi alle
campagne governative di austerity
(che spaziavano dal razionamento delle fibre naturali a quello dei carburanti)
così come a quelle di raccolta di secchi metallici, stufe tagliaerba e tubetti
di dentifricio riciclati[iii].
Dal punto di vista politico-militare, il 1943 segnò,
con il Trident (nome in codice di una
conferenza anglo-americana, sulla strategia bellica tenutasi nel mese di maggio
tra il Primo Ministro britannico Winston Churchill e il Presidente degli USA
Franklin Delano Roosevelt), la data del 01 maggio 1944 per l’attacco alla
“fortezza” nazista in Europa settentrionale attraverso la Manica e,
contestualmente, il conferimento del mandato al Comandante Supremo Alleato in
Nord Africa, il Generale Dwight D. Eisenhower, di allestire, una volta
conquistata a Sicilia, qualsiasi operazione ritenuta «utile a far uscire l’Italia dalla guerra[iv]».
(b)
Gran Bretagna
Tre anni e mezzo di guerra avevano stremato il Regno
Unito. La mobilitazione nazionale (più del 12% della popolazione era già sotto
le armi) era quasi completa e - ove la guerra si fosse ulteriormente protratta
e, soprattutto, se si fosse deciso di invadere l’Europa attraverso la Manica –
si sarebbe profilata una grave carenza di uomini. «Il Paese aveva già avuto più di 100 mila caduti al fronte e migliaia di
dispersi; la marina mercantile aveva perduto 20 mila marinai e i bombardamenti
tedeschi avevano fatto 45 mila vittime[v]».
Premuto da queste evidenze, Winston Churchill si era recato nel maggio del 1943
da Roosevelt a Washington per il Trident.
In esito all’incontro, il Primo Ministro britannico tornò in Patria con la
raggiunta unanimità sull’intenzione britannica di «mantenere il Mediterraneo al centro della guerra, almeno per un anno, e
a porre come obiettivo immediato l’uscita dell’Italia dall’Asse[vi]»,
avendo fatto prevalere la scelta di aprire il fronte italiano con l’invasione
della Sicilia e, conseguentemente, vanificando il tentativo americano di
concentrare le forze nel Pacifico anziché nell’Atlantico. Dal punto di vista
economico, dei 48 miliardi di dollari di forniture belliche concesse dagli USA
agli alleati, due terzi sarebbero andati alla Gran Bretagna.
[i]Gropman A., The big L: American Logistics in World war II, Washington, National
Defense University Press, 1997, pagine 35, 54-55, 89-93 e 367, e citati da Atkinson
R., op.cit., pag. 14.
[iii]Per
inciso, la campagna governativa precisava che 60 tubetti di dentifricio
contenevano stagno sufficiente per saldare tutti i collegamenti elettrici di un
bombardiere B-17.
[iv]Messaggio,
Dipartimento della Guerra a Dwight Eisenhower, #278, 26 maggio 1943,
cablogrammi CCS, OCHM, NARA RG 319, 270/19/6/3, box 243 (citato da Atkinson R.,
op.cit., pag. 28).
giovedì 19 marzo 2020
La Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Avvenimenti politici Italia e Germania
- Gli
avvenimenti politici ed economici durante le operazioni
(1)
Iniziative politiche ed economiche dei belligeranti
(a)
Italia
Verso la metà del luglio 1943 il Governo italiano era
sull’orlo del collasso interno. Le operazioni militari alleate in Sicilia,
unite ai bombardamenti incessanti su tutta la penisola e, in particolare quello
su Roma del 19 luglio, determinavano non solo un crescente panico e scoramento
tra la popolazione, ma anche acceleravano gli il corso degli eventi che
avrebbero portato, il 24 luglio, alla convocazione del Gran Consiglio,
all’arresto di Mussolini ed alla nomina a primo Ministro del Maresciallo Pietro
Badoglio e, a seguire, all’armistizio dell’8 settembre.
Per quanto più direttamente afferisce alla Sicilia,
come rilevato fin dal febbraio 1943 dal nuovo comandante della Sesta Armata,
Generale M. Roatta, e dal suo Capo di Stato Maggiore, Generale G. Zanussi[i], «lo stato della popolazione era tremendamente
basso». Effettivamente, già da tempo il morale della gente era stato minato
dalla disistima verso il regime, incapace, tra l’altro, di opporre difese
efficaci all’offensiva nemica. In particolare, i quotidiani bombardamenti aerei
degli Alleati avevano anche l’effetto di incidere gravemente sui trasporti
ferroviari e marittimi, rendendo oltremodo difficile far affluire sull’isola
non solo i materiali necessari per le fortificazioni (carbone, cemento, ferro,
attrezzi e macchinari), ma anche viveri e medicinali[ii]. Una
volta esaurite le esigue riserve alimentari, i siciliani potevano contare solo
sui 200 grammi giornalieri di pane e pochi altri generi passati dalla
distribuzione annonaria, per poi ridursi, infine, alle sole arance. La
burocrazia civile e militare del settore trasporti (affidata a due enti
distinti: la Direzione Superiore Trasporti ed il Commissariato generale per il
coordinamento dei rifornimenti per la Sicilia) reagiva con scarsa coordinazione
e schematica rigidità, finendo per rendere tragica una situazione già
disperata. Per cercare di reagire al caos crescente, il Governo aveva nominato
nel mese di marzo[iii] il Prefetto Temistocle
Testa Commissario straordinario civile per la Sicilia, allo scopo di coordinare
l’amministrazione civile con quella militare. Ma lo sfacelo e la
disorganizzazione erano già tali, che lo stesso Testa riferiva a Roma di non
poter garantire, con la sua azione, i benefici attesi. Le ultime armi a
disposizione del regime, la propaganda e la retorica dei mezzi di
comunicazione, non sortivano effetti migliori né potevano ostacolare il
rinvigorirsi del mai sopito spirito separatista nonché la riemersione dei
partiti politici restati nell’ombra fino a quel momento. Le istanze avanzate da
tali movimenti, evidentemente ostili al regime e rinvigoriti dalla sua
materiale assenza dalla scena isolana, contribuivano a creare una «diffusa volontà di resa in tutti gli strati
sociali della popolazione, nei confronti di quello che, a tutti gli effetti,
era ancora un nemico[iv].
(b)
Germania
Nel luglio del ’43 – dopo che la campagna in Nord
Africa si era già conclusa il 13 maggio con la formale resa agli Alleati – i
nazisti subivano uno stop decisivo nell’epica battaglia di Kursk. In seguito
alla sconfitta, i Tedeschi assumevano una posizione difensiva, a premessa
dell’ormai inevitabile ritirata dinnanzi ad un’Armata Rossa ora più che mai
aggressiva sotto il comando di Georgi Zhukov e Vasily Chuikov. Contestualmente,
nel Nord Atlantico, i miglioramenti della sorveglianza elettronica e la
decifrazione dei messaggi radio della Marina tedesca avevano notevolmente
ridotto il ritmo degli attacchi degli U-boat.
Nel diario del 9 maggio il ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph
Goebbels, aveva descritto l’ira del Führer: «È assolutamente furioso con i generali… Sono tutti bugiardi, dice. Sono
tutti traditori. Tutti i generali sono nemici del nazionalsocialismo[v]».
Eppure l’Armata Rossa era ancora a 500 km dalla frontiera est della Germania, Hitler
aveva ancora 300 divisioni proprie e 90 dei suoi alleati e, ad eccezione dei
Paesi neutrali, tutta l’Europa continentale, dalla Baia di Biscaglia al Donetz,
da capo Nord alla Sicilia erano sotto il tallone nazista: «1 milione e 300 mila schiavi lavoravano nelle fabbriche tedesche e
altri 250 mila erano impegnati a costruire le fortificazioni del Vallo
atlantico lungo la vulnerabile costa occidentale della Francia e dei Paesi
Bassi; moltissimi altri, ritenuti inutili o pericolosi, erano stati rinchiusi
nei campi di concentramento e di sterminio[vi]».
Ma proprio l’immensa estensione delle terre
conquistate da Hitler costituiva, come brillantemente evidenziato dallo storico
Liddell Hart, il suo più grande svantaggio nel prevedere il luogo che gli
Alleati avrebbero scelto per far rientro in Europa: «Hitler, mentre doveva sempre guardarsi da un attacco dall’Inghilterra
attraverso la Manica, aveva ragione di temere che forze anglo-americane di
stanza in Nord Africa potessero sbarcare ovunque sul suo fronte meridionale tra
Spagna e Grecia. Hitler pensava che gli Alleati sarebbero più verosimilmente
sbarcati in Sardegna che in Sicilia. La Sardegna, infatti, avrebbe costituito
una più facile pietra da cui spiccare un salto in Corsica nonché un trampolino
ben posizionato sia verso la Francia sia verso la penisola italiana[vii]».
Tale convinzione, unita al rifiuto da parte di Mussolini di vedere un gran
numero di formazioni tedesche sul suolo patrio, determinarono un afflusso in
Sicilia di forze tedesche inferiore a quanto sarebbe stato necessario per
assicurarne una efficace difesa.
[i]G.
Zanussi, Guerra e catastrofe
d’Italia, Corso, 1945, volume I, pag. 291.
[ii]Come
riportato dal Generale F. Rossi (Come
arrivammo all’armistizio, Garzanti, 1946), nei primi mesi del 1943, contro un
fabbisogno mensile di 250.000 tonnellate di materiali necessari elle esigenze
militari e civili, poterono essere trasportate solo 100.000 tonnellate, che nei
mesi successivi sarebbero scese a 70.000.
[iii]Regio
Decreto n. 149 del 23 marzo 1943.
[iv]Maltese
P., Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo
Mondadori Editore, 1981, pag. 54.
[v]Atkinson
R., Il giorno della battaglia, gli
Alleati in Italia 1943-1944, Le Scie, Mondadori, 2008, pag. 11.
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