Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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mercoledì 8 aprile 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni finali Truppe anglo-americane


a.  Considerazioni finali inerenti le truppe anglo-americane
L’Operazione HUSKY fu concepita dagli alleati in un clima di totale controversia. Durante la Seconda Conferenza di Washington nell’estate del 1942, si sviluppò un acceso dibattito tra gli inglesi e gli americani in merito a quale dovesse essere la linea strategica da adottare nella guerra contro le potenze dell’Asse. Il piano inglese prevedeva l’applicazione di una pressione continua sull’Asse con tutti i mezzi disponibili. In riferimento al Nord Africa e al Mediterraneo, si intendeva spingere l’Italia fuori dal conflitto e costringere la Wermacht ad allungare il proprio dispositivo sino al limite massimo. Al contrario del concetto americano, che sosteneva una strategia di consolidamento nel Nord Africa e l’utilizzo delle basi per effettuare attacchi aerei contro l’Italia e la Germania, lo schema inglese richiedeva la conquista della Sicilia o della Sardegna per aumentare la pressione sull’Italia. Alla fine Churchill riuscì a convincere gli alleati statunitensi della bontà delle sue tesi e l’invasione della Sicilia, colpendo il centro di gravità della nazione italiana, cioè la volontà di combattere, raggiunse l’obiettivo strategico della resa italiana.
Al livello operativo, l’imponente figura del Gen. Montgomery influenzò notevolmente lo schema della manovra dell’operazione Husky. Inizialmente egli impose l’applicazione di un piano di sbarco in cui le due armate svilupparono il proprio sforzo parallelamente dandosi supporto reciproco e mantenendo saldi i principi della massa e della coordinazione, ma successivamente, galvanizzato dalla relativo successo iniziale, sviluppò la campagna di Sicilia contemporaneamente lungo due direttrici. Una principale, sulla quale il XIII corpo d’armata avrebbe attraversato la piana di Catania e conquistato la città, una secondaria, ove il XXX corpo d’armata avrebbe preso Vizzini, Caltagirone, Enna e Loeonforte, chiudendo l’accerchiamento alle spalle la Divisione Hermann Goering in collaborazione con le truppe del Gen. Patton.
In realtà il generale inglese aveva apparentemente perso di vista il fatto che non si stava più operando nel deserto, con un terreno ampio e libero da ostacoli. In Sicilia, si combatteva su un territorio montuoso e compartimentato che offriva limitate e canalizzate linee di  avanzata, molte posizioni difensive, poco spazio di manovra. Inoltre la velocità non era mai stata una delle peculiarità delle formazioni sotto il comando di Montgomery. Infine lo sviluppo dell’operazione Husky, sbilanciato a favore dell’8^ Armata di Montgomery aveva sicuramente trascurato il vantaggio in uomini e mezzi posseduto dalla 7^ armata del Gen. Patton e quindi aveva relegato parte delle forze a disposizione ad un ruolo prettamente secondario.
L’attacco su Catania avrebbe dovuto prevedere una forte concentrazione di forze, con l’impiego di tutte le risorse dei Corpi d’Armata disponibili, anziché dissipare la potenza delle truppe inglesi su due fronti. Inoltre, non era stata predisposta una consistente riserva tale da poter fronteggiare, all’occorrenza, situazioni che avrebbero potuto portare alla sconfitta delle forze dell’Asse che contrastavano l’avanzata inglese attraverso il ponte di Primosole.
Tali errori rallentando notevolmente l’avanzata dell’8^, compromisero la conquista del porto della città di Messina nei tempi previsti e consentì l’ordinato ripiegamento delle forze dell’Asse e quindi, il mancanto conseguimento dell’obiettivo operativo della distruzione delle forze avversarie sull’isola.


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