Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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domenica 29 novembre 2020

1944. La guerra di liberazione all'estero. Albania Il Battaglione Gramsci partecipa alla liberazione di Tirana 29 novembre 1944

 

La bandiera del Battaglione Gramsci sfila alla testa del battaglione
durante la parata della Vitoria a Tirana il 29 novembre 1944

Il Battaglione non ebbe anche nella primavera del 1944 ufficiali in posizione di comando ma scelse liberamente i suoi capi e nel febbraio-marzo si ricostituì come unità combattente. Al suo fianco si ricostruirono anche la 6a batteria Vito Menegazzi e la 9a batteria Filippo Cotta, entrambe della Divisione “Firenze”. Queste unità furono le sole unità di artiglieria dell’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese. Erano al comando di due ufficiali certamente non di sentimenti comunisti, ma che furono accettate in virtù del fatto che rappresentavano un elemento di forza di notevole spessore. Ancora una volta si dimostra che anche nella guerriglia l’elemento ideologico deve cedere il passo all’elemento tecnico non ideologizzato se si vuole raggiungere un superiore capacità operativa. La ricostruzione del Battaglione “Gramsci” è parallela a quella delle formazioni ribellistiche albanesi che iniziano con la buona stagione una crescente azione prima di disturbo poi di vere e proprie azioni di guerriglia contro le formazioni del Bali Komintar e contro i reparti tedeschi. In queste azioni si distinguono i soldati italiani perfettamente integrati nelle formazioni albanesi. In una azione di queste azioni cade, l’8 luglio 1944, Terzilio Cardinali, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. [1]

Il Comando Italiano truppe alla Montagna, che non aveva avuto la possibilità di prendere contatto con le autorità italiane in Patria, all’inizio della primavera constata che le sue possibilità operative sono scarse. Tutte le armi e le munizioni, molto scarse, affluiscono all’Esercito di Liberazione Nazionale Albanese e le formazioni dipendenti, in gran parte distrutte o disperse, via via nei loro elementi superstiti confluiscono nelle fila albanesi, ovvero nel Battaglione “Gramsci” e quindi si dissolvono. Nel mese di marzo ed aprile si constata che le uniche richieste che arrivano sono quelle di sostentamento in termini di viveri e vestiario; la situazione si accentua nel mese di maggio e giugno. Il gen Azzi ed il gen Piccini non possono far altro che constatare che ormai il Comando Italiano truppe alla Montagna ha esaurito la sua funzione. Anche per volontà dei responsabili albanesi questo comando non può continuare ad operare rappresentando, agli occhi degli stessi albanesi, una anomalia nel quadro della guerra di liberazione albanese. Il mito che poi si creerà del soldato italiano, da oppressore a combattente per la libertà, sarà solo creato per il Battaglione “Gramsci”. I soldati italiani fuori da questa formazioni non trovano spazio. La conseguenza immediata è che nel mese di giugno su un mezzo da sbarco per carri armati, il gen. Azzi e tutti i componenti del Comando Italiano Truppe alla Montagna rientrano in Italia, precisamente a Brindisi. Sono in uniforme italiana ed armati, testimonianza del fatto che l’8 settembre al momento dell’armistizio non sono scesi a patti con nessuno. Rimane in Albania, sempre in uniforme ed armato, il gen. Gino Piccini, già comandante della Divisione “Firenze” l’unica autorità italiana in Albania riconosciuta dai responsabili albanesi.

Chi sostituirà il Comando Italiano truppe alla Montagna nella sua funzione anche di tutela ed assistenza ai soldati ed ai cittadini italiani in Albania sarà il Circolo “Giuseppe Garibaldi” che si costituirà a Tirana e poi avrà sedi nelle principali città albanesi e che sarà veramente operativo all’indomani della liberazione.

La situazione generale sul finire dell’estate del 1944 nei Balcani per i tedeschi non è particolarmente rosea. È iniziato, per via della avanzata dell’Armata Rossa da oriente, il lento ripiegamento dalla Grecia. Infatti nell’agosto 1944 i Sovietici erano sulla Vistola, e la Romania era caduta. Se non si voleva rimanere tagliati fuori dalla madrepatria per i tedeschi era necessario iniziare a ritirarsi verso nord per poter mantenere aperti tutti i collegamenti. Le operazioni in Albania erano fortemente condizionate dall’andamento delle operazioni sul fronte orientale.

 Alla fine di ottobre i tedeschi diedero attuazione al piano di ripiegamento verso nord. Tirana diventava un obiettivo sempre più possibile alle forze portigiane. Ai primi di novembre 1944 a Tirana non vi erano più forze operative tedesche, ma solo addetti ai rifornimenti, alla logistica e circa 500 feriti nei vari ospedali. Nella prima decade di novembre tutti i tedeschi si ritirano nel quartiere “Nuova Tirana” (Tirana Ere) lasciando il resto della città nelle mani delle forze partigiane. Pr circa tre settimane si combattè per le strade di Tirana e forze operative tedesche organizzarono colonne mobili da Elbassan e da Durazzo per liberare i Tedeschi di Tirana. Nella terza settimana di novembre una colonna tedesca lasciò, protetta dalle forze operative, Tirana e si mise in marcia verso nord. La città subì per questi combattimenti notevoli danni. La battaglia per Tirana fu veramente violentissima e durante il suo svolgimento entrò in azione anche il Comitato Clandestino Italiano che fu protagonista della fase finale, svoltasi dal 14 al 17 novembre 1944, durante la quale elementi italiani organizzarono la popolazione a erigere barricare, ad organizzare posti di blocco, ad orientare i vari gruppi partigiani verso le posizioni di resistenza tedesche. Il 16 novembre 1944 i tedeschi, ormai sulla via della ritirata, compirono un ennesimo eccidio a danno degli italiani. Furono fucilati 45 ex militari italiani trattenuti inizialemnte come ostaggi. I nominativi dei Martiri furono pubblicati sul giornale “L’Unione” del Circolo Giuseppe Garibaldi di Tirana il 25 marzo 1945 e ricordati durante una solenne cerimonia. Fu l’ultimo eccidio tedesco in terra albanese in danno degli italiani. Alla battaglia finale per Tirana partecipò il Battaglione “Gramsci” con tutti i suoi effettivi e partecipò a tutti i combattimenti sia quelli iniziali che quelli finali dal 31 ottobre al 17 novembre ed ebbe la grossa soddisfazione di incontrarsi verso le cinque del pomeriggio del 17 novembre con quasi tutti gli effettivi a Piazza Skanderberg con le altre formazioni dell’Esercito Nazionale di Liberazione Albanese. Tirana è avvolta dagli incendi e le mine a scoppio ritardato poste dai tedeschi iniziano a brillare, ma ormai Tirana è conquistata anche con la partecipazione dei soldati italiani.

 Il 29 novembre si tiene a Tirana una parata, che fu definita della vittoria, in cui il Battaglione Gramsci al completo, comprese le batterie Cotta e Menegazzi, sfilano tra il consenso e gli applausi generali.

 

Il giorno successivo tutto il Battaglione e le artiglierie si incamminano verso nord ad incalzare i tedeschi, che sono in piena ritirata. Il gen Piccini con i suoi uomini si trasferisce a Tirana, ove il Comando Partigiano Albanese si trasforma in Governo provvisorio. Inizia in Albania il dopoguerra, in cui la situazione degli italiani era alquanto confusa, se non torbida. Coloro che avevano interesse a mantenere le proprie posizioni di privilegio presso la nascente dirigenza albanese erano gli stessi italiani che ben poco avevano fatto per aiutare i soldati italiani in difficoltà e senza appoggio alcuno. La necessità più urgente in quell’ultimo mese del 1944 è avere un quadro generale della situazione dei soldati italiani in Albania, le loro condizioni ed iniziare ad avviare le iniziative per un rimpatrio, che era desiderato da tutti, anche se in Italia la guerra era ancora in corso.[2]

 

(massimo Coltrinari)

[1] Una ampia descrizione delle operazioni in Albania a cui parteciparono i soldati italiani è stata ricostruita nei dettagli in Coltrinari M.,, La Resistenza dei Militari Italiani all’Estero, Albania., Roma, Ministero della Difesa, Commissione per lo studio della Resistenza dei Militari Italiani all’estero, Rivista Militare, 1999 pag.679-917. Anche in questa occasione si ribadisce l’approccio da noi adottato della Guerra di Liberazione, una guerra su cinque fronti, evidenziando che le gesta e l’azione di Terzilio Cardinali e di tutti i soldati italiani combattenti in Albania contro i tedeschi difficilmente si potrebbero inquadrare nel riduttivo concetto che la guerra di liberazione intesa come lo scontro tra ribelli e repubblichini nel nord d’Italia

[2] Una ricostruzione in dettaglio delle operazioni finali e per la Battaglia di Tirana si trova in Coltrinari M.,, La Resistenza dei Militari Italiani all’Estero, Albania., cit, pag. 920-930

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