Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 1 agosto 2019

Battaglia di San Pietro Infine 7-21 dicembre 1943 8 Gli Avvenimenti b


      La battaglia di San Pietro Infine: gli avvenimenti del secondo attacco 15-17 dicembre 1943


I presupposti del secondo attacco, resosi necessario dal fallimento del primo, erano tutt’altro che promettenti. Sia il Generale Clark che Keyes ritenevano opportuno approfittare del secondo attacco per impiegare per la prima volta i propri carri armati. La decisione non era condivisa dal Comandante della Texas, che valutava l’impiego dei carri del tutto inopportuno, viste le caratteristiche del terreno di San Pietro Infine.
Il nuovo piano d’attacco prevedeva le seguenti azioni:
-   entro l’alba del 15 dicembre il 1° btg. del 143° rgt. e del 2° btg. del 504° rgt. paracadutisti dovevano lasciare le proprie posizioni sul Monte Sammucro e dirigersi in direzione di San Vittore rispettivamente a quota 730 e quota 687. Aggirando le difese tedesche, quindi, sarebbero state conquistate due posizioni chiave per il controllo della via di rifornimento tedesco tra San Vittore e San Pietro Infine;
-   il 2° e 3° btg. del 143° rgt. dovevano attaccare San Pietro dalle pendici del Monte Sammucro, supportato dal 753° btg. carri. In modo coordinato il 2° btg. del 141° rgt. avrebbe invece attaccato il Paese da sud e sud est attraverso la cosiddetta “Death Valley”, ovvero la vallata tra San Pietro Infine e Monte Rotondo.
La prima azione, pur partendo come previsto, incontrò una strenua ed efficace resistenza da parte dei Tedeschi, vista l’importanza decisiva che questi davano al controllo della strada che avrebbe loro garantito una via di fuga verso Nord. Le truppe statunitensi registrarono numerose perdite e nonostante le Forze iniziali fossero state rimpiazzate da reparti freschi, la situazione sul Monte Sammucro giunse ben presto a una condizione di completo stallo.
Sul versante di San Pietro la situazione non era certo migliore. Un’approfondita ricognizione del campo di battaglia compiuta dagli aerei da ricognizione confermò le pessimistiche previsioni del Generale Walker riguardo alla fattibilità dell’impiego degli Sheridan su un terreno così poco adatto ai mezzi corazzati. Il Comandante del 753° btg. carri fu quindi costretto a impiegare una stretta mulattiera che s’inerpicava a Nord, poiché questa era l’unica linea di comunicazione relativamente sicura da sabotaggi nemici e percorribile dai mezzi corazzati. Questa prima scelta si rivelò ben presto errata. Infatti, nonostante i genieri dell’111° btg. avessero lavorato tutta la notte dell’11 dicembre per rendere agibile il sentiero, alla prova dei fatti, quando il primo carro percorse il tracciato, questo sprofondò nel terreno reso morbido dalla pioggia.
Al Generale Walker non restò quindi altra scelta che utilizzare la strada che collegava Ceppagna a San Pietro. Questa opzione era stata in precedenza scartata perché presentava notevoli fattori di vulnerabilità quali una serie di curve a gomito e ponti e ponticelli che potevano essere facilmente e irrimediabilmente sabotati. Per prevenire questa evenienza furono richiesti in appoggio due carri gettaponte Valentine del X Corpo inglese.
Le ostilità ebbero inizio alle 12:00 sul lato destro del fronte, con il 753° btg. carri che manovrò in avvicinamento all’obiettivo con i due battaglioni di fanteria che lo affiancavano. I sedici carri che formavano il btg. furono costretti a procedere in fila indiana vista l’ampiezza ridotta del sentiero e divennero facile bersaglio delle granate controcarro, delle mine e degli ostacoli del terreno. L’impiego dei corazzati si rivelò un completo fallimento. All’imbrunire del primo giorno, quando fu ordinato ai carri di ritirarsi, sui sedici iniziali solo quattro di loro e tredici membri dell’equipaggio fecero ritorno.
Sul versante sud-est l’attacco iniziò alle 12:53 da parte del 2° btg. del 141° rgt., partendo dalle propaggini est di Monte Rotondo. Su questo versante la resistenza tedesca fu durissima. I Tedeschi falciarono gli attacchi sia dai terrazzamenti prospicienti il paese che dalle falde di Monte Lungo con mortai, artiglieria e armi leggere. Le perdite americane divennero sempre più consistenti ed anche su questo versante l’attacco si arenò. A questo punto il battaglione si riorganizzò e nel pomeriggio riprovò l’attacco dal lato sud del paese, supportato dall’intenso fuoco dell’artiglieria. Anche in questo caso la difesa tedesca, compiuta attraverso i soliti colpi di mortaio, bombe a mano, granate e una fitta rete di difese passive caratterizzate da filo spinato e trabocchetti esplosivi, fu estremamente efficace e costrinse Maj. Milton Landry, Comandante del 2° btg., a decidere di sferrare un terzo attacco nella notte, considerato che tentare di scalare i terrazzamenti di giorno era stato impossibile nei precedenti due attacchi.
Il terzo attacco iniziò all’una di notte del 16 dicembre ed ebbe anche questa volta un esito analogo ai precedenti. Le truppe statunitensi, arrivate a poche centinaia di metri dal paese, non riuscirono ad avanzare oltre, sottoposte al fuoco incrociato di armi leggere e dai colpi dei mortai, mentre le retrovie furono bersaglio dell’artiglieria pesante. Al sorgere del sole era chiaro che continuando così il battaglione sarebbe stato annientato per cui alle ore 9:40 di mattina fu ordinato di ripiegamento che terminò dopo sei lunghe ore e in modo tanto disordinato che numerosi feriti furono lasciati sul terreno in balia dei Tedeschi.
La battaglia di San Pietro Infine non fu risolta da un attacco decisivo bensì dalla faticosa conquista, da parte del 142° rgt. americano e del primo Raggruppamento motorizzato italiano di Monte Lungo, nello stesso 16 dicembre. La conquista di Monte Lungo, infatti, preceduta da quella di Monte Sammucro, avrebbe permesso alle truppe del Texas di aggirare i Tedeschi per cui questi ultimi, pur avendo difeso con successo la propria posizione a San Pietro, furono costretti alla ritirata. Prima di dirigere verso San Vittore sferrarono un ultimo sanguinoso contrattacco per coprirsi la successiva ritirata. Gli uomini del 3° btg. del 143° rgt. che agiva sul fianco ovest di San Pietro furono i bersagli di quest’ ultima azione nemica che, sferrata alle 19:00 del 16 dicembre, decimò le truppe americane. Subito dopo questo duro scontro i Tedeschi si ritirarono da San Pietro Infine; all’una di notte del 17 dicembre i soldati del 141° e del 143° reggimento fecero finalmente il loro ingresso in paese; la battaglia per San Pietro Infine era finita.
(2)    Le operazioni navali
Gli scontri a Monte Lungo non furono accompagnati da un’azione condotta da forze navali. In ogni caso, nell’ambito dell’attività di pianificazione, fu supposta un'operazione anfibia diversiva a Gaeta allo scopo di ingannare il nemico sulle intenzioni degli alleati.
(3)    Le operazioni aeree
Il maggiore ostacolo all’impiego delle forze aeree fu costituito dalle condizioni meteorologiche che non consentirono, durante il mese di novembre, di effettuare le missioni di volo nel numero pianificato.
Gli obiettivi prioritari, nell’area di operazione, erano costituiti dalle posizioni ove erano concentrate le forze nemiche con relativi sistemi d’arma e installazioni e contro cui le forze aeree avrebbero potuto intervenire con l’appoggio diretto. Alternativamente l’azione aerea poteva trasformarsi in appoggio indiretto con cui si concentrava lo sforzo sulle linee di comunicazione nemiche (strade, ponti e ferrovie), sui depositi e sulle basi logistiche in un'area che partiva dalla linea di contatto fino al nord di Roma concentrandosi, in particolar modo, sulla valle del fiume Liri.
Nel mese di dicembre le condizioni meteorologiche, seppure migliorate, non permisero di realizzare le missioni di appoggio diretto. Dunque, l'aviazione alleata si concentrò sull'appoggio indiretto colpendo obiettivi schierati su un’area vasta che partiva dalla valle del Liri senza però mai intervenire direttamente a supporto dell’azione condotta dalle forze di terra.

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