Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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mercoledì 14 agosto 2019

Battaglia di San Pietro Infine 7-21 dicembre 1943


I piani operativi


Il II Corpo d’armata USA aveva ricevuto dalla 5^ armata il compito di conquistare Monte Sammucro e, ciò fatto, di difendere le provenienze da Nord allo scopo di consentire l’immissione delle riserve corazzate verso Cassino, che dovevano rompere la linea difensiva principale tedesca. Il II Corpo inquadrava, oltre alla 36ª divisione di fanteria, anche la 3ª divisione di fanteria, la 1ª divisione corazzata e supporti di vario genere.
La pianificazione della battaglia del II Corpo d’Armata per l’otto dicembre prevedeva di assolvere il compito con la 36ª Divisione e di immettere successivamente le unità corazzate. In particolare, esaminando i piani operativi della 36ª Divisione “Texas” sviluppati in preparazione delle azioni condotte nel periodo in esame, si può evidenziare che la Divisione prevedeva le seguenti azioni:
-          il 141° reggimento fanteria avrebbe continuato a occupare Monte Rotondo con il II Battaglione e doveva appoggiare, con le compagnie cannoni ed armi leggere, l’attacco del 143° reggimento, alla sua destra, nella valle fra San Pietro e la Strada Statale n. 6 Casilina. Ad azione finita, doveva passare in riserva;
-          il 142° reggimento fanteria doveva mantenere le posizioni su monte Maggiore e dare il cambio alle forze speciali impegnate su Monte La Difensa. Doveva anche appoggiare con il fuoco l’attacco del primo Raggruppamento nell’area compresa fra Monte Lungo e Monte Maggiore, rastrellare Monte Maggiore ed occupare la linea del torrente Peccia;
-          il primo Raggruppamento doveva, nel settore compreso fra Fosso del Lupo e la strada statale n. 6, attaccare, conquistare e mantenere Monte Lungo, prendere contatto con il 143°, alla sua destra, in corrispondenza della curva della statale e inoltre respingere eventuali contrattacchi provenienti da Nord-Ovest;
-          il 143° fanteria doveva attaccare a Ovest dei pendii meridionali di Monte Sammucro e conquistare San Pietro con un battaglione. Con un altro battaglione doveva attaccare lungo il Ceppagna e occupare Colle Masenardi, ad Ovest della sommità di Monte Sammucro. Doveva inoltre, su ordine, conquistare San Vittore e l’altipiano a Nord e ad Est dell’abitato.
L’attacco doveva iniziare alle 06.15 (ora H) da parte dei due reggimenti statunitensi, mentre il primo Raggruppamento doveva iniziare l’attacco alle H+15.
L’artiglieria divisionale doveva effettuare la preparazione fra la ferrovia e la statale dalle H-30 all’H, spostando il tiro su Colle San Giacomo all’inizio dell’attacco. Il 443° battaglione armi automatiche doveva appoggiare i due reggimenti statunitensi con priorità al 143°, sviluppando inoltre fuoco di massa sulla zona di San Vittore. Il 636° battaglione anticarro doveva appoggiare l'azione del 143° reggimento e, su richiesta, anche del 1° raggruppamento. A Sud-Ovest di Venafro - Presenzano, venivano mantenuti in riserva per l'attacco a San Vittore il 1° battaglione del 141° e il 735° battaglione carri.
A seguito del fallimento dell’8 dicembre, il comandante della 36ª divisione ripianificò l’azione.
Le forze furono sostanzialmente le stesse, con un più 504° gruppo di combattimento paracadutisti. Stessa anche la dislocazione delle unità della 36ª divisione e i settori d’azione a esse assegnati.
Diversa fu però la concezione della manovra, articolata su più azioni scaglionate nel tempo. Una prima azione, il 15 dicembre, prevedeva di occupare San Vittore del Lazio con base di partenza su Cascina Monticello, utilizzando il 143° rinforzato da unità carri che doveva mantenere il contatto, con il 143° dislocato alla sua destra.
La seconda azione doveva aver luogo nella notte fra il 15 e il 16 dicembre, partendo da Monte Maggiore, per occupare con il 142° il colle San Giacomo e le pendici Ovest di Monte Lungo.
La terza azione era affidata al primo Raggruppamento che, a giorno fatto del 16, doveva attaccare le quote di Monte Lungo, occupando q. 343. L’11° artiglieria doveva appoggiare l’attacco del giorno 15 con tiri di neutralizzazione su Monte Lungo. Il piano del generale Dapino prevedeva una sola colonna d’attacco con tre battaglioni in linea e uno in riserva.


      Considerazioni riepilogative
Senza dilungarsi sulle tante cause che, come vedremo, influirono sull’insuccesso tattico dell’azione dell’8 dicembre, si ritiene opportuno sottolineare due aspetti strettamente tecnici-militari.
Il confronto fra le due pianificazioni della 36ª divisione (quella dell’8 e quella del 15-16 dicembre) evidenzia che:
-          la prima azione fu pianificata frettolosamente, con traguardi piuttosto lontani e una non sufficiente conoscenza del terreno e delle capacità operative dell’avversario, che comportò, tra l’altro, l’assegnazione al primo Raggruppamento di un compito al di sopra delle sue possibilità;
-          la seconda azione appare più razionale, con una manovra quasi a tenaglia dei reggimenti statunitensi e uno sforzo sussidiario condotto dal primo Raggruppamento con un braccio molto più corto, al di là delle considerazioni sulla possibile minore resistenza dell’avversario.

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