Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

Master di 1° Livello  in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960
Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

Cerca nel blog

domenica 9 febbraio 2020

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. La Situazione Particolare



4.   LA SITUAZIONE PARTICOLARE
a.   Operazioni precedenti
L’idea di sbarcare in Sicilia non era del tutto nuova per la parte britannica. Infatti già nel dicembre del 40 e nell’ottobre del 41, le informazioni avute sul morale delle truppe italiane, fortemente scosso dall’andamento sfavorevole della guerra, avevano fatto pensare ad una conquista dell’isola. I due piani, denominati rispettivamente “Influx” e “Whipcord”, furono comunque ben presto messi da parte poiché considerata ancora bassa ed immatura la possibilità di successo di una operazione così complessa come quella dell’invasione dal mare della Sicilia.
Nel 1943, i tempi sembrarono maturi e le condizioni morali del popolo siciliano, ormai allo stremo, suggerirono un ripensamento di quei piani, reputando fattibile l’invasione dell’ Isola. Il vertice di Casablanca svoltosi tra il 14 e il 26 gennaio 1943,  diede infatti luogo ad un piano denominato “Husky”, che rappresentava un po’ la riedizione del piano “Whipcord”, con la suddivisione dell’isola in due settori operativi: gli inglesi ad oriente e gli americani ad occidente. L’idea era quella di impegnare il nemico su più fronti anche se questo comportava una forte dispersione delle forze; situazione che mal si adatta ad uno sbarco anfibio, per il quale, la concentrazione delle forze in un unico settore è un elemento fondamentale.
Proprio a tal proposito, le osservazioni del Maresciallo Montgomery, comandante dell’8^ armata britannica, fecero optare per l’annullamento degli sbarchi previsti dall’originario piano Husky a Sciacca, Palermo e Catania, a favore di una concentrazione su soli due settori: il golfo di Noto per l’8^ armata britannica e quello di Gela per la 7^ armata americana al comando del Gen. Patton. L’obiettivo iniziale era di risalire il versante orientale siculo per raggiungere da subito Siracusa e Catania, dove far affluire successivamente i rincalzi e i rifornimenti per proseguire l’avanzata su Messina, in modo da imbottigliare le forze dell’Asse e costringerle ad arrendersi[i]. Per la missione affidata alla 8^, pertanto, erano fondamentali le tre statali presenti nel settore: la N.115 e la N.114 nel tratto Siracusa-Catania e la N.193, diramazione della N.114 a servizio di Augusta. Tre ponti risultavano dunque indispensabili per il buon esito della risalita: quello sul Mulinello sulla 193, a 4 km. a Nord di Augusta, il Ponte Grande sull’Anapo ubicato a 3 km. ad ovest di Siracusa e quello sul fiume Simeto il Ponte di Primosole a 10 km. a sud di Catania sulla 114. Malgrado la larghezza dei fiumi non fosse eccessiva ed il periodo di magra estivo ne riducesse i corsi, la possibilità di superali senza difficoltà e quindi di mantenerli intatti, evitando quindi di far ricorso a gittaponti, era fondamentale sin dall’inizio, per non essere oggetto del fuoco nemico.
La notte tra il 9-10 luglio, l’8^armata, durante il trasporto sui convogli della Royal Navy della Task Force orientale, subì perdite minime e solo la 1^ divisione canadese perse parte dei proprio veicoli e attrezzature di comunicazione.
Gli sbarchi degli alleati furono per la maggior parte abbastanza semplici in quanto le difese costiere italiane si limitarono a inscenare una superficiale difesa prima di arrendersi o di disperdersi nella notte. D’altra parte il Gen. Guzzoni considerava un’irreparabile perdita di tempo tentare di reagire ai numerosi sbarchi alleati, ma comunque ordinò al Gen. Rossi, comandante del XVI Corpo d’Armata, di rinforzare le basi navali di Augusta e Siracusa. Pur ritenendo Siracusa il punto debole più grave, Guzzoni sperava che unendo le sue forze a quelle del Gruppo Schmalz e della Divisione Napoli, avrebbe potuto impedire che gli Alleati effettuassero un attacco vittorioso nella piana di Catania.
Nella parte centrale della Sicilia, intanto, il quartiere generale della Divisione Hermann Goering, a Caltagirone, aveva ufficialmente ricevuto la notizia degli sbarchi alleati solo attraverso la rete di comunicazioni tedesca dal quartier generale di Kesserling a Roma e tale circostanza metteva in evidenza quanto le comunicazioni tra tedeschi e italiani fossero inefficienti.
In previsione del primo scontro Conrath organizzò la Hermann Goering in due Kampfgruppen, ciascuno dei quali era un reggimento rinforzato: uno di fanteria pesante, l’altro di carri armati. L’intento era di scatenare entrambe le forze contemporaneamente contro la 1^ e la 45^ Divisione. A questo primo stadio della campagna di Sicilia la divisione era mediocre, godeva di una fama immeritata ed esagerata e disponeva di un gruppo di comando nel complesso inetto, cosa che spinse von Senger a lamentarsi del fatto che fosse stato affidato l’intervento nella Sicilia alla Goering invece che alla 15^ Divisione Panzer Grenadier, meglio addestrata e guidata.
Carri armati e fanteria non erano abituati ad agire congiuntamente e i capi della Hermann Goering sembravano non capire quanto fosse necessaria quella cooperazione su un terreno che, per la maggior parte, era del tutto inadatto a una guerra corazzata.
I tedeschi presto scoprirono che la Sicilia era poco adatta agli ingombranti carri armati Tiger  del peso di sessanta tonnellate, che avevano difficoltà a muoversi.
All’insaputa dei comandanti tedeschi, una forza italiana proveniente dal XVI Corpo d’Armata, chiamata Gruppo Mobile E, era già più avanti della Hermann Goering, pronta a lanciare un contrattacco dalla direzione di Niscemi. Anche il comandante italiano aveva diviso le sue forze in due elementi. Uno doveva partire da Niscemi diretto alla volta del campo di aviazione di Ponte Olivo e poi continuare verso sud lungo la strada 117 che conduceva direttamente all’estremità nord-est di Gela. L’altro aveva l’ordine di trasferirsi a sud lungo la stessa via secondaria che portava al raccordo con il Piano Lupo che Conrath aveva scelto per la sua forza di carri armati. Non solo il Gruppo Mobile E e la Hermann Goering non erano l’uno al corrente della presenza dell’altro, ma alcuni degli uomini della 82^ Aerotrasportata erano certi di essere attaccati dai tedeschi. La prima forza nemica a lanciarsi all’assalto sulla strada di Niscemi intorno alle nove fu l’elemento sinistro del contrattacco a tenaglia del Gruppo Mobile E contro Gela.
Il tenente di vascello C.G. Lewis, che stava volando su un aereo leggero da osservazione partito dall’incrociatore Boise , scorse per primo il Gruppo Mobile E intorno alle nove a circa 5 Km dal nodo stradale di Piano Lupo. Alle 9.10 il tenente di vascello Lewis chiamò in aiuto il cannoneggiamento navale del Boise. Questo è confermato dal rapporto compilato nel dopoguerra dall’Ufficio Storico dell’esercito italiano che afferma che il comandante del gruppo Mobile E divise a metà il suo contingente di carri armati leggeri (circa trentadue Renault da dieci tonnellate, sedici carri armati da tre tonnellate e parecchi carri armati più piccoli risalenti alla Prima guerra mondiale). Un altro cannoneggiamento navale fu richiesto per appoggiare il 16° di fanteria che si era lasciato le spiagge alle spalle e stava avanzando nell’interno per congiungersi con i parà sulla strada per Niscemi e alla “Y”.
Quando il Gruppo Mobile E scatenò il suo attacco a ovest, un battaglione della Divisione Livorno incominciò ad avanzare verso Gela. L’attacco italiano contro Gela fu duramente respinto dalla X Force di Darby. La parte destra dalla tenaglia del Gruppo Mobile E penetrò a Gela da Ponte Olivo e, per quanto disgregato dai cannoni navali, il grosso dei suoi carri armati leggeri riuscì ad entrare intatto nella città.
Nell’ambiente urbano, il battaglione della Divisione Livorno, che era considerata la migliore unità italiana in Sicilia, fu fatto a pezzi mentre avanzava in una formazione da sfilata secondo i canoni del combattimento del XIX secolo. Le pattuglie più tardi ispezionarono il luogo della carneficina e trovarono i corpi e l’equipaggiamento disseminati per una larga area del campo di battaglia.
Con un ritardo di cinque ore sul momento stabilito, la Divisione Hermann Goering lanciò infine il suo contrattacco verso le spiagge e verso Gela. La task force di carri armati pesanti che si dirigeva verso sud lungo la strada di Niscemi si scontrò con le truppe della 1^ Divisione e della 82^ Aerotrasportata a Piano Lupo, mentre la Task force orientale di fanteria pesante abbandonava il suo punto di raduno a ovest di Biscari con l’ordine di attraversare il fiume Acate e di attaccare Piano Lupo da est. Nonostante le truppe della Hermann Goering fossero in numero superiore, non avevano nulla da contrapporre alla cortina d’acciaio fornita dagli incrociatori e dai cacciatorpediniere statunitensi alla fonda del golfo di Gela.
A est la task force della Hermann Goering ebbe uno scontro frontale con il 1° Battaglione del 180° reggimento di fanteria del tenente colonnello William H. Schaefer, appoggiato da alcuni parà dispersi che si erano uniti al suo battaglione. La task force tedesca aveva da tempo perduto il contatto con Conrath e non sapeva quale fosse la situazione a ovest. Nella battaglia che seguì, una forza americana di gran lunga inferiore arrestò l’avanzata tedesca, in notevole misura grazie al fatto che i Tiger d’appoggio non erano in condizione di manovrare sul terreno a terrazze su cui sorgevano intricati gruppi di ulivi.
Dopo la terribile batosta che le forze tedesche avevano rimediato dagli uomini di Schaefer, Conrath mandò il suo capo di Stato maggiore a indagare sulle truppe della task force tedesca, e l’ufficiale scoprì che non solo uno dei due battaglioni di fanteria era stato tenuto inspiegabilmente di riserva ma che i carri armati e la fanteria non aveva collaborato fra loro. Sotto il suo pungolo, la forza si raggruppò  e incominciò un nuovo attacco che ebbe la meglio sugli americani. Schaefer e la maggior parte dei suoi uomini furono catturati  e quelli che riuscirono a fuggire furono costretti alla ritirata verso le alture costiere.
Se le forze combinate tedesca e italiana fossero state capaci di coordinare i loro attacchi e di colpire la 1^ Divisione intorno alle nove, i risultati sarebbero stati molto diversi.
Sul fronte orientale, la mattina del 12 luglio Guzzoni con costernazione scoprì che le difese dell’area delle fortificazioni di Siracusa erano ignominiosamente crollate e che lo sfacelo si era rapidamente allargato in direzione di Augusta. Rossi non era stato in grado di allestire qualcosa che assomigliasse a un’efficace reazione contro la rapida avanzata inglese. La 5^ Divisione si era scontrata con una parte del Gruppo Schmalz vicino a Priolo sulla provinciale Siracusa-Augusta, ma i tedeschi non erano stati capaci di fare qualcosa di più consistente che ritardare l’avanzata inglese. In tre giorni l’VIII Armata aveva catturato tutta la Sicilia sudorientale , dando credito all’aspettativa che la campagna potesse costituire solo una passeggiata.  Il XXX Corpo d’Armata aveva liberato la penisola di Pachino dalla scarsa resistenza rimasta. La 23^ Brigata corazzata sotto il controllo della 51^ Divisione al crepuscolo del 12 luglio si trovava già alle porte di Vizzini. Montgomery, dopo i successi riportati nelle giornate precedenti, decise di  sviluppare lo sforzo dei due corpi d’armata su due direttrici divergenti; in particolare il XXX corpo, avanzando verso Enna, avrebbe dovuto chiudere l’accerchiamento delle forze dell’Asse impegnate a contrastare l’avanzata della 7^ Armata del Gen. Patton. Il XIII corpo, dal canto suo avrebbe velocemente continuato la propria avanzata verso Catania e Messina per bloccare l’unica via di scampo dall’isola.
Dopo il fallimento del contrattacco sulla città di Gela, il Gen. Guzzoni  ordinò alla Divisione Hermann Goering di prendere contatto con la Divisione Napoli, pesantemente provata dallo scontro con le truppe Alleate. Tuttavia, l’unità tedesca, impegnata intensamente dalle truppe statunitensi, non poté effettuare tale ricongiunzione e nella giornata del 13 luglio, le forze inglesi, che ormai avevano superato l’allineamento Siracusa-Palazzolo Acreide, catturarono il Gen. Gotti-Porcinari, comandante della Div. Napoli, con tutto il suo comando.
Dopo quest’ennesimo successo, tuttavia, la marcia trionfale degli inglesi subì una momentanea battuta di arresto. Infatti, la città di Vizzini, che doveva essere conquistata il 13 luglio dalla 51^ Div., grazie alla resistenza del Battaglione esplorante della Hermann Goering, fu presa solo nella notte fra il 14 e 15 luglio, quando le forze tedesche erano ormai arretrate. Nel frattempo,  Montgomery, decise di dare maggiore spinta alla sua manovra, utilizzando la combinazione dell’attacco  dall’aria, mare e terra e attuando il piano FUSTIAN.


[i]Col senno di poi alcuni rimproverarono a Montgomery di non aver sbarcato da subito a Messina, evitando che vi si arrivasse faticosamente solo dopo 38 giorni e consentendo all’Asse di ripiegare in forze sulla costa calabra. Tuttavia Montgomery si aspettava una resistenza accanita delle forze dell’Asse, come aveva già sperimentato in Tunisia, favorita per di più in questo caso dalla situazione orografica.  Un'altra remora per lo sbarco in Sicilia era il ricordo dell’insuccesso subito a Gallipoli nel 1915, ed il conseguente timore che o stretto di Messina replicasse quello dei Dardanelli.

Nessun commento: