Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 23 gennaio 2020

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. Gli avvenimenti 1


Avvenimenti e provvedimenti in vista dello sbarco
Dopo la caduta del fronte tunisino era ormai naturale aspettarsi che la prossima mossa degli alleati sarebbe stato l'attacco all'Europa meridionale. Dopo aver pensato alla Corsica, alla Sardegna, ai Balcani, la Sicilia alla fine parve l'obiettivo più adatto, data la sua vicinanza alle coste africane e alle basi aeree alleate.
Per gli Americani la conquista dell’isola, rappresentava la “leva strategica” utile alla caduta del governo di Mussolini e al termine dell’alleanza nazi-fascista,  per gli Inglesi, l'inizio dell'attacco alla fortezza Europa.
L'invasione della Sicilia, come prospettato nella Conferenza di Casablanca, aveva anche un altro obiettivo, quello di distogliere truppe tedesche dal fronte orientale al fine di dare ai Sovietici un pò di respiro. Era prossima l'offensiva d'estate tedesca sul fronte di Kursk, ed il trasferimento di importanti unità nemiche dalla linea del fronte avrebbe sicuramente giovato ai Sovietici. Le operazioni contro la Sicilia iniziarono con una serie di massicci bombardamenti da parte dell'aviazione alleata a partire dalla fine di maggio, interessando anche le piccole isole a sud di essa.
(1)    Politici e diplomatici
Dal punto di vista diplomatico, con riferimento al periodo in esame, non vi sono eventi di particolare rilievo che lasciassero presagire l’imminenza dello sbarco in Sicilia da parte degli alleati.
Dal punto di vista politico le certezze su cui si basavano i due regimi dell’Asse iniziano a incrinarsi irrimediabilmente.
Nel novembre del 1942 i Sovietici, a Stalingrado, costringono alla resa un’intera armata tedesca e nel gennaio dell’anno seguente, le truppe italiane subiscono gravi sconfitte in Africa.
In Italia, nel mese di marzo, i lavoratori del Centro-Nord proclamano uno sciopero, il primo verificatosi sotto il regime fascista, rivendicando “pane, pace e libertà”. Contestualmente, alcuni tra i più importanti industriali, tra cui Agnelli, Donegani, Pirelli, Cíni e Volpi, iniziano a confidare nella formazione di un Governo privo della presenza e guida di Mussolini.
Il 15 maggio 1943, dopo le notizie degli eventi di cui sopra, il Re Vittorio Emanuele III ha già maturato l'idea di sganciarsi dal suo alleato, decisione ancora sconosciuta all’Italia intera, tanto che le gerarchie fasciste continuano a giurareall’alleato tedesco di “marciare con loro fino in fondo”.
Il Re percepisce che il Reich potrebbe avere un crollo improvviso; prevede le prossime mosse degli anglo-americani (esse sbarcheranno forse in Sicilia, ma non certo per invadere la Germania partendo dalla lontana isola; bombarderanno invece le città italiane, forse faranno contemporaneamente qualche sbarco, mentre apriranno un altro fronte nella parte nord-occidentale); intuisce che l'Italia non può contare sulle sue misere residue forze; capisce che sull'arrivo di forze tedesche (impegnate seriamente in Russia) poco si può contare e prevede che questo stato di cose sia certamente noto agli anglo-americani. Pertanto, medita di fare possibili cortesie ai governi inglesi e americani, e termina che "la situazione per noi non è davvero lieta e dà molto da pensare”.
L’espressione del Re appena riportata è la conferma della ormai ritenuta imminente prossimità del crollo di Mussolini. Cionondimeno, non si poteva promuovere la sua caduta con mezzi aperti e diretti, in un momento in cui il Duce ancora appariva circondato dal plauso del mondo anticomunista, e in periodo in cui la situazione economica non presentava aspetti veramente disastrosi. Bisognava cioè evitare che la caduta determinasse un incremento delle forze socialcomuniste e così gravi conseguenze economico-sociali, da formare un quadro peggiore di quello fascista: la responsabilità di questo peggioramento sarebbe ricaduta sulla corona.
In Germania tra il settembre del '42 e il febbraio del '43, Stalingrado decretò la fine dei trionfi Hitleriani e l’inizio della fine per il III reich. Dopo i primi tremendi attacchi della Wehrmacht, la città sembrava sul punto di capitolare e di cadere in mano nemica ma i russi si aggrapparono alla forza della disperazione combattendo, strenuamente, casa per casa, cantina per cantina, rovina su rovina.
I Sovietici, pur se schiacciati sulle rive del fiume Volga, riuscirono comunque a resistere contro i ripetuti attacchi del nemico e a difendere i pochi quartieri ancora in loro mano, fino a quando, con l’inizio dell’inverno, cominciò la devastante controffensiva.
Stalingrado fu il punto di svolta del conflitto per i tedeschi: la città simbolo del regime sovietico, che Hitler voleva rasa al suolo, determinò la prima e fatale sconfitta degli eserciti della grande Germania, che non riuscirono più a riprendere l’iniziativa sul fronte orientale; al contrario, da Stalingrado, prese il via l’incontenibile controffensiva russa che i nazisti non riuscirono più a frenare; senza contare che, nel dicembre 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, anche gli Stati Uniti erano ormai scesi in campo contro il III Reich.
Iniziò a questo punto anche in Germania il declino di Hitler che sarebbe stato oggetto di diversi attentati dai suoi stessi uomini che ormai vedevano un irreversibile declino nelle sorti della guerra ma che egli stesso non voleva accettare in nessun modo.

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