Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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sabato 19 marzo 2011

IL CALENDARIO ASSOCIATIVO PER IL
 2009

MONTE MARRONE 31 MARZO 1944

L’epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”

Pagina 2

Carissimi Soci,

A Montelungo è tradizione che noi, rimasti veramente in pochi, ci si ritrovi per ricordare non a noi stessi che li abbiamo sempre nel cuore, ma ai giovani, a quelle future generazioni per cui abbiamo combattuto, i nostri fratelli Caduti. Noi non siamo qui in una sorta di pellegrinaggio di tristezza e di mestizia, ma fieri e orgogliosi di quello che nella nostra ormai lontana giovinezza abbiamo fatto. Il Calendario Associativo di quest’anno è dedicato alla epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”, che esordì nella Guerra di Liberazione con l’impresa di Monte Marrone. Non voglio qui ricordare le tappe di questa epopea. Basta sfogliare le pagine del Calendario, che anche quest’anno rinverdisce la solida tradizione militare che affonda le sue radici nella nostra storia reggimentale della fine dell’ottocento, per rendersi conto di quale valore e di quale perizia si siano dimostrati i nostri Alpini. L’Associazione è tesa a ricordare questa gesta, ed anche quest’anno siamo lieti di offrire questo calendario, che è segno della nostra vitalità e intraprendenza. Lo sforzo che facciamo per non far cadere nell’oblio la storia della Guerra di Liberazione è continuo, ed ogni anno qui a Montelungo, ne tracciamo il bilancio. Anche quest’anno è soddisfacente, ma se lo rapportiamo alle nostre risorse, è eccezionale. Davanti a queste tombe, noi ci sentiamo orgogliosi di tutto questo, fieri di non aver dimenticato e sempre più determinati a continuare la nostra opera. Questo 2008 che sta per concludersi si è portato via uno dei più cari amici, che anche da questa tribuna voglio ricordare, Pietro Toselli. Abbiamo passato una vita insieme, ed ora che Lui è andato avanti, ci sentiamo un pochino più soli. Ma la memoria che con la nostra attività abbiamo costruito, costruiamo e andiamo a costruire è un punto di riferimento così saldo, una certezza così limpida che ci aiuta a superare ogni tristezza.

Come l’anno scorso e gli anni passati, con questi sentimenti, nel ricordo ancora dei nostri Caduti, nel consegnarvi idealmente qui a Montelungo il Calendario dell’anno che sta per iniziare, una tradizione iniziata nel 2001, porgo ad ognuno di Voi, Cari Soci, ai vostri familiari, agli amici e a tutti coloro che nutrono sentimenti patrii nei nostri confronti i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.

Montelungo, 8 dicembre 2008 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina: Un Alpino sale lungo le pendici rocciose di Monte Marrone. A destra, la Bandiera del “Battaglione Piemonte” . Il Distintivo da petto coniato nel 50° anniversario della presa di Monte Marrone, 1994.



Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Sergio Pivetta, Alberto Zignani, Edoardo Cristofari, e da Luigi Morena

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari , Sergio Pivetta e Massimo Coltrinari. Composto e deciso a Chianciano, il 9 marzo 2008 durante il Consiglio nazionale della Associazione.


Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta - Via Carlo Crivelli 20 20122 Milano, con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2009.”



Fonti: Le fotografie, che non provengono direttamente dall’Archivio Pivetta, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:G. Conti, Il Primo Raggruppamento Motorizzato, Roma, Ministero della Difesa, Ufficio Storico, 1984; Ministero della Difesa, La partecipazione delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e alla resistenza, 8 settembre 1943-8 maggio 1945. Roma. 2003; L. Poli, G. Oliva, Le Forze Armate dalla Guerra di Liberazione alla Nascita della Repubblica 1943-1947, Roma, 1997. Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma 1987.


Pagina 3 LA PREPARAZIONE

Foto 4. Una delle basi di partenza verso la cresta di Monte Marrone, a quota 1000, Colle Rotondo. Foto 5. Alpini con la mitragliatrice Breda 37 salgono verso la cresta di Monte Marrone. Foto 6. La salita non fu facile e in certi punti tutta l’abilità degli Alpini sarà messa a dura prova.

Monte Marrone rappresentava nel settore del Corpo di Spedizione Francese a fine Marzo 1944 una posizione di osservazione e di dominio tattico di notevole rilevanza che, con l’avanzare della primavera poteva essere occupata in forze dal nemico il che avrebbe seriamente compromesso le condizioni di difesa nel settore di Castelnuovo e delle Mainarde Il gen. Utili, comandante del I raggruppamento Motorizzato, che, a fine marzo 1944, constava di sette battaglioni ( I e II Battaglione del 68° Reggimento Fanteria, XIX e XXXIII Battaglione Bersaglieri, Battaglione Paracadutisti, Battaglione Arditi, Battaglione Alpini Piemonte, giunto il 22 marzo 1944) aveva studiato e concordato con i comandi francesi una azione mirata alla conquista e tenuta di Monte Marrone, volta a prevenire ogni iniziativa nemica, che se attuata avrebbe resa ardua, se non impossibile, ogni azione di riconquista.

pagina 4 LA VIGILIA



Idea centrale del piano del gen.Utili era quella di prevenire ogni azione tedesca, occupare di sorpresa, mediante pattuglie a ventaglio che giungessero pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta e subito attivassero un servizio di vigilanza, i reparti destinati a presidiare la posizione , in totale oltre 600 uomini, avrebbero dovuto iniziare l’ascesa dalla quota 1180 e dalla valle Petrara al fine di raggiungere la cresta ed installarvisi tra le 9 e le 10 del mattino. Il piano prevedeva che al seguito di questi uomini salissero portatori nella misura più larga possibile.

Il gen. Utili affidò la direzione e la condotta delle operazioni al colonnello Ettore Fucci, comandante della fanteria del Raggruppamento e al magg. Alberto Briatore. L’ordine di operazione fu ricco di disposizioni e modalità particolareggiate, tutte volte a realizzare la sorpresa e a sviluppare l’azione in tempi e modi concatenandosi nel modo migliore sia sul piano tattico sia su quello tecnico-tattico.



Foto 7: Alle spalle degli Alpini, era vitale che colonne di portatori seguissero l’azione, per poter rafforzare immediatamente le posizioni. Foto 8. Pattuglia di esploratori sulle rocciose pendici di Monte Marrone in marcia verso le posizioni di cresta.





Pagina 5 IL TERRENO



Foto 9. Visione generale della catena di monti in cui è inserito Monte Marrone, come appare ad inizio primavera, lo stesso paesaggio che si presentava nel 1944 ai nostri soldati. Foto 10. Vista dalle posizioni di Monte Marrone. Il I Raggruppamento Motorizzato, dopo aver partecipato al combattimento di Montelungo inquadrato della 36 Divisione “Texas”, passò alle dipendenze del Corpo di Spedizione Francese al comando del gen. Juen, per poi passare alle dipendenze del II Corpo Polacco del gen. Anders.



Pagina 6 e Pagina 7 31 MARZO 1944 L’AZIONE ORE 3,30

L’operazione ebbe inizio alle 3,30 del 31 marzo. Mentre gli Alpini muovono, a nord sui contrafforti settentrionali di Monte Castelnuovo operano pattuglie del Battaglione Paracadutisti e a sud sulle propaggini meridionali della Catenella agiscono elementi del 4° Reggimento Bersaglieri. Gli Alpini avanzano ed iniziano ad arrampicare. Si va incontro a qualche incidente, ma tutto procede con regolarità. Da un momento all’altro, nonostante tutte le precauzioni, il nemico, che ha il dominio di quota, può aprire il fuoco. Due ore e 45 minuti dopo che l’azione era cominciata, i primi esploratori giungono in cresta , dopo aver superato non poche difficoltà, alcune di ordine alpinistico. La cresta viene trovata sgombra dal nemico. Alle 7,15 anche la 1a , la 2°, e la 3° compagnia giungono in vetta. L’azione di sorpresa è riuscita.

Nelle restanti ore inizia il febbrile lavoro di rafforzamento delle posizioni, consci tutti che sicuramente il nemico tenterà., favorito anche dal terreno, una azione di riconquista. Le colonne di portatori iniziano la spola tra la base e la linea di cresta.



Schizzo della azione del Battaglione Alpini Piemonte e percorso della 1ma, 2da ,3za compagnia. Foto 11. Pezzo di artiglieria portato a spalla verso le posizioni in quota. Foto 12. Postazione a Monte Marrone con sullo sfondo Monte Mare.



Pagina 8 IL CONSOLIDAMENTO



La sorpresa per i tedeschi fu totale, tanto che in un primo tempo si mostrarono disorientati , dando attraverso i loro organi di informazione radio notizie contrastanti. Iniziarono,subito a svolgere una intensa attività di pattuglie, volta ad acquisire informazioni ed entità delle forze che avevano di fronte. Fino al 10 aprile si svolse questa attività , che fu intervallata da frequenti azioni di bombardamento, ed anche di puntate più o meno consistenti di pattuglie esplorative. Mentre questo si svolgeva l’azione di rafforzamento delle posizioni da parte italiana proseguì incessante.



Foto. 13. Gli Alpini si organizzano per migliorare le condizioni di vivibilità in quota. Foto 14. Pezzo da 75/13 in postazione. Foto 15. Rifugio antischegge sul versante sud di Monte Marone. Foto 16. Il ten. Guerriera che cadrà da valoroso nei mesi successivi,ivi,. Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, a cui è intitolata la sezione della Associazione a Milano



Pagina 9 LA REAZIONE NEMICA





Il 10 aprile 1944 i tedeschi passarono all’azione: tentarono un attacco a livello di compagnia, il massimo che il settore poteva permettere, contro le posizioni italiane di Monte Marrone. L’attacco fu preparato e sostenuto dal fuoco di artiglieria, di mortai, di tromboncini ed armi automatiche pesanti. L’attacco fu respinto dagli elementi di manovra del Battaglione Piemonte. Altre due compagnie di alpenjager Tedeschi, che erano di rincalzo,vennero bloccate dal violentissimo fuoco d’arresto o di controbatteria,delle artiglierie polacche ed italiane.





Foto. 16 Lavori di sistemazione a Monte Marrone. Pausa Rancio. Foto 17. Le condizioni meteo furono particolarmente avverse data la stagione, aggrado di molto le condizioni di vita degli Alpini. Era reale la possibilità che i tedeschi approfittassero di questa situazione per riconquistare le posizioni perdute. Foto 18. Le tende erano sistemate a ridosso degli strapiombi,in posizioni defilate.



Pagina 10 I SACRIFICI

Il significato dell’azione su Monte Marrone, prima come felice intuizione da parte dei Comandi, poi come esecuzione ardita e perfettamente eseguita in tutte le sue modalità, poi nella tenace resistenza al ritorno del nemico, è importante nel quadro della guerra di Liberazione. Il successo è indubbio, anche se nella reale dimensione si è trattato di fatto d’armi di proporzioni relative; in effetti si respinse l’attacco di tre grosse formazioni nemiche, dopo aver conquistato una posizione non presidiata. Ma contribuì ad elevare il tono morale del Raggruppamento, uscito non certo bene dalle giornate di Montelungo, sempre minacciato di scioglimento e operante nel non palese ma sempre pensato orientamento alleato di utilizzare gli Italiani come forza lavoro e non come unità combattenti. Suscitò reazioni favorevoli presso i Comandi Alleati, che avevano notevoli difficoltà ad operare in montagna. Quasi immediatamente da parte Alleata si ampliarono i compiti ed il settore di competenza assegnati al Raggruppamento.



Foto 20. I rifornimenti dovevano giungere o a spalla o con l’inseparabile mulo. Foto 21. L’artiglieria tedesca svolse un ruolo importante nella azione per la riconquista di Monte Marrone. Nella foto un colpo in arrivo. Foto 22. Rifugio tedesco in caverna, versante Nord di Monte Marrone. Foto 23. Paesaggio invernale, dall’osservatorio nord di Monte Marrone.







Pagina 11 LA MEMORIA



Il Raggruppamento Motorizzato, pur avendo dato prova, l’8 dicembre 1943, nel corso el primo combattimento sulla pietraia carsica di Montelungo, della volontà ri riscatto del nostro Esercito era stato costretto a ripiegare con gravi perdite sulle posizioni di partenza. L’attacco venne ripetuto, con l’appoggio degli americani, la domenica seguente, il 16 dicembre ma, nonostante il sucesso conseguito, Il Raggruppamento venne ritirato dalla prima linea ed inviato a riposo. Quando tutto sembrava perduto, i comandi alleati ci concessero una prova di appello consentendoci il ritorno in linea nella Val di Mezzo, sovrastata dal massiccio, considerato da tutti inespugnabile, di Monte Marrone. Prova d’appello affidata ai nostri Alpini che si imposero al rispetto degli anglo-americani realizzando una impresa ritenuta impossibile, prima occupando con un arditissimo colpo di mano,poi respingendo i ritorni offensivi del nemico culminati con l’attacco in forze la notte di Pasqua. E il 18 aprile 1944 il nostro Esercito vide la sua unità operativa in linea cambiare la propria denominazione e consistenza, passando dai 5000 uomini del 1 Raggruppamento ai 25000 uomini del Corpo di Liberazione Italiano (C.I.L.) dal quale, nel settembre 1944, raggiunto il Metauro, sarebbero nati i Gruppi di Combattimento (50.000), passando con ciò dal livello ordinativi della brigata a quello di divisione, che si affiancavano alle Divisioni Ausiliarie ( non meno di 192.000 nell’aprile del 1945) che operarono valorosamente sulla linea Gotica fino al suo sfondamento.



Foto 24. La Madonnina del Battaglione Alpini “Piemonte” nel Santuario di Val di Canneto. Foto 25. L’Aquila 1989. Il Battaglione Alpini “Piemonte” sfila durante il raduno nazionale della Associazioni Alpini. Foto 26. Rocchetta al Volturno, Durante la messa in ricordo dei caduti, una croce con i cappelli alpini, a testimoniare la memoria imperitura di un evento che segnò la storia del nostro Esercito. Foto 26. Pellegrinaggio di Alpini, nel sessantennale (1994-2004) alla croce, opera dello scultore alpino Vittorio Piotti, voluta ed eretta dalle penne nere del battaglione Piemonte sull trincee di quota 1770.
















Pagina 12

Calendario del 2009
Il Presidente della Associazione Nazionale Paracadutisti ha inviato una lettera nella quale sostiene  che il Calendario Associativo 2011 con riferimenti storici che coprono la partecipazione dei paracadutisti italiani alla lotta per la libertà non ha citato i paracadutiti accusando l'Associazione di Dissanttenzione se non di omissione storica, in pratica lanciando accuse pesanti di estremismo a tutto danno dei valori della Guerra di Liberazione

Nella lettera segue una presunta lezione di storia militare sui paracadutisti e il loro apporto alla Guerra di Liberazione

In attesa di rispondere come si conviene, l'impressione che il predetto Presidente o non ha visto il Calendario 2011 oppure lo ha scorto velocemente oppure è animato a quache altro motivo a noi sconociuto per asserire cose lontane dal vero e avanzare accuse veramente infamanti.

Intanto inviatiamo il Predetto Presidente a rivedere meglio il Calendario e ci prepariamo ad una risposta degna al fine di comprendere il motivo di così tanta animosità

La sezione Studenti e Cultori della Materia della ANC

sabato 12 marzo 2011



Si riceve la seguente lettera:
Gentile Prof. Coltrinari, ho letto casualmente navigando su internet della Sua pubblicazioni sullo sfortunato destino della Fanteria Perugia. Mio nonno Capitano Mannino Antonino faceva parte dei 35 ufficiali fucilati a Kuc insieme al generale Chiminello. Mi è capitato di vedere delle foto che ritraggono il generale Chiminello
dopo la fucilazione, mi sono sempre chiesto se esistono altre foto di quel giorno? Mi piacerebbe altresì sapere se ci sono altre foto della fanteria Perugia in Albania. Non mi voglio dilungare ci sarebbe tanto da dire... Le allego un link ad un sito gestito da un nipote di un altro caduto della Perugia che raccogli le testimonianza dei quei giorni. > >http://kuc.altervista.org/

In attesa suo riscontro la saluto con cordialità

Alberto Mannino

Chi avesse foto della Divisione Perugia in Albania è pregato di mettersi in contatto con il Sig. Mannino alla email albertomannino@virgilio.it

venerdì 11 marzo 2011

Testo del Calendario Associativo del 2007

Il Ritorno

1945 –1946 -1947

Prigionieri, Internati, Reduci



Pagina 2

Carissimi Soci,
vogliamo dare inizio ad una tradizione, già presente in altre Associazioni come la nostra, con la edizione di un Calendario che divulghi e, nel tempo, rapresenti, quello che è sempre in priorità assoluta il nostro scopo sociale: divulgare, far conoscere, amare il passetto e le sue bellezze naturali.
Un calendario che vuole testimoniare il nostro impegno ed il nostro amore volto a diffondere e far vivere i valori ed i significati di un tratto di storia della nostra città, che identifica e qualifica Ancona. In questo anno trascorso, anche tra le nostre file, abbiamo visto l’affiorare di situazioni che potremmo definire “di stupore”, in qualche cosa anche di segno contrario. Appare veramente strano che i primi contrasti che si incontrano nel voler diffondere e far conoscere il Passetto nascono proprio li dove ti aspetti una attività di propulsione, di spinta, di voglia di fare. Molte iniziative perdono il proprio slancio perché non trovano in chi te li aspetti quell’entusiasmo, quella voglia di realizzare, che è la condizione prima per ogni futuro successo, e che qualifica una Associazione di cultura e di volontariato come la nostra. Di contro, abbiamo visto l’entusiastica partecipazione di giovani, di studenti, di meno giovani, di anziani, che veramente rincuora alle nostre iniziative. Niente di eccezionale, a dire il vero, ma sempre iniziative volte a far amre, apprezzare e a rendere il più godibile, nel suo equilibrio e nel suo ecosistema, il Passetto. Questa bella realtà ha generato ulteriori sorprese. Ha stimolato molti di noi, ormai scivolati verso l’apatia intellettuale, verso uno stanco attendere, verso un oblio dovuto alle mille disillusioni. Uno stimolo, una spinta che ci ha portato una ventata di voglia di continuare a fare. Molto spesso da noi parte lamentele di ogni risma e di ogni natura che spesso ci fa richiudere su noi stessi e di contro consegna il Passetto all’oblio. Accanto all’altra lamentela cronica, quella della mancanza di iniziative, di risorse, la frase tipica è “non ci sono i fondi”, giustifichiamo il nostro non fare, il nostro attendismo, peggio, in alcuni, la nostra mascherata ideologia di andare contro tutti quei valori che il sano vivere civico impone..
E’ una realtà a luci ed ombre, che occorre ben tenere presente se si vuole ancora dare un senso nel vivere la nostra città, Ancona, da Anconetani
a cerimonie come quella di oggi a Montelungo, o quella di Porta San Paolo, o a Poggio Rusco, Filottrano, Finale Emilia. Una realtà, che vista in chiave positiva, ci permette di continuare a svolgere la nostra attività associativa e a diffondere ed illustrare i valori, già accennati, della Guerra di Liberazione. Noi abbiamo avuto la fortuna di vedere il crollo del muro di Berlino e con esso l’implosione della Unione Sovietica. Con questo eventi epocale è finito lo scontro ideologico tra est ed ovest, che aveva ingessato, all’indomani della fine della guerra, tutte quelle aspettative di rinnovamento che la Guerra di Liberazione aveva generato. Abbiamo la possibilità di attuale, senza vincoli ideologici, una società libera dalla mistificazione, dall’imbroglio morale, dalla lotta contrapposta di parte che è sterile e non crea una società futura migliore. Le speranze che sono state riaccese qui a Montelungo in quel ormai lontano 1943 possono realizzarsi se riusciamo a porre al centro di ogni nostra azione il superiore interesse della Patria, intesa come una collettività ove onestà intellettuale e morale, tolleranza, e spirito di sacrificio siano assi portanti del nostro vivere quotidiano. Sono parole quasi utopistiche, vedendo quanto sia già difficile agire e realizzare in seno alla nostra Associazione, ma davanti a queste tombe ragionare in termini ampi non solo rappresenta una necessità, ma anche un dovere.
Con queste parole, nel ricordo dei nostri Caduti, porgo ad ognuno di voi, Cari Soci, ai vostri familiari i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.
Montelungo, 8 dicembre 2006 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina:

Foto: Linea Ferroviaria Brennero-Verona. Una tradotta in osta in attesa di riprendere il viaggio verso Verona. Sul carro ferroviario, scritte di Internati Militari Italiani inneggianti al ritorno a casa, dopo la lunga sofferenza nel lager germanici. Maggio 1945.


Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Agostina Brugiavini.

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari e Massimo Coltrinari
Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario ( minimo di 15 euro; se, possibile di più), da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta Via Crivelli 20 20122 Milano con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2007.”
Fonti: Le fotografie, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:
Schreiber G., I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'esercito, ufficio Storico, Roma, 1992; Kazimier Smolen, Il Museo di Oswiecim, Oswieciem, Edizioni Museo Statale di Oswieciem, 2006; Pietro Vaenti, Il Ritorno dai Lager, Cesena, Società Editrice 2Il Ponte Vecchio, 1995; Patria Indipendente, Anno LV, N. 2, 19 Febbraio 2006.; Massimo Coltrinari, Enzo Orlanducci, I prigionieri Militari Italiani degli Stati Uniti nella seconda Guerra Mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1996., Renato Sicurezza, I Prigionieri e gli Internati Italiani nella seconda guerra mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1995


Pagina 3

Una piazza della Germania. Al momento della resa tedesca nel maggio del 1945 l’Europa era un mare di rovine, non solo materiali, ma soprattutto morali. In queste macerie, cercavano di sopravvivere i sopravvissuti alla guerra. La liberazione, in questo clima, non significava un ritorno immediato. Tutti coloro che per le vicende belliche erano stati allontanati dalla propria patria, dal proprio paese, fra mille difficoltà, cercavano di ritornare alle loro case.

In basso: figura di Internato.
L’Organizzazione per il l’Assistenza ai Reduci 1944-1947

Con il trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi l’Italia chiudeva definitivamente la difficile pagina aperta con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 che l’aveva portata a combattere con tutti i paesi del mondo. Fino all’8 settembre 1943, l’Italia aveva combattuto contro le Nazioni Unite; a queste aveva chiesto l’armistizio e dal 13 ottobre 1943 aveva dichiarato guerra alla Germania, ex alleata, e a tutti i paesi della coalizione hitleriana. Il 25 aprile 1945, con la sollevazione popolare del Nord Italia, hanno termine i combattimenti e praticamente la guerra con la sconfitta dell’Esercito tedesco in Italia. Da quella data si cerca, fra difficoltà di ogni sorta, di riprendere una vita normale. In questo sforzo il ritorno a casa di tutti coloro che sono stati travolti dalla guerra, rappresenta un momento fondamentale e qualificante. Significa ripristinare la normale vita familiare, dare una dimensione utile alla famiglia, in cui, dopo le paure, gli orrori, i lutti e le crudeltà della guerra, si ricompongono gli affetti e la voglia di vivre ed affrontare il futuro.

Sin dai primi mesi del 1944, il Governo del Sud, in relazione al problema dei profughi civili, e poi dei prigionieri di guerra, aveva istituito:

L’Alto Commissariato per i Prigionieri di Guerra, con decreto-legge 6 aprile 1944, che doveva sovrintendere allo stato, trattamento impiego ed assistenza dei prigionieri di guerra “sino all’atto del loro rimpatrio”

L’Alto Commissariato per l’Assistenza dei Profughi di Guerra, con decreto-legge 29 maggio 1944, che era destinato a trattate le materie “nei confronti dei civili profughi di guerra internati e deportati in conseguenza di eventi bellici.

L’Alto Commissariato per i Reduci, con decreto-legge 1 marzo 1945 n. 110, per occuparsi dei reduci al momento del loro collocamento in congedo.



Nell’ottobre 1944, allorché l’andamento della guerra stava autorizzando a pensare che si poteva profilare un inizio di rientro dei militari reduci dalla Prigionia e dall’Internamento, si affrontò il tema di come mettere sul campo le attrezzature necessarie e chi vi dovesse provvedere.La Presidenza del Consiglio, preso atto che gli Alleati intendevano che l’Esercito si dovesse disinteressare a questo problema, in quanto gli Alleati non intendevano distrarre dalla loro organizzazione logistica e in parte operativa, alcun elemento italiano, decise di dare mandato al Sottosegretario alla Guerra di predisporre un piano per l’accoglimento dei Reduci, in accorto con i due Alti Commissariati esistenti.



Da tale piano emerse e fu costituito l’Ufficio Autonomo Reduci da prigionia di Guerra e Rimpatriati ( Decreto Ministeriale del 9 novembre 1944 n. 4300).

I reduci, a mano a mano che venivano restituiti alla vita civile entravano nella sfera di competenza del Ministero dell’Assistenza post-bellica, istituto con Decreto Legge del 21 giugno 1945 n. 380 e del 31 luglio 1945 n. 425. Questo Ministero sostituì ed assunse le attribuzioni dei tre Alti Commissariati istituti nel 1944.


Pagina 4 Pagina 5

Il Ritorno dei Prigionieri di Guerra. L’Inizio dell’oblio e dell’indifferenza

Soldati Italiani dietro i reticolati. Nel Momento in cui si possono prendere queste fotografie, voleva dire che era giunto il momento della Liberazione ed iniziava la fase del rimpatrio. Il momento a lungo atteso durante i lunghi mesi di prigionia. Per alcuni essa si protrasse per oltre un lustro prima di essere rilasciati e rientrare in Patria.



Carta della Organizzazione dei centri alloggi nel periodo maggio-settembre 1945. In genere i prigionieri di guerra rientravano in Italia dai porti meridionali; Internati e deportati dai centri di alloggio del nord Italia.
Una fotografia simbolica circa il rimpatrio dei prigionieri di guerra: prigionieri italiani appena liberati ospiti di una famiglia di italo-americani al farewell party prima del rientro in Italia. L’accoglienza e il rientro in famiglia rappresenta il primo passo verso il totale inserimento nel tessuto sociale dopo l’esperienza della prigionia.



Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943, in linea teorica tutti i prigionieri di guerra italiani in mano alle potenze alleate dovevano essere rilasciati ed avviati in Italia. Così non fu. Il rilascio dei prigionieri iniziò già in Sicilia nell’estate del 1943 ( ne furono rilasciati sulla parola 65.000) ma i veri e propri rimpatri iniziarono nell’estate del 1945.


I prigionieri in mano agli Stati Uniti ammontavano a 124.000, in campi di concentramento in Nord Africa, negli Stati Uniti e nelle Haway; in mano alla Gran Bretagna 408 500, in campi di concentramento in Nord Africa, in Medio Oriente, in Kenya, in Sud Africa, in India, a Cylon, in Australia e nello stesso territorio metropolitano, in Gran Bretagna; in mano alla Unione Sovietica si supponeva un numero di 80-100 Uomini, tutti provenienti dall’ARMIR, In mano alla Francia Libera, circa 37.000. Il totale dei prigionieri di guerra assommava, secondo le stime del 1945, a circa 591.000

Nel periodo novembre 1944 – gennaio 1945, per i centri di Accoglienza di Castellana, Oria, Trifase, rientrarono circa 26.800 ex militari dalla Grecia e dalla Balcania, e circa 4.400 prigionieri dal Medio Oriente, dall’India e dall’Africa orientale. Attraverso il Centro di Napoli, circa 12.150 prigionieri, in mano a Francesi, Inglesi ed Americani. Nel periodo febbraio. Aprile 1945, dai centri di alloggio pugliesi transitarono 15600 reduci dalla Grecia e dalla Balcania, e 7.200 prigionieri di guerra in mano inglese. Da Napoli circa 3900 prigionieri con la medesima provenienza.

Nel periodo maggio-settembre 1945, sempre attraverso i centri meridionali, rientrano oltre 40.000 reduci dai Balcani e dalla Grecia, mentre furono messi in libertà dalle autorità Anglo-americare circa 38.000 prigionieri cooperatori che avevano prestato il loro servizio nelle Italian Service Units (ISU) Statunitensi e Britanniche. A poche migliaia ammontano i prigionieri in mano alleata.

Nel periodo ottobre dicembre 1945 rientra la gran parte dei soldati che sono nei Balcani e dalla Grecia, oltre 204.200, mentre iniziano a rientrar quelli in dagli Stati Units (22.800) dalle colonie Inglesi (21.300) .Nel trimestre successivo rientrano oltre 137.000 prigionieri in mano britannica, e dagli Stati Uniti. Da Aprile a luglio 1946 rientrano oltre 283.950 prigionieri di guerra, di cui 126.000 dall’Inghilterra (che sono sostituiti nelle loro mansioni soprattutto in agricoltura, da prigionieri tedeschi) e dal resto dell’Impero, e dagli Stati Uniti (26000). Si completano i rientri dal Nord Africa dei prigionieri in mano francese,mentre rientrano 10030 prigionieri in Mano alla URSS. In realtà dall’Unione Sovietica giugno oltre 21000 prigionieri, ma solo 10300 erano gli appartenenti all’ARMIR. Si accendono su questi rientri polemiche violentissime in quanto mancano all’appello oltre 60-70.000 soldati che si presuppone essere ancora in mano alla URSS. Si accusa la URSS di non voler restituire i prigionieri per motivi ideologici. In realtà la URSS non può restituire i soldati italiani in quanto questi sono periti durante i tragici mesi della primavera del 1943, nella più grande tragedia, la ritirata di Russia, a cui è andato incontro l’Esercito Italiano.

Con la fine del 46 e il febbraio 1947 sono stati portati a termine i rimpatri dei prigionieri dall’Inghilterra, dal medio oriente, dal Sud Africa, dal Kenya, dall’Africa Orientale e dall’Australia. Rimangono 63 ufficiali e 1115 soldati da rimpatriare dall’Jugoslavia.



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Il Ritorno degli Internati Militari: dalla delusione al silenzio

Nelle foto sono rappresentati momenti della partenza di Militari Internati Italiani in Germania per l’Italia. I viaggi di rientro in Italia erano spesso difficili, lunghi e pieni di imprevisti. Il Punto di transito era il Brennero, e quello di prima accoglienza principale era Pescantina, vicino Verona.



Secondo lo storico tedesco Gherard Schreiber nel suo volume I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, l'Italia schierava, alla data dell'armistizio oltre 1 milione e mezzo di uomini; complessivamente ne sono stati disarmati 1006730, mentre i rimanenti 493.000 sono riuscite a sfuggire alla cattura tedesca, o a raggiungere la montagna, o le proprie case oppure, se all'estero, i movimenti di resistenza già attivi contro la coalizione antihitleriana.

Lo stesso Schreiber offre il seguente quadro generale di situazione sui militari italiani internati in Germania: militari italiani alle armi, oltre 1.500.000; militari italiani sfuggiti alla cattura, 493.000; militari italiani catturati, 1006.780; militari italiani sfuggiti ai tedeschi dopo la cattura, 190.000; militari italiani internati, 725.000; militari italiani che hanno aderito alla RSI dopo l'ingresso nei lager, 114.500; militari italiani considerati prigionieri ed inviati al fronte dell'est come ausiliari, 12000;militari italiani internati nei lager del III Reich e territori occupato, 598.000



La Massa degli Internati Militari in Germania rientra in Italia dal maggio al settembre 1945. In totale ammontano per questo periodo 404.500, includendo anche gli Internati, sia civili che militari, in Svizzera. Nel trimestre successivo, da ottobre al dicembre 1945 ne rientrano altri 204.600 : Nel 1946 rientrano dalla Germania a più riprese circa 25.000 Internati e con l’inizio dell’estate del 1946 si può dire che tutti gli Internati Militari Italiani in Germania sono rientrati in Patria.



Gli Internati Militari provarono una fortissima delusione al ritorno in Patria, non solo per le mancate accoglienze, ma soprattutto per un mondo ideale, quello della Patria e della famiglia, sognato nei lunghi mesi di prigionia, che alla luce della realtà, svanisce e lascia tanta amarezza.

La prima delusione è la famiglia, in quanto non gli si riconosco le sue sofferenze ( anche noi abbiamo patito tanta fame, pericoli e crudeltà); La seconda delusione sono le Autorità, che trascurano i Reduci dall’Internamento non per cattiva volontà, ma perché assillati da tantissimi problemi.

L’ex Internato si sente dimenticato da tutti quelli che lo circondano. E si rifugia in un silenzio che ancora dura. Il silenzio degli Internati ha origine negli animi: hanno vissuto una vicenda troppo lunga in condizioni di abbruttimento tali da mortificare la dignità umana. Ognuno è attanagniato dalla paura di non essere capito. Nel Lager era abbandonato da tutti: Croce Rossa Internazionale, Governo di Salò, Governo del Sud, la cui voce non viene mai avvertita. Ritornato in Patria, è ancora più solo, in un Italia, che non lo riconosce e non lo capisce.



“Per questa generazione non v’e congedo” scrisse un tipografo partigiano di Cuneo in un proclama da lui stampato ed affisso il 29 aprile 1945. Edmond Michelet che era stato a Dachau ha scritto “L’esperienza che abbiamo vissuto è indelebile. Ci ha segnati per il resto dei nostri giorni . Ne abbiamo ancora le cicatrici, non tutte visibili… Abbiamo sondato gli abissi, in noi e negli altri.” Secondo Vittorio Emanuele Giuntella “Il reticolato è restato dentro di noi nel profondo. Per questo non ci piace e lo detestiamo, anche quando indica soltanto un termine.”

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Al momento dell’arrivo al campo di concentramento, l’Internato veniva fotografato e schedato. Fotografie scattate al momento dell’arrivo al campo di Auschwitz.

Campo di Auschwitz, nella cittadina polacca di Oswiecim,frammento della recinzione del campo. Auschwitz, trasformato in museo, rappresenta una delle principali fonti materiche sul dramma dell’Olocausto.



Il Ritorno degli Ebrei

Si può parlare di Ritorno da parte di coloro che furono oggetto e soggetti di sistematico sterminio in tutta Europa? Le cifre dello sterminio sono eloquenti: 800.000 morti nei ghetti; 1.300.000 morti per le azioni dei Einsatzgruppen e fucilati; 2.700.000 assassinati nei centri di sterminio; 300.000 nei lager. Su un totale di 9.142.000 ebrei presenti in Europa, a seconda dei diversi criteri di calcolo, si ritiene che siano stati uccisi circa 5.100.000 ebrei, per un calcolo prudente, e 5.860.000, per un calcolo meno prudente, in una percentuale che oscilla tra il 56 e il 64% degli Ebrei presenti in Europa nel 1939.

I sopravissuti non ebbero nemmeno la gioia di ritornare in una ambiente familiare, in una propria città, nella propria comunità, essendo queste totalmente distrutte. I Italia questo fenomeno, comune all’Europa occupata dia Nazisti, si attenua. Le comunità ebraiche in Italia, nonostante le Leggi Razziali del 1938 e l’occupazione tedesca e l’azione della R.S.I., riescono a non essere distrutte, anche se la loro sopravvivenza è stata spesso legata ad un filo. Degli oltre 49.000 ebrei presenti in Italia alla vigilia del conflitto, ne periscono 8.500 nell’immane tragedia dell’Olocausto.

La comunità più colpita, forse, è quella romana, che subisce il rastrellamento el 16 ottobre 1943. degli oltre 1089 ebrei deportati, solo una dozzina riescono a ritornare. Ma sarà un ritorno amaro, che per molti significa impossibilità, dopo tutto quello che si è passato, a vivere con gli altri e per gli altri. Molti, subito dopo il ritorno o anche a distanza di tempo, come per Primo Levy e, più recentemente per Di Veroli (2006, ad 82 anni), uno dei due ultimi sopravissuti ebrei romani di Auschwitz, si suicidano. La volontà di ricordare, di non lasciare cadere nell’oblio tutto quanto è stato, rappresenta per molti un’ancora di salvezza e di volontà di vivere, che è uno dei patrimoni più ampi da conservare, per evitare il rinnovarsi degli orrori dell’Olocausto.

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In Alto. Il Treno. Il trasporto ferroviario rappresenta un elemento qualificante della esperienza dell’Internamento e della Deportazione. Un treno che parte per l’Italia stava a significare che iniziava veramente il ritorno, dopo l’esperienza del lager e le attese seguite alla Liberazione

A lato. Interno di una baracca ad campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau. Le condizioni di alloggio in tutti i KL erano precarie e difficili, per lo più baracche di legno, non o male riscaldate, tutte sempre sovraffollate. La descrizione del campi di concentramento e della esperienza del lager trova un “muro” di comunicazione con chi è rimasto in Italia, una incomunicabilità che contribuirà a rendere amaro il Ritorno.



Il Ritorno dei Deportati Civili – Le Conseguenze dell’Internamento e della Prigionia

Durante il periodo 1943—1945 i deportati italiani furono oltre 40000 e solamente il 10% di loro, cioè 4000 riuscirono a ritornare a casa dai campi di internamento in Germania. I Deportati Civili furono gli oppositori politici, i partigiani che non venivano uccisi sul posto, i sospettati, i semplici rastrellati per avere manodopera a basso costo necessaria allo sforzo bellico tedesco, altre persone che non possono ascriversi a categorie, che subirono l’Internamento per le più svariate cause. Il ritorno a casa fu accolto per lo più con atteggiamenti non positivi. Come esempio si può portare il ritorno a casa delle popolazioni contadine dell’altomodenese, che rastrellate e internate in Germania,in funzione antipartigiana, vissero l’Internamento come un’onta, come se fossero dei criminali, ed il ritorno vissuto con sentimenti di vergogna.



La liberazione, per i Prigionieri di guerra gli Internati Militari e i Deportati, in moltissimi casi, non fu l’anticamera del ritorno a casa. Moltissimi di loro dovettero sobbarcarsi anni di ospedale e sanatori Alleati posti in Germania, prima e poi, con il migliorare delle condizioni di salute, in Italia; in ogni caso il ritorno a casa avvenne parecchi anni dopo la fine della guerra. In molti casi il ricovero per le malattie contratte significava, nonostante le cure e le attenzioni dei medici, non farcela e morire dopo aver provato la gioia della liberazione. Comune a tutti coloro che subirono la Prigionia, l’Internamento, e la Deportazione nel decennio successivo alla liberazione, malattie cardiache, arteriosclerosi precoce, con lesioni infartuati e morti improvvise, molto più frequenti in confronto alla popolazione normale. Questi processi, nel ventennio successivo, si accentuano con invecchiamento precoce, manifestazioni neuropschiche con perdita della memoria, irritabilità, neurostemia, con notevole anticipo sul normale invecchiamento fisiologico. E’ il retaggio nel tessuto sociale che il Reduce porta con se e che non ebbe il giusto riconoscimento.



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A Lato.Nel mondo concentrazionario nazista non esisteva alcuna distinzione tra uomo e donna. Nella foto, selezione degli Ebrei appena giunti al campo, eseguita da medici delle SS. Pochi di loro avranno la gioia del ritorno.

In Basso La società italiana subisce, all’indomani della fine della guerra, profondi cambiamenti in tutti i settori. La partecipazione della donna alla guerra di Liberazione è la premessa del ruolo nuovo ed attivo della donna stessa nella società. L’esperienza dell’Internamento e della Deportazione contribuisce ulteriormente, attraverso il dolore, il sacrifico e le immani difficoltà all’avvio delle pari opportunità tra i sessi nel contesto sociale italiano.Il ritorno dai campi di concentramento delle Internate e delle Deportate è uno dei momenti di avvio di questo processo.



Il Ritorno delle Donne dall’Internamento

Se l’Internamento e la Deportazione è per tutti l’introduzione in un modo ignoto e capovolto rispetto a quello che di norma si conosce, l’sconvolgimento e il rovesciamento risultano totali quando ad esserne afferrato è un destino di donna. Nella nostra società alla vigilia della seconda guerra mondiale si esaltava per la donna le virtù “quotidiane”. Nessuno considerava possibile una esperienza come quella concentrazionaria, fatta di promiscuità e esposizione di corpi, di sradicamento da persone e luoghi familiari, abbruttimento e annientamento di tutto quello che può essere femminile, per le donne. Nemmeno per la donna ebrea, che proveniva da una antica storia di persecuzioni.

La liberazione dai campi di concentramento con l’inizio del ritorno fa iniziare il processo inverso di inserimento nel tessuto sociale. Chi aveva affrontato la cattura, il viaggio e il lager con uno o più familiari, malati, fragili, per l’età troppo avanzata o troppo precoce, vedendoli scomparire, si ritrova al ritorno senza altre persone amate, senza casa, senza lavoro, senza beni di fortuna. Un ritorno che è la continuazione della tragedia appena vissuta. Chi invece fu Internata o Deportata da sola, sapendo i propri cari a casa e relativamente al sicuro, ha la fortuna di rientrare nel calore degli affetti e di una esistenza sociale protetta, e per lei il ritorno è l’inizio di una nuova fase della vita più facile. In tutte, però, si alza il muro della comunicazione. Se si prova a raccontare, gli altri preferiscono che non si parli, o quanto lo permettono, mettono sullo stesso piano la propria esperienza e quella di chi ha conosciuto il lager: non capiscono, fraintendono, dubitano della veridicità, pensano a esagerazioni malate o a incubi più che a fatti reali, con sospetti e congetture che le accompagneranno per il resto della loro vita. Sono donne, quelle sopravissute che ritornano, giovani per lo più, perché le vecchie sono perite, catturate da uomini e internate in campi dirette da uomini: il corto circuito tra Internamento femminile e stupro o complicità nella violenza o cedimenti, è inevitabile. Tutto è travisato, nel ritorno, e la vera esperienza, quella effettiva non è capita da nessuno. Un ritorno che non è una liberazione, ma che per le donne sarà ancora più duro e difficile di quello degli uomini, per gli anni a venire. Ogni occasione (vedi film come”La casa delle bambole”, o “Il portiere di notte”) è buona, con favorire la nascita di sensi di colpa e di vergogna irreali, per esacerbare ulteriormente il dolore del Lager.
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In Alto. Sfilata di formazioni, che mostra un armamento che in montagna non avevano mai visti, dei Combattenti per la Libertà a Modena, nei giorni della Liberazione. Le formazioni partigiane consegnarono le armi e rientrarono alla vita civile ritornando alle loro famiglie, nell’estate del 1946

A Lato. I gruppi di Combattimento confluirono nel rinato esercito Italiano. Il retaggio dei loro reparti ed unità rappresenta uno dei punti salienti della tradizione nuova delle Forze Armate della repubblica.

Il Ritorno dei Reduci – Partigiani Soldati dei Gruppi di Combattimento.



La fine della Guerra e la resa tedesca, avvia la smobilitazione delle forze combattenti. Gli Eserciti Alleati rimarranno sul suolo nazionale fino agli inizi del 1947, poi anche l’ultimo soldato Alleato torna a casa.

La smobilitazione delle formazioni partigiane viene svolto nell’estate del 1945 in un clima di esaltazione collettiva, di euforia, di voglia di guardare al futuro. Il Partigiano, si sente il vincitore morale, ed anche materiale, della guerra di liberazione, e questo fa da contrappeso, anche negativo, ai Reduci della Prigionia e dell’Internamento. Ha tutta l’attenzione delle autorità ed è presente, con ruolo centrali, in tutte le cerimonie. Il suo ritorno a casa, ove anche lui trova lutti e miserie, è però permeato dalla considerazione collettiva e dall’autostima, dalla convinzione che il suo impegno ha liberato l’Italia dall’idra nazifasciste e che ora vi è la concreta possibilità di avere un Italia migliore. Il suo affatto spirituale, adesso che ha deposto le armi, viene riversato nell’impegno politico, ideologico, civile, con la partecipazione alla vita democratica, attraverso i partiti politici.

La smobilitazione dei soldati dei gruppi di Combattimento è una smobilitazione parziale. I Gruppi di Combattimento, raggiunti i confini alpini nelle ultime fasi dei combattimenti, sono l’ossatura sul terreno di quello che sarà ed è l’esercito Italiano, quello che poi si definirà di transizione, e che sarà la base delle Forze Armate della repubblica. Vengono congedate le classi più anziane ed immesse le nuovi classi di leva, mentre si assorbono coloro che, combattuta la guerra come “prigionieri-cooperatori” con americani e inglesi, sono in grado di gestire il materiale, armi ed equipaggiamenti, che gli Alleati lasciano in Italia. Particolare significativo il Ritorno a casa dei soldati del nord Italia, che sorpresi al sud dell’Armistizio, riescono a rivedere le loro famiglie dopo anni di lontananza


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Calendario del 2007

giovedì 10 marzo 2011

Il Secondo Risorgimento d’Italia

E mail risorgimento23@linero.it

Rivista

Dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione
Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate

Direzione, Redazione, Via Sforza 4-5, 00184 Roma

Elenco dei numeri pubblicati



(numero, anno, titolo copertina, n. pagine, colore della copertina)


1 Anno XI 2001 n. 1 Cefalonia Pag. 207 (Azzurro)

2 Anno XII 2002 n. 2 Lauro De Bosis Pag. 128 (Azzurro)

3 Anno XII 2002 n. 3 Il fronte Interno Pag. 128 (azzurro)

4 Anno XIII 2003 n. 4 Corvetta Bajonetta Pag. 128 (verde)

5 Anno XIII 2003 n. 5 Montelungo 1944 Pag. 128 (rosso scuro)

6 Anno XIV 2004 n. 6 Ancona 1944 Pag. 128 (marrone)

7 Anno XIV 2004 n. 7 Sommergibile Scirè Pag. 128 (verde chiaro)

8 Anno XIV 2004 n. 8 Gen. Eisenhower Pag. 128 (viola)

9 Anno XV 2005 n. 9 Reduci Pag. 128 (giallo)

10 Anno XV 2005 n. 10 Monte Marrone Pag. 128 (Rosso)

11 Anno XV 2005 n. 11 Medagliere Associazione Pag. 128 (Blu)

venerdì 4 marzo 2011

E' possibile opporsi alla mignottocrazia?
Una nota tratta da un comunicato ANSA fa sperare che qualcosa nel mondo cattolico si stia muovendo

POSSIAMO PIU' TACERE'' (ANSA) - ROMA, 26 FEB -

Un gruppo di laici

cattolici halanciato una sottoscrizione via internet per denunciare ilproprio disagio di fronte al caso Ruby e all'atteggiamentoconsiderato troppo morbido dei vertici della Chiesa. E in pochigiorni l'iniziativa, denominata ''Anche noi abbiamo un sogno'' etuttora aperta, ha raccolto circa quasi mille firme. A lanciarlaun gruppo di laici del Centro Giovanile Antonianum di Padova,''convinti - dicono - che come cristiani non si possa piu'tacere di fronte a quanto sta accadendo nel nostro paese''. Tra le firme - al momento 945 - quelle di sacerdoti e religiose, di esponenti di varie organizzazioni laiche diispirazione cristiana, come: i Cvx, ossia le Comunita' di vitacristiana vicine ai Gesuiti, di Roma, Trento, Firenze, Padova,Torino; le Acli, l'Azione Cattolica, la Caritas, l'Agesci e gliscout. E poi persone che si definiscono semplicemente''cittadino'', ''libero pensante'', ''cristiano'', ''insegnantecattolico'', ''catechista''. C'e' anche un cittadino che sidefinisce ''ateo preoccupato per amici cattolici''.
''Un giorno - si legge nella home page del sito - chi guidala Chiesa in Italia riuscira' a denunciare i comportamentiinaccettabili con chiarezza e determinazione, perche' avra' comeunico interesse l'annuncio della Buona Notizia. In situazionicome quelle odierne, dira' che chi offende ed umilia le donne inmodo cosi' oltraggioso non puo' governare un paese.

Dira' checoinvolgere minorenni in questo mercato sessuale e', sepossibile, ancora piu' sconcertante. Dira' che chi col denarovuol comprare tutto, col potere vuol essere al di sopra delleleggi, con i sotterfugi evita continuamente di rendere conto deipropri comportamenti, costui propone e vive una vita che e'all'opposto di quanto insegna il nostro maestro Gesu'. Perevitare ambiguita' - si legge in internet - dira' chiaramenteche questa persona e' il nostro Primo Ministro''.

''Da quel giorno - prosegue l'appello - chi guida la Chiesaci esortera' all'onesta', alle scelte etiche, alla coerenza,dimostrando anche con l'esempio che davvero cio' che piu' contasono i valori evangelici.
Allora noi smetteremo di pensare chesiano gli interessi economici o di potere a giustificare ilsostegno a chi si comporta in modo cosi' scandaloso''. ''Quandola Chiesa italiana sara' chiamata a una verifica di cosa hadetto e fatto in questi momenti tragici della vita politicaitaliana - si conclude il testo - non saremo dunque costretti ariconoscere che le nostre lampade erano spente e nascoste sottoil moggio. Sogniamo che questo giorno sia oggiAggiungi un appuntamento per oggi: non possiamo piu' tacere''. (ANSA).

venerdì 18 febbraio 2011

I Parte
Fonti di Archivio
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico

 
Elenco Armate

8a ARMATA - CS/R

REPARTI DIRETTAMENTE DIPENDENTI – VARIE
1. Medaglie d’oro al V.M.

2. Q.G. Sez. CC.RR. 236-237-239-244-245-283-373 USSME 1557/4

3. Quadri ufficiali Q.G. e reparti direttamente dipendenti e

Ufficiali non identificati a cura P. Resta

4. La 2a battaglia difensiva del Don. Relazione USSME L. 14-85/3

5. Attività CC.RR. Relazione 10-5-42/ 30-9-42 USSME L. 14 85/5

6. Situazione al 16-12-42 e al 3-3-43 USSME 1551/2-1562/7

7. Avvicendamenti e licenze USSME 1555/3

8. Informative USSME 1143

9. Complementi USSME L.14-89/4

10. Costi reparti complementi. Tribunale militare. Situazione

al 2-2-1943 Formazione reparti complementi USSME M 7/10

11. rgt di marcia alpini. XXXVI° btg. Di formazione CC.RR.

12. Notiziari del Nucleo di collegamento presso il Comando

Gruppo di Armate B. USSME 1555

13. CIX° btg. Mitraglieri Autocarrato. Costituzione. Composizione

Dislocazione. Impiego. Relazione Cap. Ferruccio Tacchini USSME L.14 88/11

14. Ragg.to a cavallo. Quadri. 1a battaglia difensiva del Don a cura di P. Resta

15. Ragg.to a cavallo. Azione 18-5-1942 USSME L.14 –87

Relazione 15/31 Agosto 1942 USSME 1551/8

16. Ragg.to a cavallo D.S. 26-12-42/31-3-43 a firma Gen. Carlo Lombardo USSME

17. 3° rgt Savoia. Quadri. D.S. gennaio 1943 a firma Col. A. Bettoni

Relazione D’Alessandro. Relazione Manuscudi 26/29 Agosto 42 USSME 601

18. 3° rgt. Savoia. La carica del 24-8-42. Relazione e D.S. a firma col. A.Bettoni USSME1085

19. 5° rgt. Lancieri di Novara. Relazione col. Carlo Pagliano USSME 1085

20. 3° rgt. art. a cavallo. Quadri. Relazione 17/31 agosto 1942-2021 agosto 1942

10/7-30/9 1942 – GENNAIO 1943 USSME 882-784

21. III° grp Carri San Giorgio. Varie USSME 784

22. 9° ragg.to artiglieria armata. Diario storico luglio-agosto 1942

XXIV° grp – XXXI° grp – XXXII° grp – XXXIV° grp – LXXIII° grp USSME 977

23. IV° btg. Chimico USSME 1973

24. 2a e 20a Colombaia mobile ISCAG

25. Genio 8a Armata. Situazioni dei reparti dal 15-5-42 al 1-12-42 ISCAG

26. 5° ragg.to Genio. V° btg marconisti. I° btg telegrafisti. Diario

luglio/agosto 1942. 156 a cp. Mista Diario. 6 a cp. Antincendi. 9 a cp idrici USSME 784-ISCAG

27. Aeronautica fronte orientale a cura di P. Resta

28. Aeronautica fronte orientale sez. CC.RR. 636-690 USSME

29. grp squadroni Cosacchi USSME 1143- M7/6

30. Atteggiamento tedesco nei confronti dell’8 a Armata USSME 1563/10-1552/6

31. Resoconto Germanico. Rel. ten.col. Salarez e atteggiamento dopo

la 2 a battaglia difensiva del Don. Relazione Col. Pallatta. USSME

32. XXVI° btg CC.RR. Plotone autoblindo “Nizza Cavalleria” USSME M/7/6

33. 156 a FTR Vicenza. Quadri a cura di P. Resta

34. Trasferimento a Comando 8 a Armata XXVI° btg CC.RR. e

plotone autoblindo. Ripiegamento divisione 16-1-43.

precisazioni col. Agostino Monti. Relazione impiego gen. E. Pascolini

Relazione cattura gen. E. Pascolini USSME 1126

35. 137 a sez. CC.RR. USSME

36. D.S. 201° rgt art. mot 75/32 luglio/agosto 1942 USSME 977

37. 4 ragg.to art. contraerea. D.S. luglio/agosto 1942. IV° grp.XIX° grp

XXXV° grp. XXXVIII grp USSME 977

38. Relazione btg Pontieri I btg. II btg. IX btg.

39. CC.RR. quadri. 8 acp CC.RR. MARZO 1943 Griscino. 6 sq controspionaggio USSME

40. Luigi Barzini. Corrispondenze Novembre 1942 USSME 1563/10

mercoledì 16 febbraio 2011

II Parte

Fonti di Archivio

Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico


Elenco Armate

INTENDENZA 8 a ARMATA

41. VI° btg movimento stradale a cura di P. Resta

A. Cappellini. Inchiesta sui dispersi in Russia USSME

42. Attività primavera 42/primavera 43 USSME 1562/4

a) Trasporti b) costituzione 8 a Armata USSME 1563/10

43. Protocolli tedeschi per il vettovagliamento dell’8 a Armata USSME 1555

44. A) Dotazione indumenti invernali. B)Diario storico 10° auto ragg.to

giugno 42/marzo 43 USSME 850

45. Sez. CC.RR. –243-238-249-252-250-343 USSME 1557/4


8 a ARMATA - ARMIR

CORPO D’ARMATA ALPINO


1. Elenco degli ufficiali del C.d’A. Alpino. Agosto 1942/gennaio 1943 a cura di Carlo Vicentini

2. Elenco degli ufficiali e dei reparti del C.d’A. Alpino a cura di P. Resta

3. Relazione a firma gen. Nasci 14-12-42/31-1-43 USSME 1554/1/2

4. Relazione attività marzo 1942/gennaio 1943 a firma gen. Nasci USSME 1554/2

5. Relazione fatti d’armi dal 14-1 al 3-1-1943 a firma gen. Nasci USSME L.14 87/2

6. D.S. C. d’A. Alpino. novembre/dicembre 1942 a firma col. E. Tessitore USSME 1126

7. D.S. allegati vari 19-8-42 – 31-1-42 USSME 1126-1551/1

8. btg “Monte Cervino”. Formazione. Azione del 18 maggio 1942 USSME L.14 – 77

9. btg “Monte Cervino”. Relazione cap. Lamberti 14/27 dicembre 1942 USSME 1126 – L.14 – 87

10. I° btg Artieri quadri USSME 974

11. Direzione veterinaria. Quadri. D.S. Settembre/ottobre 1942 USSME 974

12. IX° btg misto genio. Diario storico 1° /20-3-1943 USSME 1126

13. Comando artiglieria. Rel. Gen. Filippi. Novembre 1942/gennaio 1943 USSME 1554/3

14. Sez. CC.RR. – C.d’ A. Alp. - 2 a Tridentina. 3 a julia. 4 a Cuneense USSME



8a ARMATA ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

2a Divisione Alpina TRIDENTINA



1. Quadri a cura P. Resta

2. Relazione magg. Ambrosiani. Luglio/Dicembre 1942 USSME 850 R

3. Relazione gen. Reverberi con appunto gen. Garibaldi e confronto

con relazione Ambrosiani USSME 1554/1/6

4. Falso Reverberi P. Resta-USSME 850-Varie

5. Relazione gen. Reverberi (da”carte Ricogno”) USSME 850

6. 5° rgt alpini D.S. luglio/agosto 1942 USSME 850

7. 5° rgt alpini D.S. settembre/ottobre 1942 USSME 850

8. 5° rgt alp. D.S. btg Marbegno 31-8-42/9-10-42 e allegati USSME 850

9. 5° rgt alp. D.S. btg Tirano 1-9-42/31-10-42 USSME 850

10. 6° rgt alp. D.S. settembre-ottobre 1942 – 2° rgt art. alp. Quadri USSME 850


Massimo Coltrinari, La Guerra Italiana alla URSS 1941-1943: Le operazioni, Roma, Editrice Nuova Cultura, 2010,

mercoledì 9 febbraio 2011

III Parte

Fonti di Archivio

Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico

Elenco Armate

8a ARMATA – ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

3a Divisione JULIA
1. Quadri e Varie a cura di P. Resta

2. Ufficiali Div. Julia a cura di P. Resta

2.1. Ufficiali Div. Julia a cura di P. Resta

3. Relazione gen. Moro 17-12-42/2-2-43 USSME 1554/9

4. 9° rgt alpini. Specchio perdite USSME 1554

5. 3° rgt art. alpina. Specchio perdite USSME 1554

6. Divisione Julia. Ordine ritirata. 16-1-1943 a firma gen. Ricagno USSME 1554

7. Btg Val Cismon. Relazione cap. Mosetti 6-12-42/16-1-43 USSME 155 4/10


8a ARMATA – ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

4a divisione Alpina CUNEENSE
1. Quadri ufficiali a cura di P. Resta

2. Relazione gen. E. Battisti con allegati USSME 1126

3. Relazione gen. E. Battisti USSME 1126

4. Relazione magg. Amico (da carte Ricagno) USSME 1554/8

5. Relazione cap. Gallotti sulla ritirata USSME 1126


PRIGIONIERI ITALIANI NELL’UNIONE SOVIETICA

1/A. Trattative per il rimpatrio USSME 2271/C

1/B. Trattative per il rimpatrio USSME 2271/C

2. Rimpatrio 551 ufficiali inferiori 7-7-1946 USSME 2271/C

3. 50 UFFICIALI TRATTENUTI A Sighet USSME 2271/C

4. Prigionieri trattenuti nell’URSS USSME 2271/C

5. Prigionieri trattenuti e rimpatriati 3-10-1946 USSME 2271/C

6. Statistiche prigionieri e varie USSME 2271/C

7. Prigionieri collaboratori dei Sovietici – Riservato USSME 2271/C

8. Prigionieri ex internati dai tedeschi. Prigionieri dell’Armata Rossa USSME 2271/C

LXV° btg genio incorporato nell’Armata Rossa USSME 2271/C

9. Relazioni dei prigionieri Italiani rimpatriati – Riservato USSME 2271/C

10. Rimpatrio degli ufficiali superiori. 22-8-1946 USSME 2271/C

8a AMATA - ARMIR

XXXV° Corpo d’Armata CSIR
1. Gen. Messe. Relazione. 1 luglio 1941 – 1 settembre 1942 USSME K1

2. Gen. Messe Allegati alla relazione USSME K2

3. T. Napolitano. In Russia con il CSIR

4. Diario storico. 4-7-1942/31-7-42 a firma utili USSME 1563/10

3. Diario storico 1-8-1942/23-8-42 a firma utili USSME 1563/10

4. Diario storico 24-8-42 – 31-8-42 a firma utili USSME 1563/10

4.bis Diario Storico 1-9-42 – 18-9-42 a firma utili USSME 1563/10

5. Diario storico 19-9-42 – 11-10-42 a firma utili USSME 1563/10

6. Relazione ciclo operativo 25-11-42 – 31-12-42 a firma zingales USSME 1555 Originale

7. Relazione ciclo operativo 25-11-42 – 31-12-42 a firma zingales USSME 1556

8. Relazione Kosel dal volume “La guerra dell’Italia” cap.XIII USSME 1563/10

9. 156 a cp. Mista / VIII° btg collegamenti CSIR poi 10° rgg.pt Genio Armir

10. 30° Rggpt art. C.d’A. USSME 784

11. IX° btg Pontieri – Fondamento del DNIEPER ISCAG

12. Rgg.to CC.NN. 3 gennaio dal 17-7-42 al 17-8-42 USSME 1555/4

13. VIII° btg Collegamenti ISCAG

14. Chimici. Corso ufficiali difesa Chimica.

Attività cp. Lanciafiamme 4-11-41/23-5-42

15. IV° btg artieri ISCAG

16. Trasporti “Avanti”. G.U. Da inviare al seguito del CSIR.

Procedimenti d’impiego. Avvicendamento USSME 1562/1 – 1563/10

17. Appunti per una storia del Genio. Gen. Tirelli. Da non divulgare ISCAG

18. I° btg Chimico XXX° C.d’A. e ARMIR - Diario storico USSME 1085

19. II btg c/c 47/32 autocorazzato – operazioni 1-12-42 – 21-12-42 USSME 1555/2

20. CIV btg Mitraglieri autocorazzato USSME 1085

21. XV btg guastatori ftr. Relazione 21/31 agosto 1942 USSME

22. Comando Genio febbraio/marzo/aprile 1942 – novembre 1942 ISCAG

23. Comando Genio XXXV° C.d’A. quadri al 1-1-42/1-5-42

Relazione I° btg Pontieri. Diario storico 1-3-42/30-4-42

O.G. 235 del 1-11-42 gen. Mario Tirelli

O.G. 237 del 4-11-42 col. Gualtiero Frattali ISCAG

24. Cc.rr. SEZ. 175 a - 194 a - 684 a

25. XXIX C.d’A. Germanico 20-12-42 – 27-12-42 ten.col. Zieglauer USSME

26. XXXV° C. d’A. e XXIX° C.d’A. Germanico. Resoconti Nuclei

collegamenti tedeschi USSME

27. XXXV° C.d’A. Contegno alleati tedeschi USSME 1555/2

venerdì 4 febbraio 2011

Convegno organizzato dalla sezione di Marino Lecce.

Il Primo ed il II Risorgimento e la questione meridionale

12 febbraio 2011 Hotel Costa Brada – Gallipoli

Programma
ore 10,00: Sala Convegni Hotel Costa Brada - Apertura dei lavori
SALUTO DELLE AUTORITA’

 Dott. Giuseppe VENNERI - Sindaco di Gallipoli
 Dott. Antonio GABELLONE - Presidente della Provincia di Lecce
 Dott.ssa Loredana CAPONE – Vice Presidente Regione Puglia
 Dott. Mario TAFARO - Prefetto di Lecce e/o on. Alfredo MANTOVANO

PROLUSIONE

 Gen. C.A. Sen. Luigi POLI - Presidente ANC FARGL

RELAZIONI (Mattina)
Introduce e modera la d.ssa Maria Grazia PRIMICERI

 Avv. Cosimo FINIGUERRA – “150 anni di unità d’Italia: tra storia e memoria”. (si propone come 1° intervento della mattina.)
 Gen. Dr. Massimo COLTRINARI - Il 1860;
 Ten. Col. Osvaldo BIRIBICCHI – La Spedizione dei Mille;
 Cav. Mar. Salvatore PECORARO – “Memorie salentine”.

Interventi

Pausa

RELAZIONI (Pomeriggio)

Modera la d.ssa Maria Grazia PRIMICERI

 Cav. Antonio FILOGRANA - (saluto e apertura 2 sessione).
 Ing. Giorgio Prinzi – La crisi armistiziale.
 Col. Vittorio Scarlino – Il regno del Sud, primo fronte della Guerra di Liberazione;
 Sen. Dr. Rosario Giorgio COSTA – “Onori ai caduti di Cefalonia”.
 Prof. Cosimo ROLLO – “I fiori di Cefalonia” (possibilmente dopo sen. Costa).
 Prof. Adelio FABBRIS – “La Costituzione”

 Testimonianza diretta (reduce Cefalonia)
   Interventi e dibattito

CONCLUSIONI

Per ogni informazione, contattare risorgimento23@libero.it

martedì 18 gennaio 2011

Ricerca d'Archivio Russia 1941-1943

IV Parte
Fonti di Archivio
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico

Elenco Armate

8 a ARMATA - ARMIR
XXXV° Corpo d’Armata – CSIR
3 a Divisione Celere – PRINCIPE AMEDEO DUCA D’AOSTA – PADA

1. Quadri
2. Relazione gen. Marazzani agosto 1941/ottobre 1942 USSME 1556/9
3. Relazione gen. De Blasio 17/21 dicembre 1942 USSME 1556/10-11
4. Relazione ciclo operativo 7/21 dicembre 1942. Gen. De Blasio USSME L.14 – 87/1
5. Memoria sintetica magg. Romolo Guercio 2 a battaglia difensiva del Don USSME 1556
6. D.S. 3° rgt bers agosto/settembre 1942 a firma col. E. Felici USSME 1556
7. Relazione col. Longo (su richiesta gen. De Blasio)
    dicembre 42/febbraio 43. 3° rgt bers. USSME 1556
8. D.S. 6° rgt bers agosto/settembre 1942. Col. Salvatores USSME 1083
9. Resoconto col. Carloni ciclo operativo 22-1-43/22-2-43 USSME
10. D.S. 120° rgt art a firma col. De Simone USSME 1086
11. XLVII° btg Motociclisti 2 agosto/18 agosto1942(operazioni VI a Arm.
      tedesca) USSME1086
12. LXVII° btg Carri L. 6 a firma magg. Ottaviani USSME 1086
13. IC btg Mortai – D.S. agosto/settembre 1942 a firma ten.col. Rosati USSME 1086
14. XIII° grp sq semoventi “Alessandria” USSME 1086
15. Elogi tedeschi a PADA USSME L.14 – 87
16. “Colonna Carloni” USSME L.14 – 85/1

8 a ARMATA - ARMIR

XXXV° Corpo d’Armata - CSIR

2 a Div. Fanteria SFORZESCA

1. Relazione gen. Pellegrini (per gen. Nosse) 25-6-42 – 31-8-43 USSME 1027
2. D.S. a firma ten. Col. Fiore luglio/agosto 1942 USSME 1027
3. Relazione gen. Pellegrini 16-8-42 – 31-8-42 USSME 1027
4. Relazione gen. Pellegrini 1-9-42 – 10-10-42 USSME 1027
4.1. D.S. (non firmato) 1-9-42 – 31-10-42 USSME 1027
4.2. Relazione gen. Pellegrini 13-10-42/15-11-42 USSME 1027
4.3. Relazione gen. Pellegrini 16-10-42/31-12-42 USSME 1027
5. Quadri e D.S. a firma ten.col. Fiore novembre/dicembre 1942 USSME 1027
6. Relazione gen. Pellegrini 16/31 dicembre 1942 USSME 1143/bis
7. Relazione gen. Pellegrini 16/31 dicembre 1942 USSME
8. Relazione fatti d’arme 16-12-42/31-12-42 (non firmata) USSME 1027
9. Relazione particolareggiata fatti d’arme 16-12-42/31-12-42 più allegati USSME L.14 – 87/3
10. Quadri. Relazione ten. Otto joos con commenti Luoni e Resta
      e rel. Luoni USSME
11. 53° rgt ftr “Umbria”. Relazione col. M. Contini 16-8-42 – 31-8-42 e
20-12-42/24-12-42 USSME 1552/15
12. Relazione cap. V. Luoni. Relazione reduce Temporelli Marco con
commenti Luoni e Resta. Relazione cp volontari Millenovo a firma cap. V. Luoni USSME
13. 17° rgt art mot quadri e D.S. luglio/dicembre 1942 USSME 1027


8 a ARMATA - ARMIR

XXXV° Corpo d’Armata - CSIR

9 a Div. Fanteria PASUBIO


1. Quadri a cura di P. Resta
2. Relazione gen. G. Boselli dicembre 1942/gennaio 1943 USSME 1556/1
3. Relazione ten. col. G. Cangia dicembre 1942/gennaio 1943 USSME 1556
4. Relazione gen. Giovannelli 14-7-1941/15-9-42 USSME 1556
5. D.S. a firma col. Biasidi e relazione 1a battaglia difensiva del Don USSME 876
6. Relazione V. Luoni (privata per Resta) LUONI
7. 79° rgt ftr “Roma” relazione col. Mazzocchi 20-12-1942/16-1-1943 USSME 1556
8. 79° rgt ftr “Roma” relazione col. Mazzocchi 24-11-1942/31-12-43 (originale)
9. Relazioni 10-12/19-12-1942 co. G.B. Casazza e A. De Battista USSME 1556
10. 8° rgt art relazione ten. col. Zingales 1-12-1942/19-12-42 USSME 1143


8a ARMATA - ARMIR

II° Corpo d’Armata e Reparti direttamente dipendenti

1. Quadri a cura di P. Resta
2. Informative USSME 1562/4
3. Relazione gen. Zanghieri 20/24 agosto 1942 – 11/12 settembre 1942
    20/30 dicembre 1942 USSME 1552/1
4. Relazione gen. Zanghieri 11/19 dicembre 1942 USSME 87/1
5. Relazione gen. Zanghieri 11/19 dicembre 1942 USSME 1552/4
6. Relazioni uff. operazioni 16/20 dicembre 1942 e 22-1-43 USS E 1552/7_1126
7. D.S. a firma col. Almici novembre/dicembre 1942 USSME 1126
8. Relazione ufficio operazioni 16/19 dicembre 1942. Kantemirovka USSME 1126
9. Comando artiglieria - direz. Sanità – direz. Veteriniaria
    direz. Commissariato USSME 1126
10. Comando Genio D.S. a firma gen. B. Rima novembre/dicembre 1942 USSME 1126
11. Sez. CC.RR. 56-66-183-193-194-204-362 ussme 788-798-799
12. XXXII° btg controcarro 47/32 granatieri di Sardegna novembre/dicembre
     1942 a firma ten. col. A. Pinzi USSME 1126
13. II° btg Guastatori di Fanteria D.S. novembre/dicembre 1942 USSME 973
14. XV° btg artieri. Quadri ufficiali USSME 973
15. Resoconto nuclei collegamenti germanici USSME

CFR. Massimo Coltrinari, La Guerra Italiana alla URSS 1941-1943: Le operazioni, Roma, Editrice Nuova Cultura, 2010, Ero 20.
 Il volume può essere ordinanto a: ordini@nuovacultura.it o risorgimento23@libero.it

domenica 9 gennaio 2011

Ricerca d'Archivio Russia 1941-1943

V Parte

Fonti di Archivio
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico


8a ARMATA - ARMIR

3a Divisione Fanteria “RAVENNA”

1. Quadri a cura P. Resta

2. D.S. novembre/dicembre 1942 a firma ten. col. P. Ducras USSME 1330

3. Relazione gen. Dupont 11/12-1942/30-12-1942 USSME

3.1. Relazione uff. operazioni 1/24 gennaio 1943 (originale) ----------

3.2. Relazione ufficio operazioni 11/17 dicembre 1942 (originale) ----------

3.3. Relazione ufficio operazioni 17 dicembre 1942/17 gennaio 1943 USSME

4. Relazione gen. Capizzi sui colonnelli Naldoni e Bianchi USSME 1552

4.1. Relazione caporale G. Alfano del 37 rgt ftr USSME 1552

4.2. Relazione ten. col. Livio Vario 38 rgt ftr 11/17 dicembre 1942 USSME 1552

4.3. D.S. III° btg Mortai 1-11-42/31-12-42 USSME 1330

5. Reparti organici Divisione. L’arrivo in Russia e la marcia al Don USSME

6. Relazione gen. Dupont. Operazioni sul Donetz 30-12-1942/23-1-43 USSME


8a ARMATA - ARMIR

5a Divisione Fanteria COSSERIA

1. Quadri a cura di P. Resta

2. Riassunto cronologico luglio 1942/aprile 1943 a firma gen. E. Gazzale USSME 1553/3

3. Relazione gen. E. Gazzale 11-2-1942/20-12-1942 USSME 1553/4

4. D.S. 1 novembre/31 dicembre 1942 USSME 1090

5. 89° rgt ftr quadri. 90° rgt ftr relazione 12-12-42/17-12-42 a firma magg. P

Picciano USSME 1553/1

5.1. CV° btg mortai – quadri USSME 715

5.2. Bandiere USSME 1553/1

8a ARMATA - ARMIR - CSIR

52a Div. Fanteria “TORINO”

1. Quadri a cura di P. Resta

2. Relazione gen. Schreiber 10-6-1941/31-3-43 USSME

3. Relazione gen. R. Lerici 1-7-42/17-1-43 USSME 1555/9

4. Relazione gen. R. Lerici su richiesta gen. Ulesse. 2a battaglia difensiva

del Don USSME 1555

5. Copia della relazione del gen. R. Lerici donata all’83° rgt ftr da P. Resta USSME 1555/11

6. D.S. novembre/dicembre 1942 a firma magg. U. Turrini USSME 883

7. Relazione gen. C. Rossi ottobre 1942 /gennaio 1943 USSME 1882

8. Relazione magg. U. Turrini maggio 1942/febbraio 1943 USSME 1143

9. Relazione ciclo operativo 19-12-1942/17-1-43 a firma gen. R. Lerici USSME L.14 – 87/1

10. Relazione col. Santini 81 rgt ftr e varie USSME 1555/12 –

USSME 883

11. 82° rgt ftr – quadri e varie USSME

12. 52° rgt art D.F. appunti per un D.S. e quadri USSME 883

13. 81° rgt e 82° rgt ftr bandiere. XXVI° btg Mortai – LII btg Mortai

Comando Genio – Cimitero Rikovo – Reparto formazione USSME

14. D.S. gennaio/febbraio 1943 a firma magg. U. Turrini USSME 883
15. III/81° rgt ftr - Relazione 17-1-42/20-4-43 USSME L.14 - 87

Dal testo
Massimo Coltrinari, La Guerra Italiana alla URSS 1941-1943: Le operazioni, Roma, Editrice Nuova Cultura, 2010,

venerdì 7 gennaio 2011

Gli Arditi del Sud

Eugenio Moretti

Le vicende della guerra segnarono anche il X° Reggimento Arditi, che segui la sorte di tanti altri reparti italiani; alcuni si adeguarono alle clausole dell'armistizio dell'8 settembre 1943, altri continuarono invece a combattere a fianco dell'ex alleato tedesco.
Per quanto attiene a quanti operarono a fianco degli alleati, l'8 settembre sorprese il I° Battaglione Arditi in Sardegna. Il reparto non subì sbandamenti restando fermo nella sua efficienza operativa grazie soprattutto all'opera del proprio Comandante, il Ten. Col. Guido Boschetti.
Il 12 Settembre, attaccato in forze dai tedeschi che gli intimarono la resa, contrattaccò, respingendoli sanguinosamente.
Il 19 febbraio 1944 il battaglione sbarcò a Napoli e immediatamente fu schierato a fianco degli alleati sulla linea del Volturno. Questo avvenimento segna l'ingresso degli Arditi nel C.I.L.. il Corpo Italiano di Liberazione.

Il 19 marzo il reparto cambia nome per volere del Gen. Messe e diventa IX Reparto d'Assalto dall'omonima unità che nella Prima Guerra Mondiale aveva gloriosamente combattuto proprio agli ordini dell'allora Maggiore Messe sui monti Grappa e Col Moschin.

A maggio, al momento dell'avanzata, il IX Reparto d'Assalto è un'unità organica con poco più di 400 Arditi in tutto così articolata:

• plotone comando

• 4 compagnie arditi: tre d'assalto (102,110,123) e una armi d'accompagnamento (104).

Il reparto, inquadrato nel 68° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Legnano" resta al fronte per tutta la durata della guerra.

In pratica il contributo del IX Reparto d'assalto "Col Moschin" nella guerra di liberazione, dall'8 Settembre 1943 all'8 Maggio 1945, fu, tenuto conto dell'esiguità del suo organico, particolarmente elevato. Le perdite totali assommarono a 60 caduti e circa 200 feriti.

Numerosi furono i riconoscimenti ufficiali sia da parte delle nostre Autorità militari che dei Comandi Alleati. Ricordiamo, oltre alle decorazioni al Labaro, una M.O.V.M, 48 tra M.A.V.M. e M.B.V.M, una Silver Star americana, 7 decorazioni polacche e ripetuti encomi solenni.

Al termine del conflitto, nell'Agosto 1946, il reparto fu sciolto. In seguito fu donata la Bandiera di Combattimento (anno 1976) al 9° Battaglione Paracadutisti "Col Moschin" di Livorno ora 9° Reggimento Paracadutisti "Col Moschin".

Per non dimenticare la mia diretta partecipazione mi sia consentito il seguente aneddoto:

inizio primavera 45 ci sono ordinate azioni di disturbo nella zona della linea Gotica (che sarà poi teatro finale con sfondamento linea nemica - e liberazione città Bologna).

Nelle primissime ore del mattino del 10 aprile preceduti da nutriti fuochi di artiglieria, diretti da un valido osservatore, il sottotenente Poli, (Presidente nazionale ANCFARGL) iniziano gli attacchi ai due obbiettivi prefissati: Parrocchia di Vignale e Quota 459 che sono posizioni fortificate e contornate da campi minati.

La 110ma compagnia con obiettivo Parrocchia di Viguale al comando dei S.Ten Manenti e Ten. Gagliardi, e la 123° compagniacon obiettivo Quota 459 Sot.Ten. Palma e Schiavoni. Cruenti furono i combattimenti con accesi corpo a corpo; grande abnegazione del S.Ten. Manenti che, incappato su di un campo minato nel tentativo di salvare un suo ardito dalla morsa delle mine, resta colpito mortalmente dallo scoppio di un ordigno. Nel contempo il giovane marconista Caporale Moretti avuto l'apparato radio portatile colpito da schegge sia al vano porta batteria che al laringofono, lo ripara sotto il fuoco dei mortai e riesce a trasmettere in radiotelegrafia la richiesta di annebbiare il fronte per poter ripiegare i reparti che hanno portato a termine l'azione.

L'esito glorioso delle due azioni non è stato incruento e sette morti più una quindicina di feriti di cui alcuni gravi, è stato il tributo del IX Reparto d'Assalto.

La mattina del 21 Aprile il Gen. Utili seguìto dalla bandiera del IX Rep. d'assalto entra in Bologna da Porta S.Stefano tra una fitta ala di folla festante.



Eugenio Moretti

ANCFARGL Genova



giovedì 6 gennaio 2011

Lo sbarco di Anzio 22 gennaio 2011


In occasione della ricorrenza del 22 Gennaio 1944 dello Sbarco Alleato sul Litorale Pontino ed in coincidenza del 150° Anniversario della costituzione dello Stato Italiano, il LIONS Club Anzio-Nettuno con il suo Presidente ing. Giovanni Vallone ha organizzato un Convegno dedicato alla storia recente d’Italia che possa ricordare i due fatti storici. Con il patrocinio dei Comuni di Anzio e di Nettuno e dei Comitati del Distretto LIONS 108L “150 anni dell’Unità d’Italia” e “Rapporti con le Forze Armate e Forze di Polizia”, nella Sala Consiliare di Villa Sarsina il 22 Gennaio 2011 dalle ore 17,30 si svolgerà il Convegno “Appuntamenti con la Storia: per non dimenticare il sacrificio di tanti uomini e donne di questo territorio” con illustri Relatori: On. prof. Domenico Fisichella che evidenzierà “Il Miracolo del Risorgimento. La formazione dell’Italia Unita”, prof. Alberto Sulpizi che illustrerà “Anzio e Nettuno nel periodo di fine ‘800: Amilcare Cipriani”, dott. Vincenzo Monti che spiegherà “L’assistenza sanitaria a Nettuno e Anzio prima e dopo l’Unità d’Italia”, Gen. Massimo Coltrinari che parlerà dell’evoluzione storica “Dal Primo al secondo Risorgimento”. Al termine del Convegno, chi fosse interessato potrà partecipare alla Cena presso l’Hotel Lido Garda ad Anzio. E’ impegnativa la prenotazione obbligatoria sia per assistere alla Conferenza sia per partecipare alla cena entro il prossimo 17 Gennaio telefonando ai numeri: 3477787928 oppure 3471476471.




martedì 4 gennaio 2011

domenica 02 gennaio 2011


Cronaca dall’avamposto militare italiano di Bala Murghab

di ANNA ROLLI

Venerdì 31 dicembre 2010, ultimo giorno dell’anno, in Afghanistan, alle ore 14.50, secondo la versione ufficiale, il caporal maggiore Matteo Miotto, di 24 anni, è stato colpito da un cecchino, mentre era di guardia, e alle ore 15 è stato dichiarato deceduto. Matteo, alpiere della compagnia Alfa Coi, al comando del capitano Daniele Castriota, sarebbe tornato a casa a gennaio alla fine di una missione di sei mesi.

Ieri mattina ero in procinto di lasciare l'avamposto militare italiano di Bala Murghab tra l'allegria generale, un po' chiassosa e colma di aspettativa per il cenone e la festa serali, in un luogo, dove, ovviamente, le distrazioni per i soldati, a volte molto giovani, sono davvero poche. Ci siamo salutati come accade sempre, con scambi di indirizzi e-mail, di numeri di cellulari e di reciproche promesse di rimanere in contatto. L'attentato è avvenuto mentre noi, giornalisti in visita, eravamo in volo con i Black Hawk, gli elicotteri statunitensi, e dopo l'atterraggio, al rientro in base ad Herat, ci ha accolto un silenzio profondo, quasi solenne e volti chiusi, oscurati dalla mestizia e dal pudore. Abbiamo capito così, in un momento, che qualcosa di grave era accaduto.

Nel Camp Arena, sede del Regional Command West, solitamente chiamato base miliare di Herat per la sua vicinanza con la città afghana di Herat, ieri, durante la cena, il capo di Stato maggiore, generale Marcello Bellacicco, è venuto alla mensa. In piedi, con le mani dietro la schiena, ammutoliti, soldati e giornalisti, abbiamo ascoltato le sue parole colme di esasperazione e di dolore. La salma aereo-trasportata è arrivata alle 22.40, nel piccolo aeroporto di fronte ai commilitoni schierati, deposta nella camera ardente è stata vegliata per tutta la notte, mentre i pensieri di ognuno si volgevano alla famiglia di Matteo, al capodanno più triste della loro vita. Nel piazzale centrale sventolava a mezz'asta la bandiera italiana, affiancata stamane da quella spagnola, il contingente spagnolo ha deciso, infatti, di manifestare in questo modo, con umana gentilezza, la propria solidarietà.

Nel pomeriggio il generale Bellacicco ha tenuto una conferenza per i giornalisti. Noi italiani continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto, con razionalità e determinazione, ha affermato il generale, i nostri obiettivi sono la sicurezza e la stabilizzazione del paese, la linea quella di un progressivo disimpegno politico, amministrativo e militare, dovranno essere le forze afghane a combattere i talebani, gli afgani che stiamo addestrando.

Quando si combatte, però, episodi come quello di ieri possono accadere, anche perché un tempo gli insurgens avevano il predominio mentre ora sono in difficoltà e vogliono colpirci anche con aiuti che potrebbero venire dall'esterno. Noi costantemente controlliamo il territorio e lavoriamo per prevenire gli attacchi e per mantenere l'iniziativa e abbiamo la capacità di reagire immediatamente.

Il generale ha poi ricordato la lettera scritta a novembre da Matteo al sindaco di Thiene, suo paese d'origine, in provincia di Vicenza, nella quale il giovane soldato parlava dei suoi ideali e delle sue scelte, della vita militare intesa come servizio e degli alpini, delle loro storia, spirito e tradizioni. Una lettera nella quale il generale ha dichiarato di essersi identificato e riconosciuto. Un ragazzo che aveva capito il vero Afghanistan come i tanti commilitoni che fanno sacrifici ma hanno grandi ideali e valori.

Siamo stati tutti giovani e i giovani si entusiasmano, si appassionano, si parla di servizio, si dice che il militare nasce per servire gli altri e tutto ciò per loro può essere esaltante. Abbiamo qui una gioventù sana come i lagunari che rischiano la pelle e intanto regalano la loro colazione ai bambini afghani. Ragazzi che identificano il motivo per cui siamo qui, quanto possa essere creativo e quanto si riesca a dare in missioni coinvolgenti e rischiose ma l'importante per i militari è servire, è ritrovarsi nei propri valori. Il militare italiano è animato dai propri valori, noi siamo un'espressione dell'Italia e cerchiamo di rappresentarla al meglio, di dare prova di professionalità e di spirito etico.

C'è la commozione, la tristezza per un ragazzo ucciso in questa maniera ma non si tratta di una minaccia usuale, i frutti del buon lavoro fatto ci sono ancora, la shura del 20 dicembre a Bakwa è stata fondamentale e l'attentato potrebbe essere una risposta alla sua riuscita ma noi continueremo nella nostra politica di assistenza alla popolazione per erodere il consenso ai talebani. Il generale ha concluso, visibilmente commosso, invitando i genitori di Matteo ad essere tanto, tanto orgogliosi del proprio figlio.

Nel 2010, i nostri soldati sono stati colpiti più volte in Afghanistan dagli insurgens: i criminali fanatici talebani e i criminali comuni che si dedicano ad ogni sorta di traffici illeciti, soprattutto di oppio e di armi. Si contano nell'ultimo anno 13 caduti, l' attentato del 9 ottobre scorso, il più cruento, ha provocato la morte di quattro alpini e il ferimento del 5° in seguito all'esplosione di un ordigno nella valle del Gullistan, provincia di Farah, nel Sud Ovest del paese.

Scontri a fuoco si sono registrati a metà dicembre quando con l'operazione Bazar Arad "Libero mercato" l'8° reggimento alpini ha esteso la bolla di sicurezza di Bala Murghab di oltre un km quadrato verso Nord. A Natale si erano registrati tentativi di colpirci, tentativi fortunatamente falliti, non così a Capodanno. Hanno tentato di colpirci durante la nostra festa più cara, ci sono riusciti durante la nostra festa più allegra nella quale tradizionalmente ci si scambia i migliori auguri di felicità per il nuovo anno. Possono davvero cantar vittoria, i criminali che infestano questo sventurato paese. Ancora per poco, speriamo.

domenica 2 gennaio 2011

Storia Militare

Approccio per un approfondimento

Nota di Giuseppe Conti per Massimo Colttrinari. 2006

Per anni lo studio del singolo fatto d’armi è stato al centro della Storia militare, costituendo la parte preponderante della stessa, fino ad essere identificato, a torto o a ragione, con la stessa Storia militare. Ne è derivata così, ad opera di larga parte della storiografia, una sorta di ostracismo, sfociato talvolta in una vera e propria condanna, per la Storia militare intesa come “histoire battaille”, prodotto emblematico della storia “evenemenziale” disprezzato dalla storiografia francese, da Voltaire fino alle “Annales”, come un racconto di eventi slegati fra loro e come tale incapace di fornire al lettore alcuna conoscenza effettiva sulla società, sui costumi, sulla mentalità dell’epoca in cui si è verificato.
In risposta a queste critiche gli storici militari hanno imboccato altre strade che li hanno condotti ad approfondire gli aspetti politici , sociali, culturali connessi alla guerra e allo strumento militare deputato a combatterla. Ne è derivato uno spostamento sensibile dell’interesse degli storici dallo studio degli eserciti in guerra a quello degli eserciti in tempo di pace, alle forme di reclutamento, ai loro rapporti con la società civile.
Oggi, finalmente, messe da parte antiche polemiche, la storiografia specializzata sembra avere acquisito un punto di equilibrio procedendo al recupero della campagna, e/o della battaglia non come esercitazione tecnicistica , spesso fine a se stessa, come avveniva negli schemi dell’”histoire battaille”, bensì nella consapevolezza, per dirla con Keegan e Howard, che studiare gli eserciti in pace è lecito e necessario, ma che non è da ciò che gli eserciti sono, ma da ciò che fanno che dipende il destino delle nazioni, e che lo scopo per cui essi esistono è quello di combattere.
Dunque, oggi che siamo in possesso di strumenti che ci permettono di non isolare mai l’evento bellico dal contesto generale che l’ha generato e di non dimenticare, come diceva Delbruck, che la battaglia è un filo rosso che percorre l’intero tessuto sociale, oggi lo studio delle operazioni militari può rappresentare uno strumento utile per fornire strumenti formativi generali e specifici finalizzati alla formazione complessiva dell’ufficiale.

Scopo del corso è quello di fornire ai frequentatori :
conoscenza di eventi di storia militare italiana e mondiale che debbono costituire una componente essenziale e irrinunciabile del bagaglio culturale di un Ufficiale (di Stato Maggiore);
introduzione al dibattito storiografico sviluppatosi nel corso degli anni, in Italia e all’estero, sugli argomenti trattati, per allenare l’ufficiale ad acquisire nello studio della storia, e più in generale nel processo di acquisizione della conoscenza, una “forma mentis” elastica e dialettica ;
conoscenza delle fonti e della metodologia della ricerca storica: indicazione di repertori bibliografici, fonti a stampa, serie archivistiche; individuazione e scelta dei documenti, esegesi degli stessi ecc.
In tal modo si fornirà all’Ufficiale frequentante :
-capacità di procedere alla ricostruzione storica di un evento, o di un aspetto particolare di esso, basandosi sugli strumenti acquisti durante il corso: nelle lezioni di didattica frontale prima, nelle successive fasi di apprendimento e di approfondimento.
A tale scopo si ritiene utile proporre per l’anno 2003-2004 un corso di studio dedicato alla ricostruzione di alcune delle:

GUERRE DELL’ERA ATOMICA
Programma del Corso.
A) LEZIONI (21 periodi)
A) Introduzione al corso.
I Precedenti :
La seconda guerra mondiale .
caratteri assoluti della guerra totale;
la guerra europea : la fase occidentale ;
la guerra “europea”: attacco a est;
dalla guerra “europea” alla guerra mondiale ;
la guerra mondiale: il fronte del Pacifico;
attacco al continente europeo: la Campagna d’Italia , l’operazione “Overlord”;
la fase finale della guerra in Europa;
impiego dell’arma atomica ed epilogo della guerra in Asia;
l’impiego dell’arma atomica e sue conseguenze politiche e strategiche.

B) Le guerre dell’era atomica

La guerra di Corea;
Le guerre d’Indocina e del Vietnam
Le guerre arabo-israeliane
Le guerre jugoslave

B: ESERCITAZIONI PER GRUPPI DI LAVORO (30 periodi)

Potrebbe riguardare la fase finale della II Guerra Mondiale. (caratteri assoluti) e i quattro argomenti del Gruppo B (guerre “limitate” o regionali ecc.) .

Se si ritiene troppo pesante il carico, possiamo limitarci al solo Gruppo B .

In caso di accettazione della proposta di Corso si passerà alla definizione particolareggiata del programma.

A tale fine sono stati presi contatti con i Proff. Antonello Bigini, Luigi Goglia, Alberto Santoni

BIBLIOGRAFIA ORIENTATIVA (e provvisoria)
Opere di carattere generale, dizionari, repertori , ecc.
. Guerre in tempo di pace , De Agostini, Novara, 1983;
. Christian Zentner, La guerra del dopoguerra. Storia documentata dei conflitti militari dal 1945 ad oggi, Bietti, Milano, 1970;
. George C. Kohn, Dizionario delle guerre. Conflitti mondiali, guerre civili, spedizioni punitive, ribellioni, rivoluzioni, Armenia, Milano.
Paul, K. Davis, Le 100 battaglie che hanno cambiato la storia, Newton Compton, Roma, 2003.

Opere di carattere settoriale
II Guerra Mondiale ( bibliografia momentaneamente omessa)

.. Guerra di Corea
…Max Hastings, The Korean war, Simon &Schuster, New York, 1987, (trad. It. La guerra di

Corea: 1950-1953, Rizzoli, Milano);
… Steven Hugh Lee, La guerra di Corea, Il Mulino, 2003.
... Camille Rougeron, Les enseignements de la guerre de Corée, Berger-Levrault, Paris, 1952.

Guerra del Vietnam
… Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, Rizzoli.
… Mitchell, K. Hall, La guerra del Vietnam, Il Mulino.

..Le guerre arabo-israeliane
…A.J. Barker, Arab-Israeli Wars, Hippocrene Books, New York, 1981.
…Trevor N. Dupuy, Elusive Victory,The Arab-Israeli Wars, 1947-1974, Harper & Row, New
York, 1978.
.. Le guerre jugoslave
… Jore Pirievec, Le guerre jugoslave, 1991-1999, Einaudi, Torino, 2003

mercoledì 29 dicembre 2010

a tutti i lettori di questo blog
I Migliori Auguri
di un Sereno, Felice e Prospero
2011

lunedì 20 settembre 2010

E' uscito il volume
L'investimento e la presa di Ancona
La conclusione della campagna di annessione delle Marche
20 settembre - 8 ottobre 1860
di
Massimo Coltrinari 278 pagine, ill., 20,00 euro, è reperibile in tutte le librerie d'Italia.
In Ancoma presso la Libreria Canonici, Corso Garibaldi 112;

Il Volume riporta la presentazione del Sindaco di Ancona,
Prof. Fiorello Gramillano