Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
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sabato 19 dicembre 2020

1944. La guerra di Liberazione all'estero. La Grecia Continentale III parte

 


Un altro aspetto della Guerra di Liberazione in Grecia fu la vicenda di numerosi soldati italiani che scelsero di non salire in montagna a combattere con i partigiani greci, oppure lavorare presso i contadini o girovagare per le campagne tendendo a raggiungere un porto per cercare di ritornare il Italia. Molti scelsero di nascondersi e confondersi fra la popolazione delle principali città greche, soprattutto Atene. All’inizio del 1944, accanto alle formazioni resistenziali greche, in cui operavano molto soldati italiani, sorsero due organizzazioni che, oltre a mettere in atto atti di sabotaggio e raccogliere informazioni, avevano come scopo l’assistenza ed il sostegno dei soldati italiani non aderenti Erano la O.L.I, Organizzazione Liberale Italiana, vicina all’ELAS fondata dal cap. Sebastiano Costantini, dal ten. Dei carabinieri Demetrio Crupi e dal ten. Vittorio Vicari Tra le tante azioni meritorie è da ricordare che il ten. Crupi riportò in Italia cucita sotto la fodera del soprabito, la bandiera del 3° Reggimento fanteria “Piemonte”, avita in custodia dal col. Pozzuoli che transitava per Atene diretto verso un campo di concentramento in Germania. Con le stesse finalità operò la C.O.I. Centro Organizzazione Italiana fondata ad Atene dal col. Giuseppe De Angelis. Questa organizzazione il 14 ottobre 1944 in occasione dell’ingresso delle truppe alleate ad Atene, sfilò per le vie della capitale accanto a formazioni di “andartes”.

 

La vicenda del richiamo del gen Infante in Italia è l’anticipo del clima che si instaurerà in Grecia nell’ambito della guerra civile tra le formazioni di sinistra e le formazioni monarchiche. Entrambe alimentano l’odio verso l’italiano aggressore ed occupatore, e questo odio è una delle componenti della guerra civile dimostrando che i responsabili greci non sono in grado di superare le tragedie proponendo soluzioni conciliative che avrebbero evitato ulteriori contrasti. Il gen Infante, come tanti altri ufficiali italiani era perseguito come “criminali di guerra”, anche se si erano dimostrati decisi fautori della lotta al tedesco. Infante, anche per ammissione degli stessi esponenti della Missione Militare Alleata in Grecia. Accompagnato dal cap. Philip Infante intraprese un lungo viaggio di oltre 200 chilometri per raggiungerà piedi l’Albania e di lì, il 5 febbraio 1944 per mezzo di un peschereccio battente bandiera americana raggiunse Brindisi. Ben presto fu nominato sottocapo di Stato Maggiore del Comando Supremo e dopo la liberazione di Roma fu nominato Primo Aiutante di Campo del Luogotenente Generale poi Re Umberto I. Infante, di sentimenti monarchici convinti, non abbandonò mai i soldati rimasti in Grecia. E fu grazie a lui che giunsero nel corso del 1944 e 1945 aiuti consistenti tramite le missioni militari alleate.

 

 La situazione in Grecia divenne quanto mai difficile con la ritirata tedesca. Nel settembre 1944 iniziò la evacuazione degli ospedali e delle strutture logistiche e del personale amministrativo tedesco da Atene e dalle altre città greche. Non fu una ritirata decente; anzi sembrò più una fuga frettolosa, quasi ignominiosa che colpi sia le truppe combattenti tedesche che la popolazione greca. Segni di disgregazione erano sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai soldati austriaci che facevano ogni sforzo per dimostrare che loro non erano tedeschi. Il 12 ottobre 1944 fu il giorno tanto sognato dai greci: i tedeschi sgombrarono Atene, il 13 i paracadutisti britannici occuparono l’aeroporto di Megara, il 14 occuparono Atene. Iniziarono tre giorni di grande festa. Al termine iniziarono i problemi. In breve giunsero dall’Egitto il Governo provvisorio ed il Re e tutti i funzionari che si erano rifugiati all’estero. La situazione era grave. Vi era apparsa di nuovo la fame, che non poteva essere contrastata dagli aiuti alleati. Iniziarono non solo ad Atene ma in tutto il paese le vedette, guidate dall’ELAS che si era messo alla caccia dei “quisling” greci; iniziavano i primi massacri, le epurazioni gli arresti arbitrari. Il porto di Velos divenne la meta di tantissimi italiani, che cercavano l’imbarco in Italia. In breve raggiunsero le migliaia; una relazione britannica riporta che dopo un mese dalle montagne della Tessaglia erano giunti a Velos circa 8500 italiani, che necessitavano di tutto ed erano alloggiati in quello che fu definito “il magazzino americano”. Gli imbarchi per l’Italia si susseguivano in base al naviglio disponibile, ma non sufficienti per trasportare tutti i presenti. Il 1944 si chiude in Grecia con una nuova ondata di paura e di disagi per i rimanenti italiani rimasti: i greci erano sprofondato in una paurosa guerra civile

 

 I precedenti articoli sono stati pubblicati in data 4 e 12 dicembre 2020

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