Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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domenica 10 novembre 2024

La Campagna d'Italia fino al gennaio 1941

 

La Campagna d’Italia fino al gennaio 1944

 

1.1.I precedenti. Dieppe e l’Operazione “Torch” 1.2.  Lo sbarco in Sicilia. 13.  Lo sbarco a Salerno. 1.4.  L’uscita dell’Italia dalla guerra. 1.5.  La conquista di Napoli e la Winter line. 1.6.  Dal Piano “Asche“ alla linea Gustav.

 

1.1.  I precedenti. Dieppe e l’Operazione “Torch”

 

Lo sbarco di Anzio in tutte le sue fasi preparatorie ricevette le esperienze che gli Alleati fecero in precedenti operazioni simili, in particolare sul teatro europeo, nel 1942, mentre si ebbe qualche riverbero di quanto gli statunitensi riuscirono ad attuare nel Pacifico, ma solo in minima parte.

Lo sbarco a Dieppe era inteso come una ricognizione a largo raggio, con obiettivi limitati; infatti doveva durare solo 48 ore. Inizialmente denominata operazione Router fu poi chiamata Jubilee con l'obiettivo strategico di provocare uno spostamento di forze dal fronte orientale verso il fronte francese e come obiettivo immediato quello di distruggere le installazioni portuali e della difesa costiera nell'area intorno al Porto di Dieppe; parallelamente rendere inutilizzabile l’uso di questo porto.

 

Inizialmente affidata al generale Montgomery fu poi data in comando a Lord Mountbatten, capo delle operazioni combinate, dopo il trasferimento di Montgomery in Africa settentrionale. Le forze destinate alla operazione avevano come base due Brigate di Fanteria canadese (4961 uomini) unità paracadutiste, unità commandos,  specialisti in d'istruzioni e genieri d'assalto, più un battaglione carri MK IV Churchill, di cui tre come lanciafiamme,  per un totale di 1075 uomini; presenti inoltre unita a livello plotone/compagnia delle forze della Francia libera, della Cecoslovacchia e della Polonia; era previsto un appoggio esteso della Marina con un preparatorio cannoneggiamento navale intenso e l'appoggio dell'Aeronautica sopra il cielo di Dieppe.

 

L'operazione inizio nella notte tra il 18 ed il 19 agosto 1942 quando e i dragamine inglesi aprirono i varchi nei campi di mine per giungere a terra. Durante l'avvicinamento le unità che trasportavano i Commandos si imbatterono in un convoglio tedesco che, ignaro, si stava trasferendo da est verso ovest; ne nacque un combattimento durante il quale la stragrande maggioranza delle navi che portava i Commandos fu affondata. L'allarme era stato dato ed il fattore sorpresa svanito; quando la fanteria canadese era attesa e fu falcidiata dal fuoco delle mitragliatrici e dei cannoni delle batterie costiere. Furono raggiunti obiettivi secondari e si riuscì anche a sbarcare tutti i carri armati, ma la loro azione fu presto contrastata e via via furono tutti distrutti. Dopo otto ore di combattimento la situazione era così grave che fu dato l'ordine di reimbarco parziale e nel pomeriggio si diede anche l'ordine generale di ritiro di tutte le forze.

 

Dieppe fu un fallimento totale. Le perdite furono pesanti per gli alleati 4384 tra morti feriti dispersi prigionieri tra le forze sbarcate, 555 marinai e si dovette lamentare anche la perdita di 119 aerei persi durante quella che fu poi definita la battaglia era di Dieppe; i tedeschi ebbero 311 morti e qualche centinaia di feriti.

 

L'operazione non portò a nessun ritiro di forze tedesche dal fronte russo alla Normandia e provocò, invece, un rafforzamento delle fortificazioni lungo il litorale sia olandese che francese.

 

Nel 2012 sono state avanzate ipotesi che stanno ad indicare che le reali intenzioni del raid fossero quelle di penetrare nelle strutture di comando tedesche presenti a Dieppe per impossessarsi di codici cifrati e macchinari Enigma che si riteneva fossero presenti in loco. In sostanza il grosso dell'attacco sarebbe stata un'operazione di copertura a una più piccola e mirata operazione di spionaggio. Tale chiave di lettura restituirebbe all'intera operazione un senso tattico e strategico che per decenni si è faticato a trovare.  Effettivamente riuscire la vita di oltre 7000 uomini, con perdite così alte sembra una ipotesi poco plausibile.

 

Dieppe fu in tentativo inziale per comprendere come ci si doveva muovere per sbarcare in Francia. Il suo fallimento portò alla conclusione che i tedeschi erano fortemente organizzati e le loro difese efficienti. Dal mare era difficilissimo attaccare zone presidiate. La necessità di avere un porto per sostenere nel tempo le forze sbarcate era noto a tutti, compresi i tedeschi.  Nessuno sbarco sopravvive a se stesso se non dispone di un porto. Questo fa sì che nello sbarcare sul litorale laziale, la scelta cadde sul porto più importante, Anzio. Sbarcare altrove senza aver la disponibilità di Anzio significava il suicidio.

La lezione subita, tuttavia, fu un'ottima fonte d'informazioni per le future operazioni anfibie in Europa, prima fra tutte la operazione Overlord. La decisione di sbarcare in Normandia, discende dalla esperienza di Dieppe: attaccare Calais o altri punti fortificati della costa francese significava andare incontro a disastri. I tedeschi questo lo sapevano e quindi, non avendo una ricognizione adeguata, non si accorsero della costruzione di due porti artificiali davanti alle coste normanne, versa sorpresa strategica che gli alleati riuscirono a realizzare. I tedeschi considerarono lo sbarco in Normandia un semplice sbarco secondario e diversivo, attuato con lo scopo di attirare le loro riserve; il vero sbarco si sarebbe effettuato a Calais e dintorni. In questa convinzione permisero agli alleati di sbarcare oltre 250mila uomini e tutto l’armamento e l’equipaggiamento necessario. Quando ebbero contezza di tutto questo la loro reazione fu immediata, ma ormai era troppo tardi. Il primo attacco delle forze corazzate tedesche in Normandi fu il 21 giugno, quasi con tre settimane di ritardo rispetto alla realtà operativa. Ormai gli alleati erano saldamente sul suolo francese. La lezione di Dieppe fu significativa ed incisiva sia per i tedeschi, che trassero indicazioni troppo ottimistiche dalla loro vittoria sia per gli alleati che trassero lezioni che furono da guida nell’approntamento delle loro future operazioni anfibie, sia con “Torch” che con gli sbarchi in Sicilia e a Salerno.

 

L’operazione “Torch” era la denominazione “del piano per gli sbarchi nell'Africa settentrionale francese che nella fase preparatoria aveva avuto le denominazioni Gymnastic e Supergymnastic. Venne attuato a partire dall’ 8 novembre 1942 con una serie di sbarchi che interessano l'Algeria, il Marocco è più precisamente i porti di Casablanca Orano e Algeri.

L'operazione era stata definitivamente programmata il 25 luglio precedente. Complessivamente l'operazione fu condotta con 850 navi compresi i trasporti, suddivisi in 3 Task Force: la task force occidentale composta da truppe americane, al comando del generale Patton, la task-force centrale composto da truppe britanniche il comando del generale Freddendall e la task-forte orientale composta anche essa da truppe britanniche al comando del generale Rider. Le tre task-force sbarcano rispettivamente a Casablanca, Orano ed Algeri. Fino all'ultimo momento gli alleati avevano sperato che le truppe francesi non opponessero resistenza Ma ciò non avvenne dovunque. Le tre task-force forze navali erano rispettivamente al comando del contrammiraglio americano Hewitt, dal commodoro britannico Trowbridge e del contrammiraglio britannico Burrough. Il comando generale delle task- force navali era dell'Ammiraglio britannico Cunnigham, mentre il comando supremo dell'operazione era del generale Eisenhower. Gli sbarchi avvennero tra l’1 e le 5 della notte sul 8 novembre. A Casablanca presero terra una divisione, due reggimenti di fanteria e tre battaglioni corazzati. Ad Orano gli sbarchi furono effettuati da una divisione, da un battaglione corazzato, da un battaglione di Rangers e da un battaglione di paracadutisti E qui la resistenza delle truppe francesi portò all'affondamento di due unità navali britanniche. Ad Algeri infine sbarcano due reggimenti americani due brigate britanniche, due battaglioni di commandos britanniche, un reggimento americano.

Da Vichy, il maresciallo Pétain ordinò alle truppe francesi in Africa di contrastare l'invasione alleata ma allo stesso tempo inviò all'alto commissario francese in Algeria, ammiraglio Francesco Darlan Algeri un messaggio segreto nel quale comunicava che lo lasciava libero di trattare con gli alleati anglo-americani.

L'11 e il 12 novembre le truppe alleate sbarcarono a Bougie e per via aerea a Bona, in prossimità del confine con la Tunisia, dove nel frattempo il maresciallo Kesselring aveva già fatto giungere truppe aviotrasportate per contrastare l'invasione. I primi scontri tra gli alleati e i tedeschi avvennero il 18 novembre in territorio tunisino a Sidi Nsir. Il fronte si stabilizzerà nei giorni successivi lungo una linea che da Capo Serrat toccava Sidi Nsir fino a Medjiez El Bab ad una cinquantina di chilometri da Tunisi”[1]

Gli sbarchi della operazione Torch, soprattutto quelli in Marocco, ebbero carattere prevalentemente logistico, non essendoci reazione da parte delle forze francesi. Combattimenti sporadici, ma non su vasta scala si ebbero in quelli effettuati ad Algeri e a Orano, in quanto parte delle truppe francesi rimasero inizialmente fedeli all’ordine ufficiale di Petain di fronteggiare le forze alleate. La situazione in breve si andò poi chiarendo, anche grazie all’opera del gen Clark, che nei giorni precedenti lo sbarco aveva svolto una missione segreta presso le autorità francesi, riportando l’impressione che l’opposizione sarebbe stata sporadica, come in effetti avvenne. In questi sbarchi fu acquisita ulteriore esperienza in tema di operazioni anfibie, che fu ovviamente messa a frutto nei preparativi, già avviati a fine dicembre 1942, per future operazioni di sbarco che molto probabilmente avrebbero dovuto interessare sia la Sardegna sia la Sicilia, e, nelle ipotesi più remote, anche la Grecia. 

 (continua)



[1]  Cfr. Boschesi B.P., La seconda guerra mondiale. I personaggi, le date, i luoghi le armi le cifre, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1983, pag. 406 e segg.

 

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