La
Campagna d’Italia fino al gennaio 1944
1.1.I precedenti. Dieppe e l’Operazione “Torch” 1.2. Lo sbarco in Sicilia. 13. Lo sbarco a Salerno. 1.4. L’uscita dell’Italia dalla guerra. 1.5. La conquista di Napoli e la Winter line. 1.6.
Dal Piano “Asche“ alla linea Gustav.
1.1.
I precedenti. Dieppe e l’Operazione “Torch”
Lo
sbarco di Anzio in tutte le sue fasi preparatorie ricevette le esperienze che
gli Alleati fecero in precedenti operazioni simili, in particolare sul teatro
europeo, nel 1942, mentre si ebbe qualche riverbero di quanto gli statunitensi
riuscirono ad attuare nel Pacifico, ma solo in minima parte.
Lo
sbarco a Dieppe era inteso come una ricognizione a largo raggio, con obiettivi
limitati; infatti doveva durare solo 48 ore. Inizialmente denominata operazione
Router fu poi chiamata Jubilee con l'obiettivo strategico di provocare uno
spostamento di forze dal fronte orientale verso il fronte francese e come
obiettivo immediato quello di distruggere le installazioni portuali e della
difesa costiera nell'area intorno al Porto di Dieppe; parallelamente rendere
inutilizzabile l’uso di questo porto.
Inizialmente
affidata al generale Montgomery fu poi data in comando a Lord Mountbatten, capo
delle operazioni combinate, dopo il trasferimento di Montgomery in Africa
settentrionale. Le forze destinate alla operazione avevano come base due
Brigate di Fanteria canadese (4961 uomini) unità paracadutiste, unità commandos,
specialisti in d'istruzioni e genieri
d'assalto, più un battaglione carri MK IV Churchill, di cui tre come
lanciafiamme, per un totale di 1075
uomini; presenti inoltre unita a livello plotone/compagnia delle forze della
Francia libera, della Cecoslovacchia e della Polonia; era previsto un appoggio
esteso della Marina con un preparatorio cannoneggiamento navale intenso e
l'appoggio dell'Aeronautica sopra il cielo di Dieppe.
L'operazione
inizio nella notte tra il 18 ed il 19 agosto 1942 quando e i dragamine inglesi
aprirono i varchi nei campi di mine per giungere a terra. Durante l'avvicinamento
le unità che trasportavano i Commandos si imbatterono in un convoglio tedesco
che, ignaro, si stava trasferendo da est verso ovest; ne nacque un combattimento
durante il quale la stragrande maggioranza delle navi che portava i Commandos
fu affondata. L'allarme era stato dato ed il fattore sorpresa svanito; quando
la fanteria canadese era attesa e fu falcidiata dal fuoco delle mitragliatrici
e dei cannoni delle batterie costiere. Furono raggiunti obiettivi secondari e
si riuscì anche a sbarcare tutti i carri armati, ma la loro azione fu presto
contrastata e via via furono tutti distrutti. Dopo otto ore di combattimento la
situazione era così grave che fu dato l'ordine di reimbarco parziale e nel
pomeriggio si diede anche l'ordine generale di ritiro di tutte le forze.
Dieppe
fu un fallimento totale. Le perdite furono pesanti per gli alleati 4384 tra
morti feriti dispersi prigionieri tra le forze sbarcate, 555 marinai e si
dovette lamentare anche la perdita di 119 aerei persi durante quella che fu poi
definita la battaglia era di Dieppe; i tedeschi ebbero 311 morti e qualche
centinaia di feriti.
L'operazione
non portò a nessun ritiro di forze tedesche dal fronte russo alla Normandia e
provocò, invece, un rafforzamento delle fortificazioni lungo il litorale sia
olandese che francese.
Nel 2012
sono state avanzate ipotesi che stanno ad indicare che le reali intenzioni del
raid fossero quelle di penetrare nelle strutture di comando tedesche presenti a
Dieppe per impossessarsi di codici cifrati e macchinari Enigma che si riteneva
fossero presenti in loco. In sostanza il grosso dell'attacco sarebbe stata
un'operazione di copertura a una più piccola e mirata operazione di spionaggio.
Tale chiave di lettura restituirebbe all'intera operazione un senso tattico e
strategico che per decenni si è faticato a trovare. Effettivamente riuscire la vita di oltre 7000
uomini, con perdite così alte sembra una ipotesi poco plausibile.
Dieppe fu
in tentativo inziale per comprendere come ci si doveva muovere per sbarcare in
Francia. Il suo fallimento portò alla conclusione che i tedeschi erano
fortemente organizzati e le loro difese efficienti. Dal mare era difficilissimo
attaccare zone presidiate. La necessità di avere un porto per sostenere nel
tempo le forze sbarcate era noto a tutti, compresi i tedeschi. Nessuno sbarco sopravvive a se stesso se non
dispone di un porto. Questo fa sì che nello sbarcare sul litorale laziale, la
scelta cadde sul porto più importante, Anzio. Sbarcare altrove senza aver la
disponibilità di Anzio significava il suicidio.
La lezione
subita, tuttavia, fu un'ottima fonte d'informazioni per le future operazioni
anfibie in Europa, prima fra tutte la operazione Overlord. La decisione di sbarcare
in Normandia, discende dalla esperienza di Dieppe: attaccare Calais o altri
punti fortificati della costa francese significava andare incontro a disastri.
I tedeschi questo lo sapevano e quindi, non avendo una ricognizione adeguata,
non si accorsero della costruzione di due porti artificiali davanti alle coste
normanne, versa sorpresa strategica che gli alleati riuscirono a realizzare. I
tedeschi considerarono lo sbarco in Normandia un semplice sbarco secondario e
diversivo, attuato con lo scopo di attirare le loro riserve; il vero sbarco si
sarebbe effettuato a Calais e dintorni. In questa convinzione permisero agli
alleati di sbarcare oltre 250mila uomini e tutto l’armamento e
l’equipaggiamento necessario. Quando ebbero contezza di tutto questo la loro
reazione fu immediata, ma ormai era troppo tardi. Il primo attacco delle forze
corazzate tedesche in Normandi fu il 21 giugno, quasi con tre settimane di
ritardo rispetto alla realtà operativa. Ormai gli alleati erano saldamente sul
suolo francese. La lezione di Dieppe fu significativa ed incisiva sia per i
tedeschi, che trassero indicazioni troppo ottimistiche dalla loro vittoria sia
per gli alleati che trassero lezioni che furono da guida nell’approntamento
delle loro future operazioni anfibie, sia con “Torch” che con gli sbarchi in
Sicilia e a Salerno.
L’operazione
“Torch” era la denominazione “del piano per gli sbarchi nell'Africa
settentrionale francese che nella fase preparatoria aveva avuto le
denominazioni Gymnastic e Supergymnastic. Venne attuato a partire dall’ 8 novembre
1942 con una serie di sbarchi che interessano l'Algeria, il Marocco è più
precisamente i porti di Casablanca Orano e Algeri.
L'operazione
era stata definitivamente programmata il 25 luglio precedente. Complessivamente
l'operazione fu condotta con 850 navi compresi i trasporti, suddivisi in 3 Task
Force: la task force occidentale composta da truppe americane, al comando del
generale Patton, la task-force centrale composto da truppe britanniche il
comando del generale Freddendall e la task-forte orientale composta anche essa
da truppe britanniche al comando del generale Rider. Le tre task-force sbarcano
rispettivamente a Casablanca, Orano ed Algeri. Fino all'ultimo momento gli
alleati avevano sperato che le truppe francesi non opponessero resistenza Ma
ciò non avvenne dovunque. Le tre task-force forze navali erano rispettivamente
al comando del contrammiraglio americano Hewitt, dal commodoro britannico Trowbridge
e del contrammiraglio britannico Burrough. Il comando generale delle task- force
navali era dell'Ammiraglio britannico Cunnigham, mentre il comando supremo dell'operazione
era del generale Eisenhower. Gli sbarchi avvennero tra l’1 e le 5 della notte
sul 8 novembre. A Casablanca presero terra una divisione, due reggimenti di
fanteria e tre battaglioni corazzati. Ad Orano gli sbarchi furono effettuati da
una divisione, da un battaglione corazzato, da un battaglione di Rangers e da
un battaglione di paracadutisti E qui la resistenza delle truppe francesi portò
all'affondamento di due unità navali britanniche. Ad Algeri infine sbarcano due
reggimenti americani due brigate britanniche, due battaglioni di commandos
britanniche, un reggimento americano.
Da Vichy,
il maresciallo Pétain ordinò alle truppe francesi in Africa di contrastare
l'invasione alleata ma allo stesso tempo inviò all'alto commissario francese in
Algeria, ammiraglio Francesco Darlan Algeri un messaggio segreto nel quale
comunicava che lo lasciava libero di trattare con gli alleati anglo-americani.
L'11 e il
12 novembre le truppe alleate sbarcarono a Bougie e per via aerea a Bona, in
prossimità del confine con la Tunisia, dove nel frattempo il maresciallo
Kesselring aveva già fatto giungere truppe aviotrasportate per contrastare
l'invasione. I primi scontri tra gli alleati e i tedeschi avvennero il 18
novembre in territorio tunisino a Sidi Nsir. Il fronte si stabilizzerà nei
giorni successivi lungo una linea che da Capo Serrat toccava Sidi Nsir fino a Medjiez
El Bab ad una cinquantina di chilometri da Tunisi”[1]
Gli sbarchi
della operazione Torch, soprattutto quelli in Marocco, ebbero carattere
prevalentemente logistico, non essendoci reazione da parte delle forze
francesi. Combattimenti sporadici, ma non su vasta scala si ebbero in quelli
effettuati ad Algeri e a Orano, in quanto parte delle truppe francesi rimasero
inizialmente fedeli all’ordine ufficiale di Petain di fronteggiare le forze
alleate. La situazione in breve si andò poi chiarendo, anche grazie all’opera
del gen Clark, che nei giorni precedenti lo sbarco aveva svolto una missione
segreta presso le autorità francesi, riportando l’impressione che l’opposizione
sarebbe stata sporadica, come in effetti avvenne. In questi sbarchi fu
acquisita ulteriore esperienza in tema di operazioni anfibie, che fu ovviamente
messa a frutto nei preparativi, già avviati a fine dicembre 1942, per future
operazioni di sbarco che molto probabilmente avrebbero dovuto interessare sia
la Sardegna sia la Sicilia, e, nelle ipotesi più remote, anche la Grecia.
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