Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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lunedì 18 luglio 2022

Giuseppe Alabastro. Prima e Seconda Battaglia per Ancona

 


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Nel momento in cui il gen. Anders, il 17 giugno 1944, si recò al Quartier Generale del Corpo Italiano di Liberazione, messo alle sue dipendenze proprio a far data da tale giorno, oltre a portare i suoi saluti, spiegò ai Comandanti Italiani i suoi intendimenti operativi.

Le forze al suo comando dovevano avanzare in direzione nord, verso Ascoli Piceno ed Ancona ed il loro compito era quello di inseguire il nemico e raggiungere Ancona. Per assolvere a ciò si dovevano muovere su due direttrici: la prima, costituita dalla strada statale 16 Adriatica, la quale sarebbe stata seguita dalle truppe polacche con l’incarico di puntare su Ancona; l’altra direttrice, sulla sinistra del fronte di avanzata, costituita dalle rotabili Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata, sarebbe stata seguita dal Corpo Italiano di Liberazione, con l’incarico di proteggere il fianco sinistro del Corpo Polacco ed occupare le varie località via via incontrate.

 

Si trattava sostanzialmente di un grande inseguimento in cui il nemico avrebbe alternato battute d’arresto, eventuali reazioni dinamiche e ripiegamenti subitanei, onde evitare l’annientamento delle forze impegnate.

In questo incontro i Comandanti Italiani dedussero che non vi era un piano preciso e dettagliato per ogni singolo aspetto tattico. Erano stati determinati orientamenti di massima, via via da integrarsi con ordini appositi, in relazione alla situazione del momento.

Questo si attuò tra il 17 giugno e la fine del mese, quando l’avanzata sulla dorsale adriatica si svolse come era stato previsto: il nemico non riteneva di opporre resistenza prolungata in un dato luogo e si comportava come ipotizzato.

Questa situazione durò fino al ripiegamento dal Chienti ed all’arretramento sulle posizioni del Musone da parte dei Tedeschi, linea scelta dal di loro Comando per iniziare a cambiare atteggiamento tattico, ovvero resistere con più forze e più a lungo sulle posizioni. La ragione di ciò era facilmente intuibile: occorreva difendere Ancona ed il suo polo (aeroporto, nodo stradale con Roma, raffineria e porto) il più a lungo possibile.

Giunti sul Musone, i Polacchi impiegarono nuovamente la strategia già precedentemente adottata: andare avanti, attaccare i tedeschi lunga la via di facilitazione più breve e raggiungere l’obiettivo. Sono i giorni che vanno dal 1 al 6 luglio, quando investono successivamente prima Loreto e poi Castelfidardo e giungono in Osimo, in cui ancora viene attuato il concetto d’azione elaborato qualche settimana prima. Anders e il suo Stato Maggiore comprendono a questo punto che in tale modo Ancona non sarà conquistata senza un dispendio di forze eccessivo. Non risulta possibile, infatti, impiegare in linea di fila le tre divisioni disponibili, con una addirittura scaglionata in profondità per oltre 150 chilometri. Occorre raggrupparle ed impiegarle contemporaneamente su un solo obiettivo. Anders considera terminata questa fase il 9 luglio, data di quella che per il Corpo Polacco è la battaglia preliminare per Ancona o battaglia di Loreto, in cui non viene minimamente considerato il Corpo Italiano di Liberazione.

Inizia, quindi, quella che poi, sempre secondo i Polacchi, fu una seconda fase , caratterizzata da un concetto d’azione totalmente diverso.

Il piano predisposto dal gen. Anders per quella che poi venne chiamata la “Seconda Battaglia di Ancona” nasce dalla constatazione che i Tedeschi si aspettavano una replica dell’attacco portato durante la Prima Battaglia di Ancona, ovvero lungo la direttrice marittima, lungo la statale 16 Adriatica. Era la via più breve e più facile per conquistare Ancona. In particolare il nemico si aspettava un attacco della 3a Divisione Carpatica, ovvero il classico attacco “a botta dritta”.

Facendo leva su questa convinzione del nemico e mettendo in essere azioni tali da confermare questa convinzione, il gen. Anders decise che l’attacco principale avrebbe dovuto essere portato dall’ala sinistra dello schieramento del II Corpo d’Armata, e  che la 3a Divisione Carpatica avrebbe dovuto contestualmente svolgere azione di fissaggio ed inganno delle forze tedesche contrapposte, svolgendo una manovra diversiva rispetto a quella principale.

Osservato il terreno ed i movimenti del nemico si riconobbe nel Monte della Crescia, ad ovest di Osimo, il perno della difesa tedesca. A questo punto il piano elaborato prevedeva che lo sforzo principale del II Corpo d’Armata Polacco fosse esercitato proprio in direzione del Monte della Crescia, sulla direttrice Monte della Crescia-Polverigi-Agugliano con due attacchi pressoché simultanei: uno affidato alla fanteria appoggiata da carri armati che doveva partire da Villa Simonetti verso il Monte della Crescia ed uno condotto da carri armati che doveva partire da Santa Margherita-Regione Montoro e dirigersi verso Casenuove-Croce San Vincenzo.

Dopo la conquista del Monte della Crescia, che dominava tutto il terreno della battaglia e operato lo sfondamento dei mezzi corazzati, il Corpo d’Armata Polacco avrebbe dovuto proseguire sulle direttrice, Offagna-Cassero-Castelferretti, per raggiungere Torrette, arrivando al mare e Castelferreti-Falconara-Chiaravalle, chiudendo ogni via di fuga la guarnigione tedesca di Ancona.

 Al tempo stesso, parallelamente alle operazioni in corso di svolgimento, doveva essere messa in atto la manovra diversiva ed ingannatrice da parte della 3a divisione Carpatica, volta a far credere ai Tedeschi che l’attacco principale sarebbe avvenuto lungo la strada statale 16 Adriatica a sud di Ancona e lungo le strade costiere, con azioni anche di vasta portata.

Alla 3a Divisione Carpatica era altresì affidato il compito accessorio di constatare l’inizio del movimento di ritirata da parte dei Tedeschi, per successivamente procedere a pressarli da vicino d’iniziativa, inseguendoli fino a conseguirne l’annientamento.

Il concetto di azione per conquistare Ancona era dunque quello di impegnare i Tedeschi sulla destra dello schieramento con una diversione, manovrandoli a fondo sulla sinistra in una ristretta area dal terreno collinoso, caratterizzata da una viabilità non eccellente, in modo da sorprenderli e, tagliando loro le linee di ripiegamento, intrappolarli in una sacca. Per i Tedeschi Ancona doveva divenire una sorta di piccola Stalingrado.

Il Corpo Italiano di Liberazione aveva il compito di assicurare la protezione del fianco sinistro dello schieramento e quindi permettere di sviluppare lo sforzo principale, assecondare l’azione delle formazioni polacche e svolgere azione attiva, forzando il fiume Musone e conquistando prima Rustico e poi con convergenza verso ovest Santa Maria Nuova e, nel prosieguo delle operazioni, raggiungere l’Esino e conquistare Jesi.

I compiti assegnati alle unità dipendenti sulla base di questo piano risultarono i seguenti.

Il II Corpo d’Armata Polacco doveva conquistare il Porto di Ancona, l’aeroporto e la raffineria di Falconara, inteso questo polo come “città di Ancona”, il cui possesso era indispensabile per rifornire le truppe alleate da impegnarsi nell’offensiva contro i Tedeschi che si stavano attestando su quella che poi sarà definita la linea gotica. E’ importante sottolineare che il compito del Corpo d’Armata Polacco non si limitava solo alla conquista di Ancona, ma anche alla conquista della raffineria di Falconara e dell’aeroporto di Jesi.

Dalla sopra delineata strategia si evince come il compito del Corpo Italiano di Liberazione non sia stato affatto secondario: la conquista di Jesi, infatti, mette in sicurezza sia la raffineria che l’aeroporto di Falconara, conquistati dai Polacchi. Palese risultava l’estrema necessità di procedere alla presa del polo di Ancona, al fine di affiancare - se non finanche sostituire - la capacità logistica dei porti di Bari e di Taranto, ormai troppo distanti.

Questo compito è fissato in modo lapidario e chiaro nel piano d’operazione n. 5.

Il II Corpo d’Armata Polacco deve conquistare la città di Ancona ed annientare la 278a Divisione tedesca.[1]

Compiti dei reparti del II Corpo erano:

. La 5a divisione Kresowa e la II Brigata corazzata polacca avrebbero dovuto condurre l’attacco principale.

. La 3a divisione Carpatica, rinforzata da alcuni battaglioni delle altre divisioni, avrebbe dovuto condurre lo sforzo secondario eseguendo una manovra diversiva e dimostrativa sul lato destro dello schieramento.

. L’artiglieria dell’intero Corpo d’Armata Polacco e del Corpo Italiano di Liberazione doveva inizialmente concentrare la maggior parte del fuoco sulla direttrice di avanzata della 5a Divisione fino alla conquista del Monte della Crescia e successivamente in appoggio all’avanzata della II brigata Corazzata.

. Il Corpo Italiano di Liberazione doveva forzare il Musone, conquistare la posizione di Rustico, coprire il fianco sinistro delle formazioni polacche impegnate nella manovra di aggiramento e, al raggiungimento dell’obiettivo, compiere forti puntate nella direzione di Santa Maria Nuova e Casa Cappanera.



[1] Come vedremo, il II Corpo d’Armata Polacco riesce a conquistare il Polo di Ancona, ma non riesce a distruggere la 278a divisione tedesca, che riesce a salvare gran parte del personale e del materiale. Questo parziale insuccesso i Polacchi, con parole molto dure lo addebitano al Corpo Italiano di Liberazione ed al suo Comandante.

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