Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

Master di 1° Livello  in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960
Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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mercoledì 31 dicembre 2025

Irma Bandiera, Medaglia d'Oro al Valore Militare

 

Alessia Biasiolo

 

Il ricordo delle Medaglie al Valor Militare permette di mantenere il legame con quella parte di vita vera che speriamo di non dover provare sulla nostra pelle: persone che hanno dovuto affrontare problemi e incombenze alle quale mai avrebbero pensato e che hanno stabilito il confine tra subire e voltarsi dall’altra parte, oppure reagire, anche a costo della propria vita o di quella dei propri cari.

Il caso di Irma Bandiera è uno di quelli. Bolognese, classe 1915, apparteneva ad una famiglia antifascista. Fidanzata con il militare Federico Cremonini di stanza a Creta, se lo ritrovò fatto prigioniero dopo l’8 settembre e, tragicamente, la nave che lo stava portando in un campo di prigionia verso il Pireo venne bombardata dagli Alleati. Cremonini venne dato per disperso.

La tragica situazione italiana e il dolore per la perdita di Federico, avvicinò Irma ai resistenti che cominciò ad aiutare, entrando nel contempo nelle fila del Partito Comunista.

Conosciuto Dino Cipollani, noto con il nome di battaglia di Marco, Irma prese sempre più parte attiva alla Resistenza diventando la sua staffetta con il nome di battaglia di Mimma, fino al suo ingresso nella VII Brigata GAP di Bologna; nella sua abitazione di Via Gorizia a Bologna allestì una base logistica partigiana.

A Funo, dove la donna aveva dei parenti che visitava di frequente, il 5 agosto 1944 venne ucciso un ufficiale tedesco e un comandante delle Brigate Nere: la rappresaglia seguente portò all’arresto di tre partigiani e il 7 agosto anche di Irma, che si era appena occupata di portare armi alla sua formazione. Venne rinchiusa nelle scuole di San Giorgio di Piano separata dagli altri partigiani arrestati, poi tradotta a Bologna e sottoposta a continue torture per sei giorni per farle tradire i suoi compagni. Delle sevizie si occuparono i fascisti della Compagnia Autonoma Speciale guidata dal capitano Renato Tartarotti. La crudeltà nei confronti di Irma arrivò ad accecarla con una baionetta e, pur in possesso di documenti cifrati, ella non rivelò i nomi dei suoi compagni oppure la sede delle basi partigiane.

Il 14 agosto, in fin di vita e cieca, Irma venne portata sotto la sua abitazione ancora nel tentativo di farla parlare. Date le inutili torture, i fascisti la uccisero al Meloncello di Bologna.

I familiari la cercarono ovunque, non avendo sue notizie: al centro di smistamento delle Caserme Rosse in Via Coticella, o nel carcere bolognese di San Giovanni in Monte; in Questura e al comando tedesco di Via Santa Chiara, inutilmente.

Il suo corpo venne ritrovato il 14 agosto sul selciato dello stabilimento di una fabbrica di materiale sanitario dove doveva restare esposto per una giornata a monito per chi sosteneva i partigiani.

Trasportato il cadavere all’Istituto di Medicina Legale di Bologna, il custode scattò ai poveri resti delle fotografie per testimoniare le torture alle quali era stata sottoposta la donna.

Quindi Irma Bandiera venne sepolta nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.

Il Partito Comunista diramò un foglio clandestino per incitare ad intensificare lotta contro gli occupanti, proprio in nome di Irma, e la formazione di partigiani attivi a Bologna prese il suo nome: Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. Le venne intitolata una Brigata SAP e un Gruppo di Difesa della Donna.

Al termine del conflitto venne riconosciuta ad Irma Bandiera la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione.

A Bologna la lapide in suo ricordo recita:

Irma Bandiera/ Eroina nazionale/ 1915 – 1944/ Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte/ La libertà e la giovinezza offristi/ Per la vita e il riscatto del popolo e dell'Italia/ Solo l'immenso orgoglio attenua il fiero dolore/ Dei compagni di lotta/ Quanti ti conobbero e amarono/ Nel luogo del tuo sacrificio/ A perenne ricordo/ Posero”.

Lasciata Bologna, Renato Tartarotti si trasferì a Trieste. All’inizio del 1945, con gli uomini della sua Compagnia, si trovò a Vobarno (Brescia) dove venne arrestato per estorsione e rapina e rinchiuso in carcere a Brescia.

Riuscito ad evadere, venne catturato il 16 maggio dai gappisti della 135esima Brigata Garibaldi in Val Trompia e riportato in carcere a Brescia.

Processato a Bologna dalla Corte d’Assise Straordinaria, venne condannato a morte per fucilazione alla schiena. La sentenza venne applicata presso il Poligono di Tiro di Bologna il 2 ottobre 1945, alle sei del mattino.

 

Alessia Biasiolo

 

mercoledì 10 dicembre 2025

domenica 30 novembre 2025

Guerra di Liberazione Approccio adottato

 

Gli avvenimenti in Italia dopo la resa del Regno d’Italia e l’annuncio della firma dell’armistizio l’8 settembre 1843 potrattasi per tutto l’arco di tempo che arriva alle date significative del 25 aprile, 2 maggio e 8 maggio 1945 necessitano di una definizione preliminare al fine di comprendere le ragioni e le scelte che li hanno determinati. Per raggiungere questo necessita andare a vedere più da vicino gli Attori che li determinarono, sia quelli principali sia quelli secondari. Questi attori, in prima approssimazione si possono raggruppare in due coalizioni, ovviamente contrapposte e protagoniste di quella che univocabilmente è stata chiama la Seconda Guerra Mondiale: la coalizione delle Nazioni Unite, a guida inizialmente della Gran Bretagna, poi degli Stati Uniti e la coalizione hitleriana, definita dalla propaganda dell’epoca, Asse prima Roma- Berlino, poi ROBERTO, Roma-Berlino-Tokyo, a guida in Europa indiscutibilmente della Germania, in Asia dal Giappone.


La situazione nel settembre 1943 vede la Germania sulla difensiva strategia sul fronte orientale, dopo la non riuscita offensiva per la eliminazione del saliente di Kursk, l’Armata Rossa prosegue la sua progressione verso ovest investendo e conquistando Kiev e l’Ucraina, minacciando le forze tedesche in Crimea. Gli alleati il 1 ottobre 1943 conquistano Napoli, mettendo il sigillo finale di vittoria allo sbarco a Salerno di tre settimane prima. Nel Pacifico gli statunitensi portano le operazioni a Tarawa nel gruppo delle isole Gilbert. Anche il Giappone è sulla difensiva strategica.


Nella coalizione delle Nazioni Unite l’idea centrale strategica è lo sbarco in Europa, invocato in modo perentorio dal Mosca e da Stalin chiesto sempre più insistentemente, per alleggerire il fronte orientale. La Russia sovietica non considera le operazioni in Italia l’apertura di un secondo fronte, essendo insignificante, a giudizio dei russi, il peso strategico di queste operazioni nel quadro generale della guerra. Gli Alleati, eliminando dalla lotta l’Italia, uno dei componenti più qualificati dell’Asse, avevano raggiunto uno degli obiettivi intermedi della guerra. Ora, come detto, ci si doveva concentrare contro la Germania, per conseguire la vittoria finale. Quello italiano doveva essere tenuto aperto, cercando di attirarvi il maggior numero possibile di forze tedesche, cercando nello stesso tempo di impiegarvi il minor numero possibile di proprie truppe. Da questo concetto discende il fatto che gli Alleati dirotteranno sul fronte italiano le forze del Commonwealth, (neozelandesi, indiani, sudafricani ecc.) e di paesi minori (polacchi, greci, francesi degaullisti, brasiliani ecc.) mentre trasferiranno in Gran Bretagna quelle nazionali sia britanniche che statunitensi.


Nella coalizione hitleriana, nei confronti dell’Italia emerge il tradizionale odio di derivazione risorgimentale ed austroungarica, considerata traditrice e voltagabbana. Quindi emerge un sentimento di vendetta e punizione che caratterizzerà tutto l’atteggiamento tedesco, in parte motivante anche le innumerevoli stragi e violenze commesse contro la popolazione italiana. In Italia i tedeschi si comportano come in tutti i paesi occupati, con in più questo delta vendicativo di tradizionale odio verso le popolazioni latine. Considerando sempre il fronte orientale il front in cui si sarebbe decisa la guerra, quello italiano doveva essere tenuto, possibilmente il più possibile a sud, tenendo lontano dai confini meridionali del Reich i nemici, assorbendo il minor numero di forze. Quindi un atteggiamento difensivo, cercando di avere il massimo utile in termini di risorse agricole, industriali e finanziarie.


Considerando gli atteggiamenti e le ragioni delle due coalizioni, si può dire che gli avvenimenti in Italia dal settembre 1943 a maggio 1945, per gli Alleati prese il nome di Campagna d’Italia, una delle tante campagne condotte da Gran Bretagna e Stati Uniti e alleati minori, mentre per la Germania era la difesa del fronte meridionale, avente la funzione di tenere i nemici il più lontano possibile dal territorio del Reich, in attesa della decisione finale.


giovedì 20 novembre 2025

S.I.M. Servizio Informazioni Militari 1925 1945

 Tesi di Laurea Master Dott Leonardo Avellone Anno Accademico 2024 2025

Premessa

La storia dei servizi segreti italiani rappresenta l’evoluzione delle strutture di intelligence del nostro Paese, da prima dell’Unità d’Italia sino ai giorni nostri.

Il primo vero organismo di spionaggio dell’Italia unita fu istituito nel 1925 con la nascita del Servizio Informazioni Militari, chiamato SIM, concepito come struttura di natura prettamente militare. Questa organizzazione iniziò a coinvolgere membri dell’Arma dei Carabinieri nei propri ranghi, dando così vita a una collaborazione fra le forze armate e i servizi di intelligence. Successivamente, con il secondo dopoguerra, si passò alla creazione del SIFAR, che fu poi riorganizzato nel Servizio Informazioni Difesa (SID)1.

La riforma del 1977 segnò un passaggio essenziale, poiché istituì il SISDE come servizio di intelligence civile e il SISMI per le funzioni militari. Nel 2007 poi, una nuova revisione portò alla suddivisione in due agenzie specializzate per competenze territoriali: l'AISI per la sicurezza interna e l'AISE per quella esterna.

Tuttavia, il percorso dei servizi segreti italiani è stato costellato di scandali, sospetti di connivenza con interessi non trasparenti e accuse di deviare dai fini istituzionali. La stampa spesso ha parlato di “servizi deviati”, alimentando un’immagine di opacità e collegamenti con la criminalità organizzata. Partiamo con il vedere nel dettaglio però la storia dell’Intelligence.

1 ​Antonella Colonna Vilasi, Storia dei servizi segreti italiani. Dall'Unità d'Italia alle sfide del XXI secolo, Città del Sole Edizioni, 2013. ​

sabato 1 novembre 2025

INFOCESVAM N. 5 DEL 2025 Settembre Ottobre 2025

 

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XII, 69/70/, N. 5, Settembre - Ottobre 2025, 1 Novembre 2025

XII/5/1051 La decodificazione di questi numeri è la seguente: XII anno di edizione, 5 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1051 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XII/5/1052 -  Progetto 2026/1 Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra 1946 – 1977 nel 165° Anniversario della Costituzione dell’Esercito Italiano. Col. Riccardo Baldelli. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1953 Save the date. Presentazione del Calendario “La Donna e le Armi”. Ass. Amici della Scuola di Artiglieria di Bracciano. 22 novembre 2025. Caserma Cosenz Bracciano.

XII/5/1954 - Sito del Nastro Azzurro: www.istitutodelnastroazzurro.org riporta fino al 31 ottobre 2025 nel Banner “Il Valore Militare Oggi” gli atti di Valore che si sono avuto nel passato.

XII/5/1055 – Progetto 2026/2. Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace Valore Militare e contributo alla memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la Pace. Massimo Coltrinari. Proposta al Gabinetto del Ministro

XII/5/1056 - Volume Serie Università. Alessia Biasiolo. “La Fabbrica che costruisce la Storia”. Analisi della produzione industriale italiana tra Ottocento e Novecento”. Dalla Casa Editrice. Ricevuta Bozza n. 1 per la correzione. L’inserimento Indici

XII/5/1057 -  Progetto 2026/3 Il ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace . Dalla Teoria alla pratica: l’Esperienza UNMIK (United Nations Interim Administration Mission) in Kosovo.  Gen.Antonio Vittiglio, Proposta al Gabinetto del Ministro

XII/5/1058 -  Ricerca Interna. La struttura della organizzazione germanica per la occupazione dell’Italia 8 settembre 1943 -2 maggio 1945. Analisi dei Comandi Enti ed Organizzazioni tedesche.

XII/5/1059 - La Rivista QUADERNI del NASTRO AZZURRO n. 3 del 2025 (LUGLIO-SETTEMBRE 2025) 37° della Rivista in data 10 OTTOBRE 2025 è stata invia nella forma pdf a tutti coloro che sono iscritti alla predetta Main List. (603)

XII/5/1060 – Progetto 2026/4 – “Un Bosco per resistere” La Brigata Partigiana “Ciro Menotti” tra le provincie di Pordenone, Treviso Belluno. Dott.ssa Monica Apostoli. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1061 – Save the Date: Modena 14-16 Novembre 2025. Convegno sulla MOVM Salvo d’Acquisto “Eroismo e Santità”. Collaborazione con la Ass. Naz. Carabinieri; Università dei Saggi Roma.

XII/5/1062 – Progetto 2025/1. Eccidi in Toscana. Cav..Stefano Mangiavacchi ha predisposto la lista degli Eccidi con 1 Vittima nelle 10 provincie toscane; controllo e revisione della data e del luogo.

XII/5/1063 – Università degli Studi “N. Cusano” Telematica Roma. A partire dal 1 novembre, sulla base degli iscritti, il ricevimento studenti per i Master di Storia Militare Contemporanea e Politica Militare Comparata è stabilito il Lunedi. Per il Master in Terrorismo ed Anti Terrorismo il venerdì. Entrambi con orario dalle 10 alle 13.  

XII/5/1064 - Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 al 1960 si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore 9.00 presso l’Aula Tesi della Università degli Studi “N Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1065 – Progetto 2026/5 Cimitero Militare Italiano dell’Asinara. Storia e Memoria 1916 – 2026. Studio funzionale finalizzato al recupero della memoria storica e fruizione del cimitero militare italiano sull’Asinara realizzato nel 1916. Dott. Giorgio Madeddu. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1066 - Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Schort Video Mese di settembre, 4 Video, mese di ottobre 4 video. Redazione ed edizione a cura del CESVAM I video (Gli Schort Video) sono trasmessi ogni lunedì, (ore 08.00).  Titolo Canale ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM. Parola chiave CESVAM. Al 31 ottobre 2025 vi sono iscritti 71 persone.

XII/5/1067 – Progetto 2026/6. Mariano Buratti. Medaglia d’Oro al Valore Militare. La Resistenza nel viterbese 1943 -1944. Col Osvaldo Biribicchi. Proposta al Gabinetto del Ministro. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1068 – È in corso di edizione il CESVAM Report 2021 – 2025. Tale Report sarà in distribuzione anche nella versione pdf. Nella versione a stampa, sarà in distribuzione, ad indirizzario ridotto (ovvero ad uno scelto numero di nominativi) al fine di avere le copie a stampa disponibili per un più lungo periodo di tempo. Questo è il III Report del CESVAM, dopo quello del 2014 - 2019 e 2019-2021.

XII/5/1069 – Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1°Liv.in Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore  14.30.00 in poi  presso l’Aula Tesi della Università degli Studi “N. Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1070 – Progetto 2026/7 I Padri Fondatori dell’Esercito Italiano. Il Valore Militare del Risorgimento. Dott. Manuel Vignola. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1071 – Progetto 2026/8 Tecnologia aeronautica: la formula trimotore. Storia dell’Aeronautica Italiana. I Bombardieri strategici. Gen Antonio Daniele. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1072 – Progetto 2026/ 9 Sahel 3.0. Terrorismo digitale, materie prime strategiche e nuove sfide per l’Europa e per l’Italia. Dott. Massimo Dionisi. Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1073- Save The date. La sessione di Laurea del Master di 1°Liv.in Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. Obiettivi Piani e Mezzi si terrà il 17 novembre 2025. Dalle ore 9.00 presso l’Aula Tesi” della Università degli Studi “N Cisano Telematica Roma”.

XII/5/1074 – Progetto 2026/12. Liberi e Valorosi. Breve storia della Budeswehr. Dott. Di Santo (Monaco). Proposta al Gabinetto del Ministro.

XII/5/1075 - Prossimo INFOCESVAM (novembre -dicembre) sarà pubblicato il 1 gennaio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 31 ottobre 2025

Guerra di Liberazione. Domande in cerca di Risposta.

 Massimo Coltrinari

Al momento della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, e la sostituzione di Mussolini con il Maresciallo Badoglio a capo del Governo, la stragrande maggioranza degli Italiani accarezzò l’idea che la guerra fosse finita, e che l’Italia avrebbe trovato una soluzione con gli anglo-americani per mettere fine agli errori del Fascismo e quindi ritornare a una situazione di pace. Era una illusione collettiva, in quanto la violenza che il Fascismo aveva portato a popoli e territori non poteva essere dimenticata come inesistente; inoltre nessuno metteva in conto l’atteggiamento della Germania e dei suoi alleati. I giorni del governo badogliano entrano in quella nebulosa situazione che va sotto il nome di “crisi armistiziale”, in cui molti coni d’ombra ancora restano tali, che la versione acquisita ancor oggi non può reggere alla realtà dei fatti, che molti punti chiave aspettano interpretazioni ulteriori per definire un quadro che non è quello oggi accettato. Nell’ambito della cosiddetta “crisi armistiziale” prendiamo dei episodi, dei momenti, dei fatti cercando “dal basso” di ricostruirli e comprenderli per allargare gli orizzonti. Pertanto come dobbiamo considerare questi fatti:


Il Ten. Col. Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, con l’accusa di non essersi arresi e prese le armi conto forze tedesche alleandosi con i ribelli albanesi, in uniforme italiana con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M. (Comando Italiano truppe alla Montagna), in contatto ed autorizzato con il Comando Supremo Italiano a Brindisi


197 Sottotenenti dell’Esercito Italiano, di complemento, giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943, in quanto catturati prima della fine del loro corso di Allievi Ufficiali in Italia.


Le I.S.U. ( Le Italian Unit Service) lavorano, nel gen. 1944, 24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia nel giugno 1944


Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti attraverso le forze politiche riunite nel CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia)


Il I Raggruppamento Motorizzato dell’Esercito Italiano attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36a Divisione Texas USA


Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione.


Il cap. dei carabinieri reali dell’Esercito Italiano Pezzella è a capo della compagnia di Reali Carabinieri che svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944 in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi, riconosciuto da tutti


La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi) contro i tedeschi a fianco


La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi nelle Puglie rifornisce le unità partigiane jugoslave al comando di Tito, per conto degli Alleati


Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna) con la sua attività informativa salva dalla distruzione la testa di ponte alleata di Anzio (febbraio-marzo 1944)


4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945. Fatti prigioni dai Sovietici, ricevono un trattamento particolare, diverso da quello riservato ai tedeschi, più benevolo e comprensivo


Le Divisioni “Friuli” e “Cremona” liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte Hanno oltre 700 morti e 100 feriti


La Divisone “Perugia” rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisione Acqui, in attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia, su ordine del Comando Supremo italiano a Brindisi


venerdì 10 ottobre 2025

CESVAM REPORT 2021 2025

 


www. regnodelsud.blogspot.com

Questo blog è stato dedicato al ricordo del Sen. Gen. Luigi Poli,

con la dicitura www.secondorisrogimento.blogspot.com

Le attività che si sono svolte dal 1999 alla sua morte avvenuta nel 2013,

sono il precedente della attività del CESVAM, che ha ereditato la struttura, ed i contenuti di esse

Ospita contributi sulla Campagna d'Italia, e sulle vicende dei militari italiani all'estero 1943-1945. E' archivio della Rivista "II Risorgimento d'Italia" (1999 - 2013) , che ha avuto come direttore Editoriale il Sen. Gen. Poli e come direttore Massimo Coltrinari. Sono usciti per questa rivista 39 numeri (128 pagine ogni numero) a cadenza trimestrale, dal 1999 al 2012.

Come supplemento alla rivista sono stati pubblicati calendari associativi dal 2000 al 2012 con contenuti dedicati alla Campagna d’Italia alla Guerra di Liberazione ed al contributi dei soldati italiani all’estero.

E’ stato spazio per la presentazione e divulgazione del progetto “Storia in Laboratorio”

2004- 2012, che ha interessato le Scuole medie e superiori con iniziative e manifestazioni di carattere di ricordo e memoria

Dal 2013 tutta l’attività si è innesta in quella del CESVAM, ma il blog ha continuato nella sua azione

Aperto nel 2008, dal 2019 ha assunto l’attuale denominazione

ha avuto un totale di 59642 visitatori,

con una media mensile di 900/950 contatti mensili.

E sono stati pubblicati 475 post, alla data del 30 agosto 2021

Dal settembre 2021 all’agosto 2025 i visitatori globali sono saliti a 71185 con una media mensile, dalla istituzoe, di 350 visitatori

I post pubblicati sono sono 626

Da quando è stato cambiato il titolo ma dedia dei visitatri è scesa, venendo meno l’apporto associativo e rimanendo solo quello di storico di ricerca.

(info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

martedì 30 settembre 2025

La Campagna d'Italia: L'avanzata sul versante adriatico

 

1c. La battaglia di Rimini e l’arresto sulla linea Gotica

Quando il maresciallo Montgomery lasciò il comando della VIII Armata nel dicembre 1943 l’Armata era attesta ad Ortona, conquista con molta fatica. Siamo negli Abruzzi. Per tutta la primavera non vi sono guadagni di terreno notevoli e le posizioni sono mantenute in attesa che il fronte tirreno avesse delle novità sostanziali. Tutti speravano che l’azione su Anzio avesse avuto successo e quindi il crollo del fronte sud tedesco. L’unica soluzione per la Germania era ritirarsi sulla linea degli Appennini. Ma il fronte tedesco a febbraio, marzo ed aprile resse con una certa sorpresa; lo sbarco di Anzio si cristallizzò nei mesi di marzo ed aprile, diventando statico. La progressione delle truppe alleate sul fronte adriatico era affidata da giugno 1944 al II Corpo Polacco, reduce vittorioso della conquista di Cassino. Mentre sul tirreno, le forze vittoriose di Cassino si unirono a quelle uscite dalla testa di ponte di Anzio, e conquistarono Roma, sorpassandola e puntando verso nord. Giugno fu speso in questa marcia, non contrasta dalle forze tedesche, che proseguì nel mese di luglio, quando iniziò a farsi sentire il salasso di unità e di truppe, ritirate dal fronte italiano per impiegarle nell’invasione della Francia meridionale. Sulla litoranea tirrena, le truppe alleate puntavano a Livorno, la cui conquista del porto era essenziale, essendo il più vicino Napoli

Sul fronte adriatico la progressione del II Corpo Polacco lungo la strada Adriatica, con i tedeschi che potevano solo permettersi a momenti di arresto temporaneo seguiti da ripiegamenti o reazioni dinamiche locali. La costa a pettine delle Marche dove i corsi dei fiumi, con andamento ovest-est, erano tra sistemi collinosi di media altezza e ampiamente popolato. Ai primi di luglio i Polacchi erano arrivati ad investire gli antemurali di Ancona, la cui conquista del porto era il loro vero obbiettivo, per alleggerire il peso logistico ormai divenuto veramente pesante in quanto tutti i rifornimenti ed i materiali arrivavano dai porti pugliesi, Bari Brindisi e Taranto. I Polacchi attaccarono le posizioni tedesche ( prima battaglia per Ancona) con solo due divisioni e oltre 200 carri armati. La grande fiducia nelle forze corazzate fece commettere un errore di sottovalutazione delle difese tedesche. Dopo cinque giorni di combattimenti la progressione polacca era minima e le perdite notevoli, tra cui 49 carri armati, il 25% della forza. Sospesa l’offensiva, fu chiamo in linea il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) disseminato lungo la linea montana tra l’Abruzzo e le Marche. In soli due giorni le unità elementari del C.I.L. furono portate in linea, ed il 6 luglio 1944 erano attestati a ridosso di Filottrano, punto nevralgico per la conquista di Ancona. I dieci gruppi di artiglieria e i cinque battaglioni di fanteria del C.I.L. il giorno successivo assunsero le posizioni di partenza e all’all’alba del 8 luglio attaccarono le posizioni tedesche di Filottrano, difese da tre carri medi e due battaglioni di fanteria. E’ la battaglia che consacra il C.I.L., la prima condotta con rapporti di forza accettabili (artiglieria/fanteria 2:1, i con il nemico il rapporto in termini di battaglioni di 5:2), la prima con esito vittorio dopo quattro anni di sconfitte. Il 9 mattina, dopo che nella notte i tedeschi si erano ritirati con pesanti perdite (un battaglione fu letteralmente distrutto), il tricolore svettava su Filottrano e si apriva lo scenario per la manovra canonica di attacco di corpo d’armata, a cui partecipò come terza divisone a pieno titolo il C.I.L. per la conquista di Ancona. Il 18 luglio 1944 l’azione fu lanciata e a sera i Polacchi avevano conquistato la città dorica ed il porto, mentre due giorni dopo, il 20 luglio, il C.I.L. conquistava Jesi, costringendo i tedeschi a ripiegare sul Cesano. Già il 23 luglio grazie ai lavori dei genieri alleanti, con unità anche italiane, la prima nave “Liberty” attraccò ed iniziò a sbarcare i materiali urgenti. Entro una settimana fu ripristinata la raffineria di Falconara Marittima, che permise alle truppe alleate di spedire più celermente, contando su rifornimenti di carburante sicuri.

Ad agosto fu raggiunta la linea del Metauro, e qui il C.I.L. fu ritirato dalla prima linea per essere riorganizzato. Dotato di equipaggiamenti e materiali britannici, diede vita ai Gruppi di Combattimento, che entrarono in linea a gennaio 1945.

Senza alcuna partecipazione di truppe italiane, gli Alleati lanciano la operazione “Olive”, in cui impiegarono altre 100.000 soldati, voluta espressamente da Churchill il quale contava di sfondare e puntare celermente su Ravenna Venezia e raggiungere in breve tempo Trieste e la soglia di Gorizia per poi dilagare su Lubiana e Vienna con l’intento strategico di arrivare al centro dell’Europa e impedire ulteriori avanzate verso occidente dell’Armata Rossa. Era un disegno prettamente britannico, che vide gli statunitensi rimanerne estranei, tutti intenti a concentrare i loro sforzi nella Francia occidentale e considerare il fronte italiano ormai secondario.

Nei mesi di settembre ed ottobre la progressione britannica non raggiunse gli obbiettivi sperati. Kesserling adottò anche in questa circostanza tecniche di difesa molte elastiche, cercando di non irrigidirsi sulla difesa fissa, e cercando di non farsi distruggere sul posto. Una sorta di ampio frenaggio che diede i suoi. L’azione tedesca fu anche agevolata dalle condizioni meteorologiche molto negative, con forti piogge che ingrossarono i fiumi nell’area intono a Rimini. La battaglia di Rimini, che molti autori locali considerano, in gran parte a ragione, la più grande battaglia non solo del fronte italiano ma anche quello degli ultimi anni di guerra sul fronte alleato. Le perdite alleate furono fra Caduti, feriti, ammalati e pochi prigionieri ammontarono a circa 30.000 uomini. Il 25 ottobre la battaglia si concluse, con i Polacchi che pochi giorni prima erano entrati a Cesena. Non solo Vienna e Lubiana, ma anche Trieste, Venezia e Ravenna erano ancora lontane.

L’arrivo dell’inverno costrinse gli Alleati a non lanciare più offensive. La Linea Gotica allestita e difesa dai tedeschi aveva resistito ed un altro anno di guerra si prospettava per il fronte italiano.




sabato 20 settembre 2025

La Campagna d'Italia: La presa di Roma, e di Firenze, L'Operazione "Anvil. Dragoon"

 L'avanzata lungo la dosale tirrenica

Conquistate dai Polacchi le macerie dell’Abazia di Montecassino il 18 maggio, nei giorni successivi l’intero sistema difensivo della linea Gustav crollò. Il 25 maggio fu raggiunta Gaeta, mentre tutte le forze iniziarono a procedere speditamente in avanti ed il 26 iniziò quella che fu definita “la corsa verso Roma”. IL 28 maggio le forze americane si congiunsero con quelle uscite dalla testa di ponte di Anzio, mentre Valmontone fu raggiunta e sorpassata. Nonostante alcune incertezze nella manovra, il 3 giugno gli americani erano alle porte di Roma, impegnando le retroguardie tedesche, che, superate, permisero di liberare la Città eterna il 4 giugno, la prima capitale europea liberata.

L’errore dei tedeschi, che contavano nel rispetto dello status di “Roma Città Aperta”, fu quello di non minare i ponti sul Tevere. Questo permise agli alleati, che avevano più volte denunciato le violazioni tedesche dello status di Roma come “Città Aperta”, di finalmente mettere in campo la loro superiorità in tema di corazzati e truppe meccanizzate; queste superata Roma puntano decisamente verso nord.

L’8 giugno nel versante tirreno gli americani conquistano tutta l’area del viterbese, superando la cittadina, mentre sul versante le forze britanniche sono al di qua del fiume Pescara. Riordinate le forze, viene dal XV Gruppo di Armate varato un piano generale che prevede la conquista sul versante adriatico del porto di Ancona, e sul versante tirrenico del porto di Livorno. Questo nella semplice constatazione che le linee logistiche si stanno allungando troppo, essendo ancora quelle utilizzate per l’assalto alla linea Gustav, ovvero i porti di Taranto Bari nell’area adriatica e Napoli in quella tirrenica. Il primo obbiettivo, Ancona, è affidato alla 8a Armata, in particolare prima al V C.d.A britannico, poi al II Corpo d’Armata polacco, il secondo (Livorno); alla V Armata statunitense, in particolare la IV C.d.A.

Nei mesi di giugno, luglio ed agosto si sviluppa su queste direttrici l’azione alleata nella campagna d’Italia. È una guerra di movimento, a cui i tedeschi oppongono varie linee difensive, con arresti temporanei e, lì dove si presenta l’occasione, reazioni dinamiche anche molto consistenti. Una volta che l’attacco alleato si mostra consistente, la tattica tedesca prevede di sganciarsi e raggiungere la successiva linea di difesa, già predisposta. Il retro pensiero dei tedeschi è quello di guadagnare il più tempo possibile, contrastando l’avanzata alleata pe arrivare alla vigilia dell’inverno agli Appennini, dove alacremente stanno costruendo una solida linea di difesa, a cui hanno dato il nome di Linea dei Goti, poi entrata nel gergo comune come “Linea gotica”.

Il 17 giugno le forze alleate, avanzando lungo le vie consolari Romane nel settore tirrenico gli americani, lungo l’Aurelia e la Cassia, raggiungono ed oltrepassano Grosseto, e si pongono come obiettivo Siena, mentre nell’Umbria, seguendo la Flaminia, raggiungo Orte e poi Foligno, mentre seguendo la Cassia bis arrivano a Todi, puntando su Perugia. Sul versante adriatico, la progressione polacca è molto più veloce; lasciato l’Abruzzi, entrano nelle Marche lungo l’Adriatica, mentre risalendo le valli trasversali arrivano a Teramo ed Ascoli, per raggiunger a metà giugno il fiume Chienti.

Questa avanzata è favorita nei due versanti dalla decisione tedesca di non impegnare che residue forze di retroguardia e quindi arretrare su posizioni più difendibili, evitando di veder diminuito il proprio potenziale in linea. Organizzano la cosiddetta Linea Albert, che va dalla Flaminia, ed arriva a nord di Grosseto, imbastita per difendere Perugia, Chiusi e il nord maremmano. Ma è una difesa presto superata se il 28 giugno il IV C.d.A., con la 34a Divisione a sinistra, e la 1a Divisione corazzata lungo la SS 68 arriva a Cecina, la 6a Divisione sudafricana (XIII C.d.A. britannico) raggiunge Chianciano, ed elementi esploranti raggiungono a destra Fossato di Vico e puntano risolutamente verso nord. Il miracolo di Casino non si ripete. Nel settore adriatico i polacchi hanno raggiunto il Potenza, e si apprestano a dare l’assalto finale ad Ancona.

Nelle prime tre settimane di luglio il fronte italiano vede lo sforzo alleato di conquistare i porti di Ancona e Livorno per alleggerire il peso logistico, che incomincia a farsi sentire, soprattutto in tema di carburanti. Viene lanciata l’operazione “Mallory Major” ovvero i sistematici attacchi della aviazione tattica ai ponti sul Po, con l’obiettivo di ridurre al minimo il traffico, e quindi, i rifornimenti tedeschi alle truppe operandi nell’Italia centrale. Nel settore tirrenico l’avanzata è lenta e spesso contrastata. Con notevoli sforzi vengono via via raggiunte Rossignano, Volterra, Poggibonsi e Pontedera. Solo il 18 luglio le truppe americane raggiungo i sobborghi di Livorno. La 2 a Divisione neozelandese impiega oltre dieci giorni per arrivare l’11 luglio a porre le basi per l’assalto finale ad Arezzo che viene conquistata nei giorni successivi. Nel settore adriatico, l’1 luglio i Placchi lanciano con sole due divisioni il loro attacco verso Ancona. Attaccano con le fanterie, appoggiate da oltre 200 carri armati prima Loreto, poi puntano su Castelfidardo, mentre lungo la strada adriatica la loro progressione è affidata a elementi meccanizzati. La resistenza tedesca si è fatta sempre più rigida e Castelfidardo è raggiunta solo il 4 luglio; ci vogliono altri due giorni per arrivare ad Osimo, che dista solo dieci chilometri. Il 6 luglio il gen. Anders sospende l’attacco, che si è rilevato più oneroso del previsto: sono stati persi oltre 50 carri armati e le perdite sono troppo alte. Viene predisposti un nuovo piano, in cui un ruolo vien dato al Corpo Italiano di Liberazione. Trasportato in tutta fretta, nelle marche, il C.I.L. il 7 è sulle basi di partenza per attaccare Filottrano, crocevia per conquistare Ancona. In due giorni la cittadina e conquista ed i Polacchi possono avanzare lungo la valle del Musone. Qui il 17 luglio lanciano il loro attacco che, impiegando anche il C.I.L. che riesce. I Polacchi il 18 luglio conquistano Ancona, mentre il C.I.L. il 20 conquista Jesi, costringendo i tedeschi ad arretrare sulla linea del Cesano. Il 20 luglio anche Livorno è conquista. I Due principali obiettivi alleati sono raggiunti, e nei giorni successivi questi porti vengono alacremente attivati per dare un sostegno diretto alle truppe operanti. Il braccio logistico alleato si accorcia, e quindi la potenzialità alleata combattiva aumenta notevolmente.

Il mese di agosto vede le forze alleate continuare ad avanzare. Nel settore tirrenico Firenze è raggiunta ed oltrepassata, mentre nel settore adriatico si raggiunge a fine mese la linea del Metauro.

Il Comando del XV Gruppo di Armate, ma soprattutto quello della V Armata statunitense, ovvero i loro comandanti, il gen. Alexander ed il gen Clark, comprendono che la situazione tattica è soddisfacente: si avanza verso nord ed i tedeschi oppongo resistenze locali. La situazione strategica, invece, è abbastanza incerta. Le loro forze sono arrivate ai piedi degli Appennini, ed ora occorre attraversarli. Le informazioni sono tali che concordano tutte che i tedeschi li hanno attrezzati a difesa con molta cura, ma si è alla vigilia della stagione invernale, e questo non favorisce offensive risolutive. Un dato, in ogni caso è emerso. Dal fronte italiano sono state sottratte forze nel mese di agosto per l’operazione Avalanche, ovvero lo sbarco in Provenza, che lo hanno fortemente indebolito.

Rinviata a più riprese nel corso del 1944, in cui anche il nome in codice è cambiato, da Anvil a Dragoon, in seguito alla opposizione di Winston Churchill che non vede la necessità strategica di uno sbarco in Provenza, l’operazione è attuata per decisa volontà statunitense. Non vi partecipano forze britanniche, ma solo forze statunitensi (7a Armata), che partono dai porti italiani, soprattutto Napoli tutte provenienti dal fronte italiano, e da forze della Francia Libera, che partono dai porti Nord Africani, e comprendono anche il Corpo di Spedizione Francese in Italia, che quindi è sottratto dal fronte italiano.

Lo sbarco è attuato il 15 agosto, e solo nel primo giorno riescono a far prendere terra ad oltre 94.000 uomini; come da previsione lo sbarco riesce, data anche la scarsità di forze tedesche impiegate per contrastarlo. Dal giorno successivo statunitensi e francesi si lanceranno alla conquista di Tolone e Marsiglia, ad occidente, verso Cannes e Nizza ad Oriente


mercoledì 10 settembre 2025

La Campagna d'Italia. Lo sbarco di Anzio

 

La manovra di aggiramento delle difese di Cassino

Nel momento in cui gli Alleati furono fermati a nord nella loro avanzata verso Roma, con l’inoltrarsi della stagione invernale, presero coscienza che le operazioni in Italia non sarebbero state facili. A Tunisi, dove Winston Churchill era trattenuto per motivi di salute, maturò l’idea di tentare uno sbarco nel retro delle difese tedesche di Cassino e quindi farle cadere per manovra. IL piano era sostenuto dai Britannici ma era osteggiato dagli Statunitensi, che vedevano in questa operazione solo un inutile spreco di uomini e di risorse, essendo loro entrati ormai nell’ottica strategica che tutto doveva essere messo a disposizione di Overlord. Nelle discussioni relative questi dissidi tra gli alleati pesarono molto, in quanto si crearono false aspettative e tutto sembrava facile. Una volta sbarcati, superate le difese costiere si era convinti di arrivare ai Colli Albani e addirittura conquistare Roma con un semplice sforzo. Alla fine prevalse la volontà di Churchill e l’operazione fu approvata. Si doveva sbarcare a sud di Roma, in quanto questa era il limite della aviazione, limite grave in quanto gli aerei alleati potevano rimanere sul cielo di Anzio solo una decina di minuti, poi dovevano rientrare alla base per rifornirsi. Pertanto la più retributiva area di Civitavecchia, che prestava condizioni di sbarco ottimali (oltre alle difese di Cassino anche Roma sarebbe caduta per manovra) soprattutto per la disponibilità del porto che era veramente notevole, non fu presa in considerazione. Non conoscendo questo dato i tedeschi avevano rafforzato le difese a nord di Roma e quindi nell’area di Civitavecchia, mentre avevano lasciato completamente indifese le zone di sbarco a sud di Roma, lungo il litorale Laziale. L’unico punto utile era l’area a ridosso di Anzio, che aveva un porto sufficiente per l’alimentazione logistica delle truppe sbarcate.

L’operazione ebbe inizio il 22 gennaio e non trovò nessuna resistenza; la sorpresa fu totale. Raggiunti nel primo giorno tutti gli obiettivi, anziché proseguire verso l’interno e puntare su Colle Albani per tagliare le vie di comunicazione verso sud, il gen. Luca, che comandata la forza sbarcata, memore dei precedenti della Sicilia e di Salerno, dedicò tutto il tempo disponibile a dotare la testa di ponte del maggior numero di materiali, anche perché sapeva che i mezzi da sbarco gli sarebbero stati sottratti dal 5 febbraio per essere messi a disposizione di Overlord. Passarono così tre giorni importanti in cui la testa di ponte si allargò verso l’interno ma permisero ai tedeschi, che nell’area non avevano truppe di far affluire ingenti forze che riuscirono ad attestarsi a difesa dal quarto giorno in poi. Le difese tedesche divennero sempre più robuste e quando gli americani tentarono una punta in avanti con formazioni di Rangers, fu un disastro. Praticamente i due reggimenti impiegati furono distrutti, e solo sei uomini ritornarono alla base, gli altri o caduti o feriti o nella maggior parte fatti prigionieri. Ai primi di febbraio i tedeschi lanciarono una controffensiva che fu fermata a stento. Ormai la situazione era compromessa: da una parte gli alleati che facevano affluire mezzi e uomini dall’altra i tedeschi che tentarono in tre offensive lanciate nel corso del mese di febbraio di rigettare a mare gli alleati. Ai primi di marzo la situazione entrò in stallo: in pratica sei divisioni alleate erano sulla testa di ponte con le formazioni tedesche che presidiavano le posizioni per tenere aperte le vie verso Cassino. In sostanza lo sbarco fu un fallimento e non raggiunse lo scopo strategico che si era prefisso. Occorrerà aspettare la caduta del fronte di Cassino affinchè le forze sbarcate ad Anzio potessero partecipare alle operazioni per la conquista di Roma e l’avanzata verso nord.


domenica 31 agosto 2025

La Campagna d'Italia: le quattro battaglie di Cassino I Parte

1. La Campagna d’Italia

La campagna d'Italia iniziata con lo sbarco in Sicilia il 9 luglio 1943, per gli alleati significò inizialmente, il controllo delle rotte mediterranee. Conquistata la Sicilia con l’accettazione dell’armistizio del settembre 1943 erano riusciti a far uscire l’Italia dalla coalizione hitleriana. Conquistata Napoli il 1 ottobre 1943, dopo tre settimane dallo sbarco di Salerno, puntarono decisamente verso nord con gli statunitensi gravitanti sul versante tirrenico ed i britannici sul versante adriatico. Con l'inizio della stagione autunnale, le condizioni meteorologiche sempre più avverse, la natura del terreno particolarmente adatta alla difesa rallentarono di molto la progressione alleata verso nord. Roma che si auspicava raggiungere in poche settimane, era sempre più lontana.

1a. Le quattro battaglie per Cassino, 

Agli inizi del 1944 il gen. Eisenhower e il gen. Montgomery fino ad allora assoluti protagonisti delle operazioni in Italia, vengono chiamati in Gran Bretagna per occuparsi direttamente della operazione Overlord. E’ un momento strategico significativo. Ormai il teatro mediterraneo deve lasciare il passo a quello occidentale, dove ogni risorsa dovrà essere destinata alla apertura del secondo fronte. Gli uomini che sostituiscono Eisenhower e Montgomery sono uomini di secondo piano, come di secondo piano diviene il fronte italiano. Si assisterà ad un continuo ritiro di forze alleate, destinate in Gran Bretagna, ed ad un costante rimpiazzo di queste con forze provenienti dai quattro angoli dell’impero e dal resto del mondo: oltre agli indiani, arriveranno i polacchi, i brasiliani, i neozelandesi, mentre lasciano l’Italia, anche perché il loro comportamento non è stato irreprensibile, anzi molto discutibile e biasimevole, le unità del Corpo di spedizione francese, composto per la maggior parte da truppe coloniali. Questa politica strategica, nella seconda metà del 1944 favorirà proprio di Italiani, che, mentre nella prima metà dell’anno sono visti ancora come nemici vinti e, soprattutto da parte britannica, da impiegare solo nel settore logistico, con l’operazione Anvil - Dragoon e tenendo presente il favorevole sviluppo delle operazioni in Francia, nella seconda metà dell’anno saranno chiamati a dare consistenti forze combattenti per tenere il fronte italiano. Sarà la trasformazione del Corpo Italiano di Liberazione, ritirato dalla linea nel settembre del 1944, quando aveva raggiunto il Metauro, nei Gruppi di Combattimento, ovvero unità combattenti a livello divisione che porterà le forze combattenti italiane a 250.000 mila effettivi.


Gli Alleati erano convinti che la risalita della penisola italiana fosse relativamente agevole, ma la battaglia di Ortona nel dicembre 1943 dimostrò che i tedeschi, con la tattica dell’arresto momentaneo su posizioni prestabilite, reazioni dinamiche immediate e sganciamento preventivo dopo che l’attacco alleato era stato montato su posizioni arretrate già organizzate a difesa, potevano mantenere il loro potenziale di difesa, senza impiegare ulteriori forze. La speranza alleata di alleggerire il fronte orientale si dimostrò vana, tanto che il Maresciallo Stalin non considerò mai il fronte italiano come il secondo fronte in Europa, anche se i tedeschi dovettero impegnare circa 30 divisioni tra il fronte e le retrovie, che però nel bilancio generale della guerra ebbero poco peso.

All’inizio del 1944. Gli Alleati, nella loro progressione verso nord, il due gennaio diedero inizio a quella che poi fu chiamata la battaglia di Cassino, che sviluppatesi in quattro fasi, si concluderà il 24 maggio: Cassino era il perno della difesa, sovrastata dalla maestosa ed imponente abbazia benedettina, che però dal punto di vista militare non aveva alcun valore e praticamente insignificante. Il suo valore, più che altro deterrente, era di caratteri piscologico e morale. Il terreno era quanto mai difficile ed adatta più alla difesa che all’attaco; non era possibile impegare le forze corazzate a massa, mentre la artiglieria aveva buon gioco più nella difesa che nell’attacco. L’aviazione tattica era limitata sia dalle postazioni in caverna o al riparo della difesa che dalla identificazione degli obiettivi difficilmente individuabili e perseguibili. Gli alvei dei fiumi Liri, Rapido e Garignano rappresentavano punti critici per l’attaccante, e appigli tattici abbastanza buoni per il difensore; i sistemi montuosi degli Aurunci e di monte Trocchio erano altrettanti pilastri di difesa che, a posteriori, permettono di dire che la loro difesa bloccò l’avanzata alleata, data da tutti certa e sicura, fu bloccata per cinque mesi.

Le forze contrapposte vedevano da una parte i tedeschi, al saldo e preciso comando del gen. Kesserling, che disponeva di 10 divisioni, non tutte al massimo della efficienza, ma con personale deciso, di sicuro affidamento e di grande esperienza. Gran parte di queste forze erano ordinate nella X Armata al comando del gen. Wietingoff, che aveva la diretta responsabilità del fronte tirrenico. Di fronte gli alleati schieravano il II C.d.A. del gen. Keyes, inquadrato nella V Armata al comando del gen. Clark.

Nel momento in cui furono investite le posizioni tedesche, le zone di protezione e di frenaggio furono facilmente superate. Il 15 gennaio fu investita la posizione di resistenza e l’azione, protrattasi per giorni, con attacchi sul Garigliano e sul Rapido, con la protezione sul fianco del Corpo di Spedizione Francese, doveva essere aiutata dalla azione concorrente della operazione “Schingle”. Il 22 gennaio 1944 il VI C.D.A. che comprendeva anche forze britanniche, sbarcava a sud di Roma, nel litorale laziale con l’obiettivo di tagliare ogni alimentazione e quindi accerchiare le forze tedesche schierate sulla linea Gustav. Cassino quindi doveva cadere dalle azioni combinate di attacco da sud e aggiramento mediante lo sbarco ad Anzio. Entro in azione anche il X C.d.A. britannico al comando del generale Mc Creery, che superò il Garigliano, e conquistò la località di Minturno.

Nella prima metà di febbraio il Comando alleato constatò che lo sbarco ad Anzio era stato bloccato e le offensive contro la linea Gustav non avevano dato i risultati sperati. Kesserling, peraltro, fu costretto a chiamare in Italia tre divisioni, per sostenere il fronte di Cassino, ed altre due, poi tre per bloccare e cercare di eliminare o bloccare la testa di ponte di Anzio.

Convinti che l’Abazia di Monte Cassino fosse utilizzata dai tedeschi, in violazione agli accordi internazionali di neutralità) era considerato territorio del Vaticano, Stato neutrale) gli alleati decisero di bombardarla. Fu un grave errore tattico e piscologico. I tedeschi si installarono subito fra le rovine, ed ebbero ulteriori osservatori sul campo di battaglia. L’attaco lanciato in contemporanea al bombardamento dai neozelandesi, il cui comandante gen. Freyberg aveva insistentemente voluto il bombardamento della abbazia, fu respinto.

Un lungo periodo di maltempo bloccò ogni operazione sul fronte di Cassino per diverse settimane. Il 15 marzo l’attaco fu di nuovo tentato. Iniziò con un potente bombardamento aereo (oltre 1000 tonnellate di bombe furono lanciate) seguito da un fuoco di sbarramento di artiglieria, finito il quale la fanteria iniziò ad avanzare, appoggiata dai mezzi corazzati. Le unità impiegate erano sempre neozelandesi, affiancate dalle truppe indiane del generale Turker. Alla fine della giornata metà della cittadina di Cassino era in mano alleata: il giorno successivo i paracadutisti tedeschi della 1° Divisione passarono al contrattacco e ristabilirono le posizioni. Ancona una volta gli alleati erano stati fermati.

All’inizio di maggio venne messo allo studio un nuovo piano di attacco per superare le difese tedesche di Cassino. Attacco frontale che doveva essere sostenuto da azioni concorrenti, come quella di puntare al di là del Garigliano ed avere come obiettivo Valmontone. Gli alleati schierarono se divisioni, di cui 12 (inglesi, 4 francesi, 2 americane, e 2 polacche per l’attaco frontale) e le altre 4 per che dovevano bloccare le divisioni tedesche per aggiramento ed impedire loro di raggiungere le posizioni arretrate) contro le sette divisioni tedesche, che comprendevano oltre a quelle della X Armata anche quelle della XIV Armata. L’11 maggio inizio il fuoco dell’artiglieria con oltre 2000 pezzi, a cui si sovrappose i bombardamenti della aviazione tattica. Le sorti della battaglia rimasero incerte per oltre tre giorni. Il 14 maggio le divisioni francesi conquistarono il monte Faito ed il Monte Maio, raggiungendo Ausonia. Il 15 gli attacchi americani lungo il litorale tirreno ebbero esito favorevole, ed il XIII C.d.A. prese Pignataro, che con la sua ala destra potè dare un valido contributo alla azione del Corpo Polacco, la cui progressione verso l’area della Abazia si sviluppo nei giorni successivi. Ormai le difese tedesche erano ovunque attaccate e si cominciarono a sgretolarsi. Dopo un ulteriore sforzo, il 18 maggio i Polacchi piantarono la loro bandiera sulle rovine dell’Abazia, e la situazione si sbloccò sull’intero fronte. La battaglia per Cassino era termina