Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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mercoledì 10 aprile 2024

GIovanni Riccardo Baldelli. La difesa del territorio nazionale e della Sicilia II parte La Difesa Costiera

 

La difesa delle coste italiane con i suoi circa 8.300 km di estensione a cui si aggiungevano le coste dell’Istria, quelle albanesi e delle isole dell’Egeo costituiva, al momento dell’ingresso nel Secondo Conflitto Mondiale, una problematica di non facile soluzione.

La difesa costiera, all’atto dell’ingresso nel Secondo Conflitto Mondiale, era regolata infatti dall’Istruzione per la difesa delle coste edita nel 1930 e la Istruzione per la protezione in guerra delle ferrovie, delle strade ordinarie a cui concorrevano treni e pontoni armati della Regia Marina, le batterie costiere dislocate presso le basi marittime in cui operava il personale della Regia Marina e della M.V.S.N. La struttura risentiva dei canoni adottati per la difesa delle coste adottata nel Primo Conflitto Mondiale, ma non teneva conto del rovesciamento di alleanza compiuto dal governo italiano negli anni precedenti. Infatti, ora con una Germania alleata e una Inghilterra avversaria, l’Italia si trovava a rivedere la difesa delle coste, dopo che questa era stata trascurata per realizzare le gigantesche opere del Vallo Alpino. La difesa costiera, affidata prevalentemente alla Regia Marina che non era pronta a svolgere compiti difensivi, venne delegato a reparti terrestri del tutto inadeguati e con una pianificazione non aderente al nuovo scenario di riferimento con nuovi alleati e nemici. Le pubblicazioni dello SMRE, tuttavia, con contemplavano l’impiego di unità del Regio Esercito con compiti dedicati esclusivamente alla difesa costiera.[1]

A differenza di quanto stabilito nel 1915 le Istruzioni non prevedevano la costituzione di specifiche unità organiche della Regia Guardia di Finanza, ma che queste si integrassero solamente nel dispositivo in cui avrebbero operato le unità del Regio Esercito, a cui le Istruzioni affidavano la difesa costiera (TC). Il sistema di protezione delle linee di comunicazione ferroviarie e stradali (TF) era affidato invece alle unità territoriali dei CC.RR. e dalle unità della M.V.S.N.  a cui in seguito sarebbero state sostituite da reparti territoriali del Regio Esercito a cui avrebbero concorso sempre i CC.RR. e la Regia Guardia di Finanza. Nonostante le gravi inefficienze, l’ordine di attuare il Piano di Radunata venne inoltrato solo il 30 maggio 1940 con decorrenza a partire dalle ore 24 del successivo 4 giugno. In ogni caso, visto che a un giorno dall’entrata in guerra le unità territoriali erano solo al 50%, fu dato l’ordine che, in attesa che i reparti territoriali raggiungessero il 100% della forza organica affinché potessero adempiere al compito assegnato, le coorti territoriali della M.V.S.N., messe a disposizione per garantire la copertura, si affiancassero ai Battaglioni inquadrati nelle Divisioni che avevano dovuto essere schierati nei settori di difesa costiera.[2]

Già dal 1933, l’indice di mobilitazione stabiliva che per la difesa delle coste italiane sarebbero stati necessari duecento Battaglioni Costieri da schierare a cordone lungo le coste del paese.

Il compito-affidato a queste unità era quello di:

-      respingere le unità nemiche che fossero sbarcate;

-      proteggere le installazioni e le linee di comunicazione da eventuali sabotaggi.

I Battaglioni sarebbero stati mobilitati con personale richiamato, sia Ufficiali sia la truppa, reduce della Prima Guerra Mondiale. Si trattava di unità debolmente armate, solamente mitragliatrici e fucili mitragliatori, essenzialmente statiche in quanto la mobilità era minima, se non nulla, visto che gli unici mezzi a disposizione di queste unità erano alcune carrette a traino animale e delle biciclette per gli Ufficiali subalterni.

Le unità di difesa costiera avrebbero dovuto:

-      occupare, secondo la logica del tempo, posti di vedetta e di sbarramento per tenersi pronti a respingere sbarchi di piccole unità avversarie;

-      approntare le difese costiere portando a termine quanto predisposto dai comandi territoriali del genio.[3]

Il concetto della difesa costiera espressa in quegli anni era decisamente antiquato, in quanto prevedeva di schierare le truppe in schiera compatta, in linea, per affrontare dalla spiaggia lo sbarco delle unità nemiche. Non veniva contemplato, invece, l’utilizzo di unità autotrasportate che sarebbero state fatte affluire nel settore di costa ove si fosse presentata la minaccia. Un’ altra problematica era rappresentata dal fatto che affidare la difesa delle coste a dei militari richiamati non era certamente delle migliori soluzioni da adottare, visto che avrebbero dovuto affrontare lo sbarco di unità nemiche con un elevato livello qualitativo. In ogni caso, la difesa delle coste era un compito precipuo della Regia Marina, dalla quale dipendevano la ricognizione aero-marittima, tutte le unità navali, i Comandi Territoriali e i Comandi di Piazza Marittimi.[4]

Il Regio Esercito per la difesa del territorio aveva creato un’apposita struttura di comando, con a capo uno dei Sottocapi di Stato Maggiore dell’Esercito, da cui dipendevano i Comandi Difesa,[5] che avevano alle dipendenze ventotto Comandi di Zona Militare. Tali comandi erano responsabili per le attività di mobilitazione, rapporti con le autorità civili locali, la difesa contraerei, la protezione degli impianti, la sicurezza delle vie di comunicazione e la difesa delle coste, ad eccezione di quei tratti di litorale che erano posti alle dipendenze della Regia Marina. La difesa contraerei si era affidata invece alla Milizia Artiglieria Contraerea[6] della M.V.S.N., che con le sue ventitré Legioni disponeva di circa duecento batterie dipendenti. La difesa degli impianti e delle vie di comunicazione era affidata ai Battaglioni Territoriali del Regio Esercito o della M.V.S.N.; a questi si aggiungevano i pattugliamenti delle spiagge effettuati, durante il normale servizio d’istituto, da parte dei reparti territoriali dei CC.RR. e della Regia Guardia di Finanza. Naturalmente, in caso di sbarchi di una certa entità vi sarebbe stato l’allertamento dei Comandi di Corpo d’Armata che avrebbero in ogni caso disposto l’entrata in azione delle Divisioni dipendenti.[7]

Nella primavera del 1941 con il richiamo delle classi più anziane, fu possibile costituire le prime unità costiere:

-      undici Settori Costieri di Brigata (I, II, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII);

-      nove Divisioni Costiere: 202a, 204a, 205a, 206a, 207a, 208a, 211a, 212a (per trasformazione rispettivamente dei Settori Costieri di Brigata I, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII) e 213a,

a queste unità fecero seguito nel 1942:

-      sette Settori Costieri di Brigata, denominati in seguito Brigate Costiere di nuova costituzione, come la IV e l’XI, a cui si aggiungevano la XII, XIV, XV, XVI e XVII;

-      quattro Divisioni Costiere: 201a (per trasformazione della I Brigata Costiera), 220a, 221a e 222a,

mentre nel 1943 si costituirono:

-      otto Brigate Costiere: XVIII, XIX, XXVIII e XXIX (per trasformazione rispettivamente della I e II Brigata di Marcia), XXXI per trasformazione della LII Brigata Speciale), XXXII, XXXIII e XXXIX;

-      dodici Divisioni Costiere:

·        sei per trasformazione di altrettante Brigate: 203a, 209a, 210a, 215a, 216a, 227a (derivate rispettivamente dalle Brigate XII, IX, X, XV, XVI e XI (nuova).

·        una per trasformazione dell’8a Divisione di marcia: 230a;

·        cinque neocostituite: 214a, 223a, 224a, 225a e 226a.[8]

Alla data dell’armistizio dell’8 settembre del 1943 alcune di queste unità sono ancora in fase di completamento.

Dal punto di vista dell’impiego le Divisioni e Brigate Costiere vennero assegnate a specifici settori, in cui erano state suddivise le coste tirreniche, ioniche e quelle delle isole, senza quasi soluzione di continuità. Per quanto attiene alle coste adriatiche queste furono presidiate da Reggimenti e Battaglioni costieri; le coste della Provenza e della Croazia, in quel momento occupata dall’Italia, furono affidate ad altre Divisioni Costiere.

La dislocazione delle unità era quindi:

-      in territorio nazionale:

·        in Toscana, la 215a e la 216a Divisione Costiera;

·        nel Lazio, la 220a, la 221a Divisione Costiera e la XXXIV Brigata Costiera;

·        in Puglia, la 209a, la 210a Divisione Costiera e la XXXI Brigata Costiera;

·        in Calabria, la 211a, la 212a, la 214a e la 227a Divisione Costiera;

·        in Campania, la 222a Divisione Costiera e la XXXII Brigata Costiera;

·        in Sardegna, la 203a, la 204a, la 205a Divisione Costiera, la IV e la XXXIII Brigata Costiera;

·        in Sicilia la 202a, la 206a, la 207a, la 208a, la 213a e la 230a Divisione Costiera, la XVIII, la XIX e la XXIX Brigata Costiera;

-      al di fuori del territorio nazionale:

·        in Francia (in Provenza a Cannes e Nizza) con un’estensione di responsabilità anche sulla costa della Liguria), la 201a, la 223a e la 224a Divisione;

-         in Corsica, la 225a e la 226a Divisione Costiera;

-         in Bosnia-Erzegovina, la XXVIII Brigata Costiera subordinata al V Corpo d’Armata venne impiegata in operazioni di presidio e controguerriglia sulla costa e delle isole adiacenti alla foce della Narenta;

-         in Croazia, la XIV Brigata Costiera alle dipendenze del V Corpo d’Armata fu impiegata in operazioni di presidio e controguerriglia del litorale e le isole attigue alla città di Cirquenizza;

-         in Dalmazia, la XVII Brigata Costiera agli ordini del V Corpo d’Armata impiegata in operazioni di presidio e controguerriglia e nelle isole contigue alla cittadina di Traù.[9]

La configurazione ordinativa delle Divisioni costiere non rispecchiava quella delle altre unità dello stesso livello in quanto gli organici furono definiti a seconda dei settori costieri che avrebbero dovuto difendere.

Di norma:

-      le Divisioni si componevano di 2, 3 o 4 Reggimenti Costieri in funzione dell’ampiezza dei Settori di Copertura;

-      le Brigate erano articolate su due Reggimenti Costieri;

-      i Reggimenti si articolavano su 2, 3 o 4 Battaglioni Costieri e una compagnia ciclisti;

-      il Battaglione Costiero era strutturato su:

·        due compagnie fucilieri con 24 fucili mitragliatori;

·        due compagnie mitraglieri da quattro plotoni di tre armi ciascuna, per un totale di 24 mitragliatrici;

·        un plotone celere/ciclisti/autoportato;

·        due batterie (in media) d’artiglieria dotate di pezzi obsoleti o di preda bellica, con scarsa efficacia per gittata, potenza e celerità di tiro. A cui si aggiungeva l’impossibilità di intervento antinave, anche se nelle Piazze Marittime o in alcuni porti furono schierate batterie da costa con cannoni navali e personale della Regia Marina o della MILMART.

Le Divisioni e le Brigate costiere erano inoltre rinforzate da Battaglioni fucilieri, compagnie mitraglieri e reparti motociclisti.[10]

Per una panoramica sull’ordinamento delle Divisioni Costiere, di seguito, è riportata la struttura ordinativa delle principali unità operative (escluse le unità di fanteria) e logistiche inquadrate nella Grande Unità, riferita alla data del 19 settembre 1941:

-      Comandante;

-      Capo di Stato Maggiore, con alle dipendenze:

·        Uffici dello Stato Maggiore:

·        1a Sezione Operazioni, Informazioni e Servizi (con sette Ufficiali);

·       2a Sezione  Personale e Segreteria;

·        Quartier Generale, su:

·       Plotone comando (con 43 tra Ufficiali, Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 bicicletta);

·       una Stazione Radio RA 1[11] (3 graduati e militari di truppa);

·       Sezione CC.RR. (12 tra Sottufficiali, Appuntati e Carabinieri);

·       Plotone trasporti (con 10 tra graduati e militari di truppa, 2 autovetture, 1 autocarro leggero, 1 autofurgoncino e 2 motociclette);

-      Compagnia mista genio, su:

·        Comandante;

·        Squadra comando (su 21 tra Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 motocicletta, 1 bicicletta e 2 autocarri leggeri);

·        due o più plotoni misti, su:

·       Comandante e Nucleo comando (4 tra Ufficiali, Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 autocarro leggero e 1 bicicletta);

·       tre squadre telegrafisti (14 tra Sottufficiali e graduati e militari di truppa);

·       una squadra telefonisti (20 tra Sottufficiali e graduati e militari di truppa);

una squadra mista collegamenti (34 tra Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 2 stazioni radio RF3 C e 6 apparati segnalazione a lampi di luce[12] da 80 mm);[13]

-      Autoparco, su:

·        Autosezione ridotta (con 28 tra Ufficiali, Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 autovettura, 12 autocarri leggeri, 2 autoambulanze., 1 camion frigo, 3 camion cisterna trasporto acqua e 2 motociclette);

·        Autosezione normale (con 47 tra Ufficiali, Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 autovettura, 24 autocarri leggeri, 3 autoambulanze., 1 camion frigo, 4 camion cisterna trasporto acqua e 2 motociclette);

·        Autosezione rinforzata (con 59 tra Ufficiali, Sottufficiali e graduati e militari di truppa, 1 autovettura, 24 autocarri leggeri, 3 autoambulanze., 1 camion frigo, 4 camion cisterna trasporto acqua e 3 motociclette);

-      Sezione Sanità;

-      Sezione Sussistenza;

-      Comando Settore, su:

·        Comando (9 Ufficiali, 5 Sottufficiali, 23 graduati e militari di truppa e 2 biciclette);

·        Reparto trasporti e Riparazioni (2 Ufficiali, 5 Sottufficiali, 21 graduati e militari di truppa, 30 autieri, 2 autovetture, 2 motociclette, 4 trattrici, 4 autocarri leggeri, 4 autocarri pesanti, 2 autobus, 6 autofurgoncini, 1 camion trasporto polveri, 2 carrozze comando, 2 cavalli, 1 bicicletta);

-      Gruppo artiglieria costiera, su:

·        Comando (2 Ufficiali, 6 Sottufficiali, 20 graduati e militari di truppa, 2 biciclette e 2 mitragliatrici);

·        batteria pesante (2 Ufficiali, 5 Sottufficiali, 105 graduati e militari di truppa, 1 cannone da 305 mm o 2 cannoni da 194 mm, 1 bicicletta);

·        batteria media (2 Ufficiali, 5 Sottufficiali, 105 graduati e militari di truppa, 2 cannoni da 120 mm o 2 cannoni da 149/35 o 2 cannoni da 152 o 4 cannoni da 105/28);

·        batteria leggera (2 Ufficiali, 5 Sottufficiali, 105 graduati e militari di truppa, 4 cannoni da 100/17 o 4 cannoni da 75/27);

·        batteria speciale (2 Ufficiali, 7 Sottufficiali, 110 graduati e militari di truppa).

Nel Documento 66 è riportata la composizione delle Divisioni Costiere e delle Brigate Costiere con i relativi cenni storici.

Essendo prevalentemente unità statiche sarebbe stato opportuno l’assegnazione di numerose unità del genio per i lavori di fortificazione, creazione degli ostacoli passivi, la posa di campi minati e la realizzazione di collegamenti radio (in previsione della resistenza ad oltranza dei caposaldi anche più piccoli). A causa di carenze di personale specializzato e materiali, le Brigate e le Divisioni Costiere ebbero sempre una limitata assegnazione di unità del genio, in media una compagnia, con dotazioni ormai superate. Nel caso specifico, come visto in precedenza nell’organico della compagnia mista genio inquadrata in una Divisione Costiera, i collegamenti erano quasi tutti telefonici. La posa di campi minati fu effettuata laddove vi fossero le disponibilità; a ciò si aggiungeva anche la scarsità di materiali per la realizzazione di ostacoli passivi (paletti, filo spinato, ecc.).[14]

Alla difesa delle coste il Regio Esercito affiancò anche la Difesa Territoriale per l’impiego per contrastare aviolanci:

-      di paracadutisti isolati o di piccoli gruppi su zone/punti specifici;

-      di unità paracadutiste di una certa consistenza ordinativa sugli aeroporti.

Furono pertanto schierati su tutto il territorio nazionale, o almeno nelle parti dove si presupponeva una minaccia maggiore, centinaia di Nuclei Anti Paracadutisti (NAP), ciascuno ordinato su un plotone fucilieri autoportato ed articolato in:

-      Comandante (Tenente o Sottotenente), con: 2 Militari di Truppa (motociclista e autiere), 1 motocicletta e 1 autovettura;

-      due Squadre fucilieri (con 1 Sottufficiale o graduato, 11 fucilieri, 1 fucile mitragliatore).[15]

In diversi casi, la rete di sorveglianza e controllo dinamico del territorio che fu costituita con questi reparti, non dovette affrontare situazioni operative di rilievo. Nel caso specifico, le incursioni effettuate dai paracadutisti inglesi furono limitate a incursioni di commandos contro le linee ferroviarie nel Meridione o come il sabotaggio condotto contro l’acquedotto del Sele nel 1941. Dal 1942 i NAP costituirono, pertanto, un’organizzazione efficace ed economica realizzata grazie a un’organizzazione protettiva perfettamente riuscita.

La difesa degli aeroporti da aviolanci di reparti nemici di una certa consistenza all’atto dell’armistizio non era ancora stata implementata su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione di Puglia, Sardegna e Sicilia. Ad ogni aeroporto era assegnato un Gruppo Tattico di Difesa, posto alle dipendenze del Comandante dello stesso sedime aeroportuale, composto in media da un Battaglione fanteria e una batteria artiglieria. Compito di questi gruppi era quello di impedire l’atterraggio dei paracadutisti sulle piste dell’aeroporto mediante la realizzazione di sbarramenti campali o al limite arando la superficie dello stesso e, soprattutto, intervenire in caso di aviolanci.

Per un certo numero di aeroporti era poi assegnato un Gruppo Mobile ordinato su:

-      tre o quattro compagnie motociclisti, carri leggeri, fanteria autoportata;

-      una batteria d’artiglieria a traino meccanico.

I Gruppi erano poi riuniti in Raggruppamenti il cui scopo principale era quello di intervenire contro aviosbarchi di una certa entità e, secondariamente, intervenire quale riserva mobile da utilizzare contro gli sbarchi provenienti dal mare e nelle successive operazioni.[16]

La policy di mobilitazione delle unità territoriali prevedeva la formazione di tre categorie di reparti:

-      permanenti;

-      territoriali-mobili;

-      territoriali.

A questi, si aggiungevano altre tre categorie di reparti di complementi che venivano utilizzati per ripianare i primi e se nel caso ce ne fosse stato bisogno potevano essere impiegati. I Distretti Militari, oltre a funzionare come depositi, ripartivano il personale mobilitato ai depositi che provvedevano alla formazione, solamente sulla carta, dei reparti da mobilitare su ordine. L’assegnazione del personale ai reparti avveniva secondo l’età anagrafica, per cui i più giovani erano destinati ai reparti permanenti e i più anziani erano le riserve dei reparti territoriali. Questo causò alcuni problemi, visto che alcuni richiamati appartenenti a classi giovani erano ancora in congedo in quanto i reparti a cui erano destinati (ad esempio reparti complementari di quelli permanenti) non erano ancora stati mobilitati. Per far fronte a questa problematica o ad eventuali smobilitazioni improvvise, si fece ricorso a perequazioni tra reparti, causando, però, la disomogeneità “spirituale” degli stessi, con notevoli ripercussioni sulla motivazione al combattimento.[17]




[1]     Massimo ASCOLI, La difesa delle coste italiane, Bacchilega Editore, Imola 2020, p. 33

[2]     Ivi, pp. 34-35

[3]     Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale in Studi Storico Militari 1987, USSME, Roma 1988, p. 109

[4]     Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale, op. cit., p. 110-111

[5]     Uno per ciascun Corpo d’Armata di pace: Torino, Genova, Alessandria, Milano, Bolzano, Treviso, Trieste, Udine, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo e Cagliari

[6]     Il Regio Decreto del 28 novembre 1927 n. 815 definiva la costituzione della Milizia Difesa Aerea Territoriale che successivamente variava denominazione a seguito della promulgazione del Regio Decreto-Legge del 18 febbraio 1930 n. 93 (convertito in Legge del 3 aprile 1930 n. 314) Istituzione e ordinamento della Milizia per la difesa aerea territoriale (D.A.T.). L’articolo del Decreto stabiliva che la D.A.T. è una specialità della M.V.S.N. che ha il compito di predisporre in tempo di pace e di attuare in tempo di guerra, in concorso con le unità contraeree delle altre forze armate, la difesa del Paese da attacchi aerei nemici.”

La difesa comprendeva:

-      una rete di avvistamento incentrata su posti vedetta e centri raccolta notizie;

-      una rete di collegamento;

-      un’organizzazione delle località di difesa contraerea attiva (definite die 2° grado)

Nel 1934 venne creata anche la Milizia Artiglieria da costa (DA COS). Il 7 novembre 1938 le due specialità furono denominate rispettivamente Milizia Artiglieria Contraerei (M.A.C.A.) e Milizia Artiglieria Marittima (MILMART). A febbraio del 1940 la M.A.C.A. aveva in forza 2.900 Ufficiali e 75.000 militi, ma ne sarebbero serviti altri 50.000 per completare gli organici delle 290 batterie previste. Oltre alle circa duecento batterie dislocate in Madrepatria altre 6 batterie erano in Libia e altrettante in Africa Orientale Italiana.

Virgilio ILARI e Antonio SEMA, Marte in orbace, op. cit., pp. 340-343

[7]     Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale in Studi Storico Militari 1987, op. cit., p. 122

[8]     USSME (AA.VV.), L’Esercito e i suoi Corpi. Sintesi storica. – Volume Terzo. Tomo I, op. cit., pp. 357-358

[9]     USSME (AA.VV.), L’Esercito e i suoi Corpi. Sintesi storica. – Volume Terzo. Tomo I, op. cit., p. 359

[10]    Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale in Studi Storico Militari 1987, op. cit., pp. 120-121

[11]    Più che una stazione radiotrasmittente vera e propria era in realtà un posto di radioascolto per emissioni aeronautiche. Il raggio di ascolto, di aerei in volo, della postazione era di circa 10-15 km, purché il velivolo fosse dotato di un determinato apparato trasmittente. L’apparato, alimentato con 3 o 4 pile a seconda della versione, pesava circa 17 kg, era trasportato in un cofano di legno ed aveva un’antenna chiusa a telaio con sette spire a treccia di rame.

      Mario GALASSO e Mario GATICCI, La radio in grigioverde, op. cit., pp. 71-72

[12]    Si trattava della Stazione Faini-Triulzi da 80 mm installato su treppiede e con una portata media di 25 km di giorno (utilizzo con eliografo) e di 8 km di giorno e 25 di notte impiegando il sistema diottrico. Era comunque un apparato già obsoleto, in uso già dagli anni 20 del XX secolo, in quanto nelle opere difensive fortificate veniva utilizzata la Stazione fototelefonica da 180 mm.

Ministero della Guerra, Pubblicazione n. 1793. Manuale per le compagnie telegrafisti e radiotelegrafisti sui mezzi di trasmissione telegrafica morse, telefonica, ottica, radiotelegrafica e radiotelefonica. Parte quarta. Descrizione, impianto e servizio delle stazioni ottiche, Provveditorato Generale dello Stato, Roma 1927, pp. 8-9

Mario GALASSO e Mario GATICCI, La radio in grigioverde, op. cit., p. 187

[13]    W. Victor MADEJ, Italian Order Army of battle. 1939-1943, op. cit., p. 63

[14]    Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale in Studi Storico Militari 1987, op. cit., p. 121

[15]    NARA, Microcopy T-821, R-113, Frames 684

[16]    Dorello FERRARI, La difesa delle coste italiane nella Seconda Guerra Mondiale in Studi Storico Militari 1987, op. cit., p. 118

[17]    Ivi, p. 122

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