Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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lunedì 19 gennaio 2026

Tesi di Laurea Dott Davide Corona

 



DUELLO DI ARTIGLIERIE”


La Batteria dello chaberton nelle operazioni sul

Fronte alpino occidentale

10-25 giugno 1940


ANNO ACCADEMICO 2022/2023



PREMESSA


L’oggetto di questo studio trae origine dall’attrazione che da sempre lo Chaberton, icona unica tra le montagne dell’Alta Valle di Susa, ha esercitato sulle mie personali attività di ricerca e studio volte alla conoscenza storica degli avvenimenti succedutisi durante lo svolgimento delle operazioni militari legate alla campagna delle Alpi Occidentali del giugno 1940, tra l’Italia e la Francia.

Oggigiorno, a distanza di più di ottant’anni dai fatti di quel tragico 21 giugno, i resti di quella che fu “la batteria più alta d’Europa”, per il tempo di allora addirittura del “mondo”, non smettono di attirare le attenzioni e le curiosità di un folto e variegato pubblico che composto da studiosi, appassionati, ricercatori, alpinisti e semplici escursionisti ogni anno, ascendendone gli itinerari di salita, ne brulica letteralmente la vetta.

Situato all’estremo limite ovest della frontiera alpina sulla sinistra orografica del Colle del Monginevro, la mole piramidale del Monte Chaberton, dominante gli abitati di Cesana Torinese e di Claviere, sovrasta e controlla l’intera conca di Briançon: sin da subito, dopo la proclamazione del Regno d’Italia, la sua cima fu oggetto di studio da parte della “Commissione Centrale di Difesa dello Stato” al fine di poterne valutare l’idoneità ad ospitare una batteria di artiglieria pesante il cui compito sarebbe stato quello di minacciare in profondità, con il fuoco dei propri pezzi, le difese transalpine posizionate a baluardo del primissimo tratto di territorio francese.

Certe della sua invulnerabilità derivante dalla quota e dalla ottimale posizione topografica le maestranze del Genio Militare italiano, dirette e coordinate dal brillante capitano modenese Luigi Pollari Maglietta diedero avvio, nel 1896, ai lavori di quella che sarebbe diventata la più alta “batteria autonoma ad azione lontana” d’Europa, da subito vanto dell’artiglieria da fortezza italiana ma, anche, principale fonte di preoccupazione per lo stato maggiore francese che vedeva in essa la più grave minaccia ad uno dei tratti di confine più delicati e, strategicamente importanti, dell’intero arco alpino occidentale.

Distruggere lo Chaberton” rappresentò dunque una delle massime priorità per l’alto comando francese che non perse un attimo, sin dall’inizio dei lavori di costruzione, nell’avviare gli studi necessari all’approntamento e validazione dei piani di tiro che avrebbero dovuto condurne, nella prima occasione resasi utile, alla definitiva neutralizzazione.

Questa spasmodica ma al tempo stesso meticolosa ricerca di soluzioni fece giungere le lancette della storia al giugno 1940. Dopo la presa delle “decisioni irrevocabili” e la ripresa dei soffi di guerra sulle Alpi, ai francesi si presentò finalmente la tanto attesa occasione per chiudere definitivamente la partita con lo “scomodissimo” vicino.

Se alle 17.15 di quel fatale 21 giugno venne messa fine al mito dell’invulnerabilità del “forte delle nuvole”, da parte del violento bombardamento condotto dai mortai francesi, contestualmente si eresse agli onori delle cronache militari il sacrificio della 515a Batteria “Guardia alla Frontiera” che, pur provata da ingenti perdite (ben 10 Caduti tra cui la MOVM, sergente maggiore Ferruccio Ferrari) seppe condurre una strenua resistenza che suscitò l’ammirazione e la menzione degli stessi comandi che segnalarono “la condotta esemplare di questo reparto che in una lotta senza speranza, o quasi, ha difeso sino all’esaurimento dei mezzi la postazione affidata al suo onore”.

Giunti così, dopo soli ma cruenti 4 giorni di ostilità, all’armistizio del 25 giugno la batteria, seppur gravemente danneggiata nelle sue componenti attive e logistiche sopravvisse con il proprio presidio senza che essa entrasse mai più in azione. Dopo l’otto settembre, con l’abbandono italiano, la successiva presenza dei reparti tedeschi la trasformò in un semplice posto di osservazione per i movimenti nemici del fondovalle, in particolar modo durante la seconda fase della “battaglia delle alpi” nell’inverno-primavera 1944-45 per poi passare, in osservanza a quanto sancito nel Trattato di Pace del 1947, definitivamente in territorio francese.

Vendicando la “pugnalata alla schiena” di sette anni prima la Francia riuscì a realizzare, con l’inglobamento della batteria, parte dei suoi obiettivi di annessione territoriale definiti nel trattato motivati non tanto da ragioni militari, quanto da un ritrovato e riacquisito sentimento di “grandeur” nazionale, tipicamente transalpino: lo Chaberton, sotto questo punto di vista, non poteva non rappresentarne l’essenza.

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