Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

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sabato 10 gennaio 2026

Giovanni Riccardo Baldelli . La Polizia Africa Italiana

 

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La Polizia dell’Africa Italiana (d’ora in poi P.A.I.) era un organo di polizia coloniale, costituito nel 1937, dipendente-dal Ministero per l'Africa Italiana, ma che era a tutti gli effetti, come indicato all’articolo 2 del Decreto Legge[1] istitutivo, “organizzato militarmente, forma il nucleo essenziale e principale della forza pubblica nell'Africa Italiana, fa parte delle Forze armate dello Stato e concorre alle operazioni militari di polizia e di guerra.

Per meglio comprendere la struttura ordinativa dei Reparti della P.A.I. dislocati in A.O.I. è opportuno fare riferimento all’articolo 15 del Decreto, che stabiliva la costituzione e i compiti, nel quale era indicato: “I Comandi del Corpo della polizia coloniale si distinguono in fissi e mobili. I Comandi fissi sono i seguenti:

a) il Comando generale che costituisce uno degli uffici centrali nei quali è ripartito il Ministero dell'Africa Italiana;

b) gli Ispettorati generali alle dipendenze rispettivamente del governatore generale dell'A.O.I. e del governatore generale della Libia;

c) le Questure alle dipendenze rispettivamente dei governatori dell'A.O.I., del governatore di Addis Abeba e dei commissari provinciali della Libia;

d) gli Uffici commissariali di polizia alle dipendenze dei commissari di governo;

e) le Sezioni di polizia alle dipendenze dei residenti;

f) le Stazioni ed i Posti di polizia alle dipendenze dei Viceresidenti o, in mancanza, dei residenti.

Il successivo articolo 16 dettagliava la tipologia dei Comandi e degli organi alle loro dipendenze: I Comandi mobili, permanenti o temporanei, sono costituiti da:  

a) Distaccamenti di polizia coloniale

b) Bande di polizia coloniale e altre formazioni similari composte di indigeni e inquadrate da ufficiali e sottufficiali della polizia coloniale.

Per far fronte a eventuali gravi esigenze di ordine pubblico, a calamità o ad avvenimenti eccezionali, possono essere costituiti reparti di maggiore entità denominati colonne di polizia coloniale.

I Comandi mobili permanenti sono istituiti con provvedimento del Ministro per l'Africa Italiana e quelli temporanei con provvedimento del governatore.

Dal 1938 erano stati inviati in A.O.I. sei Battaglioni di Polizia Coloniale che per effetto di un decreto emanato l’11 aprile del 1938 vennero denominati:

-      Battaglione “Luigi Amedeo di Savoia” assegnato al Governo di Addis Abeba (poi divenuto Governo dello Scioa);

-      Battaglione “Giuseppe Giulietti” assegnato al Governo dell’Eritrea;

-      Battaglione “Antonio Cecchi” assegnato al Governo della Somalia;

-      Battaglione “Gaetano Casati” assegnato al Governo dell’Amara;

-      Battaglione “Eugenio Ruspoli” assegnato al Governo dell’Harar;

-      Battaglione “Vittorio Bottego” assegnato al Governo del Galla Sidama.[2]

A queste unità si aggiungevano le Questure, ubicate nelle sedi dei rispettivi Governi, i Commissariati e le Stazioni dislocate nei centri più piccoli dell’A.O.I. [3] Art. 18.

In previsione dell’entrata in guerra vennero costituite in diverse zone dell’A.O.I., per far fronte ad eventuali impieghi bellici, le seguenti unità:

-      la banda P.A.I. Uollo Jeggiù, formata dal 23 maggio 1940 nell’Amara, con una forza di: 3 Ufficiali, 3 guardie nazionali e 546 guardie coloniali;

-      la banda P.A.I. della Somalia, costituita il 25 maggio 1940 a Mogadiscio, con 1 Ufficiale, 1 guardia nazionale e 100 guardie coloniali;

-      un Reparto di polizia stradale, formato ad Addis Abeba dal 3 giugno 1940 e posto alle dirette dipendenze del Comando Superiore Forze Armate dell’Africa Orientale, con 1 Ufficiale e 56 tra Sottufficiali, appuntati e guardie motociclisti nazionali;

-      il 1° Gruppo Motorizzato P.A.I., in corso di costituzione ad Addis Abeba, articolato in:

·       Comando di Gruppo, con 1 Ufficiale, 4 tra Sottufficiali, appuntati e guardie nazionali e 10 guardie coloniali;

·       compagnia motociclisti, con 4 Ufficiali, 63 tra Sottufficiali, appuntati e guardie nazionali e 27 guardie coloniali;

·       1a banda autocarrata, con 1 Ufficiale, 1 guardia nazionale e 249 guardie coloniali;

·       2a banda autocarrata, con 1 Ufficiale, 1 guardia nazionale e 204 guardie coloniali;

·        un’autocolonna, con 1 Ufficiale, 1 guardia nazionale 13 autocarri Ceirano, 7 furgoncini 1100, 6 motocarrelli e 2 spider.[4]

All’Asmara era stato dato corso dall’8 giugno del 1940 alla costituzione del 2° Gruppo Motorizzato P.A.I. strutturato su:

-      Comando di Gruppo, con 3 Ufficiali, 4 tra Sottufficiali, appuntati e guardie nazionali e 10 guardie coloniali;

-      plotone motociclisti, con 30 tra Sottufficiali, appuntati, guardie nazionali e guardie coloniali;

-      una banda autocarrata, con 1 Ufficiale e circa 300 guardie coloniali.[5]

Nella missiva, indirizzata al Comando Scacchiere Nord, in cui si preannunciava la costituzione del 2° Gruppo Motorizzato P.A.I., si precisava che tutti i motociclisti e il personale italiano sarebbero stati armati con Moschetto Automatico Beretta e il restante con il moschetto 91. Nel concludere la lettera, con la richiesta di quattro mitragliatrici - che avrebbero dovuto equipaggiare la banda (tre armi) e il plotone motociclisti (un’arma) -, si preannunciava la costituzione a Cheren di un’altra banda con 250-300 coloniali effettivi. Il personale effettivo della Polizia Africa Italiana al 1° giugno 1940 era quantificato in: 90 Ufficiali, 349 Sottufficiali, 1.341 guardie nazionali e 4.601 guardie coloniali (totale generale 6.381 uomini).[6]

Nel corso delle operazioni in Somaliland al Vicebrigadiere della P.A.I. Luigi Orecchioni venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare, unico milite del Corpo a cui fu assegnata la massima onorificenza militare alla memoria.[7]



[1]     Regio Decreto 10 giugno 1937, n. 1211 Regolamento organico del Corpo della polizia coloniale pubblicato in GURI n.174 del 29 luglio 1937

[2]     Piero CROCIANI, La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945), Ufficio Storico della Polizia di Stato, Laurus Robuffo, Roma 2009, pp. 73-75

[3]     L’articolo 18 del Regio Decreto 15 novembre 1937, n. 2708 sanciva che In ogni capoluogo di Governo è istituita una Questura a capo della quale è posto un funzionario del Corpo della polizia coloniale di grado 6° o 7°. La Questura riceve direttive dalla Direzione degli affari politici e fa capo alle Direzioni di Governo secondo la natura degli affari da espletare.

[4]     Piero CROCIANI, La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945), op.cit., pp. 88-89

[5]     Ivi, pp. 89-90

[6]     Alberto ROVIGHI, Le operazioni in Africa Orientale (giugno 1940-novembre 1941). Volume II. Documenti, op. cit., Documento 14 p. 57

[7]     Arruolatosi come Carabiniere nel 1932 veniva inviato nel giugno 1935 per l’Eritrea con 1’88ª sezione CC.RR. da montagna mobilitata. Partecipava alla conquista dell’Etiopia distinguendosi sull’Endertà e nella marcia su Addis Abeba, rimpatriato nel febbraio del 1937 rientrava alla legione di appartenenza in Cagliari. Nel 1938 si arruolava nel neocostituito Corpo di polizia coloniale e con il grado di guardia venne destinato alla Questura di Addis Abeba. Divenuto Vicebrigadiere, dopo aver partecipato al 1° Corso Allievi Sottufficiali e trasferito alla Questura di Asmara. Allo scoppio della guerra nel giugno 1940, chiedeva ed otteneva di essere assegnato alla 1ª banda P.A.I. dell’Amara. Nel corso della campagna in Somaliland cadeva colpito a morte durante uno scontro con forze avversarie; per il suo comportamento gli veniva concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Alla vigilia della campagna contro la Somalia inglese, rifiutava un urgente intervento chirurgico per seguire il suo reparto, da lui guerrescamente addestrato, al battesimo del fuoco. Vice comandante di una banda P.A.I. in aspro, lungo e violento combattimento contro forze avversarie superiori per numero e per mezzi bellici, guidava la sua mezza banda, attraverso una cortina di fuoco, con leonino coraggio e superbo sprezzo del pericolo, su successive munitissime posizioni nemiche. Ferito ad un braccio sdegnava qualsiasi assistenza. Con raddoppiato ardore, con azione personale assaltava a bombe a mano un centro di resistenza nemico dotato di due armi automatiche. Investito a bruciapelo da una raffica di mitragliatrice, cadeva per rialzarsi morente e lanciare ancora una bomba contro il nemico, quale suo estremo atto di dedizione, per aprire, alle armi della Patria, la via della vittoria. Agli ascari accorsi in suo soccorso, con gli ultimi aneliti rivolgeva parole di incitamento a perseverare nell’avanzata, di augurio e di fede per la Patria ed il Corpo, ai quali dava in olocausto la propria giovinezza. Esempio mirabile di virtù militari, di sublime sentimento di dedizione al dovere e di amor di Patria” – Lafaruc, 17 agosto 1940.

http://www.istitutodelnastroazzurro.org URL consultato il 25 gennaio 2023

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