martedì 31 marzo 2015
venerdì 20 marzo 2015
Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Prefazione
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| IL volume è acquistabile presso tutte le libreria d'Italia. Oppure presso la casa editrice Nuova Cultura. ordini@nuovacultura.it |
Questa pubblicazione
è in linea perfettamente con le motivazioni che hanno informato la gestione del
settore “Cultura e Pubblica Istruzione” del Comune di Agugliano, sviluppata attivando
tutte le iniziative miranti a definire l’identità storico-culturale della
comunità aguglianese, nel rispetto delle sue specificità.
Da
qui l’ideazione e la creazione di organizzazioni strutturali e momenti
importanti di ricerca e di studio che hanno contrassegnato l’attività del
settore.
Nel
novero delle operazioni strutturali, va segnalata la promozione e la creazione
del Centro Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, che ha coinvolto tanti
cittadini sensibili a tali problematiche, promotore di seminari, convegni,
incontri tutti codificati e fissati in pubblicazioni che rappresentano un
patrimonio indelebile e fondamentale per il futuro.
Questa
associazione, insieme alla benemerita attività svolta dalla Biblioteca
Comunale, ha rappresentato il braccio operativo di tutta l’attività proposta,
organizzata e condivisa, prodotta dall’Assessorato alla Cultura e P.I.
Tra
le tante proposte offerte ai cittadini e agli studiosi non solo locali, vorrei
ricordare - in occasione del 150° anniversario dell’Unità D’Italia - un
partecipato e importante convegno sul Risorgimento che ha visto la presenza prestigiosa
e apprezzata di Annita Garibaldi, ultima discendente dell’ “eroe dei due
mondi”.
Il
Comune di Agugliano, per la prima volta, è stato inserito anche in un tour
culturale (Grand Tour Cultura Marche 2013) importante a livello regionale, che
ha compreso 8 iniziative riguardanti la presentazione di pubblicazioni soprattutto
di carattere storico, che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico
intervenuto agli eventi.
E’
importante rilevare che tante manifestazioni si sono svolte anche nella sede
della Società Operaia di Castel d’Emilio, luogo storico, riconosciuto e
ospitale della comunità casteldemiliese, che rappresenta un unicum da sottolineare
e rispettare.
Luogo
dichiarato Monumento Nazionale fin dal 1916, la cui storia è stata dovutamente
trattata in un recente convegno intitolato: “ Castel d’Emilio: pagine di
storia”, che ha aggiornato la ricerca in tutti i campi e prodotto una
interessantissima pubblicazione degli atti.
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| Ancona. Il Maresciallo Alexander e il Gen. Leese allo Stadio Dorico per la parata dell vittoria il 31 luglio 1944. |
Con il recente
lavoro sugli stemmi delle due comunità comunali più rilevanti, quella di
Agugliano e l’altra di Castel d’Emilio ( lo stemma di quest’ultima si è ritrovato
recentemente grazie alla ricerca prodotta dal Centro Studi Storici) si è
conclusa la codificazione delle forme espressive e visivamente simboliche della
comunità.
I risultati di
tutte le ricerche sono stati trasmessi anche alle scuole locali, quale dinamica
conclusiva che garantisce la conoscenza e la diffusione degli elementi primari
d’integrazione per una tradizione riconosciuta e condivisa, specifica e
caratterizzante Agugliano.
Anche i
documenti relativi ai convegni svolti su tematiche locali, atti e libri, sono
stati donati alle biblioteche scolastiche, quali strumenti necessari per
conoscere il paese e sviluppare quella identificazione positiva e consapevole che
parte dalle radici storico culturali del luogo in cui si vive.
Pertanto
approfondire e completare alla luce di nuove e importanti documentazioni un
altro momento storico per la comunità quale è la “Liberazione” dalla barbarie
nazi-fascista del 1944 avvenuta all’alba del 18 luglio 1944 ad opera delle
truppe polacche, rappresenta un tassello fondamentale per la definizione
storico culturale del paese.
Come è noto il
“passaggio del fronte” in Agugliano è inserito nella cosiddetta seconda
battaglia di Ancona, ed ha prodotto lutti e terrore nella popolazione civile,
come è perfettamente documentato dall’autore.
Momenti
tragici che ancora sono ricordati e tramandati ai più giovani come monito,
affinché la conoscenza dei fatti non sia mai disgiunta dalle valutazioni che
servono per interpretarli e capire le cause che li hanno prodotti.
Perciò ritengo
sia molto importante la serie di manifestazioni create in occasione del 70°
anniversario del passaggio del fronte (1944-2014) insieme alle amministrazioni
comunali di Polverigi e Camerata Picena e alle associazioni quali il Centro
Studi Storici di Agugliano e Castel d’Emilio, la Mediateca Giamagli di
Polverigi e l’Associazione Storica del Cassero di Camerata Picena.
Questi eventi
si concretizzeranno in una serie di mostre di carattere storico organizzate nei
tre centri e si concluderanno il 19 luglio in Agugliano, con un grande convegno
che si terrà in Piazza V. Emanuele II, dove si percorreranno tutti i momenti
del passaggio del fronte e della successiva liberazione dei tre comuni.
A questo
convegno interverrà anche il Gen. Coltrinari che, essendo nativo di Castel
d’Emilio, arricchirà con racconti e testimonianze raccolte nel nostro
territorio il suo intervento sulla tattica militare degli schieramenti in campo
70 anni fa, di cui questa pubblicazione rappresenta la fonte aggiornata e
importantissima di riferimento.
Agugliano, 31 marzo 2014
Aroldo Berardi
Assessore Cultura e Pubblica Istruzione
Comune di Agugliano
lunedì 16 marzo 2015
Progetto Storia in Laboratorio. Istituto Carlo e Nello Rosselli. Materiali
Introduzione
(Cenni sul personale
impiegato e sulla guerra di trincea)
Aprilia, 18 febbraio
2015
(Gen.D. Dott.
Gianfranco Gasperini)
Il
mio compito, stamane, è quello di gestire gli interventi degli amici relatori e
le eventuali vostre domande di chiarimento o approfondimento che alla fine
della mattinata vorrete porre.
Prima
desidero chiarire quale sarà l’oggetto della mia breve introduzione: l’uomo
soldato della grande guerra e la trincea; infatti questi due elementi hanno
caratterizzato in modo imponente questo
terribile primo conflitto mondiale il cui inizio -da parte italiana- celebriamo
quest’anno. Altri fenomeni quali gli aspetti tecnologici innovativi delle armi
utilizzate, l’uso indiscriminato dei gas, l’uso intenso del nuovo mezzo aereo, l’impiego
massiccio delle donne nell’industria, quella bellica in particolare, eccetera,
furono anch’essi notevoli, ma non come i due che ho scelto.
1.IL
PERSONALE
Durante
l'intero corso della guerra il traguardo dell'armonizzazione della quantità con
la qualità fu uno dei principali problemi degli Stati Maggiori di tutti i
belligeranti. Il problema dei quadri ufficiali e sottufficiali fu assillante.
L'esercito italiano, procedette rapidamente all’incremento della truppa (last. 3) e in seguito a
provvedimenti di ogni genere, dei quali fondamentale quello dell'istituzione di
corsi accelerati integrati da concorsi tra ufficiali di complemento e da
promozioni di sottufficiali, entrò in campagna(last
4,5) con 45000 ufficiali, dei quali 26000 in
servizio attivo, sufficienti a mobilitare tutte le unità di arma combattente
con la quantità dì ufficiali previsti, tranne l'artiglieria.
La
loro provenienza sociale era molto varia, quelli usciti dalle Accademie di
Modena e Torino provenivano, in gran parte dalla piccola nobiltà terriera e
dalla borghesia, quelli di complemento (che avrebbero arricchito i quadri
inferiori durante la guerra), appartenevano alla piccola borghesia impiegatizia
cittadina e rurale.
Gli
ufficiali a ruolo, all’inizio del conflitto, come si è visto, erano 45.000; questi
però erano diversi per origine, provenienza, cultura e pratica del servizio; in
compenso, tutti erano animati da un alto spirito del dovere che essi
dimostrarono con quegli atti di sublime sacrificio che caratterizzarono le
nostre battaglie e che tanti vuoti provocarono tra le file di questi magnifici
giovani e dei loro soldati. I dati relativi a tali ingentissime perdite
appaiono dalle successive (last. 6, 7, 8).
I
nuovi comandanti (last. 9) venivano tratti in gran parte dai giovani soggetti ad
obblighi di leva con titolo di studio superiore e dai sottufficiali più esperti
con o senza titoli speciali di studio; si dava loro una istruzione
professionale sommaria in corsi accelerati di qualche mese presso l’Accademia
di Modena, o in zona di guerra e dopo un breve periodo di servizio alle truppe
con il grado di aspirante si nominavano ufficiali .[1]
A causa delle perdite, derivanti dalla furia della guerra, la fabbrica
artigianale dei quadri continuò a sfornare per tutta la durata della guerra
ufficiali che giunsero in tempi brevissimi al comando delle compagnie e
addirittura dei battaglioni.
Il
fabbisogno di personale qualificato non riguardò solo i quadri ufficiali, ma
anche i sottufficiali e la truppa e crebbe, in proporzione geometrica in relazione
all'aumento delle unità e all'introduzione di nuovi mezzi e di nuove tecniche.
Ciò
che esasperò il problema della qualità, più che quella di nuovi corpi o
specialità di arma, fu la creazione in tutte le armi di personale specializzato
nell'impiego dei nuovi mezzi tecnici e delle armi nuove. La fanteria,
l'artiglieria, il genio e l'aviazione stessa, in seguito all'aumento
quantitativo delle dotazioni e dei tipi di materiale da impiegare, dovettero
moltiplicare gli incarichi speciali all'interno delle unità preesistenti nei
riguardi sia dell'organizzazione degli organi direttivi, sia dei reparti
d'impiego.[2]
Testimonianza
delle capacità e del valore dimostrato dai nostri soldati sono i dati relativi
ai decorati al V.M. (last. 10, 11, 12)
2.LA
GUERRA IN TRINCEA (last.13)
Fu
la mitragliatrice resa quasi invulnerabile dalla fortificazione potenziata
dall'ostacolo, a determinare il carattere particolare della guerra e la
prevalenza dell'azione difensiva su quella offensiva. Venne meno la mobilità
tattica e la fanteria cercò di riacquistarla mediante l'aumento della sua
potenza di fuoco e di urto, intesa non solo come aumento del numero di armi
automatiche in dotazione e del loro decentramento ai minimi livelli fra i
combattenti. Quella routine giornaliera, quell' abitudine alla morte come
evento frequente e quindi accettato come un rischio quasi normale dell'
esistenza, faceva, sì, apprezzare come beni eccelsi i piaceri più normali, una
buona dormita in un letto, un pasto caldo e ben servito, un abito decente; ma,
a differenza di quanto accadeva negli
attacchi sanguinosi, non raggiungeva il limite dell' insopportabilità. Ed aveva
anche affratellato gli uomini, i soldati di provenienza contadina, con i
giovani ufficiali inferiori, figli della modesta borghesia delle città. Il
pericolo non aveva acuito l’egoismo personale, aveva anzi sviluppato un
cameratismo affettuoso, che impediva di cercare la salvezza propria a scapito
della vita degli altri.[3]
Il
luogo paradigmatico di questi fenomeni fu principalmente la trincea. Le trincee,
(last.14) compatibilmente con la natura del terreno,
erano state portate quanto più possibile vicino a quelle dell' avversario:
talora la distanza reciproca non superava qualche decina di metri. Reti di filo
spinato costituivano la prima difesa contro l’improvvisa irruzione del nemico.
Agganciate a paletti infissi nel terreno, esse potevano essere distese, salvo
nei giorni nebbiosi, soltanto di notte. Per aprire in essi dei varchi, dopo le
cesoie di infame memoria e i tubi di gelatina esplosiva - i soli strumenti
disponibili nel 1915 - venivano largamente usate le bombarde, vere artiglierie
da trincea, in grado di lanciare a breve distanza e con scarsa precisione
enormi bidoni di esplosivo. Quando uno di questi barili scoppiava, erano di
solito stragi paurose; ma appunto per mitigare i danni le trincee non erano
costruite rettilinee, ma (last. 15) ad angolo o a labirinto.[4].
Qui
i nostri fanti mangiavano, bevevano, dormivano e morivano. Camminamenti
trasversali, che partivano dalle terze linee, incrociavano le seconde e le
prime, per arrivare alle trincee degli avamposti, infelici, che avevano il
compito - a chi toccava toccava -di subire il primo assalto di sorpresa. Lungo
questi camminamenti, defilati fin dove possibile al tiro nemico, ma per forza
di cose scoperti in taluni punti, che diventavano dei trabocchetti obbligatori,
in cui si giocava a rimpiattino con la morte, si svolgeva un intenso traffico
di rifornimenti verso i reparti più avanzati. Dinnanzi al reticolato e alla
trincea, verso il nemico, si stendeva la "terra di nessuno” popolatissima
dai morti e dai disertori di entrambe le parti.
Di seguito e concludo, una serie di immagini dei vari tipi di
trincee che danno loro un’idea della vita che vi si svolgeva.(last. 16, ecc.)
1 Relazione sulla grande
guerra, Pubblicazione Nazionale in occasione del decennale della vittoria,
Vallecchi, Firenze, 1929
2 USSME (Filippo
Stefani), La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito
Italiano, Roma,1984
[1] www.bibliolab.it, Laboratorio di storia, la 1^ guerra
mondiale
[1]
USSME, L’Esercito
Italiano nella grande guerra, vol. VI, Roma, 1980
venerdì 6 marzo 2015
Masserini un grande pittore e un grande amico
riceviamo dall'amico Masserini le tre fotografie qui riportate
dedicate al rapporto tra un bar di Bergamo e la Spedizione dei Mille
Ancora una volta si apprezza la grande autonomia culturale e il tratto libero e felice della pittura di Masserine, che evoca sempre momenti di spensieratezza, onestà e capacità di stare insieme
L'amore per la Marina Militare e la sua originalità rievocano momenti esaltati passati insieme in occasione di un altro grande lavoro svolto qui a Roma
Avevamo chiesto a Masserini di predisporre bozzetti per
la Rivista "Il Secondo Risorgimento"
dedicati alla figura ed alla attività del Gen. Poli
La sua disponibilità è stata istantanea ed ora che, sulla base delle nostre informazioni,
la rivista "Il Secondo Risorgimento" ha un altra Direzione,
utilizzeremo il lavoro di Masserini
come tanti altri che continuano a giunge nel solco di una collaborazione pluriennale,
per un altra Rivista che sta per vedere la luce
Quindi, Grazie ancora all'amico Masserini per la sua disponibilità, e grazie a tutti coloro che ancora collaborano con noi
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