Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

Master di 1° Livello  in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960
Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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mercoledì 30 giugno 2021

Compleanno del bersaglieri

 


 

“Compleanno del Bersagliere”

 

la cerimonia ad Aprilia  nel 185° anniversario dell’istituzione del Corpo

 

 

 

 

È stato celebrato ad Aprilia nella mattinata di domenica 20 giugno il 185° “Compleanno del Bersagliere”.

Specialità dell’Arma di Fanteria dell’Esercito italiano, il Corpo dei Bersaglieri venne istituito il 18 giugno 1836  su proposta del Capitano Alessandro La Marmora.

Attualmente i Reggimenti dei Bersaglieri sono 6. Fulgido esempio di amore e sacrificio per la Patria le loro Bandiere sono decorate di 7 Croci di Cavaliere dell'O.M.I., 10 Medaglie d'Oro, 8 Medaglie d'Argento, 26 Medaglie di Bronzo al Valor Militare e di 1 Medaglia d'Oro e 3 d'Argento al Valore dell'Esercito.

La cerimonia organizzata dalla Sezione Bersaglieri “A. Cotterli” di Aprilia  ha visto il raduno dei fanti piumati presso il monumento ai Bersaglieri d’Italia nell’omonima piazza, ove è stata deposta una corona d’alloro.

Hanno partecipato il Presidente regionale dell’A.N.B. Luciano Pasquali; il Presidente provinciale dell’A.N.B. Fulvio Gradevole; il Comandante della Polizia Municipale Massimo Giannantonio; rappresentanti dell’amministrazione Comunale, tra cui l’Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Gianluca Fanucci; rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

Ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento il bersagliere Edoardo Tittarelli, presidente dell’associazione apriliana,  molto attiva sul territorio con iniziative solidali anche nell’emergenza Covid19.

 

(su Bersaglieri da http://www.esercito.difesa.it)

domenica 20 giugno 2021

Ricerca Notizie sulla attività partigiana di Giovanni Bertola

 



Filippo Bergonzoli scrive:

. Mio nonno, Giovanni Bertola, nato a Palermo nel 1922 e morto a Loano nel 1999 (quando avevo 9 anni) è stato infatti granatiere a Roma e già in pensione nel Ruolo d'Onore, è diventato Generale di corpo d'armata. Purtroppo mia madre e mia zia non sanno molto della sua carriera sia durante la guerra (sembrerebbe infatti che dall'Accademia di Modena sotto il comando del colonnello Duca Giovanni si sia unito col gruppo partigiano Italia e Vittorio Emanuele del generale Rovero) sia dopo. Mi piacerebbe, visto che di lui possiedo moltissime mostrine, stelle, cappelli e medaglie disordinate e impolverate cercare di ricostruire la sua carriera militare come granatiere e come patriota nella guerra di liberazione.

Chiedo  niotizie in merito.


 
In allegato troverà il famoso convegno a cui partecipò anche il mio professore Piero Pastoretto e alcuni documenti di mio nonno da partigiano/patriota. Mi piacerebbe molto infatti trovare qualche documento sulla IVE e sulla sua reale appartenenza ad essa, oltre naturalmente alla sua carriera militare successiva e conclusasi col pensionamento del 1979 
Spero lei possa aiutarmi a rendere più chiara questa pagina storica del mio nonno, colgo l'occasione per augurarle cordiali saluti



mercoledì 9 giugno 2021

Rivista QUADERNI N. 4 del 2020, ottobre - dicembre 2020, 18° della serie

 


Dall’Editoriale del Presidente Nazionale:

Questo numero speciale dei Quaderni è dedicato al Valore Militare nella Provincia di Arezzo, un Valore presente in tutti i momenti salienti della nostra storia patria, dal Risorgimento alla Grande Guerra, dal 2° Conflitto Mondiale alla Resistenza, come testimoniato dalle numerose decorazioni collettive e individuali nel corso degli anni. Un territorio che ha subito in particolare le terribili rappresaglie naziste dopo l’8 settembre 1943 di Bucine e Civitella Val di Chiana, le cui vittime sono state ricordate nel corso della Giornata del Decorato 2017 che l’Istituto ha celebrato ad Arezzo. Torneremo a fine ottobre

nella Città toscana, per celebrare il XXXI Congresso Nazionale; sarà l’occasione per rendere un doveroso omaggio al Gonfalone che si fregia della massina decorazione al Valor Militare e ricordare, nel Centenario della traslazione del Milite Ignoto, il passaggio del convoglio che ne portò la salma da Aquileia a Roma.

La pubblicazione é frutto della collaborazione tra la Federazione di Arezzo e il CeSVaM e costituisce inoltre un importante materiale di studio per il Master di 1° livello in Storia Militare Contemporanea 1796-1969 che viene tenuto all’Università Telematica Nicolò Cusano in partnership con il nostro Istituto.

E’ la prima del suo genere e mi auguro possa essere un esempio per le altre Federazioni a seguirne l’esempio. Vengono infine riportate le copertine dei primi 18 numeri dei Quaderni e dei 12 volumi del Dizionario Minimo della Grande Guerra.

 Il n. 4 del 2020, 18° della Rivista,  riporta a complemento del contributo della Federazione di Arezzo, Le Schede dei Volumi del Dizionario Minimo della Grande Guerra e le consuete rubriche della Rivista.

 

Info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Questo numero della Rivista può essere chiesto direttamente alla Federazione di Arezzo ( federazione.arezzo@istitutonastroazzurro.org)





giovedì 20 maggio 2021

Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943. Compendio. Il Momento delle Scelte

 


MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO BIRIBICCHI, DIZIONARIO MINIMO DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 1943-1945, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, Collana I Libri del Nastro Azzurro, Pag. 255, cart. Ill., ISBN 978 88 9 822507  Euro 15.Volume 2

 

Il volume tratta dei primi quattro mesi della Guerra di Liberazione. Essa non fu eroica ne esaltante né oggi è piacevole da ricordare. Fu, primariamente, il risultato di un fallimento che è il fallimento del fascismo sia come movimento che come regime, come gli eventi del 25 luglio stanno a dimostrare. E’ preceduta da una guerra mondiale, che presenta tanti aspetti non esaltanti ma combattuta dalle Forze Armate italiane con valore militare, valore militare chiesto, in tanti casi, fino all’estremo sacrificio. Questo, più le vicende politico militari dell’estate del 1943, portano gli Italiani a dover scegliere con chi e da che parte stare. Dalle scelte del settembre 1943, nascono i fronti della Guerra di Liberazione, in cui il Compendio è articolato, mentre sul nostro territorio viene combattuta da eserciti stranieri una guerra non nostra. Un Compendio che vuole essere quasi didascalico per sottolineare i significati ed i moniti che scaturiscono da quei mesi, attraverso le biografie dei protagonisti. Proprio in loro ricordo il volume, come gli altri del Dizionario è dedicato al monito di Ruggero Zangrandi: a nulla serve il valore ed il sacrificio di migliaia di uomini semplici, se essi devono porre rimedio ad errori di capi vili ed ignavi. Questo è, in stretta sintesi il significato della Guerra di Liberazione

In copertina. 10 dicembre 1943. Il Comandante della V Armata statunitense gen. Clark incontro i comandanti italiani all’indomani della battaglia di Montelungo.

 


MASSIMO COLTRINARI generale, storico, è Direttore del Centro Studi sul Valore Militare CeSVaM) dell’Istituto del Nastro Azzurro

OSVALDO BIRIBICCHI, colonnello, associato al CeSVaM, è componente del Collegio dei Redattori della Rivista “QUADERNI”

Informazioni sulla collana:   www.storiainlaboratoiro.blogspot.com

Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure

Presso la Casa Editrice, (Edizioni Archeoares) www.edizioniarcheoares.it

Presso la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro (segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

Non è cedibile singolarmente, ma come opera completa (8 volumi)

Informazioni e dettagli su www.cesvam.org

Utilizzando l’email editoria.cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 9 maggio 2021

Rivista QUADERNI n. 3 del 2021 Luglio-Settembre 2020



Per la parte dedicata alla Storia, iniziano con questo numero le pubblicazioni dedicate al centenario del Milite Ignoto che ricorre il prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente impegnato in questa data anniversaria, e la Rivista non può che assecondare questa scelta. Prosegue, sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021, che non si è potuta celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può fermare l’attività posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le note riguardanti la campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti riguardanti la campagna d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio, nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in corso riguardanti le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente che affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda guerra mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento dell’impegno degli Stati Uniti nel Vietnam.

 

Per la parte geografica apre Valentina Trogu trattando della sociologia della deterrenza, mentre in geopolitica delle prossime sfide, una nota sul covid e come viene affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip degli Stati Uniti nel mondo occidentale e Luca Bordini che tratta della digitalizzazione nelle FF.AA. Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del suo cammino verso la democrazia.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la evidenziazione delle realizzazioni editoriali mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al III trimestre del 2020. Si può finalmente dire che un costante aggiornamento delle NOTIZIE CESVAM e degli eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile trovarlo sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la pubblicazione su questa rivista dei contenuti dei vari comparti della piattaforma

La rubrica di chiusura riporta la iconografia brigate di fanteria della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella. (massimo coltrinari)

 

In I di Copertina:  Lapide Commemorativa del Bollettino della Vittoria del 4 Novembre 1918

Per info: quaderni.cesvam@istituton

Per richiedere la rivista: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org


 

sabato 24 aprile 2021

Nicola della Volpe. I militari per la guerra partigiana. 1943 - 1945

In occasione della data anniversaria del 25 aprile, Festa della Liberazione, è stato pubblicato il volum


 

NICOLA DELLA VOLPE. I MILITARI PER LA GUERRA PAETIGIANA 1943 -1945, Roma, Società Editrice Nuova Cultura – Università Sapienza, Collana I Libri del Nastro Azzurro, Pag. 426, ISBN 978 88 61 344785, Euro 28,

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             

Il Volume documenta, con ricchezza di particolari, il contributo dei militari italiani alla Guerra di Liberazione, guerra che si è combattuta sul territorio accanto alla Campagna d’Italia, come gli Alleati chiamavano il loro impegno sul fronte italiano, e guerra sul fronte meridionale, come i tedeschi chiamavano il loro impegno per la difesa dei confini del sud del loro Reich.  Aver tracciato le origini della Guerra di Liberazione, con note relative ai Partiti Politici sorti dopo la crisi armistiziale, il CLN, e la situazione nel Paese, un capitolo è dedicato all’addestramento ed alla logistica delle forze che sono a disposizione nel Regno del Sud. Indi si descrive le operazioni prima nell’Italia centrale e la progressione verso nord, indi le operazioni nell’Italia settentrionale. Segue un preciso e puntuale capitolo dedicato alle Missioni che unità scelte operano dietro le linee nemiche sia in modo autonomo che in collaborazione con le missioni alleate. Il volume si conclude con una parte dedicata ad aspetti particolari della Guerra di liberazione (la ferocia del nemico, i rastrellamenti, eccidi, rappresaglie, i rapporti con le bande, i patrioti, la propaganda)  e alcune considerazioni come l’analisi dei meriti e riconoscimenti, l’appropriazione della Resistenza, militari e vertici militari, e la questione della frontiera orientale. In copertina la foto della Medaglia d’Oro al Valor Militare ten. Renato Del Din della Brigata “Osoppo”.

 

 Nicola Della Volpe, generale, ha prestato servizio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito dal 1974 al 2001, dove è stato Vice Direttore e ha diretto l’Archivio. E’ autore di numerose opere di Storia e iconografia militare.

 


Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure

Presso la Casa Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:

ordini@nuovacultua.it o il sito: www.nuovacultura.it/ collane scientifiche)

Presso la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro (segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

Informazioni e dettagli su www.cesvam.it

 


sabato 10 aprile 2021

Rivista QUADERNI n. 2 del 2021 Aprile giugno 2020



 

La Presa di Roma e Firenze. L

Progetto Dizionario minimo della Guerra di Liberazione.., Draft 



 Conquistate dai  Polacchi  le macerie dell’Abazia di Montecassino il 18 maggio, nei giorni successivi l’intero sistema difensivo della linea Gustav crollò. Il 25 maggio fu raggiunta Gaeta, mentre tutte le forze iniziarono a procedere speditamente in avanti ed il 26 iniziò quella che fu definita “la corsa verso Roma”. IL 28 maggio le forze americane si congiunsero con quelle uscite dalla testa di ponte di Anzio, mentre Valmontone fu raggiunta e sorpassata. Nonostante alcune incertezze nella manovra, il 3 giugno gli americani erano alle porte di Roma, impegnando le retroguardie tedesche, che, superate, permisero di liberare la Città eterna il 4 giugno, la prima capitale europea liberata.

L’errore dei tedeschi, che contavano nel rispetto dello status di “Roma Città Aperta”, fu quello di non minare i ponti sul Tevere. Questo permise agli alleati, che avevano più volte denunciato le violazioni tedesche dello status di Roma come “Città Aperta”, di finalmente mettere in campo la loro superiorità in tema di corazzati e truppe meccanizzate; queste superata Roma puntano decisamente verso nord.

 L’8 giugno nel versante tirreno gli americani conquistano tutta l’area del viterbese, superando la cittadina, mentre sul versante le forze britanniche sono al di qua del fiume Pescara. Riordinate le forze, viene dal XV Gruppo di Armate varato un piano generale che prevede la conquista sul versante adriatico del porto di Ancona, e sul versante tirrenico del porto di Livorno. Questo nella semplice constatazione che le linee logistiche si stanno allungando troppo, essendo ancora quelle utilizzate per l’assalto alla linea Gustav, ovvero i porti di Taranto Bari nell’area adriatica e Napoli in quella tirrenica. Il primo obbiettivo, Ancona, è affidato alla 8a Armata, in particolare prima al V C.d.A britannico, poi al II Corpo d’Armata polacco, il secondo (Livorno); alla V Armata statunitense, in particolare la IV C.d.A.

Nei mesi di giugno, luglio ed agosto si sviluppa su queste direttrici l’azione alleata nella campagna d’Italia. E’ una guerra di movimento, a cui i tedeschi oppongono varie linee difensive, con arresti temporanei e, lì dove si presenta l’occasione, reazioni dinamiche anche molto consistenti. Una volta che l’attacco alleato si mostra consistente, la tattica tedesca prevede di sganciarsi e raggiungere la successiva linea di difesa, già predisposta. Il retro pensiero dei tedeschi è quello di guadagnare il più tempo possibile, contrastando l’avanzata alleata pe arrivare alla vigilia dell’inverno agli Appennini, dove alacremente stanno costruendo una solida linea di difesa, a cui hanno dato il nome di Linea dei Goti, poi entrata nel gergo comune come “Linea gotica”.

Il 17 giugno le forze alleate, avanzando lungo le vie consolari Romane nel settore tirrenico gli americani, lungo l’Aurelia e la Cassia, raggiungono ed oltrepassano Grosseto, e si pongono come obiettivo Siena, mentre nell’Umbria, seguendo la Flaminia, raggiungo Orte e poi Foligno, mentre seguendo la Cassia bis arrivano a Todi, puntando su Perugia. Sul versante adriatico, la progressione polacca è molto più veloce; lasciato l’Abruzzi, entrano nelle Marche lungo l’Adriatica, mentre risalendo le valli trasversali arrivano a Teramo ed Ascoli, per raggiunger a metà giugno il fiume Chienti.  

Questa avanzata è favorita nei due versanti dalla decisione tedesca di non impegnare che residue forze di retroguardia e quindi arretrare su posizioni più difendibili, evitando di veder diminuito il proprio potenziale in linea. Organizzano la cosiddetta Linea Albert, che va dalla Flaminia, ed arriva a nord di Grosseto, imbastita per difendere Perugia, Chiusi e il nord maremmano. Ma è una difesa presto superata se il 28 giugno il IV C.d.A., con la 34a Divisione a sinistra, e la 1a Divisione corazzata lungo la SS 68 arriva a Cecina, la 6° Divisione sudafricana (XIII C.d.A. britannico) raggiunge Chianciano, ed elementi esploranti raggiungono a destra Fossato di Vico e puntano risolutamente verso nord. Il miracolo di Casino non si ripete. Nel settore adriatico i polacchi hanno raggiunto il Potenza, e si apprestano a dare l’assalto finale ad Ancona.



Nelle prime tre settimane di luglio il fronte italiano vede lo sforzo alleato di conquistare i porti di Ancona e Livorno per alleggerire il peso logistico, che incomincia a farsi sentire, soprattutto in tema di carburanti. Viene lanciata l’operazione “Mallory Major” ovvero i sistematici attacchi della aviazione tattica ai ponti sul Po, con l’obiettivo di ridurre al minimo il traffico, e quindi, i rifornimenti tedeschi alle truppe operandi nell’Italia centrale. Nel settore tirrenico l’avanzata è lenta e spesso contrastata. Con notevoli sforzi vengono via via raggiunte Rossignano, Volterra, Poggibonsi e Pontedera. Solo il 18 luglio le truppe americane raggiungo i sobborghi di Livorno. La 2 a Divisione neozelandese impiega oltre dieci giorni per arrivare l’11 luglio a porre le basi per l’assalto finale ad Arezzo che viene conquistata nei giorni successivi. Nel settore adriatico, l’ 1 luglio i Polacchi lanciano con sole due divisioni il loro attacco verso Ancona. Attaccano con le fanterie, appoggiate da oltre 200 carri armati prima Loreto, poi puntano su Castelfidardo, mentre lungo la strada adriatica la loro progressione è affidata a elementi meccanizzati. La resistenza tedesca si è fatta sempre più rigida e Castelfidardo è raggiunta solo il 4 luglio; ci vogliono altri due giorni per arrivare ad Osimo, che dista solo dieci chilometri. Il 6 luglio il gen. Anders sospende l’attacco, che si è rilevato più oneroso del previsto: sono stati persi oltre 50 carri armati e le perdite sono troppo alte. Viene predisposti un nuovo piano, in cui un ruolo vien dato al Corpo Italiano di Liberazione. Trasportato in tutta fretta, nelle marche, il C.I.L. il 7 è sulle basi di partenza per attaccare Filottrano, crocivia per conquistare Ancona. In due giorni la cittadina e conquista ed i Polacchi possono avanzare lungo la valle del Musone. Qui il 17 luglio lanciano il loro attacco che, impiegando anche il C.I.L. che riesce. I Polacchi il 18 luglio conquistano Ancona, mentre il C.I.L. il 20 conquista Jesi, costringendo i tedeschi ad arretrare sulla linea del Cesano. Il 20 luglio anche Livorno è conquista. I Due principali obiettivi alleati sono raggiunti, e nei giorni successivi questi porti vengono alacremente attivati per dare un sostegno diretto alle truppe operanti. Il braccio logistico alleato si accorcia, e quindi la potenzialità alleata combattiva aumenta notevolmente.

Il mese di agosto vede le forze alleate continuare ad avanzare. Nel settore tirrenico Firenze è raggiunta ed oltrepassata, mentre nel settore adriatico si raggiunge a fine mese la linea del Metauro.    

Il Comando del XV Gruppo di Armate, ma soprattutto quello della V Armata statunitense, , ovvero i loro comandanti, il gen. Alexander ed il gen Clarck, comprendono che la situazione tattica è soddisfacente: si avanza verso nord ed i tedeschi oppongo resistenze locali. La situazione strategica, invece, è abbastanza incerta. Le loro forze sono arrivate ai piedi degli Appennini, ed ora occorre attraversarli. Le informazioni sono tali che concordano tutte che i tedeschi li hanno attrezzati a difesa con molta cura, ma si è alla vigilia della stagione invernale, e questo non favorisce offensive risolutive. Un dato, in ogni caso è emerso. Dal fronte italiano sono state sottratte forze nel mese di agosto per l’operazione Avalanche, ovvero lo sbarco in Provenza, che lo hanno fortemente indebolito.

Rinviata a più riprese nel corso del 1944, in cui anche il none in codice è cambiato, da Anvil a Dragoon, in seguito alla opposizione di Winston Churchill che non vede la necessità strategica di uno sbarco in Provenza, l’operazione è attuata per decisa volontà statunitense. Non vi partecipano forze britanniche, ma solo forze statunitensi (7a Armata), che partono dai porti italiani, soprattutto Napoli tutte provenienti dal fronte italiano, e da forze della Francia Libera, che partono dai porti Nord Africani, e comprendono anche il Corpo di Spedizione Francese in Italia, che quindi è sottratto dal fronte italiano.

 Lo sbarco è attuato il 15 agosto, e solo nel primo giorno riescono a far prendere terra ad oltre 94.000 uomini; come da previsione lo sbarco riesce, data anche la scarsità di forze tedesche impiegate per contrastarlo. Dal giorno successivo statunitensi e francesi si lanceranno alla conquista di Tolone e Marsiglia, ad occidente, verso Cannes e Nizza ad Oriente

mercoledì 31 marzo 2021

Lo Sbarco di Anzio. Iconografia


 



Il Museo dello Sbarco di Anzio ( clicca su www.ilmuseodellosbarco.it) riporta una ampia raccolta materica riguardate le truppe alleate ed le truppe tedesche otre ad una buona documetazione d'archivio. Il Direttore è Patrizio Colantuono

mercoledì 10 marzo 2021

Lo sbarco di Anzio 22 gennaio -28 maggio 1944


 Progetto Dizionario minimo della Guerra di Liberazione Draft:


Nel momento in cui gli Alleati furono fermati a nord nella loro avanzata verso Roma, con l’inoltrarsi della stagione invernale, presero coscienza che le operazioni in Italia non sarebbero state facili. A Tunisi, dove Wiston Churchill era trattenuto per motivi di salute, maturò l’idea di tentare uno sbarco nel retro delle difese tedesche di Cassino e quindi farle cadere per manovra. IL piano era sostenuto dai Britannici ma era osteggiato dagli Statuinitensi, che vedevano in questa operazione solo un inutile spreco di uomini e di risorse, essendo loro entrati ormai nell’ottica strategica che tutto doveva essere messo a disposizione di Overlord. Nelle discussioni relative questi dissidi tra gli alleati pesarono molto, in quanto si crearono false aspettative e tutto sembrava facile. Una volta sbarcati, superate le difese costiere si era convinti di arrivare ai Colli Albani e addirittura conquistare Roma con un semplice sforzo. Alla fine prevalse la volontà di Cherchill el’operazione fu approvata. Si doveva sbarcare a sud di Roma, in quanto questa era il limite della aviazione, limite grave in quanto gli aerei alleati potevano rimanere sul cielo di Anzio solo una decina di minuti, poi dovevano rientrare alla base per rifornirsi. Pertanto la più retributiva area di Civitavecchia, che prestava condizioni di sbarco ottimali (oltre alle difese di Cassino anche Roma sarebbe caduta per manovra) soprattutto per la disponibilità del porto che era veramente notevole, non fu presa in considerazione. Non conoscendo questo dato i tedeschi avevano rafforzato le difese a nord di Roma e quindi nell’area di Civitavecchia, mentre avevano lasciato completamente indifese le zone di sbarco a sud di Roma, lungo il litorale Laziale. L’unico punto utile era l’area a ridosso di Anzio, che aveva un porto sufficiente per l’alimentazione logistica delle truppe sbarcate.

L’operazione ebbe inizio il 22 gennaio e non trovò nessuna resistenza; la sorpresa fu totale. Raggiunti nel primo giorno tutti gli obiettivi, anziché proseguire verso l’interno e puntare su Colle Albani per tagliare le vie di comunicazione verso sud, il gen. Luca, che comandata la forza sbarcata, memore dei precedenti della Sicilia e di Salerno, dedicò tutto il tempo disponibile a dotare la testa di ponte del maggior numero di materiali, anche perché sapeva che i mezzi da sbarco gli sarebbero stati sottratti dal 5 febbraio per essere messi a disposizione di Overlord. Passarono così tre giorni importanti in cui la testa di ponte si allargò verso l’interno ma permisero ai tedeschi, che nell’area non avevano truppe di far affluire ingenti forze che riuscirono ad attestarsi a difesa dal quarto giorno in poi. Le difese tedesche divennero sempre più robuste e quando gli americani tentarono una punta in avanti con formazioni di Rangers, fu un disastro. Praticamente i due reggimenti impiegati furono distrutti, e solo sei uomini ritornarono alla base, gli altri o caduti o feriti o nella maggior parte fatti prigionieri.  Ai primi di febbraio i tedeschi lanciarono una controffensiva che fu fermata a stento. Ormai la situazione era compromessa: da una parte gli alleati che facevano affluire mezzi ed uomini dall’altra i tedeschi che tentarono in tre offensive lanciate nel corso del mese di febbraio di rigettare a mare gli alleati. Ai primi di marzo la situazione entrò in stallo: in pratica sei divisioni alleate erano sulla testa di ponte con le formazioni tedesche che presidiavano le posizioni per tenere aperte le vie verso Cassino. In sostanza lo sbarco fu un fallimento e non raggiunse lo scopo strategico che si era prefisso. Occorrerà aspettare la caduta del fronte di Cassino affinchè le forze sbarcate ad Anzio potessero partecipare alle operazioni per la conquista di Roma e l’avanzata verso nord.

 

mercoledì 10 febbraio 2021

1944 Le quattro battaglie di Cassino

Nota a Margine del Progetto 2016/1 "Dizionario Minimo della Guerra di Liberazione " Draft. 

 



Agli inizi del 1944 il gen. Eisenhower e il gen. Montgomery  fino ad allora assoluti protagonisti delle operazioni in Italia, vengono chiamati in Gran Bretagna per occuparsi direttamente della operazione Overlord. E’ un momento strategico significativo. Ormai il teatro mediterraneo deve lasciare il passo a quello occidentale, dove ogni risorsa dovrà essere destinata alla apertura del secondo fronte. Gli uomini che sostituiscono Eisenhower e Montgomery sono uomini di secondo piano, come di secondo piano diviene il fronte italiano. Si assisterà ad un continuo ritiro di forze alleate, destinate in Gran Bretagna, ed ad un costante rimpiazzo di queste con forze provenienti dai quattro angoli dell’impero e dal resto del mondo: oltre agli indiani, arriveranno i polacchi, i brasiliani, i neozelandesi, mentre lasciano l’Italia, anche perché il loro comportamento non è stato irreprensibile, anzi molto discutibile e biasimevole, le unità del Corpo di spedizione francese, composto per la maggior parte da truppe coloniali. Questa politica strategica, nella seconda metà del 1944 favorirà proprio di Italiani, che, mentre nella prima metà dell’anno sono visti ancora come nemici vinti e, soprattutto da parte britannica, da impiegare solo nel settore logistico, con l’operazione Anvil - Dragoon e tenendo presente il favorevole sviluppo delle operazioni in Francia, nella seconda metà dell’anno saranno chiamati a dare consistenti forze combattenti per tenere il fronte italiano. Sarà la trasformazione del Corpo Italiano di Liberazione, ritirato dalla linea nel settembre del 1944, quando aveva raggiunto il Metauro, nei Gruppi di Combattimento, ovvero unità combattenti a livello divisione che porterà le forze combattenti italiane a 250.000 mila effettivi.

 

Gli Alleati erano convinti che la risalita della penisola italiana fosse relativamente agevole, ma la battaglia di Ortona nel dicembre 1943 dimostrò che i tedeschi, con la tattica dell’arresto momentaneo su posizioni prestabilite, reazioni dinamiche immediate e sganciamento preventivo dopo che l’attacco alleato era stato montato su posizioni arretrate già organizzate a difesa, potevano mantenere il loro potenziale di difesa, senza impiegare ulteriori forze. La speranza alleata di alleggerire il fronte orientale si dimostrò vana, tanto che il Maresciallo Stalin non considerò mai il fronte italiano come il secondo fronte in Europa, anche se i tedeschi dovettero impegnare circa 30 divisioni tra il fronte e le retrovie, che però nel bilancio generale della guerra ebbero poco peso.

All’inizio del 1944. Gli Alleati, nella loro progressione verso nord, il due gennaio diedero inizio a quella che poi fu chiamata la battaglia di Cassino, che sviluppatesi in quattro fasi, si concluderà il 24 maggio: Cassino era il perno della difesa, sovrastata dalla maestosa ed imponente abbazia benedettina, che però dal punto di vista militare non aveva alcun valore e praticamente insignificante. Il suo valore, più che altro deterrente, era di caratteri piscologico e morale. Il terreno era quanto mai difficile ed adatta più alla difesa che all’attaco; non era possibile impegare le forze corazzate a massa, mentre la artiglieria aveva buon gioco più nella difesa che nell’attacco. L’aviazione tattica era limitata sia dalle postazioni in caverna o al riparo della difesa che dalla identificazione degli obiettivi difficilmente individuabili e perseguibili.  Gli alvei dei fiumi Liri, Rapido e Garignano rappresentavano punti critici per l’attaccante, e appigli tattici abbastanza buoni per il difensore; i sistemi montuosi degli Aurunci e di monte Trocchio erano altrettanti pilastri di difesa che, a posteriori, permettono di dire che la loro difesa bloccò l’avanzata alleata, data da tutti certa e sicura, fu bloccata per cinque mesi. 

Le forze contrapposte vedevano da una parte i tedeschi, al saldo e preciso comando del gen. Kesserling, che disponeva di 10 divisioni, non tutte al massimo della efficienza, ma con personale deciso, di sicuro affidamento e di grande esperienza. Gran parte di queste forze erano ordinate nella X Armata al comando del gen. Wietingoff, che aveva la diretta responsabilità del fronte tirrenico. Di fronte gli alleati schieravano il II C.d.A. del gen. Keyes, inquadrato nella V Armata al comando del gen. Clark.

Nel momento in cui furono investite le posizioni tedesche, le zone di protezione e di frenaggio funo facilmente superate. Il 15 gennaio fu investita la posizione di resistenza e l’azione, protattasi per giorni, con attacchi sul Garigliano e sul Rapido, con la protezione sul fianco del Corpo di Spedizione Francese, doveva essere aiutata dalla azione concorrente della operazione “Schingle”. Il 22 gennaio 1944 il VI C.D.A. che comprendeva anche forze britanniche, sbarcava a sud di Roma, nel litorale laziale con l’obiettivo di tagliare ogni alimentazione e quindi accerchiare le forze tedesche schierate sulla linea Gustav. Cassino quindi doveva cadere dalle azioni combinate di attacco da sud e aggiramento mediante lo sbarco ad Anzio. Entro in azione anche il X C.d.A. britannico al comando del generale Mc Creery, che superò il Garigliano, e conquistò la località di Minturno.

Nella prima metà di febbraio il Comando alleato constatò che lo sbarco ad Anzio era stato bloccato e le offensive contro la linea Gustav non avevano dato i risultati sperati. Kesserling, peraltro, fu costretto a chiamare in Italia tre divisioni, per sostenere il fronte di Cassino, ed altre due, poi tre per bloccare e cercare di eliminare o bloccare la testa di ponte di Anzio.

Convinti che l’Abazia di Monte Cassino fosse utilizzata dai tedeschi, in violazione agli accordi internazionali di neutralità) era considerato territorio del Vaticano, Stato neutrale) gli alleati decisero di bombardarla. Fu un grave errore tattico e piscologico. I tedeschi si installarono subito fra le rovine, ed ebbero ulteriori osservatori sul campo di battaglia. L’attaco lanciato in contemporanea al bombardamento dai neozelandesi, il cui comandante gen. Freyberg aveva insistentemente voluto il bombardamento della abbazia, fu respinto.

Un lungo periodo di maltempo bloccò ogni operazione sul fronte di Cassino per diverse settimane. Il 15 marzo l’attaco fu di nuovo tentato. Iniziò con un potente bombardamento aereo (oltre 1000 tonnellate di bombe furono lanciate) seguito da un fuoco di sbarramento di artiglieria, finito il quale la fanteria iniziò ad avanzare, appoggiata dai mezzi corazzati. Le unità impiegate erano sempre neozelandesi, affiancate dalle truppe indiane del generale Turker. Alla fine della giornata metà della cittadina di Cassino era in mano alleata: il il giorno successivo i paracadutisti tedeschi della 1° Divisione passarono al contrattacco e ristabilirono le posizioni. Ancona una volta gli alleati erano stati fermati.

 All’inizio di maggio venne messo allo studio un nuovo piano di attacco per superare le difese tedesche di Cassino. Attacco frontale  che doveva essere sostenuto da azioni concorrenti, come quella di puntare al di là del Garigliano ed avere come obiettivo Valmontone. Gli alleati schierarono se  divisioni, di cui 12 ( inglesi, 4 francesi, 2 americane, e 2 polacche per l’attaco frontale) e le altre 4 per che dovevano bloccare le divisioni tedesche  per aggiramento ed impedire loro di raggiungere le posizioni arretrate) contro le sette divisioni tedesche, che comprendevano oltre a quelle della X Armata anche quelle della XIV Armata. L’11 maggio inizio il fuoco dell’artiglieria con oltre 2000 pezzi, a cui si sovrappose i bombardamenti della aviazione tattica. Le sorti della battaglia rimasero incerte per oltre tre giorni. Il 14 maggio le divisioni francesi conquistarono il monte Faito ed il Monte Maio, raggiungendo Ausonia. Il 15 gli attacchi americani lungo il litorale tirreno ebbero esito favorevole, ed il XIII C.d.A. prese Pignataro, che con la sua ala destra potè dare un valido contributo alla azione del Corpo Polacco, la cui progressione verso l’area della Abazia si sviluppo nei giorni successivi. Ormai le difese tedesche erano ovunque attaccate e si cominciarono a sgretolarsi. Dopo un ulteriore sforzo, il 18 maggio i Polacchi piantarono la loro bandiera sulle rovine dell’Abazia, e la situazione si sbloccò sull’intero fronte.. La battaglia per Cassino era termina

domenica 31 gennaio 2021

Gino Tommasi Medaglia d'Oro

 


Gino Tommasi

Tenente colonnello di complemento artiglieria, nato ad Ancona nel 1895 Mathausen, 1944

 

Partecipò alla prima guerra mondiale come subalterno della milizia territoriale nel 1° reggimento artiglieria da montagna. Congedato nel novembre 1919, riprese a Bologna gli studi universitari interrotti e l'anno dopo conseguì la laurea in ingegneria. Dedicatosi in Ancona alla professione libera, fu promosso capitano nel 1933 e maggiore nel gennaio 1942. Durante la seconda guerra mondiale fu esonerato dal servizio in relazione agli incarichi affidatigli quale ispettore regionale del controllo dei combustibili. Dopo l'8 settembre 1943, venne incaricato dal C.L.N. di Ancona di assumere il comando dei primi nuclei partigiani del settore adriatico che costituirono il centro di formazione della Brigata garibaldina “Ancona” di cui assunse il comando col grado di tenente colonnello. Arrestato a Borghetto di Ancona il 10 febbraio 1944 e deportato in Germania, morì nel campo di Mauthausen il 5 maggio 1945. Medaglia d'Oro al Valor Militare. 


mercoledì 20 gennaio 2021

Osvaldo Biribicchi. La campagna d'Italia

 

1943-1945: il ruolo dei reparti regolari dell’Esercito nella Campagna d’Italia al fianco degli Alleati

di

Osvaldo Biribicchi

 

Nella primavera del 1943 le forze armate italiane, dopo la tragica ritirata dalla Russia e la resa in Nord Africa, il 12 maggio 1943, non erano più in grado di tener testa agli avversari. Di ciò erano consapevoli Mussolini, il Re e milioni di cittadini ormai stanchi di lutti ed inutili sacrifici. Prolungare un conflitto ormai perduto avrebbe significato solamente aggravare la già critica situazione economica e sociale, rinviare la sconfitta finale, esporre l’Italia ad ulteriori perdite di vite umane e distruzioni apocalittiche. Fu in questa atmosfera che gli anglo-americani si prepararono ad invadere la penisola. La caduta di Lampedusa e Pantelleria l’11 ed il 12 giugno 1943 fu la premessa dello sbarco degli Alleati in Sicilia, che avvenne il 10 luglio tra Siracusa e Licata, in attuazione della operazione Husky. Iniziava la cosiddetta Campagna d’Italia che per i tedeschi invece sarebbe iniziata la sera dell’8 settembre 1943 nel momento in cui Badoglio annunciò l’armistizio. Per entrambi terminerà il 2 maggio 1945 con la firma nella Reggia di Caserta della resa di tutte le forze tedesche in Italia. In Sicilia, il 12 luglio la linea di difesa costiera italo-tedesca fu sfondata. Pochi giorni dopo, il 19, Mussolini si incontrò a Feltre con Hitler con l’intenzione di esporre all’alleato la drammatica situazione in cui versava l’Italia e l’impossibilità a poter continuare la guerra. Di fronte a Hitler, determinato a proseguire ad oltranza la lotta fino alle estreme conseguenze, Mussolini che ormai aveva esaurito ogni energia non trovò la forza di esporre ciò che i suoi più stretti collaboratori, fra questi il Capo di Stato Maggiore Generale Ambrosio, gli avevano suggerito. Nelle stesse ore in cui si svolgeva quell’incontro, Roma veniva bombardata pesantemente (dalle ore 11,05 alle 14,20) da circa 200 bombardieri americani che, in sei successive ondate, colpirono i quartieri San Lorenzo e Tiburtino, sedi di importanti scali ferroviari, Prenestino, Tuscolano e Casal Bertone. Fu colpito anche il Cimitero del Verano. Le vittime accertate furono 1.486. L’impatto sul morale della popolazione già provata fu notevole; Pio XII uscì dal Vaticano e si recò nei luoghi del bombardamento invocando la pace e la fine del conflitto. In Sicilia le forze italo-tedesche continuavano a combattere contro gli anglo-americani che il 22 luglio entravano a Palermo, prima grande città europea ad essere liberata dagli Alleati. Due giorni dopo fu tenuto il Gran Consiglio del Fascismo[1] che si concluse a tarda notte con l’approvazione di un Ordine del Giorno (il cosiddetto Ordine del Giorno Grandi) in cui si imponeva al Capo del Governo di rimettere ogni potere nelle mani del Re. Tutti erano convinti che una volta rimosso Mussolini, eventualmente sostituto dallo stesso Grandi ex ambasciatore a Londra, ci sarebbero state concrete possibilità di intavolare trattative con gli Alleati per una pace onorevole, salvando l’integrità nazionale, la monarchia ed il fascismo stesso. Il 25 luglio, una data che rimarrà ben incisa nella storia recente d’Italia, Mussolini si recò presso la residenza del Re, a Villa Savoia, per partecipargli la decisione del Gran Consiglio. Vittorio Emanuele III, dopo oltre 22 anni di stretta collaborazione, lo fece arrestare dai carabinieri ed affidò il Governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, ex Capo di Stato Maggiore Generale, che nel suo proclama agli italiani dichiarò: «Per ordine di S.M. il Re e Imperatore assumo il Governo militare del Paese, con pieni poteri. La guerra continua […]  La consegna ricevuta è chiara e precisa […] chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito». In pratica si assistette ad un rivolgimento tutto interno all’ambiente monarchico-fascista, la monarchia abbandonava il fascismo a sé stesso, togliendogli ogni potere. Questo è uno dei punti cruciali di quello che sarà il momento delle scelte all’indomani della crisi armistiziale e delle sue tragiche conseguenze. Pietro Badoglio formò un governo di militari ed alti funzionari dello Stato, tutti fino a poche ore prima di “provata fede fascista”. Il comportamento ambiguo, le incertezze ed i ritardi con cui il governo Badoglio avviò contatti segreti per trovare un accordo con gli Alleati furono così tanti e persistenti da ingenerare in questi ultimi seri dubbi sulle reali intenzioni degli italiani. Badoglio, che non voleva rivelare ad Hitler le proprie intenzioni, non predispose nulla dal punto di vista militare per evitare l’afflusso in Italia, dopo la destituzione di Mussolini, di ingenti forze tedesche. Dal 26 luglio al 18 agosto, infatti, in attuazione del piano di operazioni Alarico[2] predisposto già da maggio del 1943, i tedeschi fecero affluire in Italia attraverso il Brennero, il Passo di Tarvisio e gli altri valichi alpini 17 divisioni e 2 brigate in rinforzo a quelle già presenti. Formalmente queste truppe scendevano nella penisola in aiuto degli italiani impegnati a contrastare gli anglo-americani in Sicilia[3], in realtà si predisponevano ad occuparla nel caso in cui il governo Badoglio si fosse ritirato dalla guerra. Il 31 luglio il governo italiano decideva segretamente di avviare colloqui attraverso i normali canali diplomatici con gli Alleati. Nelle ore pomeridiane del 3 settembre 1943, sotto una tenda piantata negli aranceti nella piana di Cassibile in Sicilia, veniva firmato l’armistizio, passato alla storia come Armistizio Corto, un documento ambiguo (tra l’altro non vi era alcun cenno al trattamento dei prigionieri italiani in mano alleata), approvato da Badoglio il quale sperava di poterlo rinegoziare da posizioni migliori in futuro. Tale armistizio fu poi annunciato da Eisenhower da Radio Algeri alle ore 16,30 dell’8 settembre 1943. Badoglio, sconcertato in quanto si aspettava erroneamente l’annuncio non prima del 12 settembre, si risolse a proclamarlo con una trasmissione che l’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, la progenitrice della odierna RAI) mise in onda alle 19,45. All’annuncio dell’armistizio, ai tedeschi non restò che mettere in atto senza più indugi il piano Alarico. In un clima di grandissima confusione, iniziò quella che è passata alla storia come la fuga di Pescara. Il Re, Badoglio ed i massimi vertici militari abbandonarono precipitosamente Roma alla volta di Pescara e subito dopo di Ortona per imbarcarsi sulla corvetta Baionetta. Gli Alleati intanto proseguivano la lenta ma inarrestabile risalita della penisola continuando ed intensificando i bombardamenti aerei; furono particolarmente colpite le città di Napoli, Salerno, Foggia, Bologna, Torino, Genova e soprattutto Milano[4]. Non solo le grandi, ma anche decine di piccole città e paesi che non erano sedi né di fabbriche né di caserme furono oggetto di bombardamenti aerei. A Frascati, piccolo centro dei Castelli Romani, ove si trovava il quartier generale di Kesselring, il giorno dell’armistizio 130 bombardieri americani sganciarono 1.300 bombe che causarono 500 morti tra i civili e 200 fra i militari tedeschi. Il tributo pagato dalla popolazione a causa dei bombardamenti aerei nel corso di tutta la Campagna d’Italia fu altissimo[5]. Nelle stesse ore in cui il convoglio con le massime cariche dello Stato si dirigeva indisturbato verso la costa adriatica le forze armate italiane, disorientate ed in mancanza di disposizioni operative chiare e precise, iniziavano a sfaldarsi progressivamente. La nuovissima corazzata Roma, con a bordo l’ammiraglio Bergamini, veniva affondata nelle vicinanze dell’Isola dell’Asinara in Sardegna da aerei tedeschi decollati da Istres in Francia; nella capitale avvenivano i primi scontri tra reparti del regio esercito e tedeschi; la 5a armata americana al comando del generale Clark sbarcava nel golfo di Salerno dove incontrava una accanita difesa tedesca. La mattina dell’11 settembre il Re e Badoglio sbarcarono a Brindisi, a partire da quel momento nacque il cosiddetto Regno del Sud al fine di garantire formalmente la continuità della sovranità dello Stato italiano[6]. Il giorno dopo, il 12 settembre, paracadutisti tedeschi liberavano Mussolini tenuto prigioniero in un albergo sul Gran Sasso in Abruzzo. Ebbene, in quel periodo convulso e travagliato gli Alleati acconsentirono non senza diffidenza e dietro insistente richiesta del governo Badoglio, che voleva concorrere attivamente alla liberazione del Paese dall’occupazione tedesca, alla costituzione di una unità combattente. Il 27 settembre 1943 in Puglia, diciannove giorni dopo l’armistizio, nasceva il 1o Raggruppamento Motorizzato, l’embrione del nuovo esercito, formato con unità prelevate dal LI Corpo d’Armata e dalle Divisioni “Legnano”, “Piceno” e “Mantova” oltre a 2 battaglioni e due sezioni Carabinieri. L’unità fu posta al comando del generale Dapino. Intanto, la situazione politico-militare progrediva rapidamente: il 29 settembre fu firmato l’Armistizio Lungo o armistizio di Malta l'atto con il quale vennero precisate le condizioni della resa senza condizioni già contenute genericamente nell'armistizio di Cassibile (armistizio corto) che rimarranno in vigore fino al 10 febbraio 1947 quando il Primo Ministro De Gasperi firmerà a Parigi il Trattato di pace. Con la firma del cosiddetto armistizio lungo l’Italia liberata fu costretta a fornire agli anglo-americani tutto ciò che rimaneva delle proprie risorse finanziarie ed infrastrutturali. Il 13 ottobre il governo Badoglio, la cui attività amministrativa era stata sottoposta al diretto controllo anglo-americano, al fine di chiarire la propria condotta politico-militare dichiarò guerra alla Germania. A partire da questa data, il Regno del Sud assunse la posizione di cobelligerante ovvero non fu più considerato nemico ma neanche alleato nel senso stretto del termine. I tedeschi, a loro volta, riconobbero ai militari del Regno del Sud, fino a quel momento considerati alla stregua di banditi, lo status di combattenti nemici “legali”.             L’8 dicembre 1943, il 1o Raggruppamento Motorizzato ebbe il battesimo del fuoco a Monte Lungo in Campania. L’attacco non riuscì a conseguire l’obiettivo prefissato e fu ripetuto, questa volta con successo, il 16 dicembre con il supporto degli americani. Alla fine di gennaio 1944, il comando dell’unità operativa fu assegnato al generale Umberto Utili che il 31 marzo la guidò in un’altra battaglia importante della Campagna d’Italia quella di Monte Marrone della catena montuosa delle Mainarde al confine tra Lazio e Molise. Dopo i successi di Monte Lungo e di Monte Marrone gli Alleati autorizzarono la trasformazione del 1° Raggruppamento Motorizzato in una unità più consistente. Il 18 aprile 1944 nasceva il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) con una consistenza di 25.000 uomini, espressione della ferma volontà del Regno del Sud di impegnarsi al fianco degli Alleati contro i tedeschi. Il C.I.L. operò prima sulle Mainarde, inquadrato nel Corpo di Spedizione Francese, poi sul litorale adriatico alle dipendenze del V Corpo d’Armata britannico. Negli stessi giorni in cui il generale Utili assumeva il comando del 1° Raggruppamento Motorizzato il VI Corpo d’Armata americano sbarcava a sud di Roma tra Anzio e Nettuno. I tedeschi furono sul punto di ricacciare in mare gli Alleati i quali impiegarono più di quattro mesi prima di riuscire, il 4 giugno 1944, ad entrare a Roma distante solo una cinquantina di chilometri.

Il C.I.L. nel 1944 affrontò tre cicli operativi risalendo la penisola dal Sangro al Metauro. Il primo ciclo lo possiamo inquadrare nel periodo 18-31 maggio, nella zona delle Mainarde come detto. Il secondo dal 1° giugno al 16 agosto nel settore adriatico che si concretizzò in una avanzata di 350 chilometri. Nei giorni dall’8 all’11 giugno il C.I.L. liberò Chieti, successivamente raggiunse l’Aquila e Teramo, città sgomberate dai tedeschi poche ore prima dell’arrivo delle avanguardie italiane. Il 17 giugno passò alle dipendenze del Corpo d’Armata polacco; il giorno seguente venne liberata Ascoli Piceno, il 30 giugno Macerata. Nel periodo 6-9 luglio si svolse la battaglia di Filottrano propedeutica alla liberazione di Ancona che avvenne il 18 luglio. Il terzo ed ultimo ciclo, 17-31 agosto, fu caratterizzato dallo spostamento dei settori di combattimento verso la media ed alta collina marchigiana; tra il 28 ed il 30 agosto furono liberate Urbino e Pegli ove il C.I.L. concluse la sua attività operativa[7] ed il 24 settembre fu sciolto. Dai suoi reparti fu avviata la costituzione dei Gruppi di Combattimento «Legnano» e «Folgore» a cui si sarebbero aggiunti i Gruppi “Cremona”, «Friuli», «Mantova» e «Piceno», tutti armati ed equipaggiati con materiale inglese. Il 31 luglio 1944, infatti, la Commissione Alleata di Controllo aveva autorizzato la preparazione di sei Gruppi di Combattimento, unità di livello divisionale con un organico di circa 9.500 uomini. Il Gruppo di Combattimento «Piceno» fu trasformato in centro di addestramento complementi e pertanto non prese parte ai combattimenti. Dei cinque gruppi operativi, quattro: il «Cremona», il «Friuli», il «Folgore» ed il «Legnano», furono impiegati in combattimento nel periodo 14 gennaio –                                                          23 marzo 1945 mentre il «Mantova» rimase in riserva. Gli Alleati vi inserirono delle unità di collegamento, le British Liaison Units (B.L.U.), che avevano il duplice compito di facilitare tecnicamente le comunicazioni tra comandi anglo-americani ed italiani e controllare l’operato di questi ultimi verso i quali nutrivano ancora scarsa fiducia. Successivamente, di fronte all’impegno, al valore ed al sacrificio dei soldati italiani queste riserve furono spazzate via lasciando il posto ai più ampi attestati di stima ed amicizia da parte degli Alleati.                ...............................................................................................                        All’inizio del 1945 la sconfitta della Germania appariva ormai inesorabile. La Campagna d’Italia volgeva al termine ed uno degli obiettivi principali era quello di impedire, in vista del dopoguerra, che i tedeschi distruggessero ciò che di ancora efficiente era rimasto dell’apparato industriale nel nord Italia. Il piano alleato prevedeva di sfondare le difese della linea Gotica con una manovra a tenaglia su Bologna, l’infiltrazione rapida di truppe nel cuore della Valle Padana ed una contemporanea puntata offensiva su Venezia, Trieste, La Spezia e Genova. L’offensiva venne lanciata il 9 aprile 1945, preceduta da un intensissimo bombardamento di artiglieria ed aereo. Le difese tedesche, fisse ed ancorate al terreno, furono investite e travolte in più punti. Il 21 aprile Bologna fu raggiunta dalle unità polacche e dai Gruppi di Combattimento, la rotta tedesca assunse proporzioni sempre più gravi. Il 30 aprile gli Alleati entrarono a Torino, Milano e Venezia, due giorni dopo a Trieste. La progressione degli Alleati e la contemporanea convergenza di tutte le forze insurrezionali che liberarono le grandi città prima dell’arrivo degli anglo-americani, impedì la temuta distruzione generale minacciata dai tedeschi di ogni infrastruttura economicamente utile. L’annuncio della resa di tutte le forze tedesche in Italia, firmata il 29 aprile, fu annunciata il 2 maggio. La Campagna d’Italia terminava sei giorni prima della fine della guerra in Europa, convenzionalmente fissata l’8 maggio con la firma a Reims della resa generale tedesca, e una settimana dopo la fine della Guerra di Liberazione, conclusasi il 25 aprile nel giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l’insurrezione generale. Il senso della Campagna d’Italia vista dagli Alleati è racchiuso nelle parole del Generale Alexander: «Quali che siano le valutazioni che possono farsi sull’importanza della Campagna, esse vanno espresse non in termini di terreno conquistato, poiché il terreno non era vitale, nel ristretto senso della parola, né per noi né per il nemico, ma considerando le conseguenze che essa ebbe sulla guerra nel suo complesso. Le armate alleate in Italia non vennero impegnate contro le principali armate nemiche, e i loro attacchi non furono diretti, come lo furono quelli degli alleati a ovest e dei russi ad est, contro il cuore della Patria tedesca e i centri nevralgici dell’esistenza nazionale della Germania. Il nostro ruolo fu subordinato e preparatorio. Dieci mesi prima che da ovest venisse lanciato il grande assalto, la nostra invasione dell’Italia, all’inizio condotta con forze molto moderate, attirò in quelle remote regioni truppe che, se impiegate in Francia, avrebbero potuto far pendere la bilancia dall’altra parte. Col progredire della Campagna, un sempre crescente numero di forze tedesche affluì a contrastarci il passo. I supremi amministratori della strategia alleata ebbero sempre cura di provvedere affinché le nostre forze non superassero mai il minimo necessario a consentire di assolvere i nostri compiti; durante quei 20 mesi, non meno di 21 divisioni vennero sottratte al mio comando a beneficio di altri teatri d’operazioni. I tedeschi non operarono detrazioni paragonabili alle nostre. Tranne che per un breve periodo della primavera del 1944, essi ebbero in Italia un numero di formazioni sempre superiore al nostro, e noi sapemmo fare così buon uso di quel breve ed eccezionale periodo che nell’estate del 1944, il momento critico della guerra, i tedeschi furono costretti a dirottare otto divisioni verso il nostro teatro d’operazioni secondario. A quel tempo, quando l’importanza del nostro contributo strategico aveva raggiunto il suo punto massimo, 55 divisioni tedesche furono inchiodate nel Mediterraneo dalla minaccia, effettiva o potenziale, costituita dalle nostre armate in Italia. I dati comparati sulle perdite ci dicono la stessa storia. Da parte tedesca, esse ammontarono a 536.000 uomini. Le perdite alleate furono 312.000 uomini. La differenza è ancora più notevole se si considera che fummo sempre noi ad attaccare. Quattro volte effettuammo quella che è la più difficile operazione della guerra, uno sbarco anfibio. Tre volte lanciammo un’offensiva preordinata con la forza di un intero gruppo di armate. In nessun’altra parte di Europa i soldati affrontarono un terreno più difficile e avversari più decisi. La conclusione è che la Campagna d’Italia assolse la sua missione strategica».

 

 



[1] All’interno del Partito Nazionale Fascista si era creata una fronda che faceva capo a Ciano, Grandi e Bottai.

[2] Il piano Alarico a sua volta prevedeva una serie di specifiche operazioni: Schwarz, occupazione e controllo dei principali nodi stradali e ferroviari; Achse, occupazione della base navale di La Spezia; Student, occupazione di Roma e cattura del governo; Eiche, liberazione di Mussolini.

[3] L’operazione Husky,  iniziata il 10 luglio 1943, terminò il 16 agosto con l’ingresso degli Alleati a Messina.

[4] Milano fu bombardata da 916 bombardieri della RAF i quali sganciarono 4.284 tonnellate di bombe su tutta l’area della città nelle notti dell’8, del 13, del 15 e 16 agosto 1943. Fu colpito il 50% degli edifici; le vittime furono 2.000 ed oltre 250.000 gli sfollati. I principali monumenti milanesi furono semidistrutti, il teatro La Scala fu centrato in pieno da una bomba di grosse dimensioni.

 

[5] Secondo l’Istituto Centrale di Statistica, i morti civili per bombardamenti aerei furono 18.376 dal 10 giugno 1940 al 7 settembre 1943 e 41.420 dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945.

 

[6] Il 4 giugno 1944, con la liberazione di Roma, si concluse la breve parentesi del Regno del Sud.

 

[7]Complessivamente il Corpo Italiano di Liberazione nel periodo aprile-agosto 1944 ebbe 377 caduti e 880 feriti.