sabato 29 maggio 2021
giovedì 20 maggio 2021
Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943. Compendio. Il Momento delle Scelte
MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBICCHI, DIZIONARIO MINIMO DELLA GUERRA
DI LIBERAZIONE 1943-1945, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, Collana I Libri del
Nastro Azzurro, Pag. 255, cart. Ill., ISBN 978 88 9 822507 Euro 15.Volume 2
Il volume tratta dei
primi quattro mesi della Guerra di Liberazione. Essa non fu eroica ne esaltante
né oggi è piacevole da ricordare. Fu, primariamente, il risultato di un
fallimento che è il fallimento del fascismo sia come movimento che come regime,
come gli eventi del 25 luglio stanno a dimostrare. E’ preceduta da una guerra
mondiale, che presenta tanti aspetti non esaltanti ma combattuta dalle Forze
Armate italiane con valore militare, valore militare chiesto, in tanti casi,
fino all’estremo sacrificio. Questo, più le vicende politico militari dell’estate
del 1943, portano gli Italiani a dover scegliere con chi e da che parte stare.
Dalle scelte del settembre 1943, nascono i fronti della Guerra di Liberazione,
in cui il Compendio è articolato, mentre sul nostro territorio viene combattuta
da eserciti stranieri una guerra non nostra. Un Compendio che vuole essere
quasi didascalico per sottolineare i significati ed i moniti che scaturiscono
da quei mesi, attraverso le biografie dei protagonisti. Proprio in loro ricordo
il volume, come gli altri del Dizionario è dedicato al monito di Ruggero
Zangrandi: a nulla serve il valore ed il sacrificio di migliaia di uomini
semplici, se essi devono porre rimedio ad errori di capi vili ed ignavi. Questo
è, in stretta sintesi il significato della Guerra di Liberazione
In copertina. 10 dicembre 1943. Il Comandante della V
Armata statunitense gen. Clark incontro i comandanti italiani all’indomani della
battaglia di Montelungo.
MASSIMO
COLTRINARI generale, storico, è Direttore del Centro Studi sul Valore Militare
CeSVaM) dell’Istituto del Nastro Azzurro
OSVALDO
BIRIBICCHI, colonnello, associato al CeSVaM, è componente del Collegio dei
Redattori della Rivista “QUADERNI”
Informazioni
sulla collana: www.storiainlaboratoiro.blogspot.com
Il volume è acquistabile in tutte le librerie. Oppure
Presso la Casa Editrice, (Edizioni Archeoares) www.edizioniarcheoares.it
Presso la Segreteria dell’Istituto del Nastro Azzurro
(segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)
Non è cedibile singolarmente, ma come opera completa (8
volumi)
Informazioni e dettagli su www.cesvam.org
Utilizzando l’email
editoria.cesvam@istitutonastroazzurro.org
domenica 9 maggio 2021
Rivista QUADERNI n. 3 del 2021 Luglio-Settembre 2020
Per la parte dedicata alla Storia, iniziano con questo
numero le pubblicazioni dedicate al centenario del Milite Ignoto che ricorre il
prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente impegnato in questa data
anniversaria, e la Rivista non può che assecondare questa scelta. Prosegue,
sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021, che non si è potuta
celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può fermare l’attività
posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le note riguardanti la
campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti riguardanti la campagna
d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio,
nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in corso riguardanti
le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente che
affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda guerra
mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento dell’impegno
degli Stati Uniti nel Vietnam.
Per la parte geografica apre Valentina Trogu trattando della
sociologia della deterrenza, mentre in geopolitica delle prossime sfide, una
nota sul covid e come viene affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip
degli Stati Uniti nel mondo occidentale e Luca Bordini che tratta della
digitalizzazione nelle FF.AA. Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del
suo cammino verso la democrazia.
Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano
alcune peculiari attività del Centro, con la evidenziazione delle realizzazioni
editoriali mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al
III trimestre del 2020. Si può finalmente dire che un costante aggiornamento
delle NOTIZIE CESVAM e degli eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile
trovarlo sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi”
ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la pubblicazione su
questa rivista dei contenuti dei vari comparti della piattaforma
La rubrica di chiusura riporta la iconografia brigate di
fanteria della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.
Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post
editoriale del Direttore del Periodico sono intonati al tema della celebrazione
del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti
evidenziati nella pubblicazione consorella. (massimo coltrinari)
In I di Copertina:
Lapide Commemorativa del Bollettino della Vittoria del 4 Novembre 1918
Per info: quaderni.cesvam@istituton
Per richiedere la rivista:
segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
sabato 24 aprile 2021
Nicola della Volpe. I militari per la guerra partigiana. 1943 - 1945
NICOLA DELLA VOLPE. I MILITARI PER LA GUERRA PAETIGIANA 1943 -1945, Roma, Società
Editrice Nuova Cultura – Università Sapienza, Collana I Libri del Nastro
Azzurro, Pag. 426, ISBN 978 88 61 344785, Euro 28,
Il Volume documenta, con ricchezza di particolari, il
contributo dei militari italiani alla Guerra di Liberazione, guerra che si è
combattuta sul territorio accanto alla Campagna d’Italia, come gli Alleati
chiamavano il loro impegno sul fronte italiano, e guerra sul fronte
meridionale, come i tedeschi chiamavano il loro impegno per la difesa dei
confini del sud del loro Reich. Aver
tracciato le origini della Guerra di Liberazione, con note relative ai Partiti
Politici sorti dopo la crisi armistiziale, il CLN, e la situazione nel Paese,
un capitolo è dedicato all’addestramento ed alla logistica delle forze che sono
a disposizione nel Regno del Sud. Indi si descrive le operazioni prima
nell’Italia centrale e la progressione verso nord, indi le operazioni
nell’Italia settentrionale. Segue un preciso e puntuale capitolo dedicato alle
Missioni che unità scelte operano dietro le linee nemiche sia in modo autonomo
che in collaborazione con le missioni alleate. Il volume si conclude con una
parte dedicata ad aspetti particolari della Guerra di liberazione (la ferocia
del nemico, i rastrellamenti, eccidi, rappresaglie, i rapporti con le bande, i
patrioti, la propaganda) e alcune
considerazioni come l’analisi dei meriti e riconoscimenti, l’appropriazione
della Resistenza, militari e vertici militari, e la questione della frontiera
orientale. In copertina la foto della Medaglia d’Oro al Valor Militare ten.
Renato Del Din della Brigata “Osoppo”.
Nicola Della Volpe,
generale, ha prestato servizio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore
dell’Esercito dal 1974 al 2001, dove è stato Vice Direttore e ha diretto
l’Archivio. E’ autore di numerose opere di Storia e iconografia militare.
Il volume è
acquistabile in tutte le librerie. Oppure
Presso la Casa
Editrice, (Società Editrice Nuova Cultura attraverso la email:
ordini@nuovacultua.it
o il sito: www.nuovacultura.it/ collane scientifiche)
Presso la Segreteria
dell’Istituto del Nastro Azzurro
(segrreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)
Informazioni e
dettagli su www.cesvam.it
martedì 20 aprile 2021
sabato 10 aprile 2021
La Presa di Roma e Firenze. L
Progetto Dizionario minimo della Guerra di Liberazione.., Draft
Conquistate dai Polacchi
le macerie dell’Abazia di Montecassino il 18 maggio, nei giorni
successivi l’intero sistema difensivo della linea Gustav crollò. Il 25 maggio
fu raggiunta Gaeta, mentre tutte le forze iniziarono a procedere speditamente
in avanti ed il 26 iniziò quella che fu definita “la corsa verso Roma”. IL 28
maggio le forze americane si congiunsero con quelle uscite dalla testa di ponte
di Anzio, mentre Valmontone fu raggiunta e sorpassata. Nonostante alcune
incertezze nella manovra, il 3 giugno gli americani erano alle porte di Roma,
impegnando le retroguardie tedesche, che, superate, permisero di liberare la
Città eterna il 4 giugno, la prima capitale europea liberata.
L’errore
dei tedeschi, che contavano nel rispetto dello status di “Roma Città Aperta”,
fu quello di non minare i ponti sul Tevere. Questo permise agli alleati, che
avevano più volte denunciato le violazioni tedesche dello status di Roma come “Città
Aperta”, di finalmente mettere in campo la loro superiorità in tema di corazzati
e truppe meccanizzate; queste superata Roma puntano decisamente verso nord.
L’8 giugno nel versante tirreno gli americani
conquistano tutta l’area del viterbese, superando la cittadina, mentre sul
versante le forze britanniche sono al di qua del fiume Pescara. Riordinate le
forze, viene dal XV Gruppo di Armate varato un piano generale che prevede la
conquista sul versante adriatico del porto di Ancona, e sul versante tirrenico
del porto di Livorno. Questo nella semplice constatazione che le linee
logistiche si stanno allungando troppo, essendo ancora quelle utilizzate per
l’assalto alla linea Gustav, ovvero i porti di Taranto Bari nell’area adriatica
e Napoli in quella tirrenica. Il primo obbiettivo, Ancona, è affidato alla 8a
Armata, in particolare prima al V C.d.A britannico, poi al II Corpo d’Armata
polacco, il secondo (Livorno); alla V Armata statunitense, in particolare la IV
C.d.A.
Nei
mesi di giugno, luglio ed agosto si sviluppa su queste direttrici l’azione
alleata nella campagna d’Italia. E’ una guerra di movimento, a cui i tedeschi
oppongono varie linee difensive, con arresti temporanei e, lì dove si presenta
l’occasione, reazioni dinamiche anche molto consistenti. Una volta che
l’attacco alleato si mostra consistente, la tattica tedesca prevede di
sganciarsi e raggiungere la successiva linea di difesa, già predisposta. Il
retro pensiero dei tedeschi è quello di guadagnare il più tempo possibile,
contrastando l’avanzata alleata pe arrivare alla vigilia dell’inverno agli
Appennini, dove alacremente stanno costruendo una solida linea di difesa, a cui
hanno dato il nome di Linea dei Goti, poi entrata nel gergo comune come “Linea
gotica”.
Il
17 giugno le forze alleate, avanzando lungo le vie consolari Romane nel settore
tirrenico gli americani, lungo l’Aurelia e la Cassia, raggiungono ed
oltrepassano Grosseto, e si pongono come obiettivo Siena, mentre nell’Umbria,
seguendo la Flaminia, raggiungo Orte e poi Foligno, mentre seguendo la Cassia
bis arrivano a Todi, puntando su Perugia. Sul versante adriatico, la
progressione polacca è molto più veloce; lasciato l’Abruzzi, entrano nelle
Marche lungo l’Adriatica, mentre risalendo le valli trasversali arrivano a
Teramo ed Ascoli, per raggiunger a metà giugno il fiume Chienti.
Questa
avanzata è favorita nei due versanti dalla decisione tedesca di non impegnare
che residue forze di retroguardia e quindi arretrare su posizioni più
difendibili, evitando di veder diminuito il proprio potenziale in linea.
Organizzano la cosiddetta Linea Albert, che va dalla Flaminia, ed arriva a nord
di Grosseto, imbastita per difendere Perugia, Chiusi e il nord maremmano. Ma è
una difesa presto superata se il 28 giugno il IV C.d.A., con la 34a Divisione a
sinistra, e la 1a Divisione corazzata lungo la SS 68 arriva a Cecina, la 6° Divisione
sudafricana (XIII C.d.A. britannico) raggiunge Chianciano, ed elementi
esploranti raggiungono a destra Fossato di Vico e puntano risolutamente verso
nord. Il miracolo di Casino non si ripete. Nel settore adriatico i polacchi
hanno raggiunto il Potenza, e si apprestano a dare l’assalto finale ad Ancona.
Nelle
prime tre settimane di luglio il fronte italiano vede lo sforzo alleato di
conquistare i porti di Ancona e Livorno per alleggerire il peso logistico, che
incomincia a farsi sentire, soprattutto in tema di carburanti. Viene lanciata
l’operazione “Mallory Major” ovvero i sistematici attacchi della aviazione
tattica ai ponti sul Po, con l’obiettivo di ridurre al minimo il traffico, e
quindi, i rifornimenti tedeschi alle truppe operandi nell’Italia centrale. Nel
settore tirrenico l’avanzata è lenta e spesso contrastata. Con notevoli sforzi
vengono via via raggiunte Rossignano, Volterra, Poggibonsi e Pontedera. Solo il
18 luglio le truppe americane raggiungo i sobborghi di Livorno. La 2 a Divisione
neozelandese impiega oltre dieci giorni per arrivare l’11 luglio a porre le
basi per l’assalto finale ad Arezzo che viene conquistata nei giorni
successivi. Nel settore adriatico, l’ 1 luglio i Polacchi lanciano con sole due
divisioni il loro attacco verso Ancona. Attaccano con le fanterie, appoggiate
da oltre 200 carri armati prima Loreto, poi puntano su Castelfidardo, mentre
lungo la strada adriatica la loro progressione è affidata a elementi
meccanizzati. La resistenza tedesca si è fatta sempre più rigida e
Castelfidardo è raggiunta solo il 4 luglio; ci vogliono altri due giorni per
arrivare ad Osimo, che dista solo dieci chilometri. Il 6 luglio il gen. Anders
sospende l’attacco, che si è rilevato più oneroso del previsto: sono stati
persi oltre 50 carri armati e le perdite sono troppo alte. Viene predisposti un
nuovo piano, in cui un ruolo vien dato al Corpo Italiano di Liberazione.
Trasportato in tutta fretta, nelle marche, il C.I.L. il 7 è sulle basi di
partenza per attaccare Filottrano, crocivia per conquistare Ancona. In due
giorni la cittadina e conquista ed i Polacchi possono avanzare lungo la valle
del Musone. Qui il 17 luglio lanciano il loro attacco che, impiegando anche il
C.I.L. che riesce. I Polacchi il 18 luglio conquistano Ancona, mentre il C.I.L.
il 20 conquista Jesi, costringendo i tedeschi ad arretrare sulla linea del
Cesano. Il 20 luglio anche Livorno è conquista. I Due principali obiettivi
alleati sono raggiunti, e nei giorni successivi questi porti vengono
alacremente attivati per dare un sostegno diretto alle truppe operanti. Il
braccio logistico alleato si accorcia, e quindi la potenzialità alleata
combattiva aumenta notevolmente.
Il
mese di agosto vede le forze alleate continuare ad avanzare. Nel settore
tirrenico Firenze è raggiunta ed oltrepassata, mentre nel settore adriatico si
raggiunge a fine mese la linea del Metauro.
Il
Comando del XV Gruppo di Armate, ma soprattutto quello della V Armata
statunitense, , ovvero i loro comandanti, il gen. Alexander ed il gen Clarck,
comprendono che la situazione tattica è soddisfacente: si avanza verso nord ed
i tedeschi oppongo resistenze locali. La situazione strategica, invece, è abbastanza
incerta. Le loro forze sono arrivate ai piedi degli Appennini, ed ora occorre
attraversarli. Le informazioni sono tali che concordano tutte che i tedeschi li
hanno attrezzati a difesa con molta cura, ma si è alla vigilia della stagione
invernale, e questo non favorisce offensive risolutive. Un dato, in ogni caso è
emerso. Dal fronte italiano sono state sottratte forze nel mese di agosto per
l’operazione Avalanche, ovvero lo sbarco in Provenza, che lo hanno fortemente
indebolito.
Rinviata
a più riprese nel corso del 1944, in cui anche il none in codice è cambiato, da
Anvil a Dragoon, in seguito alla opposizione di Winston Churchill che non vede
la necessità strategica di uno sbarco in Provenza, l’operazione è attuata per
decisa volontà statunitense. Non vi partecipano forze britanniche, ma solo
forze statunitensi (7a Armata), che partono dai porti italiani, soprattutto
Napoli tutte provenienti dal fronte italiano, e da forze della Francia Libera,
che partono dai porti Nord Africani, e comprendono anche il Corpo di Spedizione
Francese in Italia, che quindi è sottratto dal fronte italiano.
Lo sbarco è attuato il 15 agosto, e solo nel
primo giorno riescono a far prendere terra ad oltre 94.000 uomini; come da
previsione lo sbarco riesce, data anche la scarsità di forze tedesche impiegate
per contrastarlo. Dal giorno successivo statunitensi e francesi si lanceranno
alla conquista di Tolone e Marsiglia, ad occidente, verso Cannes e Nizza ad
Oriente
mercoledì 31 marzo 2021
Lo Sbarco di Anzio. Iconografia
sabato 20 marzo 2021
mercoledì 10 marzo 2021
Lo sbarco di Anzio 22 gennaio -28 maggio 1944
Progetto Dizionario minimo della Guerra di Liberazione Draft:
Nel
momento in cui gli Alleati furono fermati a nord nella loro avanzata verso
Roma, con l’inoltrarsi della stagione invernale, presero coscienza che le
operazioni in Italia non sarebbero state facili. A Tunisi, dove Wiston
Churchill era trattenuto per motivi di salute, maturò l’idea di tentare uno
sbarco nel retro delle difese tedesche di Cassino e quindi farle cadere per
manovra. IL piano era sostenuto dai Britannici ma era osteggiato dagli
Statuinitensi, che vedevano in questa operazione solo un inutile spreco di
uomini e di risorse, essendo loro entrati ormai nell’ottica strategica che
tutto doveva essere messo a disposizione di Overlord. Nelle discussioni
relative questi dissidi tra gli alleati pesarono molto, in quanto si crearono
false aspettative e tutto sembrava facile. Una volta sbarcati, superate le
difese costiere si era convinti di arrivare ai Colli Albani e addirittura
conquistare Roma con un semplice sforzo. Alla fine prevalse la volontà di
Cherchill el’operazione fu approvata. Si doveva sbarcare a sud di Roma, in
quanto questa era il limite della aviazione, limite grave in quanto gli aerei
alleati potevano rimanere sul cielo di Anzio solo una decina di minuti, poi
dovevano rientrare alla base per rifornirsi. Pertanto la più retributiva area
di Civitavecchia, che prestava condizioni di sbarco ottimali (oltre alle difese
di Cassino anche Roma sarebbe caduta per manovra) soprattutto per la
disponibilità del porto che era veramente notevole, non fu presa in
considerazione. Non conoscendo questo dato i tedeschi avevano rafforzato le
difese a nord di Roma e quindi nell’area di Civitavecchia, mentre avevano
lasciato completamente indifese le zone di sbarco a sud di Roma, lungo il
litorale Laziale. L’unico punto utile era l’area a ridosso di Anzio, che aveva
un porto sufficiente per l’alimentazione logistica delle truppe sbarcate.
L’operazione
ebbe inizio il 22 gennaio e non trovò nessuna resistenza; la sorpresa fu
totale. Raggiunti nel primo giorno tutti gli obiettivi, anziché proseguire
verso l’interno e puntare su Colle Albani per tagliare le vie di comunicazione
verso sud, il gen. Luca, che comandata la forza sbarcata, memore dei precedenti
della Sicilia e di Salerno, dedicò tutto il tempo disponibile a dotare la testa
di ponte del maggior numero di materiali, anche perché sapeva che i mezzi da
sbarco gli sarebbero stati sottratti dal 5 febbraio per essere messi a
disposizione di Overlord. Passarono così tre giorni importanti in cui la testa
di ponte si allargò verso l’interno ma permisero ai tedeschi, che nell’area non
avevano truppe di far affluire ingenti forze che riuscirono ad attestarsi a difesa
dal quarto giorno in poi. Le difese tedesche divennero sempre più robuste e
quando gli americani tentarono una punta in avanti con formazioni di Rangers,
fu un disastro. Praticamente i due reggimenti impiegati furono distrutti, e
solo sei uomini ritornarono alla base, gli altri o caduti o feriti o nella
maggior parte fatti prigionieri. Ai
primi di febbraio i tedeschi lanciarono una controffensiva che fu fermata a
stento. Ormai la situazione era compromessa: da una parte gli alleati che
facevano affluire mezzi ed uomini dall’altra i tedeschi che tentarono in tre
offensive lanciate nel corso del mese di febbraio di rigettare a mare gli
alleati. Ai primi di marzo la situazione entrò in stallo: in pratica sei
divisioni alleate erano sulla testa di ponte con le formazioni tedesche che
presidiavano le posizioni per tenere aperte le vie verso Cassino. In sostanza
lo sbarco fu un fallimento e non raggiunse lo scopo strategico che si era
prefisso. Occorrerà aspettare la caduta del fronte di Cassino affinchè le forze
sbarcate ad Anzio potessero partecipare alle operazioni per la conquista di
Roma e l’avanzata verso nord.
domenica 28 febbraio 2021
sabato 20 febbraio 2021
mercoledì 10 febbraio 2021
1944 Le quattro battaglie di Cassino
Nota a Margine del Progetto 2016/1 "Dizionario Minimo della Guerra di Liberazione " Draft.
Agli
inizi del 1944 il gen. Eisenhower e il gen. Montgomery fino ad allora assoluti protagonisti delle
operazioni in Italia, vengono chiamati in Gran Bretagna per occuparsi
direttamente della operazione Overlord. E’ un momento strategico significativo.
Ormai il teatro mediterraneo deve lasciare il passo a quello occidentale, dove
ogni risorsa dovrà essere destinata alla apertura del secondo fronte. Gli
uomini che sostituiscono Eisenhower e Montgomery sono uomini di secondo piano,
come di secondo piano diviene il fronte italiano. Si assisterà ad un continuo
ritiro di forze alleate, destinate in Gran Bretagna, ed ad un costante
rimpiazzo di queste con forze provenienti dai quattro angoli dell’impero e dal
resto del mondo: oltre agli indiani, arriveranno i polacchi, i brasiliani, i
neozelandesi, mentre lasciano l’Italia, anche perché il loro comportamento non
è stato irreprensibile, anzi molto discutibile e biasimevole, le unità del
Corpo di spedizione francese, composto per la maggior parte da truppe
coloniali. Questa politica strategica, nella seconda metà del 1944 favorirà
proprio di Italiani, che, mentre nella prima metà dell’anno sono visti ancora
come nemici vinti e, soprattutto da parte britannica, da impiegare solo nel
settore logistico, con l’operazione Anvil - Dragoon e tenendo presente il
favorevole sviluppo delle operazioni in Francia, nella seconda metà dell’anno
saranno chiamati a dare consistenti forze combattenti per tenere il fronte
italiano. Sarà la trasformazione del Corpo Italiano di Liberazione, ritirato
dalla linea nel settembre del 1944, quando aveva raggiunto il Metauro, nei
Gruppi di Combattimento, ovvero unità combattenti a livello divisione che
porterà le forze combattenti italiane a 250.000 mila effettivi.
Gli
Alleati erano convinti che la risalita della penisola italiana fosse
relativamente agevole, ma la battaglia di Ortona nel dicembre 1943 dimostrò che
i tedeschi, con la tattica dell’arresto momentaneo su posizioni prestabilite, reazioni
dinamiche immediate e sganciamento preventivo dopo che l’attacco alleato era
stato montato su posizioni arretrate già organizzate a difesa, potevano
mantenere il loro potenziale di difesa, senza impiegare ulteriori forze. La
speranza alleata di alleggerire il fronte orientale si dimostrò vana, tanto che
il Maresciallo Stalin non considerò mai il fronte italiano come il secondo
fronte in Europa, anche se i tedeschi dovettero impegnare circa 30 divisioni
tra il fronte e le retrovie, che però nel bilancio generale della guerra ebbero
poco peso.
All’inizio
del 1944. Gli Alleati, nella loro progressione verso nord, il due gennaio
diedero inizio a quella che poi fu chiamata la battaglia di Cassino, che
sviluppatesi in quattro fasi, si concluderà il 24 maggio: Cassino era il perno
della difesa, sovrastata dalla maestosa ed imponente abbazia benedettina, che
però dal punto di vista militare non aveva alcun valore e praticamente
insignificante. Il suo valore, più che altro deterrente, era di caratteri
piscologico e morale. Il terreno era quanto mai difficile ed adatta più alla
difesa che all’attaco; non era possibile impegare le forze corazzate a massa,
mentre la artiglieria aveva buon gioco più nella difesa che nell’attacco.
L’aviazione tattica era limitata sia dalle postazioni in caverna o al riparo
della difesa che dalla identificazione degli obiettivi difficilmente
individuabili e perseguibili. Gli alvei
dei fiumi Liri, Rapido e Garignano rappresentavano punti critici per
l’attaccante, e appigli tattici abbastanza buoni per il difensore; i sistemi
montuosi degli Aurunci e di monte Trocchio erano altrettanti pilastri di difesa
che, a posteriori, permettono di dire che la loro difesa bloccò l’avanzata
alleata, data da tutti certa e sicura, fu bloccata per cinque mesi.
Le
forze contrapposte vedevano da una parte i tedeschi, al saldo e preciso comando
del gen. Kesserling, che disponeva di 10 divisioni, non tutte al massimo della
efficienza, ma con personale deciso, di sicuro affidamento e di grande
esperienza. Gran parte di queste forze erano ordinate nella X Armata al comando
del gen. Wietingoff, che aveva la diretta responsabilità del fronte tirrenico.
Di fronte gli alleati schieravano il II C.d.A. del gen. Keyes, inquadrato nella
V Armata al comando del gen. Clark.
Nel
momento in cui furono investite le posizioni tedesche, le zone di protezione e
di frenaggio funo facilmente superate. Il 15 gennaio fu investita la posizione
di resistenza e l’azione, protattasi per giorni, con attacchi sul Garigliano e
sul Rapido, con la protezione sul fianco del Corpo di Spedizione Francese,
doveva essere aiutata dalla azione concorrente della operazione “Schingle”. Il
22 gennaio 1944 il VI C.D.A. che comprendeva anche forze britanniche, sbarcava
a sud di Roma, nel litorale laziale con l’obiettivo di tagliare ogni
alimentazione e quindi accerchiare le forze tedesche schierate sulla linea
Gustav. Cassino quindi doveva cadere dalle azioni combinate di attacco da sud e
aggiramento mediante lo sbarco ad Anzio. Entro in azione anche il X C.d.A.
britannico al comando del generale Mc Creery, che superò il Garigliano, e
conquistò la località di Minturno.
Nella
prima metà di febbraio il Comando alleato constatò che lo sbarco ad Anzio era
stato bloccato e le offensive contro la linea Gustav non avevano dato i
risultati sperati. Kesserling, peraltro, fu costretto a chiamare in Italia tre
divisioni, per sostenere il fronte di Cassino, ed altre due, poi tre per
bloccare e cercare di eliminare o bloccare la testa di ponte di Anzio.
Convinti
che l’Abazia di Monte Cassino fosse utilizzata dai tedeschi, in violazione agli
accordi internazionali di neutralità) era considerato territorio del Vaticano,
Stato neutrale) gli alleati decisero di bombardarla. Fu un grave errore tattico
e piscologico. I tedeschi si installarono subito fra le rovine, ed ebbero
ulteriori osservatori sul campo di battaglia. L’attaco lanciato in
contemporanea al bombardamento dai neozelandesi, il cui comandante gen. Freyberg
aveva insistentemente voluto il bombardamento della abbazia, fu respinto.
Un
lungo periodo di maltempo bloccò ogni operazione sul fronte di Cassino per
diverse settimane. Il 15 marzo l’attaco fu di nuovo tentato. Iniziò con un
potente bombardamento aereo (oltre 1000 tonnellate di bombe furono lanciate)
seguito da un fuoco di sbarramento di artiglieria, finito il quale la fanteria
iniziò ad avanzare, appoggiata dai mezzi corazzati. Le unità impiegate erano
sempre neozelandesi, affiancate dalle truppe indiane del generale Turker. Alla
fine della giornata metà della cittadina di Cassino era in mano alleata: il il
giorno successivo i paracadutisti tedeschi della 1° Divisione passarono al
contrattacco e ristabilirono le posizioni. Ancona una volta gli alleati erano
stati fermati.
All’inizio di maggio venne messo allo studio
un nuovo piano di attacco per superare le difese tedesche di Cassino. Attacco
frontale che doveva essere sostenuto da
azioni concorrenti, come quella di puntare al di là del Garigliano ed avere
come obiettivo Valmontone. Gli alleati schierarono se divisioni, di cui 12 ( inglesi, 4 francesi, 2
americane, e 2 polacche per l’attaco frontale) e le altre 4 per che dovevano
bloccare le divisioni tedesche per
aggiramento ed impedire loro di raggiungere le posizioni arretrate) contro le
sette divisioni tedesche, che comprendevano oltre a quelle della X Armata anche
quelle della XIV Armata. L’11 maggio inizio il fuoco dell’artiglieria con oltre
2000 pezzi, a cui si sovrappose i bombardamenti della aviazione tattica. Le
sorti della battaglia rimasero incerte per oltre tre giorni. Il 14 maggio le
divisioni francesi conquistarono il monte Faito ed il Monte Maio, raggiungendo
Ausonia. Il 15 gli attacchi americani lungo il litorale tirreno ebbero esito
favorevole, ed il XIII C.d.A. prese Pignataro, che con la sua ala destra potè
dare un valido contributo alla azione del Corpo Polacco, la cui progressione
verso l’area della Abazia si sviluppo nei giorni successivi. Ormai le difese
tedesche erano ovunque attaccate e si cominciarono a sgretolarsi. Dopo un
ulteriore sforzo, il 18 maggio i Polacchi piantarono la loro bandiera sulle
rovine dell’Abazia, e la situazione si sbloccò sull’intero fronte.. La
battaglia per Cassino era termina
domenica 31 gennaio 2021
Gino Tommasi Medaglia d'Oro
Gino Tommasi
Tenente colonnello di complemento artiglieria, nato ad
Ancona nel 1895 Mathausen, 1944
Partecipò alla prima guerra mondiale come subalterno della
milizia territoriale nel 1° reggimento artiglieria da montagna. Congedato nel
novembre 1919, riprese a Bologna gli studi universitari interrotti e l'anno
dopo conseguì la laurea in ingegneria. Dedicatosi in Ancona alla professione
libera, fu promosso capitano nel 1933 e maggiore nel gennaio 1942. Durante la
seconda guerra mondiale fu esonerato dal servizio in relazione agli incarichi
affidatigli quale ispettore regionale del controllo dei combustibili. Dopo l'8
settembre 1943, venne incaricato dal C.L.N. di Ancona di assumere il comando
dei primi nuclei partigiani del settore adriatico che costituirono il centro di
formazione della Brigata garibaldina “Ancona” di cui assunse il comando col
grado di tenente colonnello. Arrestato a Borghetto di Ancona il 10 febbraio
1944 e deportato in Germania, morì nel campo di Mauthausen il 5 maggio 1945.
Medaglia d'Oro al Valor Militare.
mercoledì 20 gennaio 2021
Osvaldo Biribicchi. La campagna d'Italia
1943-1945: il ruolo dei reparti
regolari dell’Esercito nella Campagna d’Italia al fianco degli Alleati
di
Osvaldo Biribicchi
Nella primavera del 1943 le forze
armate italiane, dopo la tragica ritirata dalla Russia e la resa in Nord Africa,
il 12 maggio 1943, non erano più in grado di tener testa agli avversari. Di ciò
erano consapevoli Mussolini, il Re e milioni di cittadini ormai stanchi di
lutti ed inutili sacrifici. Prolungare un conflitto ormai perduto avrebbe
significato solamente aggravare la già critica situazione economica e sociale,
rinviare la sconfitta finale, esporre l’Italia ad ulteriori perdite di vite
umane e distruzioni apocalittiche. Fu in questa atmosfera che gli
anglo-americani si prepararono ad invadere la penisola. La caduta di Lampedusa
e Pantelleria l’11 ed il 12 giugno 1943 fu la premessa dello sbarco degli Alleati
in Sicilia, che avvenne il 10 luglio tra Siracusa e Licata, in attuazione della
operazione Husky. Iniziava la
cosiddetta Campagna d’Italia che per
i tedeschi invece sarebbe iniziata la sera dell’8 settembre 1943 nel momento in
cui Badoglio annunciò l’armistizio. Per entrambi terminerà il 2 maggio 1945 con
la firma nella Reggia di Caserta della resa di tutte le forze tedesche in
Italia. In Sicilia, il 12 luglio la linea di difesa costiera italo-tedesca fu
sfondata. Pochi giorni dopo, il 19, Mussolini si incontrò a Feltre con Hitler
con l’intenzione di esporre all’alleato la drammatica situazione in cui versava
l’Italia e l’impossibilità a poter continuare la guerra. Di fronte a Hitler,
determinato a proseguire ad oltranza la lotta fino alle estreme conseguenze,
Mussolini che ormai aveva esaurito ogni energia non trovò la forza di esporre
ciò che i suoi più stretti collaboratori, fra questi il Capo di Stato Maggiore Generale
Ambrosio, gli avevano suggerito. Nelle stesse ore in cui si svolgeva
quell’incontro, Roma veniva bombardata pesantemente (dalle ore 11,05 alle
14,20) da circa 200 bombardieri americani che, in sei successive ondate,
colpirono i quartieri San Lorenzo e Tiburtino, sedi di importanti scali
ferroviari, Prenestino, Tuscolano e Casal Bertone. Fu colpito anche il Cimitero
del Verano. Le vittime accertate furono 1.486. L’impatto sul morale della
popolazione già provata fu notevole; Pio XII uscì dal Vaticano e si recò nei
luoghi del bombardamento invocando la pace e la fine del conflitto. In Sicilia
le forze italo-tedesche continuavano a combattere contro gli anglo-americani
che il 22 luglio entravano a Palermo, prima grande città europea ad essere
liberata dagli Alleati. Due giorni dopo fu tenuto il Gran Consiglio del
Fascismo[1]
che si concluse a tarda notte con l’approvazione di un Ordine del Giorno (il
cosiddetto Ordine del Giorno Grandi) in cui si imponeva al Capo del Governo di
rimettere ogni potere nelle mani del Re. Tutti erano convinti che una volta
rimosso Mussolini, eventualmente sostituto dallo stesso Grandi ex ambasciatore
a Londra, ci sarebbero state concrete possibilità di intavolare trattative con
gli Alleati per una pace onorevole, salvando l’integrità nazionale, la monarchia
ed il fascismo stesso. Il 25 luglio, una data che rimarrà ben incisa nella
storia recente d’Italia, Mussolini si recò presso la residenza del Re, a Villa
Savoia, per partecipargli la decisione del Gran Consiglio. Vittorio Emanuele
III, dopo oltre 22 anni di stretta collaborazione, lo fece arrestare dai
carabinieri ed affidò il Governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, ex
Capo di Stato Maggiore Generale, che nel suo proclama agli italiani dichiarò:
«Per ordine di S.M. il Re e Imperatore assumo il Governo militare del Paese,
con pieni poteri. La guerra continua […]
La consegna ricevuta è chiara e precisa […] chiunque si illuda di
poterne intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine
pubblico, sarà inesorabilmente colpito». In pratica si assistette ad un
rivolgimento tutto interno all’ambiente monarchico-fascista, la monarchia
abbandonava il fascismo a sé stesso, togliendogli ogni potere. Questo è uno dei
punti cruciali di quello che sarà il momento delle scelte all’indomani della
crisi armistiziale e delle sue tragiche conseguenze. Pietro Badoglio formò un
governo di militari ed alti funzionari dello Stato, tutti fino a poche ore
prima di “provata fede fascista”. Il comportamento ambiguo, le incertezze ed i
ritardi con cui il governo Badoglio avviò contatti segreti per trovare un
accordo con gli Alleati furono così tanti e persistenti da ingenerare in questi
ultimi seri dubbi sulle reali intenzioni degli italiani. Badoglio, che non
voleva rivelare ad Hitler le proprie intenzioni, non predispose nulla dal punto
di vista militare per evitare l’afflusso in Italia, dopo la destituzione di
Mussolini, di ingenti forze tedesche. Dal 26 luglio al 18 agosto, infatti, in
attuazione del piano di operazioni Alarico[2]
predisposto già da maggio del 1943, i tedeschi fecero affluire in Italia
attraverso il Brennero, il Passo di Tarvisio e gli altri valichi alpini 17
divisioni e 2 brigate in rinforzo a quelle già presenti. Formalmente queste
truppe scendevano nella penisola in aiuto degli italiani impegnati a
contrastare gli anglo-americani in Sicilia[3],
in realtà si predisponevano ad occuparla nel caso in cui il governo Badoglio si
fosse ritirato dalla guerra. Il 31 luglio il governo italiano decideva
segretamente di avviare colloqui attraverso i normali canali diplomatici con
gli Alleati. Nelle ore pomeridiane del 3 settembre 1943, sotto una tenda
piantata negli aranceti nella piana di Cassibile in Sicilia, veniva firmato
l’armistizio, passato alla storia come Armistizio
Corto, un documento ambiguo (tra l’altro non vi era alcun cenno al
trattamento dei prigionieri italiani in mano alleata), approvato da Badoglio il
quale sperava di poterlo rinegoziare da posizioni migliori in futuro. Tale
armistizio fu poi annunciato da Eisenhower da Radio Algeri alle ore 16,30
dell’8 settembre 1943. Badoglio, sconcertato in quanto si aspettava
erroneamente l’annuncio non prima del 12 settembre, si risolse a proclamarlo con
una trasmissione che l’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, la
progenitrice della odierna RAI) mise in onda alle 19,45. All’annuncio
dell’armistizio, ai tedeschi non restò che mettere in atto senza più indugi il
piano Alarico. In un clima di
grandissima confusione, iniziò quella che è passata alla storia come la fuga di
Pescara. Il Re, Badoglio ed i massimi vertici militari abbandonarono
precipitosamente Roma alla volta di Pescara e subito dopo di Ortona per
imbarcarsi sulla corvetta Baionetta. Gli
Alleati intanto proseguivano la lenta ma inarrestabile risalita della penisola
continuando ed intensificando i bombardamenti aerei; furono particolarmente
colpite le città di Napoli, Salerno, Foggia, Bologna, Torino, Genova e soprattutto
Milano[4].
Non solo le grandi, ma anche decine di piccole città e paesi che non erano sedi
né di fabbriche né di caserme furono oggetto di bombardamenti aerei. A Frascati,
piccolo centro dei Castelli Romani, ove si trovava il quartier generale di
Kesselring, il giorno dell’armistizio 130 bombardieri americani sganciarono 1.300
bombe che causarono 500 morti tra i civili e 200 fra i militari tedeschi. Il
tributo pagato dalla popolazione a causa dei bombardamenti aerei nel corso di
tutta la Campagna d’Italia fu altissimo[5].
Nelle stesse ore in cui il convoglio con le massime cariche dello Stato si
dirigeva indisturbato verso la costa adriatica le forze armate italiane,
disorientate ed in mancanza di disposizioni operative chiare e precise,
iniziavano a sfaldarsi progressivamente. La nuovissima corazzata Roma, con a bordo l’ammiraglio Bergamini,
veniva affondata nelle vicinanze dell’Isola dell’Asinara in Sardegna da aerei
tedeschi decollati da Istres in Francia; nella capitale avvenivano i primi
scontri tra reparti del regio esercito e tedeschi; la 5a armata
americana al comando del generale Clark sbarcava nel golfo di Salerno dove
incontrava una accanita difesa tedesca. La mattina dell’11 settembre il Re e
Badoglio sbarcarono a Brindisi, a partire da quel momento nacque il cosiddetto Regno del Sud al fine di garantire formalmente la continuità della sovranità
dello Stato italiano[6].
Il giorno dopo, il 12 settembre, paracadutisti tedeschi liberavano Mussolini
tenuto prigioniero in un albergo sul Gran Sasso in Abruzzo. Ebbene, in quel
periodo convulso e travagliato gli Alleati acconsentirono non senza diffidenza e
dietro insistente richiesta del governo Badoglio, che voleva concorrere
attivamente alla liberazione del Paese dall’occupazione tedesca, alla
costituzione di una unità combattente. Il 27 settembre 1943 in Puglia,
diciannove giorni dopo l’armistizio, nasceva il 1o Raggruppamento
Motorizzato, l’embrione del nuovo esercito, formato con unità prelevate dal LI
Corpo d’Armata e dalle Divisioni “Legnano”, “Piceno” e “Mantova” oltre a 2 battaglioni e due sezioni
Carabinieri. L’unità fu posta al
comando del generale Dapino. Intanto, la situazione politico-militare
progrediva rapidamente: il 29 settembre fu firmato l’Armistizio Lungo o
armistizio di Malta l'atto con il quale vennero precisate le condizioni della
resa senza condizioni già contenute genericamente nell'armistizio di Cassibile
(armistizio corto) che rimarranno in vigore fino al 10 febbraio 1947 quando il
Primo Ministro De Gasperi firmerà a Parigi il Trattato di pace. Con la firma
del cosiddetto armistizio lungo l’Italia liberata fu costretta a fornire agli
anglo-americani tutto ciò che rimaneva delle proprie risorse finanziarie ed
infrastrutturali. Il 13 ottobre il governo Badoglio, la cui attività amministrativa
era stata sottoposta al diretto controllo anglo-americano, al fine di chiarire
la propria condotta politico-militare dichiarò guerra alla Germania. A partire
da questa data, il Regno del Sud assunse la posizione di cobelligerante
ovvero non fu più considerato nemico ma neanche alleato nel senso stretto del
termine. I tedeschi, a loro volta, riconobbero ai militari del Regno del Sud,
fino a quel momento considerati alla stregua di banditi, lo status di
combattenti nemici “legali”. L’8
dicembre 1943, il 1o Raggruppamento Motorizzato ebbe il battesimo del fuoco a Monte Lungo in
Campania. L’attacco non riuscì a conseguire l’obiettivo prefissato e fu
ripetuto, questa volta con successo, il 16 dicembre con il supporto degli
americani. Alla fine di gennaio 1944, il comando dell’unità operativa fu
assegnato al generale Umberto Utili che il 31 marzo la guidò in un’altra
battaglia importante della Campagna d’Italia quella di Monte Marrone della
catena montuosa delle Mainarde al confine tra Lazio e Molise. Dopo i successi
di Monte Lungo e di Monte Marrone gli Alleati autorizzarono la trasformazione
del 1° Raggruppamento Motorizzato in una unità più consistente. Il 18 aprile
1944 nasceva il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) con una consistenza di 25.000 uomini,
espressione della ferma volontà del Regno del Sud di impegnarsi al fianco degli
Alleati contro i tedeschi. Il C.I.L. operò prima sulle Mainarde, inquadrato nel
Corpo di Spedizione Francese, poi sul litorale adriatico alle dipendenze del V
Corpo d’Armata britannico. Negli stessi giorni in cui il generale Utili
assumeva il comando del 1°
Raggruppamento Motorizzato il VI Corpo d’Armata americano sbarcava a sud di Roma tra Anzio e Nettuno. I tedeschi furono
sul punto di ricacciare in mare gli Alleati i quali impiegarono più di quattro
mesi prima di riuscire, il 4 giugno 1944, ad entrare a Roma distante solo una
cinquantina di chilometri.
Il C.I.L. nel
1944 affrontò tre cicli operativi risalendo la penisola dal Sangro al Metauro.
Il primo ciclo lo possiamo inquadrare
nel periodo 18-31 maggio, nella zona delle Mainarde come detto. Il secondo dal 1° giugno al 16 agosto nel
settore adriatico che si concretizzò in una avanzata di 350 chilometri. Nei
giorni dall’8 all’11 giugno il C.I.L. liberò Chieti, successivamente raggiunse
l’Aquila e Teramo, città sgomberate dai tedeschi poche ore prima dell’arrivo
delle avanguardie italiane. Il 17 giugno passò alle dipendenze del Corpo
d’Armata polacco; il giorno seguente venne liberata Ascoli Piceno, il 30 giugno
Macerata. Nel periodo 6-9 luglio si svolse la battaglia di Filottrano
propedeutica alla liberazione di Ancona che avvenne il 18 luglio. Il terzo ed ultimo ciclo, 17-31 agosto, fu caratterizzato
dallo spostamento dei settori di combattimento verso la media ed alta collina
marchigiana; tra il 28 ed il 30 agosto furono liberate Urbino e Pegli ove il C.I.L.
concluse la sua attività operativa[7] ed il 24 settembre fu sciolto. Dai suoi reparti
fu avviata la costituzione dei Gruppi di Combattimento «Legnano» e «Folgore» a
cui si sarebbero aggiunti i Gruppi “Cremona”, «Friuli», «Mantova» e «Piceno», tutti
armati ed equipaggiati con materiale inglese. Il 31 luglio 1944, infatti, la
Commissione Alleata di Controllo aveva autorizzato la preparazione di sei
Gruppi di Combattimento, unità di livello divisionale con un organico di
circa 9.500 uomini. Il Gruppo di Combattimento
«Piceno» fu trasformato in centro di addestramento complementi e pertanto non
prese parte ai combattimenti. Dei cinque gruppi operativi, quattro: il
«Cremona», il «Friuli», il «Folgore» ed il «Legnano», furono impiegati in
combattimento nel periodo 14 gennaio –
23 marzo 1945 mentre il «Mantova» rimase in riserva. Gli Alleati vi
inserirono delle unità di collegamento, le British Liaison Units (B.L.U.), che
avevano il duplice compito di facilitare tecnicamente le comunicazioni tra comandi
anglo-americani ed italiani e controllare l’operato di questi ultimi verso i
quali nutrivano ancora scarsa fiducia. Successivamente, di fronte all’impegno,
al valore ed al sacrificio dei soldati italiani queste riserve furono spazzate
via lasciando il posto ai più ampi attestati di stima ed amicizia da parte
degli Alleati. ............................................................................................... All’inizio del 1945 la
sconfitta della Germania appariva ormai inesorabile. La Campagna d’Italia
volgeva al termine ed uno degli obiettivi principali era quello di impedire, in
vista del dopoguerra, che i tedeschi distruggessero ciò che di ancora efficiente
era rimasto dell’apparato industriale nel nord Italia. Il piano alleato
prevedeva di sfondare le difese della linea Gotica con una manovra a tenaglia
su Bologna, l’infiltrazione rapida di truppe nel cuore della Valle Padana ed
una contemporanea puntata offensiva su Venezia, Trieste, La Spezia e Genova.
L’offensiva venne lanciata il 9 aprile 1945, preceduta da un intensissimo
bombardamento di artiglieria ed aereo. Le difese tedesche, fisse ed ancorate al
terreno, furono investite e travolte in più punti. Il 21 aprile Bologna fu
raggiunta dalle unità polacche e dai Gruppi di Combattimento, la rotta tedesca
assunse proporzioni sempre più gravi. Il 30 aprile gli Alleati entrarono a
Torino, Milano e Venezia, due giorni dopo a Trieste. La progressione degli Alleati
e la contemporanea convergenza di tutte le forze insurrezionali che liberarono
le grandi città prima dell’arrivo degli anglo-americani, impedì la temuta
distruzione generale minacciata dai tedeschi di ogni infrastruttura
economicamente utile. L’annuncio della resa di tutte le forze tedesche in
Italia, firmata il 29 aprile, fu annunciata il 2 maggio. La Campagna d’Italia
terminava sei giorni prima della fine della guerra in Europa, convenzionalmente
fissata l’8 maggio con la firma a Reims della resa generale tedesca, e una
settimana dopo la fine della Guerra di Liberazione, conclusasi il 25 aprile nel
giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava
l’insurrezione generale. Il senso della Campagna d’Italia vista dagli Alleati è
racchiuso nelle parole del Generale Alexander: «Quali che siano le valutazioni
che possono farsi sull’importanza della Campagna, esse vanno espresse non in
termini di terreno conquistato, poiché il terreno non era vitale, nel ristretto
senso della parola, né per noi né per il nemico, ma considerando le conseguenze
che essa ebbe sulla guerra nel suo complesso. Le armate alleate in Italia non
vennero impegnate contro le principali armate nemiche, e i loro attacchi non
furono diretti, come lo furono quelli degli alleati a ovest e dei russi ad est,
contro il cuore della Patria tedesca e i centri nevralgici dell’esistenza
nazionale della Germania. Il nostro ruolo fu subordinato e preparatorio. Dieci
mesi prima che da ovest venisse lanciato il grande assalto, la nostra invasione
dell’Italia, all’inizio condotta con forze molto moderate, attirò in quelle
remote regioni truppe che, se impiegate in Francia, avrebbero potuto far
pendere la bilancia dall’altra parte. Col progredire della Campagna, un sempre
crescente numero di forze tedesche affluì a contrastarci il passo. I supremi
amministratori della strategia alleata ebbero sempre cura di provvedere
affinché le nostre forze non superassero mai il minimo necessario a consentire
di assolvere i nostri compiti; durante quei 20 mesi, non meno di 21 divisioni
vennero sottratte al mio comando a beneficio di altri teatri d’operazioni. I
tedeschi non operarono detrazioni paragonabili alle nostre. Tranne che per un
breve periodo della primavera del 1944, essi ebbero in Italia un numero di
formazioni sempre superiore al nostro, e noi sapemmo fare così buon uso di quel
breve ed eccezionale periodo che nell’estate del 1944, il momento critico della
guerra, i tedeschi furono costretti a dirottare otto divisioni verso il nostro
teatro d’operazioni secondario. A quel tempo, quando l’importanza del nostro
contributo strategico aveva raggiunto il suo punto massimo, 55 divisioni
tedesche furono inchiodate nel Mediterraneo dalla minaccia, effettiva o
potenziale, costituita dalle nostre armate in Italia. I dati comparati sulle
perdite ci dicono la stessa storia. Da parte tedesca, esse ammontarono a
536.000 uomini. Le perdite alleate furono 312.000 uomini. La differenza è
ancora più notevole se si considera che fummo sempre noi ad attaccare. Quattro
volte effettuammo quella che è la più difficile operazione della guerra, uno
sbarco anfibio. Tre volte lanciammo un’offensiva preordinata con la forza di un
intero gruppo di armate. In nessun’altra parte di Europa i soldati affrontarono
un terreno più difficile e avversari più decisi. La conclusione è che la
Campagna d’Italia assolse la sua missione strategica».
[1]
All’interno del
Partito Nazionale Fascista si era creata una fronda che faceva capo a Ciano,
Grandi e Bottai.
[2] Il piano Alarico a sua volta prevedeva una serie
di specifiche operazioni: Schwarz,
occupazione e controllo dei principali nodi stradali e ferroviari; Achse, occupazione della base navale di
La Spezia; Student, occupazione di
Roma e cattura del governo; Eiche,
liberazione di Mussolini.
[3]
L’operazione
Husky, iniziata il 10 luglio 1943, terminò il 16
agosto con l’ingresso degli Alleati a Messina.
[4]
Milano fu
bombardata da 916 bombardieri della RAF i quali sganciarono 4.284 tonnellate di
bombe su tutta l’area della città nelle notti dell’8, del 13, del 15 e 16
agosto 1943. Fu colpito il
50% degli edifici; le vittime furono 2.000 ed oltre 250.000 gli sfollati. I
principali monumenti milanesi furono semidistrutti, il teatro La Scala fu
centrato in pieno da una bomba di grosse dimensioni.
[5]
Secondo
l’Istituto Centrale di Statistica, i morti civili per bombardamenti aerei
furono 18.376 dal 10 giugno 1940 al 7 settembre 1943 e 41.420 dall’8 settembre
1943 al 25 aprile 1945.
[6]
Il 4 giugno 1944, con la liberazione
di Roma, si concluse la breve parentesi del Regno del Sud.
[7]Complessivamente il Corpo Italiano di Liberazione nel periodo
aprile-agosto 1944 ebbe 377 caduti e 880 feriti.






















