venerdì 28 agosto 2020
venerdì 21 agosto 2020
venerdì 14 agosto 2020
Pietro Ingicco Medaglia d'Argento al Valor Militare
Il 2 dicembre 2019
ricorre il ventennale dalla scomparsa del mio caro papà, Pietro Ingicco,
decorato di M.A.V.M., e – anche sull’invito dell’amico Presidente della Sezione
torinese del Nastro Azzurro, Avv. Domenico Baldassarre – sono lieto di
lasciarne un breve ricordo sulla rivista dell’Istituto.
Nacque a Capua (CE) da
Raffaele e Teresa Fusco il 28/6/1916.
Arruolatosi volontario
nella Regia Aeronautica in qualità di Aviere allievo armiere con l’obbligo
continuativo del volo presso la Scuola Specialisti Arma Aeronautica in
Capodichino il 4/4/1935, fu nominato Aviere scelto armiere artificiere, con
anzianità di grado dal 1/11/1935.
Trasferito presso il
Distaccamento Scuola Specialisti A.A. di Capodichino il 18/3/1936 fu inviato in
missione Speciale Oltremare dal 27/1 al 21/12/1937 (guerra di Spagna, campagna
1936-39), e poi riassegnato alla Scuola
Specialisti di Capodichino.
Trasferito il 23/7/1940 al
37° Stormo Bombardamento Terrestre, 116° Gruppo, 276a Squadriglia, di stanza a Lecce, fu promosso
Sergente armiere artificiere con anzianità di grado 1°/10/1940 e Sergente Maggiore
dal 1/10/1941.
Partecipò alle operazioni
di guerra sul fronte del Mediterraneo dal 23/7/1940 al 27/10/1940, sul fronte
greco-albanese dal 28/10/1940 al 23/4/1941, e ancora sul fronte del
Mediterraneo dal 24/4/1941 sino all’8/9/1943.
Per una serie di missioni
a bordo di velivoli da bombardamento viene decorato della Medaglia d’Argento al
Valor Militare, con la seguente motivazione:
Abile
ed ardito sottufficiale armiere, prendeva parte a numerose azioni belliche
prodigandosi per portare il massimo contributo al successo di ogni impresa. Nel
corso di difficili azioni contro importanti obiettivi strenuamente difesi dal
nemico, dava ripetute prove di ardimento e sprezzo di ogni rischio. -
cielo della grecia, ottobre 1940 - aprile
1941 (B.U. 1942, Disp. 2, pag. 60).
Ulteriori decorazioni
conferitegli sono,
-
per la campagna in Spagna, la Croce al
Merito di Guerra e le Medaglie Commemorativa della Campagna e di Benemerenza
per i Volontari di Guerra,
-
per le quattro campagne di guerra 1940-1945, la Croce al Merito di Guerra
(1a, 2a e 3a concessione).
Sbandatosi
in seguito ai tragici avvenimenti verificatisi successivamente all’8/9/1943,
riusciva ad evitare miracolosamente
la deportazione in Germania, eludendo la sorveglianza dei soldati tedeschi alla
stazione ferroviaria di Bologna mentre stava per essere caricato sul convoglio
diretto ai campi di prigionia.
In seguito, procuratisi
“nuovi” documenti di identità, si stabiliva in Piemonte, a Venaria Reale (TO), e
veniva assunto presso lo stabilimento Lancia di Borgo San Paolo a Torino, partecipando
alla occupazione ed alla difesa della fabbrica nei giorni della Liberazione (25-27
aprile 1945).
A conclusione di questo
scritto mi è altresì caro ricordare il “Suo” Comandante della 276a Squadriglia B.T., Capitano (poi Colonnello)
Pilota Filiberto Pomo (Piverone, 1912 - Ivrea,1986), anch’egli decorato di
Medaglia d’Argento, nonché di Medaglia di Bronzo al V.M., che durante la
Resistenza, col nome di battaglia “Noto”, comandò la VII divisione GL (Ivrea-Alto
Canavese). Con altri 12 partigiani partecipò al sabotaggio del ponte
ferroviario di Ivrea, sulla Dora, nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre 1944,
facendolo saltare ed evitando un micidiale bombardamento aereo della città che
gli Alleati avevano programmato per interrompere i rifornimenti ai nazifascisti
di materiale bellico proveniente da Aosta, dalla Cogne.
Fu inoltre comandante
della piazza di Ivrea nei giorni della Liberazione e, a guerra finita, entrerà
in Olivetti, diventando capo della selezione operai.
A lui – cui oggi, insieme
con due altri valorosi ufficiali piloti canavesani (Cap. Armando Boetto,
M.O.V.M. alla memoria, e Gen. Ettore Borra, Croce di Bronzo V.M.) è dedicata la
Sezione Ivrea e Canavese dell’Associazione Arma Aeronautica – mio padre rimase
sempre legato da affettuosa amicizia e riconoscenza per averlo sempre
ricondotto a terra sano e salvo al termine di rischiosissimi voli di guerra.
RAFFAELE INGICCO
venerdì 7 agosto 2020
martedì 28 luglio 2020
martedì 21 luglio 2020
La Legione Straniera in Italia: Radicofani 16-20 Giugno 1944
di ALESSANDRO ANDO'
Bombardamento operato dall’artiglieria alleata sulle linee tedesche asserragliate
a Radicofani
Panzer Tiger II tedesco colpito durante il
combattimento di Radicofani.
16 giugno 1944. Sullo sfondo la rocca del paese.
LA COMMEMORAZIONE
Viene ricordato il 73° anniversario della presa di Radicofani con gli
onori ai caduti della Legione Straniera francese: 16 giugno del 2017 monumento
in località La Mossa. Sullo sfondo la rocca.
Monumento in località La
Mossa che ricorda i 108 Legionari caduti durante lo sfondamento della Linea
Albert avvenuto a Radicofani nel giugno del 1944.
domenica 12 luglio 2020
.Giacomo Nasatti: la biografia 4 Gli anni della pensione
di Mario NASATTI
Gli anni della pensione
Nel 1974, il
Presidente ENEL consegna a Giacomo la “Medaglia d’Argento per i 25 anni di
effettivo servizio e operosa attività. Con la pensione avendo più tempo a
disposizione, incapace di stare inattivo, amante della Montagna e della natura,
oltre collaborare con le varie Associazioni Alpinistiche locali, adotta una
porzione di terreno agricolo in stato d’abbandono sulle pendici del Monte Moregallo,
con incantevole vista lago. Dopo aver estirpato erbacce e sterpi realizza una
casetta in legno tipo “Baita alpina” al servizio dei famigliari e dei numerosi amici
fra cui i reduci per trascorre momenti in lieta compagnia con l’amato Tricolore,
il cappello Alpino e i suoi cani, sempre meticci trovatelli.
Nel 1979, riceve dal “Ministero della Difesa il distintivo
d’onore per i patrioti “Volontari della Libertà” istituito con decreto luogotenenziale
n.350 del 3-5-1945; essendo stato deportato nei lager ed avendo rifiutato la
liberazione per non servire l’invasore e la repubblica sociale durante la
resistenza”.
Mio padre è “andato avanti” nel 1990, dopo una vita
laboriosa accanto alla sua sposa, ai suoi figli e numerosi nipoti, lasciando il
ricordo di una persona attiva e disponibile con i bisognosi, rispettosa di sé, degli
altri e della natura che ci circonda. Combattente valoroso e reduce dall’internamento
nazista per la conquista della Libertà e Democrazia dell’amata Patria.
Beni imprescindibili da custodire con amore e trasmettere intatti alle future
generazioni.
“PER NON DIMENTICARE”
La Repubblica Italiana, dopo decenni di colpevole oblio, con
la Legge n. 296 del 26 dicembre 2006, ha istituito la “Medaglia d’Onore”
a titolo di riconoscimento, soprattutto morale, ai militari italiani che dopo
l’8 settembre 1943, furono catturati e internati nei lager in territorio
germanico destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra del Terzo Reich.
la Federazione dell’Istituto Nastro Azzurro di Lecco, in
linea con gli scopi dello Statuto, da alcuni anni svolge, volontariamente, le
ricerche dei Fogli Matricolari relativi ai militari che nelle guerre del
secolo scorso hanno servito la Patria con atti d’eroismo, senso del dovere e
dell’onore. Grazie alla fattiva collaborazione con l’Archivio di Stato di
Como, dal 2012 ad oggi, sono state consegnate 120 Medaglie d’Onore agli IMI
(Internati Militari Italiani) in massima parte alla (memoria) cui va
aggiunta la posa di 34 “marmette” votive presso la Chiesetta del Battaglione
“Morbegno” al Pian delle Betulle.
Valmadrera, 12 maggio 2020
Mario Nasatti
sabato 4 luglio 2020
.Giacomo Nasatti: la biografia 3 La prigionia nei Lager nazisti
di Mario NASATTI
La prigionia nei Lager nazisti
I momenti belli durano
poco, infatti, 3 mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’annuncio
dell’Armistizio coglie mio padre e il Ten. Giuseppe Lazzati a Merano nella
Caserma del 5° Alpini con le reclute del 2° scaglione, classe 1924, provenienti
da Lecco. La maggioranza dei militari, compresi i Comandanti, rifiuta di
continuare a combattere al fianco dei tedeschi: saranno catturati e deportati
nei Lager nazisti in territorio germanico, dando inizio alla Resistenza disarmata.
Il sergente Nasatti, veterano decorato al Valor Militare, è scelto come capo
baracca, rispetto agli altri internati se accettasse avrebbe dei vantaggi: rinuncia
per non servire i nazisti e stare accanto ai suoi Alpini. Stimato dai
prigionieri, costretto al lavoro coatto, subirà maltrattamenti inumani dai
Kapò, patirà umiliazioni, fame e freddo ma troverà la forza e il coraggio di
resistere, al pensiero dei suoi cari che anelano il suo ritorno.
Lo scorso 2 maggio il Gen. di C.A. Salvatore Farina, attuale
Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, in occasione del 75°
anniversario della fine della 2°Guerra Mondiale ha ricordato il contributo dei
militari italiani combattenti la Battaglia di Montelungo (7-16 dicembre 1943) a
fianco degli Alleati e quello dei 700.000 Militari Italiani Internati (IMI)
di cui ben 50.000 persero la vita nei famigerati Lager nazisti.
Papà sarà liberato a guerra finita dai russi. Tornerà a casa dopo
un viaggio allucinante di 4 mesi in massima parte a piedi, dall’alta Polonia al
Brennero, attraverso città e territori devastati dalla follia della guerra. Dimagrito
e provato, finalmente, la mattina del 26 agosto abbraccia sua moglie e il suo bimbo
che aveva lasciato in fasce. La famiglia è riunita e, la vita, degna
d’essere vissuta, ricomincia.
Fine della guerra, nascita della
Repubblica Italiana
2 giugno 1946, l’Italia, dalle macerie della guerra, rinasce
come Repubblica libera e democratica fondata sul lavoro. Fra i padri costituenti il dott. Giuseppe
Lazzati, ufficiale degli Alpini, reduce dai Lager nazisti.
Giacomo, congedato dopo 90 mesi passati al servizio della Patria,
viene assunto come operaio falegname presso la Società elettrica Orobia,
in seguito diverrà ENEL. Luglio 1946 nasce mia sorella Ada. Nel 1950 insieme al fratello Galdino, (anch’egli
reduce di guerra e prigionia) acquista una porzione terreno a Valmadrera. Lo
zio muratore e papà falegname si rimboccano le maniche e, con l’aiuto di amici
e parenti, costruiscono due casette ognuna col suo orticello. Ricordo la gioia di
mamma e l’orgoglio di papà per la nostra casa. In quegli anni riceve visite dai
suoi ex commilitoni. Il sindaco, nelle ricorrenze patriottiche, invita papà
accanto a sé. Nel 1957 nasce mio fratello Fabrizio e il Gruppo Alpini
Valmadrera di cui Giacomo è cofondatore e capogruppo.
Due anni dopo, nel 1959, partecipa alla consacrazione della Chiesetta
votiva del Battaglione “Morbegno” al Pian delle Betulle in Valsassina. Quella
domenica ero presente anch’io, sedicenne, col gagliardetto del Gruppo Alpini
Valmadrera. Ricordo la moltitudine di Alpini e persone sul prato antistante la
nuova Chiesetta e il toccante incontro di mio padre con alcuni suoi Alpini i
quali in segno di stima e sincera amicizia formarono un gruppetto vicino a Giacomo,
“il loro sergente”, che nei Lager nazisti aveva rifiutato i vantaggi di
capo baracca per non lasciarli soli, sull’esempio del Beato Teresio Olivelli
e del Venerabile Giuseppe Lazzati.
Negli anni a seguire, ogni prima domenica di settembre, Giacomo
salirà in pellegrinaggio al Pian Betulle presso la Chiesetta Votiva del
“Morbegno” per ritrovarsi con i suoi Alpini e ricordare i commilitoni Caduti e quelli
“andati avanti”.
(segue con post in data 12 luglio 2020: info:quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
domenica 28 giugno 2020
.Giacomo Nasatti: la biografia 2 La Campagna di Grecia
di Mario Nasatti
Il fronte greco – albanese, 28 ottobre 1940- 23 aprile 1941
28 ottobre 1940, l’Italia dichiara guerra alla Grecia. Il 5°
Alpini inizia il trasferimento in ferrovia diretto a Brindisi il 4 novembre. Da
Brindisi, nei giorni 10, 11 e 12 novembre raggiunge l’Albania. Il Morbegno e l’Edolo sono aviotrasportati,
mentre il Tirano e i reparti minori sbarcano in Albania via mare; il 13
novembre il Morbegno e L’Edolo sono già attestati nella zona montuosa di Coriza
a contatto col nemico. Il Morbegno sostiene i primi accaniti combattimenti sul Monte
Lofka
15 novembre, Kazanit, muore in combattimento anche il Caporale Nasatti Mario
47^ Cp. Mortai, cugino di mio padre, nato e cresciuto nella stessa corte
“Fatebenefratelli” sulla Rocca di Valmadrera: grande è il cordoglio dei parenti
per la morte di questo giovane, appena ventenne, le cui spoglie rimarranno
insepolte in Albania.
Nonostante l’eroica resistenza, causa anche le condizioni
metereologiche avverse, il 5° Alpini è costretto a ripiegare nelle posizioni
retrostanti: In un mese e mezzo di durissimi combattimenti ha dato un generoso
contributo alla Campagna: 1300 uomini tra morti, dispersi, feriti
e congelati (senza contare gli ammalati gravi) ,
il 28 dicembre 1940, per ricomporre i ranghi del Battaglione
Morbegno, decimati dai combattimenti e dalle intemperie di quel terribile
inverno, affrontato con un equipaggiamento inadeguato, iniziano ad arrivare i Complementi
fra questi il Capitano Adriano Auguadri e gli Arditi di Battaglione che
combatteranno al suo fianco sino all’estremo sacrificio.
Inquadrato nei
Complementi il caporal maggiore Nasatti Giacomo, il 19 gennaio 1941, è
aviotrasportato da Foggia a Tirana. Trasferito in prima linea il 24 gennaio
1941, partecipa all’azione di carattere offensivo condotta dal Capitano
Auguadri a quota 926 di Sqimari , Val Tomorezza, ricevendo la M.B.V.M.(sul
campo) dal Comandante del 5° Alpini, Colonnello Carlo Fassi.
“Nasatti Giacomo di Santo e Anghileri Bambina, da
Valmadrera (Como), classe 1916, caporal maggiore, 5° Alpini, Battaglione
“Morbegno”
Comandante di squadra fucilieri, durante un attacco contro
posizione nemica, guidava con perizia e coraggio il proprio reparto che
incitava con la parola e coll’esempio, sull’obbiettivo assegnato alla squadra
finchè, giunto a contatto col nemico, ne aggirava la posizione assaltando con
bombe a mano e baionetta riuscendo così a ributtarlo con perdite e impadronirsi
della posizione. Ad un tentativo nemico di contrassaltare si opponeva con energico fuoco e bombe a mano. Sempre di esempio ai suoi uomini, ha
dimostrato alto senso del dovere ed ardimento.
– Quota 926 di Sqimari (fronte
greco) 24 gennaio 1941”
A Sqimari gli Alpini del “Morbegno” durante una pausa
dai combattimenti esprimono il Voto che sarà sciolto nel 1959 con la Chiesetta
Votiva al Pian delle Betulle, Valsassina (LC). Seguiranno altre azioni sul Monte
Guri i Topit: a quota 2110 il 9 marzo e
quota 2120 il 4 aprile 1941, con l’olocausto del “Morbegno” col
sacrificio di Auguadri, Ferruccio Battisti e tantissimi caduti da ambo le parti.
Il 25 marzo, Nasatti viene ricoverato all’Ospedale
Militare da Campo, sarà dimesso il 5 maggio. Rientrato in Patria, il 25 luglio 1941,
è mandato in licenza straordinaria di gg. 32 (Circolare 143750 / 53.1.9) torna casa dai genitori e dalla sua amata
fidanzata. Rientra al “Morbegno”, dislocato in Piemonte, il 26 agosto 1941, riprende
le esercitazioni e gli addestramenti delle reclute. 12 marzo 1942, si
sposa con mia madre Elvira Baù classe 1919, il matrimonio si celebra
Veronella (VR), luogo di nascita della mamma. Il 20 maggio 1942 cessa di essere
mobilitato perché passato effettivo al Comando Truppe al Deposito 5° Alpini.
Eviterà la Campagna di Russia e farà la spola fra il Magazzino Deposito del Battaglione
“Morbegno” in Lecco e la Caserma del 5° Alpini di Merano.
15 gennaio 1943, promosso al grado di sergente. 6 giugno 1943, a
Malgrate, nasce il sottoscritto: alla bella notizia papà è in Val Venosta con
le reclute classe 1924, offre da bere a tutti e viene a casa in licenza.
(segue post in data 4 luglio 2020 info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
(segue post in data 4 luglio 2020 info: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
domenica 21 giugno 2020
Giacomo Nasatti: la biografia Chiamata alle armi e la Guerra di Spagna
di Mario Nasatti
Giacomo Nasatti nasce a Valmadrera (CO) il 21 maggio 1916, figlio Santo e Anghileri Bambina,
quintogenito di una famiglia di 4 maschi e due femmine, trascorre l’adolescenza
nell’antica corte contadina “Fatebenefratelli”, sulla Rocca di Valmadrera a
picco su “Quel ramo del Lago di Como,
……….., tra due catene non interrotte di monti……..” di manzoniana memoria. Conseguita la licenza
di 5° elementare aiuta i genitori nei lavori campestri. Quattordicenne è assunto
apprendista falegname presso una ditta in Lecco ed impara la lavorazione del
legno.
In occasione della “Crociera Aerea del Decennale”,
luglio - agosto 1933, guidata da Italo Balbo, (già eroico ufficiale
degli Alpini, fondatore de L’Alpino), il giovane ebanista, fedele alla Voce del
suo tempo, realizza un modellino in legno del famoso idrovolante SIAI
Marchetti S 55 X. utilizzato per il volo transoceanico. La copia dell’aereo
è perfetta. Sulle ali spicca il tricolore e l’opera viene esposta alla Mostra
organizzata dal Fascio di Lecco, per celebrare l’evento di risonanza mondiale.
Nel tempo libero frequenta la Palestra Ghislanzoni di Lecco,
pratica il pugilato (sport fra i più antichi “nobile arte della difesa”). Come dilettante partecipa a vari incontri provinciali
e regionali con successo. Oltre la box ama la Montagna e compie escursioni
sulle montagne lecchesi. Di fisico robusto è un ottimo alpinista, lo sarà anche
in età avanzata.
Chiamata alle armi e Spagna
La chiamata alle armi arriva il 10 maggio 1938: arruolato nel
5° Reggimento Alpini Battaglione “Morbegno” a Merano:
il “30 giugno 1938 è nominato soldato scelto, il 10 agosto promosso
al grado di caporale e il 30 novembre 1938 promosso caporal maggiore di squadra fucilieri
. Distinzioni e servizi speciali :
tiratore scelto col fucile mod. 91, fucile mitragliatore. “
27 febbraio 1939, è “Volontario in servizio non isolato
all’estero per tempo indeterminato nel “1° Battaglione Alpini” in
pratica “osservatore” in Spagna , dove gli Alpini vanno in borghese, ma non
rinunciano cappello alpino che nascondono sotto il pastrano (vedi foto); arrivati
a Cadice, via mare, non sono impiegati
perché nel frattempo il Generale Franco entra vittorioso a Madrid. Gli Alpini
rientreranno in Patria, sempre via mare, facendo la “quarantena” a Castellamare di Stabia (vedi
foto). Finita la quarantena il “1°
Battaglione Alpini” viene sciolto e gli alpini rientrano ai Battaglioni di
appartenenza.
Nella Caserma del 5° Alpini a Merano, dopo le esercitazioni, era possibile organizzare attività sportive
come partite di calcio, incontri di boxe e altre discipline. Il Caporal magg.
Nasatti Giacomo, disputò alcuni incontri di box , fra cui quello famoso col
Capitano Verdi (nome di fantasia) di cui sono venuto a conoscenza nel 2011
tramite il racconto del Ten. Col. (R.O.) Enzo Curti classe 1917 che, all’epoca del fatto era Caporal magg. della
44^ “Morbegno” con mio padre.
“ Il Capitano Verdi è un bell’uomo, atletico e forte, però sul ring si trova in difficolta in quanto tuo padre, pur essendo più
basso (alto m. 1. 64,5) è più giovane, più agile e preparato. Ad un certo punto
dell’incontro l’ufficiale dice, “ma tu fai sul serio”, la risposta di
Giacomo è pronta: “Signor Capitano, se vuole, mi fermo” la replica : “no, no, vai avanti, è un ordine!” Si
riprende ma il Capitano non è in grado di competere con la tecnica precisa
dell’avversario che lo obbliga più volte alle corde. Al termine dell’avvincente incontro l’arbitro assegna la vittoria al caporale; l’ufficiale
con autentico spirito sportivo abbraccia tuo padre, per la correttezza e lealtà
dimostrata durante il match. Scrosciano gli applausi degli Alpini che tifavano per
il caporale, perché l’ufficiale era piuttosto rigido con la truppa e non lesinava
punizioni. Morale: Giacomo diventa un mito per noi alpini e il Capitano Verdi meno
rigido con la truppa.”
Questo a dimostrazione che lo Sport, praticato con
puro agonismo, non conosce censo e gradi ed ha capacità di unire le persone: nelle
gare internazionali supera i confini e unisce le Nazioni, vedi Olimpiadi.
9 settembre 1939, Hitler invade la Polonia, il 6 novembre
1939, mio padre ha concluso i 18 mesi di leva e, anziché essere congedato,
viene “Trattenuto alle armi a senso della “Circolare 4001 in data 24 agosto 1939 del Ministero di Guerra.” E’ il preludio che anche l’Italia si appresta
ad entrare in guerra: continuano le esercitazioni e gli addestramenti delle
nuove reclute. Nell’inverno 1939-40, come ebanista realizza speciali sci da
adattare ai muli, vedi foto d’epoca sul Monte Rosa, Nasatti è quello con la
sacca sul davanti.
10 giugno 1940, dichiarazione
di guerra alla Francia e all’Inghilterra a fianco della Germania
Il 5° Alpini, facente parte della “Tridentina” partecipa
alle operazioni di guerra sul fronte Occidentale contro la Francia, dall’ 11 al
24 giugno, nella zona del Col de la Seigne.
(infoquaderni.cesavam@istitutonastroazzurro.org) (segue post in data 28 giugno 2020domenica 14 giugno 2020
domenica 7 giugno 2020
Il Ritorno degli scomparsi del 27 luglio 1943
Altra affastellazione il progressivo recupero dei fascisti,
soprattutto di fronte a se stessi della
realtà: la responsabilità di una guerra mondiale condotta dall’Italia in modo
inappropriato, dopo che per venti anni si era governato e proclamate le virtù
guerriere del fascismo; trentanove mesi di sconfitte, che portarono anche al
disprezzo anche manifesto dell’alleato germanico; la tragedia del 25 luglio,
dove i Gerarchi del Gran Consiglio del Fascismo decretano la fine del “ regime,
consegnano Mussolini al Re, e scompaiono, così come scompare in tre giorni i
Partito Nazionale Fascista, senza che nessuno lo difensa; il fascismo, che si voleva rigenerare, nella
Repubblica Sociale, che si traduce in un altro fallimento il cui epilogo, la fuga
di Mussolini e dei gerarchi da Milano, è ancora più sintomatico, responsabili
di aver trasformando l’Italia in un campo di battaglia per eserciti stranieri,
cosa che non succedeva da oltre due secoli
Di fronte a questa serie di fallimenti, rimane infine il fatto che si
collaborò allo sterminio degli ebrei, prima con le Leggi Razziali del 1938, poi
collaborando alacremente a riempire i treni di donne vecchi e bambini verso i
campi di sterminio tedeschi, in quella che è il crimine collettivo più orrendo
del Novecento. I fascisti con questo pesante fardello passarono i decenni del
dopoguerra emarginati, covando rivincite e rancori, poco meditando e
riflettendo sui propri errori e le cause delle loro disfatte. I partiti usciti
dalla guerra governarono l’Italia ma via via, scomparsi i capi storici persero
la loro idealità nata nel 1943- 1945 e via via si fecero penetrare ed
infiltrare dalla corruzione e dall’antistato (mafia, camorra, ed altro) che li
disintegrarono venendo meno agli ideali, alla moralità ed all’etica che li
aveva ispirati al momento della loro ricostituzione nel 1942-1943.
mercoledì 3 giugno 2020
Resistenza e Comunismo.
Si sono affastellate negli ultimi anni varie interpretazioni degli
eventi che stanno cancellando oggi fatti ed eventi che non sono in linea con
queste interpretazioni. Quella più evidente è il sillogismo discendente dalla
appropriazione integrale del Partito Comunista Italiano di quello che è stato
il fenomeno della “Resistenza”, ovvero della lotta condotta contro tedeschi e
fascisti nei territori centrosettentrionali dell’Italia sotto occupazione
germanica. Questa appropriazione, che in pratica significava escludere tutte le
altre componenti democratiche della Resistenza ha portato alla cancellazione
della “Resistenza” in virtù del principio “quando una parte si impossessa del
tutto, il tutto scompare” Ed infatti oggi la Resistenza è sinonimo di parte,
“di comunismo”. Scomparsa la Unione
Sovietica nel 1989, scomparsi i partiti comunisti, scomparso il comunismo, ecco
quindi che scompare anche la “Resistenza”, essendo questa emanazione (erronea)
del comunismo
mercoledì 27 maggio 2020
L'opposizione armata al tedesco invasore. Settembre 1943
Mentre il Re ed il Governo si trasferiscono.
Nel 1943 si hanno 98 Medaglie d'Oro
al Valore Militare; di queste nel settembre 1943 ne vengono concesse 70, oltre
l'80% del totale, a conferma che l'opposizione vi è stata, e in mezzo alla
confusione totale vi fu chi seppe mantenere la giusta dimensione. La morte della
Patria è un concetto che si scontra contro questo dato, in quanto tutto si
muove in nome dell'Italia. Certamente muore la Patria del privilegio,
dell'abuso, delle prevaricazioni, del dominio di pochi su molti, del pressapochismo
e della ignoranza e dello sfruttamento sempre dei pochi su tutti gli altri in
ogni manifestazione della vita. Veramente l'abbandono della Capitare da parte
del Re e del Governo si inserisce in questo contesto. Sarà pure una versione
marxista e quindi di parte, ma si abbandonò la Capitale perché non era il caso
di difendere una Italia ridotta ormai a soli aspetti di ideale e di principio.
Meglio mettersi in salvo e riprendere, a bufera passata, i vecchi discorsi. La
reazione al tedesco fu reale e soprattutto proveniente dal "basso"
senza un'azione coordinata da nessuno. È la reazione spontanea degli individui
davanti alla prevaricazione tedesca. E qui ci si riallaccia a quanto si è detto
in merito al comportamento del Re e del Governo; perché semplici individui
difendevano l'Italia e i suoi valori, mentre loro che erano i depositari sommi
non sentirono questa necessita? In questa chiave proponiamo la lettura
dell'abbandono della Capitale il 9 settembre 1943.
Da notare che in questo contesto non vi è nemmeno l'ombra di un fascista; il fascismo è ancora sommerso dall'onda lunga della caduta del 25 luglio. Nessuna reazione dal "basso" per ripristinare un regime che era durato ben 22 anni. Occorrerà aspettare la fine del mese di settembre, il rientro di Mussolini per avere le prime presenze fasciste sulla scena nazionale. La reazione al tedesco si ha immediatamente. Nella giornata dell'8 settembre, praticamente a cavallo dell'annuncio dell'armistizio si hanno tre Medaglie d'Oro al Valor Militare, che aprono la Guerra di Liberazione, una sul fronte di Salerno ed una a Nizza, in Francia, l'altra in Jugoslavia, che unisce il I Fronte con quello della Resistenza all'estero. I protagonisti sono un generale di spicco, per tradizione e prestigio nell'ambito militare e due sottotenenti, ovvero già si delinea i caratteri peculiari della Guerra di Liberazione, ovvero essa è aperta a tutti.
Da notare che in questo contesto non vi è nemmeno l'ombra di un fascista; il fascismo è ancora sommerso dall'onda lunga della caduta del 25 luglio. Nessuna reazione dal "basso" per ripristinare un regime che era durato ben 22 anni. Occorrerà aspettare la fine del mese di settembre, il rientro di Mussolini per avere le prime presenze fasciste sulla scena nazionale. La reazione al tedesco si ha immediatamente. Nella giornata dell'8 settembre, praticamente a cavallo dell'annuncio dell'armistizio si hanno tre Medaglie d'Oro al Valor Militare, che aprono la Guerra di Liberazione, una sul fronte di Salerno ed una a Nizza, in Francia, l'altra in Jugoslavia, che unisce il I Fronte con quello della Resistenza all'estero. I protagonisti sono un generale di spicco, per tradizione e prestigio nell'ambito militare e due sottotenenti, ovvero già si delinea i caratteri peculiari della Guerra di Liberazione, ovvero essa è aperta a tutti.
giovedì 21 maggio 2020
Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. 1943-1945
(copertina di presentazione della edizione del cofanetto della collana)
DIZIONARIO MINIMO DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE
1943 - 1945
N.1 MASSIMO COLTRINARI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione. 1943 – 1945
Una guerra su cinque fronti
N.2 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945. Il 1943
Compendio. Il momento delle scelte
N.3 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945. Il 1943
Glossario
N.4 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945. Il 1944
Compendio. Un anno di lotta
N.5 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945.Il 1944
Glossario
N.6 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945. Il 1945
Compendio. Una vittoria di speranza
N.7 MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945. Il 1945
Glossario
N.8.MASSIMO COLTRINARI, OSVALDO
BIRIBCCHI
Dizionario Minimo della Guerra di
Liberazione 1943 – 1945
Percorsi di ricerca. Indici
I volumi, in corso di edizione, possono essere richiesti a
: segreteriagenerale@istitutonastoazzurro.org
giovedì 14 maggio 2020
Tesi di Laurea: Il Peso della regia Marina nella Guerra di Liberazione
Il Dott. Flavio la Franca ha discusso,
nella sessione autunnale di laurea
dell''Anno Accademico 2018-2019
del Master di 1° Livello "Storia Militare Contemporanea 1796 -1960"
presso l'Università N. Cusano Telematica Roma
la tesi su
"Il Peso della Regia Marina nella Guerra di Liberazione"
La tesi è consultabile, previa autorizzazione scritta dell'Autore,
presso l'Emeroteca
dell'Istituto del Nastro Azzurro
Piazza Galeno 1, roma
(info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)
giovedì 7 maggio 2020
domenica 3 maggio 2020
Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Note
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 15 e segg..
[1] Al riguardo, l’Ammiraglio americano Ernest J. King – Comandante
in Capo della Flotta degli Stati Uniti e Capo delle Operazioni Navali – nella
relazione inviata al Ministro della Marina degli Stati Uniti “sulla Marina
americana in tempo di pace e in tempo di guerra comprese le operazioni di
guerra fino al 1 marzo 1944”, ha scritto: “Nel
luglio 1942, dopo parecchi mesi di discussione e di studi da parte degli Stati
Maggiori Riuniti Alleati, fu deciso di effettuare degli sbarchi nell’Africa
settentrionale e di metter là le nostre truppe di fronte all’esercito tedesco.
L’importanza strategica di questa mossa appare oggi più evidente che mai,
giacché le truppe che sbarcarono in Nord-Africa passarono poi dalla Sicilia
alla penisola italiana, dove impegnarono ingenti forze terrestri nemiche”;
ed ancora: “Nel maggio 1943 le forze
tedesche erano state eliminate dalla Tunisia, e la nostra potenza offensiva era
tale, che potevamo fare piani strategici ben definiti, per attaccare il nemico
nel suo stesso territorio. Scegliemmo la Sicilia come obiettivo immediato e
cominciammo i preparativi per un’operazione anfibia su vastissima scala”.
Generale
G. C. Marshall, Ammiraglio E.J. King, Generale H.H. Arnold, Relazione del Comando Supremo, dal sito
internet: http://cronologia.leonardo.it/usa/usa00.htm
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Sicilia
[1] Sanfilippo M., L’emigrazione
siciliana, dal sito internet dell’archivio storico dell’emigrazione
italiana http://www.asei.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=152&Itemid=250,
Editore Sette Città, Viterbo.
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 37 e segg. – op. cit. -.
[1] Maltese P., Lo
sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 43 e segg..
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 42. – op. cit. -.
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 40 – op. cit. -.
[1] Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) –
Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 10.
[1] Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) –
Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 15 –
op. cit. -.
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 18 e segg. – op. cit. -.
[1] Maltese P., Lo
sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 44 – op. cit. -.
[1] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 46 – op. cit.
-.
[1] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 53 – op. cit.
-.
[1] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore
dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 44 e segg. – op. cit. -.
[1] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito
– Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 39 – op. cit. -.
[1] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore
dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 46 – op. cit. -.
[1] Dati citati da Santoni
A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Ufficio Storico,
Roma, 1983, pagine 100 - 103.
[1] A titolo
d’esempio, secondo i dati dello storico americano dell’invasione, ammiraglio
Samuel E. Morison, il 15 luglio la Settima Armata americana contava già 204.000
uomini e l’Ottava Armata britannica, pochi giorni dopo, ne contava 250.000 (da Zingali G., L’invasione della
Sicilia, Catania 1962, p. 240) mentre per il generale Emilio Faldella, capo
di Stato Maggiore delle Forze Armate in Sicilia. (da Zingali G., op.
cit., p. 239) furono schierati a difesa dell’isola appena 230.000 italiani e
60.000 tedeschi (tra l’altro, in queste cifre erano comprese le truppe addette
ai servizi).
[1] D’Este C., Lo sbarco in Sicilia, Milano 1990, pag. 119
[1] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore
dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 437 – op. cit. -.
[1] Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 11 – op. cit.
-.
[1] Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito
– Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 89 – 90 – op. cit. -.
[1] Maltese P., Lo
sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 32 - 33 – op. cit. -.
[1] Santoni A., Le
operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio
Storico, Roma, 1983, pagina 41 – op. cit. -.
[1] Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) –
Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962, pagina 21.
[1] Maltese P., Lo
sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 29 – op. cit. -.
[1] Maltese
P., Lo sbarco in Sicilia, Editore
Oscar Mondadori, pagina 34 – op. cit. -.
[1]Come, non senza ironia, Winston
Churchill aveva definito l’Italia di Mussolini.
[1]Santoni
A., Le operazioni in Sicilia e in
Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983,
pagina 26 e segg. – op. cit. -
[1]D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo
Mondadori Editore, 1990, Pag.111
[1]Brillante e riservato portavoce
dei Capi di Stato Maggiore britannici.
[1] Bryant A., The turn of the Tide,
Londra, 1957, pag. 620.
[1]Ammiraglio, capo delle
operazioni navali USA
[1]Maresciallo di campo, già Capo
di Stato Maggiore imperiale UK, a quel tempo ufficiale superiore che
rappresentava i Capi di SM inglesi a Washington (sostituito da Brooke ed
esiliato a Washington con la qualifica di capo della missione dello SM inglese.
[1]Storia delle operazioni navali
degli Stati Uniti, ammiraglio Morison volume IX.
[1]Le operazioni in Sicilia e in
Calabria, Aberto Santoni, Stato Maggiore
dell’Esercito, Ufficio storico, Roma, 1983.
[1]Lo sbarco e la difesa della
Sicilia, Gen. Emilio Faldella, L’Aniene editrice,1956.
[1]Faldella
E.,Lo sbarco e la difesa della
Sicilia,, L’Aniene editrice,1956.
[1]Lovatelli
G., Inferno sulle spiagge, ,
Cisalpa, 1964.
[1]Eisenhower
W.R., Crociata in Europa,1955
[1]Faldella
E.,Lo sbarco e la difesa della
Sicilia,, L’Aniene editrice,1956.
[1]Col senno di poi alcuni
rimproverarono a Montgomery di non aver sbarcato da subito a Messina, evitando
che vi si arrivasse faticosamente solo dopo 38 giorni e consentendo all’Asse di
ripiegare in forze sulla costa calabra. Tuttavia Montgomery si aspettava una
resistenza accanita delle forze dell’Asse, come aveva già sperimentato in
Tunisia, favorita per di più in questo caso dalla situazione orografica. Un'altra remora per lo sbarco in Sicilia era
il ricordo dell’insuccesso subito a Gallipoli nel 1915, ed il conseguente
timore che o stretto di Messina replicasse quello dei Dardanelli.
[1]Marcon
T., su “La Sicilia” del 21 luglio 2003
[1]Unità speciali create nel 1940
dall’esercito inglese, equipaggiate ed addestrate per operare utilizzando
metodologie di combattimento non convenzionale come assalti di disturbo,
ricognizioni in profondità, eliminazione di obiettivi di elevato valore nei
combattimenti in Europa e Scandinavia
[1]Lo schema del piano è tratto
dal The Public Record Office, Kew, Londra, Diario di guerra della 1^ Divisione Aviotrasportata, “Draft Outline Plano of Ist (Br) Aiborne
Division”, 12 maggio 1943 PRO (WO 169/8666), pag. 176.
[1]Comandante
in capo delle forze tedesche nello scacchiere Sud.
[1]Il piano di rinforzi prevedeva
anche un battaglione mitraglieri e una compagnia radiotelegrafisti.
Successivamente si sarebbero unite anche dei genieri, il 4° e 5°reggimento.
paracadutisti e unità anticarro.
[1]Comandante del gruppo tattico
basato su due battaglioni del 115° Reggimento Panzargranadier della 15^ Divisione Sizilien, un battaglione carri
Tigre e varie unità di supporto provenienti dalla Divisione Hermann Goering.
[1]Il Comandante- Magg. Schmidt -
si diresse, inizialmente, presso il posto comando del 3°FJR vicino a Carlentini
per ricevere ulteriori ordini e aggiornamenti della situazione.
[1]La 1^ Brigata, oltre ai tre
battaglioni paracadutisti, era costituita anche da 1° reggimento batterie
anticarro da sbarco aereo (della Royal Artillery) , della 1^ squadra
paracadutisti, genieri reali, dei reparti della 21^ compagnia paracadutisti
indipendenti e di due reparti di bombardamento navale.
[1]Fu calcolato che 26 aerei
ritornarono alla base senza aver lanciato i paracadutisti; 14 aerei andarono
perduti e undici colpiti dalla contraerea, alcuni riuscirono a lanciare e
successivamente si schiantarono in mare e sulla terra ferma (The Mediterranean and Middle East –
London, 1973, Vol.V, pagine 95 e 96, e diario di Guerra della 1^ Divisione
Aviotrasportata).
[1]In totale
28 morti, 66 feriti e 34 dispersi. The Green Beret, pagine 164 e 165.
[1]Frost J., A drop too many, , London 1982 pag. 180.
[1]Secondo quanto riportato nel
Diario di Guerra del 2° battaglione paracadutisti, le perdite in mattinata furono di 22 morti ed altrettanti feriti.
[1] Wilhelsmaeyer H., The battle for Primosole Bridge, Parte I.
[1]Stangerberg – che aveva fatto
parte della aliquota di ricognizione del 3° FJR con il Col. Heilmann - ebbe la
notizia da una staffetta tedesca che truppe inglesi avevano bloccato la strada
114. Ritornò a Catania e riuscì a radunare sola una unità di radiotelegrafisti
- 1^ compagnia del 1° battaglione paracadutisti delle comunicazioni, giunta sul
posto pochi giorni prima con lo scopo di installare le comunicazioni per la
Divisione “Goering” - e ottenne il permesso di impegnarli in un contrattacco
sul ponte di Primosole.
[1]Nel frangente il 1° battaglione
contava circa 160 effettivi, in quanto si erano uniti allo stesso parecchi
soldati “sbandati” dopo l’aviolancio iniziale (Diario di guerra del 1°
Battaglione paracadutisti).
[1]Il Comandante della Brigata –
Gen. B. Senior– decise di aspettare il giorno seguente per lanciare l’attacco
decisivo, in quanto i suoi uomini avevano camminato ininterrottamente fin dal
giorno dello sbarco. Il battaglione più avanzato – il 9° reggimento di fanteria
leggera – non riuscì ad avvicinarsi al ponte prima delle 21.30 e le restanti
unità della Brigata di fanteria si trovavano molto indietro, verso Lentini.
L’ultimo contingente giunse solo poco prima della mezzanotte del 14 luglio (Senior
R.H., The Durham light infantry at the Primosole, The Brithis
Army Quarterly, ottobre 1944).
[1]Diari di
guerra della 1^Brigata e di Wilhelmsmeyer, parte I.
[1]A drop too many, cit. pag. 184.
[1]Il Cap.
Fassl fu intervistato successivamente da Helmut per The battle for the
Primosole bridge, cit. parte II.
[1]Kirkman D., Sharpshooters at War, Pan
Books Ltd, 1965,pag.234.
[1]G.
Zanussi, Guerra e catastrofe
d’Italia, Corso, 1945, volume I, pag. 291.
[1]Come riportato dal Generale F.
Rossi (Come arrivammo all’armistizio,
Garzanti, 1946), nei primi mesi del 1943, contro un fabbisogno mensile di
250.000 tonnellate di materiali necessari elle esigenze militari e civili,
poterono essere trasportate solo 100.000 tonnellate, che nei mesi successivi
sarebbero scese a 70.000.
[1]Regio
Decreto n. 149 del 23 marzo 1943.
[1]Maltese
P., Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo
Mondadori Editore, 1981, pag. 54.
[1]Atkinson
R., Il giorno della battaglia, gli
Alleati in Italia 1943-1944, Le Scie, Mondadori, 2008, pag. 11.
[1]Atkinson R., op.cit., pag. 11.
[1]Hart L., History
of the Second World War, Pan Books Ltd., 1970, pag. 437.
[1]Gropman A., The big L: American Logistics in World war II, Washington, National
Defense University Press, 1997, pagine 35, 54-55, 89-93 e 367, e citati da Atkinson
R., op.cit., pag. 14.
[1]Atkinson R., op.cit., pag. 13-14.
[1]Per inciso, la campagna
governativa precisava che 60 tubetti di dentifricio contenevano stagno
sufficiente per saldare tutti i collegamenti elettrici di un bombardiere B-17.
[1]Messaggio, Dipartimento della
Guerra a Dwight Eisenhower, #278, 26 maggio 1943, cablogrammi CCS, OCHM, NARA
RG 319, 270/19/6/3, box 243 (citato da Atkinson R., op.cit., pag. 28).
[1]Atkinson R., op.cit., pag. 13.
[1]Atkinson R., op.cit., pag. 31.
[1]Bollettino
di Alexander, PO (CAB 106/594).
[1]OSS War
Report, 1946.
[1]Uno dei principali sostenitori
di questa ipotesi è Rodney Campbell che, nell’opera The Luciano Project (New York, 1977), si basa largamente su un’indagine
segreta ad alto livello, in precedenza soppressa, condotta nel 1954 dal
Commissario investigativo di New York, William B. Herlands.
[1] D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo
Mondadori Editore, 1990, pag. 483-484.
[1]Dunlop R., Donovan:
America’s Master Spy, Chicago 1982 e Campbell R., op. cit. (fonti citate da Carlo D’Este, op.cit., pag. 485-486).
[1]Il coinvolgimento è sempre
stato, peraltro, smentito dal Direttore dell’OSS, “Wild Bill” Donovan, che
riteneva la mafia «un movimento cospirativo sopranazionale del tutto privo
di ogni devozione verso gli Stati Uniti» (Dunlop R., op.cit., pag. 398).
[1]RAF Meditterranean Review,
n.4 luglio-settembre 1943. Le 34 missioni avrebbero potute essere, invece,
inviate per l’appoggio dell’offensiva della VIII Armata sulla piana di Catania.
[1]La decisione di non impiegare
animali da soma fu uno dei meno noti ma più significativi errori della campagna
di Sicilia. The Mediterranean and the Middle East, Vol. V, pag. 114, London 1973.
[1]Farinacci R., Edizione
del giornale “Regime Fascista” del 15 luglio 1943.
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