Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 30 aprile 2020

QUADERNI n. 2 del 2019


La Rivista Può essere richiesta a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Per collaborazione: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org
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QUADERNI ON LINE: consultabile su www.valoremilitare.blogspot.com



domenica 26 aprile 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Bibliografia

BIBLIOGRAFIA

-        The Public Record Office, Kew, Londra, Diario di guerra della 1^ Divisione Aviotrasportata, “Draft Outline Plano of Ist (Br) Aiborne Division”, 12 maggio 1943 PRO (WO 169/8666)
-        Rick Atkinson, Il giorno della battaglia, gli Alleati in Italia 1943-1944, Le Scie, Mondadori, 2008
-        Rodney Campbell che, nell’opera The Luciano Project, 1977
-        Carlo D’Este, 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990
-        Richard Dunlop, Donovan: America’s Master Spy, Chicago 1982
-        Alan Gropman, The big L: American Logistics in World war II, Washington, National Defense University Press, 1997
-        Liddell Hart, History of the Second World War, Pan Books Ltd., 1970
-        Paolo Maltese, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1981
-        Francesco Rossi, Come arrivammo all’armistizio, Garzanti, 1946
-        Giovanni Zanussi, Guerra e catastrofe d’Italia, Corso, 1945
-        Massimo Coltrinari, Laura Coltrinari, La ricostruzione e lo studio di un avvenimento militare, Edizione Nuova Cultura
-        Alberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma 1983
-        Paolo Maltese, Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, Milano 1981.
-        Stato Maggiore Esercito – Biblioteca Ufficio Storico, L’invasione della Sicilia (1943) – Avvenimenti militari e responsabilità politiche, Catania 1962.
-        G Strategicus, Foot hold in Europe, Faber and Faber ltd 1950
-        G. Lovatelli, Inferno sulle spiagge, Editoriale cisalpino 1964
-        F. Marshall, El Alamein to the river Sangro, Hutchinson & Co ltd 1955
-        Lt. Col. A. N. Garland and Howard McGaw, Sicily and the surrender of Italy, Department of the U.S. Army 1965.
-        John Keegan, Uomini e battaglie della seconda guerra mondiale, Rizzoli Editore 1989.
-        Gen E. Faldella, Lo sbarco e la difesa della Sicilia, L’Aniene editrice 1956
-        S. Goodenough, Great  land sea and air battles of world war II, Peerage books 1982
-        R. Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, GRECO & GRECO Editori, 2006
-        S. W. Mitcham Jr., F. Von Stauffenberg ,The Battle of Sicily: How the Allies Lost Their Chance for Total Victory, Stackpole Books, 2007

SITI WEB


http://www.militaryhistoryonline.com/wwii/husky

domenica 19 aprile 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Ammaestramenti

a.  Ammaestramenti di valore attuale
Sicuramente gli ammaestramenti tratti dall’ operazione Husky costituirono un base essenziale per la pianificazione dell’operazione Overlord che avrebbe costituito l’azione militare più importante della II Guerra Mondiale nel teatro europeo. Tali indicazioni rappresentano tutt’ora dei corner stone sui quali sviluppare qualsiasi intervento militare joint e combined. In particolare si possono elencare:
-    importanza di una solida base informativa; la difficoltà degli Alleati di sviluppare attività di human intelligence sul territorio siciliano, chiuso, patriarcale e di connotazione contadina causò l’approssimativa definizione del quadro operativo inerente le forze tedesche nell’area orientale dell’isola e di conseguenza una limitata concentrazione di combat power nella seconda fase dell’operazione;
-    sincronizzazione e coordinamento delle operazioni joint e combined; la mancanza di coordinazione e controllo delle attività interforze causò delle gravi perdite alla componente aviotrasportata sin dall’immissione sul terreno di operazioni a causa di fuoco amico; inoltre capacità di comunicazione inadeguata impedì spesso il coordinato intervento delle diverse capacità e quindi un attrito maggiore delle operazioni offensive;
-   dettagliata pianificazione e preparazione di operazioni aviotrasportate; tali azioni belliche, a causa della loro dinamicità, sfruttamento dell’effetto sorpresa, utilizzo della terza dimensione e sviluppo in un ambiente altamente variabile e incerto, richiedono un’attenta e maniacale cura dei dettagli di ogni fase dell’operazione;
-   pianificazione di contingenza; le operazioni interforze, a causa della loro intrinseca complessità, comportano una elevata possibilità di evoluzioni impreviste e improvvise; tali situazioni richiedono la disponibilità di piani redatti in precedenza e di pronta attuazione per perseguire il principi della guerra del mantenimento dell’iniziativa e del “tempo delle operazioni”.

venerdì 10 aprile 2020

10 Aprile 1944. Monte Marrone


Il 10 aprile 1944 gli alpini del
 Battaglione Piemonte 
 dopo averlo scalato e presidiato,
 lo difendevano dall'attacco tedesco
Fu una tappa fondamentale nel recupero della credibilità agli occhi degli Alleati

Con Monte Marrone inizia un nuovo percorso per l'Esercito Italiano
 dal 1° Raggruppamento Motorizzato
 si passò al Corpo Italiano di Liberazione
 da 5000 combattenti si passò a 25.000 combattenti


Il gen. Utili che gestì questa difficile transizione sotto la guida del generale Messe e del gen. Berardi
 riusc' ad amalgamare le unità in un contesto veramente difficile



Sergio Pivetta
Medaglia d'Argento al Valor MIlitare
fu uno dei partecipanti a Monte Marrone
 con il Battaglione Piemonte
Uno di quelli che combatterono fino al maggio del 1945 in prima linea
Per noi delle generazioni successive 
 oltre che un amico, un Gigante rispetto
 a tanti nanerottoli che frequentava



mercoledì 8 aprile 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni finali Truppe anglo-americane


a.  Considerazioni finali inerenti le truppe anglo-americane
L’Operazione HUSKY fu concepita dagli alleati in un clima di totale controversia. Durante la Seconda Conferenza di Washington nell’estate del 1942, si sviluppò un acceso dibattito tra gli inglesi e gli americani in merito a quale dovesse essere la linea strategica da adottare nella guerra contro le potenze dell’Asse. Il piano inglese prevedeva l’applicazione di una pressione continua sull’Asse con tutti i mezzi disponibili. In riferimento al Nord Africa e al Mediterraneo, si intendeva spingere l’Italia fuori dal conflitto e costringere la Wermacht ad allungare il proprio dispositivo sino al limite massimo. Al contrario del concetto americano, che sosteneva una strategia di consolidamento nel Nord Africa e l’utilizzo delle basi per effettuare attacchi aerei contro l’Italia e la Germania, lo schema inglese richiedeva la conquista della Sicilia o della Sardegna per aumentare la pressione sull’Italia. Alla fine Churchill riuscì a convincere gli alleati statunitensi della bontà delle sue tesi e l’invasione della Sicilia, colpendo il centro di gravità della nazione italiana, cioè la volontà di combattere, raggiunse l’obiettivo strategico della resa italiana.
Al livello operativo, l’imponente figura del Gen. Montgomery influenzò notevolmente lo schema della manovra dell’operazione Husky. Inizialmente egli impose l’applicazione di un piano di sbarco in cui le due armate svilupparono il proprio sforzo parallelamente dandosi supporto reciproco e mantenendo saldi i principi della massa e della coordinazione, ma successivamente, galvanizzato dalla relativo successo iniziale, sviluppò la campagna di Sicilia contemporaneamente lungo due direttrici. Una principale, sulla quale il XIII corpo d’armata avrebbe attraversato la piana di Catania e conquistato la città, una secondaria, ove il XXX corpo d’armata avrebbe preso Vizzini, Caltagirone, Enna e Loeonforte, chiudendo l’accerchiamento alle spalle la Divisione Hermann Goering in collaborazione con le truppe del Gen. Patton.
In realtà il generale inglese aveva apparentemente perso di vista il fatto che non si stava più operando nel deserto, con un terreno ampio e libero da ostacoli. In Sicilia, si combatteva su un territorio montuoso e compartimentato che offriva limitate e canalizzate linee di  avanzata, molte posizioni difensive, poco spazio di manovra. Inoltre la velocità non era mai stata una delle peculiarità delle formazioni sotto il comando di Montgomery. Infine lo sviluppo dell’operazione Husky, sbilanciato a favore dell’8^ Armata di Montgomery aveva sicuramente trascurato il vantaggio in uomini e mezzi posseduto dalla 7^ armata del Gen. Patton e quindi aveva relegato parte delle forze a disposizione ad un ruolo prettamente secondario.
L’attacco su Catania avrebbe dovuto prevedere una forte concentrazione di forze, con l’impiego di tutte le risorse dei Corpi d’Armata disponibili, anziché dissipare la potenza delle truppe inglesi su due fronti. Inoltre, non era stata predisposta una consistente riserva tale da poter fronteggiare, all’occorrenza, situazioni che avrebbero potuto portare alla sconfitta delle forze dell’Asse che contrastavano l’avanzata inglese attraverso il ponte di Primosole.
Tali errori rallentando notevolmente l’avanzata dell’8^, compromisero la conquista del porto della città di Messina nei tempi previsti e consentì l’ordinato ripiegamento delle forze dell’Asse e quindi, il mancanto conseguimento dell’obiettivo operativo della distruzione delle forze avversarie sull’isola.


sabato 4 aprile 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni finali. Truppe Italo Tedesche


5.    CONSIDERAZIONI FINALI. AMMAESTRAMENTI
a.  Considerazioni finali inerenti le truppe italo-tedesco
L’invasione della Sicilia, seppur attesa dalle forze dell’Asse, ebbe un profondo impatto psicologico sul popolo italiano che, deluso dalle sconfitte subite su tutti i teatri di guerra, si abbandonò alla convinzione che il conflitto fosse ormai militarmente perso. Le notizie frammentarie e confuse provenienti dal fronte,  riguardanti difese costiere inefficienti, batterie autodistrutte, truppe fuggiasche delinearono, inoltre, un quadro della situazione generale che non corrispondeva alla realtà e diedero la possibilità alle gerarchie fasciste deluse dalla situazione bellica di sfogare il proprio risentimento verso l’Esercito[i].
In realtà, Mussolini era pesantemente influenzato sia dalle fonti di stampa nemica, che in verità dipingevano una situazione tesa all’esaltazione della vittoria, sia dagli ispettori politici fascisti, che basandosi su notizie approssimative e spesso non verificate, tentavano di mettersi in mostra riferendo fatti eccezionalmente gravi. Da tali premesse nacquero quelle “fantasie” di una resistenza troppo rapidamente crollata, di viltà, di insufficienze, di errori.
A ragion del vero, la sconfitta per quanto dolorosa, aveva cause precise che prescindevano dall’operato delle unità schierate nell’isola siciliana:
-   la schiacciante superiorità di mezzi aerei, navali e terrestri degli Alleanti, nonché l’adozione di nuove tecniche da sbarco che rivoluzionarono l’ambito delle operazioni anfibie;
-   la situazione operativa della difesa di posizioni costiere che permetteva al nemico di scegliere il settore d’attacco e quindi concentrare in esso tutte le forze disponibili, conseguendo una schiacciante superiorità locale;
-   le deteriorate relazioni tra le unità tedesche chiamate a difendere il territorio siciliano e le unità italiane scarsamente equipaggiate e demoralizzate.


[i]Farinacci R., Edizione del giornale “Regime Fascista” del 15 luglio 1943.





















martedì 31 marzo 2020

Campagna di Sicilia. La Battaglia del ponte di Primosole. Considerazioni riepilogative 2


(1)      Sui riflessi esercitati su di esse dagli avvenimenti politici ed economici verificatisi durante il loro svolgimento
Le valutazioni politiche e strategiche operate dai leader di Germania e Italia sulle possibili evoluzioni del conflitto in Europa e, in particolare, la sottovalutazione dell’ipotesi di un ingresso degli Alleati dalla Sicilia, finirono per lasciare, come precedentemente meglio evidenziato, l’isola sguarnita da forze, sia italiane sia tedesche, che per quantità e qualità ne potessero garantire un’adeguata difesa. Contestualmente, la popolazione isolana - prostrata dagli incessanti bombardamenti, dalla penuria di genere essenziali e dalla percezione di assenza di effettività del governo centrale fascista – sviluppò gradualmente un’attitudine di sconforto, disillusione e rassegnazione, che si sarebbe concretizzata, all’atto dell’invasione, nella festosa accoglienza dei “liberatori” d’oltremare.
Gli anglo-americani, dal canto loro, avevano finito per fare propria l’idea di Churchill che, per arrivare a colpire il cuore del nemico, sarebbe stato, innanzi tutto, necessario incunearsi nel “ventre molle” dell’Asse, così determinando l’uscita dal conflitto l’Italia. Tale linea d’azione, supportata da efficaci diversivi, disinformazione e, presumibilmente, anche da contatti con la mafia siciliana, furono i prodromi di quello che sarebbe stato il primo e decisivo passo sul suolo patrio dell’avversario.

domenica 29 marzo 2020

Campagna di Sicilia. La Battaglia del ponte di Primosole, Considerazioni riepilogative 1


  1. Considerazioni riepilogative
(1)      Sull’impostazione, lo sviluppo ed i risultati delle operazioni di guerra
Le lesson learned dell’operazione aviotrasportata Fustian evidenziano una certa approssimazione nella preparazione del piano operativo in quanto la flotta navale inglese al largo dell’isola di Malta e della Sicilia non era a conoscenza dello stesso. Testimonianza di ciò è data dall’intenso fuoco fratricida cui furono sottoposti i velivoli prima di procedere all’aviolancio dei paracadutisti della 1^ Brigata sulle zone prescelte. Inoltre, le attività che prevedevano l’impiego dalla terza dimensione risultavano ancora poco efficaci, tant’è che a partire dal 15 luglio fu sospesa ogni ulteriore operazione aerotrasportata della 1^ Divisione allo scopo di meglio approfondire l’addestramento delle varie componenti. A tal proposito, occorre ricordare, che nel corso del lancio andarono persi, a causa della scarsa preparazione dei piloti, numerosi alianti (trainati dai velivoli che trasportavano il personale della 1^ Brigata) con l’armamento pesante e il munizionamento, lasciando successivamente il personale atterrato senza adeguati mezzi per respingere i contrattacchi delle forze tedesche.
Un ulteriore “errore” commesso nel corso delle operazioni per la conquista del ponte fu quello di non avvalersi delle truppe anfibie per aggirare le posizioni difensive a Nord del fiume Simento e quindi far cadere la resistenza avversaria per manovra. Infatti, già in data 15 luglio, quando le truppe inglesi decisero di rimandare l’attacco decisivo al giorno successivo (in virtù della sconfitta riportata in mattinata dagli uomini del 9° Reggimento di fanteria e del 44° Rgt. carri), Catania risultava oramai indifesa. Le truppe dell’Asse avevano già abbandonato la città trasferendo il grosso delle truppe verso il ponte di Primosole, allo scopo di mantenerne il possesso. Inoltre, le poche unità italiane rimaste sul posto non erano più in grado di mantenere le posizioni. In tale contesto, un eventuale operazione dal mare (sia a mezzo cannoneggiamenti sia attraverso l’impiego di una forza da sbarco) avrebbe potuto permettere alle forze Alleate di impadronirsi di Catania e stringere i tedeschi sul ponte tra loro e le forze della 50^ Divisione, ormai prossima all’obiettivo.
In realtà, il Gen. Dempsey propose una simile operazione ma la stessa fu prima rimandata e poi annullata in quanto c’era la convinzione di poter riportare una “facile” vittoria sul Ponte attraverso il solo impiego delle forze di terra.
Analogamente per le forze aeree, non vi è alcuna prova che le forze inglesi nel corso dell’avanzata per la conquista di Lentini e del ponte di Primosole abbiano usufruito dell’appoggio del fuoco proveniente dalla terza dimensione. Risulta, infatti, che il principale sforzo dell’aviazione era stato concentrato sull’eliminazione delle forze aeree nemiche, anche se erano ancora disponibili un elevato numero di velivoli che avrebbero potuto sostenere l’azione delle forze appiedate. In merito, il 14 luglio la RAF (Royal Air Force) registrò il fatto che 34 cacciabombardieri Kittyhawk operarono contro obiettivi occasionali nei pressi di Caltagirone e Lentini[i].
Altro fattore che ritardò la vittoria della battaglia del ponte è da attribuirsi, in parte, all’impiego della 50^ Divisione. Il Gen. Montgomery aveva fortemente voluto tale unità, costituita dai veterani che avevano combattuto con successo nel nord dell’Africa ma che erano, proprio per i loro trascorsi, oltremodo provati. Infatti, nonostante diversi tentativi di spronare la 50^ Divisione ad avanzare più velocemente, questa si mosse con estrema lentezza nell’entroterra siciliano, ritardando il cambio delle forze aviotrasporate già in possesso del ponte di Primosole. Tutto questo, anche a causa della scarsa disponibilità di adeguati mezzi di trasporto. Il terreno montuoso all’interno della Sicilia, infatti, riduceva fortemente le possibilità di movimento delle forze appiedate. Senza mezzi e animali per il trasporto degli equipaggiamenti e munizionamento, l’aggiramento del nemico divenne praticamente impossibile. Nella fattispecie, l’area delle operazioni del XXX Corpo d’Armata era una zona poco adatta per le truppe meccanizzate ma idonea per l’uso di animali da soma. In verità, uno dei primi ordini della battaglia prevedeva l’impiego di compagnie di muli, decisione che successivamente fu annullata riducendo le possibilità di un adeguato supporto logistico[ii].
Ulteriore lacuna presente nelle unità inglesi consisté nella scarsa coordinazione dimostrata tra le forze di fanteria e le unità carri, che ritardò notevolmente la presa del ponte (nel corso degli attacchi portati dai reparti della fanteria leggera della Brigata Durham non era stata prevista la copertura delle truppe corazzate del 44° Rgt. carri), e la poca affidabilità degli apparati radio inglesi che lasciarono le truppe del 1° Battaglione paracadutisti, una volta preso il ponte, completamente isolati, privi di qualsiasi mezzo di collegamento per la richiesta di rinforzi e/o per aggiornare le truppe alleate in merito alla situazione in atto.



[i]RAF Meditterranean Review, n.4 luglio-settembre 1943. Le 34 missioni avrebbero potute essere, invece, inviate per l’appoggio dell’offensiva della VIII Armata sulla piana di Catania.
[ii]La decisione di non impiegare animali da soma fu uno dei meno noti ma più significativi errori della campagna di Sicilia. The Mediterranean and the Middle East, Vol. V, pag. 114, London 1973.

giovedì 26 marzo 2020

La Campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Paesi neutrali


(1)      Interferenze di Paesi o “movimenti” simpatizzanti o neutrali
La struttura geografica ed il “provincialismo” della Sicilia rendevano l’impiego di agenti dei servizi informativi alleati praticamente impossibile. Inoltre, come successivamente evidenziato anche dal Comandante delle Forze Alleate in Italia, Maresciallo Harold Rupert Leofric George Alexander, «la polizia e il sistema di controspionaggio erano talmente validi in Sicilia che non fummo in grado di ottenere informazioni dirette dall’isola[i]». In particolare, né il Secret Intelligence Service (SIS) britannico né l’Office of Strategic Service (OSS) americano erano riusciti a penetrarvi[ii], anche a ragione del fatto che gli Italiani non utilizzavano il sistema Enigma (le cui chiavi erano state scoperte dagli Alleati fin dal luglio 1941), bensì altre metodologie, nei confronti dei quali le uniche possibilità di intercettazione era ottenibile tramite la Signal Intelligence (SIGINT) oppure la lettura della posta inviata ai prigionieri di guerra in Nord Africa (intercettata e letta dal controspionaggio inglese al Cairo).
Proprio al fine di ottenere gli elementi informativi mancanti sulle potenzialità di combattimento delle forze dell’Asse in Sicilia, gli statunitensi stabilirono, secondo una teoria, peraltro non formalmente confermata, una scellerata alleanza con la mafia[iii]. Nel merito, il trait d’union sarebbe stato il boss italo-americano Charles “Lucky” Luciano che, dopo essere stato arrestato nel 1936 dal procuratore Thomas E. Dewey, era ristretto in carcere nella città della “Grande Mela”. Nello specifico, i mafiosi italo-americani – ostili al fascismo, in forza della lotta contro di loro condotta da Mussolini – sarebbero stati, in un primo momento nel 1942, avvicinati dal servizi segreti del terzo Distretto della Marina militare USA, per far fronte alla minaccia degli U-boat nazisti che si erano spinti fino al baia dell’Hudson e, in un secondo tempo, nel 1943, a premessa dell’invasione della Sicilia[iv]. Benché il Dipartimento della Marina abbia sempre negato ogni diretto coinvolgimento, esistono indizi secondo cui “Lucky” Luciano effettivamente avrebbe aiutato alcuni agenti siculo-americani a contattare importanti membri della mafia siciliana, per ottenere informazioni e appoggio a sbarco effettuato[v]. Lo stesso OSS sarebbe stato coinvolto nella creazione di questa rete di contatti nonché nella liberazione di mafiosi dalle carceri di Mussolini[vi]. Comunque siano andati i fatti, è peraltro indubitabile che l’occupazione alleata offrì alla mafia, che negli anni del fascismo era stata apparentemente inattiva, l’occasione per fare un ritorno in grande stile. A partire, infatti, dalle “infiltrazioni” nella Allied Military Government of Occupied Territories (AMGOT), la riappropriazione mafiosa dell’isola continuò inarrestabile, senza che alcuno vi si potesse efficacemente opporre.


[i]Bollettino di Alexander, PO (CAB 106/594).
[ii]OSS War Report, 1946.
[iii]Uno dei principali sostenitori di questa ipotesi è Rodney Campbell che, nell’opera The Luciano Project (New York, 1977), si basa largamente su un’indagine segreta ad alto livello, in precedenza soppressa, condotta nel 1954 dal Commissario investigativo di New York, William B. Herlands.
[iv] D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, pag. 483-484.
[v]Dunlop R., Donovan: America’s Master Spy, Chicago 1982 e Campbell R., op. cit. (fonti citate da Carlo D’Este, op.cit., pag. 485-486).
[vi]Il coinvolgimento è sempre stato, peraltro, smentito dal Direttore dell’OSS, “Wild Bill” Donovan, che riteneva la mafia «un movimento cospirativo sopranazionale del tutto privo di ogni devozione verso gli Stati Uniti» (Dunlop R., op.cit., pag. 398).

domenica 22 marzo 2020

Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primo sole. Avvenimenti Politici. Stati Uniti e Gran Bretagna


(a)     Stati Uniti d’America
Gli USA nel 1943, dopo aver completato il transito verso il modello produttivo di guerra, avevano ormai portato la capacità produttiva dell’industria a quello che sarebbe stato il massimo livello nel conflitto. «L’ultima automobile era uscita dalle linee di montaggio il 10 febbraio 1942: nel 1943 al suo posto ci sarebbero stati 30 mila carri armati, più di tre all’ora per ventiquattr’ore al giorno e più di quanti la Germania ne costruì dal 1939 al 1945. La Rudolph Wurlitzer Company adesso fabbricava bussole e dispositivi antighiaccio anziché pianoforti e fisarmoniche; l’International Silver sfornava fucili automatici invece delle posate e diversi stabilimenti di cosmetici, macchine da scrivere e coppe per ruote costruivano, rispettivamente, rivestimenti per cartucce, mitragliatrici ed elmetti[i]». Il sistema economico, nel medesimo anno, avrebbe fornito anche 6 milioni di fucili, 98 mila bazooka, 648 mila autocarri, 33 milioni di pantaloni militari in cotone, 61 milioni di paia di calze di lana e cosi via. Le Forze Armate, parallelamente, avevano moltiplicato il numero di mezzi ed effettivi, con un Esercito di più di 6 milioni di uomini, un’Aeronautica aumentata del 3.500% dalla metà del 1941 e con un numero di aerei di 86 mila nel solo ’43 e, infine, una Marina con un numero di portaerei salito da 8 a 50[ii]. Ma quello che più incideva era, probabilmente, la tetragona unità del popolo americano nello sforzo bellico, sia in termini di contributo di uomini in uniforme sia di solidarietà nazionale in Madrepatria, ove ben pochi sembravano sottrarsi alle campagne governative di austerity (che spaziavano dal razionamento delle fibre naturali a quello dei carburanti) così come a quelle di raccolta di secchi metallici, stufe tagliaerba e tubetti di dentifricio riciclati[iii].
Dal punto di vista politico-militare, il 1943 segnò, con il Trident (nome in codice di una conferenza anglo-americana, sulla strategia bellica tenutasi nel mese di maggio tra il Primo Ministro britannico Winston Churchill e il Presidente degli USA Franklin Delano Roosevelt), la data del 01 maggio 1944 per l’attacco alla “fortezza” nazista in Europa settentrionale attraverso la Manica e, contestualmente, il conferimento del mandato al Comandante Supremo Alleato in Nord Africa, il Generale Dwight D. Eisenhower, di allestire, una volta conquistata a Sicilia, qualsiasi operazione ritenuta «utile a far uscire l’Italia dalla guerra[iv]».
(b)     Gran Bretagna
Tre anni e mezzo di guerra avevano stremato il Regno Unito. La mobilitazione nazionale (più del 12% della popolazione era già sotto le armi) era quasi completa e - ove la guerra si fosse ulteriormente protratta e, soprattutto, se si fosse deciso di invadere l’Europa attraverso la Manica – si sarebbe profilata una grave carenza di uomini. «Il Paese aveva già avuto più di 100 mila caduti al fronte e migliaia di dispersi; la marina mercantile aveva perduto 20 mila marinai e i bombardamenti tedeschi avevano fatto 45 mila vittime[v]». Premuto da queste evidenze, Winston Churchill si era recato nel maggio del 1943 da Roosevelt a Washington per il Trident. In esito all’incontro, il Primo Ministro britannico tornò in Patria con la raggiunta unanimità sull’intenzione britannica di «mantenere il Mediterraneo al centro della guerra, almeno per un anno, e a porre come obiettivo immediato l’uscita dell’Italia dall’Asse[vi]», avendo fatto prevalere la scelta di aprire il fronte italiano con l’invasione della Sicilia e, conseguentemente, vanificando il tentativo americano di concentrare le forze nel Pacifico anziché nell’Atlantico. Dal punto di vista economico, dei 48 miliardi di dollari di forniture belliche concesse dagli USA agli alleati, due terzi sarebbero andati alla Gran Bretagna.


[i]Gropman A., The big L: American Logistics in World war II, Washington, National Defense University Press, 1997, pagine 35, 54-55, 89-93 e 367, e citati da Atkinson R., op.cit., pag. 14.
[ii]Atkinson R., op.cit., pag. 13-14.
[iii]Per inciso, la campagna governativa precisava che 60 tubetti di dentifricio contenevano stagno sufficiente per saldare tutti i collegamenti elettrici di un bombardiere B-17.
[iv]Messaggio, Dipartimento della Guerra a Dwight Eisenhower, #278, 26 maggio 1943, cablogrammi CCS, OCHM, NARA RG 319, 270/19/6/3, box 243 (citato da Atkinson R., op.cit., pag. 28).
[v]Atkinson R., op.cit., pag. 13.
[vi]Atkinson R., op.cit., pag. 31.

giovedì 19 marzo 2020

La Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Avvenimenti politici Italia e Germania


  1. Gli avvenimenti politici ed economici durante le operazioni
(1)      Iniziative politiche ed economiche dei belligeranti
(a)     Italia
Verso la metà del luglio 1943 il Governo italiano era sull’orlo del collasso interno. Le operazioni militari alleate in Sicilia, unite ai bombardamenti incessanti su tutta la penisola e, in particolare quello su Roma del 19 luglio, determinavano non solo un crescente panico e scoramento tra la popolazione, ma anche acceleravano gli il corso degli eventi che avrebbero portato, il 24 luglio, alla convocazione del Gran Consiglio, all’arresto di Mussolini ed alla nomina a primo Ministro del Maresciallo Pietro Badoglio e, a seguire, all’armistizio dell’8 settembre.
Per quanto più direttamente afferisce alla Sicilia, come rilevato fin dal febbraio 1943 dal nuovo comandante della Sesta Armata, Generale M. Roatta, e dal suo Capo di Stato Maggiore, Generale G. Zanussi[i], «lo stato della popolazione era tremendamente basso». Effettivamente, già da tempo il morale della gente era stato minato dalla disistima verso il regime, incapace, tra l’altro, di opporre difese efficaci all’offensiva nemica. In particolare, i quotidiani bombardamenti aerei degli Alleati avevano anche l’effetto di incidere gravemente sui trasporti ferroviari e marittimi, rendendo oltremodo difficile far affluire sull’isola non solo i materiali necessari per le fortificazioni (carbone, cemento, ferro, attrezzi e macchinari), ma anche viveri e medicinali[ii]. Una volta esaurite le esigue riserve alimentari, i siciliani potevano contare solo sui 200 grammi giornalieri di pane e pochi altri generi passati dalla distribuzione annonaria, per poi ridursi, infine, alle sole arance. La burocrazia civile e militare del settore trasporti (affidata a due enti distinti: la Direzione Superiore Trasporti ed il Commissariato generale per il coordinamento dei rifornimenti per la Sicilia) reagiva con scarsa coordinazione e schematica rigidità, finendo per rendere tragica una situazione già disperata. Per cercare di reagire al caos crescente, il Governo aveva nominato nel mese di marzo[iii] il Prefetto Temistocle Testa Commissario straordinario civile per la Sicilia, allo scopo di coordinare l’amministrazione civile con quella militare. Ma lo sfacelo e la disorganizzazione erano già tali, che lo stesso Testa riferiva a Roma di non poter garantire, con la sua azione, i benefici attesi. Le ultime armi a disposizione del regime, la propaganda e la retorica dei mezzi di comunicazione, non sortivano effetti migliori né potevano ostacolare il rinvigorirsi del mai sopito spirito separatista nonché la riemersione dei partiti politici restati nell’ombra fino a quel momento. Le istanze avanzate da tali movimenti, evidentemente ostili al regime e rinvigoriti dalla sua materiale assenza dalla scena isolana, contribuivano a creare una «diffusa volontà di resa in tutti gli strati sociali della popolazione, nei confronti di quello che, a tutti gli effetti, era ancora un nemico[iv].


(b)     Germania
Nel luglio del ’43 – dopo che la campagna in Nord Africa si era già conclusa il 13 maggio con la formale resa agli Alleati – i nazisti subivano uno stop decisivo nell’epica battaglia di Kursk. In seguito alla sconfitta, i Tedeschi assumevano una posizione difensiva, a premessa dell’ormai inevitabile ritirata dinnanzi ad un’Armata Rossa ora più che mai aggressiva sotto il comando di Georgi Zhukov e Vasily Chuikov. Contestualmente, nel Nord Atlantico, i miglioramenti della sorveglianza elettronica e la decifrazione dei messaggi radio della Marina tedesca avevano notevolmente ridotto il ritmo degli attacchi degli U-boat. Nel diario del 9 maggio il ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels, aveva descritto l’ira del Führer: «È assolutamente furioso con i generali… Sono tutti bugiardi, dice. Sono tutti traditori. Tutti i generali sono nemici del nazionalsocialismo[v]». Eppure l’Armata Rossa era ancora a 500 km dalla frontiera est della Germania, Hitler aveva ancora 300 divisioni proprie e 90 dei suoi alleati e, ad eccezione dei Paesi neutrali, tutta l’Europa continentale, dalla Baia di Biscaglia al Donetz, da capo Nord alla Sicilia erano sotto il tallone nazista: «1 milione e 300 mila schiavi lavoravano nelle fabbriche tedesche e altri 250 mila erano impegnati a costruire le fortificazioni del Vallo atlantico lungo la vulnerabile costa occidentale della Francia e dei Paesi Bassi; moltissimi altri, ritenuti inutili o pericolosi, erano stati rinchiusi nei campi di concentramento e di sterminio[vi]».
Ma proprio l’immensa estensione delle terre conquistate da Hitler costituiva, come brillantemente evidenziato dallo storico Liddell Hart, il suo più grande svantaggio nel prevedere il luogo che gli Alleati avrebbero scelto per far rientro in Europa: «Hitler, mentre doveva sempre guardarsi da un attacco dall’Inghilterra attraverso la Manica, aveva ragione di temere che forze anglo-americane di stanza in Nord Africa potessero sbarcare ovunque sul suo fronte meridionale tra Spagna e Grecia. Hitler pensava che gli Alleati sarebbero più verosimilmente sbarcati in Sardegna che in Sicilia. La Sardegna, infatti, avrebbe costituito una più facile pietra da cui spiccare un salto in Corsica nonché un trampolino ben posizionato sia verso la Francia sia verso la penisola italiana[vii]». Tale convinzione, unita al rifiuto da parte di Mussolini di vedere un gran numero di formazioni tedesche sul suolo patrio, determinarono un afflusso in Sicilia di forze tedesche inferiore a quanto sarebbe stato necessario per assicurarne una efficace difesa.


[i]G. Zanussi, Guerra e catastrofe d’Italia, Corso, 1945, volume I, pag. 291.
[ii]Come riportato dal Generale F. Rossi (Come arrivammo all’armistizio, Garzanti, 1946), nei primi mesi del 1943, contro un fabbisogno mensile di 250.000 tonnellate di materiali necessari elle esigenze militari e civili, poterono essere trasportate solo 100.000 tonnellate, che nei mesi successivi sarebbero scese a 70.000.
[iii]Regio Decreto n. 149 del 23 marzo 1943.
[iv]Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1981, pag. 54.
[v]Atkinson R., Il giorno della battaglia, gli Alleati in Italia 1943-1944, Le Scie, Mondadori, 2008, pag. 11.
[vi]Atkinson R., op.cit., pag. 11.
[vii]Hart L., History of the Second World War, Pan Books Ltd., 1970, pag. 437.