giovedì 29 settembre 2016
venerdì 23 settembre 2016
Primo Risorgimento.
L’ultima portatrice carnica: Lina Della
Pietra
Lina Della Pietra, ultima
portatrice carnica, era nata il 9 maggio 1905,a Zovello ( Zuviel ) - 921
m.s.l.m. 186 abitanti -, frazione del Comune di Ravascletto. in friulano anche
Monai, della Provincia di Udine,
composto delle frazioni di Zovello e
Salars , nella Valcada, una delle sette Valli della Carnia, note già nel 1200 dai
cramars “, venditori ambulanti girovaghi che cercavano fortuna, muniti dalla sola
“ crassigne “, mobiletto in legno con cassetti , carico di spezie, stoffe,
erbe, calzature e prodotti artigianali della zona.
La zona della Carnia, dove si trovavano
appostati 31 battaglioni, era talmente vitale da essere posta alle dirette
dipendenze del Comando Supremo. Il valore di tale zona consisteva nel fatto
che, realizzando uno sfondamento a Passo Monte Croce Carnico, l’esercito
austriaco avrebbe potuto avere zona libera nelle Valli del But e Chiarsò,
considerate le parti principali per invadere l’Italia. I 10.000 -12.000 uomini
che presidiavano la Carnia dovevano essere vettovagliati ogni giorno, forniti
di munizioni, medicinali. Quando il Comando Logistico e quello del Genio furono
costretti a chiedere aiuto alla popolazione, ma tutti gli uomini erano alle
armi , rimanevano a casa solo donne e bambini; le donne del Comune di Paluzza
furono le prime a presentarsi “ Anin “ dicevano
“ senò chei biadaz ai murin ancje di fan
“ ( andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame ). Le
portatrici avevano una età compresa tra
i 15 e 60 anni, munite di libretto personale, dove veniva segnato
presenza,viaggi compiuti, materiale trasportato con le gerle e unità militare
per la quale lavoravano. Ogni viaggio veniva compensato con lire 1,50 ( circa
3,50 € ) corrisposto ogni mese. Vettovagliamento, munizioni, materiale vario
venivano caricati ogni giorno all’alba nei magazzini militari nelle gerle ( zèi
– pronuncia gei in carnico , cesta di vimini intrecciati a forma di tronco di cono
rovesciato, aperto in alto, con due spallacci, per essere portati sulle spalle.
Nelle loro case venivano usate per trasportare fieno, legna, formaggio, vino,ecc.)
Partivano a gruppi di 15-20 senza guide,
imponendosi una tabella di marcia, dopo percorso il fondo valle, con la gerla
carica ( poteva pesare sino a 40 kg. ) “ attaccavano “ la montagna dirigendosi
a raggiungere il fronte, a raggiera; Pal Piccolo, Pal
Grande, Freinkofer. ( Alla fine di marzo durante violentissimi combattimenti
con furibondi scontri all’arma bianca, che portarono alla perdita ed alla
riconquista del Pal Piccolo, l’olocausto di sangue, largo e generoso dei battaglioni Tolmezzzo e Val Tagliamento,
per il superbo valore dimostrato già all’inizio della guerra, valse a far
conferire alla bandiera dell’8° Reggimento Alpini la medaglia d’argento al
valor militare ). Dalle 2 alle 5 ore di salita, superando dislivelli dai 600 ai
1.200 metri. Scaricato il materiale,sostavano pochi minuti, ( qualche volta al ritorno, portavano a valle,
in barella,i militari feriti o i caduti in combattimento ) poi la lunga discesa
per ritornare a casa dove stavano in attesa vecchi e bambini. Accudivano gli
animali nella stalla, nel cortile, facevano da mangiare. L’indomani all’alba si
ricominciava. Una identità patriottica, religiosa, laboriosa, tenace e dalle
esemplari tradizioni alpine, erano le doti delle portatrici carniche .Maria
Plozner Mentil, quattro figlie ed un marito al fronte, venne uccisa il 15
febbraio 1916, , da un “ cecchino “ austriaco, a quota 1619, alla Casera
Malpasso. Nello stesso anno, altre tre rimasero ferite : Maria Muser Olivotto,
Maria Silverio Matiz di Timau e Rosaria Primus di Cleulis. Soltanto mezzo
secolo dopo, il 1° ottobre 1997, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro, attorniato dalle più alte cariche dello Stato e della Regione, ha
consegnato ai figli della Maria Plozner Mentil, Dorina e Gildo, la Medaglia
d’Oro al Valor Militare concessa alla memoria della madre e baciata la mano a
Lina Della Pietra.
A tutte le portatrici carniche venne
concessa la medaglia d’oro Cavalieri di Vittorio Veneto ed un assegno annuo
vitalizio di L.60.000 portato poi a L. 150.000.
La signora Elisabetta Zitelli che aveva
ospitato la nonna Lina Della Pietra nel 1974, mi raccontò la storia della sua
famiglia consegnandomi diverse fotografie, inedite, molto interessanti.
Lina Della Pietra, faceva la ricamatrice da
ragazzina,e dopo aver fatto parte delle portatrici carniche,come sua sorella
Virginia, lavoro pericoloso quando si arrivava vicino al fronte, perché dovevamo buttarci a terra per
schivare le pallottole del nemico; dopo l’ottobre 1917, rimasta a Zovello,
frequentava la parrocchia del paese,
dove aiutava il prete a insegnare
dottrina ( fatto inconsueto per i tempi di allora ); molto giovane ancora,
sposò un fabbro, Giuseppe Casanova, andando a vivere in Francia ad Arras capoluogo del Dipartimento del passo
di Calais dove aprì una officina per automobili.. Ebbe due figli, Ettore nato
il 4.4.1922 ed Elide nata il 30.10.1924, morta nel 1974,era mia madre aggiunse la signora Zitelli. Ritornata in Italia, per l’entrata in guerra
con la Francia, dopo essersi alloggiata nelle case destinate ai rimpatriati, a
Trieste, - nel 1974 trovò ospitalità a
casa mia in viale Miramare, 171 Mio
fratello Ettore andò negli Stati Uniti nel 1950 e ritornò in Italia per
festeggiare i 100 anni della nonna Lina, rientrando nuovamente in America.
Pochi mesi dopo morì anche la sorella Virginia ,portatrice carnica., . sorella di Lina . La signora Elisabetta
Zitelli, -aveva seguita sino sua alla
morte la nonna Lina, avvenuta nel 2005. . Aveva 104 anni. Alle celebrazioni funebri nella Chiesa S.Bartolomeo di Barcola, solo
i pochi parenti e amici, senza alcuna corona e messaggio da parte degli
amministratori locali e dalle autorità politiche venisse recapitato ai familiari..
La signora Zitelli , concluse
: La nonna Lina aveva ereditato dal suo
passato la fatica abituata da secoli per l’estrema povertà di quelle zone ad
indossare la “ gerla da casa “ ,- che mai come in questo caso , rappresentava
il simbolo della donna carnica – ora la metteva sulle spalle al servizio della
Patria. Sono comunque fiera di quello
che è stata e di quello che ha fatto “
Arrigo Curiel
lunedì 12 settembre 2016
Dalla Guerra alla Libertà.
“DALLA GUERRA ALLA LIBERTÀ”
LA CONFERENZA DELL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE”
DAL SACRIFICIO DI UNA GENERAZIONE DURANTE LA SECONDA GUERRA
MONDIALE AL RICORDO DEL CAPORAL MAGGIORE MASSIMO DI LEGGE CADUTO IN UNA
MISSIONE DI PACE IN AFGHANISTAN
di Elisa Bonacini
unricordoperlapace.blogspot.it
Si è tenuta nel
pomeriggio di sabato 28 maggio presso la Sala Manzù – Biblioteca Comunale di
Aprilia la conferenza organizzata dall'Associazione “Un ricordo per la pace”
dal titolo: “DALLA GUERRA ALLA LIBERTÀ” - dalla liberazione dei campi di
concentramento alla scelta Istituzionale- (aprile 1945- giugno 1946) .
Per la conferenza è
stata scelta la giornata del 28 maggio, data commemorativa della Battaglia di
Aprilia del 1944, quest'anno nelle particolare ricorrenza dell'80esimo
anniversario della Fondazione di Aprilia (25 aprile 1936) e nelle vicinanze del
2 giugno, 70esimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. La
giornata in ricordo dei caduti della Battaglia di Aprilia è stata
istituzionalizzata nel 2013 su proposta dell’Associazione “Un ricordo per la
Pace” e l'adesione delle Associazioni d'Arma e Combattentistiche di Aprilia e
altre Associazioni locali, tra cui la Croce Rossa Italiana.
All'iniziativa è stato concesso il logo ufficiale delle
celebrazioni del 70° Anniversario della Repubblica Italiana che accredita
l’iniziativa quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle
celebrazioni del 70° Anniversario della Repubblica italiana a cura della
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli
Anniversari di interesse nazionale.
La finalità dell'iniziativa, che ha avuto il patrocinio del Comune
di Aprilia, era commemorare le vittime militari e civili della seconda guerra
mondiale con particolare riferimento ai cittadini di Aprilia, e rievocare il
percorso che portò l'Italia alla nascita della Repubblica il 2 giugno 1946 .
Elisa Bonacini presidente di “Un ricordo per la pace” ha aperto il
convegno illustrando l'iniziativa e introducendo gli ospiti. E' intervenuta
l'Assessore alla Cultura del Comune di Aprilia Francesca Barbaliscia; relatori
il Generale Luigi Marsibilio e il Generale Massimo Coltrinari che da anni
affiancano l'Associazione in numerosi convegni presso gli Istituti Superiori di
Aprilia, affrontando diverse tematiche sulla storia dell'Italia dal primo
conflitto mondiale ai giorni nostri.
L'evento ha avuto tra le sue finalità anche quella di dare rilievo
al sacrificio degli IMI (Internati Militari Italiani) che dopo
l'armistizio dell'Italia l'8 settembre 1943, fedeli al giuramento alla Patria,
vennero deportati nei campi di concentramento nazisti. Presenti alcuni
familiari degli insigniti apriliani della Medaglia d'Onore IMI (Internati
Militari Italiani); dal 2012 grazie all'attività divulgativa dell'Associazione
“Un ricordo per la pace” sono 12 le Medaglie d 'Onore conferite a cittadini
apriliani, un numero cospicuo che vede Aprilia ai primi posti nel territorio
pontino per numero di onorificenze ricevute. In ordine cronologico di consegna
della medaglia, gli insigniti di Aprilia sono: Ernesto
Bonacini (deceduto); Alfio Fiorini (deceduto); Aldo Boccabella
(deceduto); Gino Forconi; Amedeo Luciani (deceduto);
Giuseppe Raggi (deceduto); Alfredo Federici (deceduto); Giuseppe Romani
(deceduto); Domenico Fusco; Sante Tantari (deceduto);
Guido Vitali (deceduto); Aldemiro Casoni (deceduto).
E' stato proiettato il filmato “IL FUTURO DELLA
MEMORIA - STORIA DEI MILITARI E CIVILI ITALIANI DEPORTATI NEI LAGER NAZISTI”
realizzato dall’Associazione “Un ricordo per la Pace” in cui sono incluse
alcune pagine significative del “diario di guerra e prigionia” di Ernesto
Bonacini.
Aldo Boccabella, classe 1923, è intervenuto
raccontando i suoi giorni di internato militare in Austria. In sala anche Armando
Fiorini il cui fratello Alfio morì a seguito dei bombardamenti in un campo di
lavoro in Germania. Assente per motivi di salute il cittadino apriliano Ennio
Borgia, deportato politico a 16 anni nel lager di Dachau in Germania.
Tra i cittadini di Aprilia morti nello svolgimento del dover
Patrio in guerra, Ettore Casoni ha ricordato con commozione lo zio, il soldato
Antonio Toffoli morto nel 1944, cui è stata conferita la medaglia d'argento
al V.M. Tra i cittadini di Aprilia scomparsi nell'adempimento del servizio
militare il Caporal Maggiore Massimo Di Legge che ha perso la vita nel
2011 a soli 28 anni in una missione di pace in Afghanistan. Presenti in Sala
Manzù i genitori del ragazzo e il collega dell'Esercito Italiano il Maresciallo
Nicola Rizzo, presidente della scuola calcio A.S.D. Esercito Calcio, che è
intervenuto con un commosso ricordo del giovane : “Massimo era un soldato
che, come tutti coloro che come me indossano una divisa, condivideva dei valori
che devono essere di riferimento per la rinascita del nostro Paese, che soffre
maggiormente per la disgregazione di essi ancor più che per la crisi economica.
Occorre educare i giovani alla pace, ma questo è un lavoro lento che necessita
di un'evoluzione spirituale, di un' educazione a valori più alti, di una
visione nuova della storia umana. Prima di salutare i genitori disse loro “Se
un giorno dovrò morire, lo farò per la Patria!”. Massimo operatore di pace ,
caduto in terra straniera, e tutti gli eroi caduti per la Patria ci esortano a
continuare a credere nei nostri ideali ed a trasmettere a tutti l'amore per la
Patria, la fedeltà alle Istituzioni e a dire a tutti : “Noi ci siamo”.
Il Maresciallo Rizzo ha poi anticipato la 3a edizione
del Memorial (torneo di calcio) a lui dedicato che si terrà ad Aprilia dal 30
maggio al 18 giugno prossimi.
E anche noi “ci siamo” e
non dimenticheremo mai Massimo e tutti gli italiani che hanno
sacrificato la vita per la nostra Patria, per quei valori di onestà e di
fedeltà alle Istituzioni.
Il nostro abbraccio alla mamma Antonella e al papà Franco lo
rivolgiamo virtualmente a tutte le persone, a tutte le famiglie che ogni giorno
faticosamente con grande coraggio scelgono la via della legalità, anche se ciò
comporta gravi sacrifici. A queste persone, la parte pulita e splendente della nostra Italia, vada il nostro rispetto,
ma ricordiamo che ognuno di noi, nessuno escluso, deve dare il proprio contributo. Perché questo mondo forse
può cambiare, ma occorre l'impegno di ognuno di noi.
Un doveroso ringraziamento a Elisabetta Casoni- Ciccotti per il
contributo alle spese organizzative della manifestazione.
(foto Associazione “un ricordo per la pace” e Stefano Bongarzoni)
giovedì 8 settembre 2016
sabato 3 settembre 2016
Armistizio Corto. Cassibile. 3 settembre 1943
IL 3 SETTEMBRE 1943 ALLE 17,45, SOTTO UNA TENDA NELLA PIANA DI CASSIBILE FU FIRMATO DAL REGNO D'ITALIA, ALL'INSAPUTA DELL'ALLEATO TEDESCO, IL COSIDETTO ARMISTIZIO CORTO, CON IL QUALE VENIVANO INTERROTTE LE OSTILITA' TRA L'ITALIA E GLI ANGLO-AMERICANI. NON PRESENTI I RAPPRESENTATI DELLA URSS, CHE DIMOSTRAVA QUANTO LA COALIZIONE ALLEATA NON FOSSE OMOGENEA.
INIZIAVA PER L'ITALIA E GLI ITALIANI UN PERIODO TRAGICO DURANTE IL QUALE OGNUNO DOVETTE PERSONALMENTE FARE LA PROPRIA SCELTA DI CAMPO.
IL VERTICE MONARCHICO-CONSERVATORE,
CON I FASCISTI LIQUEFATTI E SCOMPARSI DOPO IL 25 LUGLIO E LA LORO ULTIMA SEDUTA DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO,
CHE AVEVANO VOLUTO E CONDOTTO LA GUERRA
DOVEVA GESTIRE L'ARMISTIZIO, GESTITO
E CONDOTTO COSì INVEROSIMILMENTE MALE
CHE FU UNA DELLE PAGINE PIU' TRAGICHE DELLA STORIA DELLA
PATRIA
CHE ANCORA OGGI INCIDONO SULLA NOSTRA VITA PUBBLICA.
mercoledì 31 agosto 2016
giovedì 28 luglio 2016
sabato 9 luglio 2016
Il Problema della Immigrazione
Continente di emigrazione fino alla metà del secolo scorso, negli ultimi decenni l’Europa è diventata il punto d’approdo di un numero crescente di migranti, sia per motivi umanitari che economici. Le ragioni sono evidenti: in primis la guerra e l'instabilità nelle regioni vicine ai confini dell’Unione europea (Ue) - basti pensare alla Siria, l’Iraq e la Libia - ma anche le maggiori opportunità in termini di lavoro, istruzione e benessere che i paesi europei possono offrire rispetto ai paesi d’origine dei migranti. La gestione ordinata ed efficace dei flussi migratori è dunque una delle sfide principali che l’Ue ha oggi davanti a sé, e il modo nel quale tale sfida verrà affrontata avrà un impatto fondamentale sui suoi sviluppi futuri. Dalle misure di emergenza alle strategie di lungo termine La situazione attuale è caratterizzata da flussi importanti - più di un milione di persone solo nel 2015 - che hanno attraversato irregolarmente le frontiere esterne dell’Unione, in gran parte per motivi umanitari, facendo spesso ricorso all’aiuto di trafficanti e mettendo a rischio la loro vita. Questo ha fatto sì che l’azione dell’Unione europea nel 2015 e all’inizio del 2016 si concentrasse - inevitabilmente - sulle misure urgenti da prendere per la gestione dei crescenti flussi migratori alla frontiera sud e sud-est, con l’obiettivo di garantire l’asilo e la protezione umanitaria a chi ne ha diritto, di assicurare una distribuzione equa dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri, e al tempo stesso scoraggiare la migrazione irregolare e contrastare l’azione dei trafficanti. È tuttavia evidente che una gestione efficace dei flussi migratori deve andare al di là delle misure d’emergenza e sviluppare azioni di medio-lungo termine che possano far sì che la migrazione non sia più un problema o una crisi da risolvere ma un elemento che contribuisce allo sviluppo e alla crescita futura delle nostre società. È interessante vedere come, in paesi di più lunga tradizione migratoria come il Canada, il concetto di migrazione sia legato strettamente a quello di ‘nation building’: le persone che accogliamo oggi, ed il successo (o meno) del processo di integrazione, determineranno quello che il nostro Paese sarà tra 20, 50, 100 anni. Fermo restando che la storia e la situazione geopolitica canadese sono completamente diverse da quelle europee, l’approccio alla migrazione come elemento fondante della società futura è indubbiamente un modo molto più razionale di percepire e gestire il fenomeno migratorio, dal quale l’Europa e i suoi Stati membri dovrebbero trarre ispirazione. Decrescita demografica e carenza di manodopera Tanto più che l’Europa è attualmente un continente in decrescita demografica, con una popolazione in età lavorativa in diminuzione: secondo le proiezioni Eurostat, tra due decenni in uno scenario senza migrazione esterna la popolazione europea in età lavorativa diminuirebbe di 40 milioni di persone, ponendo evidenti problemi di sostenibilità dei sistemi di welfare nazionali. Inoltre, pur in presenza di livelli elevati di disoccupazione in diversi Stati membri, è un dato di fatto che vi sono ovunque in Europa settori con carenza di manodopera, come ad esempio l’ambito delle tecnologie di informazione e comunicazione. È per questo che nell’Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015, la Commissione ha sottolineato la necessità, nell’ambito di un approccio globale al fenomeno migratorio, che l’Unione europea sviluppi una politica volta ad attirare i talenti e le competenze necessarie a mantenere e accrescere la competitività dell’economia europea. Un passo importante in questa direzione è l’adozione il 7 giugno scorso delladirettiva “Carta Blu” europea, al fine di facilitare l’ingresso e la mobilità all’interno dell’Ue dei lavoratori di paesi terzi altamente qualificati, particolarmente in settori chiave per l’economia europea. Tale proposta segue di poco l’entrata in vigore della direttiva 801/2016, che facilita l’ammissione di studenti e ricercatori stranieri, promuovendone anche la mobilità intra-Ue, in particolare per coloro che siano beneficiari di programmi europei quali Erasmus+. Puntare sull’integrazione Sempre il 7 giugno, la Commissione europea ha adottato un Piano d’azione per l’integrazione dei migranti, con misure di sostegno pratico e finanziario agli Stati membri. È solo investendo in politiche efficaci d'integrazione - nel mercato del lavoro, nel sistema educativo e nella società più in generale che l’immigrazione potrà avere effetti positivi per il paese d’accoglienza. È altrettanto evidente che, al contrario, i costi della non-integrazione possono essere molto alti, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto dal punto di vista della coesione sociale. Tale quadro sarà inoltre completato a breve da ulteriori misure che possano facilitare l’accesso legale a coloro che hanno un bisogno riconosciuto di protezione, limitando in tal modo i flussi irregolari e l’azione dei trafficanti, oltreché da una cooperazione rafforzata con i paesi d’origine e transito dei migranti, come indicato nella recenteComunicazione sulla creazione di un nuovo quadro di partenariato con i paesi terzi. È indubbio che la sfida più difficile per i prossimi anni sarà riuscire a superare le divisioni profonde e i riflessi nazionalisti che sono emersi negli ultimi tempi tra gli Stati europei sulle questioni migratorie, al fine di raggiungere un consenso politico ampio sulla strategia globale di medio e lungo termine che la Commissione ha sviluppato sinora e che continuerà con forza a promuovere. Laura Corrado è attualmente Capo dell’Unità responsabile per la Migrazione Legale e l’Integrazione della Direzione Generale “Migrazione e Affari Interni” della Commissione europea. Le opinioni espresse appartengono unicamente all’autore e non riflettono necessariamente l'opinione della Commissione europea, né possono essere considerate come posizioni ufficiali della stessa. |
martedì 28 giugno 2016
i 50 anni dell'IAI
Orizzonti e prospettive per i centri studi
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Soprattutto, l'Istituto fondato da Altiero Spinelli è riuscito a costruirsi una rete stabile di rapporti internazionali: a tutti gli effetti, ed in modo particolare per le questioni europee, lo IAI resta il punto di riferimento italiano. Si tratta di un ruolo davvero prezioso per il Paese. Ci sono molti modi in cui un centro-studi, un “pensatoio”, può rendersi utile. Anzitutto, offrendo un punto di incontro per il confronto libero tra idee diverse e l’articolazione di proposte concrete: da quando la politica europea è diventata nei fatti una politica "intra-domestica", questo ruolo è diventato al tempo stesso più delicato ma anche più utile. La tradizione europeista, così importante nella formazione dello IAI, è di fronte a sfide senza precedenti e nuove idee sono necessarie per preservare e rafforzare l'Unione europea. Al tempo stesso, la capacità di leggere i trend internazionali è diventata di estrema complessità, in un sistema internazionale dominato dal "disordine", dalla frammentazione e da aree di vera e propria implosione. La vitalità comparativa di unthink tank si misura quindi sul grado di innovazione, sia tematico che geopolitico. Da questo punto di vista, la traiettoria recente dello IAI dimostra una notevole sforzo di continuo adattamento. Si può aggiungere che è diventata più rilevante l'interazione tra il mondo degli studi (accademici e non) e il mondo del “policymaking”, cioè della politica attiva. Se l’Italia non ha (quantomeno non ancora) replicato un meccanismo di “revolving doors” di tipo americano, con un frequente scambio tra think tank e governo o alto funzionariato (e viceversa), vi sono stati casi del genere e il trend sembra in aumento. Si tratta di un circolo virtuoso che avvicina la società civile alle istituzioni e che facilita la selezione delle élites - cosa ancora più necessaria in una fase di grave indebolimento dei partiti politici come strutture per la formazione del personale politico-amministrativo. Un think tank internazionale può inoltre contribuire ad analizzare e spiegare il senso di eventi e fenomeni complessi (come tipicamente sono quelli globali, all'incrocio fra geopolitica, sicurezza ed economia) in modo non semplicistico. In sostanza, comprendere connessioni e implicazioni di fattori europei o globali significa rendere un paese come l’Italia più attrezzato ad agire e reagire con cognizione di causa. Ciò è vero sia al livello del business, che per i policy maker e i media: gli attori diversi e complementari, dunque, che un Istituto come lo IAI riunisce attorno al proprio tavolo. Naturalmente l'obiettivo deve restare anche quello di riuscire ad incidere sul livello più vasto dell’opinione pubblica “informata” o comunque interessata. Un compito arduo, appunto; ma indispensabile. Un’ultima funzione essenziale è relativa al graduale ricambio generazionale, e dunque all’innovazione intellettuale. Un centro-studi degno di questo nome attinge costantemente ai circuiti universitari e specialistici per rinnovarsi, pur mantenendo un forte radicamento nella tradizione (soprattutto quella europeista, nel caso dello IAI): è un mix necessario per garantire continuità, controllo della qualità, contatti internazionali ad alto livello, ma anche freschezza e originalità. In tal senso, un think tank funziona - quando riesce a dare il meglio di sè - come produttore di idee, incubatore e laboratorio. I giovani analisti e ricercatori che passano, magari soltanto per alcuni mesi, per tale esperienza acquisiscono non soltanto un metodo concreto di lavoro (che difficilmente si acquisisce nel percorso universitario) ma anche una forma mentis: aperta a nuovi modi di leggere i trend internazionali ma sempre attenta alla verifica dei dati e alla qualità delle fonti. Marta Dassù, direttore Aspenia, Aspen Institute Italia. Roberto Menotti, vicedirettore Aspenia e direttore scientifico Aspenia online (roberto.menotti@aspeninstitute.it). | ||||||||
giovedì 23 giugno 2016
Israele. la destra al potere fino al 2019
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Dopo settimane di indiscrezioni che sembravano rendere imminente l’entrata nel governo della coalizione Unione sionista capeggiata dai laburisti, il primo ministro Benjamin Netanyahu, Bibi, ha sorpreso tutti alleandosi con Avigdor Lieberman, noto politico della destra nazionalista e ora nuovo ministro della difesa israeliana. Dietro lo strappo si cela il timore Con il sostengo della piccola fazione politica capeggiata da Lieberman, la coalizione governativa guidata da Netanyahu, che si reggeva sul voto di un singolo ministro, gode ora di una maggioranza di 66 su 120 seggi in parlamento (uno dei 6 ministri del partito di Lieberman ha rifiutato l’accordo con il Likud di Bibi.) Ciò rende probabile che sarà la destra, e solo la destra, a guidare il Paese sino alle elezioni del 2019, quando Netanyahu cercherà di conquistare il suo quinto mandato. Già ministro degli esteri nel precedente governo di Netanyahu, dal 2015 Lieberman è passato all’opposizione, divenendo il suo principale avversario politico e criticando ripetutamente l’operato del governo in tema di sicurezza, da sempre perno del consenso popolare in Netanyahu. L’alleanza - non inedita - con Lieberman è quindi dettata da un crudo calcolo politico. L’obiettivo di Bibi è quello di consolidare il suo ruolo di leader indiscusso della destra in Israele, preparando il terreno per il 2019. Sebbene Netanyahu sia riuscito ad ampliare la sua maggioranza governativa, il futuro politico del primo ministro rimane oggi più incerto che mai. Nuove forze politiche e generazionali nel centro-destra e anche nel vecchio partito dei laburisti israeliani sono in fermento. Non è da escludere l’emergere di nuovi partiti e coalizioni politiche, dentro le quali potrebbero defluire molti ministri del governo e dell’opposizione, creando quindi un'alternativa solida al Likud di Netanyahu nel centro-destra, insieme ad una nuova costellazione di partiti di centro e centro-sinistra. Esercito israeliano ed estremismo Noto soprattutto per le controverse dichiarazioni sulla necessità di ‘trasferire’ le popolazioni arabo-israeliane, Lieberman guiderà ora il più ambito e spinoso ministero israeliano. Non sarà compito facile. Proprio dall’esercito sono giunte dure critiche e moniti d’allarme. Il 4 maggio, giorno della memoria per la Shoà, il vice capo di stato maggiore Yair Golan, ha parlato di “tendenze di rivolta” nella società israeliana. Commento, il suo, che è solo l’ultimo di una lunga serie di dichiarazioni provenienti dagli alti ranghi dell’establishment israeliano, preoccupato per il crescere dell’estremismo e dell’intolleranza in Israele, evidenziato anche dalla brutta vicenda di un soldato israeliano ripreso mentre colpisce con un colpo di fucile al volto un attentatore palestinese ferito a terra. L’evento è stato fonte di ampi dibattiti in Israele. Il soldato è ora indagato per omicidio colposo, ma per molti, specie il ministro della difesa uscente Moshe Ya'alon e le più alte cariche dell'esercito, non sono arrivate prese di posizione abbastanza forti dal governo. Mediazioni esterne Alle prese con un’ondata di violenze e accoltellamenti, crescenti scandali politici e un coro incessante di critiche internazionali, in molti pensavano che con una giusta dose di incentivi Netanyahu avrebbe optato per una de-escalation. Un governo di unità nazionale Likud-Unione sionista avrebbe dato una maggiore copertura internazionale, migliorando i rapporti con Stati Uniti e Europa, ma anche con l’Egitto e le monarchie del Golfo. Attraverso un’unione delle forze di centro, i partiti più estremi del governo - in particolare quello di Naftali Bennett (8 seggi), ma ora anche quello di Lieberman (6 seggi) - avrebbero perso molto peso politico, aumentando la libertà di manovra del governo. Questa a grandi linee era la strategia che da mesi cercava di mettere in atto Tony Blair, ex primo ministro britannico e fino al 2015 capo del Quartetto per il Medio Oriente, composto dagli Stati Uniti, Russia, Onu e Ue. Dopo una lunga serie di contatti con i leader della coalizione Unione sionista (24 seggi) e del Likud (30 seggi), tutto sembrava pronto. In cambio dell’entrata nel governo, i leader dell'Unione avrebbero ottenuto il ministero degli esteri (dal 2013 nelle mani di Netanyahu), il dossier dei negoziati con i palestinesi e un impegno a limitare la costruzione di insediamenti nei territori occupati. Netanyahu ha però preferito un passaggio intermedio, optando per l’opzione Lieberman che coalizza tutti i partiti di destra all’interno del governo. Questo rafforza nettamente la sua posizione anche nel contesto dei negoziati, ancora in corso, per un accordo di unità nazionale con i leader dell'Unione sionista. Anche se molti ci sperano, sono altrettanti coloro che pensano che l’ultima mossa del Likud mostri che il vero obiettivo di Netanyahu sia semplicemente quello di prendere tempo, trarre profitto da un miglioramento dei rapporti con la comunità internazionale ed evitare di avanzare qualsiasi proposta concreta di negoziati con i palestinesi. È per questa ragione che l'Unione sionista insiste per mettere nero su bianco una serie di impegni che suggellino l’alleanza con Bibi, superando anche l’impasse che si era creata nei giorni antecedenti all’entrata di Lieberman nel governo. Non è chiaro se la deriva a destra della politica israeliana sia solo un passaggio tattico prima di una virata verso il centro. Non vi sono dubbi che in molte capitali mondiali, così come al recente incontro internazionale di Parigi, la speranza sia proprio questa: che Netanyahu scelga il buonsenso. La biografia personale e politica del leader israeliano riduce però l’ottimismo. Andrea Dessì è dottorando in relazioni internazionali alla LSE di Londra e ricercatore IAI nell’area Mediterraneo e Medioriente. | ||||||||
domenica 12 giugno 2016
martedì 31 maggio 2016
sabato 28 maggio 2016
venerdì 27 maggio 2016
Populisti e Xenofodi: quando prendono il sopravvento.
| Austria Hofer, un Le Pen dai toni moderati Francesco Bascone 14/05/2016 |
Ne sono una chiara dimostrazione le dimissioni di Werner Faymann dalla guida del Partito Socialista e del governo, da lui annunciate a sorpresa il 9 maggio.
Quello che preoccupa l'Europa non è questo. Bensì la prospettiva che al secondo turno Norbert Hofer, leader del partito di estrema destra, sia eletto presidente. Anzi, sia una sua vittoria, tutt'altro che improbabile, che una sua sconfitta di misura, sarà percepita come un campanello d'allarme. Che però va attentamente interpretato.
Travaso di voti a favore di populisti e xenofobi
Anzitutto sarebbe sbagliato vedervi una ricaduta verso nostalgie del passato nazional-socialista. Hofer, che ha 45 anni, è fra l'altro decisamente filo-israeliano e contrario a qualsiasi tolleranza nei riguardi dell'antisemitismo. Le sue posizioni su altri temi sono vicine a quelle della francese Marine Le Pen, ma con toni più moderati.
La sua elezione non significherebbe che oltre metà degli austriaci sia propensa a votare per il suo partito alle prossime politiche, consultazioni ben più importanti.
Si spiegherebbe piuttosto con gli errori strategici fatti dai partiti di governo, che hanno presentato candidati mediocri (hanno ottenuto un misero 11-12% ciascuno, perdendo metà del loro già eroso elettorato potenziale), piuttosto che concentrare il loro sostegno su una personalità indipendente, come la ex-presidente della Corte Costituzionale Irmgard Griss, la quale ha mancato di poco l'accesso al ballottaggio.
Socialisti e cristiano-democratici hanno così fatto all'outsider di destra il regalo di doversi battere soltanto contro un altro outsider, il rappresentante dei Verdi, partito cui fa capo il 12% circa dell'elettorato.
Quale che sia l'esito del ballottaggio, il dato più significativo è il risultato del primo turno: il 35% ottenuto da Hofer (con un forte distacco sul verde van der Bellen, arrivato al 21%) corrisponde ai consensi di cui ormai godono nei sondaggi il “partito della libertà” e il suo leader Heinz-Christian Strache. Questa crescita del partito, comunemente bollato come xenofobo, è ancora più preoccupante a fronte del calo nei sondaggi dei due partiti storici, oggi insieme al governo, scesi entrambi al 22% circa.
Il travaso di voti dai partiti popolari (Volksparteien) a quello populista (un anno fa oscillavano tutti e tre intorno al 25%) si spiega in massima parte con il diffuso timore di un afflusso incontrollato di rifugiati e migranti, soprattutto se musulmani, e con la crescente insofferenza verso gli eurocrati di Bruxelles (le due fobie sono chiaramente collegate, come avviene in altri paesi europei, a cominciare da Francia e Gran Bretagna).
Fattori secondari sono il logorio del potere e i dissensi fra i due partiti della coalizione, l'immagine giovanile e accattivante del 46enne Strache, l'aumento della disoccupazione.
Ribellione contro la casta
In questo successo di un movimento che cavalca la ribellione contro una casta politica sclerotizzata, la over-regulation comunitaria e il “politically correct” dell'accoglienza ai migranti non vi è nulla di specificamente austriaco.
L'Austria non fa che precedere (di poco) altri paesi europei. In Francia il Front National conta sul sostegno di almeno un quarto dell'elettorato; fra un anno Marine Le Pen potrebbe aspirare a un risultato simile a quello di Hofer al primo turno, ed è scontato che acceda al ballottaggio.
Fin qui il significato di questa elezione come rivelatore delle inquietudini dell'opinione pubblica. Ma quanto potrà influire sulla politica dell'Austria verso l'integrazione europea e verso i vicini italiani?
Agli Altoatesini doppia nazionalità?
Va ricordato anzitutto che, benché eletto dal popolo - e questa è una anomalia - il capo dello stato ha poteri limitati, come in Italia e in Germania. Hofer intende interpretarli in modo estensivo, ma non potrà sottrarre al Cancelliere quello di determinare l'indirizzo politico.
Ben più incisive sarebbero dunque le conseguenze di un avvento del suo capo, Strache, al Cancellierato. Una prospettiva che potrebbe concretarsi all'indomani delle prossime elezioni parlamentari, probabilmente anticipate al 2017, o forse già a questo autunno.
Per evitarla, socialisti e democristiani puntano a facce nuove, che proiettano un'immagine di dinamismo: rispettivamente il manager Christian Kern, cinquantenne a capo delle ferrovie nominato venerdì nuovo primo ministro, e il giovanissimo diplomatico Sebastian Kurz, che verrà utilizzato al momento ritenuto elettoralmente più opportuno.
Nell 'infausta evenienza di una coalizione di cui gli “azzurri” facciano parte o addirittura abbiano la guida (che molti in entrambi i partiti popolari non escludono), è da prevedere una linea più euro-scettica, il mantenimento del tetto all'afflusso di rifugiati, l'opposizione all'ingresso della Turchia nell'Ue e prese di posizione in favore dell'unità di tutti i tirolesi (recentemente invocata da Strache), incompatibili con gli accordi vigenti.
Senza probabilmente arrivare a concrete rivendicazioni territoriali contro l'Italia, ma forse giungendo a offrire la doppia nazionalità a tutti gli altoatesini e quindi entrando in rotta di collisione col nostro Paese.
Francesco Bascone è Ambasciatore d’Italia.
lunedì 16 maggio 2016
Un Doveroso Riconoscimento
15 MAGGIO 2016
SESSA AURUNCA RENDE ONORE A
DOMENICO FUSCO
EX INTERNATO MILITARE NEI CAMPI DI
CONCENTRAMENTO NAZISTI.
CONSEGNATA LA
MEDAGLIA IN ONORE CIVILE AL CITTADINO APRILIANO DOMENICO FUSCO
Nella giornata di domenica 15
maggio a Sessa Aurunca, nell'ambito della manifestazione celebrativa del 25
aprile festa della Liberazione Nazionale rinviata a tale data causa problemi
meteorologici, è stata consegnata una medaglia in onore civile a Domenico
Fusco, ex internato militare nei campi di concentramento nazisti, originario di
Cescheto di Sessa Aurunca, ma da molti anni cittadino di Aprilia.
La manifestazione è stata
organizzata da una Associazione culturale locale con il patrocinio del Comune
di Sessa Aurunca ed il contributo dei commercianti anche con la finalità di
rivitalizzare il centro storico della cittadina.
L'Associazione apriliana “Un
ricordo per la pace” che da anni opera sul territorio divulgando la storia
degli Internati Militari Italiani nei lager nazisti nel secondo conflitto
mondiale e la possibilità di accedere al conferimento della Medaglia d'onore
IMI, esprime soddisfazione per il riconoscimento consegnato al cittadino
apriliano.
La presidente Elisa Bonacini: “E'
stata una cerimonia commovente. Domenico Fusco fu internato per un periodo nel
campo IV B di Zeithain , poco distante da Dresda , lo stesso lager nel quale
combatté tra la vita e la morte mio padre Ernesto, catturato dai tedeschi in
Grecia e deportato in Germania nonostante gravemente malato di malaria. Il
povero Domenico porta ancora sul corpo le conseguenze delle bastonate dei
nazisti, e vive quotidianamente le sofferenze per tanta cattiveria subita. Mi
congratulo con gli organizzatori della bella iniziativa a Sessa Aurunca e con
l'Amministrazione locale ; manifestazioni come questa sono importanti per
trasmettere alle giovani generazioni l'importanza di valori quali libertà e
democrazia. Auspico che anche ad Aprilia siano sempre più frequenti le
occasioni per mantenere la memoria dei terribili avvenimenti del passato,
affinché non abbiano mai più a perpetuarsi”.
venerdì 6 maggio 2016
Seconda Guerra Mondiale. Ricerca
Massimo Coltrinari
(contatto ed informazioni coltrinari2011@libero.it)
ELENCO DELLE UNITA' CHE HANNO
PARTECIPATO ALLO SVOLGIMENTO DELLE OPERAZIONI ALLA FRONTIERA ALPINA OCCIDENTALE
DALL'11 AL 25 GIUGNO 1940
(
Al personale militare e militarizzato organicamente appartenente e presente,
nel suaccennato periodo di tempo, alle unità indicate in questo elenco va
riconosciuta la "partecipazione ad operazioni di guerra" ai fini dei
benefici e riconoscimenti previsti dalla legge a favore dei
"combattenti" ).
1.
Comandi di grande unità.
Comando
Gruppo Armate Ovest.
Comando
1° Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di
guerra).
Comando
4° Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di
guerra).
Comando
6° Armata (Stato Maggiore).
Comando
7° Armata (Stato Maggiore).
Comando
I Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale di
guerra).
Comando
II Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale
di guerra).
Comando
III Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale
di guerra).
Comando
IV Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei serivizi e Tribunale
di guerra).
Comando
VII Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale
di guerra).
Comando
VIII Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale
di guerra).
Comando
XV Corpo d'Armata (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e Tribunale
di guerra).
Comando
Corpo d'Armata Alpino (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e
Tribunale di guerra).
Comando
Corpo d'Armata Corazzato (Stato Maggiore, Direzioni e Uffici dei servizi e
Tribunale di guerra).
Comando
Corpo d'Armata Autotrasportabile (Stato Maggiore, Direzioni dei servizi e
Tribunale di guerra).
Comando
div. ftr. "Granatieri di Sardegna" (Stato Maggiore e Uffici dei
servizi).
Comando
div. ftr. "Cuneo" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Pinerolo" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Acqui" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Cremona" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Assietta" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Siena" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Livorno" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Pistoia" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Ravenna" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Modena" (Stato Maggiore e Uffici dei servixi).
Comando
div. ftr. "Forlì" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Cacciatori delle Alpi" (Stato Maggiore e Uffici dei
servizi).
Comando
div. ftr. "Sforzesca" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Cagliari" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Legnano" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Lupi di Toscana" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Torino" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Friuli" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Cosseria" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Superga" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Firenze" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Brennero" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Pasubio" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. "Piave" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. ftr. motorizzata "Trieste" (Stato Maggiore e Uffici dei
servizi).
Comando
div. ftr. motorizzata ""Trento" (Stato Maggiore e Uffici dei
servizi).
Comando
div. alpina "Taurinense" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. alpina "Cuneense" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. alpina "Pusteria" (Stato Maggiore e Ufici dei servizi).
Comando
div. corazzata "Littorio" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
div. corazzata "Ariete" (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
3° div. celere (Stato Maggiore e Uffici dei servizi).
Comando
1° settore costiero.
Comando
raggruppamento celere della 4° Armata (dal 15 al 25 giugno 1940).
Comando
raggruppamento da montagna "Gessi" (1°) (Stato Maggiore).
Comando
raggruppamento da montagna "Varaita-Po" (2°) (Stato Maggiore).
Comando
raggruppamento da montagna "Levanna" (Stato Maggiore).
Comandi
di Quartier Generale di Rep. Op. di Armata. Tutti quelli delle G. U. sopra
indicate.
Comandi
di Quartier Generale di Rep. d'Intendenza di Armata. Tutti quelli delle G. U.
sopra indicate.
Reparti
comandi di Quartieri Generale di Armata (del Reparto Operazioni del Reparto
Intendenza). Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Comandi
di Quartier Generale di C. d.A. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Reparti
comando di Quartier Generale di C. d.A. Tutti quelli delle G. U. sopra
indicate.
Comandi
di Quartier Generale di Divisione. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
Reparti
comandi di Quartier Generale di Divisione. Tutti quelli delle G. U. sopra indicate.
2.
Carabinieri
a) Comando gruppo di Aosta[1].
b)
Comandi di compagnia di Aosta e di Pinerolo.
c)
Comandi di tenenza di Aosta, di Pinerolo e di Ulzio.
d) Comando di sezione di Valdigna d'Aosta.
e)
Sezioni miste: 1° - 2° - 3° - 4° - 5° - 6° - 7° - 8° -
9° - 10° - 11° - 12° - 13° - 14° - 15° - 16° - 17° - 18° - 19° - 20° - 21° -
22° - 23° - 27° - 28° - 29° - 30° - 31° - 32° - 39° - 46° - 47° - 58° - 59° -
60° - 61° - 62° - 70° - 71° - 76° - 77° - 78° - 85° - 86° - 122° - 123° - 131°
- 132° - 133° - 160° - 161° - 164° - 165° - 171° - 175° - 176° - 177° - 178° -
179° - 181° - 182° - 183° - 184° - 185° - 186° - 187° - 188° - 193° - 194° -
195° - 196° - 203° - 204° - 205° - 209° - 231° - 232° - 233° - 234° - 235° -
236° - 237° - 238° - 239° - 240° - 241° - 251° - 254° - 255° - 353° - 356° -
361° - 262° - 363° - 364° - 372° - 381° - 383° - 388° - 402° - 411° - 412° - 413°
- 414° - 417° - 418° - 419° - 420° - 421° - 422°,
Sezione
alpina: 412° - Sezioni celeri: 353° - 387° - Sezioni motorizzate: 56° - 66° -
Sezione Autonoma CC. "Villa Italia".
f) Nuclei per uffici postali: 1° - 2° - 3° - 4° - 15° - 16° - 17° - 20° -
28° - 29° - 37° - 38° - 40° - 42° - 43° - 44° - 49° - 53° - 62° - 69° - 71° -
77° - 79° - 80° - 109° - 118° - 152° - 200° - 201° - 203° - 207° - 208° - 209°.
lunedì 2 maggio 2016
martedì 26 aprile 2016
Nella Terra dei Merli.
Buonasera a tutti,
oggi alle 21 andrà in onda su Sky Cinema Cult HD e su Sky TG 24
“Nella Terra dei Merli: tra passato e futuro”,
il nuovo docufilm di Andrea Bettinetti che racconta l’impegno
delle Forze Armate italiane in Kosovo con la missione KFOR.
La Redazione di Informazioni della Difesa Online
ha visto il documentario in anteprima proponendone una breve recensione:
Buona visione e buona lettura,
la Redazione di Informazioni della Difesa
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