Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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martedì 26 aprile 2016

Nella Terra dei Merli.

Buonasera a tutti,

oggi alle 21 andrà in onda su Sky Cinema Cult HD e su Sky TG 24

 “Nella Terra dei Merli: tra passato e futuro”,
 il nuovo docufilm di Andrea Bettinetti che racconta l’impegno

 delle Forze Armate italiane in Kosovo con la missione KFOR.

La Redazione di Informazioni della Difesa Online 
ha visto il documentario in anteprima proponendone una breve recensione:


Buona visione e buona lettura,

la Redazione di Informazioni della Difesa

lunedì 18 aprile 2016

Mercoledi del Nastro Azzurro. Nota a commento

LANZAROTTO MALOCELLO

 Alessio Pecce (alessio-p89@libero.it)*


Il 6 aprile 2016, la sede del Nastro Azzurro ha ospitato come relatore il Dottor Licata per parlare di un pioniere dell'Atlantico, non da tutti conosciuto e a cui si deve la scoperta delle Isole Canarie: Lanzarotto Malocello. Il navigatore italiano, cercando la via delle Indie attraverso la circumnavigazione dell'Africa, scopre le Canarie, già note con il nome di “Isole Fortunate”. Il capitano ligure è nativo di Varazze, di discendenza viscontile e di nobile famiglia, la quale è schierata con la fazione dei Guelfi e quindi detiene un forte legame con il mondo ecclesiastico. Oltre ad essere uno dei più grandi esploratori italiani della storia è considerato il precursore di Cristoforo Colombo, ragion per cui con Malocello ha inizio la scoperta del mondo. Nel periodo compreso tra il 1200 e il 1400 i genovesi sono considerati come dei maestri nell'arte della navigazione, grazie alla quale apprendono conoscenze al comando di navi proprie o straniere e strumenti come la bussola e l'astrolabio permettono loro di avere una certa sicurezza in mare. Essi sono convinti che possa esistere un canale comunicativo tra i due oceani che bagnano le coste opposte del continente africano. I fratelli genovesi Vadino e Ugolino Vivaldi sono i primi italiani a tentare questa impresa e nella primavera del 1291 partono dal porto di Genova alla volta delle Indie, ma ad un tratto non si hanno più loro notizie. Alcuni anni più tardi, precisamente nel 1312, Lanzarotto Malocello parte con l'intento recarsi in loro soccorso. L'abile esploratore giunge nell'isola che in futuro avrebbe preso il suo nome, la Lanzarota (oggi Lanzarote), precisamente a sud della più piccola “Alegranza”, dove tra l'altro ha costruito un castello in nome della Repubblica di Genova. Il suo epico viaggio, quindi, culminato con la scoperta delle Canarie ha sfatato il mito delle Colonne d'Ercole, che fino ad allora rappresentavano il limite invalicabile oltre il quale non era consentito transitare. Dal giorno in cui vengono scoperte le Canarie molti navigatori di passaggio vi fanno tappa, compreso Colombo prima di approdare in America.
Il nome di Malocello compare per la prima volta nel 1339 nella carta di Angelino Dulcert, nella quale è presente l'arcipelago delle Isole Canarie e soprattutto è attribuito il nome di Lanzarotto all'isola situata più a settentrione: Insula de Lanzarotus Marocellus.
Per onorare l'impresa del capitano ligure, la Regia Marina Italiana ha dato il nome di Lanzarotto Malocello ad un esploratore leggero, il quale è divenuto successivamente cacciatorpediniere. Esso è la quinta unità della classe a prestare servizio nel 1930 come esploratore leggero.




Dottore magistrale in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale. Specialista nella progettazione, gestione, valutazione e ricerca per conto di istituzioni politiche e sociali, organizzazioni economiche, imprese ed enti internazionali.


venerdì 15 aprile 2016

L'Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione

Da 
Storia della Memoria Popolare
ASSOCIAZIONE NAZIONALE REDUCI DALLA PRIGIONIA

Il Rastrellamento del Quadraro Roma 17 aprile 1994

www.anrp.it





La collaborazione  con
L'Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione

nasce nell'estate del 1995
 e si è sviluppata per oltre un ventennio dando eccellenti risultati

La Guerra di Liberazione è stata oggetto di profondi ed intensi scambi, con
la conoscenza di persone degne di nota.
Ricordo Attilio Brunetti, Medaglia d'Oro al Valor Militare,
che fu sempre affettuoso e disponibile, e tanti altri

Si plaude all'ultimo grande successo
la ricerca relativa al rastrellamento del Quadraro e
 alla figura di Don Agostino Rey

Un plauso ad Enzo Orlanducci ed alla sua squadra
per il brillante risultato

Massimo Coltrinari


Don Gioacchino Rey


mercoledì 30 marzo 2016

Una bella iniziativa: Ricordare lo scopritore delle Isole Canarie nel 700° anniversario

post in progress


note ed informazioni 
 su 
www.valoremilitare cesvam.blogspot.com

giovedì 24 marzo 2016

Valore MIlitare al Femminile



Proseguono con estremo interesse le ricerche relative al personale femminile decorato di Medaglia al Valor Militare

informazioni su www.valore militare cesvam.blogspot.com

o scrive a 
 direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

mercoledì 9 marzo 2016

Corso di Alta formazione. Dal peacekeeping al peacebuilding . gestire i conflitti per costruire la pace. Bando e Scheda di Iscrizione. Scadenza 25 aprile 2016

per informazioni e per l'ottenimento d borse di studio scrive a  massimo coltrinari all'indirzzo
 coltrinari2011@libero.it


SCUOLA DI AGGIORNAMENTO E ALTA FORMAZIONE
“Giuseppe Arcaroli ”


Anno Accademico 2015-2016

Enti promotori

La Scuola di aggiornamento e alta formazione “Giuseppe Arcaroli”, istituita dall’ANVCG - Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Ente Morale (D.C.P.S. 19 gennaio 1947) e dall’ANRP  - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari  (Ente Morale D.P.R. 30 maggio 1949), è rivolta in particolare alla trattazione dei temi relativi ai diritti umani e ai conflitti, al fine di esaminare le conseguenze di questi ultimi nei confronti degli stessi belligeranti, dei prigionieri o feriti e della popolazione civile, nonché allo scopo di sottolineare che  la  violazione dei diritti umani, sempre di più, accende la responsabilità penale dei singoli di fronte alla Comunità internazionale in quanto tale.
Il tratto distintivo della Scuola è la multidisciplinarietà, caratteristica che permette di approfondire la tematica dei diritti umani nelle sue varie sfaccettature e di promuovere, inoltre, l'insieme delle attività formative in linea con le attuali dinamiche, volte ad assicurare un pieno rispetto dei diritti e dei bisogni delle vittime dei conflitti armati, a ridurre mali superflui e sofferenze inutili, nonché a facilitare il processo di riconciliazione e pace.

Corso di alta formazione anno accademico 2015-2016

Dal Peacekeeping al Peacebuilding:
gestire i conflitti per costruire la pace


Documentazione scaricabile:
gress

domenica 28 febbraio 2016

Coinvolti i ragazzi delle scuole superiori: Ricordati i dispersi della Battaglia

APRILIA - COMMEMORAZIONE 18 FEBBRAIO
 L'OMAGGIO FLOREALE DELL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE” E DELLA
 “ITALY STAR ASSOCIATION 1943-1945”
RICORDIAMO LE SOFFERENZE DELLA POPOLAZIONE  NEL 1944 !
Giuseppina Fiorini il cui corpo fu disperso è il simbolo della crudeltà della guerra ad Aprilia

di Elisa Bonacini
unricordoperlapace.blogspot.it

Si è tenuta nella mattinata di giovedì 18 febbraio nel piazzale del Liceo “A. Meucci” ad Aprilia la cerimonia organizzata dalla Città di Aprilia presso l'obelisco in memoria del SottoTenente dei Fucilieri Britannici Eric Fletcher Waters e dei Caduti dispersi della Battaglia di Aprilia nel 1944.
La commemorazione, nel 72esimo anniversario della morte del soldato britannico, ha visto la partecipazione delle Autorità Militari, civili e religiose, delle Associazioni d'Arma e combattentistiche di Aprilia, della Croce Rossa Italiana e di rappresentanti delle Associazioni di volontariato. In rappresentanza dell'Amministrazione Comunale di Aprilia il Vice Sindaco Franco Gabriele. Hanno presenziato studenti e Docenti del Liceo “A. Meucci” e dell' I.I.S. “C. e N. Rosselli” con i Dirigenti Prof. Ferrone, Prof.ssa Bombonati.
Dopo la deposizione della corona d'alloro Elisa Bonacini presidente dell'Associazione “Un ricordo per la pace” ha deposto alla base dell'obelisco un omaggio floreale anche a nome di Harry Shindler, rappresentante in Italia della “ITALY STAR ASSOCIATION 1943-1945”. Harry Shindler ed Elisa Bonacini sono stati i promotori dell'iniziativa dei memoriali ai caduti dispersi inaugurati nel febbraio 2014 alla presenza della rock star Roger Waters. Il veterano britannico ha fatto pervenire attraverso la Bonacini un breve messaggio che è stato letto durante la cerimonia rivolto alle giovani generazioni apriliane “affinché - si legge nella nota - non dimentichino quanto sangue è stato versato per combattere uno dei più mostruosi regimi della nostra storia e dare all'Europa la libertà e la democrazia”.
La giornata commemorativa è proseguita all'interno dell'auditorium del Liceo “Meucci” che accoglie l'esposizione dei reperti storici Bonacini “Un ricordo per la pace” sul tema “Aprilia in guerra : La Battaglia di Aprilia”. A fare gli onori di casa il Prof. Pietro Bernardo Del Buono. E' intervenuto il Vice Sindaco Gabriele cui sono seguiti gli interventi del Prof Bruno Morabito e del Prof. Giuseppe Fallea, che hanno illustrato ai ragazzi il periodo della guerra nel nostro territorio, dopo lo Sbarco Alleato del 22 gennaio sul litorale di Anzio e Nettuno.  Gli studenti Giulia Moscatelli, Alice Nalesso (voci), Valerio Ciccotti e Davide Zingaretti (chitarre) hanno eseguito alcuni pezzi dei Pink Floyd che sono stati molto graditi dalla platea. La studentessa Martina Acerbo ha letto un brano di Seneca.
L'Associazione “Un ricordo per la pace” a cerimonia avvenuta rilascia il seguente comunicato : “In questo periodo particolare che vede nel mondo sempre più violenza e guerra è doveroso per noi evidenziare con amarezza le sofferenze della popolazione civile nelle guerre di ogni tempo.
Immense furono le tribolazioni della popolazione apriliana nel 1944, costretta a subire la prima aspra fase dei combattimenti dopo lo sbarco alleato, ad abbandonare le loro case, i propri sogni, e quanto avevano costruito con tanta fatica negli anni che precedettero la guerra. Giuseppina Fiorini può essere considerata il simbolo della crudeltà della guerra ad Aprilia . A soli 18 anni, il 2 febbraio 1944, fu colpita mortalmente; anche il genero e la nipotina di due anni feriti gravemente morirono pochi giorni dopo tra atroci sofferenze. La famiglia fu costretta a fuggire abbandonando il corpo esanime della ragazza senza averne più notizie.
La Cerimonia del 18 febbraio presso il monumento ai caduti dispersi della Battaglia di Aprilia speriamo rappresenti sempre più negli anni a venire un' occasione per ricordare e rendere omaggio a tutte le vittime tra la popolazione civile. Il nostro piccolo omaggio del 18 scorso lo dedichiamo anche a quelle vittime innocenti ed al dolore delle loro famiglie ”.

Ad oggi pare non sia pervenuto alcun comunicato di Roger Waters, che sembra aver dimenticato il legame con Aprilia. Ciò nonostante attendiamo con trepidazione un suo saluto/gesto a sorpresa, a gratificazione di quanto si sta facendo ad Aprilia per mantenere il ricordo delle vittime della Guerra nel nostro territorio.

venerdì 12 febbraio 2016

15 febbraio 2013. Luigi Poli ci ha lasciato


Un ricordo ed una preghiera tra le sue montagne e i suoi alpini

Massimo Coltrinari

Ad un Maestro ed ad un Comandante, ad un Amico indimenticabile

martedì 2 febbraio 2016

Storia In Laboratorio. Scuola Media Toscanini Aprilia

ISTITUTO COMPRENSIVO TOSCANINI – APRILIA

CONTINUA NELLE SCUOLE IL PROGETTO DIVULGATIVO DELL'ASSOCIAZIONE “UN RICORDO PER LA PACE” :
 “CAPIRE L'ORRORE DELLA DEPORTAZIONE NAZISTA ATTRAVERSO LE TESTIMONIANZE DEGLI ULTIMI SOPRAVVISSUTI”

EMOZIONANTE INCONTRO DEI RAGAZZI DELLA SCUOLA MEDIA TOSCANINI CON ENNIO BORGIA SOPRAVVISSUTO A DACHAU

L'ACCORATO APPELLO DI ENNIO: “NEI VIAGGI DELLA MEMORIA NON VISITATE SOLO AUSCHWITZ!

Elisa Bonacini





Lunedì 1 febbraio presso l'Istituto Comprensivo “A. Toscanini” in via Amburgo ad Aprilia nell'ambito delle iniziative legate alla Giornata della Memoria si è tenuto l’incontro tra Ennio Borgia, sopravvissuto alla prigionia per motivi politici nel lager di Dachau ed i ragazzi di alcune classi della Scuola Media.
L'incontro proposto dall'Associazione apriliana “Un ricordo per la Pace” ha avuto l'approvazione del Dirigente Scolastico Enrico Raponi ed è è stato organizzato dalla Vice Preside Enza Luisi, dalla Prof.ssa Maria Maggiore e dalla Prof.ssa Maria Regnicoli con la collaborazione dei Prof. Laura Adamo, Giordana Cenedese, Marco Giuratti, Gaetana Murgia, Maria Luisa Natale, Viviana Pagnoni, Claudia Paravavvi, Loris Parisella, Anna Persico.
Anche in questa occasione Ennio Borgia era accompagnato dalla moglie Speranza Botticelli e da Elisa Bonacini presidente di “Un ricordo per la pace”. Presente anche Franco Tantari di Campoloeone che lo scorso anno ha seguito i ragazzi delle Scuole di Aprilia nel Viaggio della Memoria ad Auschwitz.
I ragazzi che sono stati preparati dai docenti in maniera veramente encomiabile, hanno accolto Ennio con un caloroso applauso e hanno assistito con attenzione alla proiezione del video “Ennio Borgia n°69791 - Un sopravvissuto a Dachau” realizzato dall'Associazione “Un ricordo per la pace”; il video nel 2015 ha ottenuto la concessione del logo ufficiale del 70° Anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione rientrando nel Programma di iniziative curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.
A fine proiezione i ragazzi hanno rivolto a Ennio numerosissime domande; è intervenuta anche la Bonacini raccontando alcuni particolari sulla prigionia a Dachau nella Baracca 25 che accoglieva in maggior numero prigionieri italiani, tra cui molti ex militari. Commovente il ricordo di Osvaldo Fiata, un compagno di prigionia originario di Roma che morì solo pochi giorni prima della liberazione del campo, avvenuta il 29 aprile 1945 per l'intervento della 45a divisione americana.
Un'esperienza indimenticabile e dall'alto valore educativo questa vissuta dalle classi medie dell'I.C. “Toscanini” perché è solo il contatto diretto con gli ormai rarissimi ex deportati ancora viventi che può rendere veramente tangibile l'immane tragedia dell'Olocausto.



Durante l'incontro Ennio ha rivolto un appello alle Istituzioni affinché il Giorno della Memoria si ricordino sempre anche i deportati non ebrei e affinché i ragazzi delle Scuole non visitino solo Auschwitz, ma anche gli altri campi meno noti dove sono morti migliaia e migliaia di prigionieri “per tante motivazioni. “E' bene – sostiene Ennio - che i giovani ascoltino anche la mia testimonianza perché questi tragici avvenimenti non accadano mai più, in una società dove ognuno dovrebbe avere la possibilità di esprimere in un pacifico confronto la propria opinione, senza per questo essere considerato un nemico e sterminato come tale”.











venerdì 29 gennaio 2016

Giorno della Memoria. Prefettura di Latina

LATINA : CERIMONIA GIORNO DELLA MEMORIA
CONSEGNATE LE MEDAGLIE D'ONORE A 6 INTERNATI MILITARI NEI CAMPI NAZISTI
HA PORTATO LA SUA TESTIMONIANZA ANTONIO VOLPE DI GAETA CHE HA RICEVUTO L'ONORIFICENZA IL 27 GENNAIO AL QUIRINALE



Giovedì 28 gennaio presso l’Auditorium del Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina alla presenza del Prefetto Pierluigi Faloni e delle Autorità Militari e Civili della Provincia di Latina si è svolta la Cerimonia del Giorno della Memoria promossa dalla Prefettura di Latina.
La manifestazione è stata realizzata con la collaborazione dell’Ambito Territoriale di Latina, dell’Ufficio Scolastico Regionale, del Liceo Scientifico G.B.Grassi, delle Società Mixintime e 2010 di Latina e della Direzione del Teatro Fellini di Pontinia .
Di grande intensità in apertura della Cerimonia l'intervento del Prefetto Faloni che ha rimarcato l'importanza di trasferire alle nuove generazioni la memoria della tragedia dell'Olocausto.
Durante la Cerimonia sono state consegnate le Medaglie d’Onore alla memoria di 6 cittadini pontini deportati ed internati nei lager nazisti dopo l'armistizio dell'Italia l'8 settembre 1943, destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra della Germania. Tra i nuovi insigniti pontini dell'onorificenza ha portato la sua testimonianza l'ex internato militare Antonio Volpe di Gaeta, che ha ricevuto la Medaglia il 27 gennaio dal Presidente della Repubblica Mattarella, nel corso della tradizionale manifestazione del Giorno della Memoria al Quirinale.
Conferita la Medaglia d'Onore alla memoria di Aldemiro Casoni originario della provincia di Reggio Emilia, ma cittadino di Aprilia praticamente dalla sua fondazione poichè nel 1937 venne assegnato alla sua famiglia un podere O.N.C. . Ha ritirato la medaglia la nipote Elisabetta Casoni che con grande commozione ha raccontato del nonno internato militare nel lager di Buchenwald in Germania.
Grande soddisfazione nell'Associazione apriliana “Un ricordo per la pace” che dal 2011 sta portando avanti  il proprio progetto “Memoria agli IMI (Internati Militari italiani)”: Aprilia si piazza ai primi posti nel territorio pontino per avere ottenuto finora 12 Medaglie d'Onore ai suoi cittadini internati militari nei campi di concentramento nazisti, di cui viventi Aldo Boccabella, Gino Forconi, Domenico Fusco.  Gli insigniti apriliani in ordine di consegna della medaglia sono: Ernesto Bonacini, Alfio Fiorini (entrambi deceduti), Aldo Boccabella, Gino Forconi, Amedeo Luciani (deceduto), Giuseppe Raggi (deceduto), Alfredo Federici (deceduto), Giuseppe Romani (deceduto), Domenico Fusco, Sante Tantari (deceduto), Guido Vitali (deceduto).
Alla cerimonia hanno partecipato attivamente studenti del Liceo che hanno rivolto alcune domande ad Antonio Volpe ed ai familiari degli internati deceduti. Sono stati letti alcuni passi tratti dal volume "Ricordami di essere felice" dello scrittore pontino Claudio Volpe e dal libro autobiografico “Guerra, racconto e memoria” dell'insignito Innocenzo Pennacchia.
Sono stati riprodotti brani musicali sul tema della deportazione eseguiti dal soprano Ming Ji Kang e dal cantante Elia.





lunedì 25 gennaio 2016

Casa della memoria 2009



Studenti e Cultori della Materia
Presentazione della Rivista Il Secondo Risorgimento

lunedì 11 gennaio 2016

Harry Schindler: "La Guerra non è finita"

 DOPO LA MEDAGLIA MBE HARRY SHINDLER
 32° nel “BRITONS 2015”

DA ANNI SI BATTE PER MODIFICARE LA LEGGE SUL DIRITTO AL VOTO DEGLI ESPATRIATI BRITANNICI

Ricostruì gli ultimi momenti di vita di Eric Fletcher Waters
 e con l'Associazione “Un ricordo per la Pace” 
fu promotore dell'iniziativa dei memoriali ai dispersi del 1944

LA SUA GUERRA NON È FINITA!


di Elisa Bonacini
unricordoperlapace.blogspot.it




L'amico veterano della seconda guerra mondiale Harry Shindler, dopo la medaglia MBE conferitagli il 19 febbraio 2014, per il suo impegno civile e pro diritto di voto per gli espatriati britannici si piazza ora al 32° posto tra i 50 britannici che si sono distinti nel 2015 (sondaggio pubblicato sul “the telegraph").
La sua tenacia porterà presto un grande cambiamento per coloro che come lo stesso Shindler per vari motivi vivono da oltre 15 anni all'estero, ma che con il cuore sono vicini alla loro terra e rivendicano ancora il diritto di esprimere la propria opinione politica.
La mia guerra non è finita!”. Spesso mi ha ripetuto questa frase (che è anche il titolo di una suo libro) l'instancabile Harry nato a Londra nel luglio 1921 che vive da molti anni ad Ascoli Piceno ed è il rappresentante in Italia della “ITALY STAR ASSOCIATION 1943-1945”, l'Associazione dei veterani britannici che parteciparono alla Campagna d'Italia.


Nel 1944 partecipò alle aspre operazioni belliche del 1944 nel nostro territorio aventi come finalità la liberazione di Roma. Si ricorda ancora bene i luoghi, i fatti, le dure condizioni in cui avvennero i combattimenti. Da anni da molti definito “il detective della memoria” si impegna anche nel ricostruire le storie dei militari dispersi in Italia, rispondendo alle infinite richieste dei famigliari che ancora oggi da tutto il mondo chiedono notizie sui loro cari.
Lo incontrai per la prima volta ad Anzio nel 2012 in occasione delle manifestazioni legate alla ricorrenza dello sbarco alleato. Armata di macchina fotografica e videocamera gli chiesi un intervista, che Harry gentilmente accettò di rilasciarmi il giorno seguente ad Aprilia, presso l'Istituto Rosselli, dove era ospite per la presentazione di un libro del prof. Samà.


L'auditorium dell'Istituto Rosselli già del 2008 ospitava parte dei reperti storici della seconda guerra appartenuti a mio fratello Ostilio Bonacini. La mia felicità fu grande: potevo intervistarlo proprio in quel contesto a me così caro. Mi resi subito conto della forte personalità e della tenacia nel voler trasmettere ai giovani la sua esperienza nella guerra di liberazione ed i suoi ricordi, in memoria di coloro “ che hanno combattuto e sono morti per  liberare l'Europa da un regime bestiale”.
Realizzai un articolo che venne pubblicato sul  “Giornale del Lazio” che lo rese noto anche ai cittadini apriliani.
Nacque da allora una bella collaborazione con la mia Associazione “Un ricordo per la pace”. Nelle lunghe telefonate lo ascoltavo con ammirazione, facendo tesoro dei suoi consigli e suggerimenti. Insieme maturammo l'idea di fare istituire nella Città di Aprilia la data del 28 maggio, in ricordo della data (presunta) della liberazione di Aprilia nel 1944 in memoria degli aspri combattimenti che causarono tante vittime anche nella popolazione civile.


Nel 2013 volle essere presente all'inaugurazione dell'esposizione "Un ricordo per la pace" sul tema "Aprilia in guerra : la battaglia di Aprilia" donando alcuni dei suoi cimeli di guerra e le sue mostrine di soldato semplice nel Reggimento Royal Electrical and Mechanical Engineers.
Nel 2012 dopo i miei contatti con il manager di Roger Waters, con il consenso del cantante iniziò le ricerche su Eric Fletcher Waters, il padre del cantante, fino al ritrovamento delle mappe militari britanniche che permisero di scoprire il punto di Aprilia, presso via dei Pontoni (fosso della Moletta) dove morì il SottoTenente dei Fucilieri Britannici il 18 febbraio 1944.
Nel novembre 2013 quale presidente dell'Associazione “Un ricordo per la pace” protocollai presso gli uffici comunali di Aprilia il nostro progetto condiviso di realizzare i monumenti ai caduti senza sepoltura del 1944 che vennero inaugurati il 17 e 18 febbraio 2014 alla presenza eccezionale di Roger Waters.
Non mi resta ora che esprimere la mia soddisfazione per il nuovo riconoscimento di Harry (che in questi giorni è a Londra) nel “Britons 2015” e propongo a seguire parte dell'intervista che realizzai nel 2012.


Mr. Shindler, quale è l'immagine più drammatica che i suoi occhi non avrebbero mai voluto vedere?
 “ Senza dubbio per me la scena più terribile di tutta la guerra è stata quella dei bombardamenti su Londra nel 1939-40 : la mia Londra che bruciava...!”.
Quale è l'ordine che non avrebbe mai voluto eseguire?
E molto difficile rispondere. Obbedire agli ordini fa parte del “gioco” della guerra. Potrei dire che un ordine che non avrei voluto accettare sarebbe stato quello di partire come militare per la guerra, ma questa logicamente è una risposta ironica, superficiale”.
Ritiene che al giorno d'oggi le guerre siano ancora necessarie per raggiungere la pace?
Non è vero, come dicono molti, che le guerre siano inutili. Ci sono guerre giuste. La guerra che abbiamo combattuto noi con tanta sofferenza era giusta. Prima che cominciasse, tutta l'Europa era coperta da dittature. C'erano i campi di concentramento e di sterminio. Winston Churchill, capo del governo inglese, diceva che noi combattevamo contro il più mostruoso regime della storia, ed io sono d'accordo con lui. Dopo la guerra l'Europa è diventata democratica, i campi di concentramento non c'erano più!”.
Ha un messaggio che vuole trasmettere alle giovani generazioni?
Questa libertà, conquistata al prezzo di tanta sofferenza e di tanto sangue, deve essere difesa. Voi giovani dovete difenderla. E non appena qualcuno vuole toccare un pezzo di questa libertà, ci si deve alzare in piedi e dire : No, No!!! Questo No!”.




giovedì 7 gennaio 2016

Una bella Notizia

Elisa Bonacini ci scrive:

sono felice di comunicarti che oggi 30 dicembre ho ricevuto la risposta della Struttura di Missione alla mia richiesta del logo del 70esimo della Liberazione per il mio video sulla testimonianza di Ennio Borgia di Aprilia, sopravvissuto di Dachau.
Sto per apportare quindi alcune opportune modifiche nelle musiche e nelle foto a corredo (non necessarie) che renderanno il filmato liberamente proponibile in ogni circostanza.

Allego piccola relazione sul contenuto del video.

A presto,

Elisa

La relazione allegata al video si trova su su 

www.internamentoereticolati.blogspot.com
con post in data 7 gennaio 2016

lunedì 4 gennaio 2016

I Protagonisti della Guerra di Liberazione. Un progetto rimasto tale


Progetto Storia In Laboratorio
anno 2010

Sezione Studenti e Cultori della Materia.
 Progetto: interviste ai Protagonisti della Guerra di Liberazione
  
INTERVISTA A LAPO MAZZEI

La guerra di liberazione ha rappresentato certamente una fase cruciale nella storia italiana: il nostro intento è quello di vedere proprio come il singolo si è rapportato con tali vicissitudini. A volte dietro un piccolo contributo, nelle impressioni e nelle semplici vicende personali si celano quelle indispensabili sfumature che rendono comprensibile un evento e tutto ciò che esso ha rappresentato.


In questa intervista vorrei approfondire alcuni aspetti della sua esperienza personale soffermandomi in particolare sui suoi ricordi e soprattutto sulle sue impressioni. Innanzitutto vorrei chiederle quali sono state le direttrici della sua formazione.
Devo dire che il mio percorso di formazione è stato contrassegnato da una vivacità culturale che mi ha fornito strumenti adatti per contestualizzare e interpretare la realtà che ho dovuto affrontare durante la mia vita. In particolare ricordo con affetto gli insegnamenti che ho ricevuto alle scuole elementari e al ginnasio. È stata senza dubbio una fase cruciale per la mia formazione. Presso il liceo che frequentai, il “Michelangelo “ di Firenze, riscontrai nei miei insegnamenti una vivacità culturale e un approccio critico alla realtà piuttosto marcati. Ad esempio ricordo bene come non ci fosse mai un costante incitamento verso i soldati in guerra. Eppure era vivo e ben presente un forte patriottismo. L’approccio critico della storia e della filosofia, l’occhio vigile della filosofia idealista furono senza dubbio aspetti cruciali nella mia formazione.

Quali sono i suoi ricordi ulteriori durante questa fase della sua vita?
Ricordo il duro addestramento, la grande disciplina nella mia educazione: devo ammettere che proprio in quel frangente emerse la mia passione per i cavalli e per le attività sportive.


Cosa ricorda dell’entrata in Guerra contro l’Etiopia?
È vivo nella mia memoria il ricordo del fervore popolare dopo la decisione di entrare in guerra, fu un trionfo a livello di eccitazione generalizzata. Erano grandi le speranze.

Veniamo a temi certamente più complessi da trattare, cosa può dirci sulla Seconda Guerra mondiale? Come visse quella fase cruciale?
Ricordo in particolare il rapporto contraddittorio di odio-amore con la Francia, fu un periodo confuso, dove gli insegnamenti di mio padre si sarebbero rivelati indispensabili per capire e interpretare nel modo giusto quegli eventi. D’altro canto ero molto giovane. Seguii la guerra con interesse, attenzione e speranza. Ricordo in particolare il primo anno del conflitto, l’attesa e la prima vera delusione per l’immobilità della campagna di Libia, l’eccessiva prudenza di Graziani. Ad essere sbagliata era soprattutto la concezione che si aveva della guerra. Anche il Duce in realtà non aveva capito la nostra inadeguata preparazione al conflitto. Mi spiego meglio: era una guerra di movimento, una guerra nuova, una guerra industriale fatta da mezzi meccanici. L’uomo aveva ancora un valore primario ma il contadino italiano non aveva i mezzi ne gli strumenti per affrontarla da vero protagonista. Non vi erano soldi: la società rurale italiana era povera, non aveva mezzi adeguati a disposizione. Ad esempio i mitragliatori Breda avevano un corto raggio d’azione e dunque un difetto molto significativo. Non vi era stata una pianificazione e una preparazione alla guerra. Per alcuni aspetti molto era improvvisato e tutto ciò strideva a confronto della specializzazione industriale tedesca così razionalizzata, dove ognuno aveva un compito e poteva raggiungere l’efficienza operativa.

E sulla campagna di Grecia?
La campagna di Grecia fu una profonda delusione. Emersero con evidenza l’impreparazione operativa e le carenze strutturali. I vertici dello Stato rispecchiavano una società incapace di capire l’essenza della guerra moderna: era piuttosto evidente la mancanza di collaborazione.


Quali furono le successive evoluzioni?
Devo ammettere che il crollo totale ci fu con la disfatta in Africa e gli errori strategici successivi. L’invasione della Sicilia, a torto dipinta come una fuga. Di certo non mancò la confusione, come a Cefalonia, ma anche le azioni di veri uomini di valore. Le carenze erano in particolare la mancanza di ordini che provenivano da Roma che non facevano altro che aumentare un generale clima di disorganizzazione.

Qual è il suo parere su Badoglio?
Mi limito a dire che non lo reputai un uomo dal carisma necessario per la fase storica che l’Italia stava attraversando. Non era un de Gaulle, non vedevo in lui un uomo dalla visione politica di ampio respiro.   

Cosa può dirci sulla repentina caduta di un regime come quello fascista che aveva cercato in tutti i modi di mettere radici profonde nella società italiana?
Furono il sollievo, il senso di liberazione dalla guerra ad essere più forti del fascismo. Il fascismo ha formato molti uomini nel rispetto della Patria, nel servizio dello Stato. Da Moro a Fanfani, tutti in un certo senso erano stati formati dal fascismo nella dignità e nella lealtà. Sia chiaro per formazione non intendo dire adesione a quel tipo di ideologia, parlo piuttosto di un “sottofondo culturale”. Riguardo alle cause, anzi a quelle dinamiche che portarono alla repentina caduta del fascismo i movimenti culturali furono senza dubbio elementi che vanno necessariamente tenuti in considerazione. Mi riferisco in particolare ai socialisti e alla loro preparazione che emerse con evidenza nel dopoguerra e allo stesso tempo a tutti i movimenti legati alla Chiesa cattolica.

Quale fu la reazione del popolo italiano in questa delicata fase storica?
In quei momenti così difficili, dove regnava sovrana la totale confusione, il popolo italiano mostrò una grandissima dote: quella di riuscire a contenersi e a salvarsi. Diverse forze politiche riuscivano con strumenti diversi a dare uno stimolo concreto alla vita politica del paese. Non bisogna mai dimenticare l’imperante fanatismo presente nel XX secolo.

Quale è il suo parere sulla Repubblica di Salò, come può contestualizzarla con ciò che ha appena affermato?
Le adesioni alla repubblica di Salò furono ad ogni modo significative: molti credevano che sarebbe stato possibile conciliare un regime autoritario con una maggiore libertà. La realtà poi diede risposte diverse e anche chi aveva iniziato a simpatizzare per la Repubblica dovette ricredersi. Ben presto con la Repubblica Sociale nacque in tutti noi un forte senso di rivolta per tali forme di fanatismo, si capiva la pesante mano tedesca.

Personalmente come passò quei momenti così delicati?
Ricordo la mia esperienza personale: per riuscire ad uscire da una situazione così intricata trovai rifugio in un ospedale. Grazie ad un amico di mio padre, il prof. Valdoni, riuscii ad ottenere un certificato medico per un ricovero d’urgenza in quanto ero stato richiamato. Passavo le mie giornate osservando le diverse attività dell’ospedale, uno sorta di infermiere non qualificato. Nonostante i controlli dell’ospedale militare ottenni, sempre grazie a Valdoni, sei mesi di licenza. Tuttavia ci fu un imprevisto, dovuto ad una mia leggerezza: una domenica pomeriggio uscii scioccamente dall’ospedale e fui catturato in una retata. Solo il decisivo intervento di mio padre mi permise di tornare all’ospedale, mi salvai di nuovo.


Quale fu il suo primo contatto con gli alleati?
Incontrai per primi i francesi, ricordo bene quella scena. Tuttavia i miei pensieri vanno soprattutto alla forte differenza tra la situazione in cui versava l’esercito italiano e la grande efficienza alleata. Dopo l’8 settembre l’esercito italiano visse  in un contesto di marcata confusione, era lampante la superiorità militare degli alleati e l’impreparazione dei vertici nel cercare di mantenere la situazione in ordine. Tuttavia non bisogna dimenticare anche i tedeschi: sarebbe un errore dare un resoconto di totale efficienza da parte della Wehrmacht. Mi spiego meglio: era molto alta l’efficienza e il senso del dovere, eppure era palpabili anche alcune carenze strutturali e soprattutto le voci discordanti rispetto alle volontà del fuhrer. Una voce critica interna era ben presente, il problema era la rete di informatori così capillare da rendere pressoché impossibile la possibilità di parlare liberamente.  Ad ogni modo la loro efficienza non venne mai meno, riuscirono a resistere a lungo e a difendersi nonostante le significative differenze numeriche e logistiche tra i loro reparti e quelli degli alleati. Tornando al mio primo impatto con gli alleati i le truppe francesi in particolare ricordo i reparti marocchini, non posso scendere nei particolari ma il loro comportamento non fu certamente privo di macchie. Molte violenze, disorganizzazione, caos. Anche gli ufficiali francesi non avevano una buona opinione del loro comportamento.

Quale fu il suo ruolo in una fase così delicata?
Agli alleati servivano dei riferimenti, persone in grado di tradurre e avere in tal modo la possibilità di un contatto con i partigiani. Personalmente sapevo sia l’inglese che il francese, non potevo nascondermi in una fase così importante. Fui destinato alla 19° Brigata, 8° divisione indiana. Ricordo alcuni miei colleghi come Rufo Ruffo e Ugo Contini presenti nella mia stessa divisione.
La mia prima esperienza al fronte fu a Camaiore, mi fu impartito l’ordine di accompagnare sulla cima della montagna un reparto scozzese. Rimanemmo per due giorni. Con i colleghi inglesi il rapporti erano molto cordiali, c’era una stima e un rispetto reciproco. In particolare il generale Doply si dimostrò un uomo di grande intelligenza, con lui ho mantenuti i contatti anche dopo la fine della guerra. Le operazioni belliche mi portarono poi sul Senio. In questa fase ricordo un simpatico aneddoto: a Cervia il generale scoprì di aver preso il suo gatto, così mi mobilitai per cercarlo. Alla fine ne recuperai uno simile.. il generale si accorse della differenza, ma mi ringraziò ugualmente. Tornando invece alle vicende belliche devo dire che l’inverno sul Senio fu caratterizzato da una relativa calma. Mi furono affidati venti partigiani per proteggere alcuni ponti e alcune strade, controllare i partigiani spesso non era semplice. Inoltre spesso mi trovai ad accompagnare alcuni reparti che avevano il compito di monitorare i movimenti delle truppe tedesche in alcuni avamposti: venivamo periodicamente fatti bersaglio di cannonate e raffiche di mitragliatrice.


Una curiosità, ha detto precedentemente che era stato incluso in un reparto indiano, che rapporto intercorreva tra britannici e indiani?
Ricordo in particolare un maggiore sikh. Era un uomo curioso, con cui mi trovai bene, simpatico a molti perché leggeva la mano. Ma a parte queste piccole curiosità devo dire che godeva di grande considerazione e rispetto.

I tedeschi in quella fase cercavano di avanzare?
Non ne erano in grado, come ho detto precedentemente l’inverno sul Senio fu relativamente tranquillo, permise ad esempio anche dei piccoli scambi con i nostri nemici, sigarette, whisky ecc..
Ben presto gli alleati furono pronti all’offensiva, ricordo a riguardo di essere invitato ad assistere alle operazioni, fu un gesto di grande cortesia. La concentrazione di cannoni era enorme, così come il numero dei colpi sparati. I colpi di mortaio erano praticamente costanti, come le numerose  incursioni delle fortezze volanti. L’avanzata fu grandiosa, erano così numerosi i mezzi che si congestionarono creando perfino una certa confusione. Il fronte era stato aperto e le difese tedesche ormai scalzate, superato il Po fu la volta di liberare Venezia.

Logisticamente come erano organizzate le truppe?
Vi era una grande organizzazione, grandi mezzi, tutto era curato nei minimi particolari, certo non era semplice garantire rifornimenti ad un numero così cospicui di uomini e mezzi. Per i sikh e i loro lunghi capelli ad esempio l’acqua era una priorità. La disciplina militare inglese era straordinaria.

In precedenza ha parlato dei sui contatti con i partigiani, può approfondire maggiormente questo aspetto?
Il ruolo dei partigiani fu senza dubbio significativo, ma sarebbe improprio definirli un movimento monolitico, al contrario erano molto frammentati e politicamente diversificati. Non mi mescolo volentieri con i partigiani per una semplice ragione, è vero alcuni combatterono per liberare l’Italia, ma numerosi gruppi inquadrati politicamente furono protagonisti di episodi di violenza, delitti e uccisioni sommarie che non posso condividere.


L’Intervista è stata raccolta tre anni fa da Stefano Valente per un progetto dedicato ai protagonisti della Guerra di Liberazione voluto dal gen. Luigi Poli, che non si è potuto realizzare per la scomparsa del Senatore nel febbraio 2013. Come contributo alla conoscenza riportiamo questa intervista nell’azione volta alla pubblicazione di inediti posseduti per il non realizzarsi di progetti avviati e mai completati per dare possibilità a coloro che vi erano impegnati di vedere pubblicata l’opera loro.