Latina.Giornata della memoria,Il Prefettoconsegna le medaglie d'onoreCerimonia nel palazzo del governo, riconoscimenti ai familiaridi dieci deportati.Commovente video del liceo artistico |
lunedì 27 gennaio 2014
Un bel successo per Elisa
martedì 21 gennaio 2014
Una storia infinita
| Caso marò La parola non spetta ai tribunali indiani Natalino Ronzitti 17/01/2014 |
Si confida addirittura che le autorità indiane possano consentire il ritorno in Italia dei marò, fermo restando che il processo a loro carico continua per i capi d’imputazione previsti dal Codice penale indiano. Vorremmo essere ottimisti. Purtroppo le previsioni sono state altre volte puntualmente smentite, anche perché fondate solamente su dichiarazioni di organi dell’esecutivo (ministro degli esteri e ministro della giustizia) riportate dalla stampa.
Errori e piroette
Stendiamo un velo pietoso sugli errori del passato. Chi si assume la responsabilità di aver consentito alla Enrica Lexie, con a bordo i marò italiani, che si trovava in alto mare, di ottemperare all’invito delle autorità indiane a dirigersi nel porto di Kochi?
Per ben due volte i marò sono tornati in Italia: per la licenza natalizia (2012) e in seguito per votare alle elezioni politiche. Perché non si è approfittato, già la prima volta, della loro presenza sul territorio nazionale per non riconsegnarli all’India? La seconda volta un maldestro tentativo di seguire questa via è finito in una farsa tragicomica e l’Italia ha ceduto di fronte alle minacce indiane nei confronti del nostro agente diplomatico.
Ogni tanto ci si ricorda dell’affaire marò e si rincorrono proposte più o meno strampalate. C’è chi voleva candidarli alle elezioni politiche anticipate e ora a quelle del Parlamento europeo, chi vorrebbe far intervenire le Nazioni Unite (ma quale organo?), chi invece, abituato alle piroette diplomatiche, propone mosse e contromosse e chi muscolose contromisure, senza spiegarci esattamente in cosa consistano. L’elenco potrebbe continuare.
L’ignoranza regna sovrana, anche ai più alti livelli. Si paventa l’applicazione della legge antipirateria indiana, che prevede la pena di morte. Ma le autorità indiane, almeno a livello di Nia (National Investigation Agency), hanno parlato di applicazione della legge indiana (SUA Act), che dà esecuzione alla Convenzione sulla repressione degli atti illeciti di violenza contro la navigazione marittima del 1988 che, ironia della sorte, fu negoziata a Roma nel quadro dell’Imo (Organizzazione marittima internazionale) su iniziativa italiana dopo l’incidente dell’Achille Lauro (1985), il transatlantico italiano dirottato da un commando palestinese.
La Convenzione del 1988 e di conseguenza il SUA Act sono inapplicabili al caso concreto, poiché essi riguardano il terrorismo internazionale e l’atto che viene imputato ai due marò, a parte ogni altra considerazione circa la veridicità dei fatti asseriti dall’accusa, non è ovviamente qualificabile come terrorismo.
Giurisdizione italiana
Nella strategia seguita, che fin dall’inizio è consistita nel difendersi nel processo invece di difendersi dal processo, si è perso di vista il punto fondamentale: i due marò sono organi dello stato italiano e quindi godono dell’immunità per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni. Tanto più che il preteso omicidio è avvenuto in alto mare e non nelle acque territoriali indiane. Questo non significa che i marò siano legibus soluti, cioè svincolati da qualsiasi legge. Essi sono soggetti alla legge italiana e spetta alla magistratura italiana (ordinaria e militare) giudicarli.
La premessa dell’assenza di giurisdizione indiana, che è anche una questione di interesse nazionale, non essendo questo confinato al solo comparto economico-finanziario, impone di prendere le contromisure adeguate.
Iniziativa europea
A livello di Unione europea, occorre che l’Alto rappresentante per la politica estera e gli altri organi competenti dell’Unione prendano un’iniziativa incisiva e smettano di trincerarsi dietro la scusa che la questione dei marò è un affare bilaterale Italia-India.
Il proposito di bloccare le trattative in corso per un accordo di libero scambio tra Ue e India è una strada da percorrere. L’iniziativa deve essere presa e perseguita però al più alto livello governativo, palesando chiaramente che l’Italia si opporrà al perfezionamento dell’accordo quando questo approderà al tavolo del Consiglio dell’Unione, qualora non venga risolta la questione dei marò. Qualche passo si sta finalmente facendo in questa direzione.
L’organo che deve districare la matassa è il Segretario Generale delle Nazioni Unite. La pirateria è ormai configurata come una minaccia alla pace o quanto meno alla sicurezza dei traffici marittimi. Il Segretario Generale può far tesoro dei numerosi precedenti, in cui i suoi predecessori hanno risolto complessi problemi di rapporti giurisdizionali tra gli stati.
Come extrema ratio i due marò potrebbero trovare rifugio nella nostra ambasciata di New Delhi senza più sottostare alle intimazioni indiane. Allo stato italiano spetta ribadire con fermezza che essi non sono soggetti alla giurisdizione locale. Per confermare che i marò non godono invece di nessuna immunità dalla giurisdizione italiana, le nostre autorità giudiziarie potrebbero proseguire le indagini a loro carico anche servendosi dei mezzi che la moderna tecnologia mette loro a disposizione.
I locali della rappresentanza diplomatica sono inviolabili e non credo che l’India intenda imitare ciò che fece l’Iran con la sede diplomatica americana a Teheran, avallando l’invasione dell’ambasciata e la presa in ostaggio del personale diplomatico e consolare (1979): la violazione fu condannata dalla Corte internazionale di giustizia e da tutta la comunità internazionale.
Natalino Ronzitti è professore emerito di Diritto internazionale (LUISS Guido Carli) e Consigliere scientifico dello IAI.
venerdì 17 gennaio 2014
Servizio di Guardia. Note a margine
Un quadro generale di quello che può capitare
durante il servizio.
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cliccare sopra il link
martedì 14 gennaio 2014
Le stragi Nazifasciste del 1943-1945
Oggi 14 gennaio 2014 alle ore 17 nella Sala del cenacolo (Camera dei deputati) Vicolo Valdina Roma sarà presentato il volume
" Le stragi nazifasciste del 1943-1945 - Memoria, responsabilità, e riparazione"
, volume edito da Carocci Editore, a cura dell'ANPI. Ne discutono: Marcello Flores, Nicola Labanca e Carlo Smuraglia, presidente dell'ANPI. La discussione sarà moderata da Dino Messina del Corriere della Sera.
Nell'occasione sarà illustrato dal prof. Pezzino l'avvio dei lavori di ricerca per un "Atlante delle Stragi" a seguito di intese tra i Ministeri degli Affari esteri d'Italia e di Germania.
mercoledì 8 gennaio 2014
15o° corso Accademia Militare: video sulla figura del Gen. Duranti
Riceviamo da Pino Iacono la seguente email:
ll
video del Gen.Duranti è da oggi su Youtube al link http://youtu.be/8tKrU_gXFF8
Vi dico subito che ho dovuto apportarvi delle
modifiche : all’inizio, dove l’originale presenta una traccia audio
incongrua,sovrapposta alle clips video della presentazione del
video.
Ho ritenuto quindi di rieditare le clips della
presentazione senza alcun audio di sottofondo . E alla fine, quando ho
inserito delle clips con commenti conclusivi anche a nome del
Corso.
Il titolo su YouTube è :
“Testimonianza di vita militare, quando tutto era
diverso”
I tags (parole chiave) per
rintracciare il video da parte di terzi, sono :
Naja-Servizio Militare Obbligatorio-Obblighi di leva-Gen.Duranti-Alessandro
Duranti-150° Corso Montello-Accademia Militare di
Modena-Valori-Italia-Patria-History.
La macro categoria sotto cui il video è stata postato è “Notizie e
Politica”.
Per evitare intromissioni e commenti da parte dei soliti idioti ( di cui la
rete è piena), ho vincolato la pubblicazione di commenti altrui, quindi di
chiunque, alla mia autorizzazione.
Il commento al video : ho messo insieme delle parole. Spero le
condividiate. Diversamente sono a disposizione per modifiche.
Saluti cari a tutti
Pino
Iacono.
www.secondorisorigmento.blogspot.com.
chi non desidera ricevere gli ulteriori post di questo blog è pregato di comunicarlo a ricerca23@libero.it
domenica 5 gennaio 2014
Sommario Anno XIII, II, n.5 Semestrale
SOMMARIO
Anno XIII, II, 2003, n.5,
Semestrale
Editoriale del
Presidente
SAGGI E STUDI
Niccola Oddati, Gran Bretagna, Stati Uniti,
Italia e la politica nei Balcani
e nel Mediterraneo,
“Brennero” all’indomani
dell’armistizio,
Ciro Paoletti, Come fu salvata la bandiera del Reggimento San Marco dopo l’8
settembre.
Alessandro Melis, Luigi Accardo, La Guerra di
liberazione Nazionale 1943-1945.
Gli I.L.L.O.’s: Italian
Intelligence Liason
Officers. Ufficiali Italiani
dell’8° Armata Britannica. Spunti di
riflessione
Francesco Griccioli della Grigia , Note a margine
NOTE E DISCUSSIONI
Aldo
Laganà, L’uso politico della Storia. Storia bugiarda, Storia condivisa.
Revisionismo e Antirevisionismo
Alberto
Li Gobbi, Relazione del Capitano di Art. spe Alberto Li Gobbi
8 settembre 1943 - 27 agosto 1944
Giuseppe Malgaro, Ricordi di un ex combattente della
Seconda Guerra Mondiale
1940-1945…
CULTURA
Paolino Orlandini, La sorte dei Cosacchi in
Italia…
VITA ASSOCIATIVA
Adriano Guglielmi, Carcere di Marassi. Persone
indimenticabili ormai sconosciute.
Ricordi di un antico ragazzo
Secondo
Risorgimento d’Italia: indici degli articoli pubblicati nel 2001
RECENSIONI
A Cura di Laura Coltrinari
In Copertina 1943: Il centro
storico completamente distrutto di Mignano
domenica 22 dicembre 2013
Auguri
domenica 8 dicembre 2013
Montelungo: Combattere l'Oblio
In occasione della data anniversaria della battaglia di Montelungo, nel riprendere materiali per un progetto voluto dal gen Luigi Poli volto a pubblicare le testimonianze dei superstiti (2010) della Guerra di Liberazione (Progetto Storia in laboratorio. Titolo "Combattere l'Oblio"), progetto non potutosi realizzare, riportiamo l'intervista che Stefano Valente a fatto a Lapo Mazzei.
Nel ricordo del gen Luigi Poli e della tradizione che si era instaurata l'8 dicembre in cui si presentava e il calendario Associativo e le attività di ricerca volta a divulgare i valori della Guerra di Liberazione, l'intervista a Lapo Mazzei vuole rappresentare un contributo alla conoscenza delle gesta di chi fu partecipe della Guerra di Liberazione ed un Omaggio a chi per questi valori diede la vita, nel solco di una attività.
(Il Gruppo Studenti e Cultori. www.studentiecultori.blogspot.com)
INTERVISTA A LAPO MAZZEI
Ufficiale I.L.L.O.
Stefano Valente:
Vorrei approfondire alcuni aspetti della sua formazione: quali sono i
suoi ricordi d’infanzia?
Il mio percorso di vita nasce in
una famiglia da sempre formata da uomini dedicati agli studi giuridici ed
economici e molti con una vena artistica, Jacopo Mazzei, mio bisnonno, era
Ministro di Giustizia del Granduca e si dimise quando questi si rifiutò di
ristabilire lo Statuto. Suo fratello fu architetto e a lui si devono tante
opere in Firenze e in Toscana, fra cui la più famosa il restauro del Bargello.
Mio padre era professore di politica economica che mi insegnava ad osservare
con critica quanto succedeva in quegli anni ma con un sempre preciso
insegnamento, capire e servire sempre gli interessi del Paese.
Ho studiato al Liceo Michelangelo
di Firenze ed ebbi dei professori con un approccio molto vivace e critico alla
realtà in cui vivevamo. Era vivo e presente un forte patriottismo ma con un
approccio critico della storia e della filosofia, senza indulgenze ideologiche.
Ricordo inoltre una grande disciplina nella mia educazione e la scuola,
disciplina anche nello sport in cui emerse la mia passione per l’equitazione e
per le attività sportive.
Cosa ricorda dell’entrata in guerra contro l’Etiopia?
Francamente é più forte in me il
ricordo della conclusione con la conquista di Addis Abeba in una eccitazione
generalizzata, un vero trionfo: evidentemente grandi erano le speranze
suscitate dall’evento.
Lei come visse quella fase cruciale?
Ricordo nella prima fase
l’attacco alla Francia, un rapporto contraddittorio di amore e
contrapposizione. D’altro canto ero molto giovane e seguii la guerra con molto
interesse, apprensione e speranze. Ricordo il primo anno del conflitto,
l’attesa e l’immobilità della campagna di Libia, la prudenza difensiva di
Graziani. Oggi possiamo dire con certezza che entrammo in guerra
coscienti della nostra inadeguata preparazione, ma nella quasi certezza che
tutto si sarebbe concluso in pochi mesi. Certamente non avevamo idea di cosa
fosse una guerra meccanizzata, una guerra industriale, alla quale non solo non
eravamo preparati ma che avrebbe richiesto anni, anni ed anni di lavoro per
potersi adeguare. Il soldato tedesco era un meccanico, il soldato italiano un
contadino. Non parliamo poi delle differenze col mondo super organizzato degli
alleati che rispecchiava la straordinaria potenza industriale di quei paesi e
la collaudata volontà patriottica.
E sulla campagna di Grecia cosa ricorda?
La campagna di Grecia fece
emergere con evidenza l’impreparazione operativa in una concezione della guerra
che non era molto cambiata rispetto al primo conflitto mondiale e in più la
carenza organizzativa.
Ci furono successive evoluzioni?
La disfatta in Africa che colpì
non solo noi ma anche l’alleato tedesco che aveva il comando delle operazioni
determinò la svolta integrale della guerra.
L’invasione della Sicilia è sempre stata dipinta come una fuga.
Non è vero che fu una fuga per
molti reparti e la documentazione oggi disponibile lo attesta. Noi spettatori
sentivamo il progressivo aumento di un clima generale di disorganizzazione e di
sfiducia che partiva da Roma.
Qual è il suo parere su Badoglio?
Non lo reputo un uomo adatto a
fronteggiare la fase storica che si stava attraversando. Non era un De Gaulle,
non era un trascinatore, soprattutto non aveva una visione chiara e una
politica di ampio respiro e il coraggio. Penso che sperasse in una resa
dell’esercito tedesco in Italia che seguisse la nostra resa, in questa speranza
lasciò che l’Italia fosse integralmente occupata dalle forze tedesche piombate
dalla Germania, aggressive, ben organizzate e preparate al momento decisivo.
Che cosa può dirci della società italiana?
Il fascismo non è decaduto in
maniera repentina, dalla campagna di Grecia in poi serpeggiava fra gli italiani
e nel partito fascista la coscienza del disastro che si avvicinava e l’idea di
come riuscire a salvarsi. Il voto contrario a Mussolini al Gran Consiglio, e il
conferimento di tutti i poteri al Re, non fu un fatto repentino ma preparato e
studiato in tutte le forme. Fu un atto coraggioso che determinò la caduta del
regime, molti dei protagonisti del Gran Consiglio, catturati, furono fucilati,
nel famoso processo di Verona un anno dopo.
Bisogna dire che il fascismo non
era simile al nazismo e al comunismo, questi ultimi due identificavano il partito con lo Stato, il
fascismo non si identificò con lo Stato ma lasciò in vita la vecchia struttura
dello Stato monarchico. I prefetti, i Ministeri
e via discorrendo. Moltissimi degli uomini che poi hanno formato la
spina dorsale dell’Italia dopo la guerra erano nati e vissuti durante quell’epoca in cui certo si era
insegnato il rispetto della Patria e il servizio dello Stato.
Nel 1942 si tenne a Roma all’Istituto
Nazionale di Cultura fascista un grande convegno sul tema dell’unità
dell’Europa a cui parteciparono studiosi di storia, di economia, di
giurisprudenza, più di cento, provenienti da tutte le parti d’Italia. Nel leggere il rapporto stenografico di
questo incontro promosso certamente per dare un’arma a Mussolini per
svincolarsi dai tedeschi, fu posto il problema dell’unità d’Europa, con la
forza o con la libera adesione: prevalse la seconda tesi e fu esplicitamente
detto che di questo dovevano essere messi al corrente i tedeschi.
Sull’argomento ci fu una votazione unanime, tranne un astenuto, che se non vado
errato fu il Prof. Spirito. Presiedeva il convegno come Presidente
dell’Istituto di Cultura fascista il prof. Pellizzi che fu poi Preside della
Facoltà di Scienza Politiche Cesare Alfieri a Firenze. Uomo di grandissima
preparazione che era stato addetto culturale a Berlino e poi a Londra. Dai
rapporti stenografici dell’incontro si evince con chiarezza gli orientamenti
culturali dei partecipanti : cattolici, socialisti, liberali, ecc.
Quale fu la posizione del popolo italiano?
Il periodo tra il 25 luglio e l’8
settembre fu un momento di riflessione, il popolo italiano mostrò la
grandissima dote di riuscire a contenersi e a salvarsi: le forze politiche
certo cercavano di organizzarsi per la svolta e non bisogna mai dimenticare il
quadro dei fanatismi che hanno imperato nel XX secolo. Il vero problema nacque
dopo l’8 settembre, dichiarare l’armistizio in un paese stanco e con un
esercito sfiduciato e conscio della propria debolezza non poteva portare altro
che a uno sfascio generale e a una fuga. Ho un ricordo vivissimo dei giorni
dopo l’8 settembre con una marea di soldati disordinati, a piccoli gruppi, che
con ogni mezzo cercavano di raggiungere
i loro luoghi di residenza. Io ero in campagna e questo spettacolo
agghiacciante mi rimarrà sempre inciso nella mente. Questa disgregazione
naturalmente non colpì tutti i reparti, alcuni di loro si comportarono con
dignità pur sapendo di soccombere.
Qual’é il suo parere sulla Repubblica di Salò?
Nacque la Repubblica di Salò, che
partì con due filoni culturali: il
rifiuto del presunto tradimento, la perdita dell’onore e il problema se fosse
possibile conciliare un regime autoritario con una maggiore libertà. Le risposte
furono inequivocabilmente diverse ed anche chi aveva iniziato a guardare con
simpatia la Repubblica dovette ricredersi, in pochissimi giorni nacque un forte
dissenso, di rivolta per il fanatismo che la Repubblica sociale portava con se
come strumento della pesante mano tedesca.
Personalmente come passò quei momenti così difficili?
Mio padre mi indusse a ragionare
su un elemento fondamentale: la
legittimità del governo che senza dubbio era con il Re e con Badoglio e la
fedeltà dunque al supremo interesse del nostro Paese che certo non era quello
di farsi massacrare per servire i tedeschi. Essendo del 1925 fui richiamato e
grazie ad un grande amico di mio padre prof. Valdoni, fui ricoverato d’urgenza
in ospedale dove rimasi per tre mesi finché fui inviato all’Ospedale Militare
in via San Gallo dove mi rinnovarono tutti i controlli per accertare una
malformazione al mio rene sinistro diagnosticata dal Prof. Valdoni e, malgrado
le incertezze sulla diagnosi, mi furono dati sei mesi di licenza. In quei
giorni commisi una grande leggerezza: una domenica pomeriggio uscii
dall’ospedale e fui catturato in una retata in piazza della Repubblica e solo
il decisivo intervento dell’ufficiale di picchetto dell’Ospedale, che neanche sapeva che ero lì ricoverato, e
privo di informazioni poiché era domenica, mi permise di ritornare
all’ospedale; gli ufficiali medici erano tutti chiaramente schierati contro la
repubblica sociale.
Quale fu il suo primo contatto con gli alleati?
Eravamo in campagna in quel
momento, in Chianti, in Provincia di Siena. I primi arrivati furono i francesi,
con le truppe marocchine che rimasero per qualche giorno e non fu una
convivenza tanto tranquilla, per fortuna furono presto ritirati per lo sbarco
nel sud della Francia, a loro subentrarono i neozelandesi, i canadesi, ed infine
la divisione italiana Legnano che stava preparandosi proprio in Chianti. Ebbi modo di osservare il comportamento dei
due contendenti, l’impressionante abbondanza di mezzi di ogni genere degli
alleati e la straordinaria capacità dei tedeschi di resistere con pochi uomini,
poco armati, con poca artiglieria, e senza
aviazione a rallentare l’avanzata
alleata.
Quale fu il suo ruolo in questa fase così delicata?
Seppi che a Firenze, non appena
liberata, si arruolavano giovani nel regio esercito per un reparto speciale di
ufficiali, rapidamente divenuti tali, che conoscevano l’inglese e il francese e
che era organizzato dal SIM, Servizio Informazioni Militari, mi presentai al
capitano Capponi, che dipendeva dal comandante del gruppo: Italian Intelligence
Liaison Officers, colonnello Esclapon e
fui destinato, dopo un breve corso, alle dipendenze di un Capitano dei
Granatieri a Perugia, al comando della XIX Brigata dell’ottava divisione
indiana, a questa divisione furono assegnati altri colleghi, ricordo Alessandro
Cortese de Bosis, Rufo Ruffo e Ugo Contini Bonacossi. Eravamo in tutti circa
cento, oggi ahimé siamo rimasti molto pochi. Essendo molto giovane e senza
esperienza l’approccio in un comando di brigata che aveva fatto la guerra
contro di noi fino dall’Etiopia, fu
psicologicamente difficile, ma dopo poco i rapporti diventarono cordialissimi,
amichevoli, e in particolare il generale comandante la brigata si dimostrò
particolarmente attento e, vorrei dire, protettivo. Con lui mantenni contatti
anche dopo la fine della guerra.
La mia prima esperienza al fronte
fu a Camaiore, nel momento in cui la nostra divisione fu mandata in quel
settore tirrenico, a tamponare una falla di una divisione americana che non
aveva resistito a un contrattacco tedesco. Io ebbi l’ordine di accompagnare un
reparto scozzese sulla cima di una montagna verso l’Appennino. Dopo pochi
giorni, respinto l’attacco tedesco, la nostra divisione fu mandata sul fronte
adriatico a prendere posizione sul Senio. In questo trasferimento complesso e
lungo, nella fermata a Cervia un Capitano addetto agli automezzi e che aveva
l’incarico di portare sempre con se il gatto del Generale non riuscì a impedire
la fuga del piccolo animale. Quando fummo stabiliti sul Senio, il Generale,
molto seccato del fatto, mandò tutti i giorni un ufficiale a cercare il gatto a
Cervia. L’ultimo giorno, prima di partire per una licenza in Inghilterra, dette
a me l’ordine di andare e a Cervia dove tutti ormai ridevano di questa vicenda.
Si trattava di un normale gatto soriano e proposi ai miei colleghi di trovarne
uno il più simile possibile, da qualche famiglia in Romagna. Riuscii
nell’intento e preparammo il nuovo ospite a stare alla mensa e a non
spaventarsi a vivere con noi. Rientrato il Generale dopo cena, ci intrattenne
sul suo soggiorno in Inghilterra con il gatto seduto sulle sue braccia. Noi
eravamo tutti soddisfatti pensando che non avesse capito ma alla fine disse:
“signori, sono le ore dieci, è tempo che vada a riposarmi, non è lo stesso
“pussy” ma grazie lo stesso”. In quell’epoca mi furono affidati dei partigiani
con il compito di sorvegliare alcuni ponti e strade, non era una cosa semplice,
la disciplina non era il loro forte e dipendevano dal comandante Bulow che poi
divenne l’onorevole Boldrini.
Accompagnai un colonnello della
brigata nella terra di nessuno per osservare, ove possibile, i movimenti delle
truppe tedesche, venimmo bersagliati da raffiche di mitragliatrici e poi da
colpi di mortaio.
In conclusione devo dire che con
gli inglesi i rapporti erano cordiali ma superficialmente l’idea di liberarsi
dal dominio inglese era molto forte e con noi ne parlavano molto apertamente.
Fra gli indiani vi era un maggiore Sik, un uomo tenuto in grande considerazione
e rispetto dagli inglesi , che sempre sedeva alla destra del generale, era
molto simpatico e molto amichevole con noi italiani ed elegantemente critico
del peso inglese sul loro paese.
I tedeschi in quella fase cercavano di avanzare?
Non erano in grado di farlo,
l’inverno sul Senio fu relativamente tranquillo, permise anche dei piccoli
scambi di sigarette e whisky fra i due nemici con qualche incidente quando i
Royals Fusiliers furono sostituiti dai
Gurkas. Ben presto con l’inizio della primavera gli alleati furono pronti
all’offensiva e fui invitato ad assistere all’illustrazione del piano di
attacco insieme ad Alessandro Cortese de Bosis, fu un gesto di grande cortesia.
Su un fronte di 11 Km furono concentrati 400 cannoni, con 1000 colpi per ogni
cannone. Ogni compagnia sparava senza fine colpi di mortaio e dal cielo le
fortezze volanti colpivano le difese tedesche. L’avanzata fu poi straripante, i
mezzi erano così numerosi che congestionando le strade era difficile andare
avanti. L’esercito tedesco era ormai in disfacimento e, superato il Po, gli alleati
raggiunsero Venezia rapidamente. Sul Senio a fianco della mia brigata ci fu,
per qualche tempo, la divisione Cremona con cui ebbi dei rapporti di
collegamento molto cordiali, anche loro
avevano dei problemi assai complessi per i reparti partigiani aggregati alla
divisione ma, di fatto, rimasti autonomi.
Logisticamente come erano organizzate le truppe?
Vi era una grande organizzazione,
grandi mezzi, tutto curato nei minimi particolari. Avevamo un problema
particolare per i reparti Sik che ogni sera avevano bisogno di trovare un luogo
dove ci fosse acqua sufficiente per adempiere
al loro dovere di lavarsi tutti i giorni integralmente i capelli. La
disciplina militare invece era straordinaria, la forma straordinariamente
severa accompagnata da un’auto ironia che si manifestava soprattutto nei loro
inni militari che in occasione di marce cantavano a squarciagola.
Il ruolo dei partigiani fu senza
dubbio significativo ma sarebbe improprio definirli un movimento monolitico. La
maggioranza era politicamente legata al movimento che si proponeva di preparare
un dopo guerra legato agli interessi e al dominio della Russia attraverso i
partiti comunisti. In realtà larga parte dei partigiani combatteva per
l’avvento di un regime di matrice sovietica ad essa legata, di qui la
condiscendenza verso Tito sulla frontiera Est, dall’altra parte i repubblichini
della Repubblica di Salò erano strumenti
e servi della politica tedesca, gli unici senza condizionamenti di questo
genere che servirono solo gli interessi dell’Italia fu il ricostituito regio
esercito che ebbe in Italia ed all’Estero più di ottantamila morti dopo l’8
settembre senza condizionamenti ideologici, col solo ideale della fedeltà al
servizio del Paese.
Si parla sempre di fuga a
Brindisi del Re e di Badoglio ma nessuno si domanda che cosa sarebbe successo
se non fossero andati a Brindisi creando le premesse per la rinascita
dell’esercito e dello Stato Italiano. Senza quella decisione l’Italia sarebbe
stata stritolata dalla dichiarata volontà del Fuhrer di far tabula rasa del
nostro paese e dalle decisioni unilaterali degli alleati.
martedì 3 dicembre 2013
THE BATTLES FOR THE MIGNANO GAP The new Italian Army's baptism of fire
AUR and the Associazione Reduci LI° Battaglione A.U.C. Bersaglieri “Montelungo 1943” present
An introduction and visit to the battlefields
Hotel Rocca, Cassino – Friday, December 6, 2013
Between 8 and 17 of December 1943 American and Italian troops fought for the first time together, in a coordinated operation against the German Bernhardt Line (the Winterline for the Allies) the last resistance on the via Casilina, the road to Rome, before Cassino. The Battle of Montelungo was not only a test of the new army's mettle against the German position but it showed Gen.Clark that Italian soldiers could be trusted.
Professor JAMES WALSTON, The American University of Rome; Lieutenant Colonel LIVIO CAVALLARO, Scuola di Fanteria di Cesano MATTHEW PARKER, Author of 'Monte Cassino: The Story of the Hardest-fought Battle of World War Two' (2004)
will offer, in English, an outline of this key moment in US-Italian relations; a summary of the events from a military point of view and an overview of the battles for the Migano Gap within the wider context of the battles for Montecassino and the entire Italian campaign
The presentations are intended, as a short introduction preceding the visit to the battlefields. The goal is to offer English speaking journalists, historians, military and cultural attachés a synthetic overview of the battles of Montelungo and of San Pietro Infine.
The presentation will be held in the Hotel Rocca Conference Room, Via Sferracavallo, 105 03043 Cassino (FR) (0776 311212) A shuttle service will be available for transit from Cassino railway station to the Hotel Rocca, the conference and the battlefields.
10.15 – Conference 15.00 – Visit to San Pietro Infine 12.00 – Visit to Montelungo 16.30 – Return to the Hotel 12.45 – Light buffet
Organized by Prof. Andrea Branchi
RSVP andrea_branchi@fastwebnet.it 333 968 3737
THE BATTLES FOR THE MIGNANO GAP
The new Italian Army's baptism of fire
Hotel Rocca, Cassino – Friday, December 6, 2013
Between 8 and 17 of December 1943 American and Italian troops fought for the first time together, in a coordinated operation against the German Bernhardt Line (the Winterline for the Allies) the last resistance on the via Casilina, the road to Rome, before Cassino. The Battle of Montelungo was not only a test of the new army's mettle against the German position but it showed Gen.Clark that Italian soldiers could be trusted.
Professor JAMES WALSTON, The American University of Rome; Lieutenant Colonel LIVIO CAVALLARO, Scuola di Fanteria di Cesano MATTHEW PARKER, Author of 'Monte Cassino: The Story of the Hardest-fought Battle of World War Two' (2004)
will offer, in English, an outline of this key moment in US-Italian relations; a summary of the events from a military point of view and an overview of the battles for the Migano Gap within the wider context of the battles for Montecassino and the entire Italian campaign
The presentations are intended, as a short introduction preceding the visit to the battlefields. The goal is to offer English speaking journalists, historians, military and cultural attachés a synthetic overview of the battles of Montelungo and of San Pietro Infine.
The presentation will be held in the Hotel Rocca Conference Room, Via Sferracavallo, 105 03043 Cassino (FR) (0776 311212) A shuttle service will be available for transit from Cassino railway station to the Hotel Rocca, the conference and the battlefields.
10.15 – Conference 15.00 – Visit to San Pietro Infine 12.00 – Visit to Montelungo 16.30 – Return to the Hotel 12.45 – Light buffet
Organized by Prof. Andrea Branchi
RSVP andrea_branchi@fastwebnet.it 333 968 3737
Si continua, ma non con loro
Nel ringraziare chi scrive delle cortesi parole che vengono usate nei nostri confronti, cogliamo l'occasione per comunicare che ogni collaborazione con l'Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione è terminata l'8 aprile 2013 non per nostra volontà. Con una lettera di poche righe, l'attuale Presidente ha comunicato che può fare a meno del nostro contributo ed in una riga e mezzo ci ringrazia per dieci anni di collaborazione. Sono decisioni di cui prendiamo atto, anche se continuiamo a "fare ricerca" come si è fatto dal 1999, anche senza e con la predetta Associazione. Continuiamo a proseguire l'opera del gen. Luigi Poli, superiore, maestro ed amico, nel solco da Lui tracciato. Però non siamo in grado di rispondere, per ovvie ragioni, a lettere come questa che pubblichiamo. Per ogni altra informazione rinviamo al blog www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com collegato a questo per la ricerca storica specifica.
Il gruppo "Studenti e Cultori", già Sezione della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione (2009-2012)
(per info: www.studentiecultori.blogspot.com)
Pregiatissimo Signor Dottor Alberto Marenga, buona sera.
Mi chiamo Ambrogio Gatti Comini e Le scrivo da Pavia, avendo avuto il Suo
indirizzo dal Generale Massimo Coltrinari.
Avevo già inviato due richieste di informazioni agli indirizzi dell'
Associazione che cura la pubblicazione del periodico "Il Secondo Risorgimento
d'Italia" perché dovrei recuperare il numero della rivista e la data di
pubblicazione di alcuni saggi a cura del Generale Gennaro Trotta sul
combattimento di Rustico del 17 luglio 1944 da citare su una pubblicazione che
sta curando la Mediateca Giamagli di Polverigi, alla quale sto collaborando con
il ritrovamento di notizie e di testimonianze di famigliari e parenti dei 18
soldati caduti quel tragico giorno, delle loro fotografie, delle notizie
contenute nei loro fogli matricolari. Nei precedenti messaggi avevo anche
specificato il numero delle pagine della pubblicazione, che è l'unico dato certo
che conosco, perché ho ricevuto per posta ordinaria copia delle suddette pagine
dalla sorella di un caduto, Salvatore Finelli, insieme a molto altro materiale
ma senza il frontespizio della rivista.
Mi permetto di richiedere la Sua preziosa collaborazione perché dovrei
consegnare il materiale che ho raccolto e che sto ordinando alla Mediateca di
Polverigi entro la prossima metà di dicembre. In assenza dei dati che mi mancano
su quanto scritto dal Generale Trotta, sarò costretto a non utilizzare le
preziose notizie in esso contenute che mi sembrano però una testimonianza
importante.
Se per semplificare la ricerca fosse necessario acquistare da parte mia i
numeri del periodico che mi interessano, La prego di indicarmi quanto e come
versare l'importo necessario.
Ho già inviato all'Associazione via mail una copia di un mio lavoro sul
giovane pavese Luigi Maestri, fratello di mio suocero,
allegandola a uno dei precedenti messaggi.
Con la speranza che mi possa indicare i dati che mi occorrono, La ringrazio
della cortese attenzione e Le porgo i più distinti saluti.
Ambrogio Gatti Comini - Corso Garibaldi n. 61 - 27100 - Pavia
telefono 0382302216
sabato 30 novembre 2013
Montelungo: Conferenza della Associazione del fante
L’Associazione Nazionale del Fante,
Sezione di Roma Capitale
invita la S.V. alla conferenza
“LA BATTAGLIA DI MONTELUNGO (8-16 dicembre 1943):LA RINASCITA DELL’ESERCITO ITALIANO”
Museo Storico dei granatieri - Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 7 – ROMA
Giovedì 5 dicembre 2013 - Ore 17,00
Al termine della Conferenza sarà offerto un rinfresco.
RSVP
Il segretario ANF di Roma Capitale-MOVM Guido Alessi
Dott. Vincenzo Currò
mercoledì 27 novembre 2013
Ricerche: Geniere Pietro Garlatti Caduto il 5 ottobre 1944 a Tirana. Ricerca di Notizie
Nel solco delle ricerche in corso abbiamo ricevuto la seguente lettera, che mettiamo a disposizione di tutti affinchè si possa gestire la ricerca con più ampio spettro. Chi avesse notizie può scrivere a ricerca23@libero.it oppure direttamente all'interessato.
Mi
chiamo Mauro GARLATTI e vivo in provincia di Udine.
Sto facendo delle ricerche su un mio zio paterno deceduto in Albania durante
l'ultimo conflitto mondiale.
Nel corso di questa mia ricerca ho letto diversi libri sull'argomento: i libri
del Gen. Azzi e altri, tra cui il suo libro "La resistenza dei Militari
Italiani all'estero - Albania".
Dopo aver effettuato tutte le ricerche presso il centro documentale competente
(Udine), "L'Albo d'Oro" e "OnorCaduti" sono riuscito a raccogliere pochissimi
dati, oltre a quei pochi che già conoscevo.
Sto facendo delle ricerche su un mio zio paterno deceduto in Albania durante
l'ultimo conflitto mondiale.
Nel corso di questa mia ricerca ho letto diversi libri sull'argomento: i libri
del Gen. Azzi e altri, tra cui il suo libro "La resistenza dei Militari
Italiani all'estero - Albania".
Dopo aver effettuato tutte le ricerche presso il centro documentale competente
(Udine), "L'Albo d'Oro" e "OnorCaduti" sono riuscito a raccogliere pochissimi
dati, oltre a quei pochi che già conoscevo.
Per
quanto riguarda la data e le circostanze della morte non sono riuscito a
trovare (presso gli enti sopra citati) nessun atto, testimonianza o altra fonte
che giustifichi - confermi questi dati.
Nel fascicolo del centro documentale di Udine ho trovato solo il ruolo
matricolare che contiene queste notizie:
• chiamato alle armi e giunto il17.10.1940 nel 7 Regg. Genio Comp. Artieri
• partito per l'Albania imbarcato a Bari e sbarcato a Durazzo il 15.03.1941
• l'8 sett. 1943 si trovava a Tirana
trovare (presso gli enti sopra citati) nessun atto, testimonianza o altra fonte
che giustifichi - confermi questi dati.
Nel fascicolo del centro documentale di Udine ho trovato solo il ruolo
matricolare che contiene queste notizie:
• chiamato alle armi e giunto il17.10.1940 nel 7 Regg. Genio Comp. Artieri
• partito per l'Albania imbarcato a Bari e sbarcato a Durazzo il 15.03.1941
• l'8 sett. 1943 si trovava a Tirana
•
morto per fatti di guerra il 05.10.1944 a Tirana
Nel
fascicolo di OnorCaduti non si trova niente .
Nel fascicolo dell'Albo d'Oro ho trovato:
• la copia di un Espresso Raccomandato del Ministero della Guerra - direzione
generale leva sottufficiali e truppa -uff. stralcio stato civile ed Albo d'Oro,
senza data (riporta lo stemma sabaudo), con cui si informava la famiglia della
morte di mio Zio. Questo il testo: geniere GARLATTI Pietro è deceduto il
5.10.1944 a Tirana per scoppio di bomba da mortaio. Comunicazione ritardata
perché territorio ora liberato.
Nel fascicolo dell'Albo d'Oro ho trovato:
• la copia di un Espresso Raccomandato del Ministero della Guerra - direzione
generale leva sottufficiali e truppa -uff. stralcio stato civile ed Albo d'Oro,
senza data (riporta lo stemma sabaudo), con cui si informava la famiglia della
morte di mio Zio. Questo il testo: geniere GARLATTI Pietro è deceduto il
5.10.1944 a Tirana per scoppio di bomba da mortaio. Comunicazione ritardata
perché territorio ora liberato.
•
Copia dell'atto di morte redatto in data 01.06.1954 dalla Commissione
Interministeriale per la formazione o la ricostruzione di atti di morte e di
nascita non redatti o andati smarriti o distrutti per eventi bellici nel quale
si ribadisce quanto comunicato con l'espresso sopra citato :deceduto in data
05.10.1944 in Albania, nei pressi di Tirana, si sconosce sepoltura.
Interessante il fatto che nell'atto di morte si scrive "esplosione accidentale
di bomba da mortaio". Parrebbe che chi ha redatto l'atto avesse le idee
abbastanza chiare sulla dinamica dei fatti.
Ora, chi a mandato l'espresso raccomandato e la Commissione che ha redatto
l'atto di morte, non credo si siano inventati tale data, ma l'avranno reperita
da qualche fonte ritenuta attendibile.
Interministeriale per la formazione o la ricostruzione di atti di morte e di
nascita non redatti o andati smarriti o distrutti per eventi bellici nel quale
si ribadisce quanto comunicato con l'espresso sopra citato :deceduto in data
05.10.1944 in Albania, nei pressi di Tirana, si sconosce sepoltura.
Interessante il fatto che nell'atto di morte si scrive "esplosione accidentale
di bomba da mortaio". Parrebbe che chi ha redatto l'atto avesse le idee
abbastanza chiare sulla dinamica dei fatti.
Ora, chi a mandato l'espresso raccomandato e la Commissione che ha redatto
l'atto di morte, non credo si siano inventati tale data, ma l'avranno reperita
da qualche fonte ritenuta attendibile.
Il
sito web OnorCaduti mi dà mio Zio come sepolto presso il Sacrario Caduti
Oltremare (settore noti ma non identificati), notizia confermatami anche
telefonicamente dall'Ufficiale responsabile del Sacrario.
Se nell'atto di morte si affermava " si sconosce sepoltura " come si può ora
affermare che si trova sepolto presso il Sacrario di Bari?
Evidentemente deve esistere qualche altra documentazione che non si trova nei
fascicoli dell'Albo D'Oro e di OnorCaduti.
Sono con la presente, se avrà la cortesia e la bontà di leggermi e
rispondermi, a chiedere a Lei un consiglio su come proseguire queste mie
ricerche, se esistono altri enti, associazione o quant'altro a cui mi possa
rivolgere per reperire notizie. Gli archivi della Commissione Interministeriale
(che dovrebbe aver operato fino a pochi anni fa), nessuno ha saputo indicarmi
dove siano custoditi e a chi rivolgermi per la loro consultazione.
Nel suo libro " La resistenza dei Militari Italiani all'estero - Albania"
vengono richiamate parecchie altre pubblicazioni (diari) che trattano della
guerra in Albania, pubblicazione che ora sono introvabili. Potrebbe indicarmi
una biblioteca che disponga di questi libri e a cui rivolgermi per un prestito?
Ringraziandola di vero cuore per il tempo che vorrà dedicarmi, cordialmente la
saluto.
garlattimauro@libero.it
Oltremare (settore noti ma non identificati), notizia confermatami anche
telefonicamente dall'Ufficiale responsabile del Sacrario.
Se nell'atto di morte si affermava " si sconosce sepoltura " come si può ora
affermare che si trova sepolto presso il Sacrario di Bari?
Evidentemente deve esistere qualche altra documentazione che non si trova nei
fascicoli dell'Albo D'Oro e di OnorCaduti.
Sono con la presente, se avrà la cortesia e la bontà di leggermi e
rispondermi, a chiedere a Lei un consiglio su come proseguire queste mie
ricerche, se esistono altri enti, associazione o quant'altro a cui mi possa
rivolgere per reperire notizie. Gli archivi della Commissione Interministeriale
(che dovrebbe aver operato fino a pochi anni fa), nessuno ha saputo indicarmi
dove siano custoditi e a chi rivolgermi per la loro consultazione.
Nel suo libro " La resistenza dei Militari Italiani all'estero - Albania"
vengono richiamate parecchie altre pubblicazioni (diari) che trattano della
guerra in Albania, pubblicazione che ora sono introvabili. Potrebbe indicarmi
una biblioteca che disponga di questi libri e a cui rivolgermi per un prestito?
Ringraziandola di vero cuore per il tempo che vorrà dedicarmi, cordialmente la
saluto.
garlattimauro@libero.it
giovedì 21 novembre 2013
Sommario, Anno XIV, 2004, n. 6 Semestrale
Riportiamo la copertina ed il sommario del n. 6, della Rivista Seconod Risorgimento, non seguendo l'ordine di uscita, anticipando il n, 5, in quanto questo rappresenta il primo tentativo di pubblicare un numero tematico, dedicato alla campagna nelle Marche del 1944 da parte del C.I.L., ove Filottrano rappresenta una tappa fondamentale della affermazione ed accetazione delle truppe del Regno del Sud.
(info: ricerca23@libero.it)

SOMMARIO
Anno XIV, I, 2004, n.6,
Semestrale
Editoriale del
Presidente……………………………………………………………….Pag. 05
DOSSIER
LA
CAMPAGNA DI LIBERAZONE
DELLE MARCHE 1944
Massimo Coltrinari, Giugno-Settembre
1944. Il Fronte in Italia diviene secondario
nella Strategia Alleata. La conclusione del
ciclo operativo del C.I.L. e le
origini tattico-operative
Gruppi di Combattimento………………..………..…Pag.
09
Massimo Baldoni, Il Fronte del sud e il fronte del nord nelle Marche
– Giugno –
Settembre 1944…………………………………………………………………..…….Pag. 15
Alberto Marenga, Il II Corpo Polacco nella Campagna d’Italia. I
Rapporti con
le formazioni della Resistenza. LA Battaglia per Ancona
come descritta
dal “Rapporto del II Corpo
Polacco nel Settore Adriatico”…………………....
Pag. 21
Salvatore Melia, Relazione sulla Missione Militare “Man”. Al
Comando Supremo.
Ufficio Informazioni “Sezione Calderoni” Stato………………………………… Pag. 27 Arnaldo Angerilli, Relazione
Missione Militare “Man” del 17 luglio 1944
Note aggiuntive di chiarimenti ed
integrazioni……………………………….. Pag. 47
Luigi Tonelli, Castelferetti: un paese ricorda il passaggio
del fronte.Luglio 1944…….. Pag. 53
Francesca Bonci,
Diario 1944 – Il passaggio del fronte ad
Osimo …………………….. Pag. 91
Massimo
Baldoni Primo Risorgimento d’Italia. La Conquista d’Ancona
Conclusione della Campagna Marche. 29
settembre 1860………………..
Pag.113
VITA ASSOCIATIVA
Notizie in breve
RECENSIONI
A cura di Alberto Marenga
ATTIVITA’ EDITORIALI
Redazionale
DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE
A cura di Laura Coltrinari e Alberto Marenga
In Copertina: Ancona, danni
causati dai bombardamenti Alleati
martedì 12 novembre 2013
Albania 1943: richiesta di notizie
Riceviamo e volentieri mettiamo questa nota a disposizione di tutti. Chi avesse ulteriori notizie da fornire è pregato di contattarci:
"mi permetto di
scriverLe a questo indirizzo mail che ho trovato su internet.
Mi chiamo Luigi
Girlanda e sono il nipote del capitano Luigi Minelli, fucilato dai tedeschi a
Kuc il 7 ottobre 1943.
Le scrivo in
primo luogo per esprimerLe, da parte mia e dei miei familiari (in particolare
mia madre, figlia del Capitano Minelli), la più sincera gratitudine per il
preziosissimo lavoro di ricerca che sta svolgendo in merito alle eroiche gesta
della Divisione Perugia. Leggendo i suoi prestigiosi volumi dedicati
all'argomento, i familiari delle vittime non possono che provare un senso di
profonda riconoscenza verso chi, doverosamente, sta facendo luce su fatti
storici che da troppo tempo attendono di essere tirati fuori dall'oblio nel
quale inspiegabilmente sono caduti.
Il secondo motivo
per cui mi sono permesso di disturbarla è dovuto a un particolare che ho notato
nel più poderoso dei suoi lavori: "La resistenza dei militari italiani
all'estero" della Rivista Militare. A pag. 587 Lei riporta la notizia che
la mattina del 6 ottobre il gruppo Lanza viene avviato verso Kuc dopo una notte
passata all'aperto in un campo di granturco. Proprio qui ho trovato il
particolare che mi ha molto colpito. Si legge nel suo testo: "All'uscita
del campo di granturco stavano soldati tedeschi, con macchine fotografiche,
che, con scherno, prendono foto. Molti di loro sono altoatesini. Alcune di
queste appariranno sui giornali tedeschi con la didascalia: 'Traditori
badogliani in Albania'. Cosicché il calvario della Perugia è segnato anche
dallo scherno".
E' la prima volta
che mi giunge notizia dell'esistenza di fotografie scattate a sole 24 ore
dall'eccidio di Kuc. Per questo mi permetto di chiederLe se è possibile in
qualche modo poter rintracciare tali fotografie. Mi potrebbe per cortesia dare
qualche suggerimento in proposito? Ne esistono copie all'Archivio Storico dello
Stato Maggiore dell'Esercito? E' possibile vedere i giornali sui quali sono
comparse?
Generale, mi
permetta di dirLe che Le sarei grato per sempre se potesse aiutarmi in
questo.
Certo della
favorevole accoglienza che vorrà riservare a questa mia lettera, Le rinnovo la
mia gratitudine e stima in attesa di un suo contatto ad uno dei seguenti
indirizzi:
sabato 2 novembre 2013
2003 Secondo Risorgimento: superato il traguardo dei tre numeri
Con l'uscita del n. 4 di Secondo Risorgimento si è superato, agli inizi del 2003, la soglia dei tre numeri, obiettivo fissato come traguardo per dimostrare se la Direzione e la Redazione fossero in grado di produrre una rivista di approfondimenti. Si pubblicarono oltre 500 pagine stampate nei quattro numeri. Si cominciò a vedere che le collaborazioni con saggi e note di un certo rilievo, dovevano essere ricercate fuori dalla Associazione, in quanto, a fronte di numerosi interventi verbali e di promesse, pochi se non nessuno i contributi di qualsiasi livello. Sarà una costante negli anni a venire, e questo fu oggetto di aspettative che andarono poi deluse sistematicamente. La copertina del quarto numero fu una scelta felice. Riporta la fotografia ripresa da un ricognitore tedesco da bassa quota mentre sorvolava il "Baionetta". Qui, come noto, si era imbarcato ad Ortona, il vertice politico-militare dopo aver abbandonato Roma il 10 settembre. Sulla coperta del Baionetta, nelle prime ore del mattino, vi erano il re, la Regina ed il Principe Ereditario, mentre tutti gli altri erano nelle loro cabine a dormire. Un fatto inspiegabile dal punto di vista sia del protocollo di corte, sia del buon senso. I tre indossano anche i cappotti, quindi faceva freddo. Si calcola che erano le ore 7,45. Un altro mistero di quella crisi armistiziale. Ma se seguiamo le ricostruzioni di Ruggeto Zangrandi e riprendiamo a ragionare andando oltre la vulgata dell'8 settembre, il tassello si colloca e si spiega nel fatto che un certo tipo di accordo era stato verbalmente fatto tra una parte del vertice italiano e Kesserling, comandate delle forze tedesche del sud in Italia. Mentre Rommel era già in ritirata verso il Brennero. Kesserling prova a resistere e con iniziative decise riesce a stabilire un accordo tra lui e gli Italiani: per 48 ore vi lascio andare dove volete, poi riprendono le ostilità. E' la tesi di Zangrandi, che non porta però le prove documentali in merito. Ma se tiene presente questa ipotesi, allora si comprende come i Reali alle prime ore del mattino stanno in coperta di una nave da guerra, mentre gli altri dormono. Danno assicurazione che sono sulla nave; inoltre il ricognitore, armato, non attacca, mentre nelle stesse ore tutti gli aerei tedeschi attaccano le navi italiane in navigazione, prima fra tutte la corazzata "Roma", affondata dai tedeschi alle bocche di Bonifacio. E la tesi dell'accordo tra Kesserling e il vertice politico-militare italiano non è poi così ipotetica.
Un numero di Secondo Risorgimento che riteniamo stimolante, e aperto ad approfondimenti su una tematica di estremo interesse. Tematica che nel 70° anniversario degli avvenimenti è stata praticamente non affrontata con iniziative degne di nota.
(chi non desidera questo post è pregato di scrivere a: ricerca23@libero.it)
Un numero di Secondo Risorgimento che riteniamo stimolante, e aperto ad approfondimenti su una tematica di estremo interesse. Tematica che nel 70° anniversario degli avvenimenti è stata praticamente non affrontata con iniziative degne di nota.
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