Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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giovedì 23 gennaio 2020

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. Gli avvenimenti 1


Avvenimenti e provvedimenti in vista dello sbarco
Dopo la caduta del fronte tunisino era ormai naturale aspettarsi che la prossima mossa degli alleati sarebbe stato l'attacco all'Europa meridionale. Dopo aver pensato alla Corsica, alla Sardegna, ai Balcani, la Sicilia alla fine parve l'obiettivo più adatto, data la sua vicinanza alle coste africane e alle basi aeree alleate.
Per gli Americani la conquista dell’isola, rappresentava la “leva strategica” utile alla caduta del governo di Mussolini e al termine dell’alleanza nazi-fascista,  per gli Inglesi, l'inizio dell'attacco alla fortezza Europa.
L'invasione della Sicilia, come prospettato nella Conferenza di Casablanca, aveva anche un altro obiettivo, quello di distogliere truppe tedesche dal fronte orientale al fine di dare ai Sovietici un pò di respiro. Era prossima l'offensiva d'estate tedesca sul fronte di Kursk, ed il trasferimento di importanti unità nemiche dalla linea del fronte avrebbe sicuramente giovato ai Sovietici. Le operazioni contro la Sicilia iniziarono con una serie di massicci bombardamenti da parte dell'aviazione alleata a partire dalla fine di maggio, interessando anche le piccole isole a sud di essa.
(1)    Politici e diplomatici
Dal punto di vista diplomatico, con riferimento al periodo in esame, non vi sono eventi di particolare rilievo che lasciassero presagire l’imminenza dello sbarco in Sicilia da parte degli alleati.
Dal punto di vista politico le certezze su cui si basavano i due regimi dell’Asse iniziano a incrinarsi irrimediabilmente.
Nel novembre del 1942 i Sovietici, a Stalingrado, costringono alla resa un’intera armata tedesca e nel gennaio dell’anno seguente, le truppe italiane subiscono gravi sconfitte in Africa.
In Italia, nel mese di marzo, i lavoratori del Centro-Nord proclamano uno sciopero, il primo verificatosi sotto il regime fascista, rivendicando “pane, pace e libertà”. Contestualmente, alcuni tra i più importanti industriali, tra cui Agnelli, Donegani, Pirelli, Cíni e Volpi, iniziano a confidare nella formazione di un Governo privo della presenza e guida di Mussolini.
Il 15 maggio 1943, dopo le notizie degli eventi di cui sopra, il Re Vittorio Emanuele III ha già maturato l'idea di sganciarsi dal suo alleato, decisione ancora sconosciuta all’Italia intera, tanto che le gerarchie fasciste continuano a giurareall’alleato tedesco di “marciare con loro fino in fondo”.
Il Re percepisce che il Reich potrebbe avere un crollo improvviso; prevede le prossime mosse degli anglo-americani (esse sbarcheranno forse in Sicilia, ma non certo per invadere la Germania partendo dalla lontana isola; bombarderanno invece le città italiane, forse faranno contemporaneamente qualche sbarco, mentre apriranno un altro fronte nella parte nord-occidentale); intuisce che l'Italia non può contare sulle sue misere residue forze; capisce che sull'arrivo di forze tedesche (impegnate seriamente in Russia) poco si può contare e prevede che questo stato di cose sia certamente noto agli anglo-americani. Pertanto, medita di fare possibili cortesie ai governi inglesi e americani, e termina che "la situazione per noi non è davvero lieta e dà molto da pensare”.
L’espressione del Re appena riportata è la conferma della ormai ritenuta imminente prossimità del crollo di Mussolini. Cionondimeno, non si poteva promuovere la sua caduta con mezzi aperti e diretti, in un momento in cui il Duce ancora appariva circondato dal plauso del mondo anticomunista, e in periodo in cui la situazione economica non presentava aspetti veramente disastrosi. Bisognava cioè evitare che la caduta determinasse un incremento delle forze socialcomuniste e così gravi conseguenze economico-sociali, da formare un quadro peggiore di quello fascista: la responsabilità di questo peggioramento sarebbe ricaduta sulla corona.
In Germania tra il settembre del '42 e il febbraio del '43, Stalingrado decretò la fine dei trionfi Hitleriani e l’inizio della fine per il III reich. Dopo i primi tremendi attacchi della Wehrmacht, la città sembrava sul punto di capitolare e di cadere in mano nemica ma i russi si aggrapparono alla forza della disperazione combattendo, strenuamente, casa per casa, cantina per cantina, rovina su rovina.
I Sovietici, pur se schiacciati sulle rive del fiume Volga, riuscirono comunque a resistere contro i ripetuti attacchi del nemico e a difendere i pochi quartieri ancora in loro mano, fino a quando, con l’inizio dell’inverno, cominciò la devastante controffensiva.
Stalingrado fu il punto di svolta del conflitto per i tedeschi: la città simbolo del regime sovietico, che Hitler voleva rasa al suolo, determinò la prima e fatale sconfitta degli eserciti della grande Germania, che non riuscirono più a riprendere l’iniziativa sul fronte orientale; al contrario, da Stalingrado, prese il via l’incontenibile controffensiva russa che i nazisti non riuscirono più a frenare; senza contare che, nel dicembre 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, anche gli Stati Uniti erano ormai scesi in campo contro il III Reich.
Iniziò a questo punto anche in Germania il declino di Hitler che sarebbe stato oggetto di diversi attentati dai suoi stessi uomini che ormai vedevano un irreversibile declino nelle sorti della guerra ma che egli stesso non voleva accettare in nessun modo.

venerdì 17 gennaio 2020

La Campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Materiali ed addestramento


(a)    I materiali di armamento e di equipaggiamento, i mezzi tecnici e i servizi.
Le forze mobili comprendevano 4 divisioni di fanteria, 8 gruppi mobili destinati a rinforzare la difesa di aeroporti e 8 gruppi tattici per la difesa costiera oltre a truppe del corpo d’armata e unità germaniche.
Le divisioni di fanteria italiane erano costituite da 2 reggimenti di fanteria con 6 battaglioni, una compagnia contro carro da 47/32, una compagni zappatori, una legione di camice nere su 2 battaglioni e una compagnia mitragliatrici, un battaglione mortai da 81 mm, un reggimento d’artiglieria su 4 gruppi di piccoli calibro e due batterie contraeree da 20mm. Ultimavano la forza della divisione un battaglione genio e i servizi.
La divisione Livorno aveva, sola fra tutte, qualche caratteristica di grande unità moderna: l’artiglieria, il genio ed i sevizi erano motorizzati; aveva un battaglione semoventi da 47/32 controcarro, un battaglione guastatori e disponeva di autocarri sufficienti per autotrasportare quattro dei sei battaglioni di fanteria.
Le altre tre divisioni: Aosta, Assietta e Napoli, avevano invece l’artiglieria in gran parte ippotrainata ( 2 gruppi della div. Aosta, 2 gruppi div. Napoli e 4 gruppi div. Assietta), un gruppo someggiato (div. Aosta), tre a traino meccanico (1 della div. Aosta e 2 div. Napoli). Queste divisioni non possedevano automezzi per il trasporto della fanteria come del resto tutte le divisioni di difesa costiera.
Ogni corpo d’armata disponeva di un reggimento di artiglieria pesante campale di 48 pezzi da 105 e 149 mm, che erano però antiquati. Di tutta l’artiglieria italiana soltanto il pezzo da 105 poteva competere in gittata con le artiglierie anglo-americane; gli altri avevano azione efficace fino a 5-6 km contro i 10-15 km delle artiglierie divisionali nemiche.
Le più gravi deficienze delle divisioni mobili italiane rispetto alle similari grandi unità anglo-americane erano:
-        deficienze di uomini, 13000/14000 italiani contro 17000 alleati;
-        deficienze di artiglieria, 48 pezzi di gittata e calibro molto inferiori ai 72 pezzi da campagna della divisione inglese ed ai 100 della divisione americana;
-        mancanza di cannoni controcarro in grado di perforare le corazze dei carri nemici;
-        mancanza di cannoni contraerei, ci cui le divisioni anglo-americane erano largamente dotate (72 pezzi);
-        mancanza di carri armati, mentre le divisioni avversarie erano rinforzate da 50 - 100 carri;
-        mancanza di autoveicoli blindati per l’esplorazione, mentre le divisioni anglo-americane disponevano di un gruppo esplorante motocorazzato;
-        mancanza di mezzi per l’autotrasporto, fatta eccezione per la divisione Livorno.  
I battaglioni carri italiani erano dotati di carri “L” e carro francesi R/35 Renault (preda bellica) per un totale di circa 100 carri.  I primi erano assolutamente superati per corazzatura ed armamento, i secondi da 10 tonnellate, armati con un cannone da 37 mm, non potevano competere con i carri anglo-americani da 18 e 24 tonnellate e nemmeno con le autoblindo, per il loro superiore armamento. Inoltre i carri italiani, preda di guerra non erano dotati di pezzi di ricambio e quindi erano  per la maggior parte inutilizzabili. 
Le due divisioni tedesche che facevano parte delle forze mobili erano le uniche ad avere un equipaggiamento e un addestramento idoneo a contrastare le divisioni anglo-americane. A partire dal 1941 fu pianificato un colossale programma per la costruzione di un sistema di fortificazioni campali nella Sicilia che però non si poté attuare per mancanza di cemento, macchine escavatrici, mezzi di trasporto, mano d’opera e altri materiali quali filo spinato, mine e cupole corazzate per i bunker. Nel luglio del 1943 esistevano soltanto postazioni isolate in cemento, lungo le coste e in località particolarmente importanti dell’interno, ma non fu possibile creare le linee di contenimento che avrebbero dovuto facilitare lo schieramento  e la resistenza delle unità mobili italo tedesche. Le divisioni costiere avevano le forze disperse su tutto il litorale con singoli battaglioni responsabili di 45 km di costa. Le artiglierie  delle divisioni e delle brigate costiere erano per un terzo di piccolo calibro, per un terzo di medio calibro, relativamente moderne, e per un terzo erano costituite da cannoni vetusti ad affusto rigido impiegati trent’anni prima nella campagna di Libia. Tali artiglierie potevano colpire mezzi da sbarco che si avvicinavano alla costa, ma non le navi che si trovavano al largo.  
(b)    Grado di addestramento delle forze
L’addestramento specifico delle divisioni in Sicilia non era soddisfacente. Fatta eccezione per la divisione Livorno che aveva effettuato una speciale preparazione, quando era destinata all’operazione contro Malta, le altre divisioni possedevano un grado di addestramento normale. La loro attività addestrativa era stata limitata dalla deficienza di equipaggiamento, di carburante, di munizioni e dall’impegno in lavori di rafforzamento. Il lungo tempo trascorso con lo snervante compito di presidiare una regione che era rimasta lontana dalla guerra guerreggiata, aveva impedito di valutare la gravità e la complessità dei compiti tattici da assolvere per contrastare un nemico potente ed agguerrito.
L’addestramento delle divisioni e brigate costiere, malgrado l’interessamento dei comandanti, era ostacolato dalle condizioni ambientali. I reparti erano diluiti in piccoli nuclei, su chilometri di spiaggia e gli uomini immobilizzati da molti mesi  a vigilare su di un mare deserto, non potevano avere chiara idea delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare per assolvere al compito, quando sarebbero stati sottoposti ai potenti concentramenti di fuoco degli Alleati. Nessuno dei fattori della capacità operativa era sviluppato come il corrispondente dell’avversario che fu affrontato in condizioni di inferiorità incolmabili, fatali e decisive.[i]


[i]Lovatelli G., Inferno sulle spiagge, , Cisalpa, 1964.

venerdì 10 gennaio 2020

La Campagna di Sicilia La battaglia del Ponte di Primosole. Le forze Italiane 2


(a)    Le forze terrestri
Le forze terrestri dipendevano dalla 6° armata (generale d’armata Alfredo Guizzoni) ed erano divise in:
-        forze adibite alla difesa delle coste (responsabili per la difesa di circa 1.100 km. di litorale) e degli aeroporti;
-        forze mobili (italiane e tedesche).
La difesa delle coste e degli aeroporti era affidata, nei rispettivi territori ai corpi d’armata XII e XVI dai quali dipendevano divisioni e brigate costiere, comandi di porto e reparti per la difesa fissa degli aeroporti. In particolare si articolava in:
-      XII Corpo d’Armata (generale corpo di armata Mario Arisio):
·      Forze Mobili:
28^Divisione Aosta (gen. div. Giacomo Romano),26^ divisione Assietta (gen. div. Erberto Papini e dal 26 luglio gen. div. Ottorino Schreiber), Truppe di corpo d’armata: costituite dal CXII battaglione mitraglieri, XII raggruppamento artiglieria e VII gruppo contraereo e varie unità di rinforzo.
·      Truppe costiere
136° reggimento di fanteria autonomo, Difesa Porto “N”, 208^ divisione costiera e 202^ divisione costiera e 207^ divisione costiera.
-      XVI Corpo d’Armata (generale corpo d’armata Carlo Rossi):
·      Forze Mobili, composte da: 4^Divisione Napoli (gen div. Giulio Cesare Gotti Porciani), Truppe corpo d’armata, a loro volta articolate dal XII battaglione mitraglieri, dal XL raggruppamento artiglieria e dal XI gruppo contraereo, oltre ad altre unità di rinforzo.
·      Truppe costiere: XIX brigata costiera, 213^ divisione costiera, Difesa Porto “E”, 206^ divisione costiera e XVIII brigata costiera.
-      Unità a disposizione del Comando della 6^ armata
·      54^Divisione Livorno (gen div Domenico Chirieleison);
·      Gruppi Mobili e gruppi tattici.
-      Unità tedesche
Tra le forze mobili, erano presenti le unità tedesche. A fine maggio era in Sicilia la sola divisione Sizilien comandata dal colonnello Baade, costituita da reparti di varia provenienza, inizialmente destinati in Tunisia ma poi rimasti in Sicilia. Era costituita da un gruppo esplorante corazzato, 3 reggimenti di fanteria su 2 battaglioni, 1 reggimento mortai su 2 battaglioni, 3 gruppi d’artiglieria e 65 carri armati tra i quali 17 Tigre e una forza di 16.000 uomini. Ben fornita di armi contro carro e mortai pesanti era idonea per contrastare le divisioni aglo-americane. Poiché non disponeva di automezzi sufficienti per trasportare tutta la fanteria, il Comando della 6° armata aveva provveduto a fornire gli automezzi necessari perché la divisione fosse tutta autotrasportata. Alla fine di giugno arrivò in Sicilia anche la divisione Goering che era più forte della Sizilien in carri armati (100 anziché 65) ma era debolissima in fanteria: 2 soli battaglioni in luogo dei 6 della Sizilien.  
(b)    Le forze navali
La Flotta italiana disponeva il 9 luglio del 1943 di sei navi da battaglia, ma due Doria e Duilio erano a Taranto in disarmo, mentre il Giulio Cesare era in cantiere a Pola.
Rimanevano perciò disponibili tre corazzate a La Spezia, Roma, Littorio e Vittorio Veneto e sei incrociatori leggeri e otto cacciatorpediniere.
Il Comando Militare Autonomo della Sicilia disponeva, come forze di superficie, di una squadriglia motosiluranti di base a Trapani e di una rete di avvistamento e segnalazione lungo le coste funzionante con personale della Marina.
Tale Comando assolveva altresì l’importantissimo compito di organizzare e regolare i trasporti marittimi fra continente e Sicilia e per le isole minori.
(c)    Le forze aeree
Il Comando Aeronautico della Sicilia aveva alle sue dipendenze, alla fine del maggio del 1943, 23 squadriglie da caccia, 2 da osservazione, 1 aerosiluranti e 3 da ricognizione marittima, con un complessivo di 200 caccia, 8 aerei da ricognizione, 20 da ricognizione marittima e 10 aerosiluranti; di questi 238 velivoli solo un terzo era efficiente. La Luftwaffe disponeva nell’intero bacino del Mediterraneo di circa 800 aerei dei quali solo 500 efficienti. In Sicilia era dislocato il II Corpo Aereo Tedesco, alle dirette dipendenze del Feld Maresciallo Kesselring, che disponeva di un numero imprecisato di aerei e di 33 batterie contraeree da 88 mm. Lo Stato Maggiore dell’Aeronautica aveva preso accordi con il maresciallo Von Richtofen, comandante della II Flotta Aerea Tedesca per l’impiego di detta forza da utilizzare in Sicilia nell’ormai imminente offensiva anglo-americana. Sembrava così assicurato un notevole apporto di forze germaniche, sennonché all’atto pratico non si poté mai fare affidamento completo sull’intervento degli aerei tedeschi perché impegnati sull’intero fronte del Mediterraneo[i].
La difesa contraerea del territorio (D.I.C.A.T.) era variamente dosata in base alle esigenze di proteggere il traffico marittimo, gli aeroporti e le Piazze Militari Marittime. In totale erano presenti nell’isola 224 batterie (48 dell’Esercito, 57 della Marina e 119 della Milizia artiglieria contraerea e della Milizia marittima). Nel complesso la difesa contraerea era l’organizzazione più efficiente dell’isola ma, per l’ubicazione delle batterie, non poteva avere influenza sulle vere e proprie operazioni delle forze terrestri. A detta organizzazione si aggiungevano le 33 batterie da 88 mm tedesche del II CAT oltre a un numero imprecisato di batterie da 20 mm concentrate nella difesa degli aeroporti di Catania, Gerbini, Comiso, Castelvetrano, Milo e Boccadifalco, dove erano presenti le forze aeree tedesche.


[i]Faldella E.,Lo sbarco e la difesa della Sicilia,, L’Aniene editrice,1956.

venerdì 3 gennaio 2020

La Campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Le forze Italiane



(1)    I Quadri, le forze, i mezzi italiani
(a)    I Capi, gli SM, i Quadri
Il 25 maggio del 1943 il generale d’armata Alfredo Guizzoni era stato nominato al comando delle Forze Armate di Sicilia[i] (ossia della 6^ armata).
Il comando delle FA della Sicilia dipendeva dal Comando Gruppo Armate “Sud” (S.A.R. il Principe di Piemonte) e dallo Stato Maggiore dell’Esercito. Il Comandante delle FA della Sicilia oltre al compito di organizzare la difesa dell’isola, aveva attribuzioni di ordine amministrativo che si estendevano a tutte le attività civili nel territorio di sua giurisdizione, che comprendeva la Sicilia e l’estrema punta della Calabria. Erano ai suoi ordini organismi militari e civili per i quali aveva come referente l’Alto Commissario per la Sicilia, il prefetto Testa che aveva alle proprie dipendenze i Prefetti delle nove provincie siciliane.
Le forze armate presenti nell’isola comprendevano:
-        il XII corpo d’armata (gen. Mario Arisio) e il XVI corpo d’armata (gen. Carlo Rossi) rispettivamente aventi giurisdizione sul territorio ad ovest e ad est di una linea che tagliava l’isola in direzione nord sud, ad est di Cefalù e ad est di Licata;
-        il Comando Militare Marittimo Autonomo della Sicilia (ammiraglio di squadra Barone);
-        il Comando Aeronautica della Sicilia (gen. Monti);
-        le Piazze Militari Marittime di Messina - Reggio Calabria,  Augusta – Siracusa  e di Trapani;
-        Comando Difesa Territoriale e Difesa Contraerea Territoriale (gen. Perugi). 
Le forze germaniche erano costituite dalla divisione Sizilien (col. Baade) e successivamente nell’ultima decade di giugno del 1943 anche della divisione Goering.
In complesso, in tutta l’isola, la forza delle unità italiani ammontava a circa 170.000 uomini e quelle delle due divisioni tedesche, inizialmente a 22.000 e al 10 luglio a 28.000 uomini. Si trattava in totale di 198.000 uomini.


[i]Lo sbarco e la difesa della Sicilia, Gen. Emilio Faldella, L’Aniene editrice,1956.

martedì 31 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primo Sole. Addestramento


(a)    Grado di addestramento delle forze
La maggior parte delle truppe alleate che parteciparono all’operazione “Husky”, aveva preso parte alla campagna in Africa Settentrionale e quindi si trattava di assetti agguerriti, ben addestrati ed equipaggiati. Le altre unità che non avevano preso parte alla campagna africana aveva effettuato un intenso addestramento. I paracadutisti inglesi e americani avevano effettuato esercitazioni di lancio notturno e le navi da guerra e gli equipaggi dei mezzi da sbarco godevano dell’esperienza maturata con gli sbarchi del novembre 1942 nell’Africa del Nord.
Una delle preoccupazione di Eisenhower e del suo staff riguardava il luogo e il momento dello sbarco. Queste preoccupazioni erano in gran parte motivate dalla mancanza di addestramento congiunto delle forze designate per lo sbarco in Sicilia. Per tale motivo gli alleati crearono un centro di addestramento congiunto in Algeria, a Djidjelli.
La 51^ Divisione e la 78^ Divisione britanniche furono le uniche che parteciparono a delle esercitazioni joint e a tre rehearsals anfibi e navali, mentre la 1^ Divisione Canadese effettuò il suo addestramento in Inghilterra e la 5^ Divisione e la 231^ Brigata britanniche si addestrarono in Medio Oriente, dove effettuarono un addestramento con i mezzi da sbarco nel Golfo di Aqaba. Le unità statunitensi si addestrarono nelle sei basi presenti in Algeria e in Tunisia.
Il 22 giugno la 45^ Divisione di fanteria arrivò direttamente nell’area di operazione imbarcata sulle navi anfibie, pronta per lo sbarco, senza aver preso parte a nessun addestramento congiunto con le altre forze alleate.
Nonostante gli sforzi organizzativi, Eisenhower non era molto soddisfatto perché si trattava di rehearsals ridotti, che non prevedevano lo sbarco completo delle forze e coinvolgevano un numero ridotto di navi e mezzi anfibi.
La maggior preoccupazione di Eisenhower era costituita dallo sbarco di ingenti forze in Sicilia che avrebbe potuto causare l’intasamento delle spiagge, provocando problemi per la mobilità delle forze alleate nel prosieguo delle operazioni terrestri.
L’addestramento anfibio delle forze alleate si concluse il 4 luglio.

sabato 28 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del Ponte di Primosole. Le forze aere e navali


(a)    Le forze navali
Le forze navali complessive dell’ammiraglio Cunningham comprendevano 280 navi da guerra e 2.775 navi da trasporto di tutti i tipi e 1.124 mezzi da sbarco così suddivisi per classi:
-        Landing craft assault, L.C.A., per lo sbarco della fanteria;
-        Landing craft personal, L.C.P., per il trasporto di uomini;
-        Landing craft motor, L.C.M., per il trasporto di autoblindo e carri leggeri da 15 e 18 tonnellate;
-        Landing craft tank, L.C.T., per il trasporto di carri pesanti da 30 e 38 tonnellate;
-        Landing ship tank, L.S.T., grandi navi che trasportavano e mettevano in mare i mezzi da sbarco per la fanteria (L.C.A. e L.C.P.).
Le LST potevano arrivare direttamente sulla spiaggia di sbarco e grazie all’apertura della  prua potevano sbarcare carri, uomini e mezzi ruotati.
Inoltre erano presenti numerosi veicoli anfibi corazzati D.U.K.W., capaci di navigare, e una volta giunti a terra muoversi come un normale blindato.
Per fronteggiare l’eventuale azione della Flotta italiana, l’ammiraglio Cunningham aveva in mare forze navali indipendenti da quelle che appoggiavano lo sbarco e così costituite:
-      Forza “H” (ammiraglio Sir Algernono Willis):
·      4 navi da battaglia (Nelson, Rodney, Warspite, Valiant);
·      2 portaerei (Indomable, Formidable);
·      18 cacciatorpedinieri.
-      Forza “Q” (ammiraglio W. G. Agnew) costituita da 6 incrociatori leggeri.
-      Forza “Z” ( capitano di vascello Spaatz):
·      2 navi da battaglia (Howe, King George);
·      6 cacciatorpedinieri.
(b)    Le forze aeree
Le forze aeree del maresciallo Tedder contavano 3.462 aerei da bombardamento e da caccia, dei quali 2510 operativi[i] ripartiti in 146 squadriglie americane e 121 britanniche.
(c)    I materiali di armamento e di equipaggiamento, i mezzi tecnici e i servizi
Le forze anglo-americane erano dotate di moderni equipaggiamenti e sovrastavano per quantità, tecnologia e mezzi tecnici le forze dell’asse sia nel campo navale, terrestre e aereo. Per quanto riguarda la componente terrestre, la sproporzione rispetto alle forze dell’Asse era impressionante. Le divisioni alleate erano equipaggiate con un gran numero di automezzi ruotati e soprattutto cingolati, questi ultimi comprendenti sia i cari armati, sia le artiglierie semoventi e gli Alfatrac (una sorta di autocarri dotati di cingoli) per il trasporto truppe.


[i]Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Aberto Santoni,  Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio storico, Roma, 1983.

martedì 24 dicembre 2019

La campagna di Sicilia. La Battaglia del Ponte di Primosole. Le forze terrestri


(a)    Le forze terrestri
-      L’8^ armata britannica era costituita da:
·      XIII corpo d’armata al comando del generale Miles Dempsey, con alle dipendenze la 5^ divisione (gen. Horatio Berney Ficklin) e la 50^ divisione (gen. Sidney Kirkman), ambedue provenienti dal Medio Oriente;
·      XXX corpo d’armata al comando del tenente generale Sir Oliver Leese con alle dipendenze la 51^ divisione (gen. Douglas Neil Wimberley) proveniente dalla Tunisia, la 1^ divisione canadese (gen. Guy Simonds) proveniente dalle Isole Britanniche e la 231^ brigata Malta (brigadiere Robert Uruhart) proveniente da Malta;
·      7^ divisione corazzata ( IV e XIII brigata) proveniente da Tripoli.
·      1^ divisione aviotrasportata stanziata a Kairouan con 134 aerei da trasporto più numerosi alianti;
·      tre battaglioni Commandos dei Royal Marines inglesi;
·      l’8^ armata aveva inoltre a disposizione il comando del X corpo d’armata a Tripoli, con la 56^ divisione a Tripoli e la 78^ divisione in Tunisia.
-        La 7^ armata era costituita da:
·      II corpo d’armata (gen. Omar N. Bradley), 1^ divisione (gen. Terry Allen) proveniente dalla Tunisia, 3^ divisione (gen. Lucian K. Truscott) proveniente dalla Tunisia, 45^ divisone (gen. Troy Middleton) provenite dagli Stati Uniti e tre battaglione Rangers;
·      2^ divisione corazzata;
·      82^ divisione aviotrasportata (gen. Matthen B. Ridgway), già a Kairouan, con 226 aerei da trasporto e numerosi alianti;
·      9^ divisione (gen. Manton S. Eddy) a disposizione in Tunisia.
Nel complesso le forze del 15^ gruppo d’armata comprendevano 10 divisioni di fanteria, di cui 3 in riserva, 2 divisioni corazzate e 2 aviotrasportate, oltre ai reparti speciali e ai battaglioni Ranger e Royal Marines. In totale 17 divisioni. Altre 10 divisioni erano disponibili nel teatro di operazioni del Mediterraneo. Le unità delle divisioni corazzate erano state ripartite fra le divisioni di fanteria che potevano contare dai 50 ai 100 carri armati ciascuna.
La forza numerica 7^ armata era di 228.000 uomini della, mentre quella della 8^ armata era di 250.000 uomini, per un totale di 478.000.[i]
Il complesso delle forze impiegate per l’attacco iniziale degli Alleati contava 160.000 uomini, 14.000 veicoli, 600 carri armati e 1.800 cannoni oltre al supporto del fuoco navale della flotta che fu fondamentale durante le operazioni di sbarco per neutralizzare le batterie costiere italiane.


[i]Storia delle operazioni navali degli Stati Uniti, ammiraglio Morison volume IX.

sabato 21 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia La Battaglia del Ponte di Primo sole. La Situazione generale 1


SITUAZIONE GENERALE
a.   Situazione generale militare
(1)    I Quadri, le forze, i mezzi Alleati
(a)    I Capi – gli SM – i Quadri
Il supremo comando delle forze per l’operazione Husky fu affidato al generale Dwight D. Eisenhower che aveva alle sue dipendenze il generale Harold Alexander (USA), vice comandante delle forze terrestri, l’ammiraglio Sir Andrew B. Cunningham (Royal Navy), comandante delle forze marittime ed il maresciallo dell’aria Sir Arthur W. Tedder (Royal Air Force), comandante delle forze aeree.
Il generale Alexander, era altresì comandante del 15° Gruppo d’armate ed  aveva alle sue dipendenze le seguenti armate:
-        8^ britannica, comandata dal generale Sir Bernard Law Montgomery, coadiuvato dall’ammiraglio Sir Bertrma H. Ramsey e dal vice maresciallo dell’aria Broadhurst
-        7^ americana comandata dal generale George S. Patton, coadiuvato dall’ammiraglio Henry Kent Hewitt e dal generale dell’aviazione Carl Spaat.

venerdì 13 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia. La battaglia del ponte di Primosole. Le Origini del Conflitto Le cause


(1)    Le cause reali, remote e prossime
Le cause dell’invasione della Sicilia sono da ricondurre a considerazioni di carattere essenzialmente politico-strategico: l’Isola sarebbe stato l’obiettivo principale delle armate americane e inglesi per colpire immediatamente il “ventre molle dell’Asse[i], duramente provata da tre anni di guerra e prostrata dai continui bombardamenti aerei.
Tale assunto trova fondamento nella ricostruzione del periodo di intensa preparazione che precedette l’invasione, caratterizzato da dispute e indecisione.
Tra il 14 ed il 23 gennaio 1943 Roosvelt, Churchill e i Capi di Stato Maggiore congiunti si riunirono nella conferenza di Casablanca, dopo che Stalin aveva declinato l’invito per non assentarsi da Mosca durante lo svolgimento della controffensiva di Stalingrado[ii].
Nell’ambito della conferenza si formarono immediatamente due correnti dottrinarie: quella americana, soprattutto rappresentata dal Gen. Marshall, desiderosa di conservare intatte le risorse alleate per un prossimo attacco verso la Manica, e quella inglese che riteneva preferibile proseguire nella cosiddetta “strategia periferica” volta a sottrarre dalla difesa della “Fortezza Europa” almeno 55 divisioni tedesche, di stanza in Francia e sul fronte orientale, per proteggere il fronte sud ed i Balcani.
La decisione alleata non fu facile: il 18 gennaio 1943 l’invasione della Sicilia venne accettata dai partecipanti alla conferenza e fissata poi per la fase di luna favorevole del 25 luglio o del 22 agosto.
Gli obiettivi generali erano così identificati:
-      rendere più sicura la linea di comunicazione marittima che attraversava il Mediterraneo;
-      allentare la pressione tedesca sul fronte russo;
-      intensificare la pressione sull’Italia;
-      agevolare le trattative per indurre la Turchia ad entrare in guerra a fianco degli Alleati.
A livello politico-militare, la successiva Conferenza Trident tenuta dal Comando alleato a Washington a metà maggio, non riuscì a raggiungere un accordo sulle questioni strategiche lasciate irrisolte a Casablanca[iii]. «Il pomo della discordia era sempre lo stesso: la richiesta americana che si ponesse un limite alle operazioni nel Mediterraneo mirante a favorire l’invasione mediante l’attraversamento della Manica, e l’affermazione inglese che la strada per la Francia passava attraverso la Sicilia e l’Italia, perché ciò avrebbe costretto la Germania a impiegare le sue sempre più scarse forze militari per difendere l’Europa meridionale. Ancora una volta il Generale George C. Marshall guidò l’opposizione americana dicendo bruscamente a Sir Alan Brooke[iv] di non avere modificato la sua avversione per le operazioni nel Mediterraneo, le quali, a suo parere, avrebbero creato un effetto di “pompa aspirante” a spese di Overlord».
Churchill sperava che la campagna di Sicilia avrebbe avuto una rapida fine e premeva per ottenere un impegno a continuare le operazioni per mettere fuori combattimento l’Italia. Gli storici ufficiali inglesi sostengono che la propensione inglese per il Mediterraneo era dettata da «uno spirito di caccia e non da qualche dedizione ad una “strategia periferica” – ancor meno da un calcolo dei vantaggi politici ottenibili nel dopoguerra – ed era quello spirito che in quel momento portava gli Inglesi a premere con impazienza perché le loro recenti vittorie in Nordafrica venissero sfruttate fino in fondo[v]».
Quando Marshall si oppose e l’Ammiraglio Ernest J. King[vi] chiese un maggior impegno nel Pacifico, Brooke cominciò a disperare di riuscire a trovare un terreno comune per uscire da quella situazione di stallo. Ma grazie all’abile diplomazia di Sir John Dill[vii], una serie di incontri “non ufficiali” raggiunsero un compromesso ingegnosamente concepito che salvava la faccia placando le due parti contendenti, senza riuscire però, neppure questa volta, a risolvere la questione ancora in sospeso di un’invasione dell’Italia dopo la Sicilia (anche se il compromesso implicava tale azione).
In esito ad un incontro ad Algeri tra una delegazione inglese guidata da Sir Winston Churchill, George Marshall e il generale Eisenhower, si pervenne ad un accordo informale che, dopo l’auspicato successo dell’Operazione “Husky”, “Ike” avrebbe proposto di sfruttare l’abbrivio continuando ad avanzare attraverso lo stretto di Messina nell’Italia meridionale.



[i]Come, non senza ironia, Winston Churchill aveva definito l’Italia di Mussolini.
[ii]Santoni A., Le operazioni in Sicilia e in Calabria, Stato Maggiore dell’esercito – Ufficio Storico, Roma, 1983, pagina 26 e segg. – op. cit. -
[iii]D’Este C., 1943, Lo sbarco in Sicilia, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, Pag.111
[iv]Brillante e riservato portavoce dei Capi di Stato Maggiore britannici.
[v] Bryant A., The turn of the Tide, Londra, 1957, pag. 620.
[vi]Ammiraglio, capo delle operazioni navali USA
[vii]Maresciallo di campo, già Capo di Stato Maggiore imperiale UK, a quel tempo ufficiale superiore che rappresentava i Capi di SM inglesi a Washington (sostituito da Brooke ed esiliato a Washington con la qualifica di capo della missione  dello SM inglese.

venerdì 6 dicembre 2019

La Campagna di Sicilia . La battaglia del ponte di Primosole Le origini del Conflitto Antefatti


 Le origini del conflitto
(1)    Gli antefatti
Il 10 giugno del '40 Benito Mussolini annunciò l'ingresso in guerra dell'Italia accanto all’alleato tedesco con cui, anni prima, aveva siglato il patto d’acciaio. La decisione di Mussolini arrivò dopo che le truppe di Hitler avevano conquistato Polonia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e si apprestavano ad invadere la Francia. Dal 1940 al 1942 le truppe dell’Asse sembravano avere la meglio sugli Alleati.
All’ingresso degli Stati Uniti d’America (dopo l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre del 1941), le sorti del conflitto cambiarono per l’Asse italo-tedesco.
Dopo la sconfitta di El Alamein in Nord Africa e di Stalingrado in Russia, iniziò la contro-offensiva degli Alleati.
Il 1943 sarà l’anno dell’inizio della disfatta per Hitler e Mussolini: la morsa a tenaglia organizzata dagli Alleati – fronte russo e fronte africano – metteranno in crisi la macchina da guerra nazista.
Lo sbarco in Sicilia era stato ideato dagli Inglesi sin dal 1941. Infatti, i generali del primo ministro inglese Churchill avevano già a quel tempo progettato l’attacco e l'occupazione dell’Isola senza poi dare seguito al piano. Dopo la presa di Tunisi e la fortunata campagna in Nord Africa, nel giugno del 1943 si rendeva necessario conquistarla ed utilizzarla per la loro aviazione.
Sul versante italiano, la possibilità – ancorché considerata improbabile - di uno sbarco nemico in Sicilia ed un’analisi delle modalità e dei luoghi dove lo sbarco sarebbe potuto avvenire fu considerata e vagliata da parte degli ufficiali superiori italiani nell’autunno del 1941[i].
Si tentò, pertanto, di apprestare, “senza tanta convinzione”, uno schema difensivo, ma le numerose indecisioni e polemiche interne allo stesso comando sul valore teorico e pratico dello schema di difesa ne condizionarono fortemente lo sviluppo.
D’altronde, come affermava un promemoria del 16 ottobre 1942 per il Capo di Stato Maggiore Generale stilato dall’Ufficio Operazioni del Comando Supremo, era «improbabile l’eventualità di sbarchi in grande stile sulle coste d’Italia»[ii].
I fatti andarono, come noto, molto diversamente da come ipotizzato: nel maggio del 1943 l’aviazione alleata cominciò a bombardare la Sicilia.


[i]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 29 – op. cit. -.
[ii]     Maltese P., Lo sbarco in Sicilia, Editore Oscar Mondadori, pagina 34 – op. cit. -.