Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

Master di 1° Livello  in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960
Iscrizioni aperte. Info www.unicusano.it/master

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

Cerca nel blog

venerdì 11 maggio 2012

Convegno Organizzato dalla Sezione di Matino 17 marzo 2012. Relazione di Giorgio Prinzi

In esito allo spazio disponibile sulla Rivista"Il Secondo Risorgimento d'Italia", la Direzione ritiene opportuno presentare lavori e note sul blog onde evitare la non pubblicazione. Per il Convegno di Matino del 17 marzo 2012 saranno pubblicate le relazioni e gli interventi, mentre sulla rivtsà apparirà la relazione illustrativa. Via via che le relazioni saranno pronte si pubblicheranno. Si inizia con la Relazione di Giorgo Prinzi




Relazione di Giorgio Prinzi
 al Convegno di Gallipoli del 17 marzo 2012.

Non sono uno storico, quindi affronterò l’argomento assegnatomi non da storico, ma da curioso di storia nel senso di chi cerca di capire il passato per meglio comprendere il presente. Sotto certi aspetti è il concetto classico di “storia maestra di vita”.

La prima cosa che salta in evidenza se ci si accosta all’argomento del Secondo Risorgimento d’Italia, come lo definiamo noi dell’Ancfargl, è il fatto che si ha l’impressione che la Resistenza, dizione più comunemente usata soprattutto per indicare la partecipazione popolare in armi, e la Guerra di Liberazione, la dizione propria degli storici di eventi militari, siano un fenomeno prettamente localizzato al Nord; questo in particolare se si usa la dizione Resistenza, meno se si fa riferimento alla dizione di Guerra di Liberazione, che però è tipica degli studiosi non dell’approccio popolare.

Perché questo? Forse perché, citando von Clausewitz in senso molto lato la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, letteralmente con la completa dizione «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi», quindi, non essendo ancora rinata in Italia alla data dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la politica, la guerra come serie di eventi conflittuali sul campo e non come proiezione della politica e della sua conflittualità con altri mezzi non assurge, senza la politica e senza promanare da essa, neppure al livello di memoria collettiva, tanto meno di ricordo storico.

La svolta politica che rende gli eventi bellici una sua continuazione con altri mezzi si avrà infatti solo dopo il 4 giugno del 1944, quando con l’ingresso in Roma delle truppe della Nazioni Unite, questa era la denominazione della coalizione contrapposta all’Asse da cui tra origine e continuità per un nuovo ordine mondiale l’Organizzazione delle Nazioni Unite, la politica, con il trapasso dei poteri dal Governo di Brindisi al Comitato di Liberazione Nazionale, torna a riproporsi nella vita nazionale a divenire terreno di confronto e di scontro, a porsi come visione ideologica sul campo, in particolare nell’ottica delle formazioni non regolari, di quella resistenza che finirà nel dopo guerra per venire strumentalizzata e quasi esclusivamente letta in chiave radicalizzata e di parte.

Ripeto, non sono uno storico e pertanto non intendo fare una trattazione puntuale ed esauriente sotto il profilo rigorosamente storico. Mi limito a citare una figura emblematica, cara alla realtà pugliese, quella del generale Nicola Bellomo, che riassumo per quanti non pugliesi ci leggeranno negli Atti.

Il generale Bellomo era stato richiamato in servizio dalla riserva nel febbraio del 1941 e assegnato alla difesa territoriale di Bari. Dopo il 25 luglio del 1943 ricevette l’incarico di fare transitare nei quadri dell’esercito gli appartenenti alla milizia. Questo era il suo compito alla data dell’armistizio.

La mattina del 9 settembre venne casualmente a sapere che i tedeschi erano in procinto di fare terra bruciata prima di ritirarsi, minando il porto di Bari per distruggerne le infrastrutture. Bellomo, di iniziativa, come si dice in gergo militare, raccolse alcuni nuclei di militari italiani presso la caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e della Guardia di Finanza A questi si affiancarono dei genieri del 9º Reggimento guidati dal sottotenente Michele Chicchi. Con queste forze, una sessantina di uomini, attaccò i guastatori tedeschi (circa duecento) che avevano già preso posizione nei punti chiave, costringendoli alla ritirata e infine alla resa. Bellomo rimase ferito; ritiratisi i tedeschi, gli inglesi poterono successivamente sbarcare a Bari in completa sicurezza, usufruendo di infrastrutture portuali pienamente efficienti

Di iniziativa agì a Roma nel settembre 1943, in quella che da parte tedesca viene definita la battaglia per Roma e da parte italiana la difesa di Roma, anche il generale Gioacchino Solinas, Comandante della Divisione Granatieri di Sardegna, che aveva appreso dell’armistizio via radio mentre in casa di amici stava sorbendo il forse più amaro caffè della sua vita, sempre che non si trattasse di un surrogato. Come a Bari con Bellomo, fu a Roma la determinazione di Solinas a consentire con truppe messe insieme per l’emergenza la riconquista delle posizioni strategiche, che avrebbero consentito di difendere la Capitale e che in seguito vennero fatte abbandonare d’ordine per consentire alle truppe tedesche di affluire al Sud e contrastare lo sbarco in atto a Salerno, anche se queste poi non giungeranno in tempo utile, proprio per l’ostacolo frapposto dall’iniziativa di Solinas che si portò dietro il dispositivo schierato intorno Roma e che in base agli ordini lasciati in appunto da Roatta prima di incamminarsi con il corteo reale verso Chieti e diramati solo in mattinata avrebbe dovuto rischierarsi sul crinale dei Monti Tiburtini per contrastare una presunta offensiva proveniente da sbarchi anglo americani alle foci del Tevere. Una tesi sviluppata compiutamente in “Salvare il salvabile”, il volume da me firmato insieme a Massimo Coltrinari, al quale richiamo per approfondimenti.

Perché questo inconsueto accostamento? Perché le decisioni prese indipendentemente e senza correlazione alcuna, se non quella del contingente temporale, da Bellomo e da Solinas erano esclusivamente dettate da ragioni di comportamento militare, non erano decisioni scaturite da posizioni o considerazioni politiche, quindi loro continuazione e messa in atto con le armi. Solo in seguito verranno lette e giudicate in chiave politica, per giunta avulsa dal contesto in cui erano scaturite.

Il generale Solinas aderirà in seguito alla Repubblica Sociale Italiana, schierandosi in tal modo in campo opposto a quello della cultura che si è appropriata dei fatti d’arme dirette conseguenze della sua iniziativa di soldato e ha risolto l’apparente contraddizione ignorando il dopo, la scelta di campo del generale Solinas non certo inquadrabile in essa.

Andò peggio a Bellomo quando la politica riprese il sopravvento e tentò di riappropriarsi con effetto retroattivo della sua continuazione con altri mezzi anche se nel momento contingente essa era latitante o comunque del tutto ininfluente sui fatti relativi. Per ragioni strategiche i tedeschi decisero di attestarsi più a nord e si ritirarono dalle Puglie e dalle regioni più meridionali della penisola. Se la tesi sostenuta in “Salvare il salvabile” ha, come siamo convinti, basi fondate, la politica che si riappropriava in senso retroattivo della sua continuazione con altri mezzi non poteva non vedere in Bellomo altro che un traditore, anche se la politica, secondo la tesi sostenuta in “Salvare il salvabile” era rimasta in quell’occasione prigioniera di un ingannevole gioco, che era fallito provocando la tragedia dell’8 Settembre,

Il generale Bellomo verrà fucilato dagli inglesi dopo un processo, che da adito a moltissimi dubbi, ad esempio sull’attendibilità delle testimonianze italiane decisive dopo una totale “ripuntualizzazione”; l’argomento è stato peraltro in passato già affrontato in chiave critica nell’ambito di convegni dell’Ancfargl. Forse potrà e dovrà solo venire ripreso più approfonditamente e riletto senza le originali distorsioni.

Allo stesso modo si dovranno rileggere gli avvenimenti della Battaglia per Roma, inquadrandola peraltro nel suo complesso e non solo nelle fasi finali del 10 settembre 1943 a Porta San Paolo. La politica che trasforma la guerra in una sua continuazione con un effetto retroattivo si trasformerebbe allora in uno dei elementi di rilettura e di ricostruzione storica, non più di sua disinformazione. Nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto con “Salvare il salvabile”, l’amico Coltrinari che al contrario di me è realmente uno storico si è per certi versi specializzato in questo settore della rilettura di pagine di storia acquisite con deformazioni dovute a circostanze contingenti, mai poi più rimosse.

Ma torniamo al tema generale. La Puglia, il Salento, ha visto la resistenza in armi sin dal primo momento. Il nostro Presidente Nazionale, il generale senatore Luigi Poli, allora giovanissimo subalterno, ha avuto il suo battesimo del fuoco proprio qui in Puglia, dove era giunto per imbarcarsi per i Balcani. Il sopraggiungere dell’armistizio lo vide protagonista di una scelta di campo, in un primo tempo dettata più dalle regole comportamentali di soldato, poi con il tempo divenuta sempre più consapevole e profonda. Ma anche noi dell’Ancfargl poniamo l’accento sulla battaglia di Montelungo e non ricordiamo con la stessa enfasi, ad esempio data agli avvenimenti concomitanti di Porta San Paolo a Roma, gli omologhi eventi e fatti d’arme avvenuti qui nelle Puglie. Per questi motivi le Vostre iniziative, questi convegni, i libri che cominciano a venire scritti sulla transizione armistiziale in Puglia assumono un significato particolare.

La ritirata tedesca renderà le Puglie retrovie sotto l’aspetto delle operazioni militari, ma la renderanno prima linea sotto quello della politica, di quella stessa politica che in altre parti d’Italia, trasformandosi con l’avanzare del fronte, continuava e si concretizzava con mezzi diversi.

Il Governo di Brindisi non venne mai riconosciuto dalla controparte della firma armistiziale, ma venne riconosciuto dall’Unione Sovietica di Stalin nell’ottica di quel tradizionale realismo opportunista che cercava di ottenere trattando su più tavoli quegli spazi che si vedeva precluso da un armistizio che era divenuto solo e soltanto una pesantissima resa senza condizioni. L’arrivo in Italia di Ercole Ercoli, pseudonimo di Palmiro Togliatti, si inquadra in queste poco note vicende, che prevedevano di fatto la collocazione dell’Italia nella sfera di influenza sovietica con concessione alla medesima di importanti basi militari sullo stesso territorio pugliese in cui furono di stanza reparti militari russi. La monarchia si illudeva di salvare se stessa cercando intese ad Est attraverso un nuovo regime totalitario; il possibilismo istituzionale di Togliatti, rientrato con regolare salvacondotto, è frutto di questo poco noto accordo, poi definitivamente superato e compromesso dalle spartizioni di Yalta.

Alcuni aspetti della guerra combattuta non con le armi sono poco noti e sono da me stati raccolti attraverso testimonianze dirette, quali quella dell’ingegner Antonio Ambra, protagonista di quegli eventi e testimone diretto.

Quelli dell'Esercito del Sud, ricostituito proprio qui in Puglia divenuta centro di addestramento e base di partenza, vengono e sono ancora oggi definiti con l’epiteto di "badogliani". È semmai vero il contrario, secondo quanto mi ha riferito l’ingegner Ambra, le cui dichiarazioni ho riportato in un articolo pubblicato su Agenzia Radicale sabato 9 maggio 2009.

La tesi prevalente tra i politici di allora che operavano nell’ambito dei “partiti antifascisti” era quello di « la guerra lasciatela agli americani ». Noto e citatissimo è il passo di un articolo a firma di Antonio Maccanico, futuro Segretario Generale alla Presidenza della Repubblica ai tempi del Presidente Sandro Pertini, pubblicato su "Irpinia Libera", organo del Comitato di Liberazione Nazionale, sul n° 6 del 4 dicembre 1943, pochi giorni prima del battesimo del fuoco del rifondato Esercito a Montelungo. Scriveva Maccanico «Si sappia una volta per sempre, noi non ci lasceremo cucire patacche, né ci faremo irreggimentare in compagnie di ventura: sappiamo l'importanza che avrebbe per gli sfruttatori una cieca frenesia bellica e le conseguenze di una falsa union sacrée, perciò non ci prestiamo al gioco»

Come puntualizzato qualche riga sopra e che per enfasi ribadisco, il Governo di Brindisi venne riconosciuto solo dall'ex Unione Sovietica con un accordo che prefigurava la collocazione dell'Italia nella sua sfera di influenza. Ercole Ercoli, alias Palmiro Togliatti, ebbe il lasciapassare per il suo rientro in Italia proprio a seguito di questo accordo e del probabile illudersi della monarchia e del governo da essa ispirato di potere perpetuare l'istituzione con l'appoggio di un nuovo totalitarismo, quello comunista in luogo del precedente fascista.

Il primo Raggruppamento Motorizzato, quello che combatté a Montelungo e che era stato costituito il 27 settembre 1943 a San Pietro in Vernotico (LE), era inviso al governo di Brindisi e allo speculare e concorrente "contro governo" del Comitato dei Partiti antifascisti, divenuto Comitato di Liberazione Nazionale. Le ragioni erano differenti, ma lo sforzo sinergico. Il Governo Badoglio aveva dei complessi nei confronti dell’ex alleato tedesco, non voleva caratterizzarsi troppo sul piano dell’impegno militare in un conflitto che in quel frangente aveva le caratteristiche di guerra civile. L’Italia era divisa in due, non solo geograficamente. In armi si contrapponevano italiani in uniforme inglese ed italiani in uniforme tedesca. A Montelungo, venendo da Cassino, c’è una stele che ricorda il capitano/maggiore a seconda dell’ottica di schieramento (maggiore per la Repubblica Sociale Italiana, grado non riconosciuto dalla controparte) Rino Cozzarini eroicamente caduto alla testa di un battaglione di italiani che avevano fatto una scelta di campo diversa e combattevano con l’uniforme tedesca. Con un gesto di pietas e di riappacificazione nazionale, sconosciuto a che ancor oggi vive quegli avvenimenti con emotività ideologica, il nostro Presidente Nazionale generale Poli, prima di annualmente recarsi a ricordare la memoria dei commilitoni caduti inquadrati nei reparti del rifondato Esercito nazionale, si ferma in raccoglimento e depone un mazzo di fiori nel punto in cui cadde Cozzarini, segnato da quella stele.

Perché parlando dell’accordo tra governo di Brindisi e Mosca abbiamo parlato di illusione sulla continuità istituzionale? Perché il partito comunista dell’epoca aveva elaborato una strategia che fosse strumentale alla definitiva sua presa del potere a guerra finita. Il piano, definito in codice “Paino E”, prevedeva che il Congresso del Comitato di Liberazione Nazionale, svoltosi al Teatro Piccinni di Bari il 28 e 29 gennaio 1944, avesse come culmine la proclamazione di Togliatti, che per questo non vi prendeva parte, come Capo provvisorio del futuro governo nazionale,

L’intelligence statunitense venne a conoscenza del piano, che fu fatto fallire dall'intervento dell'ingegnere Antonio Ambra, allora volontario del Raggruppamento Motorizzato, che benché ferito e ricoverato in ospedale venne dimesso e portato a Bari a bordo di un gippone statunitense proprio per contrastarne la messa in atto. In realtà ad Ambra, che si presentò all’ingresso del Teatro Piccinni in uniforme, venne impedito di entrare; per aggirare l’ostacolo Ambra si recò a denunziare la cosa ad una concomitante riunione di area cattolica e liberale che si svolgeva al Teatro Petruzzelli. L’effetto della pubblica denunzia fu devastante e fece fallire il piano a causa del timore che colse i protagonisti che si erano sentiti spiati e scoperti.

Tornato al Piccinni, Ambra ebbe un violento scontro verbale con i partecipanti che uscivano e venne da alcuni di costoro selvaggiamente aggredito. Per la “rissa” subì un formale processo al rientro al reparto, proprio per il fatto che aveva agito in uniforme, ma ovviamente venne scagionato da ogni addebito con la motivazione che aveva agito per l'onore del Reparto e dei suoi commilitoni.

Questa chiave di lettura è stata confermata da analoghe dichiarazioni di Giorgio Spini, che oltre essere uno storico, come aderente al Partito d’Azione, partecipò di persona a quella riunione La sua testimonianza è, inoltre, particolarmente attendibile in quanto, dopo aver attraversato il fronte che divideva la Penisola ed essere giunto a Bari, entrò a far parte dell’Ufficio Stampa del Comando supremo badogliano, da cui venne poi, allontanato per le idee sovversive. Entrò quindi a far parte del «Pwb Combat Team», un’unità incaricata di occuparsi d’informazione e di controinformazione.

Ad Ambra promisero che gliela avrebbero fatta pagare. Mentre era impegnato in prima linea come capo della pattuglia osservazione e comunicazione venne a sapere della sua incriminazione, tra l'altro formalizzata a distanza di quattro mesi dal presunto evento, per diserzione in quanto si era arruolato volontario nel Raggruppamento Motorizzato pur essendo effettivo a un battaglione universitario di allievi ufficiali, chiamati per punizione alla armi per avere nel dicembre del 1940 manifestato, a Roma sotto la guida di Ambra, contro la politica del regime fascista e l'entrata in guerra a fianco dei tedeschi.

Per evitare di doverlo consegnare a quelle che formalmente erano comunque le superiori autorità, il Comando del Raggruppamento mise Ambra in licenza straordinaria per sei mesi, consentendogli di trovare asilo presso la Divisione statunitense Texas di cui godeva stima e fiducia, e presso la quale continuerà a combattere per tutto il resto della guerra, nonostante nel frattempo, pur essendo impegnato in prima linea, venisse condannato a morte per diserzione. La paradossale vicenda venne definitivamente “archiviata” solo molti anni dopo la fine della guerra.

Non fu un caso isolato, perché il battaglione universitario di allievi ufficiali "Marostica" venne in massa processato per ammutinamento in quanto aveva collettivamente protestato contro lo scioglimento del Primo Raggruppamento Motorizzato. I suoi membri vennero rinchiusi nella fortezza di Sant'Elmo, a Napoli, e liberati dopo prese di posizioni politiche inspirate dallo stesso Ambra a guerra finita da tempo.

Secondo quanto riferitomi dallo stesso Ambra furono questi i reali motivi che portarono allo scioglimento del 1° Raggruppamento Motorizzato e la sua immediata ricostituzione, per motivi speculari opposti da parte statunitense, in Corpo Italiano di Liberazione, il CIL.

Di queste testimonianza da me raccolta direttamente dall’ingegner Ambra si trova traccia anche in suo articolo pubblicato su “il Secondo Risorgimento d’Italia”, che ho letto in citazione senza riferimento al numero di fascicolo ed alla data di pubblicazione, «I soldati pensarono di farsi giustizia da soli.- Io che da acceso repubblicano e portavoce del partito popolare avevo capeggiato i moti studenteschi dell'Università di Roma contro il fascismo nel 40 organizzai coi bersaglieri del LI una spedizione punitiva, guidata dal comandante dell'11° artiglieria, aiutante di campo del re, contro i denigratori asserragliati nella tipografia Pergola.. prendemmo a calci nel sedere gli studenti imboscati e qualche tipografo e Antonio Maccanico».

Come si vede la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, anche con le denominazioni e con le parole, con la propaganda e con le azioni di guerra psicologica.

Ed è ancora la politica le cui vicende maturano a seguito degli sviluppi militari sul campo che si riappropria con effetto retroattivo di essi come sua continuazione in senso clauseviziano. L’entrata in Roma il 4 giugno 1944, che è un fatto militare, ha effetti politici. Il riferimento istituzionale, perché non si può parlare di responsabilità di governo nel significato sostanziale del termine, passa dal Governo di Brindisi, al Comitato di Liberazione Nazionale con sede a Roma. È una transizione di un potere virtuale, ma di grande impatto politico, perché informa la politica nazionale italiana, almeno quella parvenza che si tentava di ricostruire dopo un ventennio di regime, al compromesso che caratterizzerà l’Italia del dopoguerra anche dopo l’abbattimento del Muro di Berlino e, forse, sino ancora ad oggi.

Come abbiamo di recente in maniera documentale appreso dall’apertura degli archivi dell’ex Unione Sovietica, anche se la questione è agli Atti del Convegno Ancfargl di Bari del 28, 29, 30 aprile del 1994, pagina 217 e seguenti nella Relazione di Nicola Oddati “1944: dal ripristino delle relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica alla svolta di Salerno”, Stalin intenzionato a trovare un compromesso tra partiti antifascisti, monarchia e Governo Badoglio, che consentisse la formazione di un governo di unità nazionale, decise di temporaneamente accantonare la questione istituzionale. inviando a tal fine in Italia il diplomatico Vichinsky, tristemente noto per i processi di Mosca, che propose all'ambasciatore Renato Prunas una collaborazione tra Stato Italiano e Partito Comunista Italiano. L'obiettivo primario di Stalin non era quello di portare sotto influenza sovietica l'Italia, bensì rendere legale il partito, anche se l’accordo prevedeva la concessioni di basi militari all’Urss in territorio italiano a guerra finita.

Questa linea politica, che caratterizzerà l’azione del Partito Comunista Italiano sino alla scelta istituzionale, era stata in precedenza anticipata con due sue interviste rilasciate al Cairo e ad Algeri, ma venne resa nota per la prima volta in Italia, il 31 marzo del 1944 nel corso della riunione dei quadri dirigenti del 1° Consiglio nazionale delle regioni liberate, convenuti a Napoli, dove Togliatti era sbarcato giorno 27 marzo.

Essa venne meglio precisata nei dettagli nella risoluzione conclusiva dei lavori del Consiglio nazionale del partito comunista e nell’intervista che lo stesso Togliatti rilasciata all’Unità il successivo 2 aprile. In quella circostanza venne deciso di rinviare la soluzione delle questioni istituzionali alle decisioni di un’Assemblea nazionale costituente che si sarebbe dovuta convocare subito dopo la fine del conflitto; per l’immediato, si proponeva, di creare un nuovo governo provvisorio, rappresentativo di tutti i partiti antifascisti, che fosse in grado di creare un esercito in grado di combattere risolutamente contro i tedeschi ed i fascisti.

Dei lavori di quel Consiglio nazionale non esiste un verbale degli interventi, tuttavia, nonostante Togliatti avesse tracciato le linee di un radicale capovolgimento della strategia rispetto agli obiettivi perseguiti nei mesi precedenti ed alle aspettative dei propri militanti, non risulta vi siano state voci di opposizione.

Fece seguito la costituzione di un secondo Governo Badoglio, che si insediò a Salerno, dove rimase in “carica” sino alla conquista di Roma il 4 giugno 1944. Per queste circostanze questi eventi sono noti ed indicati dagli storici come la svolta di Salerno.

Altro momento fondamentale della politica che rende come sua continuazione retroattiva gli avvenimenti militari sul campo di battaglia è il primo discorso pubblico in Roma liberata che Alcide De Gasperi tenne al Teatro Brancaccio il 23 luglio 1944. Il testo integrale è consultabile sulla pagina web http://www.democraticicristiani.it/documenti/adg_01.html. Alcide De Gasperi, in quel momento storico parlavo in qualità di “ministro” del “governo” guidato da Ivanoe Bonomi, che era espressione del Comitato di Liberazione Nazionale

Il discorso viene così sintetizzato nella citata pagina web: «Si parla della guerra che continua da una parte e della ricostruzione che deve essere già avviata dall'altra, si parla degli Alleati, dell'armistizio e dei prigionieri. Molto delicata è la questione istituzionale (repubblica o monarchia?), e De Gasperi fa prevalere le ragioni della responsabilità di un momento critico come quello del momento sulla necessità di una scelta immediata con la guerra ancora in atto. Molto delicato (e prudente) è anche il rapporto con i comunisti italiani e l'Unione Sovietica di Stalin, i primi alleati nel CLN ed i secondi in guerra contro Hitler: la necessità di salvaguardare l'unità di intenti con la guerra ancora in corso in metà paese è preponderante su qualunque possibile polemica».

Come si vede esso traccia le linee guida di quella che sarà lo scenario politico nazionale del dopoguerra, sino al cosiddetto compromesso storico e, per molti aspetti, sino ai nostri giorni. Questo scenario fu e per molti versi è ancora fortemente condizionato dagli accordi di Yalta, in Crimea, i cui lavori si svolsero nel Palazzo di Livadija, vecchia residenza estiva di Nicola II, fra il 4 e l'11 febbraio 1945. Una condizione che impediva al più grande partito comunista dell’Europa di aspirare di andare al governo, ma che proprio per questo contribuì a creare e rendere stabili il cosiddetto regime consociativo che ha impedito alla rinata democrazia italiana di divenire matura e completamente realizzata.

Ed in questa mia ottica di lettura, una sorta di retroattività dell’asserto di von Clausewitz, assumono valenza politica gli eventi militari sul campo, quale la ristrutturazione delle rifondate Forze Armate e il paggio dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento, progenitori dell’Esercito Italiano della Repubblica scaturita dalla consultazione referendaria del 2 giugno 1946.

Il comportamento sul campo di battaglia del Cil, le forti motivazioni dei combattenti e i loro sempre più stretti legami con gli eserciti loro nemici sino all’8 settembre 1943, portarono a rivedere la sorte riservata all’Italia già a dicembre del 1940. L’interesse angloamericano per l’Italia si limitava alla Sicilia, forse con estensione all’altra isola maggiore la Sardegna. Questo il reale motivo della conquista della Sicilia a seguito dello sbarco effettuato nel luglio del 1943 e degli avvenimenti che si susseguirono in quella regione, quali la creazione del Movimento Indipendentista Siciliano di Finocchiaro Aprile, di cui i miliziani al comando del colonnello Salvatore Giuliano costituivano il braccio armato combattente. La prospettiva era quella di un distacco della Sicilia dal resto dell’Italia con l’aspirazione a divenire all’epoca la quarantanovesima stella della bandiera statunitense. All’8 settembre del 1943 i piani delle Nazioni Unite non prevedevano alcuno sbarco, se non per motivo di alleggerimento nei territori viciniori alla Sicilia, in Italia, il cui territorio avrebbe dovuto subire pesanti bombardamenti volti a fiaccare il morale e la volontà di resistenza con la prospettiva di smembramento al termine della guerra.

Ed ecco che con il trapasso dei poteri dal Governo Badoglio al Governo Bonomi, reso possibile e politicamente credibile dall’eroico impegno militare sul campo da parte dei combattenti del Sud, si comincia a prefigurare per l’Italia un destino meno tragico, quello del mantenimento dell’unità territoriale e di un’Italia nuovamente unita e solidale dopo le divisioni della guerra, con connotazioni di guerra civile, in quanto inquadrati nei due contrapposti schieramenti c’erano italiani che si combattevano in armi, indossando uniformi di eserciti stranieri. Da quella data, per tacito accordo delle potenze contrapposte gli italiani inquadrati nelle opposte coalizioni vennero impiegati su fronti diversi, sul versante adriatico quelli del Sud, sul versante tirrenico quelli della Rsi.

La prefigurazione di una futura Italia democratica rese inoltre possibile che si cominciasse a pensare alla ricostituzione organica delle sue Forze armate. Già il 31 luglio 1944, a solo circa due mesi dal ritorno di Roma quale capitale, venne autorizzata da parte della sino ad allora estremamente punitiva Commissione interalleata di controllo di sei Gruppi di Combattimento che assumeranno i nomi di sei gloriose divisioni: Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova e Piceno. Esse subentreranno al Corpo Italiano di Liberazione definitivamente sciolto il 25 settembre 1944, alla vigilia di un inverno impegnativo e pesante.

È questo il passaggio cruciale da esercito sconfitto, verso cui sussistevano enormi remore e diffidenze, a esercito sia ancora non completamente alleato con pieno riconoscimento politico, almeno a cobelligerante stimato e di pari dignità, tanto che alla ripresa dell’offensiva dopo la stasi invernale i reparti italiani, ai quali sino ad allora era stato impedito sfilare nelle città liberate, poterono essere tra i primi, se non i primi, ad entrare e sfilare nelle città che veniva via via raggiunte e liberate.

Questa la mia chiave di lettura che si distanzia molto da quella classica, quale un ponderoso saggio, redatto in occasione del Cinquantenario della Guerra di Liberazione, di cui sono Autori il nostro Presidente Nazionale generale e senatore Luigi Poli ed il professor Gianni Oliva, sotto il titolo “Le Forze Armate dalla Guerra di Liberazione alla nascita della Repubblica, 1943 - 1947” Il documento è scaricabile da internet in versione pdf alla pagina web http://www.dssm.uniba.it/docenti/didattica-orlandi/le_forse%20armate_parte_I.pdf. Ad esso richiamo chi volesse documentarsi secondo la chiave di lettura storica classica e non interpretativa degli avvenimenti, quali quella fatta da un non storico come chi vi parla.

Ed è ancora la politica a condizionare con la sua continuazione sul campo di battaglia in quello strano effetto retroattivo delineato all’inizio della mia esposizione le ultime fasi della guerra e la chiave di lettura storiografica ancora imperante ai nostri giorni. A rigore logica era il Cln centrale, di cui era espressione il Governo Bonomi, ad avere la responsabilità politica dello sforzo bellico e delle rifondate Forze armate. Nella realtà dei fatti, per un insieme di cause contingenti, ad effettivamente svolgere questa funzione nei durissimi anni 1944 - 1945 fu il Comitato di Liberazione Nazionale Nord Italia, impegnato soprattutto nella lotta e nell’attività politica clandestina. In genere i vari Comitati locali ritennero di avere riconquistato la libertà quando, indipendentemente dall’andamento delle operazioni sul campo, poterono svolgere apertamente attività pubblica senza correre alcun pericolo. Caso emblematico è quello di Firenze la cui ricorrenza della liberazione della città viene ricordata l’11 agosto con circa quaranta giorni di anticipo rispetto alla effettiva liberazione di tutto il territorio comunale, che si concluse il 20 settembre 1944.

Perché cito questo caso emblematico? Perché la data del 25 aprile 1945, che viene celebrata come ricorrenza della Liberazione nazionale risente del modo in cui la componente politica clandestina visse gli eventi militari, sui quali non aveva controllo effettivo. La vittoria finale per i Comitati di liberazione locali, a Firenze come a Milano veniva conseguita dalla loro ottica nel momento in cui aveva fine la clandestinità. Più che di liberazione in senso compiuto di tutte le operazioni militare deve pertanto intendersi quello della fine dell’incubo poliziesco, la riconquista delle più elementari libertà democratiche da parte dei “governi” provvisori clandestini sino a quel momento.

A Milano il trapasso di giurisdizione avvenne il 25 aprile senza grossi traumi militari, con l’assunzione del controllo dei principali edifici pubblici da parte della Guardia di Finanza. Non fu una vittoria militare sul campo, ma un avvicendamento concordato. Solo che questo consentì al Cln del Nord Italia, l’unica componente del Cln effettivamente operativa con rischi enormi e con enormi sacrifici di uscire di clandestinità, di assaporare i momenti della riconquistata libertà democratica apertamente e senza per questo correre più rischi di venire arrestati e processati e, magari, passati per le armi. Era per loro la liberazione, da un incubo ancora prima che da un regime e da una occupazione militare.

La cessazione delle ostilità si ebbe in effetti sul fronte italiano il 2 maggio successivo, in tutta Europa l’8 maggio del 1945, che a causa della differenza di fuso orario in Russia cadde il giorno successivo, il 9 maggio. Queste sono le date significative sul piano strettamente militare delle ostilità. Ma dai patrioti che non combattevano inquadrati in eserciti regolari, la fine dell’incubo si ebbe con l’uscita della clandestinità. Questo fu per loro il giorno della vittoria e siccome proprio per l’assurdo asserzione fatta all’inizio della nostra relazione che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, addirittura con effetto retroattivo, il giorno della vittoria finale da questa prospettiva non coincide con la fine effettiva di ogni ostilità militare.

Detto per inciso, il primo 25 aprile a Milano venne festeggiato il 4 maggio 1945 con una sfilata in corteo aperto dai protagonisti del Comitato di Liberazione Nazionale del Nord Italia.

Mi si consenta una divagazione, prima di concludere. Matino, della cui Sezione Ancfargl oggi siamo ospiti, più in generale le Puglie hanno un ruolo importante sotto il profilo della formazione culturale nella storia di quel periodo.

Apprendiamo da un saggio del professor di Jerzy Adam Radomski, gentilmente inviatoci in lingua italiana dall’Accademia Polacca delle Scienze di Roma, che dal 21 settembre 1944 su disposizione del gen. Anders venne organizzato un servizio di istruzione e di educazione del 2 Corpo Polacco. A capo del servizio venne posto il prof. Jerzy Aleksandrowicz il quale organizzò un continuo aggiornamento dell’istruzione e dell’educazione dei soldati che si teneva fuori dalla prima linea e, nel caso dei soldati di linea anche durante le pause nei combattimenti.

Ad Alessano e a Matino vennero tenuti corsi per la preparazione agli esami di maturità; furono organizzati ginnasi e licei a Trani, Amendola, un istituto commerciale a Casarano, un istituto tecnico meccanico ad Altamura, un istituto tecnico agricolo a Lecce, una scuola per meccanici (Junacka Szkoła Mechaniczna) a Barletta.

Purtroppo lo sforzo del generale Anders di creare una classe dirigente per una Polonia risorta dalle vicende belliche falli una seconda volta di fronte alla repressione della dittatura comunista, che si era già resa responsabile dell’eliminazione della precedente classe dirigente con l’eccidio di Katyn.

La quasi totalità degli oltre centomila reduci dalla guerra in Europa che decisero di tornare in Polonia sperando di contribuire a ricostruirla, giunti in patria, vennero deportati senza spesso neppure riuscire a mettere piede a terra. Molti insieme alla proprie famiglie.

Mi auguro che questo prezioso documento venga presto pubblicato su “il Secondo Risorgimento d’Italia”. Credo sia un doveroso riconoscimento a quei soldati che combatterono anche in Italia e nei cui ranghi vennero inquadrati i nostri Gruppi di Combattimento. La Polonia, nonostante il valore ed il sacrificio di centinaia di migliaia di suoi cittadini ebbe meno fortuna dell’Italia, essendosi venuta a trovare dalla parte sbagliata della linea di demarcazione convenuta ad Yalta.

Giorgio Prinzi

mercoledì 25 aprile 2012

Riflessioni sul 25 aprile: la conclusione di un percorso iniziato l'8 settembre


Come dobbiamo considerare questi fatti:

 Il Ten. Col.  Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, in uniforme con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M.

197 Sottotenenti giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943

Le I.S.U. lavorano, nel gen. 1944,  24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia

Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti

Il I Raggruppamento Motorizzato attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36 Divisione Texas USA

Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione

Il cap. dei carabinieri reali Pezzella a capo della compagnia di Reali Carabinieri  svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944
in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi

La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro
(Zavattaro-Ardizi)

La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi  nelle Puglie rifornisce le unità jugoslave per conto degli Alleati

 Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna)con la sua attività informativa salva dalla distruzione la testa di ponte alleata di Anzio

 4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945

Le Divisioni Friuli e Cremona liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943
 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte. Hanno oltre 700 morti e 100 feriti

La Divisone Perugia rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisone Acqui, in attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia
  

            Uno scenario che lascia ognuno di fronte a se stesso”

           -  Armistizio con gli Alleati. Occupazione tedesca.
            -  Dissolversi di ogni autorità statale riconosciuta:
                        a. prevale la lealtà al Re?
                        b. prevale la lealtà ai patti sottoscritti con l’Alleato?

            -  Il comportamento del Re:
                        a. Ha lasciato la Capitale;
                        b. si è posto al sicuro;
                        c. non ha dato ordini ai militari;
                        d. ha avallato venti anni di governo che ha portato al fallimento armistiziale.

           È imposto il momento perché i cittadini decidano il loro destino e creino le condizioni
            per un nuovo patto su cui fondare la convivenza civile e la politica della Patria.

E’, per gli Italiani, arrivato il momento delle scelte: da queste scelte nasce lo spirto e di valori di quello che poi fu chiamata la Guerra di liberazione , che, sena dichiarazione di guerra e trattato finale di pace, si conclude il 25 aprile 1945

Nella collana Storia in Laboratorio il volume “Salvare il Salvabile” affronta questo tema cercando di dare indicazioni e e risposte.


mercoledì 18 aprile 2012

Consiglio Nazionale - Mozione Finale

Consiglio Nazionale

CHIANCIANO
Sabato 14 e Domenica 15 aprile 2012

MOZIONE FINALE

IL CONSIGLIO NAZIONALE,

DOPO AVER RESO OMAGGIO AL MEDAGLIERE,

RICORDATI I SOCI SCOMPARSI ,

POSTO UN DEFERENTE SALUTO ALLA MEDAGLIA D’ORO PAOLA DEL DIN

PRESO ATTO DELLE VOTAZIONI ODIERNE,



DECIDE



ALLA VIGILIA DEL 70°ANNIVERSARIO

DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 1943-1945

DI DEDICARE OGNI SFORZO AFFINCHè QUESTA GLORIOSA RICORRENZA

DEL SECONDO RISORGIMENTO VENGA VALORIZZATA

 COME RACCORDO AL PRIMO RISORGIMENTO

GIA’ CELEBRATO CON IL 150 ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

QUESTO NOSTRO IMPEGNO DEVE SOPRATTUTTO METTERE IN RISALTOIL PRIMATO STORICO DELLE FORZE ARMATE COME PREROGATIVA PRINCIPALE

DEL PRIMO E DEL SECONDO RISORGIMENTO

PERCHE’

NEL PRIMO LE FORZE ARMATE  HANNO UNIFICATO L’ITALIA,

NEL SECONDO CON LA LOTTA AL NAZIFASCISMO HANNO RISPRISTINATO

IL TRINOMIO LIBERTA’-UNITA’-INDIPENDENZA

CONSACRATO NELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA.



IL CONSIGLIO NAZIONALE,



AUSPICA ALTRESI,

 CHE LE CITTA’ ITALIANE MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILIRARE E CIVILE

PENDANO PARTE CON I LORO SINDACI E CITTADINI

ALLA RIEVOCAZIONE DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE

IN SOLIDALE SINTONIA CON I COMBATTENTI CHE HANNO LIBERATO

QUELLE CITTA’ MARTIRI DELLA CAMPAGNA 1943-1945

E’ IL CONSIGLIO SALUTA OGGI IL SINDACO DI MIGNANO MONTELUNGO

CAMPO DI BATTAGLIA DEL I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

NOSTRO GRADITO OSPITE AL CONVEGNO DI CHIACIANO



IL CONSIGLIO NAZIONALE,



ESPRIME 

LA SUA FIDUCIA NELLA VIVA DEDIZIONE DI TUTTI

I SOCI A COOPERARE ANCHE CON LA NOSTRA FONDAZIONE,

 IL SODALIZIO PERMANENTE

NEL QUALE ESSI POTRANNO E VORRANNO CONFLUIRE PER CONTINUARE

 LE NOSTRE OPERE DI VALORIZZAZIONE

DELLA CAMPAGNA DI LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE ED



AUSPICA

INFINE CHE OGNI SFORZO VENGA COMPIUTO

PER CORROBORARE LA NOSTRARIVISTA

“IL SECONDO RISOGIMENTO D’ITALIA”

CHE SOPRATTUTTO NEL 70° ANNIVERSARIO

DELLA VITTORIA SUL NAZIFASCISMO

CONTINUERA’ AD ILLUSTRARE

COME NOSTRO PORTUALE CULTURALE

MOMENTI SALIENTI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE.



L’ASSEMBLEA APPROVA CON UN APPLAUSO PROLUNGATO

Consiglio Nazionale Ordine del Giorno Chianciano 14-15 aprile 2012

ORDINE DEL GIORNO

Sabato 14 aprile 2012

ore 16:00  -          Apertura Consiglio Nazionale (Generale Senatore Luigi POLI);

ore 16:05  -          Onori al Medagliere (Colonnello Vittorio SCARLINO);

ore 16:15  -          Appello Soci deceduti anno 2011 e raccoglimento (lettura a cura dell’Ingegnere Giorgio PRINZI);

ore 16:20  -          Designazione del Presidente protempore dell’Assemblea, su  proposta del Presidente Nazionale;

5. ore 16:25  -  Il Presidente dell’Assemblea, al fine della validità della riunione, invita il Segretario Generale a procedere alla verifica del quorum dei Soci presenti o rappresentati per delega dai Presidenti di Sezione o Sottosezione (si accerta che siano presenti tanti Presidenti di Sezione o loro Delegati, il cui totale rappresentato raggiunga il numero della metà più uno dei Soci – Art. 16 dello Statuto);

ore 16:35  -          Comunicazione all’Assemblea dei risultati relativi alla validità della riunione  (a cura del Colonnello Vittorio SCARLINO);

 ore 16:40  -         Breve illustrazione delle operazioni di voto per il rinnovo delle cariche sociali (Colonnello Vittorio SCARLINO);

                8. ore 16:50   -     Attività di propaganda per coloro che intendono candidarsi per ricoprire cariche sociali;
                9. ore 17:30 -       Elezioni per il rinnovo delle cariche sociali;

                10. ore 18:15 -     Operazioni spoglio delle schede elettorali e compilazione verbale degli eletti;

                11. ore 18:40 -     Comunicazione dei risultati delle elezioni (Col. Vittorio SCARLINO);

                12. ore 18:50 -     Varie ed eventuali.
 
Domenica 15 aprile 2012

 13. ore 07:30  -   Santa Messa;

14. ore 08:00  -    Prima colazione;

15. ore 09:00  -    Ripresa riunione Consiglio Nazionale ed illustrazione delle

Relazioni riguardanti le varie attività dell’Associazione (a cura del Generale Senatore Luigi POLI);

16. ore 09:20  -    Attività di coordinamento fra le Sezioni e la Presidenza   Nazionale (a cura del Segretario Generale);

17. ore 09:45  -    Attività Centro Studi e Ricerche Storiche sulla Guerra di Liberazione 1943/1945 (a cura del Contrammiraglio Giuliano   MANZARI);

18. ore 10:20     Attività promozionali nelle Scuole Civili e Militari (relatori: Gen. C.A. Alberto ZIGNANI – Amb. Alessandro CORTESE de BOSIS – C.Amm. Giuliano MANZARI – Prof. Carmelo TESTA);

19. ore 10:45   Attività della Rivista “Il Secondo Risorgimento d’Italia” (a cura del Prof. Sergio PIVETTA);

20. ore 10:55 -     Attività  Editoriale a cura del Gen. D. Massimo COLTRINARI;

21. ore 11:00  -    BILANCI

-   Illustrazione Bilanci (Consuntivo 2011 e Preventivo 2012 (a cura del Colonnello Vittorio SCARLINO);

Relazione del Presidente del Collegio dei Sindaci (a cura del Dr. Enzo BARONE);

Discussione ed approvazione dei Bilanci (a cura del Presidente dell’Assemblea).

22. ore 11:40  -    Presentazione Mozioni dei Presidenti di Sezione e loro discussione;

23. ore 12:05  -    Relazione  Morale (Presidente Nazionale);

24. ore 12:30  -   Approvazione della Mozione Finale e chiusure dei lavori del Consiglio Nazionale (a cura dell’Amb. Alessandro CORTESE de BOSIS).

25. ore 13:30  Consumazione del pranzo sociale e rientro nelle rispettive sedi.

                                                                                                                                        

                                                                                                              IL PRESIDENTE NAZIONALE

                                                                                                                       (Gen. Sen. Luigi POLI)

lunedì 16 aprile 2012

Statuto della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate


Art. 1. - L’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate ha sede in Roma, Via Sforza n 4.        
Art. 2. - L’Associazione è apolitica e apartitica.
Art. 3. - L’Associazione si propone le seguenti finalità:
a)     mantenere vivo il culto dell’ideale di Patria e la memoria dei combattenti inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate nella Guerra di Liberazione;
b)     custodire ed esaltare il patrimonio spirituale rappresentato dalle azioni gloriose compiute dai reparti regolari delle Forze Armate nella Guerra di Liberazione;
c)     sviluppare i sentimenti di solidarietà e di fratellanza fra i soci, stabilire e consolidare rapporti di fraterna cordialità fra i soci ed i militari delle Forze Armate in servizio e in congedo;
d)     sviluppare rapporti di cordialità fra i soci propri e quelli di altre associazioni d’arma e combattentistiche;
e)     assistere moralmente e materialmente i soci e le loro famiglie;
f)      favorire l’elevazione spirituale e culturale dei soci mediante conferenze, pubblicazioni, manifestazioni celebrative nazionali e locali.
Art. 4. – Possono essere soci dell’Associazione tutti gli ex combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945.
Possono essere soci anche le vedove, i figli ed i fratelli dei militari, inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate, caduti nella Guerra di Liberazione o deceduti dopo l’8 maggio 1945.
Art. 5. - Non possono essere soci i condannati per motivi ledenti l’onore e coloro che comunque siano venuti meno alle leggi dell’onore.
Art. 6. - I soci possono essere:
a)     ordinari, che versano la quota annuale stabilita ogni anno dal Consiglio Nazionale;
b)     sostenitori, che versano, oltre la quota annuale, un contributo pari a quattro volte la quota annuale;
c)     vitalizi, che versano, una volta tanto, un contributo pari a venti volte la quota annuale;
d)     benemeriti, se si siano distinti per assiduità nell’opera svolta a favore dell’Associazione. Possono essere nominati soci benemeriti anche le persone e gli enti che con cospicui legati, oblazioni o donazioni, ovvero con opere o prestazioni abbiano procurato all’Associazione speciali benefici e vantaggi. La proclamazione di socio benemerito è effettuata dalla Presidenza Nazionale anche su proposta motivata dalle Sezioni e Sottosezioni, sentito il Consiglio Nazionale. 
e)     onorari: personalità delle Forze Armate che hanno onorato il Reparto di appartenenza per i fatti compiuti durante la Guerra di Liberazione. I soci onorari sono nominati dalla Presidenza nazionale di “motu proprio” e su proposta motivata dalle Sezioni e Sottosezioni, sentito il Consiglio Nazionale;
f)      collettivi: Comandi Reparti ed Enti che abbiano partecipato, anche indirettamente, alla Guerra di Liberazione ed Enti associativi  di Reduci di Reparti che abbiano partecipato alla Guerra di Liberazione. I soci collettivi dipendono dalla Presidenza Nazionale, a cui versano la quota associativa stabilita ogni anno dal Consiglio Nazionale.
La qualità di socio collettivo è riconosciuta esclusivamente all’Ente, rappresentato dal Comandante o dal Presidente in carica, e non ai singoli appartenenti.
La decisione di ammettere i soci compete alla Presidenza Nazionale d’iniziativa o in base a proposta documentata delle Sezioni e Sottosezioni.
Art. 7. - Possono essere iscritti all’Associazione quali “aggregati”, con le stesse modalità previste per i soci:
a)     i familiari dei soci viventi o deceduti;
b)     i militari che hanno prestato servizio in reparti aventi titolo di socio collettivo.
Gli aggregati non hanno diritto a voto e non possono ricoprire cariche sociali.
Art. 8. - Tutti i soci hanno diritto a voto e possono ricoprire cariche sociali.
Art. 9. - La qualità di socio si perde per:
-        dimissioni;
-        morosità;
-        indegnità.
Art.10. - Il socio che con parole o atti comprometta l’apoliticità dell’Associazione stabilita dall’art. 2 o contravvenga alle finalità stabilite dall’art. 3 o arrechi pregiudizio al buon nome o agli interessi dell’Associazione è punibile:
-        con richiamo da parte del Presidente della Sezione o Sottosezione, sentito il rispettivo Consiglio;
-        con la sospensione da due a sei mesi da parte della Presidenza Nazionale;
-        con l’espulsione da parte del Presidente Nazionale, sentito il Consiglio Nazionale e previo parere della Commissione Nazionale di disciplina di cui all’art. 27.
Contro il provvedimento di richiamo è ammesso il ricorso alla Presidenza Nazionale, contro la sospensione, al Consiglio Nazionale.
Art.11. - L’Associazione è costituita:
a)     dalla Presidenza Nazionale;
b)     dal Consiglio Nazionale;
c)     dal Comitato Centrale;
d)     dalle Sezioni, con almeno 25 soci;
e)     dalle Sottosezioni, con almeno 10 soci.
Art.12. – La Presidenza Nazionale, con sede in Roma, è costituita:
a)     dal Presidente Nazionale, che rappresenta l’Associazione a tutti gli effetti morali, legali ed amministrativi;
b)     da tre Vice Presidente Nazionali – uno per Forza Armata – che coadiuvano il Presidente Nazionale. In caso di sua indisponibilità lo sostituisce e lo rappresenta il più anziano di essi, secondo il criterio di cui al successivo art. 31;
c)     dal Segretario Generale.
Art. 13. - La Presidenza Nazionale provvede a tutto quanto si riferisce all’Associazione nel suo complesso; mantiene i necessari collegamenti con le Autorità Centrali; coordina l’attività delle Sezioni e delle Sottosezioni; promuove manifestazioni nazionali e locali, e tiene al corrente lo schedario dei soci.
Art.14. - Il Consiglio Nazionale è composto:
a)     dal Presidente Nazionale;
b)     dai Vice Presidenti Nazionali;
c)     dai Consiglieri del Comitato Centrale;
d)     dai Presidenti delle Sezioni e Sottosezioni (o loro delegati);
e)     dai Soci decorati di M.O.V.M.;
f)      dal Segretario Generale, senza diritto di voto.
Art.15. - Il Consiglio Nazionale è convocato in Roma dal Presidente Nazionale almeno una volta l’anno, con invito scritto diretto personalmente, almeno dieci giorni prima della data fissata per la riunione, ai singoli Presidenti delle Sezioni e delle Sottosezioni. Su argomenti di limitata importanza, il Presidente può invitare detto Consiglio e pronunciarsi per corrispondenza.
Può essere anche convocato quando richiesto da almeno un decimo dei componenti.
Le riunioni sono presiedute e dirette da un Presidente eletto di volta in volta.
Art.16. - Il Consiglio Nazionale è l’organo deliberativo e consultivo dell’Associazione e interviene su tutte le questioni che ne interessano la vita.
Fissa le quote annuali dei Soci ordinari e collettivi ed il contributo annuo (espresso in percentuale delle quote associative individuali), che le Sezioni e Sottosezioni debbono versare alla Presidenza Nazionale per il suo finanziamento.
Ogni anno, entro il primo trimestre, devono essere sottoposti al Consiglio Nazionale per l’approvazione, il bilancio consuntivo dell’anno precedente e quello preventivo dell’anno in corso.
Le riunioni del Consiglio Nazionale sono valide se sono presenti tanti Presidente di Sezione e Sottosezione (o loro delegati) che rappresentino almeno la metà dei soci dell’Associazione.
Per la validità delle deliberazioni occorre il voto favorevole della maggioranza dei componenti il Consiglio Nazionale (art. 14), aventi
diritto a voto, presenti.
Art.17. - Per assistere la Presidenza Nazionale nella normale amministrazione e per la soluzione di casi urgenti, che non consigliano la convocazione del Consiglio Nazionale, è istituito un Comitato Centrale composto:
a)     dal Presidente Nazionale, che lo presiede;
b)     dai tre Vice Presidenti Nazionali;
c)     da sette Consiglieri, eletti dal Consiglio Nazionale, di cui:
-        cinque dislocati rispettivamente nelle cinque Regioni Militari continentali, nell’ambito delle quali esercitano un’azione di coordinamento delle Sezioni e Sottosezioni e rappresentano la Presidenza Nazionale nei contatti con i Comandi militari della Regione;
-        due, con sede a Roma, rappresentati rispettivamente:
·          i soci collettivi e individuali che hanno partecipato alle reazioni opposte da Reparti delle FF.AA. alle aggressioni tedesche dopo l’annuncio dell’armistizio;
·          i soci collettivi e individuali che, inquadrati nelle Unità italiane, hanno partecipato alla Guerra di Liberazione a fianco delle Armate Alleate;
d)     dal Segretario Generale senza diritto di voto.
Le decisioni del Comitato Centrale sono messe a verbale e trascritte su apposito registro firmato dal Presidente e dal Segretario Generale.
Art.18. - Il Segretario Generale è nominato dal Presidente, che lo sceglie tra i soci.
Il Segretario Generale coadiuva il Presidente; redige e trascrive su appositi registri i verbali delle sedute del Consiglio Nazionale, il riassunto delle decisioni adottate nella convocazione per corrispondenza ed i verbali delle sedute del Comitato Centrale.
Cura, altresì, che sia tenuto al corrente lo schedario dei soci, amministra i beni dell’Associazione e ne rende conto; compila, per ogni anno solare, i bilanci preventivo e consuntivo, da presentare al Consiglio nazionale.
Art.19. - Le Sezioni sono rette da un Consiglio di Sezione costituito:
a)     da un Presidente;
b)     da:
-        un Vice Presidente e quattro Membri, se i soci non superano i 200;
-        due Vice Presidenti e cinque Membri, se i soci sono più di 200 ma non più di 500;
  -          tre Vice Presidenti e sei Membri, se i soci superano i 500;
c)     da un Segretario Amministrativo nominato dal Presidente.
Le Sezioni:
-        si accertano che i richiedenti l’ammissione a socio abbiano i requisiti prescritti ed inviano le proposte documentate alla Presidenza Nazionale;
-        provvedono di propria iniziativa alle varie attività;
-        conservano il patrimonio della Sezione, amministrano i fondi e approvano i bilanci annuali preventivo e consuntivo;
-        sottopongono alla Presidenza Nazionale la proposta di sospensione o di espulsione dei soci, a mezzo di una relazione corredata da elementi giustificativi della propria proposta;
-        sono autorizzate a pubblicare un proprio bollettino sociale.

Art.20. - Le Sottosezioni sono rette da un Consiglio si Sottosezione costituito da un Presidente e da due Membri, uno dei quali con funzioni di Segretario.
Le Sottosezioni hanno gli stessi compiti delle Sezioni.
Art.21. - I Presidenti di Sezione e di Sottosezione debbono convocare l’assemblea ordinaria dei soci almeno una volta l’anno, entro il primo bimestre, per l’approvazione del bilancio consuntivo dell’anno precedente e di quello preventivo dell’anno in corso, e per l’esame di tutte le questioni interessanti la vita e lo sviluppo della Sezione o della Sottosezione.
Assemblee straordinarie possono essere convocate su deliberazione dei Presidenti, dei Consigli o su richiesta di un decimo dei soci per la trattazione di particolari questioni da prospettarsi nell’avviso di convocazione.
Le Sezioni debbono tenere:
a)     un archivio;
b)     un ruolo dei soci;
c)     un registro dei verbali e delle deliberazioni;
d)     un registro di cassa;
e)     un registro degli inventari;
f)      un elenco dei soci in ordine alfabetico.
Le Sottosezioni debbono tenere almeno l’archivio, il ruolo dei soci, i registri di cassa e degli inventari.
Art.22. - Le entrate della Presidenza Nazionale sono costituite:
a)     dai contributi annui delle Sezioni e Sottosezioni, di cui al presente art. 16 e delle quote associative dei soci collettivi;
b)     da eventuali donazioni, legati, elargizioni, oblazioni fatte da enti o da privati;
c)     da proventi di manifestazioni promosse dalla Presidenza;
d)     dalle rendite del patrimonio sociale e dell’eventuale fondo sociale.
Art.23. - Le entrate delle Sezioni e delle Sottosezioni sono costituite:
a)     dalle quote associative dei soci ordinari, sostenitori e vitalizi e degli aggregati, dedotti i contributi annuali alla Presidenza Nazionale;
b)     da eventuali donazioni, legati, elargizioni, oblazioni o contributi straordinari dei soci;
c)     da proventi di manifestazioni promosse dalla Sezione o dalla Sottosezione;
d)     dalle rendite del fondo sociale.
Art.24. - L’Amministrazione centrale dell’Associazione, le amministrazioni delle Sezioni e quelle delle Sottosezioni sono autonome.
I bilanci consuntivi compilati dai predetti organi, per ogni anno solare debbono essere sottoposti a revisione da parte dei Collegi dei Sindaci.
I bilanci della Presidenza Nazionale sono sottoposti all’approvazione del Consiglio Nazionale.
Il bilancio della Sezione o della Sottosezione viene sottoposto all’approvazione della Assemblea dei soci della Sezione o della Sottosezione.
Art.25. - Tutte le cariche sono elettive, tranne le eccezioni previste nei precedenti art. 18 e 19. Gli eletti durano in carica tre anni e sono rieleggibili.
Nelle votazioni, a parità di voto, prevale quello del Presidente.
Il Presidente e i vice Presidenti Nazionali sono eletti dal Consiglio Nazionale.
Il Presidente, i Vice Presidenti ed i Membri del Consiglio di Sezione, il Presidente e i Membri del Consiglio di Sottosezione sono eletti dall’Assemblea dei soci, a maggioranza assoluta.
L’Assemblea è valida in prima convocazione se è presente almeno la metà dei soci in regola con il pagamento della quota annuale; in seconda convocazione è valida qualunque sia il numero dei soci presenti.
Fra la prima e la seconda convocazione deve intercorrere almeno un’ora.
Art.26. - Il Collegio dei Sindaci, composto da un Presidente, da due Membri effettivi e da uno supplente, è eletto:
-        per la Presidenza Nazionale, dal Consiglio Nazionale;
-        per le Sezioni e Sottosezioni, dalle rispettive assemblee.
I componenti del Collegio dei Sindaci possono intervenire alle sedute del Consiglio nazionale e dei Consigli sezionali, senza diritto di voto.
Le loro dichiarazioni ed osservazioni sono messe a verbale.
Art.27. - La Commissione Nazionale di Disciplina è composta da un Presidente, da due Membri effettivi e da uno supplente.  Tutti    sono eletti dal Consiglio Nazionale e sono scelti tra i soci residenti in Roma, ma che non rivestano cariche direttive nell’Associazione.
Art.28. – Ai fini della validità delle convocazioni del Consiglio Nazionale (art. 16), anche se effettuate per corrispondenza ciascun Presidente di Sezione o Sottosezione rappresenta il numero dei suoi soci in regola con il versamento della quota annuale.
Entro il mese di gennaio di ogni anno, ogni Presidente di Sezione o di Sottosezione deve trasmettere alla Presidenza Nazionale una dichiarazione firmata dal Presidente o dal Segretario Amministrativo, attestante il numero dei soci in regola con il versamento della quota sociale al 31 dicembre dell’anno precedente. Da tale dichiarazione si rileva il valore ponderale della Sezione o della Sottosezione, da valere per tutte le votazioni dell’annata.
Art.29. - Le cariche elettive son sono retribuite.
Al Segretario Generale ed ai Segretari Amministrativi possono essere assegnati dal Presidente Nazionale o da quelli di Sezione i rimborsi di spese sostenute per lo svolgimento della loro attività.
Art.30. - La Presidenza Nazionale ha la facoltà di dichiarare disciolto un Consiglio di Sezione o Sottosezione, nei cui confronti fosse contestata una grave infrazione o inadempienza ai fini morali dell’Associazione oppure per persistente inattività, ovvero irregolarità di carattere amministrativo. In ogni caso la Presidenza Nazionale nomina un Commissario il quale, entro tre mesi, deve procedere alla nuova elezione delle cariche sociali.
Analogamente si procede per il caso di dimissioni del Consiglio di Sezione.
Art. 31. - Nel caso di dimissioni del Presidente Nazionale, il Vice Presidente più anziano in carica o (nel caso in cui tale anzianità sia uguale) il più anziano di età assume le funzioni di presidente fino alle successive elezioni, da effettuarsi entro due mesi. Nel caso di dimissioni del Presidente e dei tre Vice Presidenti, il Consiglio Nazionale è entro due mesi convocato dal Consigliere più anziano (secondo il criterio innanzi accennato) per procedere alle nuove elezioni.
Art. 32. -  Se, per dimissioni o altra causa, il numero dei componenti il Consiglio di Sezione si riduce alla metà del numero stabilito dall’art. 19, l’Assemblea della Sezione, convocata in via straordinaria, entro due mesi, deve procedere alla elezione di un nuovo Consiglio. Durante l’assenza del Presidente di Sezione (o di Sottosezione), il Vice Presidente (o il Membro più anziano di età) ne fa le veci.
Qualora però tale assenza si prolunghi oltre sei mesi o, comunque, in caso di dimissioni del Presidente, il Vice Presidente (o il Membro più anziano di età) deve convocare entro due mesi l’Assemblea, per la nomina del nuovo Presidente.
Art. 33. - Ogni anno, entro il mese di febbraio, ogni Sezione e Sottosezione trasmette alla Presidenza Nazionale:
-        una relazione riassuntiva sull’attività svolta nell’anno precedente e sui risultati conseguiti;
-        un elenco dei nomi dei soci ammessi nell’anno e dei soci dimessi o defunti o resisi morosi o espulsi;
-        estratto del bilancio dell’anno precedente, per conoscenza;
-        eventuali considerazioni di carattere generale e proposte.
Entro il mese di aprile di ciascun anno, la Presidenza Nazionale compila la relazione annuale riassuntiva sull’attività svolta, nella quale viene esposto il bilancio consuntivo revisionato dal Collegio dei Sindaci ed approvato dal Consiglio Nazionale.
Art.34. - L’Associazione, le Sezioni e le Sottosezioni sono autorizzate ad usare nelle cerimonie ufficiali la bandiera nazionale (dimensioni cm. 99 x 99), con la denominazione su nastro azzurro, applicato all’asta:
Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze Armate – Sezione (o Sottosezione) . . . . . . . . . . . . . .
La Presidenza Nazionale è autorizzata a portare, nelle cerimonie ufficiali, il labaro dei decorati di medaglia d’oro al V.M. conforme al modello di cui all’allegato I  del decreto del Presidente della Repubblica 23-6-1964, n. 643.
La scorta alla bandiera e al labaro è costituita da due componenti dell’Associazione.
I soci sono autorizzati a portare il distintivo sociale all’occhiello della giacca. Detto distintivo è conforme al modello riprodotto nell’allegato 2 al Decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1964, n. 643.
In occasione di manifestazioni ufficiali, alle quali intervengano in corpo, con bandiera, i soci indossano il fazzoletto sociale (di colore azzurro, con striscia a due centimetri dal bordo, riproducendo il tricolore della Bandiera Nazionale) e il copricapo dell’Arma di appartenenza.
Le Sezioni e le Sottosezioni possono intitolarsi al nome di un reparto o di un eroico caduto. Il provvedimento relativo deve essere sanzionato dal Consiglio Nazionale.
Art.35. - Le tessere sociali, di modello unico, compilate dalla Presidenza Nazionale e firmata dal Presidente Nazionale, debbono essere distribuite ai nuovi soci dai Presidenti di Sezione e Sottosezione.
Trimestralmente le Sezioni e le Sottosezioni devono trasmettere alla Presidenza Nazionale l’elenco dei soci ai quali nel trimestre è stata distribuita la tessera, riportando nell’elenco, a fianco di ciascun nome, il numero distintivo della tessera stessa, il grado militare, la classe di leva e l’indirizzo.
Art.36. - Le modifiche al presente statuto possono essere proposte per iniziativa della Presidenza Nazionale o di una Sezione o Sottosezione.
Quando almeno un terzo delle Sezioni o Sottosezioni, interpellate con referendum per corrispondenza, esprima parere favorevole, dette modifiche debbono essere discusse e deliberate dal Consiglio Nazionale, con la presenza di tanti Presidente di Sezione e di Sottosezione o loro delegati che, rappresentino almeno tre quarti dei
soci dell’Associazione e con il voto favorevole della maggioranza dei componenti il Consiglio Nazionale (art. 14), aventi diritto a voto,
presenti, prima di essere sottoposte alla prescritta approvazione secondo le norme di legge.
La durata dell’Associazione è a tempo indeterminato.
In caso di scioglimento il fondo sociale sarà devoluto secondo le deliberazioni del Consiglio Nazionale riunito in assemblea straordinaria. Le deliberazioni sono valide se adottate con la presenza ed il voto di tanti Presidenti di Sezione e di Sottosezione (o loro delegati) che rappresentino almeno i tre quarti dei soci dell’Associazione.
Art.37. – L’eventuale regolamento per l’applicazione del presente statuto sarà sottoposto all’approvazione del Ministro della Difesa.

per informazioni: risorgimento23@libero.it