Rinascimento. Una parola che ha rivoluzionato la storia dell’uomo e ancora oggi oggetto di mille studi e interpretazioni. Momento di totale rottura rispetto alle epoche precedenti caratterizzate da un forte protagonismo, secondo la tesi peraltro assai contestata sostenuta dal Burckhardi.
Rinascimento inteso come una manifestazione nuova di quella tipicamente medievale, come diceva il Burdacit?
La tematica è assai complessa e per riuscire ad interpretare e gustare fino infondo il carattere straordinario dell’arte del periodo è necessario mettere bene in luce alcuni caratteri fondamentali. Dietro ad un disegno o ad una volta c’è tutta una filosofia straordinaria.
Alla fine del ‘300 l’Italia viveva una straordinaria ripresa culturale grazie a tutta l’opera del………..Vi furono riprese dagli studi platonici, Platone era conosciuto attraverso le opere degli scrittori latini e un…… alla sua riscoperta fu data dagli incontri tra la Chiesa Romana Cattolica e quella ortodossa orientale che facilitò l’arrivo in Italia di studiosi greci.
Firenze divenne il centro più importante degli studi e della cultura, nacquero centri di studi di lingua greca e della filosofia platonica che facilitarono il loro diffondersi. Nel 1463 crollò l’impero romano d’oriente ad opera dei turchi e così ci fu una vera e propria diaspora di molti intellettuali che lasciarono la Grecia per rifugiarsi in Italia.
Così nacque l’Umanesimo, un movimento culturale dedito agli Studia Humanitatis, secondo la definizione data da Leonardo Bruni.
E’ fondamentale mettere in luce il rapporto tra il 400 e il mondo classico poiché questo avrà conseguenze dirette su tutta l’arte nei suoi molteplici aspetti.
L’ispirazione e l’esempio della civiltà classica in realtà non erano mai venuti meno durante tutto il medioevo ma mentre in questa età il mondo antico si mostrava quale era stato trasmesso dalla tradizione, nel rinascimento si negò il valore di quest'ultima, che aveva determinato la deformazione del modello, la ………… della lingua come dello spirito classico e si affermò la necessità di un ritorno alle fonti originali, cioè alle opere degli scrittori latini e greci. Furono ripresi come modelli i grandi scrittori latini:
Cicerone per la prosa, Ovidio per il poemetto mitologico, Virgilio per l’elegia.
La filosofia umanistica rinascimentale rivendicava all’uomo la piena autonomia intellettuale e spirituale anche nei confronti della religione, i cui antichi valori…… non soltanto non vennero negati o ……..ma furono strettamente concessi con i valori umani, …… della natura umana, nella cui esaltazione Pico della Mirandola vedeva una tendenza ad identificarsi in Dio. Il pensiero umanistico si manifestava quindi come una negazione della concessione religiosa medievale (notificazione psico-fisico dell’uomo, dogmatismo), non della religione in se stessa poichè umanisti furono molti esponenti della Chiesa come Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II.
La nuova coscienza con cui l’uomo veniva a porsi di fronte al mondo implicava una nuova valutazione del mondo stesso studiato ed interpretato con spirito scientifico e per mezzo della ragione, veniva meno il condizionamento dogmatico basato su un presupposto mistico e medievale e si iniziava la riconquista razionale e sentimentale della realtà.
L’arte assume una fondamentale funzione civile come non era mai successo prima: non nel medioevo dove era stata rifugiata tra le occupazioni normali una attività eminentemente pratica, non in età romana, quando, ritenuta causa di lusso e di corruzione fu tollerata soltanto in quanto utile alla propaganda politica; e neppure nell’età d’oro della civiltà greca, quando, esclusa dalla sfera delle attività intellettuali, era tenuta su un piano inferiore a quello della poesia o della filosofia.
Nel rinascimento l’arte fu considerata come una manifestazione spirituale come la letteratura, la musica e la matematica poiché si riconobbe che era allo stesso tempo poesia, pensiero e scienza. In quanto legata alla matematica ottenne un posto in seno alla filosofia e questo forniva la formulazione di una dottrina estetico generale e di una trattatistica specifica che vede il Ghiberti come precursore e il Vasari il fondatore.
Questo rispondeva ad una duplice esigenza da una parte quella di confermare su basi filosofiche il rapporto tra l’arte e le altre attività intellettuali; dall’altra quella di fornire un ideale estetico assoluto e medievale.
Caratteristica peculiare dell’arte rinascimentale fu la piena rivoluzione della forma, come presupposto essenziale del contenuto, e il concetto di arte come invenzione e libera creazione. E’ un elemento di totale rottura rispetto al Medioevo dove i concetti dell’arte erano dedotti dalla dottrina aristotilica per cui l’arte era di caratterizzare per la subordinazione della forma all’opera d’arte alla funzione d’insegnamento il morale e il concetto d’arte era sinonimo di imitazione.
La situazione politica dell’Italia nel ‘400 si caratterizza per la presenza delle signorie, locali centri di potere gestiti da una classe sociale di nuova formazione accanto alla nobiltà si afferma la nuova classe dirigente borghese composta da mercanti, banchieri e imprenditori. Una forma di competizione che si instaura tra le famiglie per la conquista del potere è rappresentata dal mecenatismo: gli artisti sono chiamati dai vari signori per compiere opere d’arte di carattere pubblico, per arricchire la città e dimostrare così la loro potenza.
E proprio per la grande richiesta di artisti la loro formazione era molto complessa: lungo e rigoroso rimaneva il tirocinio dell’apprendista in bottega; fondamentale era l’insegnamento diretto del maestro sull’allievo che doveva copiare e ricopiare per anni opere altrui prime di inventarne di proprie.
Doveva esercitarsi a lungo nel disegno e apprendere le varie tecniche per rispondere alle richieste dei molti committenti.
Tra il 1420 e il 1430 un gruppo di artisti fiorentini, Brunelleschi, Donatello, Mosaccio danno l’avvio ad una nuova cultura che si diffuse prima in tutta Italia e poi in Europa.
La loro nuova forma di rappresentazione si fonda su una ……….originale e moderna della realtà riflettendo la cultura umanista.
Importanza centrale assume il valore dinamico della figura, come espressione di vita e movimento. Il rapporto tra la figura umana e l’ambiente circostante tra il corpo e lo spazio viene stabilito secondo principi di una nuova creazione razionale, scientifica della realtà attraverso lo strumento della prospettiva.
Con la prospettiva si applica nelle arti, visivamente l’idea base del rinascimento ossia la………. dell’uomo. Lo spazio è racchiuso in se stesso, è autosufficiente, è un meccanismo dove l’uomo è misura di tutte le cose. Ora c’è la libertà di interpretare lo spazio a misura d’uomo poiché esso è al centro dell’Universo e questo materialmente si realizza attraverso il punto di fuga: l’osservatore è dentro il quadro, è pienamente coinvolto, la soggettività rappresentata non è di un singolo individuo bensì è universale, il punto di vista umano fa un tutt’uno con la realtà.
Nel rinascimento ci fu la riscoperta del nudo come fonte di inesorabile ispirazione ma in un’occasione assai più umana e realistica di quella classica, sebbene meno spontanea, poichè anche se si superò il senso peccaminoso medievale la figura nuda non rappresentò più, come in Grecia l’espressione di un culto naturalistico.
sabato 17 settembre 2011
mercoledì 6 luglio 2011
La Lapide dei Giornalisti morti per la Patra I Guerra Mondiale
Questi i nomi degli 83 giornalisti morti combattendo per la Patria nella Prima Guerra Mondiale così come sono riportati sulla grande lapide in marmo, che misura cm. 170 di altezza, cm. 101 di larghezza e cm. 3 di spessore e che si trova oggi nello scantinato di un complesso INPGI a sud di Roma:
ALIOTTI EUGENIO “La Sicilia”
ASTOLFONI ANGELO “La Gazz di Venezia”
BATTISTI CESARE “Il Popolo” - medaglia d'oro
BATTISTIG ROMEO “La Patria del Friuli”
BERNASCONI NINO “Cronaca Prealpina”
BERTA LUIGI
BIAGI ASPROMONTE
BIANCONI GASPARE “L’Ordine” Ancona
BOCCACCINO GIOV. “Il Gazzettino”
BONACCI GIULIANO “Corr. della Sera”
BONO VLADIMIRO “Il Grido del Popolo”
BORELLA LUCIANO “La Libertà” Padova - Medaglia d'argento
BORGHI CESARE “La Nazione”
BORSI GIOSUE’ “Il Nuovo Giornale” - Medaglia d'argento
CACCIAMI VITTORIO “La Sera”
CAGGIANO VITTOR. “Il Commercio”
CANTAGALLI DEL ROSSO “Corr. di Livor” - Medaglia d'argento
CARAVAGLIOS NINO - Medaglia d'argento
CARONCINI ALBER “Resto del Carlino” - Medaglia d'argento
CARUSO ARTURO “L’Ordine” - Medaglia d'argento
CASOLI ALFRED “Corr. della Sera”
CASSAN CARLO CASTELLINI GUALTIERO “Idea Nazionale”
CERVI ANNUNZIO “Don Marzio”
CIPOLLA GIOVANNI “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento
COTRONEI VITTOR “Il Mattino”
CROLLALANZA GIAC. “Il Secolo”
CRUDELI RACLIFF “Corr. di Livorno”
D’AGATA ETTORE “Giornale dell’Isola” - Medaglia di bronzo
D’ALFONSO PIETRO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'argento
DEFFUNU ATTILIO “Popolo d’Italia”
DE MASI FELICE “Il Mattino”
DE PROSPERI LUIGI “Idea nazionale”
DE ROSA SALVAT. “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento
FAURO RUGGERO “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento
FAVA CARLO “Roma”, Napoli
FERRO IGNAZIO “Giornale dell’Isola”
FIGLIOLA FELICE “La Terra Italia”
FINOTTI PIERO “Corriere del Polesine”
FIORILLI RICCARDO
FIORINI MARIO “Il Messaggero” - Medaglia d'argento
(N.B. Al centro in fondo é stato posto):
RIDELLA CARLO “Prov. Pavese” - Medaglia d'argento
(N.B. Poi si é ripreso in ordine alfabetico):
FORNACIARI DINO "Corr. di Livorno”
FRANCESCHI GARIBALDI “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro
GALLARDI CARLO "La Sesia” - Medaglia d'oro
GEMINIANI PIETRO “La Patria del Friuli”
GIAMPIETRO MARIO “Don Marzio”
GIBELLI PAOLO “La Patria degli italiani”
GIOVANNETTI REN. "La Vita", Napoli
GRIFEO FEDERICO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro
HENRY PAOLO "Agenzia Stefani"
LUCCHESI VEZIO “Corr. della Sera”
MARCIANO ROBERTO “L’Ora", Palermo
MAZZINI AMILCARE "La Stampa”
MORESCHI AUGUSTO “Il Cittadino”
OXILIA NINO “Gazz. di Torino” - Medaglia d'argento
PETRACCONE ENZO “Il Giorno", Napoli
PICARDI VINCENZO “Rass. Contem.” - Medaglia d'argento
PINTAURA MANLIO “Roma", Napoli
PITTERI GIULIO “Corr. del Mattino”
PORRY PASTOREL AMER. "Messaggero"
ROTELLINI AMERIGO "Il Fanfulla"
SAVINI EMILIO "L'Avv. d'Italia"
SCARIONI FRANCO "Gazz. dello Sport"- Medaglia d'argento
SERRA RENATO "La Voce"
SERRANI GAETANO "Il Popolo d’Italia"
SERRETTA SALVAT. "L'Ora" Palermo
SLATAPER SCIPIO "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento
SOLDANI AUGUSTO "Il Corr. di Catania"- Medaglia d'argento
SOLDATI PIETRO "Corr. del Polesine" - Medaglia d'argento
SPALLANZANI GIOVANNI "Giorn. di Modena"
SPIRO XIDIAS "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro
SVIGO FELICE "Corriere della Sera"
TALAMINI GIOV. "Il Gazzettino"
TAVERNITI ROBERTO "Terra Nostra"
TOSINI MARIO "Il Numero"
UMERINI UMBERTO "Il Sole" - Medaglia d'argento
VERSI ANGELO "Corr. di Livorno" - Medaglia d'argento
VIDALI GIUSEPPE
VIMERCATI ALDO
VITTA ZELMAN EMIL "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo
VIZZOTTO CARLO "La Lombardia"
TEVINI GEROLAMO "Il Piccolo", Trieste - Medaglia d'argento
IN MEMORIA
DEI GIORNALISTI MORTI PER LA PATRIA
1915-1918
ALIOTTI EUGENIO “La Sicilia”
ASTOLFONI ANGELO “La Gazz di Venezia”
BATTISTI CESARE “Il Popolo” - medaglia d'oro
BATTISTIG ROMEO “La Patria del Friuli”
BERNASCONI NINO “Cronaca Prealpina”
BERTA LUIGI
BIAGI ASPROMONTE
BIANCONI GASPARE “L’Ordine” Ancona
BOCCACCINO GIOV. “Il Gazzettino”
BONACCI GIULIANO “Corr. della Sera”
BONO VLADIMIRO “Il Grido del Popolo”
BORELLA LUCIANO “La Libertà” Padova - Medaglia d'argento
BORGHI CESARE “La Nazione”
BORSI GIOSUE’ “Il Nuovo Giornale” - Medaglia d'argento
CACCIAMI VITTORIO “La Sera”
CAGGIANO VITTOR. “Il Commercio”
CANTAGALLI DEL ROSSO “Corr. di Livor” - Medaglia d'argento
CARAVAGLIOS NINO - Medaglia d'argento
CARONCINI ALBER “Resto del Carlino” - Medaglia d'argento
CARUSO ARTURO “L’Ordine” - Medaglia d'argento
CASOLI ALFRED “Corr. della Sera”
CASSAN CARLO CASTELLINI GUALTIERO “Idea Nazionale”
CERVI ANNUNZIO “Don Marzio”
CIPOLLA GIOVANNI “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento
COTRONEI VITTOR “Il Mattino”
CROLLALANZA GIAC. “Il Secolo”
CRUDELI RACLIFF “Corr. di Livorno”
D’AGATA ETTORE “Giornale dell’Isola” - Medaglia di bronzo
D’ALFONSO PIETRO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'argento
DEFFUNU ATTILIO “Popolo d’Italia”
DE MASI FELICE “Il Mattino”
DE PROSPERI LUIGI “Idea nazionale”
DE ROSA SALVAT. “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento
FAURO RUGGERO “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento
FAVA CARLO “Roma”, Napoli
FERRO IGNAZIO “Giornale dell’Isola”
FIGLIOLA FELICE “La Terra Italia”
FINOTTI PIERO “Corriere del Polesine”
FIORILLI RICCARDO
FIORINI MARIO “Il Messaggero” - Medaglia d'argento
(N.B. Al centro in fondo é stato posto):
RIDELLA CARLO “Prov. Pavese” - Medaglia d'argento
(N.B. Poi si é ripreso in ordine alfabetico):
FORNACIARI DINO "Corr. di Livorno”
FRANCESCHI GARIBALDI “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro
GALLARDI CARLO "La Sesia” - Medaglia d'oro
GEMINIANI PIETRO “La Patria del Friuli”
GIAMPIETRO MARIO “Don Marzio”
GIBELLI PAOLO “La Patria degli italiani”
GIOVANNETTI REN. "La Vita", Napoli
GRIFEO FEDERICO “Corr. di Livorno” - Medaglia d'oro
HENRY PAOLO "Agenzia Stefani"
LUCCHESI VEZIO “Corr. della Sera”
MARCIANO ROBERTO “L’Ora", Palermo
MAZZINI AMILCARE "La Stampa”
MORESCHI AUGUSTO “Il Cittadino”
OXILIA NINO “Gazz. di Torino” - Medaglia d'argento
PETRACCONE ENZO “Il Giorno", Napoli
PICARDI VINCENZO “Rass. Contem.” - Medaglia d'argento
PINTAURA MANLIO “Roma", Napoli
PITTERI GIULIO “Corr. del Mattino”
PORRY PASTOREL AMER. "Messaggero"
ROTELLINI AMERIGO "Il Fanfulla"
SAVINI EMILIO "L'Avv. d'Italia"
SCARIONI FRANCO "Gazz. dello Sport"- Medaglia d'argento
SERRA RENATO "La Voce"
SERRANI GAETANO "Il Popolo d’Italia"
SERRETTA SALVAT. "L'Ora" Palermo
SLATAPER SCIPIO "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento
SOLDANI AUGUSTO "Il Corr. di Catania"- Medaglia d'argento
SOLDATI PIETRO "Corr. del Polesine" - Medaglia d'argento
SPALLANZANI GIOVANNI "Giorn. di Modena"
SPIRO XIDIAS "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro
SVIGO FELICE "Corriere della Sera"
TALAMINI GIOV. "Il Gazzettino"
TAVERNITI ROBERTO "Terra Nostra"
TOSINI MARIO "Il Numero"
UMERINI UMBERTO "Il Sole" - Medaglia d'argento
VERSI ANGELO "Corr. di Livorno" - Medaglia d'argento
VIDALI GIUSEPPE
VIMERCATI ALDO
VITTA ZELMAN EMIL "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo
VIZZOTTO CARLO "La Lombardia"
TEVINI GEROLAMO "Il Piccolo", Trieste - Medaglia d'argento
RIEPILOGO DELLE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE RISULTANTI SULLA LAPIDE:
Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 21
Medaglie di bronzo n. 2
Croci di guerra -
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 28
Totale decorazioni n. 28
ECCO, INVECE, COME DOVREBBE ESSERE LA LAPIDE OGGI CON NOMI, COGNOMI CORRETTI E REALI DECORAZIONI CONFERITE
N.B. I nominativi preceduti dall’asterisco indicano i 13 giornalisti riportati sulla lapide scoperta nello scantinato INPGI, ma sui quali per ora non si è trovato nulla o quasi. Di conseguenza sono possibili ulteriori modifiche.
1) * Eugenio ALIOTTI - “La Sicilia”
2) * Angelo ASTOLFONI - “La Gazzetta di Venezia”
3) Cesare BATTISTI - “Il Popolo” di Trento - medaglia d'oro al v. m. alla memoria
4) Romeo BATTISTIG - Giornalista de “La Patria del Friuli”
5) * Nino BERNASCONI - “Cronaca Prealpina”
6) Luigi BERTA - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide
7) Aspromonte BIAGI
8) Gaspare BIANCONI - “L’Ordine” - Ancona
9) * Giovanni BOCCACCINO - “Il Gazzettino”
10) Giuliano BONACCI - “Corriere della Sera” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
11) Vladimiro o Valdimiro Carlo BONO - “Il Grido del Popolo” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia d’argento e le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.
12) Luciano BORELLA - “La Libertà” di Padova - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
13) Cesare BORGHI - “La Nazione”
14) Giosuè BORSI - “Il Nuovo Giornale” di Firenze - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
15) Vittorio CACCIAMI - "La Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N. B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
16) * Vittorio CAGGIANO - “Il Commercio”
17) * CANTAGALLI DEL ROSSO - “Corriere di Livorno”- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria. Non si conosce ancora il suo nome di battesimo.
18) Antonino o Nino o Nino Florio CARAVAGLIOS - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
19) Alberto CARONCINI - "Resto del Carlino" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
20) Arturo CARUSO - “L’Ordine” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
21) Alfredo CASOLI - “Corriere della Sera”
22) Carlo CASSAN - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
23) Gualtiero CASTELLINI - “Idea Nazionale” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria e Croce al merito di guerra.
N.B. La medaglia d’argento al v. m. alla memoria e la Croce al merito di guerra non sono indicate sulla lapide.
24) Nunzio o Annunzio CERVI - “Don Marzio”- 2 medaglie d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.
25) * Giovanni CIPOLLA - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
26) Vittorio COTRONEI - “Il Mattino”
27) Giacomo CROLLALANZA - “Il Secolo” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
28) Rateliff (o Ratcliff o Racliff) CRUDELI - “Corriere di Livorno”
29) Ettore D’AGATA - “Giornale dell’Isola” di Catania - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
30) Pietro D’ALFONSO - “Corriere di Livorno” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
31) Attilio DEFFENU - “Popolo d’Italia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non é indicata sulla lapide.
32) * Felice DE MASI - “Il Mattino”
33) Luigi DE PROSPERI - “Idea nazionale”
34) Salvatore DE ROSA - “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
35) Gerolamo o Girolamo DE TEVINI (o TEVINI) - Il Piccolo - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. Negli atti ufficiali è conteggiato per errore 2 volte: nel Trentino a pag. 51 sotto il cognome DE TEVINI (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/30%5C51.jpg), mentre tra gli Irredenti del Veneto a pag. 837 sotto il cognome TEVINI e il nome Girolamo (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/27%5C837.jpg)
36) Carlo FAVA - “Roma” di Napoli
37) Ignazio FERRO - “Giornale dell’Isola”di Catania
38) Felice FIGLIOLIA - “La Terza Italia” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
39) Piero FINOTTI - “Corriere del Polesine”
40) Riccardo FIORILLI -
41) Mario FIORINI - “Il Messaggero” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
42) Dino FORNACIARI - “Corriere di Livorno”
43) Garibaldi FRANCESCHI - Corriere di Livorno - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
44) Carlo GALLARDI - "La Sesia" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria
45) Pietro GEMINIANI - “La Patria del Friuli”
46) Mario GIAMPIETRO - “Don Marzio”
47) Paolo GIBELLI - “La Patria degli italiani” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N. B. La medaglia d'argento non é indicata sulla lapide.
48) * Renato GIOVANNETTI - “La Vita, Napoli”
49) Federico GRIFEO - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria + medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.
50) Paolo HENRY - Agenzia Stefani
51) Vezio LUCCHESI - “Corriere della Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
52) Roberto MARCIANO - “L’Ora” di Palermo
53) Amilcare MAZZINI - "La Stampa” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
54) * Augusto MORESCHI - “Il Cittadino”
55) Angelo Nino OXILIA - “Gazzetta di Torino” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
56) Enzo (Vincenzo Maria) PETRACCONE - “Il Giorno" di Napoli - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
n.b. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
57) Vincenzo PICARDI - “Rassegna Contemporanea” - Medaglia d'argento al v. m. alla
memoria
58) Manlio PINTAURA - “Roma" di Napoli
59) * Giulio PITTERI - “Corriere del Mattino”
60) * Amerigo PORRY PASTOREL - "Il Messaggero"
61) Carlo RIDELLA - “Provincia Pavese” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
N.B. Le 2 medaglie di bronzo al v. m. non sono indicate sulla lapide.
62) Amerigo ROTELLINI - "Il Fanfulla" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento al v. m. non é indicata sulla lapide.
63) Emilio SAVINI - "L'Avvenire d'Italia"
64) Francesco (Franco) SCARIONI - "Gazzetta dello Sport"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.
65) Renato SERRA - "La Voce" - medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
66) Gaetano SERRANI - "Il Popolo d’Italia"
67) Salvatore SERRETTA - "L'Ora" di Palermo - Medaglia di bronzo al v. m. e medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.
68) Scipio SLATAPER - "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
69) Augusto SOLDANI - "Il Corriere di Catania" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
70) Pietro SOLDATI - Corriere del Polesine - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
71) Giovanni SPALLANZANI - "Giornale di Modena"
72) Felice SUIGO - Corriere della Sera
73) Giovanni TALAMINI - "Il Gazzettino"
74) Roberto TAVERNITI - "Terra Nostra" - 2 medaglie d’argento al v. m. di cui una alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.
75) Ruggero TIMEUS, conosciuto anche come Ruggero FAURO e/o Ruggero FAURO TIMEUS e/o Ruggero TIMEUS FAURO e/o Ruggero TIMEUS (FAURO) - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
76) * Mario TOSINI - "Il Numero".
77) Umberto UMERINI - "Il Sole - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
78) Angiolo (Angelo) VERSI - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
79) Giuseppe VIDALI - Croce di guerra al v. m. alla memoria
N.B. La decorazione con la croce di guerra alla memoria non é indicata sulla lapide.
80) Aldo VIMERCATI
81) Emilio VITTA-ZELMAN - "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
82) Carlo VIZZOTTO - "La Lombardia".
83) Spiro (o Spiridione) Tipaldo XIDIAS - "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m..
La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
RIEPILOGO DELLE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE:
Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 35
Medaglie di bronzo n. 16
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 47 (n. 10 hanno ricevuto più di una decorazione)
Totale decorazioni n. 58
RIEPILOGO DELLE DIFFERENZE TRA LE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DEDLLA PRIMA GUERRA MONDIALE E QUELLE RIPORTATE SULLA LAPIDE. RISULTANO MANCANTI RISPETTO ALLA REALTA':
Medaglie d’oro n. -
Medaglie d’argento n. 14
Medaglie di bronzo n. 14
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati in più n. 19
Totale decorazioni in più n. 30.
In conclusione: su 83 giornalisti eroi ne sono stati decorati ben 47 (cioè il 56%): 5 medaglie d’oro, 35 medaglie d’argento, 16 medaglie di bronzo e 2 Croci di guerra. In totale 56 medaglie e 2 decorazioni. Viceversa sulla lapide risultano solo 5 medaglie d’oro, 21 medaglie d’argento e 2 medaglie di bronzo. Pertanto mancano in realtà la metà delle medaglie!
ECCO ORA ALCUNI ESEMPI DI COGNOMI SBAGLIATI O INCOMPLETI RIPORTATI SULLA LAPIDE:
CANTAGALLI DEL ROSSO: manca il nome di battesimo
DEFFUNU ATTILIO : é DEFFENU
FIGLIOLA FELICE : é FIGLIOLIA
FAURO RUGGERO : é TIMEUS RUGGERO (FAURO ERA IL SUO NOME D’ARTE O DI BATTAGLIA)
SVIGO FELICE : é SUIGO
TEVINI GEROLAMO: é DE TEVINI GEROLAMO
Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 21
Medaglie di bronzo n. 2
Croci di guerra -
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 28
Totale decorazioni n. 28
ECCO, INVECE, COME DOVREBBE ESSERE LA LAPIDE OGGI CON NOMI, COGNOMI CORRETTI E REALI DECORAZIONI CONFERITE
N.B. I nominativi preceduti dall’asterisco indicano i 13 giornalisti riportati sulla lapide scoperta nello scantinato INPGI, ma sui quali per ora non si è trovato nulla o quasi. Di conseguenza sono possibili ulteriori modifiche.
1) * Eugenio ALIOTTI - “La Sicilia”
2) * Angelo ASTOLFONI - “La Gazzetta di Venezia”
3) Cesare BATTISTI - “Il Popolo” di Trento - medaglia d'oro al v. m. alla memoria
4) Romeo BATTISTIG - Giornalista de “La Patria del Friuli”
5) * Nino BERNASCONI - “Cronaca Prealpina”
6) Luigi BERTA - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide
7) Aspromonte BIAGI
8) Gaspare BIANCONI - “L’Ordine” - Ancona
9) * Giovanni BOCCACCINO - “Il Gazzettino”
10) Giuliano BONACCI - “Corriere della Sera” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
11) Vladimiro o Valdimiro Carlo BONO - “Il Grido del Popolo” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia d’argento e le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.
12) Luciano BORELLA - “La Libertà” di Padova - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
13) Cesare BORGHI - “La Nazione”
14) Giosuè BORSI - “Il Nuovo Giornale” di Firenze - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
15) Vittorio CACCIAMI - "La Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N. B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
16) * Vittorio CAGGIANO - “Il Commercio”
17) * CANTAGALLI DEL ROSSO - “Corriere di Livorno”- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria. Non si conosce ancora il suo nome di battesimo.
18) Antonino o Nino o Nino Florio CARAVAGLIOS - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
19) Alberto CARONCINI - "Resto del Carlino" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
20) Arturo CARUSO - “L’Ordine” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
21) Alfredo CASOLI - “Corriere della Sera”
22) Carlo CASSAN - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
23) Gualtiero CASTELLINI - “Idea Nazionale” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria e Croce al merito di guerra.
N.B. La medaglia d’argento al v. m. alla memoria e la Croce al merito di guerra non sono indicate sulla lapide.
24) Nunzio o Annunzio CERVI - “Don Marzio”- 2 medaglie d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.
25) * Giovanni CIPOLLA - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
26) Vittorio COTRONEI - “Il Mattino”
27) Giacomo CROLLALANZA - “Il Secolo” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
28) Rateliff (o Ratcliff o Racliff) CRUDELI - “Corriere di Livorno”
29) Ettore D’AGATA - “Giornale dell’Isola” di Catania - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
30) Pietro D’ALFONSO - “Corriere di Livorno” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
31) Attilio DEFFENU - “Popolo d’Italia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non é indicata sulla lapide.
32) * Felice DE MASI - “Il Mattino”
33) Luigi DE PROSPERI - “Idea nazionale”
34) Salvatore DE ROSA - “Giornale di Sicilia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
35) Gerolamo o Girolamo DE TEVINI (o TEVINI) - Il Piccolo - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. Negli atti ufficiali è conteggiato per errore 2 volte: nel Trentino a pag. 51 sotto il cognome DE TEVINI (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/30%5C51.jpg), mentre tra gli Irredenti del Veneto a pag. 837 sotto il cognome TEVINI e il nome Girolamo (cliccare su http://www.cadutigrandeguerra.it/Albo_Oro/Archivi/27%5C837.jpg)
36) Carlo FAVA - “Roma” di Napoli
37) Ignazio FERRO - “Giornale dell’Isola”di Catania
38) Felice FIGLIOLIA - “La Terza Italia” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
39) Piero FINOTTI - “Corriere del Polesine”
40) Riccardo FIORILLI -
41) Mario FIORINI - “Il Messaggero” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
42) Dino FORNACIARI - “Corriere di Livorno”
43) Garibaldi FRANCESCHI - Corriere di Livorno - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
44) Carlo GALLARDI - "La Sesia" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria
45) Pietro GEMINIANI - “La Patria del Friuli”
46) Mario GIAMPIETRO - “Don Marzio”
47) Paolo GIBELLI - “La Patria degli italiani” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N. B. La medaglia d'argento non é indicata sulla lapide.
48) * Renato GIOVANNETTI - “La Vita, Napoli”
49) Federico GRIFEO - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria + medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.
50) Paolo HENRY - Agenzia Stefani
51) Vezio LUCCHESI - “Corriere della Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
52) Roberto MARCIANO - “L’Ora” di Palermo
53) Amilcare MAZZINI - "La Stampa” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
54) * Augusto MORESCHI - “Il Cittadino”
55) Angelo Nino OXILIA - “Gazzetta di Torino” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
56) Enzo (Vincenzo Maria) PETRACCONE - “Il Giorno" di Napoli - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
n.b. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
57) Vincenzo PICARDI - “Rassegna Contemporanea” - Medaglia d'argento al v. m. alla
memoria
58) Manlio PINTAURA - “Roma" di Napoli
59) * Giulio PITTERI - “Corriere del Mattino”
60) * Amerigo PORRY PASTOREL - "Il Messaggero"
61) Carlo RIDELLA - “Provincia Pavese” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
N.B. Le 2 medaglie di bronzo al v. m. non sono indicate sulla lapide.
62) Amerigo ROTELLINI - "Il Fanfulla" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento al v. m. non é indicata sulla lapide.
63) Emilio SAVINI - "L'Avvenire d'Italia"
64) Francesco (Franco) SCARIONI - "Gazzetta dello Sport"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
N.B. La medaglia di bronzo non é indicata sulla lapide.
65) Renato SERRA - "La Voce" - medaglia d’argento al v. m. alla memoria
N.B. La medaglia d’argento non è indicata sulla lapide.
66) Gaetano SERRANI - "Il Popolo d’Italia"
67) Salvatore SERRETTA - "L'Ora" di Palermo - Medaglia di bronzo al v. m. e medaglia di bronzo al v. m. alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie di bronzo non sono indicate sulla lapide.
68) Scipio SLATAPER - "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
69) Augusto SOLDANI - "Il Corriere di Catania" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
70) Pietro SOLDATI - Corriere del Polesine - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
71) Giovanni SPALLANZANI - "Giornale di Modena"
72) Felice SUIGO - Corriere della Sera
73) Giovanni TALAMINI - "Il Gazzettino"
74) Roberto TAVERNITI - "Terra Nostra" - 2 medaglie d’argento al v. m. di cui una alla memoria.
N.B. Le 2 medaglie d’argento non sono indicate sulla lapide.
75) Ruggero TIMEUS, conosciuto anche come Ruggero FAURO e/o Ruggero FAURO TIMEUS e/o Ruggero TIMEUS FAURO e/o Ruggero TIMEUS (FAURO) - “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
76) * Mario TOSINI - "Il Numero".
77) Umberto UMERINI - "Il Sole - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
78) Angiolo (Angelo) VERSI - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
79) Giuseppe VIDALI - Croce di guerra al v. m. alla memoria
N.B. La decorazione con la croce di guerra alla memoria non é indicata sulla lapide.
80) Aldo VIMERCATI
81) Emilio VITTA-ZELMAN - "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
82) Carlo VIZZOTTO - "La Lombardia".
83) Spiro (o Spiridione) Tipaldo XIDIAS - "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m..
La medaglia di bronzo non è indicata sulla lapide.
RIEPILOGO DELLE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE:
Medaglie d’oro n. 5
Medaglie d’argento n. 35
Medaglie di bronzo n. 16
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati n. 47 (n. 10 hanno ricevuto più di una decorazione)
Totale decorazioni n. 58
RIEPILOGO DELLE DIFFERENZE TRA LE DECORAZIONI CONFERITE AGLI 83 GIORNALISTI EROI DEDLLA PRIMA GUERRA MONDIALE E QUELLE RIPORTATE SULLA LAPIDE. RISULTANO MANCANTI RISPETTO ALLA REALTA':
Medaglie d’oro n. -
Medaglie d’argento n. 14
Medaglie di bronzo n. 14
Croci di guerra n. 2
Totale dei giornalisti eroi medagliati in più n. 19
Totale decorazioni in più n. 30.
In conclusione: su 83 giornalisti eroi ne sono stati decorati ben 47 (cioè il 56%): 5 medaglie d’oro, 35 medaglie d’argento, 16 medaglie di bronzo e 2 Croci di guerra. In totale 56 medaglie e 2 decorazioni. Viceversa sulla lapide risultano solo 5 medaglie d’oro, 21 medaglie d’argento e 2 medaglie di bronzo. Pertanto mancano in realtà la metà delle medaglie!
ECCO ORA ALCUNI ESEMPI DI COGNOMI SBAGLIATI O INCOMPLETI RIPORTATI SULLA LAPIDE:
CANTAGALLI DEL ROSSO: manca il nome di battesimo
DEFFUNU ATTILIO : é DEFFENU
FIGLIOLA FELICE : é FIGLIOLIA
FAURO RUGGERO : é TIMEUS RUGGERO (FAURO ERA IL SUO NOME D’ARTE O DI BATTAGLIA)
SVIGO FELICE : é SUIGO
TEVINI GEROLAMO: é DE TEVINI GEROLAMO
I Giornalisti morti nella I Guerra Mondiale
Identificati 70 degli 83 giornalisti Eroi di ogni parte d’Italia morti per la Patria nella 1^ Guerra Mondiale 1915-1918 indicati sulla grande lapide in marmo ritrovata in uno scantinato dell’INPGI.
Roma, 21 giugno 2011
Cari colleghi,
vi segnalo le ultime importanti novità, in parte già da me anticipate venerdì scorso in chiusura dei lavori dell’ultima seduta del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in merito al recente ritrovamento nello scantinato di un complesso a sud di Roma di proprietà INPGI (Istituto nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola" - Fondazione ex decreto legislativo n. 509 del 1994 - ente previdenziale privatizzato con sede in Roma via Nizza 35) di una grande lapide in marmo con impressi i nomi degli 83 giornalisti Eroi di ogni parte d’Italia morti per la Patria nella 1^ Guerra Mondiale 1915-1918.
Vi confermo innanzitutto che la lapide é un documento di straordinario valore e di grande importanza storico-culturale, e non solo per la nostra categoria. Un’epigrafe unica di cui non vi è - né vi era - alcuna traccia nei giornali, nei libri di storia, nelle biblioteche, né tantomeno su internet. Lo stesso mio giudizio mi è stato espresso ieri dal collega Mario De Renzis, consigliere nazionale dell’Ordine ed ex Vice Presidente dell’Associazione Stampa Romana, che sabato scorso non senza commozione ha scattato una serie di foto della lapide, restandone incantato dal suo fascino proprio per tutta la storia che racchiude (ovviamente vi invierò le foto appena saranno sviluppate).
Partendo dai soli dati ricavabili dalla lapide, cioè dal nome e cognome degli 83 colleghi che hanno dato la loro vita per la Patria (senza altri riferimenti, se non la testata giornalistica di appartenenza e/o le decorazioni guadagnate sul campo per gli atti di eroismo) sono riuscito in poco più di un mese di ricerche a tappeto su internet e su enciclopedie (soprattutto di notte) a trovare un discreto numero di dati e di informazioni abbastanza utili.
E’ stato un lavoro piuttosto faticoso, anzi una ricerca certosina (una specie di caccia al tesoro), che mi ha, però, particolarmente appassionato e coinvolto quanto una tesi di laurea. Ma mi ritengo, comunque, abbastanza soddisfatto dei suoi buoni frutti perché in poco più di 100 pagine sono riuscito a ricostruire l’identikit di ben 70 degli 83 eroi con i dati anagrafici salienti (luogo e data di nascita, paternità, ruolo svolto in guerra, data e luogo dell’eroica morte, decorazioni ottenute per il valore dimostrato sul campo, opere letterarie, scritti, foto, lapidi ed ogni altro interessante riferimento alla loro pur breve vita). Per 13 eroi, invece, ho purtroppo trovato per ora solo pochissimi elementi utili alla loro identificazione. Ma ciò, paradossalmente, avalla ancor di più l’importanza storica della lapide, perché dimostra che se non fosse stata mai scoperta sarebbe stato assolutamente impossibile ricostruire l’appartenenza alla nostra categoria di tutti gli 83 colleghi.
Sono poi giunto alla conclusione che sulla lapide mancano addirittura più della metà delle decorazioni effettivamente concesse dalle autorità militari. Infatti su 83 giornalisti eroi ne sono stati decorati ben 47 (cioè il 56%) con 5 medaglie d’oro, 35 medaglie d’argento, 16 medaglie di bronzo e 2 Croci di guerra. In totale 56 medaglie e 2 decorazioni (e potrebbero aggiungersene altre quando fossero tutti identificati). Viceversa sulla lapide risultano indicate solo 5 medaglie d’oro, 21 medaglie d’argento e 2 medaglie di bronzo. In totale 28 medaglie, cioè la metà!
Ho poi scoperto che gli 83 eroi (fanti, alpini, bersaglieri, artiglieri, bombardieri, granatieri e piloti) rappresentano praticamente tutte le Regioni (mancano solo il Molise e forse la Valle d'Aosta). La maggior parte di essi sono morti al fronte attaccando il nemico, altri in trincea, in aereo, in ambulanze, in ospedali da campo. C'é persino chi é annegato in mare per l’affondamento nel Mediterraneo della nave trasporto truppe silurata da un sommergibile tedesco. Tra gli 83 giornalisti ci sono addirittura colleghi della stessa testata morti incredibilmente a pochi metri e a poche ore di distanza tra loro! Solo pochissimi Eroi hanno avuto il privilegio di morire in casa o in un ospedale della propria città per malattia o ferite riportate al fronte.
Ho pertanto effettuato la suddivisione degli 83 giornalisti per Regione di appartenenza (o comunque con legami ivi esistenti) e con il curriculum di ognuno dei 70 sinora identificati. Per i rimanenti 13 si dovranno, invece, effettuare ulteriori e più approfondite ricerche in loco (vedere l’Allegato in calce).
Sulla lapide peraltro vi sono parecchi errori nei nomi e cognomi che risultano quindi sbagliati o incompleti. Ecco, ad esempio, i cognomi corretti di 5 degli 83 giornalisti: Attilio Deffenu (e non Deffunu), Felice Figliolia (e non Figliola), Ruggero Timeus (e non Fauro, che era il suo cognome d’arte o di battaglia), Felice Suigo (e non Svigo) e Gerolamo de Tevini (e non Tevini). Pertanto va anche ipotizzata l'eventualità di una nuova lapide in marmo aggiornata con nomi corretti non essendo possibile - anche per mancanza di spazio - provvedere direttamente alle rettifiche sulla vecchia lapide senza rischiare di danneggiarla.
Tra i 70 Eroi identificati vi sono almeno 35 personaggi (Direttori ed ex Direttori di giornali, il figlioccio di Carducci, il pupillo di Benedetto Croce, figli di deputati, senatori e ministri, nipoti di garibaldini della spedizione dei Mille, il segretario della Federcalcio, ecc.) appartenenti anche a religioni diverse e un paio nati all’estero sui quali poter andare a fondo nelle ricerche, incrementando il materiale da me già raccolto o individuato.
Ecco alcune sintetiche anticipazioni su 35 degli 83 eroi (per il dettaglio si rimanda allegato):
Cesare BATTISTI - “Il Popolo” di Trento - medaglia d'oro al v. m. alla memoria
Giornalista e Patriota. Irredento. Fi impiccato dagli austriaci nel castyello del buon Co nsiglio a Trento il 13 luglio 1916.
Romeo BATTISTIG - Giornalista de “La Patria del Friuli”
Veneziano di nobile famiglia goriziana poi trasferita a Udine. Irredentista, mazziniano, massone ed anticlericale friulano. Una figura storica di Libero Pensatore da non dimenticare. Suo padre fu cospiratore con i fratelli Bandiera.
Luigi BERTA - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Medico socialista di Torino e Direttore della rivista scientifica “L'Educazione sessuale”, pubblicata a Torino dalla Lega Neo Malthusiana che aveva lui stesso fondato. Fu processato in tribunale nel 1913 per oltraggio al pudore per la prefazione de “L'Arte di non far figli". Ma fu assolto e l’opuscolo al centro dello scandalo divenne un best-seller (ben 7 edizioni) per una tiratura complessiva di ben 85 mila copie.
Aspromonte BIAGI
Educatore toscano, garibaldino, giornalista, storico e poeta.
Gaspare BIANCONI - “L’Ordine” - Ancona
Umbro, scrisse dal fronte una toccante lettera appena tre giorni prima di morire.
Giuliano BONACCI - “Corriere della Sera” – Medaglia d’argento al v. m. alla memoria.
Fiorentino, ma di famiglia marchigiana originaria di Jesi. Volontario garibaldino in Grecia. Fu inviato nel Benadir, in Eritrea, in Somalia, poi in Libia, a Tunisi, in Russia e in Romania e infine in zona di guerra in Libia nel 1911. Suo padre Teodorico fu Senatore del Regno, deputato, Vice Presidente della Camera e due volte ministro Guardasigilli.
Vladimiro o Valdimiro Carlo BONO - “Il Grido del Popolo” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
Capitano medico torinese. E’ stato il più medagliato fra gli 83 Eroi.
Giosuè BORSI - “Il Nuovo Giornale” di Firenze - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Livornese. Scrittore, giornalista e poeta. Figlioccio di Carducci, che era amico del padre (anch’egli giornalista) e che fu suo compare di battesimo. Proprio in suo onore fu chiamato come lui. Fu Direttore del Nuovo Giornale di Firenze. Pochi giorni prima della fine aveva scritto a sua mamma: «Tutto dunque mi è propizio, tutto mi arride per fare una morte fausta e bella, il tempo, il luogo, la stagione, l'occasione, l'età. Non potrei meglio coronare la mia vita ...»
Vittorio CACCIAMI - "La Sera” - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Romano di nascita, ma vissuto a Vercelli dove il padre, antico ufficiale garibaldino, fu per 20 anni Conservatore delle ipoteche. Suo nonno materno fu uno dei Mille.
Antonino o Nino o Nino Florio CARAVAGLIOS - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Nativo di Alcamo (Trapani). Fu avvocato, direttore d'orchestra, critico musicale e studioso di storia della musica, giornalista e agguerrito polemista. Suo padre Raffaele dirigeva la banda municipale di Napoli.
Alberto CARONCINI - "Resto del Carlino" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Studioso di problemi economici e nazionalista fu Vice Direttore del Resto del Carlino nel 1914.
Fu in rapporti di stretta amicizia con Giovanni Amendola che alla sua morte ne tracciò un commosso ritratto (a Giovanni Amendola fu poi intitolato l’INPGI - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani).
Carlo CASSAN - Medaglia d’argento al v.m. alla memoria
Riminese, si trasferì ancora bambino con la famiglia a Padova dove divenne Presidente della sezione padovana della Società Trento e Trieste per l'italianità delle terre irredente.
Gualtiero CASTELLINI - “Idea Nazionale” - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria e Croce al merito di guerra.
Giornalista e uomo politico. Fu uno dei promotori del partito nazionalista fin dalla fondazione ed amico di altri due degli 83 Eroi, Vincenzo Picardi e di Ruggero Timeus Fauro. Era nipote del celebre Nicostrato Castellini (patriota, maggiore dei garibaldini nella spedizione dei Mille e medaglia d’oro al valor militare). Seguì come corrispondente la guerra libica e quelle balcaniche e nel 1914 fu un acceso interventista.
Nunzio o Annunzio CERVI - “Don Marzio”- 2 medaglie d’argento al v. m. alla memoria.
Poeta e scrittore sardo di Sassari morì a soli 26 anni e fu uno degli ultimi caduti della Grande Guerra. Fece parte del Cenacolo napoletano "La Diana", assieme a Giuseppe Ungaretti.
Attilio DEFFENU - “Popolo d’Italia” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Uomo politico sardo nativo di Nuoro. Partecipò al movimento sindacalista-rivoluzionario di Filippo Corridoni. Interventista, prese parte volontario alla prima guerra mondiale e vi trovò la morte in combattimento a soli 27 anni sul Piave. Gli fu intitolata nel 1927 una motonave postale-passeggeri poi trasformata dalla Regia Marina in incrociatore ausiliario all'inizio della II Guerra Mondiale ed affondata nel 1941 da un sommergibile britannico circa 3 miglia al largo di San Cataldo (Lecce) dove giace su un fondale sabbioso ad una profondità di 30 metri.
Gerolamo o Girolamo DE TEVINI (o TEVINI) - Il Piccolo - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Nato nel 1874 a Trento a palazzo Geremia. Negli atti ufficiali militari viene erroneamente conteggiato 2 volte: una nel Trentino con il cognome de Tevini, l’altra tra gli Irredenti del Veneto con il cognome Tevini.
Carlo FAVA - “Roma” di Napoli
Vittorio Locchi di Figline Valdarno, noto come il “poeta-soldato” per il poemetto “la Sagra di Santa Gorizia” (manoscritto, fatto pubblicare da Ada Negri, che ebbe uno straordinario successo tanto da essere letto in tutto il fronte, nelle prime linee e nelle retrovie e da giungere nel 1956 alla 14^ edizione). Il piroscafo "Minas" che li trasportava con un notevole contingente di truppe italiane, francesi e serbe diretto a Salonicco e fu infatti affondato da due siluri lanciati dal sommergibile tedesco U 39 a 180 miglia dalla costa nei pressi di Capo Matapan (punta estrema a sud della penisola del Peloponneso in Grecia). Sembra che a bordo vi fosse anche un notevole carico di lingotti d'oro (25 cassette), finito così in fondo al mar Egeo.
Carlo GALLARDI - "La Sesia" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria
Piemontese di Vercelli. Qualche giorno prima di cadere eroicamente al fronte aveva così scritto in una lettera a suo padre Ermenegildo facendogli coraggio per poter sorreggere la madre: «È venuto purtroppo il momento di fare appello a tutta la tua virtù, non solo e non tanto per vincere te stesso, quanto per il conforto della tua impareggiabile compagna, della povera mamma, altrettanto buona e sensibile, ma forse non sorretta da altrettanta forza d’animo [...] sappi tu infondere coraggio e rassegnazione alla più grande vittima dell’immensa sventura. Ad essa il mio reverente ossequio; a te un abbraccio»
Federico GRIFEO - "Corriere di Livorno" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
Conte fiorentino comandava il reparto Arditi dell'11° Reggimento Bersaglieri. Apparteneva ad una delle più antiche e nobili casate siciliane, i Grifeo di Partanna originaria del Mille. La moglie di suo bisnonno Benedetto VIII, Principe di Partanna, l’affascinante Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, dopo essere rimasta vedova risposò in seconde nozze morganaticamente il Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone (1770-1826), salito al trono nel 1759 all’età di appena 8 anni il quale era a sua volta rimasto vedovo della moglie Maria Carolina d’Asburgo sposata giovanissima per procura e da cui aveva avuto ben 17 figli.
Angelo Nino OXILIA - “Gazzetta di Torino” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
Torinese. Giornalista, scrittore, poeta, regista e sceneggiatore del cinema muto. Divenne famoso con la commedia “Addio giovinezza!”, scritta nel 1911 in collaborazione con Camasio, da cui furono tratti ben quattro film, il primo dei quali girato dallo stesso Oxilia. La canzone "Addio giovinezza" nacque, invece, nel 1909 con il titolo “Il Commiato”, come canto goliardico di addio agli studi degli universitari di Torino, dalla penna di Nino Oxilia e sulle note di Giuseppe Blanc, laureando in giurisprudenza e, allora, allievo del Liceo Musicale. Le parole gioiose e malinconiche di Oxilia celebravano la fine della spensierata età degli studi, ma anche le sue gioie, gli amori, il vigore e la spavalderia dell'aver vent'anni. Successivamente divenne l’inno degli Arditi (1917, anonimo-Blanc), quindi l’inno dei Battaglioni d’assalto (1918), poi l’inno degli Squadristi (1919, Manni-Blanc) e infine l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista (1924, Gotta-Blanc). Fu una delle canzoni più diffuse della prima metà del XX secolo in Italia ed ebbe vasta eco anche all'estero.
Enzo (Vincenzo Maria) PETRACCONE -“Il Giorno" di Napoli - Medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Nativo di Muro Lucano (Potenza). Scrittore, critico d’arte e giornalista. Fu grande amico e allievo di Benedetto Croce e lavorò al “Giorno”, diretto da Matilde Serao. Fu detto lo “scrittore-soldato”. Una delle più belle figure di eroi che la Basilicata abbia dato nella Grande guerra. Cadde da prode sul campo il 15 giugno 1918. In un primo tempo era stato dato per disperso. Il suo corpo fu poi ritrovato, ma solo dopo parecchi mesi. Benedetto Croce lo ricordò con queste parole:” Così questo giovane che non ciarlava di politica, che non portava sulle labbra parole enfatiche, che si ammantava volentieri di freddezza e asseriva di non credere a nulla, andò forte e sereno a dare la sua vita per la patria e la dette in una memorabile giornata nella quale, per opera sua e degli altri a lui simili, furono restaurati l’onore e la fortuna d’Italia”
Vincenzo PICARDI - “Rassegna Contemporanea” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Messinese. Fece parte del gruppo di Enrico Corradini, fondatore del movimento nazionalista nel 1910. Fu amico di Gualtiero Castellini e di Ruggero Timeus Fauro. Fu suo compagno di fede e d’armi il cognato Luigi Valli (allievo prediletto di Giovanni Pascoli). Suo padre Silvestro Picardi fu Senatore del Regno, Deputato al Parlamento per 5 Legislature consecutive (dalla XVII alla XXI) e Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio per due mesi dal 15 febbraio al 18 aprile 1901 nel Governo di Giuseppe Zanardelli di cui era molto amico. Anche il suo omonimo nonno Vincenzo Picardi fu Deputato per 6 Legislature (nella X e dalla XII alla XVI).
Il "nostro" Vincenzo Picardi fu Condirettore della rivista «Rassegna contemporanea». L'altro condirettore Giovanni Antonio Francesco Giorgio Landolfo Colonna, duca di Cesarò, fu invece uno dei principali divulgatori dell'antroposofia in Italia. Cesarò divenne poi Ministro delle Poste e Telegrafi dal 26 febbraio al 2 marzo 1922 nel primo governo Facta e, sempre con la stessa carica, anche nel Governo Mussolini dal 28 ottobre 1922 fino al 5 febbraio 1924, data in cui dette le dimissioni per l'impossibilità di partecipare alle elezioni del 1924 con il proprio partito. Fu poi tra i capi della secessione aventiniana insieme a Giovanni Amendola e De Gasperi fino al 1926, anno in cui il Parlamento fu sciolto. Successivamente Cesarò fu sospettato di essere l'organizzatore dell'attentato a Benito Mussolini compiuto da Violet Gibson.
Carlo RIDELLA - “Provincia Pavese” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e 2 medaglie di bronzo al v. m.
Patriota, avvocato e giornalista. Fu Direttore per alcuni anni della “Provincia Pavese”. Convinto interventista, dalle prime pagine del giornale si scagliò ripetutamente contro Giolitti e tutti i neutralisti ritenendo disonorevole il loro comportamento. Una volta che il Parlamento deliberò l’entrata in guerra, spronò i suoi lettori a partecipare vivamente e in qualunque modo al conflitto. “Ognuno che può sia soldato. Ognuno che non può essere soldato sia un fratello. In Italia ogni italiano in quest’ora deve essere superbo di fare il suo sforzo. Comunque. Col sangue, coll’opera, col denaro, con la fede.” Così scriveva nell’articolo di fondo de “La Provincia Pavese” di mercoledì 19 maggio 1915. Cinque giorni dopo l’Italia entrava in guerra e Ridella si arruolò volontario trovando la gloriosa morte combattendo in prima linea.
Amerigo ROTELLINI - "Il Fanfulla" - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Nato a San Paolo del Brasile da famiglia di origine mantovana. Dopo la sua morte nel 1917 sulla Bainsizza fu pubblicato un volumetto in suo ricordo. Successivamente nacque una Fondazione intitolata a suo nome come risulta nell'archivio della Camera e sulla Gazzetta Ufficiale.
Il Fanfulla della domenica su cui scriveva uscì per 40 anni fino al 1919 e detiene un primato: fu la prima pubblicazione periodica italiana a diffusione nazionale e fu anche il principale settimanale culturale dell'Italia post-unitaria. Tra le firme di maggior prestigio figurano Giosuè Carducci (fino al 1881), Matilde Serao, Emma Perodi, Grazia Deledda, Ruggiero Bonghi, Giovanni Verga (sulla rivista apparvero alcune sue novelle inedite), Luigi Capuana, Federico De Roberto (fino al 1890).
Francesco (Franco) SCARIONI - "Gazzetta dello Sport"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m.
Milanese, Capitano pilota osservatore e Comandante della 31^ Squadriglia da Ricognizione, morì il 21 maggio 1918 a 34 anni in un incidente aereo a bordo di un Savoja- Pomilio S.P.3 sul campo di Castelgomberto (Vicenza) assieme al sottotenente pilota Lorenzo Marchese Cassolo.
Come giornalista sportivo de "La Gazzetta dello Sport", si specializzò in calcio , pugilato e nuoto. Ricoprì anche importanti incarichi organizzativi. Allestì nel 1910 i campionati militari di calcio. Fu inoltre Segretario della Federcalcio e della Federazione Italiana Rari Nantes, di cui pose in essere i campionati italiani di Passignano (1909) e Genova (1910). La sua più rilevante iniziativa ideata e realizzata furono le cosiddette Popolari di Nuoto, manifestazioni di massa tese alla promozione natatoria e aperte a tutti: una sorta di grande scuola di nuoto per i giovani e i non più giovani, che, invece delle odierne piscine, sfruttavano laghi, mari e fiumi d'Italia. La prima edizione ufficiale riusale al 1913. In undici anni le Popolari di Nuoto videro la partecipazione di ben 20 mila nuotatori e Milano, in memoria del loro ideatore, volle dedicargli un impianto che ha fatto la storia di questo sport: la Piscina Scarioni. Da anni si svolge invece la Coppa Scarioni, importante Trofeo di nuoto della Gazzetta dello Sport intitolato alla sua memoria. La sua prima edizione si svolse nel 1918 sulla distanza di mille metri, nelle acque del Naviglio Grande di Milano.
Renato SERRA - "La Voce" - medaglia d’argento al v. m. alla memoria
Scrittore, nativo di Cesena. E’ considerato tra i massimi critici letterari. Gianfranco Contini ha riconosciuto in lui elementi anticipatori della critica stilistica. Si laureò in Lettere con Carducci nel 1904 con una tesi sullo "Stile dei Trionfi del Petrarca", apprezzata ancora oggi per la larghezza dell'informazione erudita e la puntualità dell'esame filologico, condotto sulla falsariga del metodo carducciano.
Direttore della Biblioteca Malatestiana e della Biblioteca Piana, entrò in corrispondenza con Benedetto Croce, che apprezzava il suo ingegno.
Aderì alle posizioni interventiste del 1° conflitto mondiale. Serra considerava la guerra come un'esperienza di dolorosa unione con gli altri, cui l'intellettuale non poteva sottrarsi se non voleva essere accusato di astrattezza o di aristocraticismo. Richiamato alle armi come tenente di complemento nell'aprile 1915, appena tre mesi dopo cadde colpito a morte in combattimento davanti al monte Podgora, nei pressi di Gorizia, a soli 31 anni.
Scipio SLATAPER - "Resto del Carlino"- Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Nato a Trieste da genitori di stirpe slovena si formò culturalmente a Firenze. Poeta e scrittore, nel 1912 pubblicò un libro che gli diede una certa fama dal titolo “Il Mio Carso”. Allo scoppio della guerra si arruolò come volontario nei Granatieri. e combattè insieme al fratello Guido. Il 3 dicembre 1915 rimasero entrambi feriti sul Podgora. Ma la sua ferita alla gola risultò subito incurabile. Sua moglie che attendeva un figlio gli imporrà il nome di Scipio II. Entrambi i fratelli riceveranno poi la medaglia d'argento. Per Guido anche quella d'oro due anni dopo sul Monte Santo. I rispettivi figli Scipio II e Giuliano saranno poi decorati di medaglia d'oro alla memoria in Russia nella Seconda Guerra Mondiale.
Giovanni TALAMINI - "Il Gazzettino"
Era figlio di Gianpietro (Vodo di Cadore 1845 - Venezia 1934), che il 20 marzo 1887 fondò "Il Gazzettino" di Venezia (attualmente il giornale più venduto del Triveneto) di cui ne sarà Direttore per ben 47 anni. Così nel sito dell’”Associazione storico culturale del “Fronte del Piave” si dà notizia dell’eroica morte di Giovanni Talamini nella “Battaglia del Solstizio”:“Ci sono in giro due padri in cerca dei figli. Uno, il deputato Gambarotta, l’ha trovato che dormiva placidamente in trincea; l’altro Talamini, cadorino, direttore del Gazzettino, non lo troverà mai, perché è caduto eroicamente all'età di soli 23 anni il 17 giugno 1918, alla Fossetta. Ne cerca ora la salma, ma anche questa è dispersa. Passa fra i soldati chiuso nel suo dolore, col volto di uno stoico. La madre nulla sa ancora, e il padre si assideva i giorni scorsi a mensa, con simulata serenità, per brindare alla salute del figlio lontano...”
Roberto TAVERNITI - "Terra Nostra" - 2 medaglie d’argento al v. m. di cui una alla memoria.
Nativo di Pazzano, il paese più piccolo per numero di abitanti della Vallata dello Stilaro in provincia di Reggio Calabria, che nel periodo borbonico fu importante per essere il principale centro minerario di estrazione del ferro di tutto il Mezzogiorno, Roberto Taverniti pubblicò il suo primo articolo sul giornale "La Luce" il 27 Ottobre 1904, a soli 16 anni. Il giornalismo era talmente radicato nell'animo di Roberto che sarebbe lungo da riportare l’elenco dei giornali su cui egli scrisse.
A soli 23 anni divenne collaboratore e redattore capo per i servizi interni dell'Agenzia Stefani. Svolse questo incarico con grande passione mettendo in luce le sue spiccate qualità di ottimo giornalista. Nel 1911 fondò in Roma il giornale "Terra Nostra" per mezzo del quale era riuscito a porre l'attenzione di tutti i veri problemi della sua Calabria, come fossero parte integrante, fondamentale dei problemi italiani. Dal 1913 al 1915 furono pubblicati 40 numeri di “Terra Nostra” (Roberto Taverniti curava la pubblicazione del suo giornale anche quando era al fronte, quando le pause del combattimento glielo consentivano).
La sua intensa e feconda opera di pubblicista, nei suoi ultimi anni, é collegata con alcune questioni politiche, di carattere generale, sia calabresi che nazionali, da lui sollevata e sostenuta con convinzione dal suo grande amico Meuccio Ruini. Rientrano in questi dibattiti la costruzione dei laghi della Sila, che dovevano fornire l'energia elettrica per lo sviluppo industriale della Calabria, con al centro Crotone.
Dal fronte così scriveva al padre, il quale viveva momenti di angoscia e di tormento nel sapere che Roberto si trovava a combattere in prima linea, cercando di rincuorarlo ed assicurarlo:”se poi dovessi soccombere non vi addolorate troppo; pensate che avrò chiuso la mia vita nel modo più nobile e che la mia morte sui campi della gloria italica darà al nostro nome maggiore lustro ed onore di quanto potrebbero eventualmente dargli le lezioni della mia vita avvenire”. E in un'altra lettera al padre datata 21 Ottobre 1915 si legge: “Caro Papà, fra un'ora usciamo all'assalto. Se muoio vi prego di perdonarmi i dolori che vi ho dato, come io perdono a tutti il male che ricevo. Vi abbraccio con tutti i miei fratelli e le sorelle. Roberto”.
Alle ore 16 del 16 Settembre 1916 su quota 144, sulle alture di Monfalcone, una raffica micidiale di mitragliatrice austriaca pose fine alla sua vita eroica. Cinque giorni dopo sulla prima pagina de “Il Giornale d'Italia” il famoso giornalista Achille Benedetti, compagno di Università di Roberto, corrispondente di guerra, annunciava all'Italia che Roberto Taverniti era caduto in battaglia da eroe. Un giovane giornalista che aveva immolato la sua vita non solo per il Risorgimento socio-economico della sua Calabria, ma anche per la grandezza dell'Italia.
Ruggero TIMEUS, conosciuto anche come Ruggero FAURO e/o Ruggero FAURO TIMEUS e/o Ruggero TIMEUS FAURO e/o Ruggero TIMEUS (FAURO) “Idea Nazionale” - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria.
Saggista e scrittore fra i più noti irredentisti del suo tempo é considerato il più conseguente e intemerato fra i nazionalisti italiani.
Collaborò con una certa continuità a “L'Idea nazionale”, facendosi conoscere per il proprio acceso nazionalismo, che lo allontanò dagli irredentisti più moderati, come Scipio Slataper e Giani Stuparich, suo ex-compagno di classe a Trieste. Alla vigilia della prima guerra mondiale, pubblicò a Roma il saggio “Trieste” (1914) che ebbe ampia diffusione e che può essere considerato il suo testamento spirituale. Negli ultimi anni di vita si attribuì il cognome d’arte o di battaglia di Ruggero Fauro.
Umberto UMERINI - "Il Sole - Medaglia d'argento al v. m. alla memoria
Livornese.Fece parte come tenente della celebre Compagnia Alpini comandata dal capitano Cristoforo Baseggio, meglio nota come «Compagnia della Morte» o «Compagnia Baseggio», composta da circa 400 soldati con 13 ufficiali, "scelti uno ad uno, fusi in una disciplina non formalisticamente rigida, ma moralmente inflessibile, i quali tutto hanno sacrificato, con gesti eroici, o folli, che hanno del leggendario. Unica legge: il dovere”.
La gloriosa fine di Umberto Umerini viene raccontata nell’articolo di Luca Girotto “S. Osvaldo - 6 aprile 1916 - la fine della Compagnia della Morte”, pubblicato con foto e cartina geografica nel sito internet del Gruppo Alpini di Roncegno Terme.
Giuseppe VIDALI - Croce di guerra al v. m. alla memoria
Repubblicano istriano, giornalista, irredentista. Con Corridoni fu animatore dei Fasci interventisti milanesi e quindi volontario allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Fu compagno di studi di Nazario Sauro, altro eroe della 1^ Guerra Mondiale.
Emilio VITTA-ZELMAN - "Idea Nazionale" - Medaglia di bronzo al v. m. alla memoria
Nativo di Biella (Vercelli), di famiglia di origine ebraica. Morì il 29 novembre 1915 nell’Ospedale da campo di Sagrado (22^ Sezione di sanità) dopo essere rimasto gravemente ferito il giorno prima nella 4^ Battaglia dell’Isonzo. E’ sepolto nel Cimitero ebraico ad Acqui Terme (Alessandria).
Carlo VIZZOTTO - "La Lombardia".
Bolognese, librettista (autore e revisore di un gran numero di libretti per il teatro leggero), giornalista, storico dell'arte e critico musicale del «Resto del Carlino». Tra le sue operette si segnalano: “La duchessa del Bal Tabarin”, “La Casta Susanna” , ma soprattutto il “Birichino”, edita nel 1912 da Renzo Sonzogno e nata dal fortunatissimo incontro tra una favola di vizzotto con la musica del livornese Alberto Montanari. Il “Birichino” al Teatro Duse di Bologna (30 novembre 1912) fu un trionfo, che si ripeté anche sulle scene parigine, per non parlare della favorevolissima impressione che destò anche al Teatro Reinach. Tradotto in tedesco, approdò anche al Carltheatre di Vienna e fu portato da Sonzogno pure in Brasile e Argentina. Quest'operetta divenne anche un film. E con il “Birichino” nacque la soubrette italiana.
Spiro (o Spiridione) Tipaldo XIDIAS - "Idea Nazionale" - Medaglia d'oro al v. m. alla memoria e medaglia di bronzo al v. m..
Irredento. "Valorosissimo soldato, apostolo di italianità, propugnatore con la parola, con lo scritto, con il braccio, della redenzione del natio suolo triestino, durante l’intera campagna fu primo tra i primi nei pericoli, nei disagi, nella lotta. Cadde eroicamente durante l’avanzata sul Carso", così si legge nella motivazione del conferimento delal medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Fin qui questa prima carrellata sui principali personaggi che figurano sulla lapide.
Quanto al suo casuale ritrovamento sembra, da quanto ho appreso - ma non so quanto vi sia di vero o sia, invece, una leggenda metropolitana - che la lapide sarebbe stata esposta fino a circa 45 anni fa nelle vaste sale dell’Associazione Stampa Romana (sindacato unitario dei giornalisti del Lazio fondato nel 1877), che aveva sede a Palazzo Marignoli, imponente edificio quadrilatero costruito nel cuore di Roma alla fine dell’Ottocento tra via del Corso/via delle Convertite/piazza San Silvestro/Via di San Claudio (siamo a due passi da Palazzo Chigi e da Palazzo Montecitorio) prima di trasferirsi in piazaz San Lorenzo in Lucina e da qui - intorno al 1979 (durante la presidenza di Ettore Della Riccia, già Presidente dell’INPGI) - negli attuali locali di proprietà INPGI nella vicina piazza della Torretta 36. Evidentemente durante il primo trasloco del 1967 non si trovò posto per ricollocare la lapide che finì così in un grande scantinato che si era appena liberato in un complesso INPGI a sud di Roma nei pressi della via Cristoforo Colombo insieme a molti arredi, mobili, enciclopedie ed incartamenti vari dell’Assostampa Romana che tuttora sono lì ammassati. Ed é qui che è stata ritrovata dal Presidente della Commissione Assegnazione Alloggi e Affitto Immobili INPGI Massimo Signoretti e dal Dirigente del Servizio Immobiliare INPGI - settore tecnico - ing. Francesco Imbimbo, che ancora ringrazio di cuore per la sensibilità avuta nel segnalarmi l’importante scoperta.
Su Internet si è sinora parlato del ritrovamento di questa lapide sui seguenti siti:
http://www.giornalisticalabria.it/2011/05/11/83-giornalisti-eroi-della-%E2%80%9Cgrande-guerra%E2%80%9D/http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=6704
http://www.fnsi.it/cerca/detail.asp?itemNumber=0
http://www.ucsi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1164:prima-guerra-mondiale-1915-1918-dal-sito-fnsiritrovata-una-lapide-di-marmo-con-i-nomi-di-giornalisti-83-di-ogni-parte-ditalia-morti-per-la-patria-&catid=3:le-istituzioni&Itemid=7
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/05/13/news/battisti-tutti-i-segni-che-lo-ricordano-4186288
http://freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?c=43630&f=43630&idd=9776211
nella-grande-guerra/
http://webpedia.altervista.org/post/130241/
http://miles.forumcommunity.net/?t=45661033
Per quanto riguarda le mie ricerche mi sono avvalso dei seguenti siti internet, che ringrazio sentitamente perché mi hanno aiutato in modo determinante sia per identificare i 70 giornalisti Caduti nella Prima Guerra Mondiale, sia per conoscere le motivazioni ufficiali del conferimento delle 5 medaglie d’oro, nonché ulteriori dettagli sui fanti italiani morti nel 1915-1918:
http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx
http://www.cadutigrandeguerra.it/
http://www.frontedelpiave.info/
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Un analogo ringraziamento va anche ad altri due interessanti siti di Associazioni combattentistiche:
http://www.nondimenticare.com/Altopiano%20dei%20sette%20comuni%20nel%20conflitto.html
http://www.altopiano-asiago.it/galleriafotografica/detail.asp?iPic=559&iType=30
nonché al sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d'Autore - ICCU - OPAC SBN - Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche:
http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/base.jsp
Questo mio lavoro conclude la 1^ fase di un percorso che, come mi auguro vivamente, dovrebbe definirsi entro quest’anno con due contemporanei obiettivi: la ricollocazione della lapide (o con la collocazione accanto anche di una seconda nuova lapide con nomi esatti e decorazioni aggiornate) in un luogo istituzionale a conclusione di una pubblica cerimonia alla presenza delle più alte cariche dello Stato e la contestuale pubblicazione di un volume/strenna natalizia, magari accompagnato da un Cd/Dvd documentario che ricordi gli 83 giornalisti Eroi. La scoperta della lapide potrebbe anche stimolare tesi di laurea mirate nelle varie Scuole di Giornalismo operanti in Italia e riconosciute dall’Ordine.
Per la spesa necessaria per la stampa del libro/strenna natalizia con la storia degli 83 Eroi, accompagnata da una ricerca bibliografica dei loro scritti e da un documentario su Cd/Dvd, si potrebbe eventualmente attingere ai fondi messi annualmente a disposizione dell’INPGI da Unicredit e/o dalla Banca Popolare di Sondrio. In caso di vendita in libreria o in edicola l'intero ricavato dovrebbe essere, però, devoluto in beneficienza o al Fondo dei giornalisti disoccupati gestito dalla FNSI.
Quanto al luogo di ricollocazione della lapide (o delle 2 lapidi) ritengo che il più adatto potrebbe essere la Sala Stampa della Camera o quella del Senato, trattandosi di luoghi istituzionali frequentati in vita non solo da parecchi degli 83 giornalisti Eroi, ma anche e da alcuni loro genitori. In alternativa, il Vittoriano o Forte Bravetta a Roma dove furono fucilati dai nazisti il 2 febbraio 1944 i giornalisti Carlo Merli di Milano ed Enzio Malatesta di Carrara Apuania. Forte Bravetta, che è stato riaperto al pubblico proprio pochi giorni fa dal Sindaco Gianni Alemanno, è infatti destinato a diventare un polo storico-culturale sulla memoria degli eventi del 1900 e un simbolo per dire no alla pena di morte e alla tortura.
Scarterei, invece, l'idea di ricollocare la lapide (o le 2 lapidi) all'interno di locali degli enti di categoria (CNOG, FNSI, INPGI), ma tutti di proprietà INPGI, per le possibili e inevitabili discussioni e polemiche, legate alla disputa sull’appartenenza della lapide.
Suggerirei comunque la creazione all'interno dell’Ordine nazionale dei giornalisti, dell’INPGI e della FNSI di un apposito gruppo di lavoro composto da colleghi che volontariamente e senza particolari costi siano interessati a questa lodevole iniziativa e provvedano a coordinare al meglio in loco e in tempi brevi le ricerche a livello regionale (2^ Fase) e ad assemblarne i risultati (3^ Fase) in modo da poter già fissare sin d'ora la data della ricollocazione della lapide per il 4 novembre prossimo anche per sfruttare le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Propongo quindi di coinvolgere nell’importante iniziativa oltre ai Consiglieri nazionali dell’Ordine anche gli Ordini regionali, i Consiglieri generali INPGI, compresi i Fiduciari e vice Fiduciari, la FNSI e le Associazioni regionali Stampa, l’UNCI e i Sindacati regionali cronisti, l’UNGP e i Gruppi Pensionati regionali, i giornalisti pensionati, disoccupati o inoccupati, le Scuole e i Masters di Giornalismo, le Associazioni combattentistiche (come, ad esempio, “Cime e trincee”, “per non dimenticare”, ecc.), nonché la Fieg e le testate giornalistiche interessate, la Presidenza della Repubblica, il Ministero della Difesa, gli Uffici stampa di Camera e Senato, Regioni, Provincie e Comuni, gli studiosi e storici della Prima Guerra Mondiale e gli Archivi delle testate giornalistiche ancora esistenti.
Per facilitare la ricerca presso questi ultimi ecco l’elenco dei giornalisti Eroi con accanto la loro testata di appartenenza: Paolo Henry "Agenzia Stefani" (prima agenzia di stampa italiana nata a Torino nel 1853. Oggi la proprietà della testata appartiene all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna e dà il nome al settimanale della scuola di giornalismo di Bologna); Giuliano Bonacci, Alfredo Casoli, Vezio Lucchesi e Felice Suigo, tutti e quattro del “Corriere della Sera”; Franco Scarioni de "La Gazzetta dello Sport"; Amilcare Mazzini de "La Stampa”; Umberto Umerini de "Il Sole"; Carlo Ridella della “Provincia Pavese”; Giovanni Boccaccino e Giovanni Talamini de “Il Gazzettino”; Gerolamo de Tevini de "Il Piccolo"; Emilio Savini de "L'Avvenire d'Italia"; Alberto Caroncini e Scipio Slataper de “Il Resto del Carlino”; Cesare Borghi de “La Nazione”; Mario Fiorini e Amerigo Porry Pastorel de “Il Messaggero”; Giacomo Crollalanza de “Il Secolo”; Vittorio Cotronei e Felice De Masi de “Il Mattino” e Salvatore De Rosa de il “Giornale di Sicilia”.
Concludendo questo mio lavoro, che metto liberamente a disposizione di tutti e che mi auguro possa essere di vostro gradimento, auspico davvero che questo mio sogno possa diventare presto realtà anche per riabilitare la nostra tanto bistrattata categoria agli occhi dell’opinione pubblica, sfruttando un’occasione da non perdere come le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Vi ringrazio per la cortese attenzione e, restando a disposizione per ogni eventuale chiarimento, vi invio i miei più cordiali saluti.
Pierluigi Roesler Franz
Consigliere nazionale dell’Ordine, Sindaco INPGI e Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati
venerdì 27 maggio 2011
La Grande Tradizione Cattolica: Il Giubileo
Il Giubileo è l’evento con cui si è aperto il nuovo millennio. Sono nella mente di tutte le immagini del Papa che apre la Porta Santa e le tante cerimonie che sono state celebrate per l’occasione. Per ovvie ragioni, quindi noi immaginiamo il Giubileo come un avvenimento della cultura cristiano cattolica.
In realtà il Giubileo è la pratica del pellegrinaggio nasce in tempi molto antichi e non solo nel bacino Mediterraneo ma è presente anche in oriente.
Questo perché il pellegrinaggio rappresenta una componente millenaria nella cultura religiosa dei popoli e si possono trovare delle analogie tra Le pratiche del culto nonostante le diverse provenienze religiose.
Nel mondo orientale la diffusione di religioni come lo Shintoismo in Giappone e l’induismo in India favorirono i pellegrinaggi.
In Giappone il pellegrinaggio più importante era quello verso il tempio di ISE’ dedicato ad Amaterasu, la dea del sole. Tra i più popolari vi erano anche quelli ai 33 santuari di KWnnon, dea favorevole alle miserie umane e quello, ai FUJI-YAMA, la più alta montagna vulcanica del Giappone.
Il pellegrinaggio in Giappone si caratterizzava per l’enorme sacrificio che i pellegrini dovevano fare per arrivare alle mete poiché i santuari erano situati in luoghi molto alti e poco accessibili. I pellegrini si distinguevano perché erano vestiti di bianco e viaggiavano in piccoli gruppi. E quando poi arrivavano alla meta li celebravano digiuni e bagni rituali.
In India le catene montuose dell’Himalaya e del Kashmir ospitavano molti santuari. La divinità più diffusa era Siva ma vi erano altre divinità: Kalì, Visnu e Krsna. Tuttavia il pellegrinaggio tipico in India era quello verso i fiumi sacri il Gange, il Jumna, il Narbada: immergersi in queste acque signoficava cancellare le impurità del corpo e quelle dell’anima. Come testimonianza del pellegrinaggio compiuto si faceva un tatuaggio. Con la diffusione del buddismo mete di pellegrinaggi divennero i luoghi dove era stato buddha in particolare Kapavilastu dove nacque, Benares, dove predicò le quattro sante verità e Kusnagara dove morì.
Il culto di Buddha varcò i confini dell’India arrivando fino a Ceylon dove fu eretto un tempio dedicato ad un dente di Buddha e in Birmania dove fu costruita la pagoda di Shwe Dagon a Rangoon dove si conservano cento immagini di Buddha e la reliquia di otto suoi capelli. Questo posto divenne celebre non solo in Cina e in Siam ma anche in Giappone e Corea.
Spostandosi nell’area mediterranea già nel mondo antico troviamo tracce di pellegrinaggi .
Nel mondo greco vi erano molti templi e altrettante divinità; Pausania, uno scrittore vissuto nella seconda metà del II sec. d.l. scrisse un’opera dove Grecia” dove venivano indicati tutti i luoghi nei quali c’erano templi e santuari, statue di eroi e di divinità.
Anche a Roma erano diffusi i pellegrinaggi ai santuari degli eroi in particolare alla tomba e alla casa di Romolo e ai templi di tutte le divinità. Molto celebri furono quelli dedicati a Giove e alla Sibilla Cumana. Durante l’impero Roma si caratterizzò per il proselitismo religioso, nacquero e si diffusero templi di diverse divinità soprattutto quelle orientali. Ed è così che già ai tempi dell’antichità Roma assumeva la caratteristica di luogo privilegiato per il pellegrinaggio. Addirittura nei primi secoli dell’Impero si diffusero gli “Itinera”, dei libretti dove si indicavano tutte le strade per arrivare a Roma.
Intorno al 20 A.C. Augusto volle erigere nel Foro Romano sotto il tempio di Saturno il Miliario Aureo: era una colonna rivestita di bronzo dorato dove erano scritte le distanze tra la Capitale e le principali città dell’Impero. E in ogni grande città dell’Impero si conservava nel foro una pietra miliare d’oro dove era incisa la distanza della città da Roma.
Tutte le strade dell’Impero avevano la pietra miliare che segnavano il percorso miglio dopo miglio, inoltre avevano le stazioni di posta per permettere la sosta e il cambio dei cavalli corrieri imperiali.
Spostandoci in Medio Oriente vediamo come esso sia stato la culla della civiltà islamica. In questa religione è la legge islamica medesima a prevedere il pellegrinaggio alla Mecca dei credenti almeno una volta durante la vita purchè abbiano la salute fisica e le vie di comunicazione siano sicure.
Il pellegrinaggio alla Mecca raccoglieva un’antica tradizione: era uso recarsi al Santuario della Pietra nera per celebrare il culto della KA’BAH. Si credeva che il Santuario fosse stato costruito da Abramo e fosse stato il primo tempio eretto sulla terra per il culto di Dio.
Maometto istituì quindi, sulla base della precedente tradizione, il pellegrinaggio alla Mecca. Al ritorno il pellegrino riceveva un titolo onorifico di HAGG che di solito si premetteva al nome. Il pellegrinaggio fu sempre riconosciuto e sostenuto dai califfi e sultani di un tempo e lo è tuttora dai governi arabi.
Ma da dove deriva il Giubileo cristiano? Esso ha le sue origini nell’antico mondo ebraico. La prima testimonianza del Giubileo si ha nel Levitico (XXV-10):” – e santificherai l’anno cinquantesimo e annuncierai la remissione a tutti gli abitanti del tuo paese: poiché è il Giubileo….”
L’inizio dell’anno era annunciato da un corno di capra chiamato Yobel (da qui sembra essere derivato il termine Giubileo). Durante questo anno la terra non doveva essere seminata, gli uomini avrebbero vissuto di ciò che Dio avrebbe mandato loro. Ai debitori venivano rimossi i loro debiti e quelli che avevano venduto le proprietà ne tornavano in possesso così come ogni schiavo ebraico riacquistava la propria libertà.
Secondo l’erudito irlandese Usserio vissuto nel XVII Sec. il primo Giubileo celebrato dopo l’emanazione della legge di Mosè fu nell’anno del periodo Giuliano 3319 del mondo 2600 prima dell’era volgare 1395.
Il secondo nel 3367 al periodo di Giuliano, 2658 del mondo, 1346 prima dell’era volgare.
Il terzo 49 anni dopo anche fino all’avvento del cristianesimo.
In realtà il Giubileo è la pratica del pellegrinaggio nasce in tempi molto antichi e non solo nel bacino Mediterraneo ma è presente anche in oriente.
Questo perché il pellegrinaggio rappresenta una componente millenaria nella cultura religiosa dei popoli e si possono trovare delle analogie tra Le pratiche del culto nonostante le diverse provenienze religiose.
Nel mondo orientale la diffusione di religioni come lo Shintoismo in Giappone e l’induismo in India favorirono i pellegrinaggi.
In Giappone il pellegrinaggio più importante era quello verso il tempio di ISE’ dedicato ad Amaterasu, la dea del sole. Tra i più popolari vi erano anche quelli ai 33 santuari di KWnnon, dea favorevole alle miserie umane e quello, ai FUJI-YAMA, la più alta montagna vulcanica del Giappone.
Il pellegrinaggio in Giappone si caratterizzava per l’enorme sacrificio che i pellegrini dovevano fare per arrivare alle mete poiché i santuari erano situati in luoghi molto alti e poco accessibili. I pellegrini si distinguevano perché erano vestiti di bianco e viaggiavano in piccoli gruppi. E quando poi arrivavano alla meta li celebravano digiuni e bagni rituali.
In India le catene montuose dell’Himalaya e del Kashmir ospitavano molti santuari. La divinità più diffusa era Siva ma vi erano altre divinità: Kalì, Visnu e Krsna. Tuttavia il pellegrinaggio tipico in India era quello verso i fiumi sacri il Gange, il Jumna, il Narbada: immergersi in queste acque signoficava cancellare le impurità del corpo e quelle dell’anima. Come testimonianza del pellegrinaggio compiuto si faceva un tatuaggio. Con la diffusione del buddismo mete di pellegrinaggi divennero i luoghi dove era stato buddha in particolare Kapavilastu dove nacque, Benares, dove predicò le quattro sante verità e Kusnagara dove morì.
Il culto di Buddha varcò i confini dell’India arrivando fino a Ceylon dove fu eretto un tempio dedicato ad un dente di Buddha e in Birmania dove fu costruita la pagoda di Shwe Dagon a Rangoon dove si conservano cento immagini di Buddha e la reliquia di otto suoi capelli. Questo posto divenne celebre non solo in Cina e in Siam ma anche in Giappone e Corea.
Spostandosi nell’area mediterranea già nel mondo antico troviamo tracce di pellegrinaggi .
Nel mondo greco vi erano molti templi e altrettante divinità; Pausania, uno scrittore vissuto nella seconda metà del II sec. d.l. scrisse un’opera dove Grecia” dove venivano indicati tutti i luoghi nei quali c’erano templi e santuari, statue di eroi e di divinità.
Anche a Roma erano diffusi i pellegrinaggi ai santuari degli eroi in particolare alla tomba e alla casa di Romolo e ai templi di tutte le divinità. Molto celebri furono quelli dedicati a Giove e alla Sibilla Cumana. Durante l’impero Roma si caratterizzò per il proselitismo religioso, nacquero e si diffusero templi di diverse divinità soprattutto quelle orientali. Ed è così che già ai tempi dell’antichità Roma assumeva la caratteristica di luogo privilegiato per il pellegrinaggio. Addirittura nei primi secoli dell’Impero si diffusero gli “Itinera”, dei libretti dove si indicavano tutte le strade per arrivare a Roma.
Intorno al 20 A.C. Augusto volle erigere nel Foro Romano sotto il tempio di Saturno il Miliario Aureo: era una colonna rivestita di bronzo dorato dove erano scritte le distanze tra la Capitale e le principali città dell’Impero. E in ogni grande città dell’Impero si conservava nel foro una pietra miliare d’oro dove era incisa la distanza della città da Roma.
Tutte le strade dell’Impero avevano la pietra miliare che segnavano il percorso miglio dopo miglio, inoltre avevano le stazioni di posta per permettere la sosta e il cambio dei cavalli corrieri imperiali.
Spostandoci in Medio Oriente vediamo come esso sia stato la culla della civiltà islamica. In questa religione è la legge islamica medesima a prevedere il pellegrinaggio alla Mecca dei credenti almeno una volta durante la vita purchè abbiano la salute fisica e le vie di comunicazione siano sicure.
Il pellegrinaggio alla Mecca raccoglieva un’antica tradizione: era uso recarsi al Santuario della Pietra nera per celebrare il culto della KA’BAH. Si credeva che il Santuario fosse stato costruito da Abramo e fosse stato il primo tempio eretto sulla terra per il culto di Dio.
Maometto istituì quindi, sulla base della precedente tradizione, il pellegrinaggio alla Mecca. Al ritorno il pellegrino riceveva un titolo onorifico di HAGG che di solito si premetteva al nome. Il pellegrinaggio fu sempre riconosciuto e sostenuto dai califfi e sultani di un tempo e lo è tuttora dai governi arabi.
Ma da dove deriva il Giubileo cristiano? Esso ha le sue origini nell’antico mondo ebraico. La prima testimonianza del Giubileo si ha nel Levitico (XXV-10):” – e santificherai l’anno cinquantesimo e annuncierai la remissione a tutti gli abitanti del tuo paese: poiché è il Giubileo….”
L’inizio dell’anno era annunciato da un corno di capra chiamato Yobel (da qui sembra essere derivato il termine Giubileo). Durante questo anno la terra non doveva essere seminata, gli uomini avrebbero vissuto di ciò che Dio avrebbe mandato loro. Ai debitori venivano rimossi i loro debiti e quelli che avevano venduto le proprietà ne tornavano in possesso così come ogni schiavo ebraico riacquistava la propria libertà.
Secondo l’erudito irlandese Usserio vissuto nel XVII Sec. il primo Giubileo celebrato dopo l’emanazione della legge di Mosè fu nell’anno del periodo Giuliano 3319 del mondo 2600 prima dell’era volgare 1395.
Il secondo nel 3367 al periodo di Giuliano, 2658 del mondo, 1346 prima dell’era volgare.
Il terzo 49 anni dopo anche fino all’avvento del cristianesimo.
mercoledì 25 maggio 2011
Interno e Dentro il CAnto degli Italiani
Di Annibale Ubaldo Santarelli
Introduzione
Chiamiamo il nostro Inno come vogliamo: “Fratelli d’Italia”, Inno d’Italia, Canto Nazionale, Canto degli Italiani, ma non Inno di Mameli e basta, parchè esso è opera di Goffredo Mameli e di Michele Novaro: non di uno solo!
Il Canto degli Italiani in questi mesi sta godendo di una generale, grandissima popolarità. Un quotidiano nazionale il 3 maggio scorso titolava l’articolo di commento al Concertone tenuto il 1° Maggio a Roma “Tutti pazzi per l’inno” e spiegava “che non era mai successo che il nostro canto nazionale risuonasse per tre volte al concertone del Primo maggio intonato da centinaia di migliaia di giovani”.
Vivissima è ancora, e lo sarà per molto tempo, l’eco dell’esecuzione del nostro Inno da parte di Roberto Benigni al Festival di Sanremo seguito da milioni di spettatori: senza musica, in tono sommesso, immaginando di essere un giovane soldato italiano, che di notte, negli anni che portavano al marzo del 1861, era di guardia, attento a cogliere eventuali pericoli che potessero venire dal nemico straniero.
Memorabile è la performance del maestro Giovanni Allevi che con la sua interpretazione, alla guida dell’orchestra RAI, onora il nostro Inno.
Ho letto anche i risultati di un recente sondaggio promosso dalla rivista LiMes: alla domanda “Ci può dire in che misura ciascuno dei seguenti aspetti la rende orgoglioso di essere italiano” gli Italiani nella percentuale del 67% dichiarano di sentirsi molto orgogliosi dell’Inno e del Tricolore. Una percentuale da 4° posto nelle risposte date, subito dopo- bisogna dirlo: non ci smentiamo mai!!- della cucina e dei prodotti alimentari, che conquistano un 71%!
In questo bellissimo clima di entusiasmo nazionale vorrei fare una breve ricognizione (che in termini aulici si chiamerebbe esegesi) intorno e dentro l’Inno, quasi come ha fatto Benigni a Sanremo. Vorrei riuscire a guidare i lettori a conoscere e capire meglio il Canto degli Italiani, per apprezzarlo e amarlo come merita.
Intorno al Canto degli Italiani
Che cosa succedeva, sotto il profilo storico-culturale, nel 1847, quando il ventenne genovese G.Mameli scriveva i versi di “Fratelli d’Italia”, per i quali il venticinquenne M.Novaro, anche lui genovese, provvedeva a scrivere la musica?
Tra il 1815 e il 1861 (17 marzo il 1° Parlamento nazionale proclamò Vittorio Emanuele II re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della Nazione”) il bel corpo dell’Italia- secondo l’espressione di R.Benigni- era dilaniato e saccheggiato: in sostanza era una congerie di staterelli sui quali esercitava la sua egemonia la potenza reazionaria dell’Austria. La foto di quell’Italia, soggiogata e disprezzata “per la viltà della sua sottomissione” (come sostiene Paul Ginsborg nel suo ultimo libro “Salviamo l’Italia”), è scattata da Giacomo Leopardi, il quale nel 1818 nell’ode “All’Italia” lamenta che la nostra Patria, già “le genti a vincer nata/ e nella fausta sorte e nella ria”, ora “di catene ha carche ambe le braccia” e “siede in terra negletta e sconsolata,/ nascondendo la faccia/ tra le ginocchia, e piange.” Quell’Italia a P. Ginsborg sembra raffigurata dalla statua realizzata agli inizi dell’’800 da Antonio Canova e posta accanto alla tomba di Vittorio Alfieri nella Basilica di Santa Croce a Firenze.
Era fatale che allora nascesse una ribellione a quel desolante declino, che fosse incontenibile la voglia di far risorgere l’Italia: è il nostro Risorgimento, cioè- precisa lo storico Andrea Giardina- “un processo di graduale riscoperta e di sempre più netta rivendicazione della propria identità nazionale”, con il sogno di una “rinascita culturale e politica”. “Bisognava- come osserva ancora P.Gisborg- restituire dignità alla nazione, liberare il patrio suolo dal dominio straniero e dare agli italiani la possibilità di decidere del proprio destino.”
In questo processo risorgimentale, “senza il quale- sottolinea lo storico Giovanni De Luna- saremmo restati un’espressione geografica, fuori dalla competizione internazionale: politica, militare e d economica”, contano insurrezioni, guerre e, soprattutto, l’elaborazione di progetti politici, la definizione, cioè, di come si voleva sistemare l’Italia.
Mameli è affascinato dal progetto di Giuseppe Mazzini il quale vuol fare dell’Italia una nazione libera, unita e repubblicana. Egli, in sintesi, auspica “un popolo capace e voglioso di levarsi, combattere e vincere”, perchè “quando la protesta è continua Dio e i popoli decretano la vittoria”: è la famosa formula mazziniana “Dio e popolo”. Mazzini, in più, sogna un “intellettuale militante”, che incarni l’altrettanto sua famosa formula “pensiero e azione”: un intellettuale, cioè, che si assuma il “dovere patente” di “agire continuamente per creare quel fatto, quella vittoria”.
In estrema sintesi, si potrebbe dire che nella prima metà dell’’800 la letteratura romantica italiana è essenzialmente militante. Nel 1816 Giovanni Berchet, in “Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo”, afferma che “mille e mille famiglie pensano, leggono, scrivono, piangono, fremono e sentono le passioni tutte” e, perciò, esorta i letterati italiani: “Siate uomini e non cicale e i vostri paesani vi benediranno, e lo straniero ripiglierà modestia e parlerà di voi coll’antico rispetto.”
Mameli è un giovane poeta romantico-risorgimentale mazziniano, che esce dalla corte, si fa banditore di ideali patriottici, smette le vesti della cicala e indossa addirittura quelli del soldato: muore a 22 anni, nel 1849, alla difesa della Repubblica Romana, che era diventata il centro principale della rivoluzione democratica e il luogo d’incontro di esuli e cospiratori di tutta Italia.
Tra parentesi, una breve riflessione: davanti al testo del “Canto Nazionale” mettiamo da parte la saccente matita rossa e blu della critica letteraria, perché non stiamo leggendo una poesia concepita come il leopardiano L’infinito, e impariamo a leggervi la Storia che ci ha resi cittadini italiani.
Dentro il Canto degli Italiani
Il “Canto Nazionale” è scritto alla vigilia della 1° guerra d’indipendenza e quasi 100 anni dopo, esattamente il 12 ottobre del 1946 (cioè all’indomani del 2 giugno, in cui si era tenuto il referendum con la vittoria della Repubblica e c’era stata l’elezione dei componenti dell’Assemblea Costituente), è scelto dal Governo come inno nazionale italiano: vincendo la concorrenza dell’Inno di Garibaldi, scritto da Luigi Mercantini, assurge a Canto degli Italiani. In sostanza, “il testo di un mazziniano repubblicano diventa il Canto, l’Inno della nostra Repubblica”! (Michele D’Andrea)
Il componimento è composto da 5 strofe di 8 senari (rimati secondo lo schema abcbdeef) e da un ritornello di 3 senari (i primi 2 in rima baciata, il terzo rimato con il verso tronco finale di ogni strofa).
La strofa ha un ritmo incalzante, che, ottenuto con l’uso di versi parisillabi e con l’accento sempre sulle sedi seconda e quinta (con alcuni versi ipermetri), sprona i lettori all’azione e facilita la memorizzazione di ideali, qui risorgimentali di conio mazziniano.
Propongo di seguito la parafrasi delle singole strofe con un brevissimo commento.
1-Fratelli d’Italia,/ l’Italia s’è desta, / dell’elmo di Scipio/ s’è cinta la testa./ Dov’è la vittoria?/ Le porga la chioma,/ chè schiava di Roma/ Iddio la creò.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è svegliata (è pronta a combattere contro lo straniero per conquistare la libertà) e ha indossato l’elmo di Publio Cornelio Scipione (che nel 202 a.C. a Zama sconfisse il generale cartaginese Annibale). Dov’è la vittoria? Questa, creata da Dio come schiava di Roma, porga i suoi capelli all’Italia per essere afferrata.
Mameli scopre subito alcuni punti chiave del suo progetto politico: la centralità dell’Italia, il legame di fratellanza tra gli Italiani e la loro determinazione a combattere con la certezza della vittoria. Mazziniano è il richiamo alla eroicità dell’antica Roma repubblicana.
Rit. Stringiamci a coorte,/ siam pronti alla morte;/ l’Italia chiamò.
Attenzione: Mameli non scrive “Stringiamoci a corte”, ma “Stringiamci a coorte”. Cioè: non vuol dire “Stringiamoci come sardine in un cortile o in una reggia”, ma stringiamoci in formazione da combattimento (infatti la coorte era la decima parte della legione romana), siamo pronti alla morte, l’Italia ci ha chiamati.
Il poeta-soldato esorta gli Italiani a serrare le fila come in una coorte romana e a essere pronti anche a morire per la Patria.
2-Noi siamo da secoli/ calpesti, derisi/ perché non siam Popolo,/ perché siam divisi:/ raccolgaci un’unica/ bandiera, una speme:/ di fonderci insieme/ già l’ora suonò.
Da secoli siamo calpestati e derisi, perché non siamo un popolo (cioè, un’unità etnica e politica legata da tradizioni storiche e religiose, da ordinamenti giuridici, dalla lingua), perché siamo divisi: ci raccolga una sola bandiera, una sola speranza: già è suonata l’ora di unirci, di fonderci in un unico organismo, di diventare un popolo.
Il poeta spiega che la triste, secolare condizione di sottomissione degli Italiani deriva dal fatto che essi non costituiscono un vero popolo e auspica che si fondano finalmente sotto una sola bandiera, una sola speranza.
3-Uniamoci, amiamoci,/ l’unione e l’amore/ rivelano ai popoli/ le vie del Signore;/ giuriamo far libero/ il suolo natio:/ uniti per Dio,/ chi vincer ci può?
Uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore indicano ai popoli le missioni assegnate dal Signore; giuriamo di liberare la terra dove siamo nati: se siamo uniti nel nome di Dio, chi ci può vincere?
La strofa è la sintesi poetica del motto mazziniano “Dio e popolo”: nel rifiuto della lotta di classe, la liberazione e la redenzione della Patria sono missione del popolo, strumento del progetto divino.
4-Dall’Alpi a Sicilia/ dovunque è Legnano,/ ogn’uom di Ferruccio/ ha il core, ha la mano,/ i bimbi d’Italia/ si chiaman Balilla,/ il suon d’ogni squilla/ i Vespri suonò.
Dalle Alpi alla Sicilia dovunque è Legnano (l’Italia si è trasformata in un campo di battaglia. A Legnano nel 1176 i Comuni della Lega lombarda sconfissero l’imperatore Federico Barbarossa), ogni uomo ha il coraggio e il valore di Francesco Ferrucci (morì nel 1530 mentre difendeva la Repubblica Fiorentina assediata dalle truppe dell’imperatore Carlo V), i bambini d’Italia si chiamano Balilla (così veniva chiamato Giovanni Battista Perasso, ragazzo genovese che nel 1746 diede il via alla rivolta della sua città, lanciando un sasso contro alcuni soldati austriaci che occupavano Genova), ogni campana ha suonato i Vespri Siciliani (ha dato il segnale della lotta, come accadde a Palermo il 30 marzo 1282, quando il suono delle campane chiamò la popolazione alla rivolta contro gli Angioni).
In questi 6 versi c’è la storia “di tutte le zone d’Italia sventrata dagli stranieri” (R.Benigni): ci sono i richiami all’Italia dei Comuni, alla repubblica fiorentina, alla rivolta genovese, alla insurrezione di Palermo contro gli Angioini. Una storia di stampo repubblicano e di rivolta contro lo straniero, quindi funzionale alla visione patriottica risorgimentale di matrice mazziniana.
5-Son giunchi che piegano/ le spade vendute:/ ah l’aquila d’Austria/ le penne ha perdute;/ il sangue d’Italia/ bevè, col Cosacco/ il sangue polacco:/ ma il cuor le bruciò.
Le spade dei mercenari sono come giunchi che si piegano: l’aquila, che campeggia sullo stemma dell’Austria, ha perso le penne; ha bevuto il sangue degli Italiani, ha bevuto il sangue dei Polacchi insieme ai Russi (nel 1772 la Polonia fu divisa tra Austria, Prussia e Russia): ma quel sangue le ha bruciato il cuore.
Nella prima stesura la censura eliminò questa ultima strofa perché i versi erano giudicati una provocazione troppo forte contro l’Austria. Le armi mercenarie degli oppressori si piegano; gli stemmi degli oppressori si deturpano, i loro cuori bruciano davanti alle rivendicazioni dei popoli oppressi, che versano il sangue cercando la libertà.
3-Partitura musicale del Canto degli Italiani
Il nostro Inno di solito, purtroppo, è ricordato con il solo nome del “paroliere”, mentre l’autore della musica è trascurato, forse perché la biografia di questi non è affascinante ed emotivamente coinvolgente come quella del poeta-soldato Mameli che muore combattendo.
Novaro era musicista di professione; era compositore e insegnante. Egli è ignorato, eppure sono state le note di Novaro “a far diventare una poesia di Mameli l’Inno di Mameli, a trasformare uno dei tanti testi patriottici nel simbolo della nostra Repubblica”. Ho sentito dire queste parole dall’esperto Michele D’Andrea durante una sua conferenza tenuta nel 2006 in Ancona. Riporto qui alcuni spunti del suo intervento di allora per capire che cosa caratterizza la partitura musicale del nostro Inno.
D’Andrea si domanda perché nella versione musicale del nostro Inno ogni strofa con il ritornello è ripetuta 2 volte e risponde seguendo la confessione dello stesso Novaro, riferita da Vittorio Bersezio in “I miei tempi”, una raccolta di memorie pubblicata a puntate sulla “Gazzetta del Popolo” nel 1899.
Novaro, accingendosi a comporre la musica per il testo di Mameli, immagina una scena maestosa in cui Pio IX (nel 1847 oggetto dell’entusiasmo popolare per le sue riforme e le sue concessioni: convocazione della Consulta dello Stato, istituzione della Guardia civica e attenuazione della censura sulla stampa) “parla e un intero popolo risponde”. Così nello spartito di Novaro si realizza un dialogo che si concretizza nella suddetta ripetizione. E’ come se si alternassero 2 voci: la prima, quella del Papa, “grave, solenne, lenta annunzia ai popoli la buona novella: Italia essersi desta, riprendere la gloriosa sua strada, doversi fare a lei schiava la vittoria”. E qui- nota D’Andrea- “la musica scorre con un andamento potente e solenne, perché immensa è la portata ideale del messaggio”. E non a caso nella partitura autografa di Novaro si legge l’indicazione “forte con molta energia”. E questa è la prima esecuzione della strofa, che dunque deve essere fatta in modo solenne, energico.
La seconda voce è quella del popolo italiano che, confuso e dubbioso all’annuncio, acquista a poco a poco sicurezza e consapevolezza, dopo essersi persuaso che “libertà significa anche mettere i gioco la propria vita”. Questo travaglio, questa maturazione psicologica si riversa nella partitura: si inizia, nella ripetizione della strofa e nella prima esecuzione del ritornello, con un “pianissimo e molto concitato” per passare, nella ripetizione del ritornello, a un “crescendo e accelerando fino alla fine” con il grido di quel “Sì” che, aggiungendo una sillaba al verso di Mameli, “suggella il giuramento finale”.
C’è il rammarico che spesso nelle esecuzioni di oggi sono tradite la sapienza compositiva e la tensione psicologico-narrativa che sostanzia la partitura originaria di Novaro. Comunque, “non abbiamo bisogno di un nuovo Inno- conclude D’Andrea-: basterebbe suonarlo come lo immaginò il suo autore.”
Conclusione
Qualcuno vorrebbe sostituire “Fratelli d’Italia” con il verdiano “Va’, pensiero”. Al riguardo mi limito a citare le parole del maestro Riccardo Muti: “Va’, pensiero è un canto di perdenti, è una lamentazione e una preghiera. Non ha il piglio e il vigore particolari che possiede “Fratelli d’Italia”. Teniamoci l’Inno di Mameli e che Dio ce lo conservi.”
Si può ricordare anche la scelta del maestro Ennio Morricone, il quale ha composto Elegia per l’Italia, in cui realizza l’intreccio tra il coro verdiano e il Canto degli Italiani proprio per contrastare il tentativo di qualsiasi “appropriazione indebita del “Va’, pensiero” e per dare a questo la sua giusta dimensione storica di canto legato all’unità d’Italia”.
Dio ci conservi a lungo il nostro Canto e la voglia di cantarlo con il giusto orgoglio di sentirci Italiani. Nonostante tutto e in qualunque regione ci troviamo!
venerdì 20 maggio 2011
Milano festeggia il 150° anniversario della costituzione dell’Esercito
L’Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari della Guerra di Liberazione e il Comando Militare dell’Esercito Lombardia, hanno ricordato, lo scorso 4 maggio, il 150° anniversario della costituzione dell’Esercito, avvenuta, per l’appunto, il 4 maggio 1861, in seguito alla firma in Torino del decreto n° 76, da parte del ministro della guerra gen. Manfredo Fanti. Detto decreto recitava: “Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S. M. ha assunto il titolo di Re d’Italia, il sottoscritto rende noto a tutte le Autorità, Corpi e Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione di Armata Sarda”. Di conseguenza il neo costituito Esercito Italiano ha raccolto, sotto il Tricolore, uomini e reparti provenienti da ogni parte d’Italia e indossanti le più disparate uniformi, ossia forze borboniche, militari degli stati preunitari ed elementi garibaldini.
La cerimonia per onorare degnamente i 150 anni di Storia dell’Esercito Italiano ha avuto inizio alle ore 10, nella Basilica di Sant’Ambrogio di Milano, simbolo dei Caduti per la Patria, gremita di fedeli e di ufficiali in alta uniforme, con cappelli, sciarpe, sciabole e decorazioni ed altri militari di ogni ordine e grado; fra le autorità civili spiccava il sindaco di Milano dott.ssa Letizia Moratti, rappresentanti della Magistratura, della Regione, della Provincia, del Corpo consolare e il presidente della Sezione Alpini di Milano Luigi Boffi. Erano altresì presenti bandiere di Associazioni Combattentistiche e d’Arma, labari e vessilli, fra cui quello dell’ANA cittadina il cui alfiere Giancarlo Piva era affiancato dal vice presidente vicario Giuseppe Donelli.
La santa Messa è stata solennemente celebrata da mons. Erminio De Scalzi, vescovo ausiliario dell’arcidiocesi di Milano; concelebranti due cappellani militari.
Mons. De Scalzi, nell’omelia, ha tra l’altro affermato: “Oggi ricordiamo i 150 anni spesi dall’Esercito nell’adempimento del proprio dovere; il mio pensiero è indirizzato a chi si è trovato faccia a faccia con il rischio della morte e a chi ha guardato la vita in una prospettiva più ampia: quella della Fede. Il secolo scorso - ha soggiunto - è stato caratterizzato da guerre che si sono rivelate una sconfitta per l’umanità, perciò dobbiamo pregare per mantenere la Pace. Essa è un dono di Dio e in quanto tale, dobbiamo custodirla ...”.
A conclusione dell’Eucaristia, il comandante dell’Esercito Militare Lombardia, gen. B. Camillo de Milato, ha ringraziato le autorità presenti: il Sindaco, le Forze Armate, il Corpo consolare, l’Ordine di Malta, la Croce Rossa, le Associazioni combattentistiche e d’arma, le Associazioni culturali e di volontariato, rammentando gli atti di eroismo delle unità dell’Esercito di Milano, dal Risorgimento al 2° conflitto mondiale: il 5° rgt. Alpini [il più decorato], il 3° rgt. Bersaglieri, il Savoia Cavalleria e le ‘Volòire’ (batterie a cavallo).
La preghiera del Soldato, inno al nostro amor patrio, è stata letta dalla M.A.V.M gen. C. A. Luigi Morena.
La cerimonia riprendeva nel pomeriggio, alle ore 18, nello stupendo salone Radetsky del palazzo Cusani, sede del Circolo di Presidio dell’Esercito Lombardia, ove hanno parlato i sottomenzionati eloquenti oratori:
- il gen. B. Camillo de Milato, nell’introdurre la ripresa dei lavori, metteva in risalto gli atti d’eroismo perpetrati dai Milanesi per il Risorgimento d’Italia, a partire dalle Cinque giornate, e ribadiva il fattivo apporto dato alla Patria dal 5° Alpini e dal 3° Bersaglieri, di stanza in città;
- il prof. Massimo De Leonardis, direttore del dipartimento Scienze politiche dell’Università Cattolica di Milano e vice presidente della Società italiana di Storia militare, nella sua prolusione, ha precisato che la ‘nostra Guerra di liberazione’, per gli Alleati, è semplicemente la ‘Campagna d’Italia’;
- il prof. Ernesto Damiani, docente nella facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, figlio di un combattente del Corpo Italiano di Liberazione, ha parlato degli universitari A.U.C. classe 1922 [commilitoni di suo padre], nella Guerra di liberazione, da Montelungo ai Gruppi di combattimento;
- il prof. Sergio Pivetta, ten. col. alpino e nostro socio, combattente del C.I.L., direttore di “Secondo Risorgimento”, organo ufficiale dell’Associazione combattenti forze armate regolari nella guerra di liberazione, ha illustrato la battaglia delle Mainarde, dalla conquista di Monte Marrone, all’aggiramento della linea Gustav in Val del Canneto;
- il gen. C. A. Luigi Morena, presidente della sezione locale dell’A.N.C.F.A.R.G.L., oltre a ricordare aneddoti e ìlari fatti personali, ha evidenziato lo sfondamento della linea gotica attraverso la breccia di quota 363 in Val d’Idice;
- il gen. B. Mario Sciuto, presidente dell’U.N.U.C.I. Lombardia, quale moderatore, ha presentato e introdotto gli oratori.
Agli interventi ufficiali, su specifiche domande poste da taluni uditori, sono seguiti dibattiti e precisazioni da parte degli oratori interessati, indi, seguendo una consolidata consuetudine, il Circolo di Presidio, poiché tutti i salmi finiscono in gloria, ha offerto agli astanti un frugale rinfresco, comprendente pure un prelibato piatto di risotto allo zafferano ‘Cusani’.
Roberto Scloza
venerdì 6 maggio 2011
IL GEN C.A. MOVM ALBERTO LI GOBBI CI HA LASCIATO
Nato a Bologna il 10 giugno 1914, generale di Corpo d'Armata, Medaglia d'oro al valor militare.
"L'8 settembre 1943, pur sofferente per una grave ferita riportata in precedenti combattimenti, abbandonava la famiglia per raggiungere il proprio reggimento in lotta contro i tedeschi. Catturato e riuscito ad evadere attraversava le linee di combattimento e si offriva volontario per una importante, lunga e rischiosissima missione di guerra in territorio italiano occupato dai tedeschi. Durante un lungo eroico periodo, illuminato da purissima fede, prodigava il suo valore e la sua intelligenza ad organizzare e dirigere il movimento di liberazione della Patria, affrontando impavido il rischio di ogni ora e le certe insidie che lo avvolgevano e lo avrebbero travolto. Durante un feroce rastrellamento nemico, caduto in combattimento un valoroso ufficiale comandante di una formazione partigiana, presso la quale in quel momento si trovava, assumeva senza esitazioni il comando del gruppo, ne riuniva gli elementi già duramente provati, riuscendo a sottrarli alla morsa nemica con azioni episodiche, condotte con decisione ed abilità ammirevoli. Arrestato e trovato in possesso di documenti che costituivano inequivocabile condanna, fu sottoposto ad estenuanti interrogatori e ad inenarrabili torture. Ma il sentimento del dovere e dell'onore sorretti da sublime stoicismo, vinsero la ferocia teutonica: nessun segreto fu svelato, nessun compagno fu tradito. Avuta la possibilità di evadere vi rinunciava a favore di un compagno di lotta e di fede, la cui opera riteneva tornasse più vantaggiosa. Procrastinata la fucilazione cui era stato condannato, nei lunghi mesi di prigionia non manifestava debolezze, né recriminava la sua giovinezza sacrificata, lieto di averla donata alla Patria. Quando fortunate circostanze gli permisero di fuggire, riprendeva il suo posto di combattimento e si offriva di continuare ancora la sua missione. Fulgido esempio di assoluta dedizione alla Patria ed al dovere".
Con questa motivazione, alla fine della Guerra di liberazione, la massima onorificenza al valore si è aggiunta, sulla giubba dell'allora capitano di artiglieria Alberto Li Gobbi, a due Medaglie d'argento, due di bronzo e tre Croci di guerra, ottenute durante il secondo conflitto mondiale. Rientrato in servizio attivo dopo circa due anni di convalescenza, Li Gobbi ha fatto una brillante carriera militare. È stato, tra l'altro, insegnante di tattica alla Scuola di guerra, addetto militare a Washington, a Città del Messico, a Panama e a Cuba. Li Gobbi è stato anche comandante della 2a Brigata corazzata "Ariete", della Brigata paracadutisti "Folgore" e della Forza mobile aerotrasportabile di pronto intervento della NATO in Germania. Successivamente ha rappresentato l'Italia nel Comitato militare della NATO a Bruxelles e, infine, ha comandato le Forze terrestri alleate del Sud Europa. Lasciato il servizio attivo nel 1977.
il Generale Li Gobbi è stato Presidente onorario della Associazione nazionale combattenti della Guerra di Liberazione e socio onorario della sezione di Milano dell'Unione Nazionale Ufficiali in congedo d'Italia.
I funerali si sono tenuti a Milano venerdì 6 maggio alle ore 11,00 nella chiesa di Santa Maria delle Grazie
UN RICORDO AFFETTUTOSO
AL PRESIDENTE ONORAZIO DELLA ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE
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