Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960

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Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944

Il Corpo Italiano di Liberazione ed Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. 1944
Società Editrice Nuova Cultura, Roma 2014, 350 pagine euro 25. Per ordini: ordini@nuovacultora.it. Per informazioni:cervinocause@libero.it oppure cliccare sulla foto

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venerdì 22 aprile 2011

I TEMPLARI

 ANTONIO TROGU
L’Ordine del Tempio è sempre stato ammantato dal mistero e realtà e leggenda, prosa e poesia dei Cavalieri templari si fondono e si confondono.

I templari erano un ordine cavalleresco monastico che segnò la storia medioevale, influenzando moltissimo la cultura del tempo. In un sistema sociale suddiviso fino ad allora in Ballatores (coloro che combattevano), Oratores (coloro che pregavano) e Laboratores (coloro che lavoravano) sorse un nuovo ordine che conciliava i principi base del monachesimo: povertà, castità, obbedienza all’uso delle armi a protezione dei pellegrini che si recavano nei luoghi santi, costituito quindi da monaci che erano al tempo stesso soldati.

Questi monaci soldati, nati con lo scopo di proteggere i pellegrini e non di cacciare i mussulmani da Gerusalemme e dalle altre zone sacre ad entrambe le religioni, erano dediti alla Cristianità ed alla Croce a cui rimasero fedeli fino alla fine.



Origine



Il 27 novembre 1095 Papa Urbano II, durante il Concilio di Clermont, fece un appello chiamando alle armi i cavalieri cristiani per una crociata che liberasse i luoghi santi in Palestina.

Gruppi di crociati iniziarono nell’agosto del 1096 il viaggio per Costantinopoli, dove giunsero in seguito gli altri gruppi per costituire un’unica forza combattente che, sottomessa l’intera regione al controllo cristiano, avrebbe marciato verso la Siria e la Palestina per conquistare Gerusalemme.

Gerusalemme fu conquistata nel 1099 e nel 1100 fu incoronato quale primo re cristiano della città Baldovino I. In quel periodo si trovavano con i crociati un gruppo di nove cavalieri francesi, capitanati da Ugo di Payns, che avevano pronunciato solenne promessa reciproca di castità, obbedienza e comunione di tutte le proprietà. Questi cavalieri erano giunti in Terrasanta per mettersi al servizio del re di Gerusalemme e, sotto la sua guida, avevano partecipato a molte battaglie. Durante la permanenza nei luoghi santi avevano visto le pessime condizioni in cui arrivavano le centinaia di pellegrini e quanti sulle strade polverose che conducevano a Gerusalemme continuavano a morire vittime delle aggressioni delle bande armate senza controllo nella regione e nel 1118 questo gruppo di cavalieri si presentò al re Baldovino II mettendosi a sua disposizione per la protezione dei pellegrini ed il pattugliamento delle strade a Gerusalemme e dintorni. A differenza degli altri cavalieri questi si presentarono al re senza vestiti sfarzosi o armature luccicanti ma coperti da un semplice mantello bianco. Baldovino II concesse loro come quartier generale un’ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone, e i cavalieri riunitisi in un ordine inizialmente chiamato i “Poveri Cavalieri di Cristo” cominciarono a pattugliare le strade. Dopo poco tempo, essendo aumentato il numero dei cavalieri, si spostarono occupando tutta l’area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa, ed il loro nome fu cambiato in “Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme” e da allora furono riconosciuti come “Templari”. L'uniforme era composta da un mantello bianco, arricchito da una croce rossa sul petto e sulla spalla destra. La forma della croce era greca (simmetrica) o latina (con la punta inferiore più lunga), con le punte che si allargano verso l'estremità terminando con un bordo dritto o, più raramente, concavo.



I templari nascevano quindi come un Ordine contemporaneamente monastico e militare: i monaci cosiddetti tradizionali pronunciavano tre voti, ossia obbedienza, povertà e castità: i templari, oltre a questi tre voti, ne pronunciavano anche un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Erano così dei veri e propri monaci guerrieri e questa situazione era abbastanza inusuale per la Chiesa, in quanto il voto dello "stare in armi" mal si conciliava con gli altri tre.

Era quindi necessario trovare una posizione chiara e precisa, ricercando anche una regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Non è un caso se da questo momento entra nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: Bernardo di Chiaravalle. Monaco cistercense, fondatore della abbazia di Chiaravalle (1115), scrittore e successivamente Dottore della Chiesa San Bernardo, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un "malicidio", come si può leggere nel "De Laude Novae Militiae Christi", scritta di suo pugno come l'intera Regola Templare. A questo punto, l'Ordine aveva bisogno di un "imprimatur" ufficiale da parte della Chiesa, e fu per merito di Bernardo di Chiaravalle che, nel corso del Concilio convocato dal Papa Onorio II a Troyes, in Francia, la nuova milizia viene ufficialmente riconosciuta grazie al 'De laude novae militiae' (elogio della nuova milizia),vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare "Una nuova cavalleria e' apparsa nella terra dell'Incarnazione... essa e' nuova, dico... che si combatta contro il nemico non meraviglia... ma che si combatta anche contro il Male e' straordinario... essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli, ma di stracci e con un mantello bianco... essi non hanno paura del Male in ogni sua forma... essi attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi l'un l'altro nella dottrina insegnata dal Cristo... essi fra loro non onorano il più nobile, ma il più valoroso... essi sono i Cavalieri di Dio... essi sono i Cavalieri del Tempio".

Tutti gli Statuti dell'Ordine furono approvati e la Regola Templare in blocco fu sottoscritta da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues di Payns, anch'egli presente al Concilio, venne nominato Gran Maestro dell'Ordine.

A Troyes poi i Templari adottarono un motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". San Bernardo inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine, ne presieda anche, se questa sarà la volontà del Signore, la fine". Ancora l’ultimo Gran Maestro, sul rogo, pregò i suoi carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre Dame.

Il primo sigillo del nuovo Ordine rappresentava da una parte la Cupola della Roccia e dall'altra due cavalieri su un cavallo che stava ad indicare la povertà iniziale dei cavalieri che erano costretti ad andare in due su un solo cavallo e il dualismo universale delle cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè la convivenza pacifica in TerraSanta della cultura Cristiana e di quella Islamica. Nel 1139 vi fu la bolla "Omne datum optimum", di papa Innocenzo II che concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre alla direttiva secondo la quale l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che direttamente al Papa, diventando così un organismo a parte con una posizione molto privilegiata.













Organizzazione e attività economiche



L'Ordine, attraverso la sua Regola, si diede una organizzazione interna verticistica e formidabile: un Gran Maestro che aveva la responsabilità totale del comando e di tutto l'Ordine; un Maresciallo, che aveva la responsabilità delle armi e dei vettovagliamenti dei cavalieri; un Gran Siniscalco, che aveva la responsabilità amministrativa e politica dell'Ordine. Dopo di questi, sia i possedimenti che le donazioni terriere venivano suddivise in Gran Priorati, che equivalevano agli Stati; i Priorati, che equivalevano ad un gruppo di regioni nello stesso stato; i Balivati, che equivalevano ad una provincia; i Precettorati, che equivalevano alle nostre città piccole e grandi. Così esistevano i Precettori, i Balivi, i Priori, i Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro. I quartieri generali rimasero a Gerusalemme fino alla riconquista musulmana della città nel 1187, dopodiché furono trasferiti ad Antiochia, Acra, Cesarea e infine a Cipro.

Per ciò che riguardava la parte economica, ogni Precettoria doveva mantenersi da sola, facendo lavorare sia i cavalieri che altro personale: ogni Precettoria aveva i suoi orti, i suoi animali da allevamento e quant'altro necessario al sostentamento dei cavalieri. Le Precettorie o Commende erano quindi dei complessi autosufficienti nelle quali vi erano attività agricole, metallurgiche, religiose e militari. Nelle Commende erano allevati e selezionati i cavalli, indispensabili alla guerra, i bovini per i lavori nei campi e i maiali per le carni. Per alimentare gli animali era necessario aumentare la raccolta del foraggio e quindi migliorare la resa dei terreni coltivati. S'introdussero, a tale scopo, delle nuove tecnologie che consentirono il raggiungimento di notevoli risultati per l'epoca. Alla fine di ogni mese, la Precettoria doveva inviare al Gran Siniscalco, che fungeva anche da Tesoriere, la decima parte del guadagno incamerato, mentre il resto rimaneva alla Precettoria per i costi di gestione. Così i Templari, sia in Terrasanta che in Europa, divennero un costante riferimento per le truppe ed anche per i pellegrini, che consideravano le Precettorie, ossia le caserme, veri punti di ristoro ed eventualmente anche rifugi inattaccabili dalle scorrerie dei briganti.

Le donazioni costituirono la fonte principale del patrimonio dell'Ordine in Occidente. Potevano essere di ogni genere: terreni, case, mulini, denaro, ecc. Molto spesso gli eredi contestarono le donazioni ed i templari si trovarono coinvolti in dispute legali. Le donazioni venivano amministrate diligentemente in quanto era da queste che derivavano le entrate necessarie a pagare le responsiones. Ogni elargizione o donazione veniva usata per il finanziamento della campagna di guerra in Terra Santa, e tutti, pur non partecipando direttamente alla guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Templari significava contribuire materialmente alla liberazione dei "Possessi di Dio" come veniva chiamata spesso la terra al di là del mare.

Le ricchezze ottenute dai Templari furono impensabili e loro stessi furono bravi a gestirle: non lasciavano il denaro in eccesso a marcire in buie stanze, ma lo investivano, soprattutto facendo servizio di tesoreria per nobili e re e prestando il denaro, certo, da Cristiani non potevano chiedere interessi, ma sapevano come non subire danni con tariffe di prestito.Usarono inoltre le loro ricchezze per costruire numerose fortificazioni in tutta la Terra Santa.

Alcuni confratelli si occupavano esclusivamente di attività bancarie e gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro categorie:

-deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla Crociata;

-trasferimento in Terra Santa di dette somme;

-riscossione delle decime pontificie per le crociate;

-prestiti a principi o nobili, che motivassero tale bisogno di denaro con pii motivi.

A loro è dovuta anche l’invenzione dell’assegno o della lettera di cambio: per esempio i pellegrini che si volevano recare in Terra Santa, ma avevano paura di essere rapinati, potevano lasciare denari in una qualsiasi magione templare e ricevere una quietanza di riscossione; all’arrivo in Terra Santa portavano la quietanza nella magione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata prima della loro partenza.



Monaci soldati



Dopo il concilio di Troyes del 1128/29 ed il riconoscimento ufficiale dell'Ordine da parte della Chiesa, la popolarità della Nuova Milizia Cristiana si diffuse in tutta Europa e le fila dell'Ordine vennero rafforzate da un gran numero di effettivi. Come detto non tutti gli appartenenti all'Ordine erano cavalieri, anzi il numero di questi era limitato rispetto alla totalità dei Fratres; di gran lunga più numerosi erano i Fratelli Sergenti, Serventes, di natali non nobili, che si dividevano in Fratelli di mestiere, e Sergenti a cavallo, questi ultimi destinati ad affiancare i Cavalieri in battaglia, benché dotati di un equipaggiamento di solito più leggero e con un abbigliamento differente, nero o marrone.

Vi erano quattro divisioni di confratelli nei Templari:

• cavalieri, equipaggiati come cavalleria pesante

• sergenti, equipaggiati come cavalleria leggera, provenienti da classi sociali più umili dei cavalieri

• fattori, che amministravano le proprietà dell'Ordine

• cappellani, che erano ordinati sacerdoti e curavano le esigenze spirituali dell'Ordine

Ciascun cavaliere aveva sempre due o tre sergenti che lo accompagnavano in battaglia e un gruppo di sei o sette scudieri per assisterlo sia in tempo di pace che di guerra. La maggioranza dei Cavalieri templari si dedicava alle manovre militari. ed erano probabilmente le unità da combattimento meglio addestrate e disciplinate del loro tempo. La stragrande maggioranza dei Templari combatteva a cavallo, mentre i sergenti e i novizi erano soliti combattere a piedi. Naturalmente in combattimento il loro asso nella manica era la devastante carica, si può immaginare la devastazione e il panico che può creare una carica di cavalleria pesante in mezzo alle fila di fanteria!

L’unità base della cavalleria Templare era la lancia, o concroi, formata da 20 o 30 Cavalieri e comandate da un Commendatario. Una fila di Cavalieri pesantemente corazzati costituiva la fila anteriore, appena dietro di essi i sergenti a cavallo disposti su due file seguiti ancor più dietro dagli scudieri. Il Commendatario si riconosceva rispetto ai Cavalieri normali perché aveva sulla lancia un pennoncino di colore bianco-nero che serviva per guidare i Cavalieri a lui affidati anche verso obiettivi diversi da quelli del resto della formazione.

Il pennoncino era dello stesso colore dello stendardo dei Templari, il Baussant, oppure Baucent, o ancora Vaucent, da alcuni tradotti come “Valgo per Cento”, un avvertimento ben chiaro per i nemici! Comunque era una parola che inneggiava alla bellezza della vittoria. Il Baussant era per metà nero e per metà bianco e questi due colori stavano a significare la loro duplice vocazione: far vivere la fede e dar morte all’errore.

La loro forza derivava da una disciplina ferrea, che faceva di loro un gruppo omogeneo e disciplinato, determinato a sacrificarsi, non essendo ammesso loro di "arrendersi" al nemico. I Cavalieri Templari si distinsero sempre per la loro incredibile determinazione in battaglia, avevano una disciplina disumana e una spietata fermezza di fronte all’avversario. Non a caso venivano chiamati dai musulmani i "diavoli rossi", mentre i Gerosolimitani erano chiamati i "diavoli neri".

Pretendevano il privilegio della prima linea durante i combattimenti, molto spesso dovettero pagare con un alto tributo di sangue questo privilegio, ma con la loro fama di essere i più valorosi difensori della Croce non avevano difficoltà a reclutare nuovi combattenti.

Nel giro di pochi anni divennero il contingente crociato più temuto dal nemico ed i Saraceni, contrariamente al loro costume, nel caso riuscissero a farli prigionieri, non li lasciavano vivere a meno che rinnegassero la propria fede. Cosa che non successe mai. Per i Templari, infatti, le battaglie riservavano due sole prospettive: la vittoria o la morte. Usavano far strage di nemici, non perché provavano piacere nell’uccidere, ma per compensare con il terrore l’irrimediabile inferiorità numerica… sapevano che solo la vittoria o la morte sul campo li potevano sottrarre alle atroci torture a cui venivano sottoposti quando cadevano nelle mani dei musulmani; da qui una delle principali ragioni dello straordinario eroismo di cui dettero ripetute prove.

La prima vera azione di guerra dei templari in Terrasanta risale al 1138, quando Gran Maestro era stato eletto Roberto di Craon. L'azione si svolse a Tecua, cittadina musulmana non lontana dall'attuale Ghaza. I crociati attaccarono e presero la cittadina, ed invece di ritirarsi subito, come consigliava Roberto di Craon, gli ufficiali crociati decisero di rimanere per saccheggiare la città. I musulmani, riorganizzatisi, attaccarono di sorpresa le truppe crociate, facendo un autentico massacro, ed anche molti templari rimasero sul terreno.

Un grande condottiero musulmano, Zengi, che era riuscito a riorganizzare le file musulmane, creando quella coesione che mancava tra i vari sceiccati e mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini pronti a tutto pur di riconquistare le terre una volta loro dopo essersi, nel 1128, impadronito di Aleppo e di alcune zone del Principato di Antiochia, minacciando la Contea di Tripoli e la città di Damasco, la notte della vigilia di Natale del 1144, dopo un intero mese di durissimo assedio, conquistò Edessa e quasi tutta la sua contea. La sconfitta e la caduta di Edessa destarono grande impressione nell'occidente cristiano, e Baldovino III, anche se giovanissimo, chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata, cosa che avviene il primo dicembre 1145 con le relative bolle pontificie. La seconda crociata era pronta e, per evitare fastidiose noie tra francesi e tedeschi, le due armate partirono per la Terrasanta separatamente. Per primi partirono i tedeschi, passando per l'Ungheria ed arrivando a Bisanzio. Ma i crociati non furono visti di buon occhio da Manuele Comneno, imperatore di Costantinopoli, anche perchè i soldati tedeschi considerarono la città come fosse una conquista, rubando e saccheggiando. Finalmente, dopo qualche tempo, i tedeschi lasciarono Costantinopoli, dirigendosi a sud, attraversando l'Anatolia per poi poter raggiungere Efeso e poi la Terrasanta. Nel bel mezzo delle montagne, le truppe crociate tedesche furono attaccate e quasi completamente distrutte dall'esercito turco selgiuchida, tanto che i crociati persero i nove decimi degli effettivi, e si ritirarono fortunosamente a Nicea, dove attesero l'esercito francese condotto da Luigi VII. Il re di Francia arrivò a Nicea i primi giorni di novembre, e raccolse ciò che rimaneva dell'esercito tedesco a Lapodion, nei pressi del lago di Apollonia, un po' più a sud. Corrado III, ascoltando di consigli di Everardo di Barres, Gran Maestro Templare, arrivò per mare in Terrasanta nel 1148. Intanto, l'esercito crociato francese era costretto a difendersi dai continui attacchi dei Turchi, con i quali ingaggiarono battaglia ad Antiochia in Pisidia, e riuscirono ad arrivare a Laodicea, ma in condizioni pietose. La città era stata sgomberata per le violenze dei crociati contro la popolazione civile, e la carestia stava facendo numerose vittime. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Templari rimanevano nei ranghi compatti e disciplinati. Mentre l'esercito crociato attraversava i Monti Cadmus, Goffredo di Rancon, comandante dell'avanguardia, incurante dei consigli dei Templari, attraversò le gole invece di accamparsi sui monti per la notte: era l'errore atteso dai Turchi, che attaccarono l'esercito crociato nella sua retroguardia, e solo lo scendere della notte salvò i crociati dalla più completa disfatta. A questo punto Everardo di Barres, dopo un colloquio con il re di Francia, prese il comando dell'esercito, riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un templare, che ben sapeva cosa fare. Così, i francesi comandati dai templari riuscirono a passare le montagne ed arrivarono ad Attalia, dove però trovarono una brutta sorpresa: le navi promesse dai Bizantini erano poche e malmesse, quindi una parte dei crociati partì con le navi, un'altra parte, ivi compresi i templari, proseguirono per terra.

Nel 1150, Baldovino III aveva fatto fortificare la città di Gaza e l'aveva donata ai Templari, perchè la difendessero e perchè facessero da sentinella al sud della Palestina.

Il 25 gennaio 1153, l'intero esercito cristiano assediò Ascalona, ma dopo quattro mesi, ancora nulla era stato concluso, ogni attacco veniva sistematicamente respinto.

Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell'esercito cristiano prese fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: il forte impatto ed il calore provocarono una breccia dove si trovava un gruppo di Templari guidati da Bernardo di Tremelay.

Quest’ultimo vista la breccia colse al volo la possibilità di buttarsi in prima linea e quindi si lanciò con quaranta cavalieri dentro la breccia. Gli altri Crociati in quel momento si trovavano dall’altra parte della città e non fecero in tempo a seguire i Templari che si erano gettati all’interno di Ascalona. I musulmani, vedendo solo quaranta uomini, contrattaccarono, massacrando i cavalieri e lo stesso Tremelay. I corpi del templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte. La furia dei cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un formidabile ed intenso assedio, la città fu presa e messa a ferro e fuoco.

A questo evento seguì un periodo di relativa pace. Ma durò poco. Sal-Hal-Din più noto come Saladino riorganizzò l'esercito musulmano, portandolo ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro Gerusalemme. Tutto il mondo mussulmano si unì a Saladino contro i cristiani nel 1174.

Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9 dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. Nel 1178, Baldovino fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai Templari.

Tutto sembrava calmo, ma nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del "Guado di Giacobbe", che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme.

Ma non era finita qui: il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Templari si scontrarono con i 200.000 uomini dell'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il Guado di Giacobbe, giustiziando tutti i templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Oddone di Saint Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco.

Nel 1187, successe un fatto gravissimo: Rinaldo di Chatillon, con un’ atto assolutamente irresponsabile e folle, marcia verso Medina e La Mecca, con l'intento di appropriarsi della "pietra nera", simbolo sacro musulmano. Quest'atto di pirateria scatena le ire degli arabi, e Saladino raduna ed organizza il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano.

La vera battaglia si svolse ai corni di Hattin il 4 Luglio 1187. L'esercito Crociato dopo vari giorni di dura marcia e senza acqua (l'unica risorsa d'acqua era presidiata dai musulmani) si scontrano con l'esercito di Saladino che riuscì ad accerchiare l'esercito Cristiano che fra l'altro non aveva un'unica guida, ma ogni reggimento aveva un suo capo e, così diviso l'esercito Cristiano perse molto in efficacia e se ci si aggiungono la stanchezza e la sete si capisce bene perchè i Cristiani furono duramente battuti.

Gli arcieri a cavallo musulmani riuscirono fin troppo bene a tenere a bada la fanteria Cristiana, mentre la fanteria di Saladino ebbe l'arduo compito di reggere le devastanti cariche della Cavalleria pesante europea.

La battaglia durò diverse ore, ma alla fine, con la graduale perdita di consistenza delle cariche della cavalleria pesante, i musulmani ebbero la meglio, l'esercito Cristiano fu duramente battuto, soltanto in pochissimi si salvarono e i templari ed ospitalieri catturati vivi vennero consegnati ai carnefici arabi.

Dopo questa sconfitta cristiana, una dopo l'altra cadono in mano araba Tiberiade, Acri, Nablus, Giaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme che, dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 viene conquistata dal Saladino. Dopo la caduta di Gerusalemme e di tutto il regno, il 6 aprile 1291 Acri fu assediata da oltre 50.000 uomini. La guarnigione templare tenne duro: il 18 maggio tutta Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 Templari. Non potendo più guidare l’avanguardia in battaglia si trasformarono in retroguardia e sacrificarono così le loro vite, la difesa della fortezza era chiaramente senza speranza e, benché senza alcun pericolo potevano salvarsi via mare, i Cavalieri Templari combatterono, tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i musulmani non riuscirono a forzare le difese, sfruttando anche il loro numero elevato. Morirono tutti quanti, tranne una decina che scamparono. L'avventura cristiana in TerraSanta era definitivamente terminata. In due secoli i Templari avevano lasciato sul terreno dei regni cristiani oltre 12.000 cavalieri e furono gli ultimi a lasciare la Terra Santa.

Ma non furono protagonisti solo in TerraSanta: quando le orde mongoliche minacciarono l’Europa i Templari contribuirono non poco alla sua difesa, che trovò provvisoria soluzione con la battaglia di Liegnitz nel 1241. Nella penisola iberica stettero parimenti in prima linea, i sovrani di Spagna e Portogallo difficilmente avrebbero conseguito le loro vittorie senza i Templari, non invano affidarono loro le proprie fortezze più munite e li ricoprivano di munifici donativi.

Anche la flotta Templare era tra le migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato ad attaccare una nave battente bandiera Templare e i Saraceni se ne tenevano ben alla larga. Famosi erano i Templari nordici, che portarono con loro nella vita monastica le loro preziose conoscenze in campo di nautica e battaglie navali.



Il processo



La definitiva conclusione della crociata e la fine degli stati latini d'Oriente creò enormi problemi per gli ordini militari che tanto avevano dato alla causa. I Templari avevano acquistato, nonostante tutto, prestigio politico e diplomatico riconosciuto da tutti, le ricchezze che avevano permesso la lunga permanenza in terrasanta erano ora a loro completa disposizione in Europa. Lo stesso maestro Jacques de Molay lasciò la sede di Cipro per recarsi a Parigi, nel nuovo quartiere generale e decidere il da farsi, ma il ritorno definitivo dei monaci-cavalieri in Europa sollevò anche parecchi malumori. Quasi tutti i re europei avevano fatto spesso ricorso alle finanze Templari per le insaziabili esigenze di bilancio, la Chiesa di Roma, anche se da poco trasferita in Francia, aveva timore per la sua potenza politica, il popolo li guarda sempre piu' con diffidenza: i Templari incominciavano a fare paura a tanti. In questi anni la situazione economica della Francia era molto delicata, il re Filippo IV, dopo aver tentato inutilmente di entrare nell'ordine dei Templari, non appare in grado di risollevare le ormai vuote casse dello Stato. Il popolo francese, stanco dei continui aumenti di tasse, incomincia a dare segnali di turbolenza assai pericolosi. Voci di un prestito fatto del tesoriere del Tempio senza autorizzazione di Molay contribuiscono a creare una situazione di tensione tra il re francese e il maestro dell'ordine. I Templari sono diventati scomodi per l'avido Filippo IV e per il suo potere politico.

Tutta la vicenda ha inizio nel 1305, quando un tale Esquiu De Floryan si presentò al sovrano di Spagna Jaime II con una storia stupefacente: diceva di essere stato nelle carceri di Béziers in compagnia di un cavaliere templare cacciato dall’Ordine che gli aveva raccontato le inaudite atrocità che venivano compiute: si rinnegava Cristo all’atto di essere accettati nell’Ordine, si sputava sulla Croce, si praticava la sodomia e si adorava un idolo.

De Floryan raccontò questa storia a Jaime II perché sapeva che il Re aveva buoni motivi per avercela con i Templari, non gli andava troppo a genio avere all’interno dei suoi confini un secondo potere oltre lo Stato con una tale influenza, inoltre avevano le più possenti fortezze del Regno e facevano i migliori affari. Jaime II però ritenne opportuno non intraprendere azioni contro gli onnipotenti Templari, anche perché la pia popolazione spagnola non avrebbe mai perdonato al suo Sovrano una simile azione contro i migliori Cristiani dell’epoca e la Chiesa!

Jaime II consigliò però a De Floryan di rivolgersi a Filippo IV di Francia che aveva una certa esperienza in lotte contro la Chiesa grazie anche al suo scaltro consigliere: Guglielmo di Nogaret

De Floryan alla fine riuscì ad incontrarsi con Nogaret che percepì immediatamente quanto quelle informazioni che gli venivano date fossero ad alto potenziale esplosivo. Ormai era specializzato a saccheggiare beni ecclesiastici e annientare un Ordine per il vile denaro non lo preoccupava minimamente. Inoltre aveva forse un motivo in più per agire contro i Templari: i Cavalieri avevano denunciato all’Inquisizione come cataro suo nonno che era stato così bruciato sul rogo.

Per il momento però aveva in mano ben poco per accusare un intero Ordine, aveva soltanto le affermazioni di un pregiudicato, un testimone quindi abbastanza inattendibile, per giunta anche espulso dall’Ordine.

C’era soltanto una soluzione per ottenere prove sicure ed innegabili della colpevolezza dell’Ordine: tutti i Templari dovevano essere sottoposti a tortura e dovevano essere costretti a firmare le deposizioni con il riconoscimento della loro colpevolezza.

“I frati dell'ordine della milizia del Tempio, lupi nascosti sotto un aspetto da agnello e sotto l'abito dell'ordine, insultando in modo sciagurato la religione della nostra fede, sono accusati di rinnegare il Cristo, di sputare sulla croce, di lasciarsi andare ad atti osceni al momento dell'ammissione all'ordine: essi si impegnano con il voto che proferiscono, e senza timore di contravvenire alla legge umana, a darsi l'uno all'altro, senza rifiutarsi, se vengono richiesti...” Con queste parole il re Filippo IV ha giustificato l'arresto in massa, all'insaputa del papa, dei Templari nelle commende francesi avvenuto all'alba di venerdi 13 ottobre 1307. Quasi tutti i monaci vennero imprigionati compreso il maestro Jacques de Molay che si trovava nella commenda di Parigi, tutti i beni dell'ordine confiscati compreso il tesoro e tutti i documenti. Le accuse erano pesanti ma quello che preoccupava era il sospetto che si nascondeva dietro questa manovra del re: il desiderio di sopprimere l'ordine del Tempio. La cattura era stata ordinata dal Grande Inquisitore di Francia, Guglielmo d’Imbert che avrebbe dovuto procedere anche agli interrogatori, ma gli aguzzini cominciarono subito, torturando i poveri malcapitati e iniziando a far sottoscrivere da quanti più Templari possibile le loro dichiarazioni di colpevolezza. Incatenati, isolati dalla vita conventuale e torturati, ai poveri monaci-cavalieri rinchiusi fu presentata una lunga lista di misfatti che da tempo sarebbero stati abituali nell’Ordine. A chi confessava veniva promessa la libertà, il perdono e una pensione ordinaria attinta dai beni dell’Ordine. Si doveva soltanto adempiere alla piccolissima formalità di sottoscrivere le proprie affermazioni di colpevolezza sotto giuramento. Chi invece si intestardiva col negare le accuse veniva invece messo alla ruota, una, due, tre volte al giorno, finché non confessava ….. o moriva.

Non tutti ce la fecero a sopportare le torture e molti firmarono i documenti con le mani insanguinate. I capi d’accusa più importanti furono: aver rinnegato Cristo, aver sputato sulla Croce, sodomia e adorazione di un idolo.

Sono questi mesi difficili per i Templari, il ricordo di epiche battaglie e' lontano e la confusione appare come l'unica certezza, dove confessioni, precisazioni ma anche ritrattazioni e lo spettro di gravi condanne avvicinano i bianchi mantelli al fuoco del rogo. Le torture incominciano a produrre gli effetti desiderati dal re di Francia Filippo IV. Del coraggio dei temuti cavalieri ben poco e' rimasto e lo scoramento nelle file della gerarchia dell'ordine sembra confermare un triste percorso gia' disegnato e dal quale pare non ci sia proprio via di scampo.

Clemente V, papa francese molto vicino al re Filippo IV, non ha mantenuto il suo ruolo di garante alla ricerca della verita' ma ha contribuito egli stesso, con la sua indecisione politica, alla condanna definitiva dell'ordine. A seguito del concilio di Vienne del 1312, il papa approvò, su richiesta del re di Francia, la soppressione dei Templari firmando la bolla 'vox in excelso' e la seguente 'ad providam' con la quale veniva disposto che tutti i beni Templari diventavano proprieta' degli Ospedalieri, altro ordine religioso-militare. Le decisioni del Papa per i Templari furono: coloro che erano stati giudicati innocenti dovevano esser mantenuti con i beni dell’Ordine e potevano vivere nelle loro case o in monasteri, purché non troppi nella medesima casa; coloro che non si erano pentiti o i recidivi andavano severamente puniti e coloro che nonostante le torture continuavano a non confessare dovevano essere giudicati secondo il diritto canonico; i fuggiaschi dovevano presentarsi alle autorità entro un anno.

Quindi l’Ordine fu soppresso, la condanna dei dignitari dell'ordine alla prigione perpetua pareva l'atto finale di un processo politico che liberava tutta Europa di un ordine diventato troppo potente ed influente, restava però il Processo ai singoli imputati di eresia e ai massimi esponenti dell’Ordine che continuavano a marcire in prigione.

Filippo non aspettò un momento, il 18 Maggio pronunciò la sentenza di morte e lo stesso giorno gli alti dignitari dell’Ordine furono bruciati vivi sull’isolotto di Pont Neuf, sella Senna, alle spalle di Notre Dame. Per lo spettacolo si radunò una folla sterminata.

In questo frangente il Gran Maestro Jacques Molay disse una frase storica:

"Alla soglia della morte, dove anche la minima delle menzogne è fatale (si riferisce al rischio di non poter ascendere al Paradiso), confesso chiamando il cielo e la terra a testimoni, che ho commesso peccato gravissimo a danno mio e dei miei, e che mi sono reso colpevole della terribile morte, perché per salvarmi la vita e sfuggire ai troppi tormenti, e soprattutto allettato dalle parole lusinghiere del Re e del Papa, ho testimoniato contro me stesso e contro il mio Ordine. Ora invece, sebbene sappia quale destino mi attende, non voglio aggiungere altre menzogne a quelle già dette e, nel dichiarare che l’Ordine fu sempre ortodosso e mondo d’ogni macchia, rinuncio di buon grado alla vita".

All’ultimo Gran Maestro Jacques De Molay, che pure era stato processato ma poi graziato e messo in libertà, nel corso di una pubblica funzione alla quale era stato inviato ad assistere, vennero lette le sue pretese confessioni. Seguì la ribellione del Gran Maestro, che rinnegando quanto venne detto, affermò la completa estraneità dell'Ordine, alle accuse rivoltigli, affermando indignato, che sempre i Cavalieri del Tempio erano rimasti fedeli alla Regola ricevuta, a Cristo ed al Cattolicesimo.

Venne di nuovo arrestato ed il 28 marzo 1314, bruciato a fuoco lento, come un eretico. De Molay, nel corso del supplizio non si stancò di rinnegare ogni colpa addebitata all’Ordine, accusando di mendacio i suoi aguzzini ed invocando la Giustizia Divina.

Durante i numerosi interrogatori, de Molay ha mancato di coerenza, di certo d'intelligenza, forse anche di coraggio. Egli riconosce dapprima alcune delle accuse rivolte all'Ordine, in seguito ritratta le sue confessioni, per poi adottare una posizione che non cambierà più: non parlerà se non davanti al papa. Così rimane in silenzio anche quando, nel 1310, i Templari si levano in massa per difendere il proprio Ordine. E non dice nulla nemmeno allorché, due anni più tardi, il papa lo abolisce.

Da un esame delle fonti del processo si nota che le confessioni dei templari sono copie stereotipe che raccontano tutti gli stessi misfatti, come è tipico delle deposizioni estorte o suggerite ed i processi dell’Inquisizione al di fuori della Francia pervennero quasi tutti ad una assoluzione dell’ordine.



Conclusioni



Con la soppressione dell’Ordine fu anche la Chiesa e soprattutto il papato a subire un grandissimo danno, un Papa aveva sacrificato un Ordine all’avidità di un Re. Lo scandalo del processo, le confessioni dei Cavalieri, la debolezza del Papa, lo schieramento di un subdolo Re contro un Ordine secolare, minarono le basi della società stessa. Gli alti ideali Medioevali come la cavalleria, il senso dell’onore, la disciplina, il valore, la cortesia, la religiosità vennero messi in discussione. Non dovette essere cosa da poco! Il processo si svolse contro una miriade di norme di diritto canonico e civile, i Templari vennero trattati in modo disumano, le loro confessioni furono estorte con modi e mezzi violentissimi ed era fin troppo chiaro che l’Ordine era innocente.

Ma dopo la soppressione che ne fu di del glorioso Ordine Templare?

I Templari fuori i confini della Francia riuscirono per la maggior parte a mettersi in salvo, soprattutto in Portogallo, Germania e Gran Bretagna. C’è chi pensa che si riunirono in società segrete, come i Rosacroce del XVI secolo, ma per molti è difficile che ciò sia accaduto, i Templari delle varie nazioni erano troppo lontani tra loro per riuscire a comunicare: non potevano più usare il loro vero nome, non avevano un punto di riferimento, erano perseguitati e prontamente colpiti nel cuore.

I superstiti non avevano più soldi, erano dei fuggiaschi ricercati dalla polizia, non avevano figli a cui tramandare le loro tradizioni e i loro segreti (la Regola non permetteva il matrimonio) e avevano grandissime difficoltà a trovare nuovi adepti: chi avrebbe mai voluto entrare in un Ordine soppresso dal Papa e ricercato dalla polizia? Anche se ci fossero state persone con ideali purissimi e lo spirito giusto sarebbe stato meglio unirsi ad Ordini già esistenti (soprattutto i Gerosolimitani godevano di grandissima fama) o al limite crearne uno completamente nuovo.

Nei secoli sono state molte le società che rivendicavano il titolo di "Templari", ma questa è un’altra storia.















BIBLIOGRAFIA



BECK A., La fine dei Templari, Edizioni Piemme, 1999

BERNARD M., Storia e segreti del più misterioso ordine medievale, Edizioni L’età dell’Aquario

BORDONOVE G., La vita quotidiana dei Templari, Milano , RCS Rizzoli, 1989

CAPONE - IMPERIO - VALENTINI, Guida all'Italia dei Templari, Roma, Edizioni Mediterranee, 2º ed. 1997

CUOMO F., Gunther d'Amalfi cavaliere Templare, Roma, Newton Editore, 1996

CHARPENTIER L, I misteri dei Templari, Roma, 1981

LEHMANN, I crociati, Milano, Garzanti, 1978

MARINELLI E., Sindone, un'immagine "impossibile", Milano , Edizioni San Paolo, 1996

PARTNER P., i Templari, Torino, G. Einaudi ed., 1991

RILEY-SMITH JONATHAN, Breve storia delle Crociate, Arnoldo Mondatori editore,1994

giovedì 21 aprile 2011

AUGURI 
 DI UNA BUONA PASQUA

venerdì 8 aprile 2011

La sezione di Roma ANCFARGL comunica le prossime iniziative

                    per il mese di aprile 2011. Chi volesse partecipare ci telefoni allo 06 4881519


8-9-10 aprile
Viaggio sulla Linea Gotica

14 aprile - Sezione di Roma
Interviste Audio/Video ai soci combattenti


15 aprile - Biblioteca Militare dello SME
Presentazione Volume di Leviti

Dalle Missioni all'estero i nostri soldati raccontano
16 aprile - Monterosi (VT)

Conferenza - La vicenda tragica della Divisione Acqui a Cefalonia

19 aprile - Torvaianica (RM)
Scuola Media Enrico Pestalozzi e Martin Pescatore
Consegna premi per le ricerche degli studenti sui 150 anni unità d'Italia

30 aprile - San Giovanni Valdarno (AR)
Cerimonia in onore dei combattenti arruolati con il Bando
n.° 8 del 28 ottobre 1943






Marco Lodi

lunedì 4 aprile 2011

Si riceve via e mail e si pubblica:
Gennaro Guerrasio Gennaro

Guerrasio c/o Procura della Repubblica di Nocera Inferiore
e.mail: gennaro.guerrasio01@giustizia.it
T/fax 081 3239324 - 338 2494694

Scheda dettagliata tratta dal sito Servizio centrale delle
Biblioteche http://sbnonline.sbn.it/


Ricerca: Autore = Guerrasio , Gennaro

Ritorna alla lista sintetica

Scheda in formato ISBD

Scheda: 1/3

* Scheda in formato Unimarc IT\ICCU\LO1\1344568

* Scheda in formato Usmarc IT\ICCU\LO1\1344568

* Scarico Unimarc IT\ICCU\LO1\1344568

Livello bibliograficoMonografiaTipo di documentoDocumento da

proiettare o videoTitolo25 aprile, festa della Liberazione :

1945-2010 : 65. anniversario / [a cura di Gennaro Guerrasio!

Pubblicazione[S.l. : s.n.!, 2010Descrizione fisica1 DVD ; 19

cmNote generaliSul retro del contenitore: Associazione

nazionale combattenti guerra di liberazione inquadrati nei

reparti regolari delle forze armateNomi· Guerrasio ,

Gennaro

Paese di pubblicazioneITALIALingua di

pubblicazioneITALIANOCodice del

documentoIT\ICCU\LO1\1344568Localizzazioni Prestito e

riproduzioniCodice ABICodice SBNBiblioteca AND

InformazioniMI0305 LO106 IT\ICCU\LO1\1344568 Biblioteca

Ferruccio Parri - Milano - MI

venerdì 1 aprile 2011

IL SECONDO RISORGIMENTO D'ITALIA

SOMMARIO
Anno XXI, I, 2011, n. 32,



Editoriale, Verso il Consiglio Nazionale Aprile 2011
Cerimonia al Sacrario Militare di Monte Lungo
Convegno
“Le Cause lontane che portarono a Montelungo e la preservazione della memoria,
Municipio di Mignano Montelungo 7 dicembre 2010


SAGGI E STUDI
(http://www.secondorisorgimento.blogspot.com/)

Massimo Coltrinari, Strategia di Difesa della Repubblica di Serbia


NOTE E DISCUSSIONI
(http://www.museomontelungo.blogspot.com/)

Michela Ponzani, La memoria della strage delle Fosse Ardeatine: il caso del processo Priebke


FONTI, TESTI E DOCUMENTI
(Biblioteca R. Radoni. www. Fondocoltrinari.blogspot.com - )

Giovanni Cecini, Ricordi dell’ex P.O.W. n. 10 dell’Amm Gino Galuppini
Alfredo Poggiali, Notte di San Giacinto Forense, 17 Agosto 1944
Dini Sesani, Quando L’accademia Navale fu veramente grande


CULTURA
(http://www.57sessione.blogspot.com/)

(per mancanza di spazio i seguenti articoli sono rinviati al prossimo numero)

Lee Smart J., Sleeping with the Enemy. The evolution of British Army’s relationship with the Media on Operation GRAPPLE 1 & 2
Pennini B., Wong R., I Militari e gli studenti italiani in missione di Pace

MISCELLANEA
(http://www.coltrinarimarche1944.blogspot.com/)

Sergio Pivetta, Il tenente “Bocia”
Memorialistica, Lettera alla famiglia di un prigioniero
Emanuele Mastrangelo, Un intervento con precisazioni
Giovanni Cecini, La tragedia sconosciuta degli Italiani in Crimea,.
Sergio Pivetta, Gli scarponi che ridono
Elena Mazzoni, Dopo L’ISSMI, quale futuro impiego per i frequentatori civili


CRONACHE
(http://www.unicispoleto.blogspot.com/)

Cronache Associative

(per mancanza di spazio I seguenti articoli sono rinviati al prossimo numero)



Sergio Pivetta, A Monte Marrone, sessantaquattro anni dopo
Sezione di Avellino, Commemorato l’eccidio di Teverola
Convegno: Gli Alleati nella campagna d’Italia. Firenze 22 ottobre 2009
Sezione di Roma: Viaggio della Memoria. 25 ottobre 2009
Presentazione del Volume: Resistenza e Liberazione: Roma 29 0ttobre 2009
Spoleto: Giornata dell’Unità Nazionale: 31 ottobre 2009
Anzio Ricordato l’anniversario della Liberazione di Roma, 4 giugno 1944, 23 maggio 2009
Convegno: La grande guerra, la Vittoria e le sue conseguenze. Rimini 4-29 novembre 2009
Pietro Giovanni Luzzi, 67° Anniversario della fucilazione di 103 Ufficiali Italiani
Commemorazione a Kos. 6 ottobre 2010
Roberto Zanelli, Presentazione del Volume: Dalla Sala operatoria al greto della Vojussa
Claudio Sommaruga, La questione degli Schiavi di Hitler
Convegno. La sicurezza di prossimità. Roma 21 gennaio 2010
Convegno. Diritto alla salute e alla dignità umana negli scenari operativi, Napoli, Maschio Angioino, 24 febbraio 2010
Foligno, Presentazione della maxi foto restaurata dalla pro Foligno , “Grandi manovre nell’Umbria” 1882


STORIA IN LABORATORIO
(http://www.storiainlaboratorio.blogspot.com/)

Progetto “Storia in Laboratorio”

Istituto “Colomba Antonietti” Roma - (Coordinatrice: Daniela Bravi)
Testimonianze sulla Seconda Guerra Mondiale raccolte dai nipoti dei protagonisti:

. Intervista a Pifano Lucia, mia nonna. Anno di nascita: 15/03/1939 di Mila Celletti

. Intervista a mia zia Maria Pia e a mia nonna Lucia, di Simona Gili

. Intervista a mio nonno, di Mara Brozzi

. Intervista a mia nonna Silvia, di Massimo Pappalardo

. L’intervista di mio nonno Sergio e mia nonna Giuseppina, di Desire Silvestri

. Testimonianza di Adriana Antonetti, di Mattia Musumeci

. Testimonianza di storia, di Veronica Lustri

. Intervista a mia nonna Antonia Del Boccio, di Alessio Cavallini

. Intervista a mio nonno Franco, di Vannucci Federico

. Mio nonno: una dura prigionia in Germania, di Francesca Preciutti

. I miei nonni, veri spettatori della Seconda Guerra Mondiale, di Emanuela Cappelli

. La testimonianza di Agnese Pelli, nata nel 1931, di Giada Guarini

. Intervista a Silvano Viola, di Stef Romulus



VITA ASSOCIATIVA

Vita Associativa

Edoardo Vertua, La drugia del signor Mulo Tamburo 1940-1943 (Massimo Coltrinari)

Vittorio Scarlino, Preavviso Convocazione Consiglio Nazionale

Sezione di Bergamo. Monumento alla “Legnano”

Sezione di Melbourne. Ricordato un capitolo della storia della Liberazione

Odette Braga GAlazzo. Attività della Sezione di Sidney

Politi Francesco., Sezione di Terni. Montelungo 2010

Armand-Pillon Aldo., Sezione di Torino. 67 Anniversario di Montelungo

Poggini Stefano., Sezione di Firenze. Commemorato il sacrificio di Fulvio Sbarretti MOVM

Pivetta Sergio, Ricordo di Felice Scotti 1922-2004

Sezione di Torino. Commemorato l’anniversario di Montelungo.



NOTIZIE IN BREVE

Le notizie in breve sono su www.secondorisorgimento.blogspot.com



RECENSIONI

A cura di Laura Coltrinari

per avere il testo completo del numero vai a www.secondorisorgimento.it all'indirizzo entra/attività editoriali/rivista/indici

per informazioni e richieste di invio gratuito: risorgimento23@libero.it

martedì 22 marzo 2011

ALBANIA 1943
La Divisione "Perugia" ed i suoi tanti interrogativi


Si riceve la seguente lettera
Caro Coltrinari

Non so se è a conoscenza del fatto che a luglio dello scorso anno alcuni sub hanno individuato nella baia di Sarande il relitto della Probitas.
Hanno condotto una esplorazione sulla nave affondata, come è noto, il 25 settembre 1943 a seguito dei ripetuti bombardamenti condotti dagli aerei tedeschi.
Ironia della sorte l’ordine di imbarco prevedeva che ad imbarcarsi per primo doveva essere proprio il II Btg. “Ciclisiti”……
Comunque sono in contatto con i sub che hanno condotto l’esplorazione ed ho anche le foto.
Particolare interessante è che la nave non si trova nel porto bensì in rada. E questo lo sapevamo. Quello che però che non sapevamo (almeno io non lo sapevo) è che la nave ha le ancore praticamente issate. In altri termini mi spiegava il sub, che è un esperto sottufficiale di Marina, la nave non era ferma ma, probabilente, era già in condizione di manovrare e stava manovrando.
Da ricerche condotte risulta che la mattina successiva entra in rada il MAS 516 con nuovi ordini per la “Perugia”. Si ma quali erano gli ordini? Ma gi ordini di portarsi a Porto Palermo non erano già stati recapitati con un aereo? Lei ha notizie più precise in merito?
Lo scorso 7 ottobre sono stato a Kuç per celebrare l’anniversario della fucilazione (con me c’era anche Gustavo Lanza nipote dell’omonimo colonnello comandante il 129°) e poi mi sono spinto fino a Sarande dove ho visitato baia Limione. Li non c’è niente che ricordi l’eccidio di Chiminello e dei suoi ufficiali. Peccato. Solo qualche vecchio pescatore ricorda il massacro dei soldati italiani. Eppure quei luoghi sono rimasti immutati. Avevo con me le due foto scattate dai tedeschi durante la fucilazione di Chiminello e Bernardelli. I luoghi sono perfettamente riconoscibili.


Brutta storia quella della “Perugia”: abbandonata oggi come allora!


Nei suoi libri ha sempre con coraggio sostenuto la tesi dell’abbandono della “Perugia”, in ultimo al convegno “Settembre 1943 - La Tragedia della Divisione Acqui a Cefalonia” dove, parlando della “Perugia”, ha evidenziato che l’argomento è “pericoloso” e può mettere in discussione la carriera o l’interesse di qualche maggiorente, più o meno importante, non esiste ricordo, storia o altro che tenga: l’argomento va evitato, affossato, cancellato”. Potrebbe essere più preciso in merito. In altri termini lei conosce i nomi dei “maggiorenti”?

Spero di poterla risentire presto
Vincenzo Rago

Risposta



Caro Rago,

basta leggere il libro  sulla Divisone "Perugia" e vi è la risposta ai suoi quesiti. Non vi è nulla di nascosto. Se si seguono i processi decisionali si arriva facilmente alla verità. Occorre solamente avere il tempo, la voglia e la paziannza, ma tutto è alla luce del sole.
Inoltre vi è il volume scritto con Giorgio Prinzi "Salvare il Salvabile" che ampiamente tratta l'argomento della crisi armistiziale e che credo sia abbastanza esaustivo, che Le riporto sopra.
Un carissimo saluto. Massimo Coltrinari




sabato 19 marzo 2011

IL CALENDARIO ASSOCIATIVO PER IL
 2009

MONTE MARRONE 31 MARZO 1944

L’epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”

Pagina 2

Carissimi Soci,

A Montelungo è tradizione che noi, rimasti veramente in pochi, ci si ritrovi per ricordare non a noi stessi che li abbiamo sempre nel cuore, ma ai giovani, a quelle future generazioni per cui abbiamo combattuto, i nostri fratelli Caduti. Noi non siamo qui in una sorta di pellegrinaggio di tristezza e di mestizia, ma fieri e orgogliosi di quello che nella nostra ormai lontana giovinezza abbiamo fatto. Il Calendario Associativo di quest’anno è dedicato alla epopea del Battaglione Alpini “Piemonte”, che esordì nella Guerra di Liberazione con l’impresa di Monte Marrone. Non voglio qui ricordare le tappe di questa epopea. Basta sfogliare le pagine del Calendario, che anche quest’anno rinverdisce la solida tradizione militare che affonda le sue radici nella nostra storia reggimentale della fine dell’ottocento, per rendersi conto di quale valore e di quale perizia si siano dimostrati i nostri Alpini. L’Associazione è tesa a ricordare questa gesta, ed anche quest’anno siamo lieti di offrire questo calendario, che è segno della nostra vitalità e intraprendenza. Lo sforzo che facciamo per non far cadere nell’oblio la storia della Guerra di Liberazione è continuo, ed ogni anno qui a Montelungo, ne tracciamo il bilancio. Anche quest’anno è soddisfacente, ma se lo rapportiamo alle nostre risorse, è eccezionale. Davanti a queste tombe, noi ci sentiamo orgogliosi di tutto questo, fieri di non aver dimenticato e sempre più determinati a continuare la nostra opera. Questo 2008 che sta per concludersi si è portato via uno dei più cari amici, che anche da questa tribuna voglio ricordare, Pietro Toselli. Abbiamo passato una vita insieme, ed ora che Lui è andato avanti, ci sentiamo un pochino più soli. Ma la memoria che con la nostra attività abbiamo costruito, costruiamo e andiamo a costruire è un punto di riferimento così saldo, una certezza così limpida che ci aiuta a superare ogni tristezza.

Come l’anno scorso e gli anni passati, con questi sentimenti, nel ricordo ancora dei nostri Caduti, nel consegnarvi idealmente qui a Montelungo il Calendario dell’anno che sta per iniziare, una tradizione iniziata nel 2001, porgo ad ognuno di Voi, Cari Soci, ai vostri familiari, agli amici e a tutti coloro che nutrono sentimenti patrii nei nostri confronti i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.

Montelungo, 8 dicembre 2008 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina: Un Alpino sale lungo le pendici rocciose di Monte Marrone. A destra, la Bandiera del “Battaglione Piemonte” . Il Distintivo da petto coniato nel 50° anniversario della presa di Monte Marrone, 1994.



Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Sergio Pivetta, Alberto Zignani, Edoardo Cristofari, e da Luigi Morena

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari , Sergio Pivetta e Massimo Coltrinari. Composto e deciso a Chianciano, il 9 marzo 2008 durante il Consiglio nazionale della Associazione.


Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta - Via Carlo Crivelli 20 20122 Milano, con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2009.”



Fonti: Le fotografie, che non provengono direttamente dall’Archivio Pivetta, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:G. Conti, Il Primo Raggruppamento Motorizzato, Roma, Ministero della Difesa, Ufficio Storico, 1984; Ministero della Difesa, La partecipazione delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e alla resistenza, 8 settembre 1943-8 maggio 1945. Roma. 2003; L. Poli, G. Oliva, Le Forze Armate dalla Guerra di Liberazione alla Nascita della Repubblica 1943-1947, Roma, 1997. Stefani F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma 1987.


Pagina 3 LA PREPARAZIONE

Foto 4. Una delle basi di partenza verso la cresta di Monte Marrone, a quota 1000, Colle Rotondo. Foto 5. Alpini con la mitragliatrice Breda 37 salgono verso la cresta di Monte Marrone. Foto 6. La salita non fu facile e in certi punti tutta l’abilità degli Alpini sarà messa a dura prova.

Monte Marrone rappresentava nel settore del Corpo di Spedizione Francese a fine Marzo 1944 una posizione di osservazione e di dominio tattico di notevole rilevanza che, con l’avanzare della primavera poteva essere occupata in forze dal nemico il che avrebbe seriamente compromesso le condizioni di difesa nel settore di Castelnuovo e delle Mainarde Il gen. Utili, comandante del I raggruppamento Motorizzato, che, a fine marzo 1944, constava di sette battaglioni ( I e II Battaglione del 68° Reggimento Fanteria, XIX e XXXIII Battaglione Bersaglieri, Battaglione Paracadutisti, Battaglione Arditi, Battaglione Alpini Piemonte, giunto il 22 marzo 1944) aveva studiato e concordato con i comandi francesi una azione mirata alla conquista e tenuta di Monte Marrone, volta a prevenire ogni iniziativa nemica, che se attuata avrebbe resa ardua, se non impossibile, ogni azione di riconquista.

pagina 4 LA VIGILIA



Idea centrale del piano del gen.Utili era quella di prevenire ogni azione tedesca, occupare di sorpresa, mediante pattuglie a ventaglio che giungessero pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta e subito attivassero un servizio di vigilanza, i reparti destinati a presidiare la posizione , in totale oltre 600 uomini, avrebbero dovuto iniziare l’ascesa dalla quota 1180 e dalla valle Petrara al fine di raggiungere la cresta ed installarvisi tra le 9 e le 10 del mattino. Il piano prevedeva che al seguito di questi uomini salissero portatori nella misura più larga possibile.

Il gen. Utili affidò la direzione e la condotta delle operazioni al colonnello Ettore Fucci, comandante della fanteria del Raggruppamento e al magg. Alberto Briatore. L’ordine di operazione fu ricco di disposizioni e modalità particolareggiate, tutte volte a realizzare la sorpresa e a sviluppare l’azione in tempi e modi concatenandosi nel modo migliore sia sul piano tattico sia su quello tecnico-tattico.



Foto 7: Alle spalle degli Alpini, era vitale che colonne di portatori seguissero l’azione, per poter rafforzare immediatamente le posizioni. Foto 8. Pattuglia di esploratori sulle rocciose pendici di Monte Marrone in marcia verso le posizioni di cresta.





Pagina 5 IL TERRENO



Foto 9. Visione generale della catena di monti in cui è inserito Monte Marrone, come appare ad inizio primavera, lo stesso paesaggio che si presentava nel 1944 ai nostri soldati. Foto 10. Vista dalle posizioni di Monte Marrone. Il I Raggruppamento Motorizzato, dopo aver partecipato al combattimento di Montelungo inquadrato della 36 Divisione “Texas”, passò alle dipendenze del Corpo di Spedizione Francese al comando del gen. Juen, per poi passare alle dipendenze del II Corpo Polacco del gen. Anders.



Pagina 6 e Pagina 7 31 MARZO 1944 L’AZIONE ORE 3,30

L’operazione ebbe inizio alle 3,30 del 31 marzo. Mentre gli Alpini muovono, a nord sui contrafforti settentrionali di Monte Castelnuovo operano pattuglie del Battaglione Paracadutisti e a sud sulle propaggini meridionali della Catenella agiscono elementi del 4° Reggimento Bersaglieri. Gli Alpini avanzano ed iniziano ad arrampicare. Si va incontro a qualche incidente, ma tutto procede con regolarità. Da un momento all’altro, nonostante tutte le precauzioni, il nemico, che ha il dominio di quota, può aprire il fuoco. Due ore e 45 minuti dopo che l’azione era cominciata, i primi esploratori giungono in cresta , dopo aver superato non poche difficoltà, alcune di ordine alpinistico. La cresta viene trovata sgombra dal nemico. Alle 7,15 anche la 1a , la 2°, e la 3° compagnia giungono in vetta. L’azione di sorpresa è riuscita.

Nelle restanti ore inizia il febbrile lavoro di rafforzamento delle posizioni, consci tutti che sicuramente il nemico tenterà., favorito anche dal terreno, una azione di riconquista. Le colonne di portatori iniziano la spola tra la base e la linea di cresta.



Schizzo della azione del Battaglione Alpini Piemonte e percorso della 1ma, 2da ,3za compagnia. Foto 11. Pezzo di artiglieria portato a spalla verso le posizioni in quota. Foto 12. Postazione a Monte Marrone con sullo sfondo Monte Mare.



Pagina 8 IL CONSOLIDAMENTO



La sorpresa per i tedeschi fu totale, tanto che in un primo tempo si mostrarono disorientati , dando attraverso i loro organi di informazione radio notizie contrastanti. Iniziarono,subito a svolgere una intensa attività di pattuglie, volta ad acquisire informazioni ed entità delle forze che avevano di fronte. Fino al 10 aprile si svolse questa attività , che fu intervallata da frequenti azioni di bombardamento, ed anche di puntate più o meno consistenti di pattuglie esplorative. Mentre questo si svolgeva l’azione di rafforzamento delle posizioni da parte italiana proseguì incessante.



Foto. 13. Gli Alpini si organizzano per migliorare le condizioni di vivibilità in quota. Foto 14. Pezzo da 75/13 in postazione. Foto 15. Rifugio antischegge sul versante sud di Monte Marone. Foto 16. Il ten. Guerriera che cadrà da valoroso nei mesi successivi,ivi,. Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, a cui è intitolata la sezione della Associazione a Milano



Pagina 9 LA REAZIONE NEMICA





Il 10 aprile 1944 i tedeschi passarono all’azione: tentarono un attacco a livello di compagnia, il massimo che il settore poteva permettere, contro le posizioni italiane di Monte Marrone. L’attacco fu preparato e sostenuto dal fuoco di artiglieria, di mortai, di tromboncini ed armi automatiche pesanti. L’attacco fu respinto dagli elementi di manovra del Battaglione Piemonte. Altre due compagnie di alpenjager Tedeschi, che erano di rincalzo,vennero bloccate dal violentissimo fuoco d’arresto o di controbatteria,delle artiglierie polacche ed italiane.





Foto. 16 Lavori di sistemazione a Monte Marrone. Pausa Rancio. Foto 17. Le condizioni meteo furono particolarmente avverse data la stagione, aggrado di molto le condizioni di vita degli Alpini. Era reale la possibilità che i tedeschi approfittassero di questa situazione per riconquistare le posizioni perdute. Foto 18. Le tende erano sistemate a ridosso degli strapiombi,in posizioni defilate.



Pagina 10 I SACRIFICI

Il significato dell’azione su Monte Marrone, prima come felice intuizione da parte dei Comandi, poi come esecuzione ardita e perfettamente eseguita in tutte le sue modalità, poi nella tenace resistenza al ritorno del nemico, è importante nel quadro della guerra di Liberazione. Il successo è indubbio, anche se nella reale dimensione si è trattato di fatto d’armi di proporzioni relative; in effetti si respinse l’attacco di tre grosse formazioni nemiche, dopo aver conquistato una posizione non presidiata. Ma contribuì ad elevare il tono morale del Raggruppamento, uscito non certo bene dalle giornate di Montelungo, sempre minacciato di scioglimento e operante nel non palese ma sempre pensato orientamento alleato di utilizzare gli Italiani come forza lavoro e non come unità combattenti. Suscitò reazioni favorevoli presso i Comandi Alleati, che avevano notevoli difficoltà ad operare in montagna. Quasi immediatamente da parte Alleata si ampliarono i compiti ed il settore di competenza assegnati al Raggruppamento.



Foto 20. I rifornimenti dovevano giungere o a spalla o con l’inseparabile mulo. Foto 21. L’artiglieria tedesca svolse un ruolo importante nella azione per la riconquista di Monte Marrone. Nella foto un colpo in arrivo. Foto 22. Rifugio tedesco in caverna, versante Nord di Monte Marrone. Foto 23. Paesaggio invernale, dall’osservatorio nord di Monte Marrone.







Pagina 11 LA MEMORIA



Il Raggruppamento Motorizzato, pur avendo dato prova, l’8 dicembre 1943, nel corso el primo combattimento sulla pietraia carsica di Montelungo, della volontà ri riscatto del nostro Esercito era stato costretto a ripiegare con gravi perdite sulle posizioni di partenza. L’attacco venne ripetuto, con l’appoggio degli americani, la domenica seguente, il 16 dicembre ma, nonostante il sucesso conseguito, Il Raggruppamento venne ritirato dalla prima linea ed inviato a riposo. Quando tutto sembrava perduto, i comandi alleati ci concessero una prova di appello consentendoci il ritorno in linea nella Val di Mezzo, sovrastata dal massiccio, considerato da tutti inespugnabile, di Monte Marrone. Prova d’appello affidata ai nostri Alpini che si imposero al rispetto degli anglo-americani realizzando una impresa ritenuta impossibile, prima occupando con un arditissimo colpo di mano,poi respingendo i ritorni offensivi del nemico culminati con l’attacco in forze la notte di Pasqua. E il 18 aprile 1944 il nostro Esercito vide la sua unità operativa in linea cambiare la propria denominazione e consistenza, passando dai 5000 uomini del 1 Raggruppamento ai 25000 uomini del Corpo di Liberazione Italiano (C.I.L.) dal quale, nel settembre 1944, raggiunto il Metauro, sarebbero nati i Gruppi di Combattimento (50.000), passando con ciò dal livello ordinativi della brigata a quello di divisione, che si affiancavano alle Divisioni Ausiliarie ( non meno di 192.000 nell’aprile del 1945) che operarono valorosamente sulla linea Gotica fino al suo sfondamento.



Foto 24. La Madonnina del Battaglione Alpini “Piemonte” nel Santuario di Val di Canneto. Foto 25. L’Aquila 1989. Il Battaglione Alpini “Piemonte” sfila durante il raduno nazionale della Associazioni Alpini. Foto 26. Rocchetta al Volturno, Durante la messa in ricordo dei caduti, una croce con i cappelli alpini, a testimoniare la memoria imperitura di un evento che segnò la storia del nostro Esercito. Foto 26. Pellegrinaggio di Alpini, nel sessantennale (1994-2004) alla croce, opera dello scultore alpino Vittorio Piotti, voluta ed eretta dalle penne nere del battaglione Piemonte sull trincee di quota 1770.
















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Calendario del 2009
Il Presidente della Associazione Nazionale Paracadutisti ha inviato una lettera nella quale sostiene  che il Calendario Associativo 2011 con riferimenti storici che coprono la partecipazione dei paracadutisti italiani alla lotta per la libertà non ha citato i paracadutiti accusando l'Associazione di Dissanttenzione se non di omissione storica, in pratica lanciando accuse pesanti di estremismo a tutto danno dei valori della Guerra di Liberazione

Nella lettera segue una presunta lezione di storia militare sui paracadutisti e il loro apporto alla Guerra di Liberazione

In attesa di rispondere come si conviene, l'impressione che il predetto Presidente o non ha visto il Calendario 2011 oppure lo ha scorto velocemente oppure è animato a quache altro motivo a noi sconociuto per asserire cose lontane dal vero e avanzare accuse veramente infamanti.

Intanto inviatiamo il Predetto Presidente a rivedere meglio il Calendario e ci prepariamo ad una risposta degna al fine di comprendere il motivo di così tanta animosità

La sezione Studenti e Cultori della Materia della ANC

sabato 12 marzo 2011



Si riceve la seguente lettera:
Gentile Prof. Coltrinari, ho letto casualmente navigando su internet della Sua pubblicazioni sullo sfortunato destino della Fanteria Perugia. Mio nonno Capitano Mannino Antonino faceva parte dei 35 ufficiali fucilati a Kuc insieme al generale Chiminello. Mi è capitato di vedere delle foto che ritraggono il generale Chiminello
dopo la fucilazione, mi sono sempre chiesto se esistono altre foto di quel giorno? Mi piacerebbe altresì sapere se ci sono altre foto della fanteria Perugia in Albania. Non mi voglio dilungare ci sarebbe tanto da dire... Le allego un link ad un sito gestito da un nipote di un altro caduto della Perugia che raccogli le testimonianza dei quei giorni. > >http://kuc.altervista.org/

In attesa suo riscontro la saluto con cordialità

Alberto Mannino

Chi avesse foto della Divisione Perugia in Albania è pregato di mettersi in contatto con il Sig. Mannino alla email albertomannino@virgilio.it

venerdì 11 marzo 2011

Testo del Calendario Associativo del 2007

Il Ritorno

1945 –1946 -1947

Prigionieri, Internati, Reduci



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Carissimi Soci,
vogliamo dare inizio ad una tradizione, già presente in altre Associazioni come la nostra, con la edizione di un Calendario che divulghi e, nel tempo, rapresenti, quello che è sempre in priorità assoluta il nostro scopo sociale: divulgare, far conoscere, amare il passetto e le sue bellezze naturali.
Un calendario che vuole testimoniare il nostro impegno ed il nostro amore volto a diffondere e far vivere i valori ed i significati di un tratto di storia della nostra città, che identifica e qualifica Ancona. In questo anno trascorso, anche tra le nostre file, abbiamo visto l’affiorare di situazioni che potremmo definire “di stupore”, in qualche cosa anche di segno contrario. Appare veramente strano che i primi contrasti che si incontrano nel voler diffondere e far conoscere il Passetto nascono proprio li dove ti aspetti una attività di propulsione, di spinta, di voglia di fare. Molte iniziative perdono il proprio slancio perché non trovano in chi te li aspetti quell’entusiasmo, quella voglia di realizzare, che è la condizione prima per ogni futuro successo, e che qualifica una Associazione di cultura e di volontariato come la nostra. Di contro, abbiamo visto l’entusiastica partecipazione di giovani, di studenti, di meno giovani, di anziani, che veramente rincuora alle nostre iniziative. Niente di eccezionale, a dire il vero, ma sempre iniziative volte a far amre, apprezzare e a rendere il più godibile, nel suo equilibrio e nel suo ecosistema, il Passetto. Questa bella realtà ha generato ulteriori sorprese. Ha stimolato molti di noi, ormai scivolati verso l’apatia intellettuale, verso uno stanco attendere, verso un oblio dovuto alle mille disillusioni. Uno stimolo, una spinta che ci ha portato una ventata di voglia di continuare a fare. Molto spesso da noi parte lamentele di ogni risma e di ogni natura che spesso ci fa richiudere su noi stessi e di contro consegna il Passetto all’oblio. Accanto all’altra lamentela cronica, quella della mancanza di iniziative, di risorse, la frase tipica è “non ci sono i fondi”, giustifichiamo il nostro non fare, il nostro attendismo, peggio, in alcuni, la nostra mascherata ideologia di andare contro tutti quei valori che il sano vivere civico impone..
E’ una realtà a luci ed ombre, che occorre ben tenere presente se si vuole ancora dare un senso nel vivere la nostra città, Ancona, da Anconetani
a cerimonie come quella di oggi a Montelungo, o quella di Porta San Paolo, o a Poggio Rusco, Filottrano, Finale Emilia. Una realtà, che vista in chiave positiva, ci permette di continuare a svolgere la nostra attività associativa e a diffondere ed illustrare i valori, già accennati, della Guerra di Liberazione. Noi abbiamo avuto la fortuna di vedere il crollo del muro di Berlino e con esso l’implosione della Unione Sovietica. Con questo eventi epocale è finito lo scontro ideologico tra est ed ovest, che aveva ingessato, all’indomani della fine della guerra, tutte quelle aspettative di rinnovamento che la Guerra di Liberazione aveva generato. Abbiamo la possibilità di attuale, senza vincoli ideologici, una società libera dalla mistificazione, dall’imbroglio morale, dalla lotta contrapposta di parte che è sterile e non crea una società futura migliore. Le speranze che sono state riaccese qui a Montelungo in quel ormai lontano 1943 possono realizzarsi se riusciamo a porre al centro di ogni nostra azione il superiore interesse della Patria, intesa come una collettività ove onestà intellettuale e morale, tolleranza, e spirito di sacrificio siano assi portanti del nostro vivere quotidiano. Sono parole quasi utopistiche, vedendo quanto sia già difficile agire e realizzare in seno alla nostra Associazione, ma davanti a queste tombe ragionare in termini ampi non solo rappresenta una necessità, ma anche un dovere.
Con queste parole, nel ricordo dei nostri Caduti, porgo ad ognuno di voi, Cari Soci, ai vostri familiari i più sinceri auguri di un sereno Natale e un felice Anno nuovo.
Montelungo, 8 dicembre 2006 Sen. Gen. Luigi Poli


In Copertina:

Foto: Linea Ferroviaria Brennero-Verona. Una tradotta in osta in attesa di riprendere il viaggio verso Verona. Sul carro ferroviario, scritte di Internati Militari Italiani inneggianti al ritorno a casa, dopo la lunga sofferenza nel lager germanici. Maggio 1945.


Il Calendario è stato realizzato da Massimo Coltrinari, Alberto Marenga, Agostina Brugiavini.

Ricerche iconografiche e testi Laura Coltrinari e Massimo Coltrinari
Il Calendario è ceduto ai Soci e a chi ne fa richiesta . Si richiede un contributo alle spese forfetario ( minimo di 15 euro; se, possibile di più), da versare sul conto corrente postale 37885209 intestato al Direttore responsabile di “II Risorgimento d’Italia”, Prof. Sergio Pivetta Via Crivelli 20 20122 Milano con la dicitura ”Versamento straordinario e forfetario per Calendario 2007.”
Fonti: Le fotografie, le cartine i disegni e parte dei testi sono stati tratti da:
Schreiber G., I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'esercito, ufficio Storico, Roma, 1992; Kazimier Smolen, Il Museo di Oswiecim, Oswieciem, Edizioni Museo Statale di Oswieciem, 2006; Pietro Vaenti, Il Ritorno dai Lager, Cesena, Società Editrice 2Il Ponte Vecchio, 1995; Patria Indipendente, Anno LV, N. 2, 19 Febbraio 2006.; Massimo Coltrinari, Enzo Orlanducci, I prigionieri Militari Italiani degli Stati Uniti nella seconda Guerra Mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1996., Renato Sicurezza, I Prigionieri e gli Internati Italiani nella seconda guerra mondiale, Roma, Edizioni A.N.R.P., 1995


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Una piazza della Germania. Al momento della resa tedesca nel maggio del 1945 l’Europa era un mare di rovine, non solo materiali, ma soprattutto morali. In queste macerie, cercavano di sopravvivere i sopravvissuti alla guerra. La liberazione, in questo clima, non significava un ritorno immediato. Tutti coloro che per le vicende belliche erano stati allontanati dalla propria patria, dal proprio paese, fra mille difficoltà, cercavano di ritornare alle loro case.

In basso: figura di Internato.
L’Organizzazione per il l’Assistenza ai Reduci 1944-1947

Con il trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi l’Italia chiudeva definitivamente la difficile pagina aperta con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 che l’aveva portata a combattere con tutti i paesi del mondo. Fino all’8 settembre 1943, l’Italia aveva combattuto contro le Nazioni Unite; a queste aveva chiesto l’armistizio e dal 13 ottobre 1943 aveva dichiarato guerra alla Germania, ex alleata, e a tutti i paesi della coalizione hitleriana. Il 25 aprile 1945, con la sollevazione popolare del Nord Italia, hanno termine i combattimenti e praticamente la guerra con la sconfitta dell’Esercito tedesco in Italia. Da quella data si cerca, fra difficoltà di ogni sorta, di riprendere una vita normale. In questo sforzo il ritorno a casa di tutti coloro che sono stati travolti dalla guerra, rappresenta un momento fondamentale e qualificante. Significa ripristinare la normale vita familiare, dare una dimensione utile alla famiglia, in cui, dopo le paure, gli orrori, i lutti e le crudeltà della guerra, si ricompongono gli affetti e la voglia di vivre ed affrontare il futuro.

Sin dai primi mesi del 1944, il Governo del Sud, in relazione al problema dei profughi civili, e poi dei prigionieri di guerra, aveva istituito:

L’Alto Commissariato per i Prigionieri di Guerra, con decreto-legge 6 aprile 1944, che doveva sovrintendere allo stato, trattamento impiego ed assistenza dei prigionieri di guerra “sino all’atto del loro rimpatrio”

L’Alto Commissariato per l’Assistenza dei Profughi di Guerra, con decreto-legge 29 maggio 1944, che era destinato a trattate le materie “nei confronti dei civili profughi di guerra internati e deportati in conseguenza di eventi bellici.

L’Alto Commissariato per i Reduci, con decreto-legge 1 marzo 1945 n. 110, per occuparsi dei reduci al momento del loro collocamento in congedo.



Nell’ottobre 1944, allorché l’andamento della guerra stava autorizzando a pensare che si poteva profilare un inizio di rientro dei militari reduci dalla Prigionia e dall’Internamento, si affrontò il tema di come mettere sul campo le attrezzature necessarie e chi vi dovesse provvedere.La Presidenza del Consiglio, preso atto che gli Alleati intendevano che l’Esercito si dovesse disinteressare a questo problema, in quanto gli Alleati non intendevano distrarre dalla loro organizzazione logistica e in parte operativa, alcun elemento italiano, decise di dare mandato al Sottosegretario alla Guerra di predisporre un piano per l’accoglimento dei Reduci, in accorto con i due Alti Commissariati esistenti.



Da tale piano emerse e fu costituito l’Ufficio Autonomo Reduci da prigionia di Guerra e Rimpatriati ( Decreto Ministeriale del 9 novembre 1944 n. 4300).

I reduci, a mano a mano che venivano restituiti alla vita civile entravano nella sfera di competenza del Ministero dell’Assistenza post-bellica, istituto con Decreto Legge del 21 giugno 1945 n. 380 e del 31 luglio 1945 n. 425. Questo Ministero sostituì ed assunse le attribuzioni dei tre Alti Commissariati istituti nel 1944.


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Il Ritorno dei Prigionieri di Guerra. L’Inizio dell’oblio e dell’indifferenza

Soldati Italiani dietro i reticolati. Nel Momento in cui si possono prendere queste fotografie, voleva dire che era giunto il momento della Liberazione ed iniziava la fase del rimpatrio. Il momento a lungo atteso durante i lunghi mesi di prigionia. Per alcuni essa si protrasse per oltre un lustro prima di essere rilasciati e rientrare in Patria.



Carta della Organizzazione dei centri alloggi nel periodo maggio-settembre 1945. In genere i prigionieri di guerra rientravano in Italia dai porti meridionali; Internati e deportati dai centri di alloggio del nord Italia.
Una fotografia simbolica circa il rimpatrio dei prigionieri di guerra: prigionieri italiani appena liberati ospiti di una famiglia di italo-americani al farewell party prima del rientro in Italia. L’accoglienza e il rientro in famiglia rappresenta il primo passo verso il totale inserimento nel tessuto sociale dopo l’esperienza della prigionia.



Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943, in linea teorica tutti i prigionieri di guerra italiani in mano alle potenze alleate dovevano essere rilasciati ed avviati in Italia. Così non fu. Il rilascio dei prigionieri iniziò già in Sicilia nell’estate del 1943 ( ne furono rilasciati sulla parola 65.000) ma i veri e propri rimpatri iniziarono nell’estate del 1945.


I prigionieri in mano agli Stati Uniti ammontavano a 124.000, in campi di concentramento in Nord Africa, negli Stati Uniti e nelle Haway; in mano alla Gran Bretagna 408 500, in campi di concentramento in Nord Africa, in Medio Oriente, in Kenya, in Sud Africa, in India, a Cylon, in Australia e nello stesso territorio metropolitano, in Gran Bretagna; in mano alla Unione Sovietica si supponeva un numero di 80-100 Uomini, tutti provenienti dall’ARMIR, In mano alla Francia Libera, circa 37.000. Il totale dei prigionieri di guerra assommava, secondo le stime del 1945, a circa 591.000

Nel periodo novembre 1944 – gennaio 1945, per i centri di Accoglienza di Castellana, Oria, Trifase, rientrarono circa 26.800 ex militari dalla Grecia e dalla Balcania, e circa 4.400 prigionieri dal Medio Oriente, dall’India e dall’Africa orientale. Attraverso il Centro di Napoli, circa 12.150 prigionieri, in mano a Francesi, Inglesi ed Americani. Nel periodo febbraio. Aprile 1945, dai centri di alloggio pugliesi transitarono 15600 reduci dalla Grecia e dalla Balcania, e 7.200 prigionieri di guerra in mano inglese. Da Napoli circa 3900 prigionieri con la medesima provenienza.

Nel periodo maggio-settembre 1945, sempre attraverso i centri meridionali, rientrano oltre 40.000 reduci dai Balcani e dalla Grecia, mentre furono messi in libertà dalle autorità Anglo-americare circa 38.000 prigionieri cooperatori che avevano prestato il loro servizio nelle Italian Service Units (ISU) Statunitensi e Britanniche. A poche migliaia ammontano i prigionieri in mano alleata.

Nel periodo ottobre dicembre 1945 rientra la gran parte dei soldati che sono nei Balcani e dalla Grecia, oltre 204.200, mentre iniziano a rientrar quelli in dagli Stati Units (22.800) dalle colonie Inglesi (21.300) .Nel trimestre successivo rientrano oltre 137.000 prigionieri in mano britannica, e dagli Stati Uniti. Da Aprile a luglio 1946 rientrano oltre 283.950 prigionieri di guerra, di cui 126.000 dall’Inghilterra (che sono sostituiti nelle loro mansioni soprattutto in agricoltura, da prigionieri tedeschi) e dal resto dell’Impero, e dagli Stati Uniti (26000). Si completano i rientri dal Nord Africa dei prigionieri in mano francese,mentre rientrano 10030 prigionieri in Mano alla URSS. In realtà dall’Unione Sovietica giugno oltre 21000 prigionieri, ma solo 10300 erano gli appartenenti all’ARMIR. Si accendono su questi rientri polemiche violentissime in quanto mancano all’appello oltre 60-70.000 soldati che si presuppone essere ancora in mano alla URSS. Si accusa la URSS di non voler restituire i prigionieri per motivi ideologici. In realtà la URSS non può restituire i soldati italiani in quanto questi sono periti durante i tragici mesi della primavera del 1943, nella più grande tragedia, la ritirata di Russia, a cui è andato incontro l’Esercito Italiano.

Con la fine del 46 e il febbraio 1947 sono stati portati a termine i rimpatri dei prigionieri dall’Inghilterra, dal medio oriente, dal Sud Africa, dal Kenya, dall’Africa Orientale e dall’Australia. Rimangono 63 ufficiali e 1115 soldati da rimpatriare dall’Jugoslavia.



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Il Ritorno degli Internati Militari: dalla delusione al silenzio

Nelle foto sono rappresentati momenti della partenza di Militari Internati Italiani in Germania per l’Italia. I viaggi di rientro in Italia erano spesso difficili, lunghi e pieni di imprevisti. Il Punto di transito era il Brennero, e quello di prima accoglienza principale era Pescantina, vicino Verona.



Secondo lo storico tedesco Gherard Schreiber nel suo volume I Militari Italiani Internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943 -1945, l'Italia schierava, alla data dell'armistizio oltre 1 milione e mezzo di uomini; complessivamente ne sono stati disarmati 1006730, mentre i rimanenti 493.000 sono riuscite a sfuggire alla cattura tedesca, o a raggiungere la montagna, o le proprie case oppure, se all'estero, i movimenti di resistenza già attivi contro la coalizione antihitleriana.

Lo stesso Schreiber offre il seguente quadro generale di situazione sui militari italiani internati in Germania: militari italiani alle armi, oltre 1.500.000; militari italiani sfuggiti alla cattura, 493.000; militari italiani catturati, 1006.780; militari italiani sfuggiti ai tedeschi dopo la cattura, 190.000; militari italiani internati, 725.000; militari italiani che hanno aderito alla RSI dopo l'ingresso nei lager, 114.500; militari italiani considerati prigionieri ed inviati al fronte dell'est come ausiliari, 12000;militari italiani internati nei lager del III Reich e territori occupato, 598.000



La Massa degli Internati Militari in Germania rientra in Italia dal maggio al settembre 1945. In totale ammontano per questo periodo 404.500, includendo anche gli Internati, sia civili che militari, in Svizzera. Nel trimestre successivo, da ottobre al dicembre 1945 ne rientrano altri 204.600 : Nel 1946 rientrano dalla Germania a più riprese circa 25.000 Internati e con l’inizio dell’estate del 1946 si può dire che tutti gli Internati Militari Italiani in Germania sono rientrati in Patria.



Gli Internati Militari provarono una fortissima delusione al ritorno in Patria, non solo per le mancate accoglienze, ma soprattutto per un mondo ideale, quello della Patria e della famiglia, sognato nei lunghi mesi di prigionia, che alla luce della realtà, svanisce e lascia tanta amarezza.

La prima delusione è la famiglia, in quanto non gli si riconosco le sue sofferenze ( anche noi abbiamo patito tanta fame, pericoli e crudeltà); La seconda delusione sono le Autorità, che trascurano i Reduci dall’Internamento non per cattiva volontà, ma perché assillati da tantissimi problemi.

L’ex Internato si sente dimenticato da tutti quelli che lo circondano. E si rifugia in un silenzio che ancora dura. Il silenzio degli Internati ha origine negli animi: hanno vissuto una vicenda troppo lunga in condizioni di abbruttimento tali da mortificare la dignità umana. Ognuno è attanagniato dalla paura di non essere capito. Nel Lager era abbandonato da tutti: Croce Rossa Internazionale, Governo di Salò, Governo del Sud, la cui voce non viene mai avvertita. Ritornato in Patria, è ancora più solo, in un Italia, che non lo riconosce e non lo capisce.



“Per questa generazione non v’e congedo” scrisse un tipografo partigiano di Cuneo in un proclama da lui stampato ed affisso il 29 aprile 1945. Edmond Michelet che era stato a Dachau ha scritto “L’esperienza che abbiamo vissuto è indelebile. Ci ha segnati per il resto dei nostri giorni . Ne abbiamo ancora le cicatrici, non tutte visibili… Abbiamo sondato gli abissi, in noi e negli altri.” Secondo Vittorio Emanuele Giuntella “Il reticolato è restato dentro di noi nel profondo. Per questo non ci piace e lo detestiamo, anche quando indica soltanto un termine.”

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Al momento dell’arrivo al campo di concentramento, l’Internato veniva fotografato e schedato. Fotografie scattate al momento dell’arrivo al campo di Auschwitz.

Campo di Auschwitz, nella cittadina polacca di Oswiecim,frammento della recinzione del campo. Auschwitz, trasformato in museo, rappresenta una delle principali fonti materiche sul dramma dell’Olocausto.



Il Ritorno degli Ebrei

Si può parlare di Ritorno da parte di coloro che furono oggetto e soggetti di sistematico sterminio in tutta Europa? Le cifre dello sterminio sono eloquenti: 800.000 morti nei ghetti; 1.300.000 morti per le azioni dei Einsatzgruppen e fucilati; 2.700.000 assassinati nei centri di sterminio; 300.000 nei lager. Su un totale di 9.142.000 ebrei presenti in Europa, a seconda dei diversi criteri di calcolo, si ritiene che siano stati uccisi circa 5.100.000 ebrei, per un calcolo prudente, e 5.860.000, per un calcolo meno prudente, in una percentuale che oscilla tra il 56 e il 64% degli Ebrei presenti in Europa nel 1939.

I sopravissuti non ebbero nemmeno la gioia di ritornare in una ambiente familiare, in una propria città, nella propria comunità, essendo queste totalmente distrutte. I Italia questo fenomeno, comune all’Europa occupata dia Nazisti, si attenua. Le comunità ebraiche in Italia, nonostante le Leggi Razziali del 1938 e l’occupazione tedesca e l’azione della R.S.I., riescono a non essere distrutte, anche se la loro sopravvivenza è stata spesso legata ad un filo. Degli oltre 49.000 ebrei presenti in Italia alla vigilia del conflitto, ne periscono 8.500 nell’immane tragedia dell’Olocausto.

La comunità più colpita, forse, è quella romana, che subisce il rastrellamento el 16 ottobre 1943. degli oltre 1089 ebrei deportati, solo una dozzina riescono a ritornare. Ma sarà un ritorno amaro, che per molti significa impossibilità, dopo tutto quello che si è passato, a vivere con gli altri e per gli altri. Molti, subito dopo il ritorno o anche a distanza di tempo, come per Primo Levy e, più recentemente per Di Veroli (2006, ad 82 anni), uno dei due ultimi sopravissuti ebrei romani di Auschwitz, si suicidano. La volontà di ricordare, di non lasciare cadere nell’oblio tutto quanto è stato, rappresenta per molti un’ancora di salvezza e di volontà di vivere, che è uno dei patrimoni più ampi da conservare, per evitare il rinnovarsi degli orrori dell’Olocausto.

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In Alto. Il Treno. Il trasporto ferroviario rappresenta un elemento qualificante della esperienza dell’Internamento e della Deportazione. Un treno che parte per l’Italia stava a significare che iniziava veramente il ritorno, dopo l’esperienza del lager e le attese seguite alla Liberazione

A lato. Interno di una baracca ad campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau. Le condizioni di alloggio in tutti i KL erano precarie e difficili, per lo più baracche di legno, non o male riscaldate, tutte sempre sovraffollate. La descrizione del campi di concentramento e della esperienza del lager trova un “muro” di comunicazione con chi è rimasto in Italia, una incomunicabilità che contribuirà a rendere amaro il Ritorno.



Il Ritorno dei Deportati Civili – Le Conseguenze dell’Internamento e della Prigionia

Durante il periodo 1943—1945 i deportati italiani furono oltre 40000 e solamente il 10% di loro, cioè 4000 riuscirono a ritornare a casa dai campi di internamento in Germania. I Deportati Civili furono gli oppositori politici, i partigiani che non venivano uccisi sul posto, i sospettati, i semplici rastrellati per avere manodopera a basso costo necessaria allo sforzo bellico tedesco, altre persone che non possono ascriversi a categorie, che subirono l’Internamento per le più svariate cause. Il ritorno a casa fu accolto per lo più con atteggiamenti non positivi. Come esempio si può portare il ritorno a casa delle popolazioni contadine dell’altomodenese, che rastrellate e internate in Germania,in funzione antipartigiana, vissero l’Internamento come un’onta, come se fossero dei criminali, ed il ritorno vissuto con sentimenti di vergogna.



La liberazione, per i Prigionieri di guerra gli Internati Militari e i Deportati, in moltissimi casi, non fu l’anticamera del ritorno a casa. Moltissimi di loro dovettero sobbarcarsi anni di ospedale e sanatori Alleati posti in Germania, prima e poi, con il migliorare delle condizioni di salute, in Italia; in ogni caso il ritorno a casa avvenne parecchi anni dopo la fine della guerra. In molti casi il ricovero per le malattie contratte significava, nonostante le cure e le attenzioni dei medici, non farcela e morire dopo aver provato la gioia della liberazione. Comune a tutti coloro che subirono la Prigionia, l’Internamento, e la Deportazione nel decennio successivo alla liberazione, malattie cardiache, arteriosclerosi precoce, con lesioni infartuati e morti improvvise, molto più frequenti in confronto alla popolazione normale. Questi processi, nel ventennio successivo, si accentuano con invecchiamento precoce, manifestazioni neuropschiche con perdita della memoria, irritabilità, neurostemia, con notevole anticipo sul normale invecchiamento fisiologico. E’ il retaggio nel tessuto sociale che il Reduce porta con se e che non ebbe il giusto riconoscimento.



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A Lato.Nel mondo concentrazionario nazista non esisteva alcuna distinzione tra uomo e donna. Nella foto, selezione degli Ebrei appena giunti al campo, eseguita da medici delle SS. Pochi di loro avranno la gioia del ritorno.

In Basso La società italiana subisce, all’indomani della fine della guerra, profondi cambiamenti in tutti i settori. La partecipazione della donna alla guerra di Liberazione è la premessa del ruolo nuovo ed attivo della donna stessa nella società. L’esperienza dell’Internamento e della Deportazione contribuisce ulteriormente, attraverso il dolore, il sacrifico e le immani difficoltà all’avvio delle pari opportunità tra i sessi nel contesto sociale italiano.Il ritorno dai campi di concentramento delle Internate e delle Deportate è uno dei momenti di avvio di questo processo.



Il Ritorno delle Donne dall’Internamento

Se l’Internamento e la Deportazione è per tutti l’introduzione in un modo ignoto e capovolto rispetto a quello che di norma si conosce, l’sconvolgimento e il rovesciamento risultano totali quando ad esserne afferrato è un destino di donna. Nella nostra società alla vigilia della seconda guerra mondiale si esaltava per la donna le virtù “quotidiane”. Nessuno considerava possibile una esperienza come quella concentrazionaria, fatta di promiscuità e esposizione di corpi, di sradicamento da persone e luoghi familiari, abbruttimento e annientamento di tutto quello che può essere femminile, per le donne. Nemmeno per la donna ebrea, che proveniva da una antica storia di persecuzioni.

La liberazione dai campi di concentramento con l’inizio del ritorno fa iniziare il processo inverso di inserimento nel tessuto sociale. Chi aveva affrontato la cattura, il viaggio e il lager con uno o più familiari, malati, fragili, per l’età troppo avanzata o troppo precoce, vedendoli scomparire, si ritrova al ritorno senza altre persone amate, senza casa, senza lavoro, senza beni di fortuna. Un ritorno che è la continuazione della tragedia appena vissuta. Chi invece fu Internata o Deportata da sola, sapendo i propri cari a casa e relativamente al sicuro, ha la fortuna di rientrare nel calore degli affetti e di una esistenza sociale protetta, e per lei il ritorno è l’inizio di una nuova fase della vita più facile. In tutte, però, si alza il muro della comunicazione. Se si prova a raccontare, gli altri preferiscono che non si parli, o quanto lo permettono, mettono sullo stesso piano la propria esperienza e quella di chi ha conosciuto il lager: non capiscono, fraintendono, dubitano della veridicità, pensano a esagerazioni malate o a incubi più che a fatti reali, con sospetti e congetture che le accompagneranno per il resto della loro vita. Sono donne, quelle sopravissute che ritornano, giovani per lo più, perché le vecchie sono perite, catturate da uomini e internate in campi dirette da uomini: il corto circuito tra Internamento femminile e stupro o complicità nella violenza o cedimenti, è inevitabile. Tutto è travisato, nel ritorno, e la vera esperienza, quella effettiva non è capita da nessuno. Un ritorno che non è una liberazione, ma che per le donne sarà ancora più duro e difficile di quello degli uomini, per gli anni a venire. Ogni occasione (vedi film come”La casa delle bambole”, o “Il portiere di notte”) è buona, con favorire la nascita di sensi di colpa e di vergogna irreali, per esacerbare ulteriormente il dolore del Lager.
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In Alto. Sfilata di formazioni, che mostra un armamento che in montagna non avevano mai visti, dei Combattenti per la Libertà a Modena, nei giorni della Liberazione. Le formazioni partigiane consegnarono le armi e rientrarono alla vita civile ritornando alle loro famiglie, nell’estate del 1946

A Lato. I gruppi di Combattimento confluirono nel rinato esercito Italiano. Il retaggio dei loro reparti ed unità rappresenta uno dei punti salienti della tradizione nuova delle Forze Armate della repubblica.

Il Ritorno dei Reduci – Partigiani Soldati dei Gruppi di Combattimento.



La fine della Guerra e la resa tedesca, avvia la smobilitazione delle forze combattenti. Gli Eserciti Alleati rimarranno sul suolo nazionale fino agli inizi del 1947, poi anche l’ultimo soldato Alleato torna a casa.

La smobilitazione delle formazioni partigiane viene svolto nell’estate del 1945 in un clima di esaltazione collettiva, di euforia, di voglia di guardare al futuro. Il Partigiano, si sente il vincitore morale, ed anche materiale, della guerra di liberazione, e questo fa da contrappeso, anche negativo, ai Reduci della Prigionia e dell’Internamento. Ha tutta l’attenzione delle autorità ed è presente, con ruolo centrali, in tutte le cerimonie. Il suo ritorno a casa, ove anche lui trova lutti e miserie, è però permeato dalla considerazione collettiva e dall’autostima, dalla convinzione che il suo impegno ha liberato l’Italia dall’idra nazifasciste e che ora vi è la concreta possibilità di avere un Italia migliore. Il suo affatto spirituale, adesso che ha deposto le armi, viene riversato nell’impegno politico, ideologico, civile, con la partecipazione alla vita democratica, attraverso i partiti politici.

La smobilitazione dei soldati dei gruppi di Combattimento è una smobilitazione parziale. I Gruppi di Combattimento, raggiunti i confini alpini nelle ultime fasi dei combattimenti, sono l’ossatura sul terreno di quello che sarà ed è l’esercito Italiano, quello che poi si definirà di transizione, e che sarà la base delle Forze Armate della repubblica. Vengono congedate le classi più anziane ed immesse le nuovi classi di leva, mentre si assorbono coloro che, combattuta la guerra come “prigionieri-cooperatori” con americani e inglesi, sono in grado di gestire il materiale, armi ed equipaggiamenti, che gli Alleati lasciano in Italia. Particolare significativo il Ritorno a casa dei soldati del nord Italia, che sorpresi al sud dell’Armistizio, riescono a rivedere le loro famiglie dopo anni di lontananza


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Calendario del 2007

giovedì 10 marzo 2011

Il Secondo Risorgimento d’Italia

E mail risorgimento23@linero.it

Rivista

Dell’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione
Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate

Direzione, Redazione, Via Sforza 4-5, 00184 Roma

Elenco dei numeri pubblicati



(numero, anno, titolo copertina, n. pagine, colore della copertina)


1 Anno XI 2001 n. 1 Cefalonia Pag. 207 (Azzurro)

2 Anno XII 2002 n. 2 Lauro De Bosis Pag. 128 (Azzurro)

3 Anno XII 2002 n. 3 Il fronte Interno Pag. 128 (azzurro)

4 Anno XIII 2003 n. 4 Corvetta Bajonetta Pag. 128 (verde)

5 Anno XIII 2003 n. 5 Montelungo 1944 Pag. 128 (rosso scuro)

6 Anno XIV 2004 n. 6 Ancona 1944 Pag. 128 (marrone)

7 Anno XIV 2004 n. 7 Sommergibile Scirè Pag. 128 (verde chiaro)

8 Anno XIV 2004 n. 8 Gen. Eisenhower Pag. 128 (viola)

9 Anno XV 2005 n. 9 Reduci Pag. 128 (giallo)

10 Anno XV 2005 n. 10 Monte Marrone Pag. 128 (Rosso)

11 Anno XV 2005 n. 11 Medagliere Associazione Pag. 128 (Blu)

venerdì 4 marzo 2011

E' possibile opporsi alla mignottocrazia?
Una nota tratta da un comunicato ANSA fa sperare che qualcosa nel mondo cattolico si stia muovendo

POSSIAMO PIU' TACERE'' (ANSA) - ROMA, 26 FEB -

Un gruppo di laici

cattolici halanciato una sottoscrizione via internet per denunciare ilproprio disagio di fronte al caso Ruby e all'atteggiamentoconsiderato troppo morbido dei vertici della Chiesa. E in pochigiorni l'iniziativa, denominata ''Anche noi abbiamo un sogno'' etuttora aperta, ha raccolto circa quasi mille firme. A lanciarlaun gruppo di laici del Centro Giovanile Antonianum di Padova,''convinti - dicono - che come cristiani non si possa piu'tacere di fronte a quanto sta accadendo nel nostro paese''. Tra le firme - al momento 945 - quelle di sacerdoti e religiose, di esponenti di varie organizzazioni laiche diispirazione cristiana, come: i Cvx, ossia le Comunita' di vitacristiana vicine ai Gesuiti, di Roma, Trento, Firenze, Padova,Torino; le Acli, l'Azione Cattolica, la Caritas, l'Agesci e gliscout. E poi persone che si definiscono semplicemente''cittadino'', ''libero pensante'', ''cristiano'', ''insegnantecattolico'', ''catechista''. C'e' anche un cittadino che sidefinisce ''ateo preoccupato per amici cattolici''.
''Un giorno - si legge nella home page del sito - chi guidala Chiesa in Italia riuscira' a denunciare i comportamentiinaccettabili con chiarezza e determinazione, perche' avra' comeunico interesse l'annuncio della Buona Notizia. In situazionicome quelle odierne, dira' che chi offende ed umilia le donne inmodo cosi' oltraggioso non puo' governare un paese.

Dira' checoinvolgere minorenni in questo mercato sessuale e', sepossibile, ancora piu' sconcertante. Dira' che chi col denarovuol comprare tutto, col potere vuol essere al di sopra delleleggi, con i sotterfugi evita continuamente di rendere conto deipropri comportamenti, costui propone e vive una vita che e'all'opposto di quanto insegna il nostro maestro Gesu'. Perevitare ambiguita' - si legge in internet - dira' chiaramenteche questa persona e' il nostro Primo Ministro''.

''Da quel giorno - prosegue l'appello - chi guida la Chiesaci esortera' all'onesta', alle scelte etiche, alla coerenza,dimostrando anche con l'esempio che davvero cio' che piu' contasono i valori evangelici.
Allora noi smetteremo di pensare chesiano gli interessi economici o di potere a giustificare ilsostegno a chi si comporta in modo cosi' scandaloso''. ''Quandola Chiesa italiana sara' chiamata a una verifica di cosa hadetto e fatto in questi momenti tragici della vita politicaitaliana - si conclude il testo - non saremo dunque costretti ariconoscere che le nostre lampade erano spente e nascoste sottoil moggio. Sogniamo che questo giorno sia oggiAggiungi un appuntamento per oggi: non possiamo piu' tacere''. (ANSA).

venerdì 18 febbraio 2011

I Parte
Fonti di Archivio
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico

 
Elenco Armate

8a ARMATA - CS/R

REPARTI DIRETTAMENTE DIPENDENTI – VARIE
1. Medaglie d’oro al V.M.

2. Q.G. Sez. CC.RR. 236-237-239-244-245-283-373 USSME 1557/4

3. Quadri ufficiali Q.G. e reparti direttamente dipendenti e

Ufficiali non identificati a cura P. Resta

4. La 2a battaglia difensiva del Don. Relazione USSME L. 14-85/3

5. Attività CC.RR. Relazione 10-5-42/ 30-9-42 USSME L. 14 85/5

6. Situazione al 16-12-42 e al 3-3-43 USSME 1551/2-1562/7

7. Avvicendamenti e licenze USSME 1555/3

8. Informative USSME 1143

9. Complementi USSME L.14-89/4

10. Costi reparti complementi. Tribunale militare. Situazione

al 2-2-1943 Formazione reparti complementi USSME M 7/10

11. rgt di marcia alpini. XXXVI° btg. Di formazione CC.RR.

12. Notiziari del Nucleo di collegamento presso il Comando

Gruppo di Armate B. USSME 1555

13. CIX° btg. Mitraglieri Autocarrato. Costituzione. Composizione

Dislocazione. Impiego. Relazione Cap. Ferruccio Tacchini USSME L.14 88/11

14. Ragg.to a cavallo. Quadri. 1a battaglia difensiva del Don a cura di P. Resta

15. Ragg.to a cavallo. Azione 18-5-1942 USSME L.14 –87

Relazione 15/31 Agosto 1942 USSME 1551/8

16. Ragg.to a cavallo D.S. 26-12-42/31-3-43 a firma Gen. Carlo Lombardo USSME

17. 3° rgt Savoia. Quadri. D.S. gennaio 1943 a firma Col. A. Bettoni

Relazione D’Alessandro. Relazione Manuscudi 26/29 Agosto 42 USSME 601

18. 3° rgt. Savoia. La carica del 24-8-42. Relazione e D.S. a firma col. A.Bettoni USSME1085

19. 5° rgt. Lancieri di Novara. Relazione col. Carlo Pagliano USSME 1085

20. 3° rgt. art. a cavallo. Quadri. Relazione 17/31 agosto 1942-2021 agosto 1942

10/7-30/9 1942 – GENNAIO 1943 USSME 882-784

21. III° grp Carri San Giorgio. Varie USSME 784

22. 9° ragg.to artiglieria armata. Diario storico luglio-agosto 1942

XXIV° grp – XXXI° grp – XXXII° grp – XXXIV° grp – LXXIII° grp USSME 977

23. IV° btg. Chimico USSME 1973

24. 2a e 20a Colombaia mobile ISCAG

25. Genio 8a Armata. Situazioni dei reparti dal 15-5-42 al 1-12-42 ISCAG

26. 5° ragg.to Genio. V° btg marconisti. I° btg telegrafisti. Diario

luglio/agosto 1942. 156 a cp. Mista Diario. 6 a cp. Antincendi. 9 a cp idrici USSME 784-ISCAG

27. Aeronautica fronte orientale a cura di P. Resta

28. Aeronautica fronte orientale sez. CC.RR. 636-690 USSME

29. grp squadroni Cosacchi USSME 1143- M7/6

30. Atteggiamento tedesco nei confronti dell’8 a Armata USSME 1563/10-1552/6

31. Resoconto Germanico. Rel. ten.col. Salarez e atteggiamento dopo

la 2 a battaglia difensiva del Don. Relazione Col. Pallatta. USSME

32. XXVI° btg CC.RR. Plotone autoblindo “Nizza Cavalleria” USSME M/7/6

33. 156 a FTR Vicenza. Quadri a cura di P. Resta

34. Trasferimento a Comando 8 a Armata XXVI° btg CC.RR. e

plotone autoblindo. Ripiegamento divisione 16-1-43.

precisazioni col. Agostino Monti. Relazione impiego gen. E. Pascolini

Relazione cattura gen. E. Pascolini USSME 1126

35. 137 a sez. CC.RR. USSME

36. D.S. 201° rgt art. mot 75/32 luglio/agosto 1942 USSME 977

37. 4 ragg.to art. contraerea. D.S. luglio/agosto 1942. IV° grp.XIX° grp

XXXV° grp. XXXVIII grp USSME 977

38. Relazione btg Pontieri I btg. II btg. IX btg.

39. CC.RR. quadri. 8 acp CC.RR. MARZO 1943 Griscino. 6 sq controspionaggio USSME

40. Luigi Barzini. Corrispondenze Novembre 1942 USSME 1563/10

mercoledì 16 febbraio 2011

II Parte

Fonti di Archivio

Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico


Elenco Armate

INTENDENZA 8 a ARMATA

41. VI° btg movimento stradale a cura di P. Resta

A. Cappellini. Inchiesta sui dispersi in Russia USSME

42. Attività primavera 42/primavera 43 USSME 1562/4

a) Trasporti b) costituzione 8 a Armata USSME 1563/10

43. Protocolli tedeschi per il vettovagliamento dell’8 a Armata USSME 1555

44. A) Dotazione indumenti invernali. B)Diario storico 10° auto ragg.to

giugno 42/marzo 43 USSME 850

45. Sez. CC.RR. –243-238-249-252-250-343 USSME 1557/4


8 a ARMATA - ARMIR

CORPO D’ARMATA ALPINO


1. Elenco degli ufficiali del C.d’A. Alpino. Agosto 1942/gennaio 1943 a cura di Carlo Vicentini

2. Elenco degli ufficiali e dei reparti del C.d’A. Alpino a cura di P. Resta

3. Relazione a firma gen. Nasci 14-12-42/31-1-43 USSME 1554/1/2

4. Relazione attività marzo 1942/gennaio 1943 a firma gen. Nasci USSME 1554/2

5. Relazione fatti d’armi dal 14-1 al 3-1-1943 a firma gen. Nasci USSME L.14 87/2

6. D.S. C. d’A. Alpino. novembre/dicembre 1942 a firma col. E. Tessitore USSME 1126

7. D.S. allegati vari 19-8-42 – 31-1-42 USSME 1126-1551/1

8. btg “Monte Cervino”. Formazione. Azione del 18 maggio 1942 USSME L.14 – 77

9. btg “Monte Cervino”. Relazione cap. Lamberti 14/27 dicembre 1942 USSME 1126 – L.14 – 87

10. I° btg Artieri quadri USSME 974

11. Direzione veterinaria. Quadri. D.S. Settembre/ottobre 1942 USSME 974

12. IX° btg misto genio. Diario storico 1° /20-3-1943 USSME 1126

13. Comando artiglieria. Rel. Gen. Filippi. Novembre 1942/gennaio 1943 USSME 1554/3

14. Sez. CC.RR. – C.d’ A. Alp. - 2 a Tridentina. 3 a julia. 4 a Cuneense USSME



8a ARMATA ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

2a Divisione Alpina TRIDENTINA



1. Quadri a cura P. Resta

2. Relazione magg. Ambrosiani. Luglio/Dicembre 1942 USSME 850 R

3. Relazione gen. Reverberi con appunto gen. Garibaldi e confronto

con relazione Ambrosiani USSME 1554/1/6

4. Falso Reverberi P. Resta-USSME 850-Varie

5. Relazione gen. Reverberi (da”carte Ricogno”) USSME 850

6. 5° rgt alpini D.S. luglio/agosto 1942 USSME 850

7. 5° rgt alpini D.S. settembre/ottobre 1942 USSME 850

8. 5° rgt alp. D.S. btg Marbegno 31-8-42/9-10-42 e allegati USSME 850

9. 5° rgt alp. D.S. btg Tirano 1-9-42/31-10-42 USSME 850

10. 6° rgt alp. D.S. settembre-ottobre 1942 – 2° rgt art. alp. Quadri USSME 850


Massimo Coltrinari, La Guerra Italiana alla URSS 1941-1943: Le operazioni, Roma, Editrice Nuova Cultura, 2010,

mercoledì 9 febbraio 2011

III Parte

Fonti di Archivio

Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito.Ufficio Storico

Elenco Armate

8a ARMATA – ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

3a Divisione JULIA
1. Quadri e Varie a cura di P. Resta

2. Ufficiali Div. Julia a cura di P. Resta

2.1. Ufficiali Div. Julia a cura di P. Resta

3. Relazione gen. Moro 17-12-42/2-2-43 USSME 1554/9

4. 9° rgt alpini. Specchio perdite USSME 1554

5. 3° rgt art. alpina. Specchio perdite USSME 1554

6. Divisione Julia. Ordine ritirata. 16-1-1943 a firma gen. Ricagno USSME 1554

7. Btg Val Cismon. Relazione cap. Mosetti 6-12-42/16-1-43 USSME 155 4/10


8a ARMATA – ARMIR

Corpo d’Armata Alpino

4a divisione Alpina CUNEENSE
1. Quadri ufficiali a cura di P. Resta

2. Relazione gen. E. Battisti con allegati USSME 1126

3. Relazione gen. E. Battisti USSME 1126

4. Relazione magg. Amico (da carte Ricagno) USSME 1554/8

5. Relazione cap. Gallotti sulla ritirata USSME 1126


PRIGIONIERI ITALIANI NELL’UNIONE SOVIETICA

1/A. Trattative per il rimpatrio USSME 2271/C

1/B. Trattative per il rimpatrio USSME 2271/C

2. Rimpatrio 551 ufficiali inferiori 7-7-1946 USSME 2271/C

3. 50 UFFICIALI TRATTENUTI A Sighet USSME 2271/C

4. Prigionieri trattenuti nell’URSS USSME 2271/C

5. Prigionieri trattenuti e rimpatriati 3-10-1946 USSME 2271/C

6. Statistiche prigionieri e varie USSME 2271/C

7. Prigionieri collaboratori dei Sovietici – Riservato USSME 2271/C

8. Prigionieri ex internati dai tedeschi. Prigionieri dell’Armata Rossa USSME 2271/C

LXV° btg genio incorporato nell’Armata Rossa USSME 2271/C

9. Relazioni dei prigionieri Italiani rimpatriati – Riservato USSME 2271/C

10. Rimpatrio degli ufficiali superiori. 22-8-1946 USSME 2271/C

8a AMATA - ARMIR

XXXV° Corpo d’Armata CSIR
1. Gen. Messe. Relazione. 1 luglio 1941 – 1 settembre 1942 USSME K1

2. Gen. Messe Allegati alla relazione USSME K2

3. T. Napolitano. In Russia con il CSIR

4. Diario storico. 4-7-1942/31-7-42 a firma utili USSME 1563/10

3. Diario storico 1-8-1942/23-8-42 a firma utili USSME 1563/10

4. Diario storico 24-8-42 – 31-8-42 a firma utili USSME 1563/10

4.bis Diario Storico 1-9-42 – 18-9-42 a firma utili USSME 1563/10

5. Diario storico 19-9-42 – 11-10-42 a firma utili USSME 1563/10

6. Relazione ciclo operativo 25-11-42 – 31-12-42 a firma zingales USSME 1555 Originale

7. Relazione ciclo operativo 25-11-42 – 31-12-42 a firma zingales USSME 1556

8. Relazione Kosel dal volume “La guerra dell’Italia” cap.XIII USSME 1563/10

9. 156 a cp. Mista / VIII° btg collegamenti CSIR poi 10° rgg.pt Genio Armir

10. 30° Rggpt art. C.d’A. USSME 784

11. IX° btg Pontieri – Fondamento del DNIEPER ISCAG

12. Rgg.to CC.NN. 3 gennaio dal 17-7-42 al 17-8-42 USSME 1555/4

13. VIII° btg Collegamenti ISCAG

14. Chimici. Corso ufficiali difesa Chimica.

Attività cp. Lanciafiamme 4-11-41/23-5-42

15. IV° btg artieri ISCAG

16. Trasporti “Avanti”. G.U. Da inviare al seguito del CSIR.

Procedimenti d’impiego. Avvicendamento USSME 1562/1 – 1563/10

17. Appunti per una storia del Genio. Gen. Tirelli. Da non divulgare ISCAG

18. I° btg Chimico XXX° C.d’A. e ARMIR - Diario storico USSME 1085

19. II btg c/c 47/32 autocorazzato – operazioni 1-12-42 – 21-12-42 USSME 1555/2

20. CIV btg Mitraglieri autocorazzato USSME 1085

21. XV btg guastatori ftr. Relazione 21/31 agosto 1942 USSME

22. Comando Genio febbraio/marzo/aprile 1942 – novembre 1942 ISCAG

23. Comando Genio XXXV° C.d’A. quadri al 1-1-42/1-5-42

Relazione I° btg Pontieri. Diario storico 1-3-42/30-4-42

O.G. 235 del 1-11-42 gen. Mario Tirelli

O.G. 237 del 4-11-42 col. Gualtiero Frattali ISCAG

24. Cc.rr. SEZ. 175 a - 194 a - 684 a

25. XXIX C.d’A. Germanico 20-12-42 – 27-12-42 ten.col. Zieglauer USSME

26. XXXV° C. d’A. e XXIX° C.d’A. Germanico. Resoconti Nuclei

collegamenti tedeschi USSME

27. XXXV° C.d’A. Contegno alleati tedeschi USSME 1555/2

venerdì 4 febbraio 2011

Convegno organizzato dalla sezione di Marino Lecce.

Il Primo ed il II Risorgimento e la questione meridionale

12 febbraio 2011 Hotel Costa Brada – Gallipoli

Programma
ore 10,00: Sala Convegni Hotel Costa Brada - Apertura dei lavori
SALUTO DELLE AUTORITA’

 Dott. Giuseppe VENNERI - Sindaco di Gallipoli
 Dott. Antonio GABELLONE - Presidente della Provincia di Lecce
 Dott.ssa Loredana CAPONE – Vice Presidente Regione Puglia
 Dott. Mario TAFARO - Prefetto di Lecce e/o on. Alfredo MANTOVANO

PROLUSIONE

 Gen. C.A. Sen. Luigi POLI - Presidente ANC FARGL

RELAZIONI (Mattina)
Introduce e modera la d.ssa Maria Grazia PRIMICERI

 Avv. Cosimo FINIGUERRA – “150 anni di unità d’Italia: tra storia e memoria”. (si propone come 1° intervento della mattina.)
 Gen. Dr. Massimo COLTRINARI - Il 1860;
 Ten. Col. Osvaldo BIRIBICCHI – La Spedizione dei Mille;
 Cav. Mar. Salvatore PECORARO – “Memorie salentine”.

Interventi

Pausa

RELAZIONI (Pomeriggio)

Modera la d.ssa Maria Grazia PRIMICERI

 Cav. Antonio FILOGRANA - (saluto e apertura 2 sessione).
 Ing. Giorgio Prinzi – La crisi armistiziale.
 Col. Vittorio Scarlino – Il regno del Sud, primo fronte della Guerra di Liberazione;
 Sen. Dr. Rosario Giorgio COSTA – “Onori ai caduti di Cefalonia”.
 Prof. Cosimo ROLLO – “I fiori di Cefalonia” (possibilmente dopo sen. Costa).
 Prof. Adelio FABBRIS – “La Costituzione”

 Testimonianza diretta (reduce Cefalonia)
   Interventi e dibattito

CONCLUSIONI

Per ogni informazione, contattare risorgimento23@libero.it